

Alla ricerca di tutto ciò che in giro si muove sul nostro Gilbert, vi segnaliamo il bel saggio uscito sull'ultimo numero del mensile 30 Giorni a firma del filosofo Massimo Borghesi, dal titolo in alto.
Il saggio verte sull'opera chestertoniana Autobiografia, e ne riportiamo un breve interessante brano significativo che possa invogliare i nostri lettori a leggerlo:
"L’Autobiografia costituisce, da questo punto di vista, un’opera apologetica che rende manifesto il percorso esistenziale e speculativo che porta a Orthodoxy (Ortodossia, 1908), l’opera in cui Chesterton difende in modo arguto e geniale la fede cattolica, e agli altri lavori dell’autore. In Ortodossia la verità del cattolicesimo è dimostrata a partire dal presupposto che esso rappresenta la sanità, psichica e mentale, dell’uomo; l’equilibrio delle sue facoltà spirituali. La verità coincide qui con la sanità, l’errore con la follia. Si tratta di un metodo che rifiuta la dissociazione postkantiana tra logica e psicologia, e che trova la sua applicazione anche nel Franz Rosenzweig di Dell’intelletto comune sano e malato. Leggendo l’Autobiografia comprendiamo come questa scoperta sia stata fatta da Chesterton sulla propria pelle. Anche per lui la via del dubbio si è trasformata nella via della disperazione e della follia. Da queste lo ha liberato il cattolicesimo ridonandogli la meraviglia perduta della sua fanciullezza".
Complimenti al professor Borghesi per le belle ed originali riflessioni che aiutano a riportare Chesterton all'attenzione che si merita.
L'articolo intero è leggibile cliccando qui.
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