lunedì 30 ottobre 2023

Una segnalazione di Maria Grazia Gotti | Segnalibro. Se la religione come visione del mondo schiaccia materialismo e liberismo | Belloc pubblicato da Oaks con prefazione di Martino Cervo. Manlio Triggiani su Barbadillo.

 


(...)

Nel 1929 Belloc scrisse un libro, Le due culture, ora riproposto da Oaks, casa editrice diretta da Luca Gallesi. Lo scrittore non risparmiava critiche e analisi corrosive al sistema capitalistico e liberista che nel Regno Unito imperava. E’ sorprendente pensare che in Italia fu pubblicato nel 1947 e la lettura di questo Sillabo laico, è per gran parte ancora attuale. Belloc sviluppa una forte e strutturata critica, da un’ottica conservatrice, ai valori della modernità e al materialismo, una visione completa attraverso un’analisi di parte ma puntuale della società capitalistica. Lo fa tenendo ben presenti due poli di “attacco”: le sopravvivenze (“vecchie forme di attacco le quali sono prossime ad abbandonare il terreno”) e le sopravvenienze (“nuove forme d’attacco”).

(...)

Il resto nel collegamento qui sotto:

https://www.barbadillo.it/111590-segnalibro-se-la-religione-come-visione-del-mondo-schiaccia-materialismo-e-liberismo/

domenica 29 ottobre 2023

Chesterton in altre parole - William Oddie, Charles Dickens e il nostro caro Chesterton.

G K Chesterton (...) certainly understood Dickens better than Dickens understood himself.

William Oddie, The night Dickens had a Marian vision, Catholic Herald, 15 Febbraio 2012.



sabato 28 ottobre 2023

Chesterton the Prophet: Ronald Knox Remembers His Friend | mons. Ronald Knox ricorda il suo amico Chesterton pochi giorni dopo la sua morte.

El hombre que fue Chesterton | Babelia | EL PAÍS

Questo articolo che vi proponiamo apparve originariamente nel numero del 26 giugno 1936 di The Catholic Herald, che lo ha ripreso il 14 Giugno 2021, ottantacinquesimo anniversario della morte di Chesterton. Knox pronunciò anche il panegirico in occasione della Messa di requiem tenuta nella Cattedrale di Westminster un mese dopo la morte dell'amico giornalista. L'articolo è reperibile nel volume dei suoi Occasional Sermons.

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Per tutti gli uomini di buona volontà della mia generazione, la morte di Chesterton appare (in diversi gradi) come un'ombra del sole. La sua filosofia, o qualche sua eco, dava colore alle cose di questo mondo ed è stata la premessa di cose migliori a venire. Molti altri, come me, devono sentirsi così saturi del suo pensiero che ogni svolta della strada ci ha ricordato di lui in questi ultimi giorni, portando con sé un nuovo dolore della memoria. (Mentre eravamo seduti a pranzo dopo averlo deposto a Beaconsfield, cercavo di ricordare una sua frase sul Saracen's Head e mi sono ritrovato a rifiutare, in suo onore, un biscotto con il mio formaggio). Questo, anche nelle piccole cose; ma ci sono ricordi più profondi e un senso di perdita più profondo.

(...)

Una volta, dopo aver pranzato con degli amici, gli fu chiesto di camminare fino alla fine del giardino, dove poteva farsi vedere da un'anziana signora costretta a letto al piano di sopra, desiderosa di vedere "il grande Mr. Chesterton". Gli chiesi se potevo camminare con lui, per continuare una discussione, e lui mi disse subito: "Sì, vieni con me: puoi essere l'uomo comune". Credo che fosse sinceramente il suo pensiero, che la grandezza di Mr. Chesterton fosse una questione di "ciccia", cioè di capacità di essere un uomo comune. Certamente quel pensiero era il mio, cioè che il ruolo dell'uomo comune era facile da interpretare in una simile compagnia.

(...)

Il resto qui:

https://catholicherald.co.uk/chesterton-the-prophet-ronald-knox-remembers-his-friend-who-died-85-years-ago-today/

Qui l'articolo nella sua edizione originale e nella sua collocazione all'interno della pagina originale:

https://archive.catholicherald.co.uk/article/26th-june-1936/5/chesterton-the-prophet


giovedì 26 ottobre 2023

Oggi è Sant'Alfredo il Grande, e questo dovrebbe dirci qualcosa...

Amici, saprete di certo che stiamo parlando di lui, di King Alfred, ossia del protagonista de La ballata del cavallo bianco. Qui di seguito un breve profilo biografico e alcuni riferimenti del nostro blog su La ballata (ma ce ne sono altri, basta cercare col motore di ricerca interno e con le etichette).

26 ottobre: Sant’Alfredo il Grande.

Alfredo nacque a Wantage, Berkshire, in Gran Bretagna, nell’849 e morì nell’899, a 50 anni.

Fu prima re del Wessex (antico regno dei Sassoni) e poi re degli Anglosassoni dall’878 all’899.

Sostenne una lotta accanita contro i pagani invasori scandinavi, in particolare contro i Danesi che già dal tempo di suo padre avevano invaso il Wessex ed erano quasi riusciti ad occupare l’Inghilterra. Impose la propria superiorità sui Danesi con le vittorie militari di Ethandun, di Benfleet e di Buttington.

Salvò la fede cristiana, ripristinò l’autorità regia e preparò l’unità del Paese; nonostante le difficoltà del suo regno, riuscì a promuovere una splendida rinascita della civiltà anglosassone.

Diffuse la cultura attraverso traduzioni di opere latine, come quelle di san Beda il Venerabile, monaco anglosassone e Dottore della Chiesa; inoltre incoraggiò la composizione di opere storiche e ne scrisse lui stesso (Cronaca degli Anglosassoni).

Riorganizzò l’amministrazione dello Stato e notevole fu anche la sua opera legislativa, volta a superare il vecchio diritto consuetudinario germanico.

Eccelsa figura di santo sovrano, è l’unico re nella storia inglese che meritò l’appellativo “il Grande”.

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La presentazione della traduzione italiana (la prima in assoluto -- per quel che ci risulta c'è una traduzione in spagnolo ma è giunta per seconda) da parte dell'autrice Annalisa Teggi al Meeting 2009:

https://uomovivo.blogspot.com/2009/09/meeting-2009-la-ballata-del-cavallo.html

Quel famoso passaggio de La ballata nella sua lingua originale con una bella foto del luogo ove la storia è ambientata e gli alunni della Scuola Chesterton di San Benedetto del Tronto:

https://uomovivo.blogspot.com/2022/05/aforismi-in-lingua-originale-quel.html

Un articolo introduttivo a La Ballata redatto da Fabio Trevisan:

https://uomovivo.blogspot.com/2015/10/la-grande-visione-di-un-re-cristiano-di.html

La cronaca di una visita - pellegrinaggio da quelle parti:

https://uomovivo.blogspot.com/2022/11/sei-italiani-e-tre-americani-una.html

"Io sono quel re spesso sconfitto..."

https://uomovivo.blogspot.com/2021/09/un-aforisma-al-giorno_7.html

Una riflessione di Annalisa Teggi su La Ballata:

https://uomovivo.blogspot.com/2021/07/una-riflessione-di-annalisa-teggi-su-la.html


Il monumento dedicato a Re Alfred
a Winchester


martedì 24 ottobre 2023

Il distributismo porta la Rerum novarum in Africa | Stefano Fontana su La Nuova Bussola Quotidiana riporta e commenta il recente viaggio dei nostri in Sierra Leone.

Ecco il nostro eroe a scuola, di
fronte ad un'aula intitolata al nostro
carissimo Stratford Caldecott, che
ci ha fatti conoscere e ci ha reso
amici per sempre.

John Kanu ha deciso di impiantare in Sierra Leone un’iniziativa ispirata al distributismo. Una dottrina economica valida, pensata da Chesterton, Belloc e padre McNabb, e che applica i princìpi del bene comune proposti dalla Rerum novarum.

In rete nei giorni scorsi è rimbalzata la notizia di un’esperienza ispirata al distributismo realizzata in Africa, precisamente in Sierra Leone [vedi qui e qui]. Rimando a queste fonti per i dettagli dell’iniziativa di John Kanu (nella foto), originario della Sierra Leone e oggi cinquantanovenne che, dopo aver studiato in Inghilterra ed essere rimasto affascinato dalle teorie di Chesterton e compagni, ha impiantato in uno dei Paesi più poveri al mondo un’iniziativa economica e sociale ispirata a quelle idee. La cosa è di notevole interesse perché dimostra come la Dottrina sociale della Chiesa possa ispirare ancora oggi molte iniziative rispondenti alle esigenze naturali di un’economia umana perché realizzata secondo il progetto di Dio sull’umanità.

Il resto nel collegamento qui sotto:

https://lanuovabq.it/it/il-distributismo-porta-la-rerum-novarum-in-africa

Questo post che segnalo dal nostro blog è una breve antologia di quello che abbiamo raccontato negli anni del nostro rapporto con John Kanu ed i suoi amici, ma se utilizzate le etichette "Distributismo", "Il distributismo possibile già c'è", "John Kanu", "I nostri amici", "Rerum Novarum", "Chesterton Academy of Sierra Leone", "Sierra Leone Chesterton Center", troverete come sempre molto, molto altro ancora.

lunedì 23 ottobre 2023

Approfondimenti sui libri di Chesterton - L'uomo che fu Giovedì | Fabio Trevisan su La Testata e alcune segnalazioni di nostri vecchi post.

Prima di accingersi alla lettura di questo appassionante romanzo: L’uomo che fu Giovedì, che contiene elementi tali da reputarsi persino un ottimo giallo, consiglio di considerare tre aspetti spesso sottovalutati: il primo, e non è un paradosso, è il sottotitolo; il secondo è la dedica iniziale ed il terzo è il 1908, anno di pubblicazione del romanzo.

A chi chiedeva a Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) quale fosse il significato del romanzo e soprattutto chi si celasse sotto la mole gigantesca di Domenica, personaggio misterioso del romanzo, il grande scrittore londinese rinviava al sottotitolo: “A nightmare”, un incubo. Chesterton aveva attraversato nel corso della sua giovinezza un periodo travagliato, che l’aveva quasi portato sull’orlo del baratro della disperazione.

Il resto nel collegamento qui sotto:

https://latestata.org/2023/10/19/luomo-che-fu-giovedi/

Qui sotto un aforisma nella sua lingua originale tratto dal libro:

https://uomovivo.blogspot.com/2021/09/aforismi-in-lingua-originale-una-delle.html

Michael Collins lesse anche L'Uomo che fu Giovedì e ne trasse spunto per la sua guerra contro gli Inglesi:

https://uomovivo.blogspot.com/2021/08/altre-prove-della-chestertonianita-di.html

Terry Pratchett, chestertoniano convinto, consigliava a tutti la lettura di questo libro, in particolare a presidenti e primi ministri:

https://uomovivo.blogspot.com/2020/11/terry-pratchett-e-il-nostro-eroe.html

Frontespizio del libro vergato da Chesterton medesimo:

https://uomovivo.blogspot.com/2016/11/luomo-che-fu-giovedi-frontespizio.html

Non vi fermate qui! Nel blog c'è molto, molto altro ancora! Aforismi tratti dal Giovedì, storie, aneddoti, basta scrivere il titolo nell'occhiello del motore di ricerca interno al blog oppure usando l'etichetta "L'Uomo che fu Giovedì".

Ecco dove affondano le radici della fantasia di Chesterton e Tolkien...

 

George MacDonald.jpg
George MacDonald

Ecco George MacDonald.

Ne abbiamo parlato più volte in questo blog e nel collegamento ne trovate varia traccia:

https://uomovivo.blogspot.com/2015/10/la-chiave-doro-di-george-macdonald-il.html

L'influsso su Chesterton fu notevole ed evidente, ed il piccolo Gilbert, che ad otto anni cercava di imitare in una prima prova le arti scrittorie di MacDonald, lo considerò sempre una delle sue maggiori ispirazioni.

È pure significativo che Chesterton abbia firmato l'introduzione della biografia di McDonald scritta dal figlio Greville:

https://uomovivo.blogspot.com/2021/02/chesterton-introduce-george-macdonald.html

Se volete è quasi un autorevole passaggio del testimone.

Disse Chesterton nel necrologio che gli dedicò dalle colonne del Daily News nei giorni successivi alla sua morte: "Se dobbiamo giudicare quanto a originalità di atteggiamento, George MacDonald fu uno dei tre o quattro uomini più grandi dell'Ottocento", e definì "arguzia celestiale" la sua facoltà immaginifica.

Tolkien, in On Fairy-Stories che abbiamo richiamato più volte negli scorsi giorni, lo menziona tra coloro che più esercitarono questo sforzo di leggere la realtà grazie alla fantasia.

Non so voi, ma tutto ciò mi sorprende e mi dà nuove e potenti chiavi di lettura dell'opera di Chesterton, e pure di quella di Tolkien, motivi non trascurabili, nuove finestre sull'idea di fantasia, stupore, tenersi desti, non permettere mai alla propria anima di addormentarsi, e su molto altro.

Le strade convergono.

Marco Sermarini

domenica 22 ottobre 2023

Chesterton in altre parole - Chesterton e Tolkien: le tracce del re dei paradossi nelle opere del professore di Oxford | Luca Fumagalli su Radio Spada.


Proseguo il tentativo di esplorare la proficua ed affascinante relazione tra Chesterton e Tolkien, e di dare maggiori elementi per valutare l'influenza del Nostro Gilbert sul professore oxoniense.

Ripropongo (già lo facemmo nel 2018, a ridosso della pubblicazione dell'articolo) uno scritto di Luca Fumagalli sul rapporto tra i due scrittori. Tra l'altro il giovane ricercatore afferma: 

"... come è chiaro dai suoi scritti, Tolkien conosceva e ammirava i lavori di Chesterton. Nel saggio Sulla fiaba (1947), per esempio, Chesterton viene citato in varie occasioni, sempre in termini favorevoli. A tal proposito scrive Robert J. Reilly in Tolkien and the Fairy Story: «Che il cristianesimo romantico di Tolkien non sia unico è ovvio dal riferimento a persone come C. S. Lewis e Charles Williams. Lo storico, a sua volta, troverà dietro tutti e tre il volto di Chesterton, e dietro di lui quello di uno degli autori più apprezzati da Chesterton e da Lewis, George MacDonald»".

Il resto dell'articolo è disponibile qui sotto:

https://www.radiospada.org/2018/11/g-k-chesterton-e-j-r-r-tolkien-le-tracce-del-re-dei-paradossi-nelle-opere-del-professore-di-oxford/

Marco Sermarini 

sabato 21 ottobre 2023

La Teologia di Chesterton e Tolkien: Un’Intervista con Alison Milbank | Carlos Perona Calvete intervista Alison Milbank su Tolkien Italia.

Alison Milbank


Nei giorni scorsi abbiamo cercato di fare luce sulla relazione tra Chesterton e Tolkien; l'influsso del Nostro Eroe è sicuramente significativo, soprattutto per quel che riguarda l'idea di fantasia come mezzo per risvegliare l'uomo di fronte alla realtà.

Qui di seguito presentiamo un'intervista rilasciata lo scorso anno da Alison Milbank, teologa e pensatrice inglese di religione anglicana, grande esperta sia di Chesterton che di Tolkien, sui quali ha scritto l'interessante opera dal titolo Chesterton and Tolkien as Theologians -The Fantasy of the real, edita da T. &. T. Clark (2007).

Alison Milbank è professoressa associata di Letteratura e Teologia presso l'Università di Nottingham (UK). In precedenza è stata John Rylands Research Institute Fellow presso l'Università di Manchester (UK), e ha insegnato presso le Università di Cambridge (UK), Middlesex (UK) e Virginia (USA).

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J. R. R. Tolkien e G. K. Chesterton, due grandi campioni del genere fantasy moderno, intendevano la creazione letteraria, e l’arte in generale, come qualcosa che esprima la creatività di Dio nel mondo. Alison Milbank ha scritto il libro Chesterton and Tolkien as Theologians per esplorare l’opera di queste gigantesche figure. In questa intervista, approfondiamo come la bellezza artistica, e nello specifico le grandi opere narrative, possano suscitare in noi un senso del mistero della bellezza, finché il mondo intero assomigli a una grande opera d’arte.

Tolkien scrive sulla subcreazione per descrivere cosa è legittimo nell’opera creativa. Il termine suona già teurgico– compiere l’opera di Dio al proprio livello. Cosa intende Tolkien con subcreazione?

Significa fare cose, e in particolare fare arte. Scrivere storie, immagini, questo genere di cose… che Tolkien sente partecipare, in un qualche senso reale, all’atto della creazione. Noi facciamo seguendo la legge secondo la quale siamo fatti. Siamo i figli di un Dio che crea dal nulla, che fa le cose libere, se si vuole. E perciò noi facciamo cose al nostro proprio livello, benché io pensi che Tolkien avrebbe probabilmente seguito George MacDonald, che, nel suo saggio sull’immaginazione fantastica afferma che l’invenzione è una sorta di ritrovamento, sicché Dio ci dà le cose dalle quali possiamo creare. L’argilla, le foglie, le parole, persino il linguaggio. E noi le usiamo per fare cose in modo da costituirle in nuove combinazioni. Ma in un certo senso, tutte queste combinazioni sono possibilità già presenti nella mente di Dio. Così possiamo fare, nel mondo, una cosa che non c’era prima. E Tolkien pensava che avremmo continuato a farlo in Cielo. Nella sua poesia Mythopoeia, scritta per convertire C. S. Lewis, dice a Lewis che il mito è reale. Afferma che il Cielo sarà a sua volta un tempo di creatività.

Il resto nel collegamento qui sotto:

https://tolkienitalia.net/la-teologia-di-chesterton-e-tolkien-unintervista-con-alison-milbank/

Chesterton and Tolkien as Theologians cover

venerdì 20 ottobre 2023

Chesterton in altre parole - Ulteriori aspetti dell'influsso chestertoniano su Tolkien.

Chesterton e Tolkien: le tracce del re dei paradossi nelle opere del  professore di Oxford | Radio Spada

Riprendiamo l'argomento che ieri abbiamo toccato grazie all'idea di fantasia secondo Chesterton utilizzata da Tolkien per spiegare la propria idea di "recover" che i racconti e le fiabe devono avere. Parlavo di idee chestertoniane fatte proprie da Tolkien. Ora provo a dare qualche ragione in più.

Tolkien lesse molto dell'opera di Chesterton, poetica e saggistica. Conosceva Eretici e Ortodossia; George Sayers (1914 - 2005) ricorda che Tolkien aveva "una grande simpatia e apprezzamento per L'Uomo Eterno" e che  trovava le sue ragioni "assolutamente valide". Si dilettava particolarmente con le opere più stravaganti di Chesterton: conosceva L'uomo che fu Giovedì e Il Napoleone di Notting Hill, e amava cantare ad alta voce le sue poesie comiche, in particolare The Song of Quoodle, The Song against Grocers, e The Rolling English Road. Tutte queste poesie sono presenti in L'osteria volante. Si può leggere tra le righe di un dettaglio non trascurabile de Il ritorno del re, quando si legge che Lotho Sackville-Baggins, dopo aver preso il controllo della Contea come "Capo", "non ha tenuto la birra, se non per i suoi uomini, e ha chiuso tutte le locande".

Tolkien ebbe parole di apprezzamento anche per Lepanto: sua figlia Priscilla ricordava che il padre si divertiva a recitarla. Dice Alison Milbank, autrice del libro Chesterton and Tolkien as theologians: «State leggendo una storia. State leggendo una poesia. E quando in quell’opera incontrate il mondo, in certa misura, vi trae fuori dalla realtà. Ora, ovviamente il fantasy lo fa in un modo molto puro, e quando Tolkien scrive sul “rendere strano” trae l’idea da Chesterton, per il quale è il metodo principale di scrittura. Chesterton scrive in un modo letterario, o grottesco, che fa sì che le cose ordinarie sembrino bizzarre o incantate. Le storie di Padre Brown funzionano così. Siamo in un mondo molto ordinario, per esempio in una sala da tè londinese, e improvvisamente accade qualcosa di inesplicabile, e il mondo intero sembra strano. Non sembra essere ciò che pensavi che fosse. Tutto è possibile. Sei tratto in una sorta di regno quasi fantastico. Come può accadere che un corpo sparisca da un isolato di appartamenti, quando tre testimoni guardavano e nessuno è entrato o uscito? Significa forse che i corpi possono fare cose che non pensiamo possano fare? Così, Chesterton vi porta via da un mondo che sembra funzionare secondo leggi note. Questo è il modo con cui Chesterton opera al fine di ricostruire la realtà» (1).

Milibank esprime in maniera ancor più chiara la questione del Mooreeffoc, ossia la capacità della realtà stessa di mostrarsi bizzarra per sottrarsi dall'ovvietà, la "fantasia chestertoniana" su cui si sofferma Tolkien nel suo saggio On Fairy-Stories.

Naturalmente c'è dell'altro, e di ciò parleremo più avanti, ma già questi aspetti mostrano la profondità dell'influsso chestertoniano sul filologo di Oxford.

Marco Sermarini


(1) Alison Milbank, La Teologia di Chesterton e Tolkien: Un’Intervista con Alison Milbank, di Carlos Perona Calvete, 1 Giugno 2022, in https://tolkienitalia.net/la-teologia-di-chesterton-e-tolkien-unintervista-con-alison-milbank/

giovedì 19 ottobre 2023

Chesterton in altre parole - Tolkien e Chesterton, documentazione di una relazione.

Tree and Leaf


È noto che Tolkien apprezzasse Chesterton, si dice in particolare il Chesterton poeta più del saggista; l'idea di mitopoiesi (cioè di generazione del mito), presente sia in Tolkien che in Lewis, trae le proprie origine proprio in Chesterton.

Ma al di là di questo, spesso si cita ma non si documenta questa relazione, questo debito che Tolkien sembra avere verso Chesterton.

Una pagina di un notissimo quanto poco letto saggio viene in nostro aiuto. Si tratta di On Fairy-Stories, parte del volumetto Tree and Leaf (in alto la copertina dell'edizione inglese HarperCollins), comprendente anche Leaf by Niggle e la poesia Mythopoeia. Non cerco di ricostruire le vicende editoriali e letterarie di queste tre produzioni, ma mi limito a dire che attualmente On Fairy-Stories è pubblicato in Italia da Bompiani col titolo Sulle fiabe nel volume Il Medioevo e il fantastico, comprendente ben altro (Beowulf: mostri e critici, Tradurre Beowulf, Sir Gawain e il Cavaliere Verde, Inglese e Gallese, Un vizio segreto e Discorso di commiato all'Università di Oxford). Anche qui complesse vicende letterarie, oltre ad un'introvabilità del testo fondamentale della filosofia di Tolkien in lingua italiana per lunghi anni (uscì molti anni fa come Albero e foglia edito da Bompiani poi silenzio fino ad oggi, se non erro).

On Fairy-Stories approda ad un certo punto al paragrafo Recover, Escape, Consolation (tradotto come Riscoperta, Evasione, Consolazione: ho qualche perplessità sull'aver reso da parte del traduttore il termine inglese Recover con Riscoperta, e non solo questo termine), forse il luogo dove si viene di più al dunque di ciò che secondo Tolkien è lo scopo del mito e dei racconti fantastici:

Of course, fairy-stories are not the only means of recovery, or prophylactic against loss. Humility is enough. And there is (especially for the humble) Mooreeffoc, or Chestertonian Fantasy. Mooreeffoc is a fantastic word, but it could be seen written up in every town in this land. It is Coffee-room, viewed from the inside through a glass door, as it was seen by Dickens on a dark London day; and it was used by Chesterton to denote the queerness of things that have become trite, when they are seen suddenly from a new angle. That kind of “fantasy” most people would allow to be wholesome enough; and it can never lack for material. But it has, I think, only a limited power; for the reason that recovery of freshness of vision is its only virtue

[traduzione: Naturalmente, le fiabe non sono il solo mezzo di riscoperta, la sola profilassi contro la perdita. Basta l'umiltà. E (soprattutto per chi è umile) c'è il Mooreeffoc, ovvero la Fantasia chestertoniana. Mooreeffoc è una parola immaginaria, ma la si può trovare scritta per esteso in ogni città di questo paese. È l'insegna di un coffee room, un caffè, vista dall'interno attraverso una porta a vetri, come fu vista da Dickens in una scura giornata londinese; e venne utilizzata da Chesterton per indicare la bizzarria delle cose divenute ovvie, quando sono osservate improvvisamente da una nuova prospettiva. La maggior parte delle persone concederà che questo genere di "fantasia" è abbastanza sana, e non può mai essere a corto di materiale (J.R.R. Tolkien, Il Medioevo e il fantastico, Bompiani, Milano-Firenze 2022]. 

L'argomento è quello dello scopo dei racconti fantastici, recover, escape and consolation. Non sono l'unico mezzo per ottenere questo risultato, perché - dice Tolkien - c'è l'umiltà e pure il Mooreeffoc, cioè la fantasia applicata alla realtà da parte del Nostro Gilbert, cioè la bizzarria delle cose divenute scontate e che tali non devono rimanere. L'importanza di Chesterton è evidente nel percorso e nell'elaborazione di Tolkien.

Marco Sermarini

martedì 17 ottobre 2023

Chesterton in video e audio - La registrazione di una delle trasmissioni sulla BBC intitolata Architecture.

Chesterton durante una delle sue trasmissioni
sulla BBC, che ebbero un travolgente successo.


Tutti noi chestertoniani conosciamo il sito di Martin Ward ed il gran lavoro che ha compiuto mettendo in rete e rendendo disponibile gratuitamente una notevole quantità di materiale chestertoniano, sia opere nel proprio testo originale che fotografie e molto altro ancora. Tra questo molto altro si trovano anche le pochissime registrazioni audio e video che lo riguardano (una assolutamente sconosciuta l'abbiamo però scovata noi e piazzata in questo blog, è un notiziario Pathè in cui si vede uno splendido Chesterton in veste di membro di una giuria con toga e parrucca...).

Una di queste registrazioni è una delle famose trasmissioni che a più cicli Chesterton produsse negli anni che vanno dal 1932 al 1936. Una parte di esse le abbiamo raccolte (l'editore Rubbettino, la traduttrice Annalisa Teggi ed io inutile prefatore) nel bel volume Radio Chesterton, di cui abbiamo parlato molte volte su questo blog e di cui non si parla mai abbastanza perché bellissimo e pieno di pagine insostituibili (per saperne di più c'è l'etichetta "Radio Chesterton" e il motore di ricerca interno, le citazioni e le recensioni belle e calde sono tante, ci sono altre registrazioni... forza, datevi da fare da soli!).

La traccia che vi (ri)mettiamo a disposizione si intitola Architecture, ed è una di quelle ancora inedite in Italia (va però detto che il nostro volume è il primo e l'unico al mondo che raccoglie almeno una parte delle trasmissioni: non c'è il libro, neppure in lingua inglese, perché le trascrizioni sono tratte da The Listener, il settimanale che una volta riportava programmi e commenti ai programmi della BBC). L'incipit della trasmissione è il seguente: "Architecture is the most practical and the most dangerous of the arts. All the other arts we have to live with. They are things we have to live with and some have even said, with regard to some kinds of music and painting, that they are things they could live without" ("L'architettura è la più pratica e la più pericolosa delle arti. Con tutte le altre arti dobbiamo convivere. Sono cose con cui dobbiamo convivere e alcuni hanno persino detto, per quanto riguarda alcuni tipi di musica e di pittura, che sono cose di cui potrebbero fare a meno").

Si tratta della viva voce di Chesterton, con le sfumature che andavano dalla profondità e vibrazione sino agli accenti squillanti come quelli di un bambino...). È il nostro eroe e vale la pena ascoltarlo!

Il bello di queste trasmissioni era che producevano uno straordinario effetto negli ascoltatori: a loro sembrava di stare lì con lui, o meglio che Chesterton stesse con ciascun di loro nella propria  stanza. Lo dice (e lo riporto nella Prefazione) un barbiere che aveva la sua botteguccia in una via adiacente a Fleet Street, nel regno londinese di Chesterton. Pare non fosse l'unico.

Allora ravviviamo questo sentimento nella speranza che Chesterton entri nel nostro cuore e ci porti con la sua calda voce alla Verità.

Buon ascolto.

Marco Sermarini

http://www.gkc.org.uk/gkc/recordings/Architecture.mp3
 

domenica 15 ottobre 2023

Guardate dove abbiamo trovato Chesterton...

... sulla Scena Criminis...

Un pensiero di Gilbert Keith Chesterton sulla criminologia.

https://www.scenacriminis.com/citazioni-interviste-e-video/gilbert-keith-chesterton-criminologia/


Chesterton Doodles
Schizzi di Chesterton sui suoi libri di scuola,
Chesterton Collection, Londra.

sabato 14 ottobre 2023

Un'edizione di Padre Brown in inglese per la scuola...

 


Segnaliamo l'esistenza di un'edizione in inglese di selezionati racconti di Padre Brown per le scuole.

L'editore è Simone (famoso per le pubblicazioni giuridiche).

È munito di cd e altre amenità che trovate ben spiegate nel collegamento giù in basso [o se preferite there below, ma solo per oggi visto che l'edizione che segnaliamo è in inglese: altrimenti rigorosamente diciamo collegamento e non link... amiamo l'inglese Chesterton ma salvaguardiamo la nostra bella lingua infestata di mouse e computer che tranquillamente gli altri (spagnoli, francesi...) chiamano col loro nome, cioè topo e calcolatore, ossia raton e calculador, souris e ordinateur...].
Seppure in stampa dal 2017, non ne conoscevamo l'esistenza e quindi ve la segnaliamo ritenendola utile allo scopo che si prefigge, ossia far leggere ai ragazzi Chesterton nella sua lingua madre.

venerdì 13 ottobre 2023

Il paradosso (o "ampliamento") di Clara Lanzani.

Clara Lanzani è una chestertoniana che in primis ci ha fatto dono della sua tesi di laurea in lingue e letterature straniere, discussa nel 1972 presso l'Università Cattolica di Milano dal titolo: "Il sodalizio Chesterton - Belloc", il cui relatore fu il prof. Sergio Rossi. Ci ha fatto pure dono di un copioso "cilindro" di estratti dalle riviste su cui scrisse Chesterton che la signora Clara selezionò in un soggiorno a Londra visitando la British Library per preparare la sua tesi.

È nata una corrispondenza grata ed incuriosita per quel che mi riguarda: eravamo in pieno declino dell'interesse verso Chesterton e invece la (bella) tesi della giovane Clara testimoniava una resistenza solida contro questo processo. Mi sono permesso di farle qualche domanda e di insistere, ed ecco, ho ottenuto qualche risposta che ritengo utile condividere con voi, cari amici. 

Sono cose che non succedono spesso: trovare persone sinceramente interessate a Chesterton, vedere che non sono principianti e che da questo incontro con Gilbert nascono cambiamenti.


Marco Sermarini


Lei  signor Sermarini, o tu  collega Sermarini di passioni letterarie, mi avete provocato e io mi sono lasciata andare. Questa mia memoria è forse troppo lunga, ma spero almeno minimamente interessante. Non so se ho accontentato la richiesta fattami, ma ormai il dado è tratto. Buona lettura.

Avevo circa 15 anni (sono nata nel 1944) quando cominciai ad andare alle lezioni che allora Don Giussani teneva la domenica mattina dopo la messa . In uno di quegli  incontri propose la lettura di un libro di Charles Moeller, teologo molto in voga allora, “Saggezza greca e paradosso cristiano”. Non ci pensavo neanche lontanamente a leggere un libro che aveva tutta l’aria di essere concettuoso e difficile, ma fui colpita dalla parola paradosso, sembra strano ma fu come una specie di folgorazione. Ecco che cosa mi attirava: il paradosso, cioè qualcosa che va controcorrente, che contraddice la logica dominante, e, riferita al mio piccolo ambito familiare, qualcosa che disturbava lo schema piccolo borghese della vita della mia famiglia, soprattutto il modo di pensare di mia madre il cui confine era una bella casa, la sicurezza del domani, due figlie brave, buone, studiose, beneducate e che forse si sarebbero laureate (massima ambizione per lei). 

Mio padre non si esprimeva mai, era del tutto indifferente circa questo modo di concepire la vita, ma senz’altro gli andava bene così. Ma devo precisare che il paradosso non voleva dire per me ribellione a tutto questo, ma ampliamento, un orizzonte più vasto che mi desse una ragione di più per crescere. 

Questo fu il cristianesimo che ci propose Don Giussani. Io, nel mio piccolo, pensavo: i greci credevano nei valori di onestà, conoscenza, sapienza, equilibrio, proporzioni, vita misurata, ricerca della felicità che sta nell’ indagare tutta la realtà? Arriva Gesù che sconvolge tutto, o meglio supera tutto questo, l’amore è smisurato, non ci si scandalizza del male, l’uomo tende all’infinito, non può conoscere tutto perché c’è un mistero grande, e soprattutto c’è la resurrezione, la più grande contraddizione in assoluto. La logica umana è fregata, così come il nostro piccolo sentire borghese.

Non ho mai saputo se quel famoso libro parlasse di tutto questo, ma io ero sicura di sì. Certo, tutto questo non fu chiaro subito, arrivò ad essere chiaro e un pò più sistematico con gli anni, con la frequentazione assidua del Gius, e con lo studio dei classici. 

Intanto il Gius ci presentò Chesterton; che grande scoperta e che entusiasmo di tutti noi trovare uno scrittore che incarnava appieno questo nuovo sentire ribaltando e ampliando il nostro modo di pensare e quello degli adulti e della scuola; per giunta spesso in modo divertente. Per esempio un aforisma di Ch. (trovato per caso e con mia grande rabbia non più ritrovato): ”sperare è sperare nell’insperabile, altrimenti non è virtù”. Per me è grandioso. Oppure: “qual è la meta del tuo viaggio? Casa tua. Puoi fare il giro del mondo ma lo scopo è di riscoprire il valore del tuo lavoro, di casa tua, della tua famiglia, delle tue cose, ricche o misere che siano”.

Nel fare ricerche per la tesi sono arrivata a capire che questa novità di pensiero e modo di vivere deve essere stato ancora più dirompente per la società britannica di allora. Tu forse saprai meglio di me come i britannici avessero la puzza sotto al naso riguardo ai cattolici, considerati gentucola, pecoroni, i  cosidetti “papisti”. 

Il Cardinale Newman contribuì grandemente a sfatare questo pregiudizio ma a tutt’oggi molti lo mantengono . Non per niente Ch. creò la figura di Padre Brown, nome che più comune di così non si può, un sacerdote insulso che anche se papista pensa con la sua testa, anzi ha un cervello più fino di quello della polizia inglese. Secondo me, la recente serie televisiva sui racconti di Padre Brown è stata interpretata da un attore che ha proprio l’aria da tonto, per far risaltare di più il contrasto. Questi racconti ebbero un grande successo allora, anche se io sono convinta che non siano la sua opera migliore, ma si sa, attirano di più il pubblico storie che contengono un mistero da risolvere o, meglio ancora, un assassino da smascherare.

Con l’età e l’educazione di Don Giussani ho provato a vivere in seno alla comunità di CL secondo la visione  più matura e profonda del cristianesimo e non solo sull’onda di quell’attrazione istintiva che ebbi da ragazzina, ma come penso che tu sappia bene, il cammino è sempre lungo. Sono passati tanti anni da quando ho letto i romanzi di Ch., non ricordo molto, mi è rimasta in mente solo l’impressione generale che le sue storie sono esplicative di quanto detto sopra, non lessi neanche i suoi saggi, ma sto rimediando affrontando in questi giorni il saggio su San Tommaso d’Aquino .

Certamente la mia indole è più umanistica e la poesia in genere la sento più congeniale che altre forme espressive o altre discipline. La mia tesi ha certo dei limiti per quanto riguarda la descrizione dell’impegno giornalistico , sociale e politico dei due autori (cap. 1 e 2). Avrei potuto indagare di più e andare nel profondo dei problemi di cui si occupavano e delle ingiustizie che combattevano, ma ero una giovane studentessa ancora molto inesperta di tutto. Già dalle fotocopie che vi mando potete constatare di persona. Del distributismo parlo in generale perché sinceramente non avevo e non ho tuttora le capacità di indagare e quindi di addentrarmi in un discorso tra il sociale e il finanziario. So che avete fatto degli approfondimenti su questa questione, per me complicati da capire.

 La parte migliore della mia tesi  secondo me è il capitolo 3 in cui commento l’opera poetica dei due. Questa mia analisi mi ha fatto scoprire delle poesie veramente eccezionali, che val la pena di fare conoscere, come THE DONKEY, TO THE BABE UNBORN o A NOVELTY. Tutte e tre accennano a un concetto ricorrente in Ch.: il mistero della creazione è troppo grande per essere capito dalla mente umana, inutile crearci su filosofie astruse, ma nel contempo è così semplice enunciarlo e accettarlo, così semplice come riconoscere che l’erba è verde, ma l’uomo colto spesso lo rifiuta.

Clara Lanzani



giovedì 12 ottobre 2023

Gli errori su san Francesco d’Assisi | Fabio Trevisan su La Testata.

Nel secondo capitolo: “Il mondo in cui si è trovato San Francesco”, tratto dal saggio del 1923: “San Francesco d’Assisi”, Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) volle portare il lettore nell’atmosfera spirituale, sociale e culturale dell’epoca del Santo, per dissipare ogni dubbio sulle ingiuste versioni mondanizzate.

Nel capitolo precedente (“Il problema di San Francesco”) Chesterton aveva posto in rilevo gli ironici contrasti che contrapponevano gli esegeti del Santo: “L’approccio ci dia almeno una pallida idea del perché questo poeta che rendeva grazie al sole suo Signore si nascondesse spesso in una buia caverna, e del perché il santo che era tanto gentile con Frate Lupo fosse tanto duro con Frate Asino(soprannome che dava a se stesso), o del perché il trovatore che diceva che l’amore gli metteva il fuoco in cuore si tenesse lontano dalle donne, o del perché il cantore che godeva della forza e della gaiezza del fuoco, scegliesse di rotolarsi nella neve…”.

Il resto qui sotto:

https://latestata.org/2023/10/10/gli-errori-su-san-francesco-dassisi/


'Las siete virtudes', tabla de Francesco Pesellino (c. 1450).

mercoledì 11 ottobre 2023

Un aforisma al giorno - Senza che possa rivaleggiare.

E così, se ci proviamo a veder la Chiesa fra un ammasso di superstizioni mitraiche e manichee in rissa fra loro alla fine dell'Impero, e se ci proviamo a immaginare la Chiesa distrutta in questa lotta e un'altra religione installarsi al suo posto, saremo tanto più sorpresi e imbarazzati a ritrovarla dopo venti secoli, antica e nuova, in corsa attraverso le età come una fòlgore alata di pensiero e di sempiterno entusiasmo, senza che possa rassomigliarle o rivaleggiare con lei.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

Notre Dame de Chartres, Francia.

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lunedì 9 ottobre 2023

Una lavagnetta chestertoniana di qualche anno fa ma sempre freschissima...


Un salutino dal piccolo Gilbert.

 

Alcune recensioni di Giovani Idee.

IL LIBRO

Le “idee giovani” di Chesterton

Il gusto per le cose, l’educazione, la misura tra il fine e i mezzi, il valore della storia, la relazione tra identità e dialogo, i mezzi di comunicazione. Sono questi i temi al centro di diversi articoli e saggi di Chesterton ora raccolti nel volume Giovani idee. La felicità di pensare (Ares).


https://lanuovabq--<à-à-.it/it/le-idee-giovani-di-chesterton-

“La confusione senza freni sul rapporto fra i fini e i mezzi mi sembra oggi il centro dello smarrimento generale in cui ci troviamo”. Chesterton lo scrive nel 1926, Giovanni Molfetta, raffinato ricercatore in filosofia, lo traduce, per la prima volta in italiano, nel 2023 (“Giovani idee. La felicità di pensare”, Edizioni Ares, 184 pagine, 15 euro). 

https://www.ilriformista.it/chesterton-la-felicita-di-pensare-libro-commento-recensione-374757/

Giovani idee | Edizioni Ares

Disponibile su www.pumpstreet.it

sabato 7 ottobre 2023

7 Ottobre, festa della Madonna del Rosario, festa della Madonna della Vittoria, festa della Madonna Auxilium Christianorum, festa della Madonna Vincitrice a Lepanto, e Chesterton fu fulminato da questa storia...

Paolo Veronese, La Battaglia di Lepanto.


L'ho detto così spesso che sono quasi stanco di ripeterlo, ma devo continuare a dirlo. Coloro che non vedono il valore di Lepanto sono mezzi morti. Che rimangano così.

Hilaire Belloc

Credo, tuttavia, che Lepanto sia una delle pagine attuali che le generazioni del futuro non lasceranno morire. Una parte di vanità è solita mettere a disagio nelle odi eroiche; questa celebrazione inglese di una vittoria dei terzi di Spagna e dell'artiglieria italiana non corre questo rischio. La sua musica, la sua felicità, la sua mitologia, sono ammirevoli. È una pagina che commuove fisicamente, come la vicinanza del mare.

Jorge Luis Borges

(Lepanto) non è solo una delle più belle poesie di Chesterton, ma anche una delle più belle poesie in lingua inglese. È un intricato arazzo di immagini, un suggestivo racconto di storia, un capolavoro di rima e ritmo e allitterazione che marcia con uno scopo costante e costruisce un crescendo di grida di trionfo.

Dale Ahlquist

Se San Pio V suscitò una mobilitazione quasi come per una vera crociata, questo poema ha risvegliato amore, eroismo e l'idea di difendere le proprie radici in luoghi impensati: John Buchan, uomo d'arme, letterato e politico scozzese, futuro governatore britannico del Canada, il 21 giugno 1915 scrisse a Chesterton, appena riavutosi dal male che stava per ucciderlo, una breve nota dal fronte del seguente tenore: «L'altro giorno nelle trincee gridavamo la tua Lepanto». Nelle trincee in cui si combatteva contro gli Ottomani e i Prussiani, si cantava Lepanto, gente comune mandava a memoria versi che cantavano una battaglia di più di quattro secoli prima, cioè: un poema di Chesterton animava e parlava dell'identità di uomini comuni in guerra, nel fango di una trincea. Cosa desiderare di più per un poeta?

Marco Sermarini (prefazione a Lepanto, ed. Pathos, disponibile su www.pumpstreet.it)

Breve antologia su Lepanto e Chesterton:

https://uomovivo.blogspot.com/2018/10/breve-antologia-su-lepanto-e-gkc-oggi-7.html

La traduzione di Giulio Mainardi del poema:

https://uomovivo.blogspot.com/2021/06/e-uscita-lepanto.html

La traduzione di Rodolfo Caroselli del poema:

https://uomovivo.blogspot.com/2016/10/oggi-e-il-7-ottobre-giorno-della.html

A Spelonga, frazione di Arquata del Tronto, ogni tre anni si festeggia la Vittoria di Lepanto:

https://uomovivo.blogspot.com/2010/07/la-festa-bella-di-spelonga-rievocazione.html

https://uomovivo.blogspot.com/2010/07/la-festa-bella-di-spelonga-rievocazione.html


Chesterton the catholic Catholic, un articolo di Michael de la Bédoyère dagli archivi del Catholic Herald.

Michael Anthony Maurice de la Bédoyère


L'articolo che vi propongo l'ho trovato in un numero del 2021 del settimanale inglese The Catholic Herald, e in realtà è la recensione della biografia di Chesterton firmata da Maisie Ward. L'autore della recensione - la trovate integralmente in questo collegamento (il numero del 2021 ne pubblica un estratto) - è Michael de la Bédoyère (1900 - 1973), che fu direttore del Catholic Herald dal 1934 al 1962 imprimendo al periodico un taglio intellettuale; egli fu amico dei Chesterton e della Ward (che a sua volta era un'amica intima dei Chesterton e frequentatrice della loro casa). La recensione fu pubblicata nel numero del 14 aprile 1944, lo stesso anno della pubblicazione della più importante delle biografie su GKC.

È già singolare il titolo dell'articolo: "Chesterton il cattolico Cattolico". A mio giudizio lascia emergere qualcosa di geniale della personalità pura, adamantina e innocente di Chesterton. Confesso che personalmente non trovo altro di meglio che definirlo cattolico, senza indugiare in accostamenti con altri aggettivi (conservatore, tradizionale, rivoluzionario, radicale, non so cos'altro...), anzi volutamente prescindendo da essi e dai tanti altri che non fanno che rinchiudere il nostro genio nella scatola piccola piccola di ciò che ci fa più comodo (tanto lui non ci sta, e ogni operazione del genere ha vita breve). Chesterton da vero cattolico deborda rimanendo miracolosamente nel binario. Dovrebbe essere canonizzato già solo per questo.

In verità il giudizio sul libro è critico e formula l'auspicio che i lettori della sua recensione non siano d'accordo con lui, seppure lo consideri un'opera affascinante.

De la Bedoyere afferma che «Chesterton era un cattolico come il più semplice e umile dei cattolici. Tutto ciò che assomiglia a un cattolicesimo meramente intellettuale sarebbe stato ripugnante per la sua natura e per il suo genio, e questo punto andrebbe certamente sottolineato con molte illustrazioni!» e più avanti: «dell'altra parte, il suo misticismo e la sua sacramentalità, la sua devozione e il suo ascetismo, Chesterton fu più indirettamente un profeta. Quanti di noi condivideranno la sua osservazione sull'alzarsi presto per andare a Masse: "Cosa se non la religione ci porterebbe a un passo così malvagio!"».

Come vedete i suoi giudizi sono interessanti, al di là di quanto dice della biografia in sé, e l'articolo merita di essere letto.

Marco Sermarini

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Michael de la Bedoyere was the editor of The Catholic Herald and a friend both of G. K. Chesterton’s and his biographer Maisie Ward. Here he reviews the biography, titled simply Gilbert Keith Chesterton, which appeared in early 1944. The full review can be read here. It appeared in the issue of 14 April 1944. 

He begins describing his feeling of picking up the book with “all the excitement of a child receiving the toy for which he has longed,” but then being “unable to drive away the rather critical and disappointed thoughts to which the reading of the book has given rise.” He hopes the readers of his review will disagree with him.

This abridged version begins about one-fifth of the way through. He has called the book “fascinating,” and added that “Nowhere in the book, the fruit of six years of patient and painstaking research, is there any attempt to disguise the weaknesses of a genius.”

As a conducted tour to Chesterton, written in the easy and personal style that so well suited Mrs. Sheed’s earlier works, this book is admirable and, of course, indispensable to Chesterton’s biographer. And there’s the rub: it doesn’t seem to me a biography. I readily grant the difficulty of writing a biography of a man like Chesterton. Apart from a comparatively few simple facts, in themselves not so very dissimilar from the lives of many others, apart from anecdote and oddities of manner and personality, Chesterton was the mind and soul and personal radiance of Chesterton, as expressed in his books, articles, letters. conversation.

Il resto dell'articolo è nel collegamento qui sotto:

https://catholicherald.co.uk/220747-2/