L'umiltà è la cosa che esiste per rinnovare incessantemente la terra e le stelle. È l'umiltà, e non il dovere, a preservare le stelle dal errore, dall'errore imperdonabile della rassegnazione disinteressata; è grazie all'umiltà che i cieli più antichi ci appaiono freschi e possenti. La maledizione che precedette la storia ha imposto a tutti noi la tendenza a stancarci delle meraviglie. Se vedessimo il sole per la prima volta, sarebbe la più terribile e bella delle meteore. Ora che lo vediamo per la centesima volta, lo chiamiamo, con la frase orribile e blasfema di Wordsworth, «la luce del giorno comune». Siamo inclini ad accrescere le nostre pretese. Siamo inclini a pretendere sei soli, a pretendere un sole blu, a pretendere un sole verde. L’umiltà ci riporta perennemente nell’oscurità primordiale. Lì tutta la luce è un lampo, improvviso e istantaneo… Per l’uomo umile, e solo per l’uomo umile, il sole è davvero un sole; per l’uomo umile, e solo per l’uomo umile, il mare è davvero un mare. Quando guarda tutti i volti per strada, non si rende conto solo che gli uomini sono vivi, ma si rende conto con un piacere drammatico che non sono morti.
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lunedì 25 maggio 2026
martedì 27 gennaio 2026
Un aforisma al giorno - Niente è meraviglia se non nell'umiltà.
Visitare luoghi turistici è una questione molto più difficile e controversa di quanto molti sembrino supporre; e un uomo che la rifiuta del tutto potrebbe essere un uomo di senno e persino un uomo di immaginazione. Fu il grande Wordsworth a rifiutarsi di tornare a Yarrow; fu solo il piccolo Wordsworth a tornarci, dopotutto. Ricordo la prima grande vista che ebbi al mio arrivo in Medio Oriente, quando guardai per caso fuori dal treno diretto al Cairo e vidi in lontananza, oltre le pianure luminose, una debole forma triangolare: le Piramidi. Potrei capire un uomo che, dopo averle viste, voltasse le spalle e tornasse indietro nel suo paese e nella sua casa, dicendo: «Non andrò oltre, perché ho visto in lontananza le ultime dimore dei re». Posso capire un uomo che, dopo aver visto solo di lontano Gerusalemme sorgere sulla collina, non prosegua oltre e conservi per sempre quella visione.
Si direbbe, ovviamente, che sia assurdo venire fin qui e vedere così poco. A ciò rispondo che, in tal senso, è assurdo venire fin qui. Tornare indietro per una fantasia del genere non è più assurdo che venire per una fantasia simile. Un uomo non può mangiare le Piramidi; non può comprare o vendere la Città Santa; non ci può essere alcun aspetto pratico né nel suo venire né nel suo andare. Se non è venuto per uno stato d'animo poetico, è venuto per niente; se è venuto per uno stato d'animo simile, non è uno sciocco a obbedire a quello stato d'animo...
Nessuna grande opera sembrerà grande e nessuna meraviglia del mondo sembrerà meravigliosa, a meno che non sia vista in un'ottica di umiltà storica.
Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.
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domenica 6 giugno 2021
Un aforisma al giorno. Ma bello.
È l'umiltà che rinnova eternamente la terra e le stelle. È l'umiltà, e non il dovere, che preserva gli astri dall'errore, dall'imperdonabile errore della rassegnazione noncurante; è per l'umiltà che i più antichi cieli sono per noi freschi e vigorosi. La maledizione che sopravvenne prima della storia ha steso su noi tutti una tendenza a stancarci delle meraviglie. Se noi lo vedessimo per la prima volta, il sole sarebbe la più bella e spaventevole delle meteore. Ora che lo vediamo per la centesima volta, lo chiamiamo, nell'orribile espressione blasfema di Wordsworth, «la luce del giorno comune». Noi siamo inclini ad accrescere le nostre pretese. Siamo inclini a chiedere sei soli, a chiedere un sole blu, a chiedere un sole verde. L'umiltà ci riporta costantemente nel buio primevo. Lì tutta la luce è lampeggiante, sconvolgente e istantanea. Fino a che non capiremo quel buio primevo, in cui non abbiamo né vista né aspettativa, non potremo rivolgere nessuna lode calorosa e infantile allo splendore sensazionale delle cose.
Gilbert Keith Chesterton, Eretici.
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