giovedì 7 luglio 2016

La statua di San Cristoforo che Hilaire Belloc dedicò al suo figlio Louis morto I guerra (Westminster Cathedral)

BBC Radio 4 - Front Row's Cultural Exchange, GK Chesterton's philosophy on the Spice of Life

Una delle trasmissioni di GKC sulla BBC - È il nostro Radio Chesterton, amici! Anche in questo siamo stati pionieri (nessuno, neppure in inglese, ha mai pensato di pubblicare le trasmissioni).

In ogni caso credo sia una sola puntata e riguardi The Spice of Life, da noi già segnalata.

http://www.bbc.co.uk/programmes/p0192cxq

mercoledì 6 luglio 2016

Roberto Prisco e i Chestertoniani Veronesi ci invitano alla salita al Monte Cavro dove "fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro"...

Programma


Falò del 30 luglio 2015 sul Monte Cavro a Quinzano – Verona

Ore 18,30 e 19 Partenza dei due gruppi da via Nuova, 22 (100 m. slm)
                        il primo dei due gruppi passa dalla Valle dei Ronchi
                        il secondo fa la strada dell'anno scorso passando da San Rocchetto
                        uno porta il formaggio, l'altro il rum.

Ore 19,30  Arrivo sul Monte Cavro (190 m. slm) e cena al sacco.

Ore 20  Accensione del falò
            lettura di brani di Chesterton: quelli soliti e poi quello allegato tolto da
            Ortodossia che verrà commentato dai presenti.
           snudamento delle spade
           taglio e degustazione del formaggio
           distribuzione del rum
           spegnimento del fuoco.
ore 22 o 23 al più tardi ritorno a casa
           fumata finale del sigaro nel giardino di Casa Prisco.


Da Ortodossia Capitolo II

Il circolo è, per sua natura, infinito e perfetto, ma resta fissato nelle sue dimensioni; non può essere più grande né più piccolo. La croce, che ha nel proprio centro una contraddizione ed una contraddizione, può stendere le sue quattro braccia all'infinito, senza alterare la sua forma.


L'eredità di Chesterton secondo Umberta Mesina

Quello che io trattengo dell'eredità di Chesterton è la sua capacità di fare compagnia. 

Bella forza, dirà qualcuno, se uno scrittore non fa compagnia, è uno che ha sbagliato mestiere. Questo è vero e non è vero. Non dipende solo dallo scrittore. 

Quando ho saputo il tema del Chesterton Day di quest'anno, mi è capitato di pensarci un intero pomeriggio, mentre facevo le solite faccende. Pensavo soprattutto alla parola "eredità", perché sono fissata con le parole e con l'esperienza che ci sta dietro, non pensavo all'eredità di Chesterton in particolare; e all'improvviso mi sono accorta di un elemento che è presente in ogni eredità, al punto che forse tendiamo a darlo per scontato. 

C'è un elemento immancabile quando si parla di eredità, di qualunque eredità, materiale o immateriale, spirituale, letteraria eccetera, e non è la presenza di un morto: è la presenza di un vivo. Non esiste eredità se non esistono eredi. Anche la parola "eredità" viene da "erede", non è il contrario. 

L'erede è così importante che, se uno ti lascia un'eredità, tu puoi anche non accettarla. È vero per i beni materiali e per quelli immateriali. Ed è vero anche per quello che ha lasciato Chesterton. 

Ovviamente l'eredità di uno scrittore, in quanto scrittore, è quello che ha lasciato scritto. 

Se l'erede è importante, però, non si tratta solo di quello che Chesterton ha lasciato scritto; si tratta anche di quel che ne facciamo noi che lo leggiamo, di quel che ne faccio io, ma vale per ogni io che apre un libro di Chesterton e comincia a leggerlo. 

Il mio mestiere fino a qualche hanno fa era correggere libri, ero un editor di testi accademici: facevo sia la parte del lettore sia quella del critico. Nel tempo ho imparato, ma molto prima di lavorare da editor, che fondamentalmente esistono due modi di leggere. Uno è utilitaristico: cerco nozioni, emozioni, consolazioni, rassicurazioni, conferme per ciò che penso... ho un buco da tappare e cerco di riempirlo. L'altro modo è relazionale: leggendo cerco una relazione con chi ha scritto, una compagnia per fare il mio cammino nella vita di tutti i giorni. 

Questi due modi, utilitaristico e relazionale, valgono per ogni scritto – anche per le enciclopedie e i manuali degli elettrodomestici – e valgono anche per ciò che ascoltiamo o vediamo: discorsi, musica, film. 

Possono anche essere presenti nello stesso lettore, in momenti diversi. Non è sbagliato in sé cercare conferme alle proprie intuizioni o ai propri pensieri, così come non è sbagliato leggere un romanzo per rilassarsi mezz'ora. Quel che è sbagliato, perché è inadeguato a ciò che siamo, è fare sempre soltanto questo. A volte va bene farlo, a volte non è adeguato. E bisogna scegliere ogni volta, anche con fatica, perché il modo utilitaristico è il modo più immediato per noi oggi.

Ai miei tempi prevaleva anche quando facevamo gli esami all'università e io me lo sentivo stretto. Rimasi elettrizzata quando trovai l'altro modo descritto in un libro, perché era proprio quel che desideravo e provavo anche a fare con certi autori, però mi sentivo un po' sola. 

Non si legge mai lealmente se, in qualche modo, l'autore dello scritto non è presente e tu, leggendo, è come se gli domandassi: "Cosa vuoi dire? che ragioni hai?". Non è mai viva lettura se non è potenziale dialogo.

—L. Giussani, Si può (veramente?!) vivere così?, cap. 5 par. 2 (pagg. 351-352 ed. BUR 1996) 

Anche Chesterton leggeva così. Me ne sono accorta quando ho tradotto il saggio su Robert Browning e questo me lo ha fatto sentire ancora più compagno. Browning era totalmente frainteso a quei tempi; oggi si possono trovare articoli su di lui che hanno lo stesso approccio di Chesterton, anche se magari non nascono dal suo saggio, ma allora no. A quel tempo Browning era considerato semplicemente un poeta incomprensibile. C'è un aneddoto nel libro, che riguarda un letterato che legge un libro di Browning: [lo riporto direttamente dal libro, anche se ancora non è uscito; si trova nella prima pagina del secondo capitolo]

Si stava rimettendo da una malattia e, avendo ottenuto per la prima volta il permesso di leggere un po' durante il giorno, pescò un libro dalla pila accanto al letto e cominciò Sordello. Pochi istanti dopo, pallido come un cencio, mise giù il libro ed esclamò: "Mio Dio! Sono diventato idiota. La salute è tornata ma ho perduto il cervello. Non riesco a comprendere due versi in fila di un poema in inglese". Convocò poi i familiari e senza dir niente diede loro il libro, chiedendo il loro parere sul poema; e mentre l'ombra della perplessità si stendeva sui loro volti, tirò un sospiro di sollievo e si accinse a dormire.—Robert Browning, cap. II

Ecco, Browning lo consideravano tutti così, come uno che non si faceva capire. Chesterton dice che è il contrario: dice che per Browning era talmente chiaro quel che voleva dire che, se uno in qualche modo non ci entrava in dialogo, di sicuro non poteva capirlo. 

Se uno decide di leggere Chesterton entrandoci in dialogo, scopre che Chesterton, rispetto ad altri, ha una capacità incomparabile di fare compagnia. 

Per quel che vedo io, la maggiore eredità di Chesterton è questa: la sua capacità di fare compagnia in un mondo sempre più squilibrato, moralista, serioso e piagnone. Se uno lo legge non in maniera utilitaristica e basta, comincia ad accorgersi che Chesterton è veramente un compagno e un amico con cui fare il viaggio su questa terra evitando di diventare squilibrati, moralisti, seriosi e piagnoni, cioè evitando di farsi trascinare dalle correnti dominanti. 

Spero che non sembri patetico perché non lo è. Tutti abbiamo bisogno di compagnia, perché siamo creature relazionali, e deve essere una compagnia concreta, materiale, di persone e cose; ma ci vuole anche qualcuno e qualcosa che ci tiri fuori da noi stessi, altrimenti rischiamo di guardare la compagnia che abbiamo vicino come qualcosa di scontato, che non fa più meraviglia, qualcosa di cui appropriamo e che non ci interessa più. Questo genere di compagnia lo può fare anche uno scrittore. 

Chesterton era capace di far compagnia in vita e resta capace di farlo anche ora perché aveva una grandissimo amore per l'uomo, per ogni uomo, che gli fosse vicino o no, conosciuto di persona o no. 

Io questa cosa l'avrei chiamata tenerezza; anche sotto quel giudizio durissimo sui suicidi (in Ortodossia), in fondo c'è un materasso di tenerezza. Qualche giorno fa, però ho scoperto un saggio che Belloc scrisse nel 1940 sul posto di Gilbert Chesterton nella cultura inglese e lui ha dato ha questa cosa un nome e un cognome precisi: la chiama la virtù della carità cristiana. 

Il saggio ha un'introduzione e sei punti, l'ultimo è proprio questo della carità come virtù dominante di GKC. Chesterton aveva un così grande amore per le persone che l'aveva fatto diventare una virtù; perché le virtù non sono qualcosa con cui nasci, le virtù si coltivano. La virtù dominante di Chesterton, dice Belloc, era la carità cristiana. Tutti lo consideravano un amico, perché percepivano questo. Addirittura racconta di quando in America un uomo gli disse che, appena saputo della morte di GKC, aveva provato un colpo come quando perdi una persona che conosci bene e che frequenti ogni giorno; eppure era uno che sicuramente non l'aveva mai incontrato di persona.  

Secondo Belloc, dal punto di vista letterario e secolare questa carità aveva diminuito la fama e l'influenza che Chesterton avrebbe potuto avere; addirittura ipotizzava che potesse comprometterne la sopravvivenza su carta, cioè nella lettura. A quel tempo forse non aveva neanche tutti i torti; però è stato disposto altrimenti, a quanto pare. 

Dal punto di vista della battaglia culturale nella società di allora, diceva Belloc, tanta carità era un po' un ostacolo: Chesterton era così caritatevole che non aveva nemici e non odiava nessuno, il che era ottimo per la vita eterna (a cui entrambi comunque tenevano più che ad ogni altra cosa) ma non lasciava ai lettori armi e adrenalina per combattere, come invece facevano scrittori più satirici o ironici. 

Oggi sembra che la battaglia sia la stessa. In un certo senso lo è; per certi versi noi europei siamo fermi spiritualmente da un secolo e mezzo. 

Oggi però le armi devono cambiare. Perché, anche se siamo fermi spiritualmente, tecnicamente siamo tutti più scaltriti  di allora. Quello che cento o duecento anni fa poteva essere un attacco tagliente o anche feroce in termini linguistici o comunicativi, oggi è diventato o la normalità o comunque qualcosa di già conosciuto. Siamo sempre più meccanici e astratti, però siamo sempre più scaltriti. 

Questo lascia spazio a una cosa sola: se ci fate caso, il 95% delle volte che c'è uno scambio di opinioni, un botta-e-risposta, è per far polemica, nel senso cattivo del termine: ti attacco perché tu sei nell'errore e voglio distruggere te insieme al tuo errore. Non so voi, ma io di polemica ne ho fino a qui; e anche tanta altra gente. È giusto dire che un errore è un errore, ma non bisogna mai attaccare la persona che sbaglia, solo l'errore che commette, come diceva sant'Agostino: "Odio il peccato e amo il peccatore".  

Ebbene, Chesterton è un compagno impareggiabile in questo, perché odiava il peccato (o l'errore) e amava il peccatore e si vede. 

In più affrontava problemi spiritualmente simili ai nostri, anche se tecnicamente diversi. Pensate solo all'efficientismo di oggi e all'articolo in cui Chesterton fa l'elogio dello starsene a poltrire a letto; paradossalmente forse, io poltrisco di meno dopo averlo letto, ma poltrisco meglio e non mi vergogno di passare dieci minuti a osservare una nuvola bellissima e di chiamare qualcuno perché venga a vederla con me. Prima sì. Il mio cambiamento non è solo merito di Chesterton, però lui c'entra parecchio. 

La sua carità cristiana la riversava in ciò che scriveva, per questo ognuno lo sentiva amico. Non feriva nessuno e non offriva armi per farlo, d'accordo; ma oggi sentiamo innanzitutto il bisogno di carità, di essere guardati con carità e quindi, per quel che mi è dato di capire,  la carità diventa più attraente rispetto, per esempio, all'iper-assertività di Belloc o alla bellicosità di altri. 

Molti combattono perché lo ritengono necessario; ma a nessuno, temo, pare possibile combattere con carità, nel senso di combattere ed essere caritatevoli nello stesso tempo. Abbiamo un po' l'idea che per vincere, o anche solo per combattere, bisogna "metterla giù dura". Poi però leggiamo Chesterton e capiamo che invece è proprio possibile combattere ed essere caritatevoli al punto da non aver nemici – cosa che in qualunque altro caso sarebbe un pessimo segnale, mentre nel caso di Gilbert è il segno di un dono particolare. 

E pian piano, anche leggendo solo due pagine al giorno, ma leggendole in dialogo, uno può cominciare a imparare quel modo caritatevole di guardare e trattare le persone che incontra. Questa non sarà forse la sola ma è la maggiore eredità che io vedo e che trattengo. 


domenica 3 luglio 2016

Da Roberto Prisco nuovi studi su GKC e l'idea di patria

Riceviamo e volentieri giriamo a tutto il popolo chestertoniano, con un grazie a Roberto Prisco e agli altri amici veronesi:

Sul sito dei Gruppi è disponibile anche il secondo documento sulla Patria.

http://www.chesterton.it/gkc/GAB/documenti.html

Buona lettura a tutti
Rob


Inviato da iPhone

Perché l’Autorità e l’Ortodossia? - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Non c'è tradizione di progresso ma tutta la razza umana ha la tradizione della Caduta"

zOrtodos

Nel capitolo conclusivo dello straordinario saggio "Ortodossia", Chesterton volle chiarire l'importanza dell'autorità e dell'ortodossia per salvaguardare la moralità e l'ordine, il rinnovamento e il vero progresso. Questa sicura custodia dell'umanità e dell'autentica libertà partiva dal riconoscimento del dogma del peccato originale, da quella che continuamente egli chiamava la filosofia o la tradizione della Caduta (con la C maiuscola). Con questa fondamentale base universale Chesterton additava l'esatto pericolo che stavamo (e che stiamo correndo): la salvezza dell'anima.

L'autorità della Chiesa che difendeva il dogma costituiva per lui la sicura tutela della libertà e del povero: "Se vogliamo proteggere il povero, saremo favorevoli alle regole fisse e ai dogmi chiari". Sembrerebbe paradossale invocare la necessità di dogmi chiari dinanzi alle miserevoli condizioni dell'uomo di allora e della nostra attualità! Sembrerebbe preferibile appellarsi alla sola misericordia, come accade oggigiorno. Qual era la situazione spaventosa che saltava ai suoi occhi? Senza alcun dubbio era la salvezza prioritaria dell'anima e per questo, ad esempio, preferiva parlare di "dannazione" e non di "degenerescenza" come molti allora, con termini pseudo-scientifici, sostenevano: "Se desideriamo che la civiltà europea sia un'incursione vittoriosa e una liberazione, ci converrà sostenere che le anime corrono un reale pericolo e non che questo pericolo è estremamente irreale". Davvero commovente era questo autentico sguardo misericordioso in Chesterton, che coniugava carità e dottrina, autorità e libertà, ortodossia e salute dell'anima.

Egli credeva razionalmente alla forza e all'autorità della Chiesa e lo faceva appoggiandosi all'evidenza e al senso comune: "Ho esaminato gli argomenti intellettuali addotti contro l'Incarnazione e ho trovato che erano la mancanza di senso comune…la dottrina e la disciplina cattolica possono essere dei muri, ma sono i muri di una palestra di giochi". L'abbattimento dei muri non poteva portare che all'anarchia, alla fragilità ed alla paura che Chesterton esemplificava con una significativa immagine: "Immaginiamo dei fanciulli che stanno giocando sul piano erboso di qualche isolotto elevato sul mare; finché c'era un muro intorno a loro, essi potevano sbizzarrirsi nei giochi più frenetici. Ora il parapetto è stato demolito, lasciando scoperto il pericolo del precipizio. I fanciulli non sono caduti, ma i loro amici, al ritorno, li hanno trovati rannicchiati e impauriti nel centro dell'isolotto, e il loro canto era cessato". 

Ecco perché l'autorità e l'ortodossia (come quei muri) salvaguardavano la nostra felicità e curavano la salvezza dell'anima; ecco perché il dogma permetteva la libertà e una reale avventura nella storia dell'umanità. Per questo il Cristianesimo ed i suoi dogmi erano visti da Chesterton nei rapporti pratici con la sua anima e costituivano un insegnamento vivo, determinato e sicuro cui aderire con tutte le facoltà umane (intelligenza, volontà, memoria). Bisognava considerare la filosofia profonda della Caduta ed il paradosso fondamentale del Cristianesimo, che non era l'ordinaria condizione dell'uomo né il suo stato di sanità e sensibilità normale, ma piuttosto che la normalità stessa era una anormalità. Eravamo e siamo pellegrini in esilio dalla vera terra del Padre, bisognosi di una grazia salvifica che ci trascini verso l'alto, verso quella vocazione sopranaturale alla quale eravamo e siamo destinati.

L'orizzonte chiaro dell'ortodossia permetteva di verificare se, nel corso delle vicissitudini terrene, qualcosa ostacolava la salvezza dell'anima. L'autorità della Chiesa consentiva così di assaporare la bellezza dell'avventura umana.

sabato 2 luglio 2016

Chesterton Day - Sane Letture

Chesterton Day is going on

Oggi è il XIV Chesterton Day

Oggi c'è il Chesterton Day, cari amici. E' il quattordicesimo.

Spero potrete divertirvi, ed avere un po' di speranza. Credo sia quello l'obiettivo di Chesterton per tutta la sua vita, dare speranza.


mercoledì 29 giugno 2016

Da Angelo Bottone, ancora su Elizabeth Ascombe

Elizabeth Ascombe è la più importante filosofa di lingua inglese. Suo marito, Peter Geach, era anch'egli un filosofo rinomato specialmente nel campo della logica, nonché convertito al cattolicesimo. 

28 Giugno 1901, i due ragazzi si sposano...


Il matrimonio di Frances Alice Blogg e Gilbert Keith Chesterton fu celebrato il 28 Giugno 1901, venerdì, ed era anche il trentaduesimo compleanno di Frances (era nata nel 1869, aveva quindi cinque anni più di Gilbert).

Secondo alcuni questa foto di Gilbert e Frances
sarebbe proprio del giorno del matrimonio
St. Mary Abbott, Kensington, Londra
Lo sposalizio avvenne dopo tre anni di fidanzamento ufficiale e fu celebrato a St. Mary Abbot, la chiesa parrocchiale anglicana di Kensington, una chiesa caratterizzata da un enorme pinnacolo proprio all'ingresso (l'aspetto attuale è neogotico ma sembra sia stata ricostruita sui resti di altre chiese presenti sul posto sin dal XII secolo). 

Quando andai a Kensington due anni fa potei vederla solo di notte e chiusa, ma era molto appariscente proprio per questo suo imponente pinnacolo, e mi sono immaginato quel glorioso giorno per i due ragazzi…

Il rev. Conrad Noel, the Red Vicar
Celebrò il matrimonio padre Conrad Noel, un pastore anglicano molto importante per i due giovani, un soggetto assolutamente originale (soprannominato The Red Vicar, cioè il Vicario Rosso, era un socialista cristiano, di tendenza anglocattolica per quel che riguarda la teologia ma decisamente schierato politicamente; difatti, quando fu curato nella chiesa di Thaxted nell'Essex, era famoso perché teneva fuori della sua chiesa la bandiera del Sinn Fein, cioè il partito repubblicano ed indipendentista irlandese, e la bandiera di San Giorgio, cioè la vera bandiera d'Inghilterra che non è l'Union Jack…). Ebbe un ruolo fondamentale assieme a Frances (questo qui in Italia non lo dice quasi mai nessuno e allora approfitto) nel riavvicinare Gilbert alla fede cristiana. Infatti molti scordano che Chesterton si riavvicinò prima all'anglicanesimo grazie a sua moglie, a Noel e ad altri pastori anglicani di tendenza anglocattolica e socialisteggiante, poi iniziò la sua marcia di avvicinamento al cattolicesimo romano. Considerate che Gilbert, battezzato nella Chiesa Anglicana, crebbe di fatto come un non conformista (come dicono gli anglofoni), con qualche puntata nella Chiesa Unitariana frequentata discontinuamente dai genitori.

La cugina di Frances, Rhoda Bastable, allora quindicenne (fu sempre presente nella vita dei due coniugi, Chesterton le dedicò diversi scritti) era la testimone della sposa assieme alla piccola Doris Child di otto anni, figlia di un'amica di famiglia.
John Butler Yeats, padre di William

Tra gli invitati c'erano John Butler Yeats, pittore, padre del famoso scrittore irlandese William Butler Yeats (i Blogg erano amici di famiglia) con le sue due figlie Elizabeth e Susan. Elizabeth commentò in una lettera che era stata al matrimonio e che Gilbert lo volle il più formale possibile mentre Frances cercò di avere solo l'essenziale della cerimonia. Due caratteri molto diversi, lo sapevamo.

Charles Bastable, nipote di Frances, ragazzino dodicenne, fu spedito di corsa a pochi minuti dal rito a comprare una cravatta per Gilbert che ovviamente se l'era dimenticata… Annie Firmin, amica d'infanzia di Chesterton, rise tutto il tempo con Marie Louise, la mamma dello sposo, per la targhetta del prezzo che campeggiava sulla suola delle scarpe nuove di zecca del nostro eroe quando si inginocchiò.

Da parte di Gilbert sappiamo che Gilbert si fermò in latteria a bere un bicchiere di latte, perché lì ci era sempre stato da bambino con la mamma, e comprò una pistola perché non si sa mai, se la vita è un'avventura e sposarsi è come un duello… dovevano pure recarsi in viaggio di nozze nell'Essex e qualche pirata può sempre esserci…

Ci sono altre cose che vi racconterò più avanti, quando avrò un altro po' di tempo, ma oggi bisognava rimediare.

Evviva gli sposi!!!


Un aforisma al giorno

C'è qualcosa da dire su ogni errore; ma, qualunque cosa si possa dire al suo proposito, la cosa più importante da dire è che è erroneo.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 25 Aprile 1931

martedì 28 giugno 2016

Buon Compleanno, Frances!

28 Giugno 1872

Un avviso per il Chesterton Day

Vista la concomitanza con la partita della Nazionale Italiana dei Campionati Europei di sfera, inizieremmo il Chesterton Day alle ore 19.15 e termineremo entro le ore 20.45 (sempre grosso modo, cari amici! Se una cosa vale la pena di farla, vale la pena di farla male... - nel nostro caso il problema è che spesso ci mettiamo noi di punta per farla male, ma spesso capitano queste cose: oh, se non sono i Mondiali sono gli Europei... Ma va benissimo!).

Avvisati tutti.

Se potete, passate la voce. Noi facciamo il possibile, insomma...

Ricordatevi che, oltre agli altri ospiti, c'è il Leone della Sierra Leone, ossia John Kanu. Vi auguro di conoscerlo e diventare suoi amici come sta capitando a noi, non è una cosa comune. Credeteci.

Vi aspettiamo tutti!

Dall'amico Paolo Ciccioli - Su Gertrude Elizabeth Anscombe, convertita da Chesterton



Ciao, Marco, 

questa è una pagina dall'introduzione firmata da Mary Geach per il libro Faith in Hard Ground: Essays on Religion, Philosophy and Ethics, che raccoglie gli scritti della filosofa cattolica (della corrente del "tomismo analitico") Gertrude Elizabeth Anscombe. 

Mary Geach è la figlia e racconta che sua mamma si è convertita al cattolicesimo quando era una teenager leggendo gli scritti di Chesterton! Era una delle allieve predilette di Wittgeinstein all'Università di Oxford e leggendo sulla sua pagina di Wikipedia delle sue prese di posizione dure e ferme per la battaglie cattoliche quando era ancora una ricercatrice (addirittura la protesta contro l'assegnazione della laurea honoris causa al Presidente U.S.A. Truman per aver autorizzato il bombardamento delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki) viene da vergognarsi un pò per la nostra fede tiepida.

Però è anche bello riconoscere e ricordare l'influenza di Chesterton sulla sua crescita spirituale e intellettuale! Non ho trovato riferimenti sul blog... direi che vale la pena approfondire vista la statura del personaggio!

Paolo Ciccioli

lunedì 27 giugno 2016

La storia di questa bandiera

Questa bandiera è stata tessuta a mano da un gruppo di diciotto giovani tessitori sierraleonesi.

La storia è andata così.

Questi ragazzi un giorno si sono presentati nell'ufficio di John Kanu nel distretto di Kono, in mezzo al bush, come dice lui. 
Questi ragazzi hanno detto: per favore, trovaci un lavoro, siamo senza lavoro.
Lui: bene, che cosa sapete fare? 
Loro: niente… 
Lui: perché?
Loro: perché non sappiamo fare niente, non abbiamo studiato, vogliamo un lavoro…

Insomma, John è andato avanti a suon di domande fintanto che non li ha convinti che erano loro a dover fare qualcosa, a muoversi, a darsi da fare per un LORO lavoro, non per lavorare per qualcun altro. Insomma, in breve, mettendo loro a disposizione una sorta di piccolo capannone e insegnando loro come fare, questi ragazzi hanno tessuto il loro primo telo di cotone, bello pesante e resistente, ben fatto e con i classici disegni geometrici africani, e i loro bei colori.

Dopo un po', lavorando, sudando, soffrendo per il LORO lavoro (non per il lavoro di un altro) sono diventati i migliori tessitori del loro distretto, il distretto di Kono, dove la gente prima sapeva solo lavorare per due dollari al giorno per estrarre diamanti (il lavoro di un altro per i soldi di un altro).

Quando hanno aperto il nostro container ed hanno visto tutte le cose che avete contribuito a donare, a raccogliere, a pagare, sono stati così grati e commossi che hanno voluto farci dono di questa bellissima bandiera con i colori della Sierra Leone e quelle splendide parole:

Il Sierra Leone Chesterton Center si schiera solidale con la Società Chestertoniana Italiana per il distributismo - Grazie amici per il sostegno.

John è andato con le foto degli strumenti del nostro container (le nostre cose, belle, brutte, vecchie, nuove, povere e ricche - alcune comprate con i risparmi della pizza dei nostri alunni, altre con i soldini dei nostri bambini che hanno venduto i loro giocattoli "per John e i suoi amici") dal Ministro per la Gioventù e lo Sport della Sierra Leone ed ha ottenuto la terra ed il permesso di costruire la Chesterton Tools for Development School, una scuola per carpentieri, falegnami, elettricisti, saldatori, cuochi e camerieri. Una scuola che è una delle Scuole Chesterton del mondo.

Sinceramente l'altra sera quando John ce l'ha raccontato abbiamo tutti versato più di qualche lacrima. Mi spiace solo che non eravamo tutti.

John ci ha poi detto che ha costruito una casetta per accogliere tutti quelli che vorranno andare a dare una mano per un po' di tempo in Sierra Leone. 

Cari amici, questo è solo l'inizio, perché abbiamo promesso altri due container a John e ai suoi amici.

Società Chestertoniana, Scuola Chesterton, APS Santa Caterina e tutti gli altri amici per sempre di John Kanu e del Sierra Leone Chesterton Center.

Marco Sermarini

Il fantasma di una pulce: G. K. Chesterton e William Blake | Luca Fumagalli su Radio Spada

http://www.radiospada.org/2016/06/il-fantasma-di-una-pulce-g-k-chesterton-e-william-blake/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork