Questo è un semplice punto di vista unilaterale, ma è una visione che può esigere di trovare voce, se non altro per giustizia verso gli scrittori per l’infanzia vecchio stile, spesso criticati ai giorni nostri. Il loro moralismo a volte è nauseante, ma in fondo sono le persone adulte a esserne nauseate. Sui bambini la moralità scorreva via come l’acqua sul dorso di un’anatra. Ciò che delle vecchie storie morali piaceva ai bambini era il fatto che erano storie realistiche e che gli autori, come i bambini, erano realisti, persone davvero interessate ai fenomeni di questo mondo. Tutti i lettori dei racconti della signorina Edgeworth (per fare un magnifico esempio) ricorderanno una mirabile storia di una ragazzina che desiderava possedere i vasi di liquido colorato che erano in mostra nella vetrina di una farmacia. La morale della storia, che ricordiamo solo vagamente, riguardava la negatività del desiderio e la vanità delle aspirazioni umane. Ma il bambino che ha letto la storia, in realtà, ha assorbito una morale esattamente opposta a quella della storia: ha imparato a sognare quei vasi, a gioire davanti allo splendore dei colori primari. Il pessimismo educativo dell’etica vecchio stampo non sfiorava la questione, il nocciolo era che la signorina Edgeworth aveva colto un frammento luminoso di poesia che era sfuggito a Keats e Browning, il fascino di quelle lune mostruose e colorate che lungo la strada annunciano il mistero della farmacia.
Gilbert Keith Chesterton, Lettura e follia (dal capitolo La biblioteca della nursery)
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