lunedì 4 marzo 2013

Giusto per capire chi è il cardinale Timothy Dolan e come mai ama molto GKC...

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Signor Chesterton...


... Quanto è alto e quanto pesa? "Sei piedi e due pollici ma il mio peso non è mai stato calcolato esattamente"
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sabato 2 marzo 2013

Dal prof. Carlo Bellieni

Carlo Bellieni

"L'infanzia come la conosciamo oggi esiste da quando scuola e famiglia sono divenuti i luoghi preposti al controllo del corpo e della mente dei fanciulli per garantire la loro segregazione fisica".


Parole alterate: il vocabolario del relativismo etico PDF Stampa E-mail



 
 
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 Carlo Valerio Bellieni, Vol 1, No 2 (2008)

 
Un vero stravolgimento del significato delle parole è avvenuto riguardo ai termini "eticamente sensibili" negli ultimi anni. La parola "feto", che anticamente significava "cucciolo", è ora stata portata a significare l'essere ancora non nato, e -per assonanza con termini spiacevoli, e per la terminologia "neutra"- significa og

venerdì 1 marzo 2013

DNA, sessanta anni di scoperte ma l'uomo è molto di più di queste informazioni

goo.gl/cbDvk

Da Il Sussidiario

James Parker, cattolico inglese, la canta chiarissima... - da Avvenire

Un aforisma al giorno



«Cristo profetizzò tutta l’architettura gotica quando alcune persone nervose e rispettabili (del tipo di quelli che oggi-giorno hanno da ridire sugli organi a rullo) criticavano le grida di ragazzini di strada di Gerusalemme. Egli affermò: “Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre”. Sotto l’impulso del suo spirito si innalzarono, come un coro fragoroso, le facciate delle cattedrali medievali, affollate di visi acclamanti e bocche aperte. La profezia si è compiuta: perfino le pietre gridano».

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

giovedì 28 febbraio 2013

Un aforisma al giorno (Viva il Papa!)


«Il mondo si troverà sempre più in una posizione in cui perfino i politici e gli uomini che esercitano una professione si troveranno a dire: "Se il Papa non esistesse, bisognerebbe inventarlo"».

Gilbert Keith Chesterton, La mia fede

mercoledì 27 febbraio 2013

Un aforisma al giorno (un grande classico di cui i più ignorano la fonte)

"Non ci sono parole per esprimere l'abisso che corre fra l'essere soli e l'avere un alleato. Si può concedere ai matematici che quattro è due volte due; ma due non è due volte uno: due è duemila volte uno".

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo che fu Giovedì 

martedì 26 febbraio 2013

Sapienza

Militia est vita hominis super terram.

Liber Job, 7, 1

Un aforisma al giorno

"Ciò che chiamiamo emancipazione è sempre e per necessità semplicemente la libera scelta dell'anima tra un tipo di limitazione ed un'altra".

Gilbert Keith Chesterton, Daily News del 21.12.05

Un aforisma al giorno

"Il coltello non è che una corta spada, e il coltellino a serramanico è una spada segreta".

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del drago e altre serissime storie

lunedì 25 febbraio 2013

Tremende Bazzecole - da Tempi (la nostra Annalisa Teggi): Giacomo, 14 anni, ci ha lasciati (e la primavera pulsa sotto questa neve bianca)

http://www.tempi.it/blog/giacomo-14-anni-ci-ha-lasciati-e-la-primavera-pulsa-sotto-questa-neve-bianca#.USsvtKUQgTt

Qui di seguito un assaggio:


"Di quali grandi battaglie potremo fregiarci e inorgoglirci se quella battaglia che ciascuno gioca a tu per tu con la morte ci vede in ogni caso sconfitti? Questo lucidamente si chiedeva un re potente di nome Guthrum, che il signor Chesterton immaginò pensoso e triste proprio all’apice del suo successo come guerriero: nel poema La ballata del cavallo bianco, quel re vittorioso, che poteva vantarsi di un potere grande conquistato infliggendo la morte sul campo di battaglia a innumerevoli nemici, constatava infine di essere inerte di fronte a questo pensiero: «e una lacrima è già nel fiore più piccolo, perché ogni fiore, come il fiore di mare, ha l’odore salato della morte».
La vista può essere ingannata da questa fitta coltre che copre tutto, ma sotto di essa restano i boccioli, i germogli, i getti che io ho visto nel mio giardino. E c’è una voce che s’azzarda a rispondere a quel re triste e pensoso. Il signor Chesterton immaginò, in una delle sue poesie più celebri, di far parlare un bambino non ancora nato. Non c’era dietro nessuna battaglia sull’aborto, bensì qualcosa di più complessivo e vicino all’esperienza di tutti: era il tentativo di dar voce all’io di ciascuno di noi, immaginando che fosse solo e ancora il grido di chi dal buio desidera esistere, cioè essere tolto al vuoto del nulla. E quella voce bambina, che solo conosce l’oscurità del non essere, proclama infine: «meglio un’ora, e poter piangere e combattere, piuttosto che questo infinito vuoto a misurare l’impero della notte». Qualsiasi neve scenda sul nostro umano, sotto rimane questa primavera, per cui tutti sappiamo bene che gigantesco dono sia il darsi della vita. Per tutto il poco o tanto tempo in cui si dà, nel modo in cui si dà; meglio un’ora e poter piangere e combattere, piuttosto che l’infinito vuoto".

domenica 24 febbraio 2013

Un aforisma di R. L. Stevenson, autore amato da GKC (lo abbiamo rubato ad Andrea Monda)

"Esigiamo compiti più elevati perché non siamo capaci di riconoscere l'elevatezza di quelli che già ci sono assegnati. Cercare di essere gentili e onesti sembra un affare troppo semplice e privo di risonanza per uomini del nostro stampo eroico; piuttosto ci getteremmo in qualcosa di audace, arduo e decisivo: preferiremmo scoprire uno scisma o reprimere un'eresia, tagliarci una mano o mortificare un desiderio. Ma il compito davanti a noi, cioè quello di sopportare la nostra esistenza, richiede una finezza microscopica, e l'eroismo necessario è quello della pazienza. Il nodo gordiano della vita non può essere risolto con un taglio: ogni intrico va sciolto sorridendo".

R. L. Stevenson

venerdì 22 febbraio 2013

Una riflessione del nostro Paolo Gulisano sulla rinuncia di Papa Benedetto XVI

http://www.paologulisano.com/?p=288

Socci ai cardinali: dimettetevi voi e chiedete al Papa di restare - Dal quotidiano Libero

C'è una domanda che mi urge da quando Benedetto XVI ha dato l'annuncio choc delle sue dimissioni. Perché i cardinali, che sono i prìncipi della Chiesa e indossano vesti rosse per significare la disponibilità al martirio, quindi una dedizione totale alla Chiesa, i cardinali che conoscono la grandezza di papa Benedetto XVI e anche lo smarrimento del popolo cristiano per le sue dimissioni, perché - dicevo - non fanno almeno un tentativo per chiedergli di ripensarci? È una domanda che mi pongo da semplice cristiano, che stima immensamente questo Pontefice e ama la Chiesa. Sono tanti i fedeli che hanno espresso questo desiderio e voglio dunque lanciare pubblicamente questo piccolo appello. Prima che arrivi quel fatale 28 febbraio e prima che si metta in moto la macchina del Conclave, ratificando queste storiche dimissioni di un Vicario di Cristo. I porporati potrebbero, tutti insieme, in perfetta unità e comunione, fare (almeno) un passo verso il Santo Padre perché riconsideri la sua decisione e - imitandone il distacco dalle cose terrene - potrebbero accompagnare questa accorata richiesta mettendo a sua disposizione i loro mandati e incarichi, in modo da permettergli le eventuali scelte che gli sarebbero di aiuto nella ripresa del suo ministero.

Disponibilità totale - Questa «disponibilità totale», infatti, sarebbe un grande gesto, una risposta consona da parte del collegio cardinalizio a quanto scritto da Benedetto XVI nella sua dichiarazione di dimissioni, che sono state motivate così: «Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato». Ciò che ha colpito tutti non è solo il riferimento al venir meno del «vigore del corpo» (che è del tutto comprensibile, ma che è una condizione di tutti i pontefici). Ha sorpreso soprattutto il riferimento al diminuito «vigore dell'animo». Qualcosa che ha a che fare con un senso di sconforto e di solitudine e che potremmo considerare anche come una preghiera di aiuto, di vicinanza, di collaborazione. Il popolo cristiano ha giustamente interpretato queste parole come un appello alla preghiera e alla conversione. Io stesso ho ricevuto tanti messaggi e lettere in cui dei semplici fedeli mi dicono che si sentono chiamati dal gesto del papa a impegnarsi in un vero cammino di santità.

Analogamente un'eventuale iniziativa dei cardinali, corredata di «rinuncia» e di piena disponibilità, potrebbe essere una grande risposta cristiana al «grido» del Santo Padre, che - facendo tesoro del loro passo indietro - potrebbe disporre un ringiovanimento generale, capace di portare nuove energie (fisiche e spirituali) al pontificato. A un gesto straordinario come quello del Papa si addice almeno una risposta che sia allo stesso livello, che mostri lo stesso amore per la barca di Pietro, la stessa abnegazione. Probabilmente un simile appello corale del collegio cardinalizio,  a nome del popolo di Dio, non otterrebbe comunque dal papa l'auspicato ripensamento, ma di certo sarebbe un grande segno di affetto e stima al Pontefice (per lui stesso molto confortante). E sarebbe pure una bellissima testimonianza, data al mondo, di distacco dalle cose terrene, di slancio evangelico e di amore esclusivo a Gesù Cristo. In un momento in cui, sui media, si rappresenta la Curia e l'insieme del collegio cardinalizio come un qualsiasi consesso mondano, diviso da lotte di potere, ambizioni, fazioni e interessi, questa iniziativa mostrerebbe cosa è veramente la Chiesa e cosa è Pietro per la Chiesa di Dio.

Non ho nessun titolo per dare consigli ai porporati. E anche nessuna voglia di farlo. Questo è semplicemente un desiderio, espresso da chi vive la fede sul fronte della prova e sulla trincea del mondo. È comprensibile che nessuno ci abbia pensato finora, vista l'assoluta novità di questa situazione. In effetti, sebbene le dimissioni siano una facoltà prevista dal Codice di diritto canonico, bisogna riconoscere che si tratta di un caso unico nella storia della Chiesa. Che ha sorpreso tutti. Nessun Papa aveva finora rinunciato per motivi di età (gli stessi Pio XII, Paolo VI e Giovanni Paolo II avevano considerato la possibilità, ma per seri motivi di salute e infine scelsero di restare). Gli altri due casi storici evocati - Celestino V e Gregorio XII - sono del tutto diversi da quello di Benedetto XVI e, in un certo senso, non costituiscono dei precedenti. 

Un vuoto immenso - Certo la rinuncia di per sé non deve scandalizzare ed è - lo ripeto - perfettamente conforme alle norme del Codice di diritto canonico. Ma è possibile ragionare sulle motivazioni? Si può tentare ancora qualcosa per aiutare il Papa e per indurlo a tornare sui suoi passi? La Cristianità, in questo momento storico veramente drammatico per la fede, può privarsi (definitivamente e totalmente) di una voce così alta, di una presenza così illuminante e di un magistero straordinario come quello di Benedetto XVI? Che questa grande figura di padre e maestro scompaia totalmente (e di colpo) per il mondo, come ha preannunciato, dà profonda tristezza. Senza nulla togliere al prossimo pontefice che certo svolgerà al meglio il ministero petrino, possiamo dire che dalle ore 20 del 28 febbraio si sentirà un vuoto immenso?

di Antonio Socci

giovedì 21 febbraio 2013

Un aforisma al giorno


Il buon senso ci dice (...) che non si possono ribaltare tutte le cose esistenti, le abitudini, i compromessi, a meno che non si creda in qualcosa che sta al di fuori di esse, qualcosa di positivo e divino”.

Gilbert Keith Chesterton, Il Napoleone di Notting Hill