mercoledì 31 dicembre 2025
Un aforisma al giorno - Mangiare i prigionieri e non poter mantenere la propria posizione...
martedì 30 dicembre 2025
Un aforisma di grande profondità al giorno - Bello, davvero...
lunedì 29 dicembre 2025
Un Chesterton alla Settimana toglie la Ruggine Quotidiana - 5 - Vanità di vanità
Un aforisma politicamente scorretto al giorno - Mantenere la pace per denaro...
domenica 28 dicembre 2025
Un aforisma al giorno - Natale in compagnia dello zio George...
Il Natale è del tutto inadatto al mondo moderno. Presupponeva la possibilità che le famiglie fossero unite, o riunite, e persino che gli uomini e le donne che si erano scelti fossero in buoni rapporti. Così migliaia di giovani spiriti avventurosi, pronti a volare ai confini della terra e a tollerare ogni qualità aliena o accidentale nei cannibali o negli adoratori del diavolo, sono crudelmente costretti ad affrontare un'ora, anzi a volte anche due ore, in compagnia dello zio George o di qualche zia di Cheltenham che non gradiscono particolarmente. Torture così abominevoli non possono essere tollerate in un'epoca come la nostra.
Gilbert Keith Chesterton, Christmas Must Go, G. K.'s Weekly, 7 dicembre 1933.
sabato 27 dicembre 2025
È arrivato il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - Riproposizioni - "Conservare" il Natale.
Ciò che rende il Natale meraviglioso e allegro, secondo Dickens, è "conservare" il Natale. La vita di Scrooge è cambiata da un giorno all'altro, e la sua conversione lo ha trasformato da avaro a donatore. E se avessimo una notte come quella di Scrooge? E se ci fossimo svegliati cambiati?
venerdì 26 dicembre 2025
Un aforisma al giorno / Riproposizioni - La vita è tanto preziosa quanto sconcertante.
Ma anche se (come l'uomo senza memoria del romanzo) camminiamo per le strade con una sorta di ammirazione a metà, si tratta comunque di ammirazione. È ammirazione in inglese e non solo ammirazione in latino. La meraviglia ha un elemento positivo di lode. Questa è la prossima pietra miliare da segnare definitivamente sulla nostra strada attraverso il paese delle fate. Nel prossimo capitolo parlerò degli ottimisti e dei pessimisti nel loro aspetto intellettuale, nella misura in cui ne hanno uno. Qui sto solo cercando di descrivere le enormi emozioni che non possono essere descritte. L'emozione più forte era che la vita era tanto preziosa quanto sconcertante. Era un'estasi perché era un'avventura; era un'avventura perché era un'opportunità. La bontà della fiaba non era intaccata dal fatto che potessero esserci più draghi che principesse; era bello essere in una fiaba. La prova di ogni felicità è la gratitudine; e io mi sentivo grato, anche se non sapevo a chi. I bambini sono grati quando Babbo Natale mette nelle loro calze giocattoli o dolci. Non potrei essere grato a Babbo Natale quando mi mette nella calza il dono di due gambe miracolose? Ringraziamo le persone per i regali di compleanno, come sigari e pantofole. Non posso ringraziare nessuno per il regalo di compleanno della nascita?
giovedì 25 dicembre 2025
Un aforisma al giorno / Riproposizioni - L'allegria di una trincea.
È arrivato il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - Riproposizioni - How Far is it to Bethlehem? di Frances Blogg, un'occasione per rifare gli auguri di Natale e per parlare di questa brava donna.
È il contenuto di un vecchio post del 24 dicembre 2020 che vogliamo riproporvi per la bellezza del canto e delle parole e per riproporvi il bel cuore di Frances Blogg, moglie di Gilbert.
Quest'anno voglio fare gli auguri per la nascita del Nostro Re Bambino a tutti voi che seguite questo piccolo ma appassionato blog, ma li voglio fare con le parole della moglie di Gilbert, Frances Blogg.
Anzitutto ripropongo la versione del St Patrick's Cathedral Choir di Dublino (è il coro della cattedrale anglicana di Dublino), che è una di quelle che mi commuovono di più.
Poi voglio soffermarmi ancora una volta su Frances, e un po' su Gilbert, questi due ragazzi che si volevano tanto bene.
Frances era una donna piuttosto riservata e sensibile, buona ed eccezionale nell'interpretare la vocazione che il Nostro Re Bambino le aveva assegnato, cioè quella di essere la moglie di questo grande uomo umilissimo e buono (credetemi, era proprio buono), sostenerlo anche nelle cose più ordinarie, dal vestirsi la mattina al ricordarsi di portare soldi a casa o di scrivere quell'articolo.
Vi garantisco che si volevano davvero bene. Nonostante Frances non abbia voluto tramandare a nessuno le bellissime cose che i due si erano scritti durante tutta la vita (chiese a Dorothy di distruggere tutte le lettere intercorse tra i due, e Dorothy fedelmente eseguì la consegna dopo la morte di Frances), i segni di questo grande saldo fiducioso amore sono numerosi.
Qualcosa emerge anche nell'amore per i bambini (ricordo - altrimenti mi sembra di omettere una circostanza fondamentale, e per un noioso come me tutto è fondamentale - le leggendarie feste natalizie che Gilbert e Frances organizzavano a casa loro per i bambini di Beaconsfield, in cui Frances preparava dolci e decorazioni e Gilbert faceva cose che nessuno può immaginare... teatrino delle marionette, storie avventurose, carote riprese con la bocca... scusate, ma tutte le volte che sono passato davanti alle due case in cui i Chesterton vissero a Beaconsfield non sono mai riuscito a smettere di pensare a quella festa natalizia: mi sembra di risentirne le grida e le risatine infantili... anche quelle di Gilbert), che è tutt'altro che scontato per due persone che non ebbero il dono dei figli pur tantissimo desiderati, e nel culto specialmente affettuoso che Frances dedicava a Gesù Bambino.
In queste due realtà si vedeva tutto lo struggimento dei nostri due amici, ma in particolare quello di Frances, che scriveva una poesia in occasione di ogni Natale per il biglietto augurale che indirizzava agli amici dei Chesterton. Una fu proprio questa bella canzone, le cui parole sono sincera espressione dell'innocenza con cui ciascuno di noi dovrebbe affacciarsi alla vita. Non solo accostarsi a Gesù, ma anche accostarsi ad ogni piccolo istante della propria vita. Per Gilbert suona allo stesso modo la famosa "By the Babe Unborn".
"How far is it to Bethlehem?" è la poesia augurale del 1917, e in quell'occasione fu pubblicata. Fior da fiore si può intravvedere l'affetto e la bontà dei Chesterton e in particolare quella di Frances in versi come questo: "Piccoli sorrisi e piccole lacrime / Sono tutto ciò che abbiamo portato. In fondo non è così? Ah, se vivessimo il Natale come i bambini! Se vivessimo tutta la vita come i bambini! Cos'altro dovremmo inventarci per andare in Paradiso?

Eccone il testo ed a seguire una mia rude traduzione:
How far is it to Bethlehem,
not very far?
Shall we find the stable room
lit by a star?
Can we see the little child,
is He within?
If we lift the wooden latch,
may we go in?
May we stroke the creatures there,
oxen or sheep?
May we peek like them and see
Jesus asleep?
If we touch His tiny hand,
will He awake?
Will He know we've come so far
just for His sake?
Great kings have precious gifts,
And we have naught,
Little smiles and little tears
Are all we brought.
For all weary children
Mary must weep.
Here, on his bed of straw
Sleep, children, sleep.
God in his mother's arms,
Babes in the byre,
Sleep, as they sleep who find
Their heart's desire.
O what can I give to Him,
poor as I am?
If I were a shepherd,
I'd bring a lamb;
if i were a wise man
I'd do my part;
yet what can I give to Him?
Give Him my heart.
(Traduzione:
Quanto dista Betlemme,
non molto lontano?
Troviamo la stalla
illuminato da una stella?
Possiamo vedere il piccolo bambino?
è dentro?
Se alziamo il chiavistello di legno,
possiamo entrare?
Possiamo accarezzare le creature lì,
buoi o pecore?
Che si possa sbirciare come loro e vedere
Gesù addormentato?
Se tocchiamo la Sua manina,
si sveglierà?
Saprà che siamo arrivati da così lontano
solo per il Suo bene?
I grandi re hanno doni preziosi,
E noi non abbiamo nulla,
Piccoli sorrisi e piccole lacrime
Sono tutto ciò che abbiamo portato.
Per tutti i bambini stanchi
Maria deve piangere.
Qui, sul suo letto di paglia
Dormite, bambini, dormite.
Dio tra le braccia di sua madre,
i bimbi nella stalla,
Dormono, come dormono coloro che trovano
Il desiderio del loro cuore.
O che cosa posso dare a Lui,
povero come sono?
Se fossi un pastore,
Io porterei un agnello;
se fossi un Re Mago
Io farei la mia parte;
ma cosa posso dargli?
Do il mio cuore).
Buon Natale 2025!!!
(o simpaticoni e simpatizzanti, ripropongo un mio vecchio e svaporato appello e vi chiedo: che ne dite di continuare a simpatizzare sposando la SCI e pagando l'iscrizione annuale 😜👍🏽😂😂😂? Sarebbe un bellissimo regalo di Natale, in primis per voi stessi!!! Un gesto artistico ed atletico molto più di quanto immaginate! La Segreteria Volante è qui per questo!),
Quello che mi è successo è l'opposto di quello che sembra essere l'esperienza della maggior parte dei miei amici. Invece di rimpicciolire fino ad un puntino, Babbo Natale è divenuto sempre più grande nella mia vita fino a riempire la quasi totalità di essa. E' successo in questo modo. Da bambino mi trovai di fronte ad un fenomeno che richiedeva una spiegazione. Avevo appeso alla sponda del mio letto una calza vuota, che al mattino si trasformò in una calza piena. Non avevo fatto nulla per produrre le cose che la riempivano. Non avevo lavorato per loro, né le avevo fatte o aiutato a farle. Non ero nemmeno stato buono - lungi da me!E la spiegazione era che un certo essere che tutti chiamavano "Santa Claus" era benevolmente disposto verso di me... Ciò che credevamo era che una determinata agenzia benevola ci avesse davvero dato quei giocattoli per niente. E, come affermo, io ci credo ancora. Ho semplicemente esteso l'idea.Allora chiedevo solo chi metteva i giocattoli nella calza, ora mi chiedo Chi mette la calza accanto al letto, e il letto nella stanza, e la stanza della casa, e la casa nel pianeta, e il grande pianeta nel vuoto.Una volta mi limitavo a ringraziare Babbo Natale per pochi dollari e qualche biscotto.Ora, lo ringrazio per le stelle e le facce in strada, e il vino e il grande mare.Una volta pensavo fosse piacevole e sorprendente trovare un regalo così grande da entrare solo per metà nella calza.Ora sono felice e stupito ogni mattina di trovare un regalo così grande che ci vogliono due calze per tenerlo, e poi buona parte ne rimane fuori; è il grande e assurdo regalo di me stesso, perché all'origine di esso io non posso offrire alcun suggerimento tranne che Babbo Natale me l'ha dato in un particolare fantastico momento di buona volontà.
E alla fine ripeto ancora una volta quello che penso veramente e sinceramente (sì, amici, ci credo, insisto: lo penso davvero, e mi spiace di cuore per quelli che non lo pensano):Gilbert Keith Chesterton, lettera a The Tablet of London.
Personalmente è chiaro, io credo in Babbo Natale; ma è il tempo del perdono, e perdonerò gli altri che non ci credono.Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del drago e altre serissime storie.
Auguri a tutti! Evviva il Bambinello! Evviva Gilbert! Evviva gli amici!
mercoledì 24 dicembre 2025
Un Chesterton alla Settimana toglie la Ruggine Quotidiana - 4 - Auguri di Natale.
La poesia che viene declamata nel podcast è questa:
https://uomovivo.blogspot.com/2025/12/si-avvicina-il-santo-natale-e-allora.html
Si avvicina il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - Riproposizioni - Una forza sconosciuta che regge le stelle.
Ogni ateo o agnostico, che nella sua infanzia abbia conosciuto veramente il Natale, avrà poi sempre, voglia o non voglia, nella sua mente un'associazione di due idee che moltissima gente deve considerare come remote l'una dall'altra: l'idea di un bambino e l'idea di una forza sconosciuta che regge le stelle. Il suo istinto e la sua immaginazione possono ancora connetterle insieme, quando la sua ragione non vede più la necessità della connessione. (...) Ma le due idee non coincidono naturalmente o necessariamente. Non sarebbero necessariamente connesse per un greco antico o per un cinese, fossero pure Aristotele o Confucio. Non è naturale connettere Dio con un infante più di quanto sia naturale connettere la gravitazione con un piccolo gatto.
Gilbert Keith Chesterton, L’Uomo Eterno.
martedì 23 dicembre 2025
Il nostro presidente ha appena ricevuto una lettera da Babbo Natale in persona. I frutti di una piccola iniziativa…
Caro Marco,
mancano pochi giorni al Natale e - come puoi immaginare - qui al Polo Nord siamo tutti presi dai preparativi per la notte più importante della storia! In questo momento gli elfi (tra un litigio ed un altro) stanno lucidando la slitta per farla tornare un bel rosso, proprio come quella bellissima vespa che usi per sfrecciare tra le colline marchigiane. A proposito, con tutta la nebbia dalle tue parti in questi giorni, come te la cavi con la tua vespetta? Ma adesso mi sto distraendo… sai, a volte capita anche ai migliori!
Ecco, come ti scrivevo, in questi giorni frenetici volevo fermarmi per scriverti una lettera, come dei veri amici. Devi sapere, caro Marco, che ho saputo che in questi giorni la vostra piccola Società Chestertoniana Italiana (un bel gruppo sgangherato di improvvisatori, quasi ai livelli dei miei elfi!) ha voluto costruire una piccola cassetta delle poste per far scrivere ai bambini qualche riga… delle letterine proprio per me! Vi ringrazio, cari amici, perché proprio l’altro giorno stavo condividendo con mia moglie il profondo dolore che provo nel sapere che sempre meno bimbi credono alla mia esistenza - figurati i grandi! Quindi puoi immaginare come ha saltato il mio cuore nel vedere arrivare qui al Polo Nord delle piccole bustine con delle richieste meravigliose da bambini altrettanto meravigliosi!
Le ho aperte tutte con grande gusto. C’erano richieste simpatiche:
“Caro Babbo Natale, voglio un puzzle…”
“Caro Babbo Natale, per favore mi porti dei guantoni da box…”
C’erano delle richieste serie e responsabili:
“Caro Babbo Natale, voglio passare gli esami…”
“Caro Babbo Natale, voglio essere più concentrata”
E poi c’erano quelle richieste così grandi che il mio cuore si è spezzato per la felicità (hai mai provato una tale sensazione? È grandiosa!) e devo confessare che mi è scesa anche la lacrimuccia:
“Caro Babbo Natale, fammi stare sempre vicino ai miei amici.”
“Caro Babbo Natale, fammi essere buona.”
Queste richieste hanno illuminato la notte artica come l’angelo che ha annunciato la nascita di Gesù ai pastori. Questa semplicità dei bambini è preziosa, sarebbe da incartare con precisione, da decorare con fiocchi dorati e da regalare a tutti quelli che si sono dimenticati che il 25 dicembre abbiamo ricevuto un dono grande abbastanza da farci essere buoni e stare sempre vicini ai nostri amici.
E quindi, siccome questi bambini mi hanno scritto così gentilmente, mi sono messo a rispondergli uno ad uno, facendomi aiutare nella spedizione da qualche buon socio della vostra splendida Società. E, mentre scrivevo le riposte a questi simpaticissimi bimbi e pensavo a voi, mi è rivenuta in mente una scena molto bella, di un bambino qualche tempo fa… un bambino curioso che, la mattina di Natale, trovava sempre la calza piena di doni. Questo bimbo si chiedeva come facessi a riempirla di nascosto, a conoscere i suoi desideri, a non far nessun rumore. Quanto gli piaceva questa magia, ma poi non si fermò lì, perché la magia non si fermava lì! Iniziò a farsi domande ancora più grandi: chi aveva messo lui nel letto? E il letto nella stanza? E la stanza nella casa? E la casa su questo grande, meraviglioso pianeta?
La curiosità di questo bambino lo portò a capire qualcosa straordinario: ogni cosa che abbiamo è un regalo, bisogna solo guardarlo dal lato giusto! E sì, quel bambino era proprio il nostro amico Gilbert Keith Chesterton! Mi sono fatto aiutare dal suo esempio quindi, ricordando ai bimbi che devono essere contenti non solo dei giocattoli che porterò, ma anche delle stelle nel cielo, delle persone che incontrano, del mare immenso… persino della possibilità di svegliarci ogni mattino.
Chiudo questa mia piccola lettera a te prendendo spunto dal nostro amico Gilbert, ringraziandovi. Sono contento di questa vostra piccola iniziativa e che questi bambini abbiano potuto riscoprire un po’ di magia in questi giorni prima dell’arrivo del nostro amato Bambin Gesù. Spero che lo possiate fare ogni anno, accetterei volentieri anche delle lettere dai grandi che spesso si distraggano da quello che desiderano davvero e si accontentano di ciò che si figurano di poter ottenere!
Vi mando un grande abbraccio… a te, ai tuoi figli, ai soci della Società Chestertoniana Italiana e a tutti quelli con i quali condividerai questo mio piccolo pensiero. Grazie di nuovo, buon Natale… evviva Gesù!
Con tanto affetto,
lunedì 22 dicembre 2025
Si avvicina il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - La Bottega dei Fantasmi.
L'inedito che segue è stato pubblicato per la prima volta su questo blog il 24 dicembre 2024.
La Bottega dei Fantasmi
Quasi tutte le cose migliori e più preziose dell'universo si possono ottenere per mezzo penny. Faccio eccezione, naturalmente, per il sole, la luna, la terra, le persone, le stelle, i temporali e simili inezie. Si possono ottenere per niente. Faccio eccezione anche per un’altra cosa, che non mi è permesso menzionare in questo giornale, e il cui prezzo più basso è di un penny e mezzo. Ma il principio generale sarà subito evidente. Nella strada dietro di me, per esempio, ora è possibile fare un giro su un tram elettrico per mezzo penny. Salire su un tram elettrico è come essere su un castello volante in una fiaba. È possibile ottenere un gran numero di caramelle dai colori vivaci per mezzo penny. Anche la possibilità di leggere questo articolo è possibile per mezzo penny; insieme, naturalmente, ad altri argomenti irrilevanti.
Ma se volete vedere quale vasta e sconcertante gamma di cose preziose potete ottenere a mezzo penny l'una, dovreste fare come stavo facendo io ieri sera. Stavo incollando il naso contro il vetro di un negozio di giocattoli molto piccolo e poco illuminato in una delle strade più grigie e magre di Battersea. Ma per quanto fioco fosse quel quadrato di luce, era pieno (come mi disse una volta un bambino) di tutti i colori che Dio ha creato. I giocattoli dei poveri erano come i bambini che li compravano: erano tutti sporchi, ma erano tutti luminosi. Per quanto mi riguarda, ritengo che la luminosità sia più importante della pulizia, poiché la prima è dell'anima e la seconda del corpo.
Dovete scusarmi, sono un democratico, so di essere fuori moda nel mondo moderno.
Mentre guardavo quel palazzo di meraviglie pigmee, di piccoli omnibus verdi, di elefantini blu, di bamboline nere e di piccole arche di Noè rosse, devo essere caduto in una sorta di trance innaturale. La vetrina illuminata divenne come il palcoscenico brillantemente illuminato quando si assiste a una commedia molto colorata. Dimenticai le case grigie e la gente sudicia dietro di me come si dimenticano le gallerie buie e la folla fioca di un teatro. Sembrava che i piccoli oggetti dietro il vetro fossero piccoli, non perché fossero giocattoli, ma perché erano oggetti lontani. L'omnibus verde era davvero un omnibus verde, un omnibus verde di Bayswater, che attraversava un immenso deserto sulla sua strada ordinaria verso Bayswater. L'elefante blu non era più blu per la vernice, ma per la distanza. La bambola nera era in realtà un negro sollevato contro un ardente fogliame tropicale nella terra dove ogni erba è fiammeggiante e solo l'uomo è nero. L'arca di Noè rossa era davvero l'enorme nave della salvezza terrena che cavalcava il mare gonfio di pioggia, rossa del primo mattino di speranza.
Tutti, credo, conoscono questi stupefacenti istanti di astrazione, questi brillanti spazi vuoti nella mente. In questi momenti si può vedere il volto del proprio migliore amico come un disegno insignificante di occhiali o di baffi. Sono comunemente contrassegnati dai due segni della lentezza della loro crescita e della repentinità della loro fine. Il ritorno al pensiero reale è spesso brusco come l'incontro con un uomo. Anzi, molto spesso (nel mio caso) si tratta di un incontro con un uomo. Ma in ogni caso il risveglio è sempre enfatico e, in generale, è sempre completo. Ora, in questo caso, sono tornato con una scossa di sanità mentale alla consapevolezza che, dopo tutto, stavo solo fissando un piccolo e squallido negozio di giocattoli; ma in qualche strano modo la cura mentale non sembrava essere definitiva. Nella mia mente c'era ancora qualcosa di ingestibile che mi diceva che mi ero addentrato in una strana atmosfera, o che avevo già fatto qualche cosa di strano. Mi sentivo come se avessi fatto un miracolo o commesso un peccato. Era come se avessi comunque varcato un confine dell’anima.
Per scrollarmi di dosso questa sensazione pericolosa e onirica entrai nel negozio e cercai di comprare dei soldatini di legno. L'uomo del negozio era molto vecchio e malandato, con capelli bianchi e confusi che gli coprivano la testa e metà del viso, capelli così sorprendentemente bianchi da sembrare quasi artificiali. Eppure, benché fosse senile e persino malato, non c'era nulla di sofferente nei suoi occhi; sembrava piuttosto che si stesse addormentando a poco a poco in una decadenza non sgradevole. Mi diede i soldatini di legno, ma quando misi giù i soldi, all'inizio sembrò non vederli; poi sbatté debolmente le palpebre e li allontanò debolmente.
“No, no”, disse vagamente. “Non l'ho mai fatto. Non l'ho mai fatto. Qui siamo piuttosto all’antica”.
“Non accettare denaro”, risposi, “mi sembra più una moda insolitamente nuova che vecchia”.
“Non l'ho mai fatto”, disse il vecchio, sbattendo le palpebre e soffiandosi il naso; ”ho sempre fatto regali. Sono troppo vecchio per smettere”.
“Santo cielo!” Dissi. “Cosa vorrà dire? Forse lei è Babbo Natale”.
“Sono Babbo Natale”, disse scusandosi e soffiandosi di nuovo il naso.
I lampioni non potevano essere ancora accesi nella strada esterna. In ogni caso, non riuscivo a vedere nulla nell'oscurità se non la vetrina che brillava. Non c'erano rumori di passi o di voci nella strada; potevo essermi smarrito in un mondo nuovo e senza sole. Ma qualcosa aveva tagliato le corde del buon senso e non riuscivo a provare nemmeno la sorpresa, se non con il sonno.
Qualcosa mi fece dire: “Ha un aspetto malato, Babbo Natale”.
“Sto morendo”, disse.
Non parlai e fu lui a parlare di nuovo.
“Tutte le persone nuove hanno lasciato il mio negozio. Non riesco a capire. Sembra che si oppongano a me per motivi così curiosi e incoerenti, questi uomini di scienza e questi innovatori. Dicono che do alla gente superstizioni e la rendo troppo visionaria; dicono che do alla gente salsicce e la rendo troppo grossolana. Dicono che le mie parti celesti sono troppo celesti; dicono che le mie parti terrene sono troppo terrene; non so cosa vogliano, ne sono certo. Come possono le cose celesti essere troppo celesti, o quelle terrene troppo terrene? Come si può essere troppo buoni o troppo allegri? Non capisco. Ma una cosa la capisco abbastanza bene. Questi moderni sono vivi e io sono morto”.
“Potresti essere morto”, risposi. “Dovresti saperlo. Ma per quanto riguarda quello che stanno facendo, non chiamarlo vivere”. Tra noi cadde improvvisamente un silenzio che, in qualche modo, mi aspettavo sarebbe rimasto inalterato. Ma non era durato più di qualche secondo quando, nella quiete più assoluta, sentii distintamente un passo molto rapido che si avvicinava sempre di più lungo la strada. Un attimo dopo una figura entrò nel negozio e si fermò incorniciata sulla porta. Portava un grande cappello bianco inclinato all'indietro come se fosse impaziente; aveva dei pantaloni neri stretti all'antica, un pantalone e un panciotto sgargianti all'antica e un vecchio cappotto fantastico. Aveva grandi occhi spalancati e luminosi come quelli di un attore di successo; aveva un viso pallido e nervoso e una frangia di barba. Osservò il negozio e il vecchio con uno sguardo che sembrò letteralmente un lampo e pronunciò l'esclamazione di un uomo completamente sbalordito.
“Buon Dio!”, gridò, ”non puoi essere tu! Non sei tu! Sono venuto a chiedere dove fosse la tua tomba”.
“Non sono ancora morto, Mr. Dickens”, disse il vecchio signore con un debole sorriso; “ma sto morendo”, si affrettò ad aggiungere rassicurante.
“Ma, a parte tutto, stavate morendo ai miei tempi”, disse il signor Charles Dickens con animazione; “e non sembrate più vecchio di un giorno”.
“È da molto tempo che mi sento così”, disse Babbo Natale.
Il signor Dickens si girò di spalle e mise la testa fuori dalla porta nell’oscurità.
“Dick”, ruggì a squarciagola, "è ancora vivo”.
Un'altra ombra oscurò la porta ed entrò un gentiluomo molto più grande e corpulento, con un’enorme pervinca, che si scaldava il viso arrossato con un cappello militare del taglio della regina Anna. Portava la testa ben indietro come un soldato e il suo viso caldo aveva persino un'aria di arroganza, che fu improvvisamente contraddetta dai suoi occhi, letteralmente umili come quelli di un cane. La sua spada fece un gran rumore, come se il negozio fosse troppo piccolo per lei.
“In effetti”, disse Sir Richard Steele, “è una cosa davvero prodigiosa, perché quell'uomo stava morendo quando ho scritto di Sir Roger de Coverley e del suo giorno di Natale”.
I miei sensi si stavano affievolendo e la stanza era sempre più buia. Sembrava che fosse piena di nuovi arrivati.
“Si è sempre capito”, disse un uomo corpulento, che portava la testa con umorismo e ostinazione un po' da una parte (credo fosse Ben Jonson) “Si è sempre capito, consule Jacobo, sotto il nostro Re Giacomo e la sua ultima Maestà, che tali buoni e cordiali costumi si ammalavano, e come per lasciare questo mondo. Questa barba grigia non era certo più lussureggiante di quanto lo sia ora quando lo conoscevo”.
E mi sembrò anche di sentire un uomo vestito di verde, come Robin Hood, dire in un misto di francese normanno: “Ma ho visto l'uomo morire”.
“È da molto tempo che mi sento così”, disse ancora Babbo Natale, nel suo modo debole.
Il signor Charles Dickens si chinò improvvisamente verso di lui. “Da quando?” chiese. “Da quando sei nato?”.
“Sì”, disse il vecchio, e sprofondò tremante in una sedia. “Sono sempre stato in punto di morte”.
Il signor Dickens si tolse il cappello con un gesto come di chi chiama la folla ad alzarsi.
“Ora capisco”, esclamò, “non morirai mai”.
_________________
La Bottega dei Fantasmi, di Gilbert Keith Chesterton.
The Daily News, 22 dicembre 1906.
Tremendous Trifles, 1909.
domenica 21 dicembre 2025
Si avvicina il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... | Il Natale e l'arte di vendere (Christmas and Salesmanship) - Illustrated London News, 28 dicembr e 1935, traduzione di Umberta Mesina ©.
https://uomovivo.blogspot.com/2018/10/il-natale-e-larte-di-vendere-christmas.html






