giovedì 16 febbraio 2012

Chesterton e il miracolo del quotidiano - Genova - ilGiornale.it - Echi del convegno di Genova

http://www.ilgiornale.it/genova/chesterton_e_miracolo_quotidiano/16-02-2012/articolo-id=572473-page=0-comments=1

Chi va con il mondo impara a mondanizzare - Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, su Il Foglio di oggi 16.02.2012

I fatti son fin troppo noti: la previsione della morte del Papa, le manovre per decidere fin da ora il successore, gli intrighi di palazzo e i furbetti della cittadella che parlano coi giornali. In casa cattolica, c'è chi trova la vicenda "tutta da ridere". C'è chi la stigmatizza, ma senza trarne motivo di scandalo. C'è chi nasconde la notizia in una colonnina a pagina 19, così che il povero Bordin a Radio Radicale non fa in tempo ad arrivarci prima di finire la rassegna stampa.

Ce n'è per tutti, compresi quei cattolici ordinari che aprono i giornali e non sanno se si trovano nella cronaca nera o nella pagina degli spettacoli, col bel risultato di farsi venire gli stessi pensieri di fior di anticlericali, anche se con opposto palpito di cuore. E ne hanno ben donde, poveretti. Perché, a non voler nascondere sotto il tappeto la sporcizia denunciata a suo tempo dal cardinale Ratzinger, da ridere pare proprio che non ce ne sia. Anzi, forse ce n'è abbastanza da scandalizzarsi senza timore di passar per paolotti della più bell'acqua. E certamente si dovrebbe tirare la notizia un po' più su di pagina 19, tanto ormai la sanno tutti.

Questo desolante incrocio tra il Festival di Sanremo, dove si intriga per sapere in anticipo il nome del vincitore, e una serie tv stile "Codice da Vinci", dove il sacro si dilegua davanti al profano, rappresenta fin troppo bene certi esiti dello scellerato patto stipulato dalla teologia moderna con il mondo. Tra le primizie pastorali di quel patto, doveva esserci una Chiesa protagonista dei mass media: eccola, sulle prime pagine dei giornali, in tv sul, web. Ma senza l'inossidabile sfavillìo festivaliero e senza l'ipnotica suspense del thriller di razza. Eccola, spogliata anche del minimo appeal, mostrare al mondo uomini occupati da tutto quanto rimane di solamente umano quando il divino è stato messo da parte.

Chi va con il mondo, avrebbe detto Totò che di spettacolo se ne intendeva, impara a mondanizzare. Però lo fa male e replica maldestramente copioni altrui illudendosi di recitare in proprio. Operazione aggravata dal fatto che mettere in scena un pessimo "Codice da Vinci" con personaggi veri è infinitamente più dannoso che subirne uno geniale a mezzo stampa.

Eppure, le avanguardie della nuova Chiesa pneumatica avevano promesso ben altro. Una volta gettata a mare la Chiesa costantiniana, il suo sfarzo liturgico, il suo trionfalismo e i suoi legami con il potere, non si sarebbero più replicate le nefandezze della Roma rinascimentale. Tempo il finir di millennio, il secondo, e la Chiesa sarebbe stata tutta nuova e spirituale. Invece, come accade sempre quando ci si occupa solo dello spirito, si finisce per sentirsi liberi da ogni vincolo e abusare del corpo: quello individuale proprio e altrui, quello sociale e quello mistico. Se si guarda con onestà da questo punto di vista, si spiegano tutte le piaghe che hanno flagellato in questi anni la Chiesa dall'interno, senza concorso di terzi. Tutto ciò con gran soddisfazione del mondo, per il quale non c'è alleato migliore di chi non se ne cura in quanto troppo occupato da pensieri spirituali.

E così, adesso, ci si trova davanti al paradosso di vasti, vastissimi, sterminati settori della Chiesa che, dopo una buona dose di mea culpa battuti sul petto altrui, ora si trovano al cospetto di ben altro, e non possono neppure incolpare il passato.Crolla lo schema ideologico secondo cui la Chiesa di oggi è sempre migliore di quella di ieri. Evapora la presunzione per cui i cristiani contemporanei sarebbero adulti e vaccinat), mentre quelli di una volta sarebbero tutti ignoranti e dunque indefessi peccatori. In tutta questa oscura faccenda dai contorni obiettivamente indefiniti, la Chiesa di sempre non fa un plisset, perché come scrive Vittorio Messori, manifesta quella fetta di umano che si porta inevitabilmente con sé. Il guaio vero si manifesta quando l'umanesimo si mangia il cristianesimo, il sentimento la dottrina, l'orizzontale il verticale. A questo punto i complotti e i maneggi non sono più una patologia, ma la più logica delle conseguenze.

Qui giunti, le persone comuni, credenti e non credenti, si pongono la stessa domanda:ma quei signori ci credono davvero? Fatta salva la fede dei singoli, su cui il giudizio tocca al Padreterno, non si può pensare che lo smantellamento sistematicodella dottrina, della morale, della liturgia non abbia effetti. E questa è una constatazione amara per credenti e non credenti: i quali, forse, si pongono la domanda fatidica con diverso palpito di cuore, ma sicuramente amerebbero avere la stessa risposta.

mercoledì 15 febbraio 2012

La notte in cui Dickens ebbe una visione mariana - di William Oddie (dal Catholic Herald)

William Oddie, editorialista del Catholic Herald e presidente della Società Chestertoniana Inglese, parla di questo tema; l'occasione è il bicentenario della nascita di Charles Dickens, uno degli autori più sinceramente amati da GKC. E' interessante quello che dice. 

Lo troverete qui.

Di seguito trovate l'incipit dell'articolo secondo una nostra libera traduzione.

"Si tratta di una commemorazione nazionale importante: Charles Dickens, il più grande scrittore inglese, nato proprio due secoli fa. Il più grande drammaturgo inglese, William Shakespeare - o almeno così alcuni scrittori sostengono plausibilmente - potrebbe anche essere stato cattolico. E' difficile fare una tale affermazione su Dickens: G.K. Chesterton, però, (che certamente ha capito Dickens meglio di Dickens stesso) ha davvero affermato che Dickens era cattolico nel cuore: e, come io sosterrò, questa non è affatto una affermazione così stravagante come potrebbe sembrare a prima vista".

Dall'amico Marco Testi - Rilke, Chesterton, Rebora e Il Giardino dei Finzi Contini

Spose bambine in Gran Bretagna


di Gianfranco Amato - da Corrispondenza Romana

Bambine di nove anni costrette a sposarsi in moschea. Non siamo nel profondo Yemen o in una desolata area rurale dell’Afganistan. Siamo ad Islington, uno dei quartieri centrali più caratteristici della civilissima Londra. Proprio nel cuore della political correctness. A sollevare il problema è un’organizzazione femminile, The Iranian and Kurdish Women’s Rights Organisation (IKWRO), la quale ha denunciato che nel quartiere londinese si sono svolti, durante il 2010, una trentina di matrimoni forzati, che hanno riguardato almeno tre bambine undicenni e due di nove anni.
A confermare la tendenza di quel dato impressionante, è intervenuto il Ministero della Giustizia, comunicando che nell’anno 2011 sono stati emessi una trentina di provvedimenti giudiziari (i Forced Marriage Protection Order) a tutela dei minori costretti a contrarre matrimonio, alcuni dei quali riguardavano bambine tra i nove e gli undici anni.
La IKWRO ha lanciato l’allarme sul fenomeno che in Gran Bretagna sta crescendo in maniera esponenziale, assumendo una dimensione preoccupante. Lo si può facilmente riscontrare leggendo uno dei volantini fatti diffondere in tutta Londra dall’Ufficio dal HMCS (Her Majesty’s Courts Service), l’Ufficio dei servizi giudiziari di Sua Maestà, in cui si spiega cosa sia un Forced Marriage Protection Order, come lo si possa richiedere, a cosa serve, e cosa accade una volta che lo si richiede.
Dianna Nammi, direttrice dell’IKWRO, non usa mezzi termini per esporre il problema: «Queste bambine frequentano ancora le scuole elementari di Islington, svolgono i loro compiti a casa, e nello stesso tempo vengono praticamente abusate da uomini di mezza età; sono mogli ma con l’uniforme scolastica». «Il motivo per cui non si ribellano», continua la Nammi, «è perché sono letteralmente terrorizzate per parlarne, e sono sottoposte ad un controllo ferreo da parte delle famiglie».
Vengono sposate così giovani a familiari o amici di familiari, anche per garantire la loro verginità, e per assicurarsi che non vengano deflorate da uomini non graditi e non scelti dal padre. Ci sono pure motivazioni di carattere economico, dato che le ragazze, una volta sposate, diventano proprietà del marito sul quale incombe la responsabilità e l’onere del mantenimento.
E ci sono, infine, motivazioni di carattere religioso, in quanto la sharia consente di contrarre matrimonio non appena viene raggiunta la pubertà (bulugh), che per le donne, in particolare, è legalmente riconosciuta con il raggiungimento dei nove anni lunari. Non pochi ricordano, del resto, che lo stesso profeta Maometto sposò Aisha quando lei era una bimba.
E’ davvero un paradosso quello che sta accadendo a Londra, se si considera che proprio da quelle parti sono partite le prime battaglie per l’emancipazione femminile. Ben prima della nascita del movimento delle suffragette (1872), a Londra viveva ed operava Mary Wollstonecraft Godwin, una filosofa e scrittrice inglese, considerata la fondatrice del femminismo liberale.
A lei si deve la pubblicazione, nel 1792, di un famoso libro intitolato A Vindication of the Rights of Woman, nel quale si sosteneva la tesi, in controtendenza con le idee dell’epoca, secondo cui le donne non sono inferiori per natura agli uomini, anche se la diversa educazione a loro riservata nella società le pone in una condizione di inferiorità e di subordinazione.
Il fenomeno londinese dei matrimoni forzati – che farà rivoltare nella tomba la povera Mary Wollstonecraft – si inserisce, in realtà, nel contesto di tutte quelle forme espressive culturali tipiche del mondo musulmano (sharia, poligamia, jihad, burqa, alimentazione hālal, ecc.) che rendono per molti versi incompatibile l’islam con la civiltà occidentale.
In Gran Bretagna la questione è visibilmente più marcata, e se non siamo di fronte ad uno scontro di civiltà, certo ci troviamo dinnanzi ad un duro confronto. C’è una preoccupante differenza, però, tra le due civiltà.
Una è fortemente connotata da una dimensione identitaria culturale e religiosa, ove la vita umana e la prolificazione assumono un valore etico assoluto, mentre l’altra è una civiltà demograficamente moribonda e affetta da una sorta di necrofilia (aborto, eutanasia, contraccezione, sterilizzazione, ecc.), che tenta disperatamente di cancellare le proprie radici culturali e religiose, sostituendole con un pericoloso vuoto assoluto. Sì perché anche per la società, come per la natura, vale la teoria aristotelica dell’horror vacui.

(Gianfranco Amato)

News sull'incontro di Prato Sesia

Cari amici della SCI, vi segnalo questo articolo pubblicato su novara.com nel quale Alessandro Carini parla (con entusiasmo) dell'incontro di Prato Sesia che ha avuto per protagonista Sabina Nicolini, al quale "hanno partecipato molte persone che sono tornate a casa portandosi dietro l'arricchimento di aver sfiorato una persona davvero felice"
Maria Grazia Gotti

lunedì 13 febbraio 2012

Uomini e tristezza - Sarebbe da dire donne e tristezza: adesso la nuova moda è congelare gli ovociti quando si è giovani.

Qui un articolo su quest'argomento. Pensate al congelamento di ovociti: manco uno scienziato pazzo potrebbe scovare roba del genere nelle pieghe del suo cervello.

Sul Corriere, of course, sempre "avanti".

Uomini e tristezza - Sarebbe da dire donne e tristezza: adesso la nuova moda è congelare gli ovociti quando si è giovani.

Qui un articolo su quest'argomento. Pensare di fare una cosa del genere: manco uno scienziato pazzo potrebbe scovare roba del genere nelle pieghe del suo cervello.

Sul Corriere, of course, sempre "avanti".

Un aforisma al giorno

"Ci troveremo sempre e nuovamente a constatare nella storia della Chiesa che il nuovo corso, l'innovazione audace, il partito progressista, derivano sempre e interamente dal Papa".

Gilbert Keith Chesterton, Chaucer (nostra libera traduzione)

"Il buio di due aborti. Poi la luce della fede"

È uscita sull'Avvenire il 5 febbraio 2012, questa intervista. Ve la proponiamo perché venga letta da molte più persone possibile.

Parla Alessandra Pelagatti. È interessante perché l'origine dei suoi aborti la colloca proprio negli anni dell'educazione e della crescita, quando a quattordici anni poteva fare tutto ciò che voleva.

Non è un caso, diciamo. Lo diciamo ai paladini della "libertà" a tutti i costi.

Poi questa donna ha avuto la grazia della conversione.

«La mia vita è stata un ring sul quale il Male e il Bene si sono affrontati per venti anni. Un Male che era nato sull'esperienza dell'aborto. Alla fine l'amore di Dio ha vinto... E te lo dice una ex atea, bestemmiatrice convinta». Difficile sovrapporre l'antica Alessandra all'Alessandra di oggi, sempre bella come allora ma di bellezza nuova, serena e trasparente come i suoi occhi. È lei che nella Giornata per la Vita si fa avanti per raccontarci la sua storia, spinta da un'urgenza ben precisa: «Spero che la mia vicenda possa aiutare altre ragazze», sorride. Alessandra Pelagatti, 39 anni, nata vicino a Milano e approdata a Roma come attrice, oggi è il volto della serenità, ma per tanti anni è stata il campo di battaglia su cui due Alessandre si sono dilaniate.

Come trovi la forza di parlarne?

Le mie esperienze di aborto e la conseguente ferita di cui dopo vent'anni porto ancora i segni sono anche una testimonianza di conversione e di fede. Spero così di parlare al cuore di altre donne, anche solo di una, che forse sottovaluta cosa significhi per l'anima - o per la coscienza, se non ha fede - scegliere volontariamente di uccidere il proprio bambino. Non voglio convincere nessuno, ma mi piacerebbe che tutti riuscissero a immaginare la propria vita quando, un tempo lontano, avevano solo un giorno dopo il concepimento: quel giorno eravamo già noi, unici e irripetibili. Se qualcuno avesse deciso che quella cellula non avrebbe accompagnato il sorgere del sole del giorno due, noi non saremmo qua.

Come sei arrivata all'aborto?

Mia madre, dopo aver ricevuto un'educazione soffocante, divenne una donna assolutamente lontana dalla Chiesa, desiderosa di indipendenza e "libertà". Io sono nata come figlia dell'amore, ma anche un po' per gioco... Un gioco più impegnativo del previsto, così i miei genitori quando avevo 5 anni erano già divorziati e io crebbi in totale precarietà psicologica, tra un padre lontano e una madre al suo traguardo di "libertà". Libertà di cui apprezzai presto il "vantaggio": poter star fuori fino a tardi, andare in vacanza da sola a 14 anni, dormire col mio ragazzo... Cose proibite alle mie amiche, e ai miei occhi mia mamma diventò un mito. Come lei, venni su atea. Il resto è conseguenza: a 15 anni la paura di essere rimasta incinta e mamma che mi fa prendere la pillola del giorno dopo. A 18 anni incinta ci resto davvero e mamma organizza l'aborto, dicendomi che per un figlio c'è tempo, ora devo «godermi la vita». Anche il mio fidanzato, cui dico di un figlio nostro, risponde semplicemente «preferisco di no».

Come giudichi tua madre?

Indubbiamente ha sbagliato, ma so che era offuscata dalla fitta coltre di macerie che impedivano alla luce di entrare nel suo cuore. Più colpevole è stato il ginecologo, che non mi indirizzò ai colloqui psicologici previsti dalla legge 194 e obbligatori, e alle mie remore rispose che «fino a tre mesi non si può parlare di vita». Ancora oggi mi chiedo perché non mi fece sentire il "suo" cuore durante l'ecografia. Cuore che batte già dal 18esimo giorno. Così, mentre studiavo per la maturità, entrai all'ospedale di Desio.

Che cosa ricordi?

 Mi misero un ovulo preparatorio e mi lasciarono in uno stanzone con altre sette donne. Una ragazzina nel letto di fronte al mio era tra il triste e il terrorizzato, ci fissavamo come per trovare appoggio l'una nell'altra, sul volto una richiesta di aiuto che non sarebbe mai arrivata. Ci venivano a prendere una dopo l'altra. Nel pomeriggio presero lei, uscì sveglia, rientrò addormentata e senza più il bambino. In un attimo di lucidità ebbi il coraggio di reagire e chiesi di andarmene, ma il ginecologo mi spiegò che quell'ovulo era abortivo, non potevo più tornare indietro. Finì con l'anestesia, poi il risveglio, vomito, dolori lancinanti, una emorragia... L'amore torna solo dopo anni di buio, e immediatamente resto incinta... Di nuovo penso a quanto mia madre sia un mito, e di nuovo il secondo fidanzato ripete quel «preferisco di no». Stesso ginecologo, stesso ospedale ma tutto rinnovato, questa volta niente stanzone, anzi, camera singola... Ullallà, devono rendere bene questi aborti, penso.

E inizia il precipizio...

Fatto di odio furioso, vuoto incolmabile, desiderio di togliermi la vita. Avevo solo 24 anni e i tredici successivi li ho passati tra psichiatri, psicofarmaci, libri new age, yoga, buddismo, insomma, la ricerca di "qualcosa". E ogni volta le ricadute in quel baratro profondo. Mi divenne intollerabile pensare di spegnere una vita e, io che ne avevo soppresse due, facevo cose estreme come gettarmi vestita in piscina per salvare una coccinella che galleggiava e adorare i miei gatti per sostituire i miei figli... Poi è arrivato P., l'amore vero, e ho deciso che "ora" potevo avere un bambino. Ma "ora" era il bambino a non venire più... Ogni volta che vedevo un passeggino la rabbia diventava violenta. Il male mi aveva attanagliata.


Come arriva il primo spiraglio?

P. e io siamo "casualmente" passati per Assisi. Al culmine dell'indifferenza mi fermai un istante con lui, che era credente, davanti alla tomba di san Francesco, dove pregò per me con disperazione: bastò quell'istante per far sì che Francesco lo ascoltasse. Ma la via era ancora lunga e faticosa. Quando sei disperata le pensi tutte, sono anche andata da un esorcista, che però mi ha detto che avevo solo bisogno di fare un cammino di fede e che da sola non ce la potevo fare, dovevo prima riconciliarmi con Dio. Rinfrancata, tornai a casa con la mia bottiglia di acqua santa e... dimenticai di mettermi in cammino. Seguirono altri giorni atroci, Male e Bene lottavano dentro me, P. mi spingeva a chiedere aiuto a Dio, mi regalò persino la Bibbia e lì... ho trovato il Vangelo. Misteriosamente, inspiegabilmente ogni vuoto si colmava, nelle parole da Lui pronunciate ogni domanda trovava risposta, tutto aveva un senso. Una pace profonda prendeva il posto della disperazione grazie alla conversione del cuore. Ma il Male non era per niente contento della strada che stavo intraprendendo e non mollava la presa. Più mi avvicinavo alla Chiesa e più il mio buio si infittiva, il desiderio di diventare mamma contorceva la mia anima, rimpianti e sensi di colpa venivano fuori uno dopo l'altro come foulard annodati tra loro dal cappello di un prestigiatore, tutti di colore nero.

Quando, finalmente, la fede?

Quando, sempre per "caso", siamo finiti allo Speco di san Francesco sulle colline di Narni, dove faticosamente una breccia si è aperta nel mio cuore ormai sfinito, e poi a Medjugorje, per una serie di "coincidenze" che ci hanno deviati laggiù mentre dovevamo andare al mare in Croazia. Sentivo che là, da Maria, avrei trovato la risposta e, non avendo i soldi per il viaggio, sono corsa a vendere tutto l'oro che avevo in casa, i regalini dei fidanzati che da anni erano chiusi in un cassetto: permettermi di fare una cosa tanto importante mi sembrava il miglior modo per ricordarli con la gratitudine che meritavano. La mia risalita verso la luce è stata costellata di incontri "casuali", che Dio mi metteva sulla strada anche a costo di sofferenze indicibili, ma che mi avrebbero alla fine condotta a sentirmi da Lui perdonata e amata: era questo il pezzo fondamentale che ancora mi mancava.

E ora?

La mia vita è un pellegrinaggio fatto di curve, rovi, buche nelle quali ancora inciampo, ma ora mi affido a Gesù portando sulle spalle la mia croce. La croce di non essere madre. Lo sono stata di Andrea e di Camilla, per tre mesi rimasti nel mio grembo, nomi che ho dato loro al ritorno da Medjugorje senza nemmeno sapere se erano maschio o femmina, ma ho voluto così per chiedere a Maria di stringerli nel suo abbraccio materno. A lei affido mia madre, oggi provata da un dolore nuovo che, lo so bene, non può che condurla a un bene maggiore.

domenica 12 febbraio 2012

Sergej Averincev su Chesterton - da CulturaCattolica.it

http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=258&id_n=4634&Pagina=

In questo primo collegamento (gli altri quattro li trovate nella medesima pagina a cui porta il collegamento qui sopra) trovate la prima parte di un saggio di Sergej Averincev, filologo e poeta russo scomparso nel 2004, di cui abbiamo parlato alcune volte su questo blog assieme alla grande Natalija Trauberg.

Merita di essere letto. Si intitola "Chesterton, l'imprevedibilità del buon senso".

Ancora una volta grazie a CulturaCattolica.it per il suo lavoro chestertoniano e non solo.

venerdì 10 febbraio 2012

La Bussola quotidiana alla scoperta di un altro Dickens con Chesterton

Cari amici della SCI,
vi scrivo per segnalarvi un articolo del 7 febbraio 2012 di Marco Respinti su La Bussola Quotidiana su Dickens ("Alla scoperta di un altro Dickens") in cui si parla di GKC.
Questo e il link: http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-alla-scopertadi-un-altro-dickens-4428.htm
Saluti chestertoniani,
Andrea Carbonari

Genova, Chesterton e Papa Ratzinger

Cari amici
a beneficio di chi non potrà esserci, segnalo la pubblicazione su Zenit di un'intervista ad Andrea Monda sul contenuto del suo intervento al convegno di Genova di sabato prossimo. La relazione di Monda sul tema: Buon senso, buona vita e buon umore: G.K Chesterton e Benedetto XVI", anticipa in parte i contenuti del suo saggio "Benedetta umiltà. Le virtù semplici di Joseph Ratzinger", che uscirà a marzo, pubblicato da Lindau.

http://www.zenit.org/article-29494?l=italian


Uomini e tristezza - "Non vorrei mai che mio figlio vedesse bambini handicappati"

Leggete qui, da La Stampa...

Segnalato da Maria Grazia Gotti.

In memoria di Eluana - di mons. Luigi Negri

Mons. Luigi Negri è vescovo di San Marino - Montefeltro e uomo di cultura. Sua è la prefazione del San Tommaso di GKC nell'edizione Lindau. Possiamo considerarlo (e non solo per quello...) un vescovo... chestertoniano, oltre che un nostro amico.

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-in-memoria-di-eluana-4446.htm

Rassegna stampa sugli stati vegetativi

10 Febbraio 2012 - CorrieredellaSera
STATI VEGETATIVI. 3500 i pazienti 94 KB

10 Febbraio 2012 - Avvenire
STATI VEGETATIVI. Assistenza formato famiglia 140 KB

10 Febbraio 2012 - Avvenire
STATI VEGETATIVI. S al patto associazioni-ministero 104 KB

10 Febbraio 2012 - Avvenire
STATI VEGETATIVI. Quant' fragile la societ che non sa pi soffrire 77 KB