La narrativa poliziesca di G. K. Chesterton, e in particolare i racconti dedicati a Padre Brown, rappresenta una delle più acute meditazioni letterarie sul problema morale e giuridico della colpa. In un mondo dove la giustizia tende a identificarsi con la norma e la pena Chesterton reintroduce una dimensione etica e teologica: quella del perdono come verità più profonda del giudizio. Il prete-investigatore non applica un diritto positivo, ma incarna una giustizia del cuore, che nasce dalla comprensione del male e dall’empatia verso il colpevole.
La giustizia come enigma morale
L’universo di G. K. Chesterton si fonda sul paradosso: il bene si rivela spesso attraverso il male, la verità si nasconde dietro l’apparenza, e la legge, quando si riduce a mera regola esterna, tradisce la propria vocazione più profonda. Nei racconti di Padre Brown, la giustizia non è un atto burocratico, ma un enigma morale che chiede non solo di essere risolto, ma soprattutto compreso. E, se vogliamo dirla tutta, l’opera di Chesterton è un catechismo in forma di giallo: l’ordine dell’universo si svela nel disordine degli uomini.
I cinquantatré racconti di Padre Brown si distribuiscono in cinque volumi: L’innocenza, La saggezza, L’incredulità, Il segreto e Lo scandalo di Padre Brown che, più che una sequenza narrativa, rappresentano un itinerario morale.
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