mercoledì 31 dicembre 2025

Un aforisma al giorno - Mangiare i prigionieri e non poter mantenere la propria posizione...



Se uno Stato europeo, in guerra con altri Stati, iniziasse improvvisamente a mangiare i propri prigionieri, gli altri Stati sarebbero giustificati nel rompere ogni rapporto e discussione internazionale e nel distruggerlo senza ulteriori indugi. Ma se gli altri Stati iniziassero, anche se con riluttanza, a mangiare un prigioniero qua e là, potrebbero comunque mantenere gran parte della loro logica e persino una sorta di superiorità morale piuttosto relativa. Ma ovviamente c'è una cosa che non potrebbero assolutamente mantenere, ed è il disgusto innocente e immediato alla sola vista del cannibale. Eppure sarebbe proprio su quel disgusto innocente che baserebbero tutta la loro pretesa di schiacciare un semplice nido di cannibali. Anche se solo in rare occasioni avessero dato un morso a un uomo, anche se fossero stati trovati solo a mordicchiare cautamente e con considerazione un uomo, avrebbero minato la loro stessa posizione: avrebbero minato gli istinti naturali che erano i loro principali alleati in tutta la guerra. Avrebbero reso il crimine del loro nemico una cosa meno eccezionale e quindi lo schiacciamento del loro nemico una cosa più eccezionale.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 16 settembre 1916.



martedì 30 dicembre 2025

Un aforisma di grande profondità al giorno - Bello, davvero...



È uno dei paradossi dell'uomo che una cosa piccola sembri molto più grande di una cosa grande. Notiamo un cartellone pubblicitario quando non notiamo il cielo; ci rendiamo conto di un punto di riferimento quando difficilmente ci rendiamo conto del territorio; e guardiamo con stupore le stelle che ruotano sopra di noi, senza renderci conto della stella su cui ci troviamo. Una piccola cosa è un oggetto; una grande cosa è solo uno sfondo. La verità ha, ovviamente, radici molto profonde, vicine a ciò che la religione ha sempre detto della dipendenza e dell'ingratitudine dell'uomo. Potrebbe non essere delicato da parte del filosofo, incontrando un uomo con un sassolino nella scarpa, ricordargli che è molto fortunato ad avere le gambe. Potrebbe essere imprudente per il mistico, quando la casalinga si lamenta di una ragnatela sul soffitto, dirle che il soffitto potrebbe caderle addosso da un momento all'altro. Ma il filosofo e il mistico hanno perfettamente ragione, nonostante tutto; e la verità di ciò che dicono viene spesso alla luce nel terremoto della guerra, quando gli arti vengono davvero portati via dalle palle di cannone o i tetti crollano sotto lo shock delle granate. In questo, la guerra è molto simile a un terremoto, perché un terremoto è un evento in cui la cosa più grande che conosciamo inizia a muoversi e ci ricorda per la prima volta da quanto tempo era immobile.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 16 dicembre 1916.

"Notiamo un cartellone pubblicitario
e non notiamo il cielo..."


lunedì 29 dicembre 2025

Un Chesterton alla Settimana toglie la Ruggine Quotidiana - 5 - Vanità di vanità



Ecclesiastes è una breve poesia di Chesterton, contenuta all'interno della raccolta "Santa Barbara e altre poesie". L'autore si interroga su quale sia il nocciolo del Cristianesimo, su quale sia l'essenziale per vivere una vita all'insegna di Cristo.

Ascoltate il nostro podcast:

https://soundcloud.com/societa-chestertoniana-italiana/un-chesterton-alla-settimana-5-vanita-di-vanita

Un aforisma politicamente scorretto al giorno - Mantenere la pace per denaro...



Una delle risposte più profonde e sagge del controverso dottor Johnson era, credo, qualcosa del genere: «Beh, signore, in senso stretto il coraggio fisico non è una virtù cristiana. Tuttavia, un cristiano dovrebbe coltivarlo, perché chi ha perso quella virtù non potrà mai essere certo di conservarne altre».

Ma nella nostra epoca più raffinata non solo il coraggio non è definito cristiano, ma la codardia è addirittura definita cristianesimo. Motivi del tutto meschini, egoistici, materialistici e timidi sono considerati in qualche modo in linea con il Vangelo, purché portino alla pace e non alla guerra. Naturalmente, ogni cristiano, se è sano di mente, pensa che la pace sia meglio della guerra; e se il suo orrore per la guerra è compassione per i soldati feriti o indignazione per i diritti calpestati, è il sentimento di un cristiano e persino di un santo. Ma ciò di cui mi lamento è che questa superiorità spirituale è rivendicata dai pacifisti, le cui motivazioni sono elevate quasi quanto quelle di Falstaff quando fingeva di essere un cadavere sul campo di battaglia di Shrewsbury. Mantenere la pace per denaro può essere malvagio quanto fare la guerra per denaro. Questi retori possono definire la semplice opposizione fisica alla guerra un «progresso» nell'etica umana, ma a me sembra più una fuga che un progresso.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 21 giugno 1913.

Falstaff,
di Eduard Von Grützner

domenica 28 dicembre 2025

Un aforisma al giorno - Natale in compagnia dello zio George...

Il Natale è del tutto inadatto al mondo moderno. Presupponeva la possibilità che le famiglie fossero unite, o riunite, e persino che gli uomini e le donne che si erano scelti fossero in buoni rapporti. Così migliaia di giovani spiriti avventurosi, pronti a volare ai confini della terra e a tollerare ogni qualità aliena o accidentale nei cannibali o negli adoratori del diavolo, sono crudelmente costretti ad affrontare un'ora, anzi a volte anche due ore, in compagnia dello zio George o di qualche zia di Cheltenham che non gradiscono particolarmente. Torture così abominevoli non possono essere tollerate in un'epoca come la nostra.

Gilbert Keith Chesterton, Christmas Must Go, G. K.'s Weekly, 7 dicembre 1933.



sabato 27 dicembre 2025

È arrivato il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - Riproposizioni - "Conservare" il Natale.

Ciò che rende il Natale meraviglioso e allegro, secondo Dickens, è "conservare" il Natale. La vita di Scrooge è cambiata da un giorno all'altro, e la sua conversione lo ha trasformato da avaro a donatore. E se avessimo una notte come quella di Scrooge? E se ci fossimo svegliati cambiati?


Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 24 Dicembre 1921.



venerdì 26 dicembre 2025

Un aforisma al giorno / Riproposizioni - La vita è tanto preziosa quanto sconcertante.

 Ma anche se (come l'uomo senza memoria del romanzo) camminiamo per le strade con una sorta di ammirazione a metà, si tratta comunque di ammirazione. È ammirazione in inglese e non solo ammirazione in latino. La meraviglia ha un elemento positivo di lode. Questa è la prossima pietra miliare da segnare definitivamente sulla nostra strada attraverso il paese delle fate. Nel prossimo capitolo parlerò degli ottimisti e dei pessimisti nel loro aspetto intellettuale, nella misura in cui ne hanno uno. Qui sto solo cercando di descrivere le enormi emozioni che non possono essere descritte. L'emozione più forte era che la vita era tanto preziosa quanto sconcertante. Era un'estasi perché era un'avventura; era un'avventura perché era un'opportunità. La bontà della fiaba non era intaccata dal fatto che potessero esserci più draghi che principesse; era bello essere in una fiaba. La prova di ogni felicità è la gratitudine; e io mi sentivo grato, anche se non sapevo a chi. I bambini sono grati quando Babbo Natale mette nelle loro calze giocattoli o dolci. Non potrei essere grato a Babbo Natale quando mi mette nella calza il dono di due gambe miracolose? Ringraziamo le persone per i regali di compleanno, come sigari e pantofole. Non posso ringraziare nessuno per il regalo di compleanno della nascita?


G. K. Chesterton, Ortodossia.

giovedì 25 dicembre 2025

Un aforisma al giorno / Riproposizioni - L'allegria di una trincea.

Il Natale, per noi, nel Cristianesimo è diventato una cosa, in un certo senso, semplicissima. Ma, come tutte le verità della tradizione cristiana, esso è, in un altro senso, una cosa assai complessa. La sua unica nota è che esso tocca simultaneamente molte note: umiltà, gaiezza, gratitudine, paura mistica, e anche attesa drammatica. È non soltanto un'occasione per pacifisti come per i gaudenti; è non solo una conferenza pacifista indù o una festa invernale scandinava. C'è in esso anche una sfida; qualche cosa che fa suonare bruscamente le campane a mezzanotte come i cannoni di una battaglia appena vinta. Tutta questa indescrivibile atmosfera natalizia pende in aria come una fragranza non ancora svanita della esultante esplosione di duemila anni fa in quell'ora unica sui colli della Giudea. Ma è il sapore è nettamente riconoscibile; è qualche cosa di troppo sottile o di troppo solitario per esser reso da quel che intendiamo con la parola "pace". La gioia della caverna era simile all'allegria di una fortezza o di una tana di briganti; intesa nel suo vero significato, non sarebbe impertinente dire che era l'allegria di una trincea. Non solo è vero che quella stanza sotterranea era un rifugio contro i nemici, e che i nemici già stavano scorrazzando sulla sua volta di pietra. Non solo è vero che gli zoccoli dei cavalli di Erode possono esser passati rintronando sulla testa abbandonata del Cristo. Ma in quella immagine c'è anche l'idea di un posto avanzato, di una feritoia nella roccia, di un'apertura sul territorio nemico.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.



È arrivato il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - Riproposizioni - How Far is it to Bethlehem? di Frances Blogg, un'occasione per rifare gli auguri di Natale e per parlare di questa brava donna.

È il contenuto di un vecchio post del 24 dicembre 2020 che vogliamo riproporvi per la bellezza del canto e delle parole e per riproporvi il bel cuore di Frances Blogg, moglie di Gilbert.



Cari Amici!

Quest'anno voglio fare gli auguri per la nascita del Nostro Re Bambino a tutti voi che seguite questo piccolo ma appassionato blog, ma li voglio fare con le parole della moglie di Gilbert, Frances Blogg.

Anzitutto ripropongo la versione del St Patrick's Cathedral Choir di Dublino (è il coro della cattedrale anglicana di Dublino), che è una di quelle che mi commuovono di più.

Poi voglio soffermarmi ancora una volta su Frances, e un po' su Gilbert, questi due ragazzi che si volevano tanto bene.

Frances era una donna piuttosto riservata e sensibile, buona ed eccezionale nell'interpretare la vocazione che il Nostro Re Bambino le aveva assegnato, cioè quella di essere la moglie di questo grande uomo umilissimo e buono (credetemi, era proprio buono), sostenerlo anche nelle cose più ordinarie, dal vestirsi la mattina al ricordarsi di portare soldi a casa o di scrivere quell'articolo.

Vi garantisco che si volevano davvero bene. Nonostante Frances non abbia voluto tramandare a nessuno le bellissime cose che i due si erano scritti durante tutta la vita (chiese a Dorothy di distruggere tutte le lettere intercorse tra i due, e Dorothy fedelmente eseguì la consegna dopo la morte di Frances), i segni di questo grande saldo fiducioso amore sono numerosi.

Qualcosa emerge anche nell'amore per i bambini (ricordo - altrimenti mi sembra di omettere una circostanza fondamentale, e per un noioso come me tutto è fondamentale - le leggendarie feste natalizie che Gilbert e Frances organizzavano a casa loro per i bambini di Beaconsfield, in cui Frances preparava dolci e decorazioni e Gilbert faceva cose che nessuno può immaginare... teatrino delle marionette, storie avventurose, carote riprese con la bocca... scusate, ma tutte le volte che sono passato davanti alle due case in cui i Chesterton vissero a Beaconsfield non sono mai riuscito a smettere di pensare a quella festa natalizia: mi sembra di risentirne le grida e le risatine infantili... anche quelle di Gilbert), che è tutt'altro che scontato per due persone che non ebbero il dono dei figli pur tantissimo desiderati, e nel culto specialmente affettuoso che Frances dedicava a Gesù Bambino.

In queste due realtà si vedeva tutto lo struggimento dei nostri due amici, ma in particolare quello di Frances, che scriveva una poesia in occasione di ogni Natale per il biglietto augurale che indirizzava agli amici dei Chesterton. Una fu proprio questa bella canzone, le cui parole sono sincera espressione dell'innocenza con cui ciascuno di noi dovrebbe affacciarsi alla vita. Non solo accostarsi a Gesù, ma anche accostarsi ad ogni piccolo istante della propria vita. Per Gilbert suona allo stesso modo la famosa "By the Babe Unborn".

"How far is it to Bethlehem?" è la poesia augurale del 1917, e in quell'occasione fu pubblicata. Fior da fiore si può intravvedere l'affetto e la bontà dei Chesterton e in particolare quella di Frances in versi come questo: "Piccoli sorrisi e piccole lacrime / Sono tutto ciò che abbiamo portato. In fondo non è così? Ah, se vivessimo il Natale come i bambini! Se vivessimo tutta la vita come i bambini! Cos'altro dovremmo inventarci per andare in Paradiso?




Eccone il testo ed a seguire una mia rude traduzione:


How far is it to Bethlehem,
not very far?
Shall we find the stable room
lit by a star?
Can we see the little child,
is He within?
If we lift the wooden latch,
may we go in?
May we stroke the creatures there,
oxen or sheep?
May we peek like them and see
Jesus asleep?
If we touch His tiny hand,
will He awake?
Will He know we've come so far
just for His sake?

Great kings have precious gifts,
And we have naught,
Little smiles and little tears
Are all we brought.

For all weary children
Mary must weep.
Here, on his bed of straw
Sleep, children, sleep.

God in his mother's arms,
Babes in the byre,
Sleep, as they sleep who find
Their heart's desire.

O what can I give to Him,

poor as I am?
If I were a shepherd,
I'd bring a lamb;
if i were a wise man
I'd do my part;
yet what can I give to Him?
Give Him my heart.


(Traduzione:

Quanto dista Betlemme,
non molto lontano?
Troviamo la stalla
illuminato da una stella?
Possiamo vedere il piccolo bambino?
è dentro?
Se alziamo il chiavistello di legno,
possiamo entrare?

Possiamo accarezzare le creature lì,
buoi o pecore?
Che si possa sbirciare come loro e vedere
Gesù addormentato?
Se tocchiamo la Sua manina,
si sveglierà?
Saprà che siamo arrivati da così lontano
solo per il Suo bene?

I grandi re hanno doni preziosi,
E noi non abbiamo nulla,
Piccoli sorrisi e piccole lacrime
Sono tutto ciò che abbiamo portato.

Per tutti i bambini stanchi
Maria deve piangere.
Qui, sul suo letto di paglia
Dormite, bambini, dormite.

Dio tra le braccia di sua madre,
i bimbi nella stalla,
Dormono, come dormono coloro che trovano
Il desiderio del loro cuore.

O che cosa posso dare a Lui,
povero come sono?
Se fossi un pastore,
Io porterei un agnello;
se fossi un Re Mago
Io farei la mia parte;
ma cosa posso dargli?
Do il mio cuore
).

La dolcezza e la bontà dell'animo di questi nostri cari amici è tutta espressa nella dolcezza e bontà di Frances, e questa poesia che immagina dei poveri bimbi (noi! siamo noi!) che arrivano a Betlemme e non hanno gran che da dare, se non il proprio cuore. Perché non chiederla questa notte a Gesù Bambino, per noi e per i nostri amici?

Chesterton ebbe questo approccio alla realtà tutta la vita, lo aveva imparato a casa dai genitori, ma prese forma definitiva durante il matrimonio grazie a Frances, che egli non smise mai di ringraziare. Voglio dire di più: quando si parla del rapporto tra Chesterton e il cristianesimo spesso si sorvola o si ignora il ruolo determinante di Frances. Questa poesia è un'espressione fresca del suo più intimo cuore. E' bello farla nostra. Anche solo ascoltarla aiuterà molto.

Ancora una volta Buon Natale, cari amici, di vero cuore, e grazie per il sostegno e l'amicizia che ci date.
Marco Sermarini

Buon Natale 2025!!!


Carissimi amici soci, simpatizzanti e simpaticoni!

(o simpaticoni e simpatizzanti, ripropongo un mio vecchio e svaporato appello e vi chiedo: che ne dite di continuare a simpatizzare sposando la SCI e pagando l'iscrizione annuale 😜👍🏽😂😂😂? Sarebbe un bellissimo regalo di Natale, in primis per voi stessi!!! Un gesto artistico ed atletico molto più di quanto immaginate! La Segreteria Volante è qui per questo!),

È arrivato pure quest'anno grazie a Dio il Santo Natale ed allora ecco gli auguri di Buono e Santo Natale a nome di tutta la Società, riproponendo, come è giusto che sia, il classico dei classici dei classici chestertoniani, la famosa lettera di GKC al Tablet di Londra in cui il Nostro Eroe parla della nostra fede in Babbo Natale.

Natale è il tempo della gratitudine ed allora torno ancora una volta a ringraziarvi della calda amicizia, ispirata dal nostro caro Gilbert, che manifestate spesso verso di noi e tra di noi, e che porta al Piccolo Grande Re Bambino che festeggiamo oggi, lieti e spumeggianti.

Il più fervido augurio che mi viene dal cuore è che il Natale ci porti sempre tanta umiltà, l'umiltà seria e composta del Bimbo, quella di chi è sinceramente innamorato (ce lo dice sempre, Gilbert...), soprattutto chi è innamorato del Bambinello! Che la Notte Santa porti a ciascuno gioia e pace e, lo voglio ripetere, pure quel sano e santo buonumore con cui torneremo a sventolare la Bandiera del Mondo e daremo battaglia al male riproponendo l'unica sana rivoluzione, la Rivoluzione Eterna, e faremo posto in questo mondo al Bambinello, che viene a riprendersi ciò che è Suo e per cui ha dato la vita; e non dimentichiamo che se Dio è venuto in questo mondo vuol dire che esso vale la pena di qualcosa di buono da parte nostra.
Quello che mi è successo è l'opposto di quello che sembra essere l'esperienza della maggior parte dei miei amici. Invece di rimpicciolire fino ad un puntino, Babbo Natale è divenuto sempre più grande nella mia vita fino a riempire la quasi totalità di essa. E' successo in questo modo. Da bambino mi trovai di fronte ad un fenomeno che richiedeva una spiegazione. Avevo appeso alla sponda del mio letto una calza vuota, che al mattino si trasformò in una calza piena. Non avevo fatto nulla per produrre le cose che la riempivano. Non avevo lavorato per loro, né le avevo fatte o aiutato a farle. Non ero nemmeno stato buono - lungi da me! 
E la spiegazione era che un certo essere che tutti chiamavano "Santa Claus" era benevolmente disposto verso di me... Ciò che credevamo era che una determinata agenzia benevola ci avesse davvero dato quei giocattoli per niente. E, come affermo, io ci credo ancora. Ho semplicemente esteso l'idea.
Allora chiedevo solo chi metteva i giocattoli nella calza, ora mi chiedo Chi mette la calza accanto al letto, e il letto nella stanza, e la stanza della casa, e la casa nel pianeta, e il grande pianeta nel vuoto.
Una volta mi limitavo a ringraziare Babbo Natale per pochi dollari e qualche biscotto. 
Ora, lo ringrazio per le stelle e le facce in strada, e il vino e il grande mare.
Una volta pensavo fosse piacevole e sorprendente trovare un regalo così grande da entrare solo per metà nella calza.
Ora sono felice e stupito ogni mattina di trovare un regalo così grande che ci vogliono due calze per tenerlo, e poi buona parte ne rimane fuori; è il grande e assurdo regalo di me stesso, perché all'origine di esso io non posso offrire alcun suggerimento tranne che Babbo Natale me l'ha dato in un particolare fantastico momento di buona volontà. 
Gilbert Keith Chesterton, lettera a The Tablet of London. 
E alla fine ripeto ancora una volta quello che penso veramente e sinceramente (sì, amici, ci credo, insisto: lo penso davvero, e mi spiace di cuore per quelli che non lo pensano):
Personalmente è chiaro, io credo in Babbo Natale; ma è il tempo del perdono, e perdonerò gli altri che non ci credono.

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del drago e altre serissime storie.

Auguri a tutti! Evviva il Bambinello! Evviva Gilbert! Evviva gli amici!

Marco Sermarini, presidente della SCI
e la sempreverde Segreteria Volante

mercoledì 24 dicembre 2025

Un Chesterton alla Settimana toglie la Ruggine Quotidiana - 4 - Auguri di Natale.


https://soundcloud.com/societa-chestertoniana-italiana/un-chesterton-alla-settimana-4-auguri-di-natale

La poesia che viene declamata nel podcast è questa:

https://uomovivo.blogspot.com/2025/12/si-avvicina-il-santo-natale-e-allora.html

Si avvicina il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - Riproposizioni - Una forza sconosciuta che regge le stelle.

Ogni ateo o agnostico, che nella sua infanzia abbia conosciuto veramente il Natale, avrà poi sempre, voglia o non voglia, nella sua mente un'associazione di due idee che moltissima gente deve considerare come remote l'una dall'altra: l'idea di un bambino e l'idea di una forza sconosciuta che regge le stelle. Il suo istinto e la sua immaginazione possono ancora connetterle insieme, quando la sua ragione non vede più la necessità della connessione. (...) Ma le due idee non coincidono naturalmente o necessariamente. Non sarebbero necessariamente connesse per un greco antico o per un cinese, fossero pure Aristotele o Confucio. Non è naturale connettere Dio con un infante più di quanto sia naturale connettere la gravitazione con un piccolo gatto.

Gilbert Keith Chesterton, L’Uomo Eterno.



martedì 23 dicembre 2025

Il nostro presidente ha appena ricevuto una lettera da Babbo Natale in persona. I frutti di una piccola iniziativa…




Caro Marco,

mancano pochi giorni al Natale e - come puoi immaginare - qui al Polo Nord siamo tutti presi dai preparativi per la notte più importante della storia! In questo momento gli elfi (tra un litigio ed un altro) stanno lucidando la slitta per farla tornare un bel rosso, proprio come quella bellissima vespa che usi per sfrecciare tra le colline marchigiane. A proposito, con tutta la nebbia dalle tue parti in questi giorni, come te la cavi con la tua vespetta? Ma adesso mi sto distraendo… sai, a volte capita anche ai migliori!

Ecco, come ti scrivevo, in questi giorni frenetici volevo fermarmi per scriverti una lettera, come dei veri amici. Devi sapere, caro Marco, che ho saputo che in questi giorni la vostra piccola Società Chestertoniana Italiana (un bel gruppo sgangherato di improvvisatori, quasi ai livelli dei miei elfi!) ha voluto costruire una piccola cassetta delle poste per far scrivere ai bambini qualche riga… delle letterine proprio per me! Vi ringrazio, cari amici, perché proprio l’altro giorno stavo condividendo con mia moglie il profondo dolore che provo nel sapere che sempre meno bimbi credono alla mia esistenza - figurati i grandi! Quindi puoi immaginare come ha saltato il mio cuore nel vedere arrivare qui al Polo Nord delle piccole bustine con delle richieste meravigliose da bambini altrettanto meravigliosi!

Le ho aperte tutte con grande gusto. C’erano richieste simpatiche:

“Caro Babbo Natale, voglio un puzzle…”

“Caro Babbo Natale, per favore mi porti dei guantoni da box…”

C’erano delle richieste serie e responsabili:

“Caro Babbo Natale, voglio passare gli esami…”

“Caro Babbo Natale, voglio essere più concentrata”

E poi c’erano quelle richieste così grandi che il mio cuore si è spezzato per la felicità (hai mai provato una tale sensazione? È grandiosa!) e devo confessare che mi è scesa anche la lacrimuccia:

“Caro Babbo Natale, fammi stare sempre vicino ai miei amici.”

“Caro Babbo Natale, fammi essere buona.”

Queste richieste hanno illuminato la notte artica come l’angelo che ha annunciato la nascita di Gesù ai pastori. Questa semplicità dei bambini è preziosa, sarebbe da incartare con precisione, da decorare con fiocchi dorati e da regalare a tutti quelli che si sono dimenticati che il 25 dicembre abbiamo ricevuto un dono grande abbastanza da farci essere buoni e stare sempre vicini ai nostri amici.

E quindi, siccome questi bambini mi hanno scritto così gentilmente, mi sono messo a rispondergli uno ad uno, facendomi aiutare nella spedizione da qualche buon socio della vostra splendida Società. E, mentre scrivevo le riposte a questi simpaticissimi bimbi e pensavo a voi, mi è rivenuta in mente una scena molto bella, di un bambino qualche tempo fa… un bambino curioso che, la mattina di Natale, trovava sempre la calza piena di doni. Questo bimbo si chiedeva come facessi a riempirla di nascosto, a conoscere i suoi desideri, a non far nessun rumore. Quanto gli piaceva questa magia, ma poi non si fermò lì, perché la magia non si fermava lì! Iniziò a farsi domande ancora più grandi: chi aveva messo lui nel letto? E il letto nella stanza? E la stanza nella casa? E la casa su questo grande, meraviglioso pianeta?

La curiosità di questo bambino lo portò a capire qualcosa straordinario: ogni cosa che abbiamo è un regalo, bisogna solo guardarlo dal lato giusto! E sì, quel bambino era proprio il nostro amico Gilbert Keith Chesterton! Mi sono fatto aiutare dal suo esempio quindi, ricordando ai bimbi che devono essere contenti non solo dei giocattoli che porterò, ma anche delle stelle nel cielo, delle persone che incontrano, del mare immenso… persino della possibilità di svegliarci ogni mattino.

Chiudo questa mia piccola lettera a te prendendo spunto dal nostro amico Gilbert, ringraziandovi. Sono contento di questa vostra piccola iniziativa e che questi bambini abbiano potuto riscoprire un po’ di magia in questi giorni prima dell’arrivo del nostro amato Bambin Gesù. Spero che lo possiate fare ogni anno, accetterei volentieri anche delle lettere dai grandi che spesso si distraggano da quello che desiderano davvero e si accontentano di ciò che si figurano di poter ottenere!

Vi mando un grande abbraccio… a te, ai tuoi figli, ai soci della Società Chestertoniana Italiana e a tutti quelli con i quali condividerai questo mio piccolo pensiero. Grazie di nuovo, buon Natale… evviva Gesù!

Con tanto affetto,

Babbo Natale







lunedì 22 dicembre 2025

Si avvicina il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - La Bottega dei Fantasmi.

 L'inedito che segue è stato pubblicato per la prima volta su questo blog il 24 dicembre 2024.





Il racconto che segue si intitola The Shop of Ghosts ed apparve per la prima volta sul Daily News di Londra, il giornale di Lord Cadbury, il 22 dicembre 1906. In seguito apparve nella raccolta di racconti e saggi di Chesterton intitolata Tremendous Trifles (1909).

Di Tremendous Trifles abbiamo anche già pubblicato Un pezzo di gesso (A Piece of Chalk) nell'impareggiabile nostra raccolta intitolata La Nonna del Drago ed altre serissime storie, una delle prime strenne di Natale chestertoniane, grande intuizione di padre Roberto Brunelli.

Gli articoli di Chesterton apparsi sul Daily News sono raccolti in un'opera ponderosa intitolata Chesterton at the Daily News, curata da Julia Stapleton, e questo racconto si trova nella Parte I, Volume IV della raccolta.

Un grazie speciale al nostro amico Stuart McCullough che l'ha risfoderata e me l'ha fatta leggere nel suo G. K.'s Meekly.

È una bella storia, molto dickensiana, molto chestertoniana. Ve la regalo per farvi passare un Buon Natale di Nostro Signore Gesù Cristo, e vi faccio così gli auguri di tutta la Società, oltre che i miei personali, perché il Bambinello vi porti tanta serenità e tanto affetto, e che il Suo collaboratore Babbo Natale vi trovi pronti a ricevere tanti bei regali come quando eravate bimbi piccoli e umili. E un bacetto a tutti i bambini.

Marco Sermarini

La Bottega dei Fantasmi

Quasi tutte le cose migliori e più preziose dell'universo si possono ottenere per mezzo penny. Faccio eccezione, naturalmente, per il sole, la luna, la terra, le persone, le stelle, i temporali e simili inezie. Si possono ottenere per niente. Faccio eccezione anche per un’altra cosa, che non mi è permesso menzionare in questo giornale, e il cui prezzo più basso è di un penny e mezzo. Ma il principio generale sarà subito evidente. Nella strada dietro di me, per esempio, ora è possibile fare un giro su un tram elettrico per mezzo penny. Salire su un tram elettrico è come essere su un castello volante in una fiaba. È possibile ottenere un gran numero di caramelle dai colori vivaci per mezzo penny. Anche la possibilità di leggere questo articolo è possibile per mezzo penny; insieme, naturalmente, ad altri argomenti irrilevanti.

Ma se volete vedere quale vasta e sconcertante gamma di cose preziose potete ottenere a mezzo penny l'una, dovreste fare come stavo facendo io ieri sera. Stavo incollando il naso contro il vetro di un negozio di giocattoli molto piccolo e poco illuminato in una delle strade più grigie e magre di Battersea. Ma per quanto fioco fosse quel quadrato di luce, era pieno (come mi disse una volta un bambino) di tutti i colori che Dio ha creato. I giocattoli dei poveri erano come i bambini che li compravano: erano tutti sporchi, ma erano tutti luminosi. Per quanto mi riguarda, ritengo che la luminosità sia più importante della pulizia, poiché la prima è dell'anima e la seconda del corpo.


Dovete scusarmi, sono un democratico, so di essere fuori moda nel mondo moderno.


Mentre guardavo quel palazzo di meraviglie pigmee, di piccoli omnibus verdi, di elefantini blu, di bamboline nere e di piccole arche di Noè rosse, devo essere caduto in una sorta di trance innaturale. La vetrina illuminata divenne come il palcoscenico brillantemente illuminato quando si assiste a una commedia molto colorata. Dimenticai le case grigie e la gente sudicia dietro di me come si dimenticano le gallerie buie e la folla fioca di un teatro. Sembrava che i piccoli oggetti dietro il vetro fossero piccoli, non perché fossero giocattoli, ma perché erano oggetti lontani. L'omnibus verde era davvero un omnibus verde, un omnibus verde di Bayswater, che attraversava un immenso deserto sulla sua strada ordinaria verso Bayswater. L'elefante blu non era più blu per la vernice, ma per la distanza. La bambola nera era in realtà un negro sollevato contro un ardente fogliame tropicale nella terra dove ogni erba è fiammeggiante e solo l'uomo è nero. L'arca di Noè rossa era davvero l'enorme nave della salvezza terrena che cavalcava il mare gonfio di pioggia, rossa del primo mattino di speranza.


Tutti, credo, conoscono questi stupefacenti istanti di astrazione, questi brillanti spazi vuoti nella mente. In questi momenti si può vedere il volto del proprio migliore amico come un disegno insignificante di occhiali o di baffi. Sono comunemente contrassegnati dai due segni della lentezza della loro crescita e della repentinità della loro fine. Il ritorno al pensiero reale è spesso brusco come l'incontro con un uomo. Anzi, molto spesso (nel mio caso) si tratta di un incontro con un uomo. Ma in ogni caso il risveglio è sempre enfatico e, in generale, è sempre completo. Ora, in questo caso, sono tornato con una scossa di sanità mentale alla consapevolezza che, dopo tutto, stavo solo fissando un piccolo e squallido negozio di giocattoli; ma in qualche strano modo la cura mentale non sembrava essere definitiva. Nella mia mente c'era ancora qualcosa di ingestibile che mi diceva che mi ero addentrato in una strana atmosfera, o che avevo già fatto qualche cosa di strano. Mi sentivo come se avessi fatto un miracolo o commesso un peccato. Era come se avessi comunque varcato un confine dell’anima.


Per scrollarmi di dosso questa sensazione pericolosa e onirica entrai nel negozio e cercai di comprare dei soldatini di legno. L'uomo del negozio era molto vecchio e malandato, con capelli bianchi e confusi che gli coprivano la testa e metà del viso, capelli così sorprendentemente bianchi da sembrare quasi artificiali. Eppure, benché fosse senile e persino malato, non c'era nulla di sofferente nei suoi occhi; sembrava piuttosto che si stesse addormentando a poco a poco in una decadenza non sgradevole. Mi diede i soldatini di legno, ma quando misi giù i soldi, all'inizio sembrò non vederli; poi sbatté debolmente le palpebre e li allontanò debolmente.


“No, no”, disse vagamente. “Non l'ho mai fatto. Non l'ho mai fatto. Qui siamo piuttosto all’antica”.


“Non accettare denaro”, risposi, “mi sembra più una moda insolitamente nuova che vecchia”.


“Non l'ho mai fatto”, disse il vecchio, sbattendo le palpebre e soffiandosi il naso; ”ho sempre fatto regali. Sono troppo vecchio per smettere”.


“Santo cielo!” Dissi. “Cosa vorrà dire? Forse lei è Babbo Natale”.


“Sono Babbo Natale”, disse scusandosi e soffiandosi di nuovo il naso.


I lampioni non potevano essere ancora accesi nella strada esterna. In ogni caso, non riuscivo a vedere nulla nell'oscurità se non la vetrina che brillava. Non c'erano rumori di passi o di voci nella strada; potevo essermi smarrito in un mondo nuovo e senza sole. Ma qualcosa aveva tagliato le corde del buon senso e non riuscivo a provare nemmeno la sorpresa, se non con il sonno. 


Qualcosa mi fece dire: “Ha un aspetto malato, Babbo Natale”.


“Sto morendo”, disse.


Non parlai e fu lui a parlare di nuovo.


“Tutte le persone nuove hanno lasciato il mio negozio. Non riesco a capire. Sembra che si oppongano a me per motivi così curiosi e incoerenti, questi uomini di scienza e questi innovatori. Dicono che do alla gente superstizioni e la rendo troppo visionaria; dicono che do alla gente salsicce e la rendo troppo grossolana. Dicono che le mie parti celesti sono troppo celesti; dicono che le mie parti terrene sono troppo terrene; non so cosa vogliano, ne sono certo. Come possono le cose celesti essere troppo celesti, o quelle terrene troppo terrene? Come si può essere troppo buoni o troppo allegri? Non capisco. Ma una cosa la capisco abbastanza bene. Questi moderni sono vivi e io sono morto”.


“Potresti essere morto”, risposi. “Dovresti saperlo. Ma per quanto riguarda quello che stanno facendo, non chiamarlo vivere”. Tra noi cadde improvvisamente un silenzio che, in qualche modo, mi aspettavo sarebbe rimasto inalterato. Ma non era durato più di qualche secondo quando, nella quiete più assoluta, sentii distintamente un passo molto rapido che si avvicinava sempre di più lungo la strada. Un attimo dopo una figura entrò nel negozio e si fermò incorniciata sulla porta. Portava un grande cappello bianco inclinato all'indietro come se fosse impaziente; aveva dei pantaloni neri stretti all'antica, un pantalone e un panciotto sgargianti all'antica e un vecchio cappotto fantastico. Aveva grandi occhi spalancati e luminosi come quelli di un attore di successo; aveva un viso pallido e nervoso e una frangia di barba. Osservò il negozio e il vecchio con uno sguardo che sembrò letteralmente un lampo e pronunciò l'esclamazione di un uomo completamente sbalordito.


“Buon Dio!”, gridò, ”non puoi essere tu! Non sei tu! Sono venuto a chiedere dove fosse la tua tomba”.


“Non sono ancora morto, Mr. Dickens”, disse il vecchio signore con un debole sorriso; “ma sto morendo”, si affrettò ad aggiungere rassicurante.


“Ma, a parte tutto, stavate morendo ai miei tempi”, disse il signor Charles Dickens con animazione; “e non sembrate più vecchio di un giorno”.


“È da molto tempo che mi sento così”, disse Babbo Natale.


Il signor Dickens si girò di spalle e mise la testa fuori dalla porta nell’oscurità.


“Dick”, ruggì a squarciagola, "è ancora vivo”.


Un'altra ombra oscurò la porta ed entrò un gentiluomo molto più grande e corpulento, con un’enorme pervinca, che si scaldava il viso arrossato con un cappello militare del taglio della regina Anna. Portava la testa ben indietro come un soldato e il suo viso caldo aveva persino un'aria di arroganza, che fu improvvisamente contraddetta dai suoi occhi, letteralmente umili come quelli di un cane. La sua spada fece un gran rumore, come se il negozio fosse troppo piccolo per lei.


“In effetti”, disse Sir Richard Steele, “è una cosa davvero prodigiosa, perché quell'uomo stava morendo quando ho scritto di Sir Roger de Coverley e del suo giorno di Natale”.


I miei sensi si stavano affievolendo e la stanza era sempre più buia. Sembrava che fosse piena di nuovi arrivati.


“Si è sempre capito”, disse un uomo corpulento, che portava la testa con umorismo e ostinazione un po' da una parte (credo fosse Ben Jonson) “Si è sempre capito, consule Jacobo, sotto il nostro Re Giacomo e la sua ultima Maestà, che tali buoni e cordiali costumi si ammalavano, e come per lasciare questo mondo. Questa barba grigia non era certo più lussureggiante di quanto lo sia ora quando lo conoscevo”.


E mi sembrò anche di sentire un uomo vestito di verde, come Robin Hood, dire in un misto di francese normanno: “Ma ho visto l'uomo morire”.


“È da molto tempo che mi sento così”, disse ancora Babbo Natale, nel suo modo debole.


Il signor Charles Dickens si chinò improvvisamente verso di lui. “Da quando?” chiese. “Da quando sei nato?”.


“Sì”, disse il vecchio, e sprofondò tremante in una sedia. “Sono sempre stato in punto di morte”.


Il signor Dickens si tolse il cappello con un gesto come di chi chiama la folla ad alzarsi.


“Ora capisco”, esclamò, “non morirai mai”.





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La Bottega dei Fantasmi, di Gilbert Keith Chesterton.

The Daily News, 22 dicembre 1906.

Tremendous Trifles, 1909.

domenica 21 dicembre 2025

Si avvicina il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... | Il Natale e l'arte di vendere (Christmas and Salesmanship) - Illustrated London News, 28 dicembr e 1935, traduzione di Umberta Mesina ©.

L'opera è inedita in italiano - grazie a Umberta Mesina che ne ha curato la traduzione.
Provo un cupo e malinconico piacere nel ricordare agli scribacchini e sgobboni  prezzolati che mi sono compagni nel terribile mestiere del giornalismo che il Natale appena finito dovrebbe continuare per il resto dei dodici giorni. Dovrebbe terminare nella Dodicesima Notte, in occasione della quale Shakespeare in persona ci ha assicurato che dovremmo star lì a fare Quel che ci Pare.[1]
Invece una delle cose più bizzarre riguardo al nostro tempo scombinato è che tutti abbiamo sentito tanto parlare del Natale appena prima che arrivasse e, dopo che è arrivato, all'improvviso non ne sentiamo più dir niente. Il mio mestiere, la tragica gilda che ho già menzionato, è ammaestrato a cominciare a profetizzare il Natale in un qualche momento verso l'inizio dell'autunno; e le profezie in proposito sono come profezie sull'Età dell'Oro e il Giorno del Giudizio combinati insieme. Chiunque scrive di che glorioso Natale avremo. Nessuno, o pressoché nessuno, scrive mai a proposito del Natale che abbiamo appena avuto.
Intendo fare di me stesso un'esasperante eccezione in proposito. Ho intenzione di invocare un più lungo periodo nel quale scoprire che cosa realmente s'intendesse con il Natale; e una più piena riflessione su ciò che abbiamo realmente trovato. C'è un numero infinito di leggende, perfino leggende moderne, su ciò che accade prima di Natale; si tratti della preparazione dell'albero di Natale, che si dice risalga solo ai tempi del marito tedesco della regina Vittoria, o della vasta popolazione di Babbi Natale che oramai affollano i negozi quasi allo stesso ritmo dei clienti. Ma non c'è nessuna leggenda moderna su ciò che avviene subito dopo Natale; a parte una tetra battuta circa l'indigestione e l'arrivo del dottore. E tanto più, allora, sono spinto a inviare a tutti un saluto post-natalizio o, se fossi abbastanza operoso, un biglietto post-natalizio; e in verità c'è una folla pusillanime che se la cava ripiegando sui biglietti per l'Anno Nuovo. Ma vorrei esaminare questo problema degli usi e festeggiamenti del dopo-Natale un po' più attentamente.
È di certo un segno distintivo di una comunità commerciale che essa faccia pubblicità in tal modo durante l'Avvento. Tutto l'obiettivo di un simile sistema è di consegnare merci. Una volta che siano state consegnate, c'è un silenzio di tomba; quantomeno come assenza di qualunque esplosione di gioia per la creazione di cose nuove; un relativo silenzio circa le stelle del mattino che cantano insieme o le grida dei figli di Dio.[2] In altre parole, una volta consegnati i beni, non è del tutto certo che qualcuno li abbia esaminati e abbia visto che sono buoni.[3] E l'immensa importanza dell'annuncio diffuso ovunque diminuisce la corrispondente importanza dell'apprezzamento. So che nel caso del commercio ci sono a volte delle prove di apprezzamento. So che nobildonne e attrici (spero che questo sia l'ordine corretto di precedenza) scrivono testimonianze del loro piacere nel consumare un qualche tipo di sapone; e che intellettuali di primo piano sono pescati a dichiarare che praticamente sarebbero stati dei mezzi scemi se non fosse stato per qualche particolare allenamento della mente. Ma prendendo i moderni annunci e avvisi pubblicitari e attestazioni nell'insieme, non c'è paragone tra il volume delle promesse e il volume degli apprezzamenti. Tutti conoscono gli annunci, ma pochi potrebbero citare gli apprezzamenti. Questo è tanto più ovvio nel caso del Natale, perché il Natale è tuttora giustamente considerato una festa per i bambini. È forse naturale che dire a un ragazzino che a breve avrà delle caramelle sia più esplicito ed esplicativo del ragazzino stesso quando sta effettivamente mangiando le caramelle; quando è rimpinzato e incollato alla sedia dalle caramelle; e non è dell'umore adatto per simboleggiare la gratitudine altro che con l'ingordigia. Non gli chiederemmo neanche un lirico grido che possa diventare un inno di ringraziamento; tanto meno un brano di prosa perfetta in cui analizzi le sue impressioni. I bambini andrebbero visti e non sentiti.  In altre parole, vengono per comprare caramelle, non per elogiarle. Purché non si producano rumori eccessivi nella masticazione dei dolciumi, dispenseremo la gioventù da qualunque lungo esercizio retorico in forma di rendimento di grazie. E una certa quota di questa sproporzione naturale tra l'eccitazione dell'attesa e ringraziamento bisogna consentirla a tutti i giovani. La triste agonia che tanti ragazzini devono stare attraversando in questo momento, allo scopo di scrivere tre righe di ringraziamento alla nonna che gli ha dato le caramelle, di per sé non è una riflessione sulle caramelle. La gratitudine, essendo quasi il più grande dei doveri umani, è anche quasi il più difficile. E se persone adulte non pensano praticamente mai ad essere grate per il sole e la luna e i loro stessi corpi e anime, è facile scusare una persona immatura se trova difficile dirti grazie per un sacchetto di dolci. Soltanto, dicevo, una volta fatte tutte queste concessioni, c'è ancora una sproporzione tra le promesse di qualunque festa simbolica tanto grande e lo strano adempimento della promessa. E ciò è connesso con una certa consuetudine commerciale di certe persone che promettono tutto o di tutto, così che le altre persone sviluppano una tendenza a non ringraziarle per niente. C'è una specie di silenzio circa l'assorbimento di molte cose moderne, in confronto alle alte grida che ne hanno annunciato l'arrivo.
Non so fare a meno di sospettare che ci sia, in questo, un problemino riguardo a ciò che è chiamato entusiasticamente l'Arte delle Vendite. Non dico che vendere non possa essere un'arte; non dico neanche che sia diventata troppo artefatta. Tuttavia non sono i suoi nemici ma i suoi amici ad alludere di continuo che essa non significa far comprare alle persone ciò che non vogliono. Una transazione di tal genere spiegherebbe in pieno i gioiosi schiamazzi dei negoziati d'apertura in confronto al silenzio successivo. È un trionfo per il venditore quando fa comprendere al cliente di aver avuto bisogno da tempo di uno spazzolino elettrico o di una matita automatica, dei quali mai prima aveva sentito parlare. Ma non è sempre un trionfo per il cliente quando questi in seguito si mette ad esaminare giustamente e seriamente quelle cose. E a me pare che la nostra civiltà sia in qualche misura andata fuori posto, proprio nel punto esatto di questa congiunzione tra un'offerta accanita e zelante e una domanda piuttosto debole e tentennante. C'è una tale carica di elogio e raccomandazione, da un lato, e una tale mancanza di reazione, sia di elogio sia di protesta, dall'altro, che dubito che il consumatore stia fornendo allo Stato una critica abbastanza costruttiva.
Dopotutto, il fondamento originale di ogni commercio è stato che le idee provenivano dal consumatore; e che questi era ben certo di ciò che voleva consumare. I sogni e le visioni del consumatore erano poi concretizzati e, per così dire, incarnati, nelle arti e nei mestieri che li soddisfacevano. Naturalmente, artisti e artigiani facevano nel dettaglio cose che il consumatore non poteva fare da sé; ma il consumatore faceva qualcosa non nel dettaglio ma nel disegno. In un certo senso, lui era l'architetto e loro i costruttori. Se però l'architetto deve ritrovarsi al riparo di tutt'altro tipo di edificio e sentirsi dire che quello è ciò che veramente voleva senza saperlo, allora non gli si sta dando un alloggio ma un sepolcro.
Il mio unico punto al momento è che, in fin dei conti, egli è ora piuttosto silenzioso nella sua tomba. So che c'è una gran difficoltà a organizzare qualsivoglia espressione da parte di coloro che hanno veramente avuto ciò che gli piaceva; principalmente perché ciò implicherebbe l'allarmante alternativa che si esprimano su ciò che non gli è piaciuto. Suppongo che non ci sia mai stato un annuncio pubblicitario veramente convincente per il sapone Smith o una testimonianza davvero convincente per il tè Tomkinson. Perché l'unica affermazione veramente entusiasmante riguardo al sapone Smith sarebbe che è molto meglio del sapone Brown; e il solo encomio totalmente convincente  del tè Tomkinson sarebbe una testimonianza che dicesse "Che sollievo è stato dopo il sapore assolutamente schifoso del tè Wilkinson". E questo è vietato da ogni usanza commerciale; e immagino che lo sia perfino dalle leggi vigenti. Non dico neanche per un momento che sarebbe facile ottenere un vero resoconto del ricevimento di cose buone, specialmente quando sono buone davvero; e se il mondo moderno fosse di quell'umore, immagino che ci sarebbe un più lungo periodo di apprezzamento, e forse perfino qualche festività finale di ringraziamento dopo la festività del Natale. I Puritani in America inventarono il Giorno del Ringraziamento per evitare il giorno di Natale.[4] Sarebbe una vera riconciliazione anglo-americana combinarli insieme; e avere un Giorno del Ringraziamento per il tacchino che abbiamo mangiato a Natale.
Gilbert Keith Chesterton (traduzione di Umberta Mesina © gratitudine nostra 😊)
… … …  
[1] Il titolo intero della commedia di Shakespeare "la dodicesima notte" è The Twelfth Night, or What You Will, cioè "La Dodicesima Notte, o Quel che Volete Voi", intendendo che nella storia ciascuno può vedere ciò che gli pare.
[2] Una citazione del libro di Giobbe, capitolo 38, verso 7.
[3] In inglese "buono" si dice good, al singolare e al plurale; "merci" si dice goods, cioè "beni" (che noi usiamo come termine economico o legale o in espressioni particolari come "beni di prima necessità", ma in genere non usiamo come termine colloquiale).
[4] I Puritani storici, come i Padri Pellegrini che nel 1620 arrivarono in America con la Mayflower, non celebravano il Natale. In Inghilterra lo abolirono come festa nazionale, attraverso il parlamento, dal 1645 al 1660, ma nel New England Uniti, oltre a non celebrarlo, lo misero proprio fuorilegge, dal 1659 fino agli anni Ottanta dello stesso secolo. Anche quando il Natale smise di essere fuorilegge, comunque, i puritani d'America continuarono a non celebrarlo. Per ulteriori informazioni, "When Americans banned Christmas"The Week, December 20, 2011.
L'articolo è stato originariamente pubblicato su questo blog nel 2018:

https://uomovivo.blogspot.com/2018/10/il-natale-e-larte-di-vendere-christmas.html