sabato 31 dicembre 2016

Un aforisma al giorno





Gilbert Keith Chesterton, Radio Chesterton

Dante & Gilbert... una ripresa di Roberto Prisco

Data l'impostazione scherzosa del tuo blog, ci sta bene anche questa caricatura di Dante fatta da GKC.

http://www.chesterton.it/gkc/cervantes.htm

Ciao
Rob

venerdì 30 dicembre 2016

Discovery, cioè scoperta: Dante e Gilbert sono nati nello stesso giorno...

… e con questo?

Vi dovrete sorbire delle elucubrazioni sul punto, sull'astrologia (ma mi faccia il piacere!), sulle inclinazioni dei pianeti o peggio?

No, era giusto per dire… La coincidenza è gradita a me (e voi direte: ma chissene… e bene direte) e a molti chestertoniani (e qui non si dice niente, non sta bene…).

Qui sotto, a corredo di questo inutile ma fantasioso e illustrativo post, un arcifamoso ritratto del Dante Nazionale (- per piacere, non scadere, Sermarini… - perché? Cosa avrei detto di male? E' o non è il Sommo Poeta degli Italici? E allora Dante Nazionale, stop!) di Sandro Botticelli (anche lui molto nazionale…) e una poco nota (ma già proposta su questo serpentone… perché, un blog cos'è se non un inutile serpentone?) caricatura del Gilbertone Cosmico (non mi dite di no, per piacere… Se non altro per la massa e per il famoso capitolo IV dell'Ortodossia…) e di Hilaire Belloc in un atteggiamento a loro consono e familiare: discutere, parlare, bere, altercare, argomentare...

Io certe cose le firmo...

Marco Sermarini


sabato 24 dicembre 2016

I soliti auguri di Buon 🎄 Natale

Questa pagina di Chesterton è sempre più bella e non resisto per cui la ripropongo per farvi gli auguri di Buon Natale.

In più aggiungo in fondo la mia idea cioè l'idea di Chesterton sull'esistenza o meno del signo Babbo Natale... alla faccia del cinismo adulto, che Iddio ce ne scampi e liberi.

Da ultimo il collegamento dell'articolo del mio fratello gemello americano Dale Ahlquist che è bellissimo.

Con tanto affetto, Buon Natale di cuore!

Marco Sermarini, presidente della SCI

«Quello che mi è successo è l'opposto di quello che sembra essere l'esperienza della maggior parte dei miei amici. Invece di rimpicciolire fino ad un puntino, Babbo Natale è divenuto sempre più grande nella mia vita fino a riempire la quasi totalità di essa. E' successo in questo modo. Da bambino mi trovai di fronte ad un fenomeno che richiedeva una spiegazione. Avevo appeso alla sponda del mio letto una calza vuota, che al mattino si trasformò in una calza piena. Non avevo fatto nulla per produrre le cose che la riempivano. Non avevo lavorato per loro, né le avevo fatte o aiutato a farle. Non ero nemmeno stato buono - lungi da me! 
E la spiegazione era che un certo essere che tutti chiamavano "Santa Claus" era benevolmente disposto verso di me... Ciò che credevamo era che una determinata agenzia benevola ci avesse davvero dato quei giocattoli per niente. E, come affermo, io ci credo ancora. Ho semplicemente esteso l'idea.
Allora chiedevo solo chi metteva i giocattoli nella calza, ora mi chiedo Chi mette la calza accanto al letto, e il letto nella stanza, e la stanza della casa, e la casa nel pianeta, e il grande pianeta nel vuoto.
Una volta mi limitavo a ringraziare Babbo Natale per pochi dollari e qualche biscotto. 
Ora, lo ringrazio per le stelle e le facce in strada, e il vino e il grande mare.
Una volta pensavo fosse piacevole e sorprendente trovare un regalo così grande da entrare solo per metà nella calza.
Ora sono felice e stupito ogni mattina di trovare un regalo così grande che ci vogliono due calze per tenerlo, e poi buona parte ne rimane fuori; è il grande e assurdo regalo di me stesso, perché all'origine di esso io non posso offrire alcun suggerimento tranne che Babbo Natale me l'ha dato in un particolare fantastico momento di buona volontà».

Gilbert Keith Chesterton, lettera a The Tablet of London


Personalmente è chiaro, io credo in Babbo Natale; ma è il tempo del perdono, e perdonerò gli altri che non ci credono.

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del drago e altre serissime storie


L'articolo di Dale Ahlquist su GKC, Dickens e la gioia del Natale:

http://www.catholicworldreport.com/Item/5301/gk_chesterton_charles_dickens_and_the_joy_of_christmas.aspx


Dale Ahlquist su G.K. Chesterton, Charles Dickens, e la gioia del Natale | Catholic World Report - Global Church news and views

http://www.catholicworldreport.com/Item/5301/gk_chesterton_charles_dickens_and_the_joy_of_christmas.aspx

venerdì 23 dicembre 2016

Gli auguri di Lorenzo Zappalà (il nostro disegnatore)

Guardate che belli…

Lorenzo è il disegnatore di diverse pubblicazioni SCI - Centro Missionario Francescano, da ultima La Divina Poltrona.

Guardate che bel pensiero e che bell'idea.

Li facciamo nostri e ve li giriamo, Buon Natale!

«Astro del Ciel», nel verso «Tu che i Vati da lungi sognar», mi ha fatto pensare a quanto grande sia il desiderio che ciascuno si porta dentro, e che dramma finchè non si scopre qualcosa (qualcUno) che possa rispondere. Fino alla figura dei pastori che vivevano ostracizzati fuori Betlemme, perchè considerati impuri (per il contatto con bestie e sangue): in loro il divario diventa ancora più drammatico, tra desiderio infinito e realtà che meno di così non poteva dar loro.

Quindi che gioia l'arrivo di chi può rispondere!
Tanti auguri di un Buon Natale!

giovedì 22 dicembre 2016

Un aforisma al giorno (sempre attuale, vero, bello)

Gli uomini dell'Est scrutano le stelle,
per segnare gli eventi e i trionfi,
ma gli uomini segnati dalla croce di Cristo
vanno lieti nel buio.
Gli uomini dell'Est studiano le pergamene,
per conoscere i destini e la fama, 
ma gli uomini che hanno bevuto il sangue di Cristo
vanno cantando di fronte le ingiurie.

Gilbert Keith Chesterton, La Ballata del cavallo bianco

mercoledì 21 dicembre 2016

Un aforisma al giorno (il Chesterton che qualcuno non si aspetta)

Combattere una battaglia religiosa non è solo giusto, è sostanzialmente l'unica cosa degna di essere fatta.

Gilbert Keith Chesterton

martedì 20 dicembre 2016

Un aforisma al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
Fighting a religious battle is not only right, it is the only thing ultimately worth doing.


sabato 17 dicembre 2016

giovedì 15 dicembre 2016

Chesterton, il Papa, giacchette e citazioni - a questo punto 5...

Mentre mettevo la ripresa di Andrea Monda della questione in oggetto, ecco che mi arriva l'articolo di Fabio Trevisan su Riscossa Cristiana, che riprende sia nell'argomento che nella diretta citazione il qui presente ring. A questo punto siamo grosso modo al quinto round, senza contare commenti...

Marco Sermarini

CHI STA STRUMENTALIZZANDO CHESTERTON?

"Ho sempre avuto un forte senso di repulsione intellettuale nei confronti del modernismo, anche prima di convertirmi al cattolicesimo"

.

Nel 1929 Chesterton in "The Thing: why I am a Catholic" (Perché sono cattolico) affermava inequivocabilmente che, ancor prima della sua conversione al cattolicesimo, detestava profondamente il modernismo. Durante la frequentazione trentennale del grande scrittore inglese mi sono sentito in obbligo di scrivere alcuni libri su di lui, di presentarlo in numerose conferenze in varie parti d'Italia, ma mai mi era capitato, come in questi tristi tempi, di difenderlo dalle strumentalizzazioni di chi invece reputa che ad essere strumentalizzato sia proprio lui contro il Papa (vedi Monda su Avvenire). Ho già affermato di "dare a Chesterton quel che è di Chesterton ed a Bergoglio quel che è di Bergoglio" e, detto francamente, ritengo un onore non dover scrivere sul quotidiano della CEI. Mi ritengo fortunato a non dover condividere una linea culturale che reputo dannosa per il cattolicesimo; mi ritengo pure libero di dare a Chesterton quel che è di Chesterton e non preoccuparmi di dover difendere Bergoglio, piuttosto cercando di restituire a lui a quel che è di Bergoglio.

Andrea Monda mi chiede (vedi il ring chestertoniano sul blog dell'uomo vivo) argomentazioni che confutano l'insensata pretesa di usare Chesterton contro il Papa. Innanzitutto mi chiedo: "Chi sta strumentalizzando Chesterton?". Rispondo: "Anche Andrea Monda". Le mie argomentazioni oggettive, fondate sui testi partono da una considerazione falsa di Monda (vedi articolo del 6 dicembre 2013), nella quale scriveva: "Questi "affossatori in nome di Chesterton" mi ricordano quegli intellettuali di cui parla lo scrittore inglese, che non so se amasse la ragione ma certo diffidava dell'intelletto". A parte il fatto che questi presunti "affossatori" non sono assolutamente da equipararsi a quegli intellettuali del XIX secolo, credo che sia demenziale e anti-chestertoniano arrivare a dubitare della ragione e dell'intelletto in Chesterton. All'inizio di "Perché sono cattolico" il saggista inglese esordiva letteralmente così: "La difficoltà nello spiegare perché sono cattolico consiste nel fatto che vi sono diecimila ragioni, tutte riconducibili ad un'unica ragione: che il cattolicesimo è vero". Ribadisco: diecimila ragioni! Mi sembra davvero paradossale che non si percepisca l'importanza della ragione e della difesa dell'ortodossia in lui. Ecco un altro brano, che si può leggere in qualche riga successiva: "La Chiesa non è solo armata nei confronti delle eresie passate o, persino, presenti, ma anche nei confronti di quelle future, che potranno configurarsi come l'esatto opposto di quelle attuali". Il riferimento al mondo intellettuale a cui Monda allude (per colpire, secondo lui, gli anti-bergogliani) è esattamente l'opposto di quello che intendeva Chesterton. Leggiamo oltre la breve citazione che Monda ha tratto dal breve saggio: "Ostinatamente ortodosso""E' da qui che deriva la confusione tra intelletto e intellettualismo…".

Monda non ha precisato, come avrebbe dovuto, che a Chesterton interessava distinguere tra l'intelletto e l'ideologia dello stesso, ossia l'intellettualismo. Chesterton non si è mai preoccupato (al contrario di Monda) di difendere le ragioni del cattolicesimo guardando se al Papa o a chi altro potesse andare più o meno bene. A Chesterton interessava, piaccia o non piaccia, la difesa delle verità e della Verità, che aveva incontrato nel cattolicesimo e che reputava anche (ma non solo) un'esperienza personale: "Potrei trattare perché sono cattolico da un punto di vista personale e descrivere la mia conversione". Egli sapeva distinguere tra verità oggettive legate alla ragione e all'intelletto da quelle personali, molto importanti, da dedicarci un ulteriore capitolo: "Le mie sei conversioni". Reputo banale il tentativo di separare la convinzione profonda delle ragioni del cattolicesimo da quelle dell'esperienza personale coinvolgente e gioiosa. Non esiste un Chesterton gioioso separato da un Chesterton dottrinale, dogmatico, appassionato della Verità. A lui interessava primariamente la capacità della Chiesa cattolica di salvaguardare la verità, come affermerà nell'opera "The Way of the Cross" del 1935: "Extra Ecclesiam nulla salus. La Chiesa cattolica è la sola capace di salvare l'uomo dallo stato di schiavitù in cui si troverebbe se fosse soltanto il figlio del suo tempo".

Gilbert non è quindi soltanto un campione della gioia, dell'umorismo e del paradosso ma, come ricordava l'amico Hilaire Belloc, usava lo strumento del paradosso per ammaestrare, per illuminare, per far ragionare. Non si può anteporre nemmeno la tradizione alla conversione né tantomeno sviluppare l'una a scapito dell'altra. Sono operazioni poco rispettose del reale significato che Chesterton dava all'una e all'altra. Chiedendosi: "L'umanesimo  è una religione?", Chesterton rispondeva nel 1929 così: "Bisogna appellarsi alle realtà veracemente umane: la volontà cioè la morale, la memoria cioè la tradizione, la cultura cioè il retaggio intellettuale dei nostri padri". Per quanto riguarda la corrispondenza dell'uomovivo Innocent Smith con Papa Francesco (creduta da Andrea Monda) mi sembra addirittura incredibile se non fosse che Monda in quell'equivalenza volesse colpire, come lui dice i saccenti, i polemici, i dottori della legge. Allora mi chiedo davvero: "Chi sta strumentalizzando Chesterton?". Monda non ricorda o finge di non ricordarsi che l'uomovivo aveva puntato la pistola alla tempia del pessimista, dello scettico, non al cattolico che cerca di spiegare con la ragione e l'intelligenza della fede la validità perenne del dogma, dell'ortodossia, della tradizione. Certamente la "vita viene prima" ma la segue l'intelletto nel senso tomistico dell'adeguazione dell'intelletto alla realtà (realtà ontologicamente donataci dal Creatore), come asseriva Chesterton: "Più un uomo applica la propria razionalità alla realtà, più noterà che la realtà si mantiene tale quale è". Monda, nell'affanno di dimostrare i paralleli tra Chesterton e Bergoglio (operazione che ribadisco essere di scarso profilo culturale) scrive: "non si tratta di difendere ma di promuovere…sa che è la vita che trascina, non le parole…differenza tra annuncio e proselitismo…" e pone ciò che il grande Gilbert non avrebbe mai posto

Chesterton perentoriamente affermava, piaccia o non piaccia a Monda: "Ho quindi l'ardire di affermare, e, ritengo senza vantarmi eccessivamente, che sono rimasto legato a certi rapporti e tradizioni, non perché sono un sentimentale o un romantico, ma perché sono un realista. Perché mi rendo conto che la morale non può cambiare quasi fosse una moda". Monda afferma che Chesterton amasse il gusto del rischio e la paradossale umiltà: è vero, ma non disgiunto da ciò che Gilbert si prefiggeva e scriveva nel 1929: "Portando avanti una severa dogmatica mentre il mondo vaga nelle nebbie di un rozzo sentimentalismo". Chesterton quindi contro la misericordia? A sentire Monda: "Ciò che attira e trascina, del cattolicesimo è la misericordia, non la correttezza né la sapienza". Invito Monda ad ascoltare cosa davvero diceva Chesterton nel 1935: "Nel cuore della cristianità, nei vertici della Chiesa, nel centro di quella civiltà che chiamiamo cattolica, lì e in nessun movimento, né in nessun futuro, si trovano la stabilità del senso comune, le tradizioni veraci, le riforme razionali, che l'uomo moderno ha cercato di trovarle lungo tutto il cammino della modernità". Questo era il pensiero di Chesterton e a nulla vale piegarlo per qualsiasi altra operazione.

Credetemi: preoccupiamoci di dare a Chesterton quel che è di Chesterton.


Fabio  Trevisan

Chesterton, il Papa, giacchette e citazioni - 4

Riceviamo da Andrea Monda un'ulteriore coda della nota discussione in oggetto...

Roberto Prisco mi condanna (all'inutilità e all'oblio se ho capito bene) perchè non ho spiegato bene dove e quando i critici del Papa non appoggiano correttamente su GKC la loro critica al Papa. Stimolato dalla provocazione mi sono andato a rileggere il mio articolo, esperienza sempre molto dura (per chiunque immagino) e quindi, ripercorriamolo insieme.
L'articolo nasceva dallo stupore (tutto inizia dalla meraviglia, come insegnano Platone, Aristotele e anche Chesterton, giusto?) di vedere il Papa attaccato "in nome" di Chesterton, cioè il povero Gilbert diventato malleus pontificorum.. un'eventualità che lo scrittore non avrebbe sospettato nemmeno nei suoi peggiori incubi, lui che di incubi se ne intendeva!
Come si fa a criticare il Papa "usando" uno scrittore "papalino" come GKC? Già, come si fa? Allora provo a mettermi nei panni degli altri (esercizio che i gesuiti fanno fare a livello retorico-dialettico durante le prove che impartiscono ai loro novizi) e cerco di vedere se è corretta, chestertonianamente parlando, la critica al Papa, che già è scorretta a livello di principio: Gilbert aveva simpatia per tutti, anche per i suoi "nemici", figuriamoci per il Papa! Ed era proprio la simpatia che gli permetteva di capirli (secondo un meccanismo, quello dell'anticipo di simpatia, spiegato molto bene da Benedetto XVI quando ha presentato il suo volume du Gesù). E' forse la mancanza di simpatia che acceca i detrattori del Papa? 
Personalmente conosco due di questi detrattori e mi sono simpatici e dunque cerco di comprendere come si sia arrivati all'assurdo di non cogliere (sempre "in nome di Chesterton") la forza e bellezza, molto chestertoniana, di questo pontificato. 
Una spiegazione del mistero potrebbe essere che questi critici sono quelli che Chesterton avrebbe definiti come "eretici", cioè hanno una visione parziale della realtà, si innamorano di una idea e la assolutizzano, escludendo le altre. Emilio Cecchi diceva che "Visto davanti Chesterton ha la figura di un vescovo. Ma il vescovo si rigira e visto di dietro ha la figura di un clown", ecco, questi critici si sono fermati al volto anteriore di Chesterton, come se fosse un disegno egizio di quelli bidimensionale, mentre la mole di Gilbert va vista a tutto tondo. Da qui il mio articolo che è come la ricomposizione di un puzzle a cui mancava qualche tassello fondamentale. 
Quindi io non trovo che questi critici "errano nel sostenere che le loro opinioni sono sostenute dal pensiero di GKC" secondo l'arzigogolata richiesta di Prisco, ma "errano" nel senso che ne danno, di questo Papa, una visione parziale, senza profondità, ideologica, piatta, fermandosi alla superficie e vedendo nel Vescovo di Roma solo il Vescovo. Sia GKC che Bergoglio invece sono dei Vescovi che sono anche dei Clown. Da qui il mio riferimento alla gioia, alla vitalità, al gusto per il paradosso (mai fine a se stesso) di questo Papa che incendia il mondo proprio come GKC che, come scrive nell'Autobiografia: "Questo fu il mio primo problema, quello di  indurre gli uomini a capire la meraviglia  e  lo splendore dell'essere vivi." Un UomoVivo è Bergoglio, lo ribadisco, è un uomo che sente come compito urgente quello che Stevenson (un autore molto amato da Chesterton come è noto) poneva con parole che più cristiane di così non si può: "C'è  un'idea che circola tra i moralisti, e cioè che si  debba rendere buono il prossimo. Debbo rendere buona una sola  persona: me stesso. Mentre il mio dovere verso il prossimo si esprime più efficacemente dicendo che debbo, per quanto posso, renderlo felice". Quanto volte questo Papa ci parla del "coraggio di essere felici", ecco è qui il punto, è un uomo "carico", coraggioso che incoraggia, proprio come GKC, e di fronte a questa "carica" è triste vedere che si risponde contrapponendo verità e carità, mettendole "diabolicamente" una contro l'altra, e dicendo che Chesterton è il maestro della verità e non il cantore della gioia che proviene dalla carità. Per questo ho citato quel meraviglioso passaggio de L'uomo eterno quando parla di Gesù che "non è venuto in realtà ad insegnare nulla. Se c'è un  episodio che  personalmente mi colpisce  come grandemente e  gloriosamente umano, è l'episodio del vino per la festa nuziale.". Nessuno mi ha risposto analizzando il mio articolo, pezzo per pezzo, che invece è stato liquidato come vago e generico, mi dispiace.. e poi soprattutto questa revisione l'ho dovuta fare io, terribile... un articolo (almeno i miei) dopo qualche minuto che è stato licenziato è già vecchio, superato, pieno di difetti.. questa me la pagate! Ma se poi vogliamo andare a bere un po' di vino insieme, tutti noi innamorati di GKC (e di Gesù, spero), anche se sono astemio come sa bene il nostro Presidente, farò volentieri un'eccezione, offro io!

Roma, 15 dicembre 2016

Andrea Monda

Sì, confermo, Andrea Monda è astemio e non fatelo bere, soprattutto a digiuno, non è il caso…!

E ora? Stiamo a vedere

Marco Sermarini

Un aforisma al giorno

"Brutta copia della bontà (...) è la remissività o ripugnanza a crear contrasti".

G. K. Chesterton, La Saggezza di Padre Brown 

Un aforisma al giorno

"Il male vince sempre grazie agli uomini dabbene che trae in inganno; e in ogni età si è avuta un'alleanza disastrosa tra abnorme ingenuità e abnorme peccato".

G. K. Chesterton, Eugenetica ed altri malanni 

Teggi: quattro chiacchiere con una letterante (da communitylacroce.it)


"Siamo tutti fuori". Sottotitolo: Viaggio nel paese delle meraviglie di G. K. Chesterton. Ultima uscita della collana di Berica Editrice "UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio".

Qui sotto un breve assaggio dell'intervista che Annalisa rilascia a Davide Vairani per communitylacroce.it.

Il resto è nel collegamento. Bello.

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Chesterton è anche un autore che spiazza spesso. A te Annalisa è successo quando ti sei messa a "litigare" con avverbio: badly. Ci puoi raccontare questa cosa, che mi sembra davvero interessante?

"In 'Cosa c'è di sbagliato nel mondo' scritto nel 1910 c'è un celebre aforisma che in inglese recita: 'if a thing is whort doing, it is worth doing badly', che di solito viene tradotto così: 'quando c'è qualcosa che vale la pena fare, vale la pena farla male'. Pensai fosse un errore di stampa. E' un passo in cui Chesterton parla del compito educativo delle madri e mi pareva assurdo affermare che le mamme fanno male i loro doveri. In quel periodo stavo vivendo una forte depresione post-parto dopo la nascita del mio secondogenito. Ero incapace di guardarmi, pensavo di non essere capace di fare nulla, che stessi sbagliando tutto. Insomma, ero davvero uno straccio. Ma rimuginai su quello strano significato della frase. In effetti, il primo periodo della maternità è un momento delicato in cui la donna è molto provata. Sebbene se ne parli poco, la depressione post-parto esiste. E' stato grazie a quel badly che sono riuscita a recuperare una visione positiva della mia depressione: Chesterton intendeva dire che le madri fanno male le cose che vale la pena di fare, cioè sono prostrate, eppure sono in grado di adempiere un compito gigantesco. Ci sono, anche se deboli, A volte sbagliano clamorosamente, ma (salvo casi patologici), tirano su dei figli sani, fisicamente e mentalmente".


http://www.communitylacroce.it/2016/12/15/teggi-quattro-chiacchiere-letterante/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork

lunedì 12 dicembre 2016

Il risveglio della signorina Prim, un libro dal deciso sapore distributistico


Questo recente libro di Natalia Sanmartin Fenollera parla di una ragazza, Prudencia Prim, che dopo aver studiato all'interno delle più grandi scuole ed università, decide di "staccare" un po' dalle sue giornate piene e frenetiche in ufficio. Legge su un giornale un annuncio in cui un uomo chiedeva un'aiuto-bibliotecaria nella sua città: Sant'Ireneo di Arnois. La signorina Prim si ritrova allora catapultata in questa nuova realtà dove gli abitanti non pensano affatto al successo e alla carriera, ma a vivere secondo gli esatti valori morali, ispirandosi alla filosofia classica.
Trovatasi catapultata in questa realtà assolutamente diversa da quella che ha sempre vissuto, cerca di adattarvisi ogni giorno con le difficoltà che trova in questo mondo che è completamente diverso da quello odierno. Qui riscopre il valore che hanno le piccole cose, affermando alla fine del libro che sono queste che donano la felicità.

Giulia Sermarini 

  • Scheda bibliografica
  • Copertina rigida: 256 pagine
  • Editore: Mondadori (8 aprile 2014)
  • Collana: Omnibus
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8804635118
  • ISBN-13: 978-8804635116


Hilaire Belloc, un interessante profilo.

C'è un sito, santiebeati.it, Che annovera anche una sezione intitolata Testimoni. Tra di essi c'è anche Chesterton, e ve lo proporremo presto, ma volevamo sottoporre alla vostra attenzione quello di bello, perché tra il spunto da numerose pubblicazioni oggi praticamente introvabili sull'altro nostro eroe. Anche questa è una dimostrazione della tesi che non l'abbiamo elaborato negli anni: la letteratura di Gilbert e Hilaire da un certo momento è divenuta scomoda, incollocabile e avulsa dalle nuove idee sulla presenza dei cattolici nella società.
Questo non può che spinger ci ad approfondire il lavoro che già stiamo facendo. Questi due ragazzi non sono mai stati attuali come oggi.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/95077