venerdì 15 febbraio 2008

Un aforisma che Chesterton avrebbe sicuramente fatto suo!

Giuliano Ferrara, a proposito della questione della moratoria dell'aborto, ha detto di voler combattere questa battaglia (ed è bellissimo, lasciatemelo dire) proprio a partire da questa frase del già cardinale Joseph Ratzinger:

"Sono stati dichiarati eretici l`amore e il buonumore".

Credo che ci siano poche frasi più chestertoniane di questa. Credo ci siano poche battaglie più chestertoniane di quella di Giuliano Ferrara.

Poi si può dire di tutto: sull'opportunità politica, sul se va o non va, su... tante cose molto grigie, ma credo sia giusto il nostro caro motto di Società Chestertoniana: "Se una cosa vale la pena di farla, vale la pena di farla male".

Vale o no la pena di farla?

Quanto trasporto avete di solito quando pensate alla politica e alle elezioni? Bene, questa volta credo che la cosa sia molto molto più seria ed interessante del solito.

Credo, sinceramente (ma posso sbagliarmi, come sbagliano tutti quelli che vivono), che valga la pena di farla. E perché, sennò, fare una lista?

Scusate, ma l'ho dovuto dire.

giovedì 14 febbraio 2008

Un aforisma al giorno - 15

La famiglia è il test della libertà, perché è l'unica cosa che l'uomo libero fa da sé e per sé.

Un aforisma al giorno - 14

Nessuno è più pericoloso di un uomo privo di idee, il giorno che ne troverà una, gli darà alla testa come il vino a un astemio.

da Eretici

martedì 12 febbraio 2008

Ferrara: la lista si farà.


Un'intervista audio a Giuliano Ferrara del Corriere della Sera on line.

La lista sui temi della vita si farà, dice Ferrara.

Per ascoltare cliccate il titolo e verrete riportati alla pagina del Corriere della Sera col servizio media.

lunedì 11 febbraio 2008

Il 2 Marzo torna il popolo del Family Day! In piazza la petizione per un fisco a misura di famiglia!

Che dire, amici? Bentornato al popolo del Family Day che entra a gamba tesa (e meno male!) in questa campagna elettorale dove il fritto e il rifritto si ripresenteranno in ogni dove!

Il Forum delle Associazioni Familiari propone la petizione che abbiamo già presentato sul nostro blog e la Società Chestertoniana Italiana la troverete a caratteri ben visibili tra le associazioni promotrici nell'articolo de L'Avvenire che cliccando il titolo troverete (è di sabato 9 Febbraio).

Ecco nuovamente il contenuto della petizione:

- Mantenere ed educare i propri figli è, per la famiglia, oltre che un obbligo morale e naturale anche un diritto-dovere costituzionale. - Per questo la grande questione fiscale oggi in Italia è il sistema di tassazione delle famiglie. Un fisco ingiusto significa famiglie povere, famiglie che non ce la fanno, figli che non nascono. Un Paese che non si rinnova. Le famiglie sono fortemente penalizzate, perché non si tiene veramente conto dei carichi familiari.
- Va quindi introdotto un sistema fiscale basato non solo sull’equità verticale (chi più ha più paga), ma anche sull'equità orizzontale per cui, a parità di reddito, chi ha figli da mantenere non deve pagare, in pratica, le stesse tasse di chi non ne ha.
- Il reddito imponibile deve dunque essere calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia.

Chiediamo, quale primo passo verso una vera equità fiscale, un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato.
- Questo sistema è semplice, di immediata applicazione, mantiene intatta la progressività del prelievo, può sostituire migliorandolo l’attuale complicato sistema di detrazioni. Il problema di coloro che non godrebbero delle deduzioni, a causa di redditi troppo bassi, i cosiddetti incapienti, si può facilmente risolvere introducendo l’imposta negativa, un’integrazione al reddito pari alla deduzione non goduta.
- In questo modo, nell’ambito di una futura, complessiva riforma del sistema fiscale, sarà possibile prevedere anche l’introduzione di strumenti, quale il quoziente familiare, che abbiano alla base, come soggetto imponibile, non più l’individuo ma il nucleo familiare.


Ora, il 2 Marzo si va tutti in piazza in 134 città italiane con i banchetti a raccogliere le firme per la petizione, tra il popolo che deve sapere chi mena il can per l'aia sull'argomento.

Ricordiamo che possono firmare tutti quelli che hanno compiuto sedici anni. Avete letto bene, sedici anni.

Per cui massima allerta e massima diffusione della questione.

Torneremo presto sull'argomento, cari amici.

La sigla de I Racconti di padre Brown cantata da Renato Rascel.


In questo video che abbiamo trovato su YouTube trovate la Canzone di Padre Brown cantata da Renato Rascel.

Fu la sigla delle sei puntate de I Racconti di Padre Brown che la Rai trasmise tra il 29 Dicembre 1970 e il 2 Febbraio 1971. Gli episodi erano tratti dai racconti La croce azzurra, Le colpe del principe Saradine, Il duello del dottor Hirsch, Il re dei ladri, I tre strumenti di morte, La forma sbagliata. La regia fu di Vittorio Cottafavi (cui abbiamo accennato in questo post), che rese molto bene il personaggio e consentì che venisse fuori in maniera eccellente il pensiero di Chesterton. Difatti troverete nei dialoghi dei film interi passaggi tratti da Ortodossia o da altri volumi di Chesterton, che nel contesto campeggiano ottimamente, rendono esplicito il pensiero dell'autore e sottolineano bene i passaggi dell'episodio. Sceneggiatore fu Edoardo Anton, direttore della fotografia Corrado Bartoloni con Sandro Messina, i costumi di Corrado Colabucci, le scenografie di Cesarini da Senigallia. Il cast era composto da Renato Rascel nei panni di padre Brown, Arnoldo Foà in quelli di Flambeau, e poi da Patrizia De Clara, Filippo De Gara, Paolo Bonacelli, Enrico Lazzareschi, Luigi Sportelli, Siria Betti e Giuditta Saltarini.

Ebbero una media di ascolto di 18,9 milioni di spettatori con punte di 21 milioni, e un indice di gradimento (non esisteva l'Auditel) altissimo.

La sigla fu scritta e cantata da Renato Rascel, le musiche del film erano di Vito Di Tommaso.

A seguire, il testo della canzone, che -come abbiamo già detto- è un eccezionale summa del Chesterton-pensiero:

Ho la sottana celebre,
e sono un prete celibe
che si interessa al crimine
solo per salvar l'anima d'un povero ladro.

Il vero crimine è il pessimismo
di chi non crede nella vita.
Si sbaglia per sfiducia,
si sbaglia per pigrizia,
si sbaglia per rancore o per invidia.

Rit.: Giusto, padre Brown! Giusto, padre Brown! Ma la vita è molto spesso faticosa
Dicci, padre Brown, che cos'è la vita.

Spesso ruba la gente
perché non ha niente,
così crede la gente
d'esser nullatenente.
Ma se ciò che hai
fosse solo quello che ti resta
da un naufragio
sopra un'isola deserta...

Grideresti di gioia
di avere una coperta
da mettere addosso
ed un bottone d'osso
e un berrettino rosso,
una cannuccia,
un temperino nelle tue mani.
Avresti un piffero dai suoni strani
per fare il verso ai gabbiani,
sapessi che bellezza,
sapessi che ricchezza,
sapessi che allegria e così sia.

Rit.: Giusto, padre Brown! giusto, padre Brown, questa vita è una cosa favolosa!
Grazie, padre Brown! Grazie, padre Brown! Ora noi sappiamo la Verità!

Il silenzio (non quello degli innocenti...).

Stavo notando come della moratoria dell'aborto parlino praticamente solo Il Foglio (come è ovvio) e l'Avvenire, e che nulla trapeli dalla cosiddetta stampa.

Tutto ciò è molto eloquente.

Comunque Giuliano Ferrara ha ordinato ad un istituto un sondaggio sulla possibilità di formare una lista "pro life", e pare che tra i certi e i quasi certi quelli che la voterebbero sono intorno al sei per cento.

Interessante.

giovedì 7 febbraio 2008

Nuovo sondaggio: siete d'accordo con la proposta di fare la campagna elettorale sulla base dell'adesione alla moratoria dell'aborto?

Giuliano Ferrara ha lanciato un sasso (secondo me grosso quanto lui) nello stagno.
Qualche post fa abbiamo riportato quella sua dichiarazione sulla campagna elettorale.
Ha poi detto, un paio di giorni fa su Il Foglio (grosso modo): perché non facciamo delle liste di scopo che si presentino alle prossime elezioni proprio sul problema della moratoria dell'aborto e sui grandi temi bioetici?
Qualcun altro ha detto: perché non valutiamo i partiti e i candidati sulla base dell'adesione alla moratoria dell'aborto?
Altri hanno detto, sull'esperienza dell'Intergruppo della Sussidiarietà, di creare un gruppo trasversale che lavori in parlamento su questi temi.

Le reazioni naturalmente sono state diverse, anche nel mondo cattolico.

Voi che ne pensate? Siete d'accordo con la proposta di fare la campagna elettorale sulla base dell'adesione alla moratoria dell'aborto?

Per farvi un'idea del problema, potete -cliccando qui- leggere l'articolo di Carlo Casini sull'Avvenire di oggi "Biopolitica, l'ora è venuta", riportato anche nel sito Più Voce. Qui sotto un passaggio importante:

"Dipenderà dal nuovo governo se davvero la proposta di `grande moratoria` sarà almeno sollevata nell’ONU; se davvero sarà sospesa la erogazione di fondi europei per la distruzione di embrioni umani in nome della scienza e per il finanziamento delle organizzazioni internazionali che sostengono l’aborto; se la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea potrà continuare a tacere sul diritto a nascere; se l’Unione potrà così sostenere nelle conferenze internazionali il diritto umano fondamentale all’aborto; se in tutte le nomine che contano nella interpretazione dei diritti umani dalla Corte Costituzionale alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, alle varie Commissioni dell’ONU prevarranno scelte «abortiste» o «per la vita»; se nell’applicazione e nelle possibili modifiche della legge 194 (e della legge 40!) resterà velleitaria o concreta la nostra idea di uno Stato che è comunque schierato dalla parte del diritto alla vita di tutti e che, se vuol rinunciare ad affidarsi a divieti o soltanto a promesse tanto equivoche e generiche quanto ipocrite, sa trovare strumenti più alti e concreti per essere se stesso: uno Stato forte e intransigente nella solidarietà verso i deboli".

Potete dare voce ai vostri pensieri mettendo dei commenti qui sotto, e comunque partecipare al sondaggio qui a fianco.

Lo Zuavo Pontificio


Grazie a Giuseppe Biffi abbiamo scoperto un simpaticissimo sito, il cui titolo è quello che vedete qui sopra.
Io, come presidente della Società, qualche anno fa organizzai (ma si può sempre rifare!) una "Cavalcata Chestertoniana" (una allegra gita in bicicletta, per capirci, dove si va per divertirsi ma anche per fare qualcosa di più serio, e dove -importantissimo!- si suda in abbondanza) da San Benedetto del Tronto a Loreto: due passi, se volete, sono solo settanta km ad andare e altrettanti a tornare (i secondi settanta, però, non so perché, sembrano misteriosamente e sempre cento-centoquaranta...). I motivi erano due: andare dalla Madonna di Loreto, che è sempre bella, che ha la sua Casa proprio lì, e lì Verbum Caro Factum Est, e che cosa c'è di più bello che andare a casa da Mamma la domenica? Soprattutto se la si deve ringraziare per molti motivi... Il secondo era di far conoscere ai volenterosi pedalatori (tra cui segnalo l'ottimo Nello, che partito in ritardo arrivò comunque e nonostante la sua visibilmente pesante bicicletta, toh, guardate che animale!) il luogo della Battaglia di Castelfidardo, tra pontifici e piemontesi.
Ora, su questo sito trovate tante cose, e trovate pure le facce di molti degli zuavi che parteciparono a quella battaglia. Molta "controstoria", di quella che sarebbe piaciuta sia a Chesterton che a Belloc.
La cosa mi è sempre piaciuta.
Il titolo e le facce degli zuavi, che molto ammiro, varrebbero da soli per tutto il sito.
Non sapevo che 'sia S. Teresa di Gesù Bambino che S. Bernardette si sentivano spiritualmente “uno zuavo pontificio”', come dicono gli autori di questo sito! La cosa mi piace ancora di più.
Andate a guardare.

La tomba dei Chesterton


Il video che vi proponiamo (viene sempre da YouTube) mostra la tomba di Gilbert, di Frances e di Dorothy Collins, la sua segretaria (che, come forse saprete, volle essere sepolta assieme a Gilbert e Frances che ella considerava come il babbo e la mamma).
La ripresa è stata eseguita da un chestertoniano slavo, credo polacco.

La tomba dei Chesterton è nel cimitero cattolico di Beaconsfield, in Inghilterra, esattamente ad una trentina di chilometri a nord di Londra, nel Buckinghamshire, dove essi vissero da poco dopo sposati sino alla morte. Il cimitero è -come succede anche in Irlanda, Scozia, Galles- attiguo alla Chiesa parrocchiale di Santa Teresa del Bambin Gesù, il cui sito internet (che dedica spazio al nostro Gilbert) potete trovare cliccando qui o il nostro titolo. L'indirizzo è quello del sito, guardando a sinistra della pagina troverete una colonnina con una specie di sommario, lì c'è il link della pagina "Chesterton".

Merita.

Paolo Gulisano dice che è significativo che il grande Gilbert amasse particolarmente la Santa cui è dedicata la sua parrocchia. Trovate di più sulla sua bella biografia "Chesterton e Belloc - Apologia e profezia", editrice L'Ancora.

Gilbert contribuì con donazioni all'edificazione della Chiesa e al sostegno della sua parrocchia. Ci sono delle belle foto che fanno vedere Gilbert fuori della prima chiesa, fatta di lamiera ondulata, con il Vescovo e altri notabili della zona.

Su Chesterton e Beaconsfield pubblicheremo presto qualcos'altro. E' un argomento troppo interessante.

Speriamo di avervi fatto cosa gradita, vedere la tomba del nostro amico crediamo sia bello.

mercoledì 6 febbraio 2008

Più Voce, il sito dei cattolici in rete

Qui a fianco, tra i link, trovate quello di Più Voce, il sito dei cattolici in rete.
I suoi collaboratori sono molti e delle più varie estrazioni culturali, ma sono accomunati dall'essere cattolici e dalla comune intenzione di lottare sui temi della bioetica secondo gli insegnamenti della Chiesa Cattolica.

Cliccando il nostro titolo troverete un articolo di Domenico Delle Foglie, che del sito è il direttore e che è stato il coordinatore generale della bella prova del Family Day 2007 (noi c'eravamo).

L'articolo è interessante e ripropone il tema dell'aborto.

Va avanti la campagna per la moratoria dell'aborto e noi ci siamo

Prosegue la campagna per la moratoria dell'aborto lanciata da Giuliano Ferrara.
La Società ha aderito a questa campagna e ricorda a tutti che è possibile aderire personalmente anche mandando semplicemente una e-mail al seguente indirizzo:

moratoria@ilfoglio.it

Troviamo utile che tutti, soci, amici, simpatizzanti e parenti lo facciano.
Le elezioni si avvicinano, a quanto sembra, allora varrà la pena nello scegliere osservare chi sostiene e apprezza concretamente questa campagna, che sinceramente troviamo molto chestertoniana.

Un buon consiglio è vedere ogni tanto su Il Foglio le tante testimonianze che la gente comune e meno comune dà sull'argomento.

Cercheremo di farle conoscere a tutti, sono costruttive e ci danno speranza.

martedì 5 febbraio 2008

Suore di Madre Teresa tra gli sfollati nelle foreste indiane dell’Orissa


E' in atto una feroce persecuzione dei cristiani in India, di cui praticamente nessuno parla perché "i giornali" forse temono di scoprire e far sapere al mondo che l'India con cui i loro padroni fanno molti buoni affari è come e peggio della Cina verso i cristiani.
Allora noi chestertoniani diamo voce a questa gente perché si sappia ciò che accade.


Per l'agenzia AsiaNews, tra le poche voci che parlano di quest'orrore, la superiora regionale delle Missionarie della Carità (le suore di Madre Teresa, per capirci) racconta il suo viaggio nel distretto di Kandhamal colpito dalle violenze anti-cristiane dello scorso Natale: una distruzione inimmaginabile. Con lei anche suor Nirmala Joshi, superiora generale dopo la morte di Madre Teresa di Calcutta, che scrive una lettera per invitare alla riconciliazione.


Mumbai (AsiaNews) – “Nessuno può immaginare il terrore che si è diffuso tra i cristiani dell’Orissa a fine dicembre”. Suor M Suma, superiora regionale delle Missionarie della Carità (MC), condivide con AsiaNews le sue impressioni dopo la sua visita al distretto di Khandamal, teatro delle violenze anti-cristiane del Natale scorso. Sui luoghi di quegli incidenti si è recata anche la superiora generale dell’ordine fondato da Madre Teresa, sister Nirmala Joshi.

A Kandhamal – inizia a raccontare suor Suma – abbiamo tre case, le nostre suore sono dovute tutte fuggire con gli altri cristiani che cercavano di salvarsi dalla furia degli estremisti indù: sono scappati solo con gli abiti che indossavano e si sono nascosti nelle foreste senza niente da mangiare o con cui ripararsi dal freddo dell’inverno”. Intanto a Sasanada i militanti danneggiavano la casa dei Missionari della Carità: questa si trova in una piccola chiesa dove gli abitanti sono soliti andare a messa la domenica. La cappella è stata completamente distrutta e dissacrata. “Mi ha spezzato il cuore – confessa sister Suma – vedere la statua della Vergine Maria bruciata e la casa dei nostri fratelli saccheggiata”.

Suor Suma è arrivata sui luoghi colpiti già il 28 dicembre. Insieme ad altre consorelle ha portato del materiale per gli aiuti alle persone che si nascondevano. “Siamo state accolte con una tale gioia – spiega – non perché distribuivamo cibo, ma perché per questa gente rappresentavamo la speranza, il sostegno mentre dovevano sopportare la fame e il freddo per via dei loro persecutori”.

La religiosa riferisce che “i conventi di Balliguda e Phulbanii sono stati bruciati da una folla di estremisti che con spade e armi in mano gridava ‘a morte il cristiano’. Quasi ogni convento che abbiamo visitato ha passato la stessa tragedia”.

Il 16 gennaio anche suor Nirmala Joshi è arrivata in Orissa. È arrivata con un treno, senza preavviso alle autorità. “La sono andata a prendere – racconta sister Suma – e l’ho accompagnata a visitare tutte le scuole, i conventi e le parrocchie attaccate. Abbiamo anche parlato con alcune delle vittime. Poi il giorno dopo, al centro pastorale della diocesi di K Nuaga, dove alloggiavamo, sono arrivati alcuni funzionari del governo che hanno chiesto informazioni sul nostro tour. Pur non riconoscendo suor Nirmala, le hanno però subito assegnato una scorta della polizia che ha continuato a seguirla nel viaggio”. Al termine della sua visita la superiora generale ha scritto una lettera indirizzata a tutti “senza distinzione di casta o credo” per invitare alla riconciliazione e al perdono.

Nirmala Carvalho

Ferrara: "la campagna elettorale? sulla cultura della vita contro la cultura della morte".


Una lunga intervista de Il Giornale di oggi a Giuliano Ferrara sui temi della attuale crisi di governo termina così come segue:

"Come se la immagina la campagna elettorale?
«Se si libera il campo dei vecchi fantasmi, dovrebbe essere centrato sull’unico tema vero che vedo: la cultura della vita contro la cultura della morte, la follia dei medici che negano persino la rianimazione dei bambini, l’infanticidio legalizzato! Ecco perché se si candida Rutelli a Roma lo voto, se lo fa la Prestigiacomo in Sicilia le corro contro»".

lunedì 4 febbraio 2008

"Quel feto stava in una mano, ora è una ragazza di 20 anni"


Il neonatologo Giorgio Rondini

Un articolo di Enza Cusmai da Il Giornale di lunedì 04 febbraio 2008

Non possiamo sconfiggere la morte, ma con le tecnologie di oggi possiamo salvare anche organismi solo abbozzati Rianimare il prematuro, anche senza il consenso della madre, anche se nato da un aborto terapeutico. Il documento dei ginecologi romani fa discutere e lascia sorpreso il neonatologo Giorgio Rondini, che solo nel 2006 aveva sottoscritto un documento analogo.

Professore, dunque questa presa di posizione dei medici romani non la sorprende?
«No, ricalca le linee guida di quella che fu chiamata la Carta di Firenze coordinata dal neonatologo Gianpaolo Donzelli e sottoscritta dai moltissimi esperti italiani».

E cosa diceva quel documento?
«Che il feto, o meglio il prematuro, va rianimato e curato se ci sono le condizioni cliniche favorevoli, con o senza il consenso della madre. E nei prematuri sono inclusi anche quelli sopravvissuti a un aborto terapeutico».

Perché nasce l’esigenza di mettere nero su bianco il comportamento da seguire in caso di un prematuro?
«Sono giovanissimi pazienti che prima non esistevano. L’assistenza ai neonati con età gestazionale estremamente bassa è recente. Prima degli anni ’80 chi nasceva prematuro o moriva o era un aborto. Ora con le tecnologie raffinate ci troviamo a dover curare vite appena abbozzate».

Anche nate da un aborto?
«Questo è un problema che non deve sfiorare un medico. Se c’è una vita da salvare si interviene senza pensare che è il frutto di un’interruzione terapeutica di gravidanza. Comunque, in questi casi è difficilissimo che il feto sia sano. Di solito o è malformato oppure c’è una datazione sbagliata della gravidanza e allora il bambino si cura e si tenta di salvarlo».

A che età del bambino si può intervenire con successo?
«Dopo le 23 settimane. Ma risultati discreti si ottengono a 24-25 settimane. Solo dopo questo periodo organi e apparati sono maturi e questo permette risposte positive. La situazione rimane però molto delicata. È come essere in mezzo a un guado e il comportamento del medico deve tener conto del quadro clinico del bambino».

Quando ci si arrende?
«Se le condizioni cliniche e gli esami di laboratorio sono tali da non giustificare la sopravvivenza. In questo caso il rischio di rianimare il bimbo è altissimo e si scivola nell’accanimento terapeutico. Bisogna a questo punto limitarsi alle cure ordinarie. Non possiamo pensare di sconfiggere la morte».

Ma lei come cattolico è d’accordo sull’interrompere le cure?
«Sì, del resto anche la Chiesa ha condannato l’accanimento terapeutico».

Qual è stato il suo paziente più precoce?
«Una bambina di 23 settimane che pesava 480 grammi. Stava sul palmo di una mano».

E ce l’ha fatta?
«Sì, ora ha vent’anni, si è sviluppata normalmente, ha solo qualche deficit uditivo».

E ha mai salvato un bambino rifiutato dalla mamma?
«Sì, erano madri disperate, spesso molto giovani e sole. Ma ho lottato ogni volta in cui pensavo di essere di fronte a una vita da difendere».

L'impegno per la vita e l'intolleranza degli abortisti


Durante la giornata di ieri non sono mancate voci di dissenso all'appello del Papa durante l'Angelus a favore di un più marcato impegno per la vita: una sessantina di attivisti favorevoli alla legge 194 hanno accolto ieri a Cassino scandendo «vergogna, vergogna», la senatrice del Pd Paola Binetti ed il direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara, presenti per partecipare a un convegno.

La senatrice del Pd Paola Binetti ed il direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara si sono schierati a favore del documento firmato dai ginecologi di quattro università romane che impegna a «rianimare prematuri estremi». La contestazione è scattata mentre Binetti e Ferrara stavano entrando nella sala conferenze dell'aula Pacis dell'università di Cassino per un convegno organizzato dalla diocesi della cittadina nel frusinate in occasione della trentesima giornata per la vita. Gli slogan sono stati urlati da una sessantina di persone che partecipavano ad un sit-in della Cgil, della Uil e delle associazioni «facciamo breccia» ed «Arcobaleno» e «Clr di Roma» a sostegno della legge 194, organizzato fuori della sala in cui si doveva svolgere la conferenza.

Parlando del documento firmato nella capitale, Ferrara ha detto che «ognuno ha diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale. Questa è la moratoria: è uno scandalo che faccia notizia il documento di Roma. È normale, invece, che non dovrebbe essere così. Se fa notizia vuol dire che qualcosa non và. Si discute se bisogna usare la parola omicidio o meno». «Ogni vita ha un valore assoluto e irrinunciabile - ha detto la senatrice Binetti - il diritto di essere nato dà il diritto di essere rianimato e si chiede al Parlamento di assumere una condizione diversa della 194. La vita è un diritto universale di tutti». «Molte donne - ha aggiunto - abortivano in condizioni di mancata sicurezza e la legge sull'aborto fu varata trent'anni fa per fare ordine su questo contesto, ma ciò non toglie che la vita è un valore preziosissimo». Per l'abate di Montecassino Don Pietro Vittorelli «chi non è aperto alla vita non ha speranza». «Plaudo al documento firmato dai ginecologi e noi uomini e donne ricche di speranza vogliamo con fede incrollabile rimanere aperti alla vita. Che cosa significa servire la vita? Significa riconoscere la vita umana come un valore che sovrasta ciascuno di noi, che viene molto prima di noi e che non andrà ben oltre noi».

L'Angelus del Papa di domenica 3 Febbraio 2008


Il Papa ci ha richiamato nuovamente al valore della vita, dal suo sorgere al suo naturale venire meno.

Rileggiamo le sue belle parole.
Poi il Papa ci ha ricordato l'importanza della vita consacrata e il fatto che si può lucrare fino all'11 di Febbraio una speciale indulgenza plenaria in occasione del 150° della prima apparizione della Madonna a Lourdes.

Cliccando il nostro titolo verrete portati al blog della Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati, dove c'è il testo delle parole pronunciate dal Santo Padre prima dell'Angelus.

domenica 3 febbraio 2008

Un aforisma al giorno - 13

E' domenica, possiamo metterne più di uno, di aforisma...

"(Si) sostiene che le donne sono state introdotte a forza nell'attuale situazione industriale per via delle stesse ferree leggi economiche che vi ci hanno costretto gli uomini. Io dico che gli uomini non sono stati costretti per via di ferree leggi economiche, ma principalmente per il volgare e spietato cinismo di altri uomini".

da L'Utopia degli Usurai

Un aforisma al giorno - 12

"Dove c'è il nulla, c'è satana".

da L'Utopia degli Usurai

venerdì 1 febbraio 2008

Chesterton in video e audio! - 2

Questo contributo, sempre da YouTube, mostra qualche secondo di immagini che mostrano un Chesterton abbastanza giovane con sua moglie Frances, poi a seguire una trasmissione della BBC in cui Chesterton legge il suo The Spice of Life.
Successivamente un audio di un brindisi di Chesterton in onore di Rudyard Kipling durante un suo viaggio in Canada. La gente ride, lui stesso ridacchia alle sue parole.
Da ultimo trovate una trasmissione dalla BBC del Gennaio 1933 sull'architettura.