San Francesco d’Assisi, il primo libro di Chesterton dopo la sua accoglienza nella Chiesa Cattolica, un libro che non mostra una netta transizione tra il vecchio Chesterton ed il Chesterton cristiano poiché il suo percorso di conversione non cambiò veramente il suo modo di pensare, bensì fece crescere la sua mente indirizzandola ad argomenti più elevati. San Francesco, difatti, era un Santo che Chesterton già ammirava: non fu una scoperta della sua conversione, ma più un ritrovamento. Ciò che rende veramente importante questa biografia è il pensiero da cui parte Chesterton, ovvero che il mondo apprezzava il Santo, ma non la sua santità ed è tramite questa premessa che l’autore scrive di questo grande uomo non come una figura mitologica o, a noi estranea, ma lo racconta nella maniera più umana e tangibile, e non attraverso le parole del santo, ma attraverso la sua vita. Fu, infatti, Chesterton a parlare di San Francesco come “un poeta la cui intera vita è stata una poesia”. É una biografia che si differenzia da quelle già scritte da Chesterton per il suo modo di mostrarci la spiritualità del Santo come una cosa tangibile quale era. San Francesco dimostrò che la sua conversione, il suo percorso che spesso si crede dover essere una cosa personale e quasi astratta, era in realtà più che fisico e più che personale: donava tutti i suoi beni ai poveri; dopo aver sentito la voce di Cristo iniziò subito a raccogliere le pietre per far ciò che il Signore gli aveva comandato: ricostruire la sua Chiesa. Come già scritto: Chesterton ammirava profondamente la figura di questo Santo e ne aveva ben compreso la grandezza e l’umiltà. Ce lo presenta, infatti, come lo specchio di Cristo, come una luna che riflette la luce del Sole; anche se Francesco non se ne rese mai conto, la sua umiltà lo portò a pensare a quanto fosse indegno anche solo dell’ombra del capo ricoperto di spine di Cristo. Tuttavia ne era degno, tanto da portare sul suo corpo le stesse ferite di Nostro Signore.
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