venerdì 4 giugno 2021

L’uomo comune i binari ferroviari - di Fabio Trevisan.


"Chesterton osservava e sottolineava quanto i grigi monumenti a ingegneri ferroviari e filantropi nei quartieri poveri di Londra fossero inopportuni, in quanto ingegneri ferroviari e filantropi erano due brutte genìe di uomini, unite dal loro disprezzo per il popolo".

Un caro amico ha osservato, riguardo ad un mio precedente articolo dal titolo: "La democrazia dei filantropi", che non ho sufficientemente chiarito perché Chesterton ce l'avesse tanto con gli ingegneri ferroviari. La frase, oggetto dell'incomprensione, l'ho posta in corsivo tra le virgolette nell'introduzione ed è tratta da: "Il club dei mestieri stravaganti", ove si narra delle avventure dello strano personaggio di Basil Grant, giudice "impazzito" in pensione, che osservava dall'alto del bus di Londra i bassifondi della periferia londinese traendone, assieme all'amico viaggiatore, le debite conseguenze. In questo libro tuttavia non è precisato il motivo perché Chesterton o Basil Grant avversassero gli ingegneri ferroviari alla medesima stregua dei filantropi. Per risalire e comprendere siffatta questione è necessario leggere il breve saggio"I nuovi binari", contenuto nel libro, dal titolo: "L'uomo comune"Tutto si pone nella difesa dell'uomo contro l'eresia moderna della cosiddetta "emancipazione" che perseguitava, al contrario, l'uomo comune: "L'unica cosa che l'emancipazione moderna ha vietato è il senso comune per come sarebbe stato compreso dalla gente comune"Lo sguardo di Basil Grant sul povero uomo comune dei bassifondi londinesi è il medesimo di quello di Innocent Smith, il protagonista delle Avventure di un uomo vivo; Innocent fa rinsavire l'aristocratico e pessimista professore del suo ateneo facendogli apprezzare le anatre nello stagno, le tendine a pois che tanto detestava: erano le piccole cose dell'uomo comune, al pari delle viuzze strette con i panni appesi tra le finestre, i bidoni di immondizie che Basil osservava dalla "collina viaggiante" di un bus londinese. Non erano le anatre, le tende a pois, i panni, i bidoni di immondizie fuori posto ma quei tetri e grigi monumenti dedicati a filantropi e ingegneri ferroviari, ossia a quelle classi appartenenti al progresso dell'umanità e alla fiera e ostentata democrazia. Chesterton precisò la sua avversione ai binari ferroviari dopo aver letto un verso del 1835 di Lord Alfred Tennyson (1809-1892), che recitava così: "Che il grande mondo giri per sempre lungo i binari sonanti del cambiamento"Chesterton era di tutt'altro avviso, in quanto i binari paralleli del treno non potevano cambiare né necessariamente tintinnare, così come non risuonavano i cambiamenti. Per Chesterton, Tennyson permetteva all'uomo moderno e alla mentalità moderna di stare soddisfatti dentro i binari, esaltati quali processi di cambiamento. La realtà era un'altra, così come Chesterton scriveva: "La peculiarità del binario consiste nella sua incapacità di offrirci qualcosa di nuovoè questa la sostanza di ciò che intendo dire quando parlo di binari moderni, ossia che la loro unica forma di progresso è il procedere sempre più velocemente lungo una sola linea, in un'unica direzione"Chesterton proponeva quindi di "uscire dai binari", avendo il coraggio di muoversi in senso opposto, così come fecero numerosi protagonisti dei suoi romanzi: dai già menzionati Basil Grant e Innocent Smith aAdam Wayne del Napoleone di Notting Hill e Patrick Dalroy dell'Osteria volanteA coloro che perseguitavano l'uomo comune, fossero filantropi o ingegneri ferroviari, Chesterton offriva loro un originale e profondo pensiero"Non voglio viaggiare sul treno economico diretto a Utopia. Voglio invece andare dove mi pare, voglio fermarmi dove mi pare. Voglio conoscere il mondo in lungo e in largo e uscire dal binario per vagare nelle antiche pianure della libertà".


Fabio Trevisan

 

giovedì 3 giugno 2021

“I tre strumenti di morte”: l’inquietante religione del divertimento a ogni costo - Luca Fumagalli su Radio Spada.

[IL MERCOLEDÌ DI PADRE BROWN] “I tre strumenti di morte”: l’inquietante religione del divertimento a ogni costo

I tre strumenti di morte (The Three Tools of Death) è il racconto conclusivo de L’innocenza di Padre Brown (1911), la prima raccolta dedicata alle indagini del singolare sacerdote detective nato dalla penna del grande polemista inglese G. K. Chesterton. La storia, a differenze delle precedenti, ha per protagonista unicamente Padre Brown, mentre il nome di Flambeau, l’ex ladro gentiluomo nel frattempo divenuto suo collaboratore, è menzionato solo en passant quale amico comune del sacerdote e di Merton, un giovane agente di polizia. Nell’insieme si tratta di un racconto paradossale, pieno di buon umore e di speranza – «Persino i più micidiali errori non avvelenano la vita, come i peccati» – ma al contempo attraversato dalla cupa ombra dello sconforto che avvolge tanto il cuore duro del protestante quanto quello vuoto dell’uomo di mondo. I tre strumenti di morte si risolve dunque in una messa in guardia contro il pericolo dell’evasione a ogni costo, contro il rischio di ridurre la propria esistenza a una perenne vacanza, priva di senso e significato.

Il resto nel collegamento qui sotto:

https://www.radiospada.org/2021/06/il-mercoledi-di-padre-brown-i-tre-strumenti-di-morte-linquietante-religione-dellallegria/?fbclid=IwAR0LJP7WErEXuLg9alOG-6fcATnIApDjYliunSuC8OPAv-VVeiSsNTGE8i0

mercoledì 2 giugno 2021

martedì 1 giugno 2021

Una piacevole sorpresa…

Oggi sono entrato in un bell'edificio e ho trovato un bel calendario con delle immagini che ricordano  il settecentenario di Dante; guardando bene il calendario ho trovato che al posto dei santi c'erano i nomi di scrittori, poeti, artisti, eccetera.

Guardate un po' chi c'era il 29 maggio a dirmi: bentrovato, vecchio amico…

Vedete che il nostro caro Gilbert non è dimenticato? Sono stato tanto contento di incontrarlo.

Marco Sermarini






Un aforisma al giorno.

Ogni grande civiltà decade quando dimentica cose ovvie. 

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.

lunedì 31 maggio 2021

Un regalo di compleanno.

L'altro ieri era il compleanno del nostro Gilbert. In rete c'erano tanti contributi di chi ha voluto anche con un semplice saluto festeggiare il nostro carissimo amico.su Twitter da qualche tempo siamo diventati amici di John Herreid, grafico, disegnatore, cattolico, padre di famiglia. Tra le sue varie performance ci sono anche varie copertine di opere di Chesterton. In un tweet abbiamo visto questa immagine di Chesterton che John considera quella a cui è più affezionato.
Gli abbiamo chiesto il permesso di pubblicarla ed eccola!

Date il 2X1000 alla Società Chestertoniana Italiana!

Quest'anno è stato reintrodotto il 2x1000 da destinare alla associazioni culturali.

Non è in concorrenza con la destinazione del 5x1000, né con l'8x1000 o con altri 2x1000 per altre finalità.

La destinazione del 2016 ci ha consentito di fare più cose ed eventi più belli (uno fra tutti è il Concorso Chesterton per le scuola elementari e medie).

Ecco, quest'anno avrete ancora questa possibilità. Approfittatene e suggerite a qualche amico!

sabato 29 maggio 2021

Vecchi compleanni di Chesterton…

https://uomovivo.blogspot.com/2020/05/oggi-e-un-gran-giorno-perche-e-il.html?m=1

https://uomovivo.blogspot.com/2020/05/buon-compleanno-gilbert-chesterton-e.html?m=1

https://uomovivo.blogspot.com/2019/05/buon-compleanno-gilbert.html?m=1


https://uomovivo.blogspot.com/2018/05/buon-centoquarantaquattresimo.html?m=1

https://uomovivo.blogspot.com/2016/05/buon-compleanno-chesterton.html?m=1

https://uomovivo.blogspot.com/2015/05/29-maggio-2015-centoquarantunesimo.html?m=1

https://uomovivo.blogspot.com/2013/05/tremende-bazzecole-oggi-chesterton.html?m=1

https://uomovivo.blogspot.com/2012/05/buon-compleanno-gilbert-come-tutti-gli.html?m=1

https://uomovivo.blogspot.com/2008/05/buon-centrotrentaquattresimo-compleanno.html?m=1

https://uomovivo.blogspot.com/2007/05/buon-compleanno-in-ritardo-gilbert.html?m=1

Centoquarantasette anni fa a Kensington, 32 Sheffield Terrace, nasceva il piccolo Gilbert…

Tanti auguri a te! Tanti auguri a te! Tanti auguri a Gilbert! Tanti auguri a te!!!

Bowing down in blind credulity, as is my custom, before mere authority and the tradition of the elders, superstitiously swallowing a story I could not test at the time by experiment or private judgment, I am firmly of opinion that I was born on the 29th of May, 1874, on Campden Hill, Kensington; and baptised according to the formularies of the Church of England in the little church of St. George opposite the large Waterworks Tower that dominated that ridge. I do not allege any significance in the relation of the two buildings; and I indignantly deny that the church was chosen because it needed the whole water-power of West London to turn me into a Christian.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiography

E ora la preghiera:

Dio Nostro Padre,
Tu riempisti la vita del tuo servo Gilbert Keith Chesterton di un senso di meraviglia e gioia,
e desti a lui una fede che fu il fondamento del suo incessante lavoro,
una carità verso tutti gli uomini, in particolare verso i suoi avversari,
e una speranza che scaturiva dalla sua gratitudine di un'intera vita per il dono della vita umana.
Possano la sua innocenza e e le sue risate,
la sua costanza nel combattere per la fede cristiana in un mondo che perde la fede,
la sua devozione di una vita per la Beata Vergine Maria
e il suo amore per tutti gli uomini, specialmente per i poveri,
portare allegria ai disperati,
convinzione e calore ai tiepidi
e la conoscenza di Dio a chi non ha fede.
Ti chiediamo di concedere le grazie cheTi imploriamo
attraverso la sua intercessione (e specialmente per...)
perché la sua santità possa essere riconosciuta da tutti
e la Chiesa possa proclamarlo beato.
Te lo chiediamo per Cristo Nostro Signore

Amen.

Disturbiamolo proprio oggi! Di certo qualcosa di buono per noi farà!!!

venerdì 28 maggio 2021

Ancora una volta la storia del nostro eroe John Kanu!

JOHN KANU: un amore sconfinato per la propria patria!

Il Leone della Sierra Leone 🇸🇱 è il nostro grande amico, vero distributista! Adesso ha iniziato anche la sua scuola a cui collaboriamo concretamente.

https://soundcloud.com/giovani-raccontano/john-kanu

giovedì 27 maggio 2021

I Martiri Inglesi, tanto amati da Chesterton.

Gli ex alunni della Scuola Libera Chesterton di San Benedetto del Tronto stanno registrando degli interessanti podcast che vi consigliamo di ascoltare, tutti.

Questo in particolare racconta sommariamente dei Martiri Inglesi.

Chesterton partecipò nel 1929 alla beatificazione di un gruppo di essi tra cui San Tommaso Moro. Fu l'occasione in cui trascorse circa tre mesi a Roma, periodo di cui trovate traccia in questo blog e che fu trasfuso in un bel libro, La Resurrezione di Roma.

Sempre in onore dei Martiri Inglesi Chesterton e sua moglie Frances finanziarono l'edificazione della Cappella a loro dedicata nella Chiesa parrocchiale di Beaconsfield mediante un lascito testamentario.

Sarebbe stata volontà di Chesterton che la chiesa fosse stata dedicata anche ad essi. Santa Teresa di Lisieux prevalse ma successivamente furono aggiunti San Tommaso Moro, San Giovanni Fisher e i Martiri Inglesi.

Buon ascolto!

https://soundcloud.com/giovani-raccontano/martiri-inglesi

mercoledì 26 maggio 2021

La democrazia dei filantropi - di Fabio Trevisan.

Capita spesso di leggere sui giornali o sul web e di udire alla radio o alla TV le "gesta" di fieri capitalisti, di personaggi molto ricchi che con le loro fondazioni si dedicano alle cosiddette "attività filantropiche". 

Recentemente ha fatto scalpore, nell'annuncio dell'imminente divorzio tra Bill e Melinda Gates, la preoccupazione della destinazione degli ingenti fondi (circa 5 miliardi di dollari l'anno) che la loro fondazione filantropica elargiva per la sanità e l'istruzione dei Paesi più poveri, a favore dell'alfabetizzazione e per combattere terribili malattie infettive. Qualche mese prima si era scatenata la medesima preoccupazione per l'annunciato divorzio tra Jeff Bezos, patron ultramiliardario di Amazon, e MacKenzie Scott, una delle donne più ricche del mondo, anche loro protagonisti, al pari di altri celebri nomi della finanza mondiale, come ad esempio Warren Buffett, di iniziative filantropiche come la Giving Pledge, per destinare ingenti fondi delle loro enormi ricchezze in opere di beneficenza. 

Tutte queste più o meno legittime preoccupazioni che hanno investito gran parte dell'opinione pubblica, magari interessata direttamente a ricevere queste stratosferiche somme, mi hanno fatto pensare al significato della filantropia e al suo rapporto con la democrazia, quella vera, quella autentica, quella che ha a che fare con la natura essenziale della persona umana. 

Non la democrazia ostentata fieramente da questi filantropi capitalisti ma quella invocata ed espressa in mirabili frasi da quel grande pensatore e scrittore che è stato Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), il quale annotava profondamente nella raccolta di saggi Eretici del 1905: "La democrazia non è filantropia. Non è nemmeno altruismo né riforma sociale. La democrazia non si basa sulla compassione nei confronti dell'uomo comune. La democrazia si basa sulla reverenza per l'uomo comune, o se si preferisce anche sul timore per l'uomo comune. Non protegge l'uomo perché questo è miserabile, ma perché è sublime. Non obietta tanto al fatto che l'uomo comune sia schiavo, quanto al fatto che non sia Re…". 

Si può comprendere allora, condividendo il profondo pensiero di Chesterton, quanto la filantropia dei ricchi sia lontana dalla reale democrazia, in quanto perverte l'atteggiamento nei confronti dell'uomo comune. 

La benevolenza non è solo un sentimento, un atteggiamento compassionevole ma è soprattutto un atto di sottomissione alla gloria di Dio, che ha elevato a dignità regale ogni Sua creatura umana. Ecco perché Innocent Smith, il protagonista del romanzo di Chesterton: "Le avventure di un uomo vivo" raccoglie i cappelli delle persone volati via per un'improvvisa raffica di vento nella Locanda Beacon e con un atto di umiltà e riverenza glieli pone gentilmente sul loro capo con queste parole: "Ogni uomo è un Re e ogni cappello è una corona". 

Quell'uomo vivo, al contrario dei filantropi ricchi, si inginocchia dinanzi alla dignità regale di ogni persona umana, evocando quanto sublime è stata la chiamata di Dio nei loro confronti e richiamando la loro responsabilità, la risposta alla vocazione che il Creatore ha rivolto a ogni Sua creatura. Ecco perché, ancora, ne: "Il club dei mestieri stravaganti", Chesterton osservava e sottolineava quanto i grigi monumenti a ingegneri ferroviari e filantropi nei quartieri poveri di Londra fossero inopportuni, in quanto ingegneri ferroviari e filantropi erano due brutte genìe di uomini, unite dal loro disprezzo per il popolo.

Fabio Trevisan

“All’insegna della spada spezzata”: la storia, i suoi eroi e le sue bugie - Luca Fumagalli su Radio Spada.


All'insegna della spada pezzata (The Sign of the Broken Sword), undicesimo e penultimo racconto de L'innocenza di Padre Brown (1911), marca una netta differenza rispetto ai precedenti. In esso, infatti, le doti del sacerdote detective si concentrano nell'ambito dell'investigazione storica, cercando di comprendere cosa sia realmente accaduto durante una strana battaglia del passato, una di quelle gloriose disfatte i cui protagonisti, nonostante tutto, vengono celebrati con targhe e monumenti funebri sparsi per tutto l'Impero.    

L'eroe della battaglia del Fiume Nero, combattuta in Brasile durante un'immaginaria campagna britannica ai danni del presidente Olivier, è il genarle Sir Arthur St. Clare. Si racconta che dopo aver condotto i suoi uomini in un attacco avventato – su un terreno paludoso e con forze nemiche molto più numerose delle sue – il generale abbia inutilmente opposto una forte resistenza, venendo infine catturato e impiccato.

Eppure troppe cose non tornano, a partire dagli ambigui comportamenti di St. Clare e di Olivier, notoriamente soldati d'esperienza e galantuomini.

Il resto nel collegamento qui sotto:


https://www.radiospada.org/2021/05/il-mercoledi-di-padre-brown-allinsegna-della-spada-spezzata-la-storia-i-suoi-eroi-e-le-sue-bugie/?fbclid=IwAR2sJD_7B4tLbvN-75Du2uwpM-5XYPBGCmaL0hw4Oor0m0ZepS8HdS5lPec

Tante persone ci chiedono preghiere, ci sono tanti malati e persone in difficoltà: vogliamo chiedere aiuto a Gilbert? Ecco la preghiera!

lunedì 24 maggio 2021

Chesterton è attuale - Alessandro D'Avenia cita il Nostro.

Dice Alessandro D'Avenia:

"E, come scriveva Chesterton, il miglior modo per scoprire la propria casa è uscire dalla porta principale, andare sempre dritto e rientrare dal retro, dopo aver fatto il giro del mondo".

Il resto qui:

https://www.corriere.it/alessandro-d-avenia-ultimo-banco/21_maggio_24/80-segreto-riuscire-af88c7d2-bbde-11eb-822f-b2d049d46202.shtml

domenica 23 maggio 2021

Chi era Émile Cammaerts?





Émile Leon Cammaerts nacque in Belgio il 16 marzo 1878 e morì il 2 novembre 1953in Inghilterra. Drammaturgo, poeta e autore, ha scritto in inglese e francese.

Tradusse John Ruskin e selezionò alcune delle storie di Padre Brown per il volume La clairvoyance du père Brown.

Divenne professore di studi belgi all'Università di Londra nel 1933, la maggior parte delle sue opere e carte sono conservate nella Senate House Library dell'università londinese.

Amico di Chesterton, lo ricordiamo anche perché è lui il padre del famoso apocrifo chestertoniano:

Il primo effetto del non credere in Dio è di credere in tutto.

citato in mille formulazioni diverse, ma grosso modo espresso in questa forma nel volume che vi abbiamo proposto giorni fa dal titolo The Laughing Prophet. Apocrifo nel senso che Chesterton mai scrisse qualcosa del genere nelle sue opere (provate a setacciarle... è come la storia dell'avventuriero e della vita su cui facemmo approfondite ricerche anni fa - altra frase mai scritta) ma ciò non toglie che abbia pronunciato questa frase in qualche sua conferenza o che se ne possa reperire il senso in vari frammenti del Padre Brown.

Chesterton in altre parole - Italo Alighiero Chiusano - "Una frase che per me vale tutta la Critica della ragione pura di Kant"... (grazie, Umberta Mesina)

Italo Alighiero Chiusano - Wikipedia


Da Note di un contemporaneo, di Italo Alighiero Chiusano, Edizioni Paoline, Alba 1985.


Pascal corrisponde molto alla mia natura. Spesso ha ragione, ma è troppo cupo, pessimista. Anche Chesterton corrisponde molto alla mia natura. Spesso ha ragione, ma è troppo sereno, ottimista. Una fusione tra i due? Un Pascal-Chesterton? Che fior di maestro sarebbe! Ma forse qualcosa di simile c’è già: il San Francesco degli ultimi due anni, dopo la Verna e le stigmate. (pag. 215 C) 


Pasqua 

(pagg. 46-49) 


“Buona Pasqua!”, “uova di Pasqua”, “auguri pasquali”, “contento come una Pasqua”, “vacanze pasquali”, “il ponte di Pasqua”, “Pasqua con chi vuoi”, “un regalo di Pasqua”. C’è, in queste e in infinite altre frasi a sfondo pasquale, uno squillare di campanelli d’argento, un effluvio di aria finalmente non più invernale ma tepidamente primaverile, un cielo azzurro con bianchi cirri e rondini, come nei libri di lettura della nostra infanzia, un fremito di vita che si ridesta, di ali e di elitre che si distendono al volo, di polmoni che si dilatano,di gioia vogliosa – nello spirito e nel corpo – che ripiglia vigore dopo un lungo letargo. 

Ma in buona parte questa bella roba è come soffocata da un pesante coltrone: quello di un’abitudine secolare, un tempo almeno vivificata da un pizzico di fede, mentre oggi è un cliché laico e consumistico di cui beneficia soltanto chi, per la Pasqua, ha qualcosa di acconcio da vendere, anzi da rifilarti. Tra quelli che ne godono veramente, oltre a poche anime pie, ci sono soltanto i bambini; anzi, alcune fasce di bambini molto piccoli e privilegiati. Insomma, è come il Natale, che si festeggia anche a Tokyo o in Russia, ma come scadenza festiva stagionale, senza pensare a implicazioni più profonde. 

Non facciamo il solito paragone pessimistico tra ciò che la Pasqua (o il Natale) significa e vuol significare, e la realtà che quotidianamente ci troviamo intorno; tra tanta gioia e vita e amore e serenità da un lato, e tanto dolore e morte e odio e disperazione dall’altro. Più o meno il mondo della realtà è sempre stato amaro, se mai gli ultimi anni hanno più amarezza ancora; ma è anche vero che di cose bellissime, di persone incantevoli, di segni gonfi di speranza il mondo è pieno, anzi traboccante anche adesso, e il nostro peggior guaio è proprio questo, di non volerlo o saperlo vedere. 

Ecco, se dovessi fare a me stesso o ad altri un regalo di Pasqua eccezionalmente valido, sarebbe appunto una rinnovata freschezza di sentimenti e di attenzione di fronte alla meravigliosa scena della vita. Abbiamo gli occhi velati dal sonno, la mente ottenebrata dall’ubriachezza, e barcolliamo in questo giardino di fiaba come se fosse un noiosissimo, polveroso museo di fossili. Mi succede, a volte, di fronte , non dico a un fiore, a una bella donna, a un paesaggio di montagna e di neve, ma fissando l’occhio su una semplice matita, di sentirmi prendere da una specie di vertigine e di caldana, che mi fa letteralmente arrossire. “Ma come”, dice in me una voce, “non ti vergogni? Esiste una realtà miracolosa come questa matita gialla, esagonale, con scritta dorata, la vernice un po’ scrostata, il legno della punta odoroso di segheria, la mina grigio-nera con riflessi argentei; esiste – o idiota che non sei altro! – questo oblungo, palpabile miracolo che basterebbe a incantare la tua vista e i tuoi polpastrelli per mille anni, degno di essere eternato dal pennello di un Vermeer o di un Caravaggio; esiste questo agglomerato di atomi, cioè miliardi e miliardi di fabbriche Fiat superpotenziate che funzionano alla perfezione per costituire questo piccolo oggetto, non solo molto utile ma anche incredibilmente bello... e tu scuoti la testa, balordo, sullanoia e la disorganizzazione che regnano nell’universo, sul male che vince il bene, sulla natura matrigna o il Dio patrigno, che ti tiene qui, su questo pianeta, a soffrire e a sbadigliare? Non ti rendi conto che se c’è da piangere su qualcosa è solo sulla misura inconcepibile della tua cecità e insipienza?”.

Sì, è una lezione che bisogna accettare. Il Grande Peccato (più invecchio, più ne sono convinto) è la nostra disattenzione a ciò che il mondo ha da offrire, la nostra pervicace costruzione – ecco la vera torre di babele – d’una muraglia invalicabile e impermeabile tra noi e la realtà vivente, di cui ormai non avveriamo più nulla, se non minuscoli e distorti frammenti. Ci siamo mai stupiti, come dovremmo, non tanto di avere un corpo e una mente, ma anche solo di avere un’unghia sul dito mignolo della mano sinistra? Per il vecchio, pur laido e criminale papà Karamazov, non esistevano donne brutte. Aveva perfettamente ragione: e questa sua idea ne faceva un santo, oltre che un poeta e un filosofo superiore a tanti autori di volumi e costruttori di sistemi. E quel meraviglioso giullare di Chesterton sosteneva che il vero miracolo non era che uno storpio cominciasse a camminare, ma che ogni mattina noi trovassimo un paio di gambe da infilare nelle nostre calze. Una frase che per me vale tutta la Critica della ragione pura di Kant. Ma poi penso al miracolo che è la mente di Kant, e mi metterei a ballare di gioia come per le “gambe” di Chesterton. 

E se questa Pasqua fosse di resurrezione, per noi, in questo senso? Nonostante il terrorismo e la crisi, l’Afghanistan e il Salvador, i governi di carta velina e i sabotaggi d’acciaio, il terremoto con le sue conseguenze e il malcostume con le sue persistenze, il referendum sull’aborto e l’“aborto” di tante iniziative promettenti, dire un entusiastico sì a questo prodigio della vita, a questo prodigio che è il fatto che siamo vivi e, se Dio vuole, nemmeno poi tanto rincitrulliti da non rendercene conto? E proporci di non dormire più nel sudario dell’indifferenza, nella tomba oscura del broncio e del rifiuto, ma aprir gli occhi alla bellezza, rotolar via la pietra dell’oppressione e venir fuori, come Gesù, in una splendida mattinata di primavera (e se piove non importa, è un miracolo anche quello) e poi camminare in un giardino umido di rugiada, tra allodole che frullano e merli che fischiano, verso gli amici e i parenti e le donne e i bambini che ci aspettano con amore e con impazienza (e se ci aspettano per litigare non importa, è un miracolo anche quello). 

Il giorno di Pasqua voglio andarmene all’aperto, in un bosco o in un prato, e rileggermi, tra sole e ombra, i vangeli in cui la Resurrezione per eccellenza è raccontata come si racconta la cosa più ovvia.

sabato 22 maggio 2021

A Second Childhood



When all my days are ending
And I have no song to sing,
I think that I shall not be too old
To stare at everything;
As I stared once at a nursery door
Or a tall tree and a swing.

Wherein God's ponderous mercy hangs
On all my sins and me,
Because He does not take away
The terror from the tree


And stones still shine along the road
That are and cannot be.

Men grow too old for love, my love,
Men grow too old for wine,
But I shall not grow too old to see
Unearthly daylight shine,
Changing my chamber's dust to snow
Till I doubt if it be mine.

Behold, the crowning mercies melt,
The first surprises stay;
And in my dross is dropped a gift
For which I dare not pray:
That a man grow used to grief and joy
But not to night and day.

Men grow too old for love, my love,
Men grow too old for lies;
But I shall not grow too old to see
Enormous night arise,
A cloud that is larger than the world
And a monster made of eyes.

Nor am I worthy to unloose
The latchet of my shoe;
Or shake the dust from off my feet
Or the staff that bears me thorugh
On ground that is too good to last,
Too solid to be true.

Men grow too old to woo, my love,
Men grow too old to wed;
But I shall not grow too old to see
Hung crazily overhead
Incredible rafters when I wake
And I find that I am not dead.

A thrill of thunder in my hair:
Though blackening clouds be plain,
Still I am stung and startled
By the first drop of the rain:
Romance and pride and passion pass
And these are what remain.

Strange crawling carpets of the grass,
Wide windows of the sky;
So in this perilous grace of God
With all my sins go I:
And things grow new though I grow old,
Though I grow old and die.

Gilbert Keith Chesterton

Chesterton in altre parole - Ancora Alberto Castelli.

Chesterton possiede il dono per il quale «l'uomo può abituarsi al dolore e alla gioia - ma non alla notte e al giorno…»*. Vedrà sempre le stesse cose, e gli saranno sempre nuove.

Alberto Castelli, Scrittori inglesi contemporanei.

* citazione da Gilbert Keith Chesterton, A Second Childhood, in Collected Poems, inedito in italiano. 

venerdì 21 maggio 2021

Chesterton in altre parole - Alberto Castelli.

Chesterton è positivo, affermativo di tutto. Vuol essere lo spirito buono, vuol essere buono e affermare buone tutte le cose, come Dio Creatore, nella contemplazione dell'opera della prima settimana. La sua poesia è come il lavoro dei coloratori di vetri nella canzone delle Cinque Corporazioni.

Alberto Castelli, Scrittori inglesi contemporanei.