martedì 21 giugno 2011

Ecco il nostro magnete da frigo!!!


Cari amici,

ci è venuta una pazza idea: fare un magnete da frigo con la frase del IX Chesterton Day.

Secondo noi è molto bello.

E' molto leggero, pochi grammi, ha uno spessore di qualche millimetro e aderisce perfettamente alle superfici metalliche. Il frigorifero è la sua sede naturale, visto anche il nostro Gilbert che vi campeggia e che vorrebbe scrivere qualcos'altro per voi, per tenervi desti ed allegri, anche sul frigo stesso...

Chi volesse acquistarlo deve mandare sul nostro conto corrente postale n° 56901515 la somma di € 3,00 per ciascuno dei magneti + € 0,60 (posta prioritaria) oppure € 3,00 + € 3,90 (posta raccomandata con avviso di ricevimento, tracciata, più sicura).


Chiaramente ci riserviamo di darvi le cifre esatte dei costi di spedizione qualora decideste di acquistarne un numero tale da superare le tariffe ordinarie che qui sopra abbiamo scritto (è leggero, ma tutto ha un peso...).

Per ordinare solo ed esclusivamente rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica (quindi non lasciate ordini nello spazio per i commenti!):

societachestertoniana@gmail.com

Oppure venite al Chesterton Day e lo troverete insieme ad altri molti simpatici.

Chesterton citato negli stickers...


Abbiamo trovato Chesterton pure qua!

Quello che vedete appiccicato sulla cabina elettrica è uno sticker (DISEGNO A PENNA SU CARTA ADESIVA PRONTO PER L'USO, leggiamo sul sito in cui l'abbiamo trovato) che ritrae la faccia di Chesterton con una sua frase nota ma non notissima sull'agricoltura.








Qui ce ne sono altre. L'idea è simpatica. Questi personaggi attaccano frasi di tutti i generi e ci rallegra che Chesterton sia tra i più gettonati...

Che idea...

Ma Chesterton l'ha detta o non la detta? Non l'ha detta.

Gli amici di ClanDestino (potete vedere lo stralcio della newsletter settimanale qui sotto) hanno scritto un breve ed interessante articolo dal titolo "Caccia all'aforisma: GKC, l'ha detto o non l'ha detto?".

La vexata quaestio riguarda una frase (lo testimoniamo, sì, supercitata, reperibilissima in rete in una versione standard: "La vita è la più bella delle avventure ma solo l'avventuriero lo scopre") di cui tantissime persone (credeteci: davvero tantissime!) ci chiedono l'esatta fonte.

Noi una certezza però l'abbiamo (tanto è vero che l'abbiamo detta all'insegnante citata nella newsletter): la frase Chesterton non l'ha detta!

Questo è uno degli svariati "apocrifi chestertoniani" (i più noto a livello internazionale è quello che riguarda chi non crede più in Dio e che crede in tutto...), cioè frasi che Chesterton non ha mai messo per iscritto ma che tranquillamente non stonerebbero sulla sua bocca.

L'opera di Chesterton è sconfinata, ha scritto chilometri e chilometri di carta con ettolitri di inchiostro, ma riteniamo di poter tranquillamente confermare la diagnosi iniziale citata dagli amici di ClanDestino, e cioè che la frase possa allegramente e legittimamente sunteggiare il capitolo "Sulla famiglia e sull'amore" di Eretici, il cui passo principale è ripreso dalla newsletter, ma che in quell'opera non ve ne sia traccia e -riteniamo- neppure nelle altre.

Poi magari esce che l'ha detta, ma noi continuiamo a sostenere di no. La controprova è data proprio dal cardinale: il cardinale Carlo Caffarra, in un discorso fatto ai giovani che trovate sul blog segnalataci da un nostro socio bolognese, non solo la cita ma dice anche la pagina di Eretici in cui si troverebbe. Abbiamo molte edizioni di Eretici in sede ma nessuna traduzione, nemmeno con tanta buona volontà, riporta questa frase. E neppure la versione originale inglese.

Abbiamo però notato che chi la cita di solito ha a che fare con il movimento di Comunione e Liberazione, e riteniamo che la frase sia il frutto di un sunto di quel capitolo di Eretici da parte di un brillante oratore o scrittore proveniente da questo ambito (davvero bravo perché la frase può essere la sintesi di quel bel capitolo) rimasto sinora (lui sì!) ignoto.

Comunque se qualcuno la dovesse trovare, ce lo faccia sapere. Noi allo stato rimaniamo di questo avviso... E Chesterton di sicuro se la riderà dei vari remix!

Un grazie ed un saluto agli amici ClanDestini!

CACCIA ALL'AFORISMA: GKC, L'HA DETTO O NON L'HA DETTO?

Gira da tempo una frase straordinaria di Chesterton che è, oggettivamente, assolutamente chestertoniana quanto allo spirito. "La vita è la più grande delle avventure, ma solo l'avventuriero lo scopre". Sennonché, cerca che ti ricerca, non si riesce a trovarne la fonte esatta. La frase è usata per feste, l'ha citata un cardinale, nel web è reperibilissima. Ma anche wikiquote, che pure la riporta, segnala che manca la fonte. Un'educatrice, dovendo usarla in un articolo, la usa, però si mette a cercare il dove sia senza venirne a capo. Un amico prova a supportarla nella ricerca ed arriva fino alla società chestertoniana italiana. E lì scopre che il tema è dibattuto e la frase cercata da anni. Ora, GKC ha scritto un'enormità di cose, avventura inclusa, ed anche la società degli amici di GKC non ha certezze assolute. Per questo - per il puro gusto della passione e amicizia con GKC - ci siamo messi a caccia della fonte, se c'è. Potrebbe essere anche in qualche edizione inglese a noi ignota o in qualcuno dei suoi innumerevoli articoli. Chi sa, parli. L'unica citazione vicina che abbiam reperito è da Eretici: "l'avventura suprema è nascere. Così noi entriamo d'improvviso in una trappola splendida e allarmante..." (ecc. il resto, prima e dopo, è bellissimo, sulla famiglia e sull'amore, pag. 131 della I edizione Piemme 1998). Sia ben chiaro, GKC non s'offende dell'eventuale aforisma "rimixato". Lo spirito avventuroso è il suo e nella tomba se la ride comunque. Se qualcuno tuttavia trova la fonte ci fa più felici.
gv

Raffaelli pubblica George McDonald (e Chesterton comunque c'entra)


Titolo: Al di là del vento del Nord
Collana DROMOS
Traduzione di Valentina Ballardini
Introduzione di Pietro Federico
con una nota sull'Autore di Paolo Gulisano 




"In questo libro troverete molte avventure: tempeste, visioni, lunghi cammini, voli maestosi nell'immensità dei cieli, viaggi per raggiungere il Polo Nord. Ma questo non è un libro di avventure. Troverete la Londra dell'800 in tutto lo squallore della sua povertà, la meschinità della gente povera e ricca, vedrete anche germogliare la bontà di alcuni, in luoghi e in momenti inaspettati, di fronte al volto di un bambino eletto come umile messaggero di un cielo umile. Ma questo non è solo un romanzo vittoriano alla Dickens. Vedrete comparirvi davanti figure gigantesche e terribili, lupi ringhianti che trasformeranno la realtà in un luogo fantastico e macabro. Ma questo libro non è un libro del genere fantasy, né del genere gotico. Questo libro parla di un amore. [...]"

(dall'Introduzione di Pietro Federico).

"[George MacDonald] uno scozzese di genialità genuina quanto quella del Carlyle; sapeva scrivere delle favole che facevano diventare favola ogni esperienza. Sapeva far provare esattamente la sensazione che tutti noi abbiamo in mano il capo di un magico filo, il quale alla fine deve condurci in paradiso. Era una specie di calvinismo ottimista. Ma quelle favole davvero significative erano accidenti geniali".

Gilbert Keith Chesterton


La traduzione e l'introduzione sono del nostro amico Pietro Federico (quello che ha tradotto La superstizione del divorzio, edizioni San Paolo).

Bisogna dire che Chesterton, per sua esplicita ammissione, considera tra i suoi padri proprio George McDonald, e da bambino si dilettava ad imitarlo scrivendo racconti "alla McDonald" (lo dice nei suoi diari inediti).

Raffaelli si conferma un editore "chestertoniano" anche con questa pubblicazione (ha all'attivo tre titoli di Chesterton tra cui il mai abbastanza lodato La ballata del cavallo bianco, tradotta dalla nostra amica Annalisa Teggi).

McDonald non è completamente ignoto in Italia grazie a Paolo Gulisano e Luisa Vassallo che hanno firmato George MacDonald - Il maestro della fantasia (editrice Il Cerchio, Rimini).


Ma Chesterton era o no un conservatore? - Roberto Prisco rilancia e dice: ma era un realista!


Caro Marco,

mi riferisco alla tua proposta di approfondire la nostra conoscenza del pensiero di GKC, per tornare ad intervenire sul problema: conservatore o progressista? O meglio sul mio tentativo di spostare il problema su: realismo o non realismo?
Per coincidenza, e non per caso, in questi giorni sto rileggendo un libro, che anni fa non mi era piaciuto molto, ma sul quale sono voluto tornare (Quentin Lauer SJ “GK Chesterton Philosopher without Portfolio” Fordham University Press New York 1988). A pagina 21 trovo un interessante richiamo dall’Autobiografia del nostro: Io penso che lui [Wells] pensasse che lo scopo di aprire la mente sia semplicemente di aprire la mente. Al contrario io sono incurabilmente convinto che lo scopo di aprire la mente, come quello di aprire la bocca, sia di chiuderla di nuovo su qualcosa di solido”.
La cosa più interessante è comunque una provocazione che ci viene da Ian Boyd (citato a pagina 23) “[esiste un] gruppo di Cattolici professionisti - come Ian Boyd li chiama- [per i quali] Chesterton è più un’istituzione da difendere piuttosto che un autore da discutere”.

Domani mattina partirò per San Benedetto ed avrò una settimana fantastica, senza calcolatore e senza e-mail

Ciao
Rob

A volte si dicono cose che per fortuna non si verificano...

E' una segnalazione della nostra collaboratrice Cris Lamanna, che ringraziamo.
Che strane cose a volte si dicono...


Il Bello del Brutto [The Defendant] di G. K. Chesterton


dall’Introduzione di Attilio Brilli
Sellerio editore 1985
[…] «è difficile scommettere sulla sopravvivenza di poemi epici come The Ballad of The White Horse, che narra le gesta di Alfredo il Grande contro i Danesi, o The Ballad of Lepanto, che giubila la sconfitta degli “infedeli” di ogni tempo e paese. Anche per le altre opere legate alla tensione polemica del momento, come il volume teorico Orthodoxy, o quella curiosa storia universale che va sotto il titolo di The Everlasting Man – per non parlare di più specifiche divulgazioni storiche – non sembra che si possa pensare a motivate rivalutazioni».


NO COMMENT!


Cris Lamanna

Fortunatamente Attilio Brilli non ci azzeccò, diciamo noi, ma altrettanto fortunatamente esiste la Società Chestertoniana Italiana che ama Chesterton tutto intero e non ha timori di sorta, né di apparire politicamente scorretta, che lo ha ritirato fuori, lo ha proposto con una certa veemenza agli editori e ha lavorato e continua a lavorare assieme agli editori per rendere fruibile Chesterton dimostrando che, se frequentato, letto e compreso e soprattutto riversato nella vita concreta. Difatti un atteggiamento troppo "letterario" non ha mai giovato a Chesterton, anzi, è quell'atteggiamento che lo ha reso gradatamente ignoto in Italia, paese in cui fu accolto a braccia aperte già dagli anni Dieci del Novecento. E pensare che Chesterton scrisse alcune delle sue cose migliori nei pub e nelle osterie, non ultime alcune di Roma...

E grazie a Dio esistono i Chestertoniani d'Italia, che lo hanno letteralmente sposato e ciò a beneficio di tutta l'Italia. Tutto ciò con legittimo e lietissimo orgoglio, carissimi.

Alla lunga, ma neppure tanto lunga, si vedrà, cari amici!

Intanto vi aspettiamo tutti sabato 25 Giugno 2011 a Grottammare (AP) per il IX Chesterton Day!

lunedì 20 giugno 2011

Rialti e Chesterton presto in volume



Titolo




L'uomo che ride. La vita e le opere di G. K. Chesterton

Autore

Rialti Edoardo

Prezzo

€ 15,00



Dati

260 p.


Editore

Cantagalli




EAN

9788882727130

Data uscita

giugno 2011


Oramai è su Wuz allora lo possiamo dire: Quello che vedete qui sopra è il libro di Edoardo Rialti e riguarda Chesterton. Esce per Cantagalli e ve ne daremo presto conto.

Ma Chesterton era o no un conservatore? - Ecco il pensiero di Saverio Simonelli


Sarò molto breve e cercherò di evitare considerazioni paradossali o estrinseche al problema. Credo che se si dovessero soppesare le argomentazioni di matrice politica del Nostro bisognerebbe riferirsi al quadro politico dei suoi tempi per affibbiargli questa o quella etichetta. All’epoca erano totalmente  diverse da oggi le posizioni della sinistra e destra britanniche, che poi a questa rigida categorizzazione non possono essere ricondotte. Le posizioni di GKC davano contro indifferentemente a questo o quello schieramento, ma è indubbio che ci fossero nella sua forma mentis maggiori affinità con certi elementi del pensiero liberale dell’epoca. C’era poi forte l’enfatizzazione del territorio del campanilismo anche da piccolo quartiere, la lotta al cosmopolitismo, che peraltro allora infiammavano menti assolutamente socialiste e libertarie come William Morris e che oggi sembrano invece vicino a certe forme meno becere di pensiero leghista. D’altro canto tutta la prassi del distributismo andava più nel senso di certe visioni del pensiero progressista e comunque anticapitalista… Io credo che una buona soluzione sarebbe quella di vedere GKC sempre più come scrittore, come homo ludens, come funambolico prestigiatore di parole e concetti cui capitava, come direbbe Greene, di essere cristiano. Credo che farne una bandiera di un credo diverso da questo – e che non è un credo ma la sequela del Vangelo e della Parola – sia fargli una pessima pubblicità soprattutto nei confronti del mondo contemporaneo.

Saverio Simonelli

Ma Chesterton era o no un conservatore? - La risposta di Alessandro Gnocchi


Caro Marco,

chiedermi se GKC fosse conservatore è come chiedermi se lo fossero mia nonna, la nonna di  mia nonna, la nonna della nonna di mia nonna, la nonna della nonna della nonna di mia nonna, etcetera etcetera…
Come vedi, la possibilità continuare per parecchio tempo lungo questa strada mostra che, già dal punto di vista logico la questione è incongruente.
Ma, oltre alla formalità logica, alla quale personalmente tengo molto, c’è un a sostanzialità metafisica alla quale tengo altrettanto e che potrei riassumere così: se io avessi chiesto a mia nonna se per caso fosse conservatrice, avrebbe peso il bastone della polenta e me lo avrebbe pestato in testa: mia nonna era bergamasca e aveva un pessimo carattere. Però aveva il pregio di non chiedersi se fosse conservatrice. Il più lungo dei discorsi che mi ha tenuto è il seguente: “Fa ol sae”, che tradotto in italiano significa “Fa il saggio”. Mica mi ha detto “Fa il conservatore”, che in bergamasco suonerebbe con un orripilante “Fa ol conservatur”. Orripilante perché in bergamasco, che è una lingua seria, il termine “conservatur” non esiste, sarebbe un neologismo.
Io vedo GKC come mia nonna, salvo che lui è un uomo e quindi menerebbe randellate con bastone della polenta anche più pesanti di quelle che menava mia nonna: 38 chili di donna che competevano senza problemi con un peso massimo.
Non metto citazioni di GKC perché quelle di Fabio Trevisan sono perfette e dimostrano che se uno studia i libri giusti e li studia nel modo giusto, riesce, come diceva mia nonna, a “fa ol sae”.
GKC era un “sae”, chi se ne frega di sapere se gli si può attaccare la pecetta del conservatore? Attaccare pecette del genere mi pare ridicolo quasi, e sottolineo quasi, come attaccare pecette di destra al divorzio, e mi riferisco al pessimo titolo prodotto a “Avvenire” e di cui hai dato conto nei giorni scorsi.
Per chi non avesse conosciuto mia nonna, rimando a Nello e alle sue “zucchine distributiste” che si possono ammirare in questo bolg.  Nello è come proprio come mia nonna, solo che lei era più maschio. E lo scrivo così per non offendere Nello. Il quale deve dimostrare di essere abbastanza maschio, cioè di fare “ol sae” promettendo solennemente di menare randellate con le sue zucchine come avrebbe fatto mia nonna a chiunque le avrebbe chiesto se fosse conservatrice.
Anzi “conservatur”.

Alessandro Gnocchi

PS
Se pubblici, togli i refusi e pubblica anche il PS

Chesterton a Monza! Ecco la locandina...

Un preziosissimo dono dal nostro caro amico Angelo Bottone da Dublino ed anche dal presidente della Central Catholic Library!


















"Caro presidente,

in allegato trovi un po di foto che ho fatto ieri. Oltre al sottoscritto, che stava scattando le foto, mancano altre due persone che sono andate vie presto.Ho portato i tuoi saluti, ovviamente, ed ho parlato della SCI.


Tra le foto della mostra c'è la sorpresa che ti avevo promesso. Peter Costello, il direttore della Central Catholic Library, ha scoperto che Chesterton ha visitato la biblioteca il 10 agosto 1924 e ha parlato ad un pubblico qualificato. Tra i presenti cera William Cosgrave, il presidente dell'Irish Free State. In quel periodo la biblioteca si trovava in un altro edificio, non in quello che hai visitato.


Come puoi capire dalle foto, la mostra comprende cimeli, foto e libri del nostro amato, alcuni dei quali in prima edizione. Insomma, ci sono tanti motivi per visitare la biblioteca in questo periodo.


Buon Chesterton Day! 
Ci sentiamo quando sono in Italia.


Angelo".


E che deve dire, il povero presidente, se non GRAZIE?
Sono un amante dell'Irlanda, un ammiratore della Central Catholic Library di Dublino (che ho avuto la fortuna di visitare, e che dico ai lettori di visitare! Ne abbiamo parlato in un post dello scorso Marzo, andatelo a vedere! Ci sono anche le foto) ed ora che so che il nostro Gilbert è stato pure da loro non posso che essere lieto e commosso.
Tra le foto trovate, per la cronaca, la trascrizione a stampa di una lettera inviata da Chesterton al rettore dell'Università Nazionale Irlandese come ringraziamento per avergli comunicato la volontà dell'istituzione università di conferirgli la laurea honoris causa. Se ingrandite la foto, potete vedere che essa fu spedita nel Novembre 1929 dall'Hotel Hassler di Roma... Dall'Italia! I casi non esistono.
Il gathering della Società Chestertoniana Irlandese si è tenuto sabato, ed avevo pregato Angelo, che ci si sarebbe recato, di portare i saluti miei e di tutti i chestertoniani d'Italia. Angelo mi aveva preannunciato una sorpresa, ed è stata grande!
Chesterton con William Cosgrave, presidente dell'Irish Free State (Saorstat, in gaelico). Chesterton che scrive agli irlandesi dall'Italia.
Grazie, Angelo, grazie, presidente Peter Costello!
Spero di poter rendere in qualche modo la sorpresa, ed intanto vi invito tutti a venire in Italia per un bell'incontro chestertoniano! Noi vi aspettiamo!



domenica 19 giugno 2011

Le parole chiave per la ricerca che portano al nostro blog e qualche riflessione...

I lettori giungono al nostro blog nelle maniere più disparate: chi per caso, chi per strenua volontà, chi per... cento motivi.
Blogger (la piattaforma che noi, incapaci di fare cose troppo complesse in Rete, usiamo...) dà a chi crea un blog la possibilità di monitorare il traffico sotto tanti punti di vista.
Una cosa che abbiamo voluto vedere è appunto la strada che si fa per arrivare da noi, poi abbiamo qualche riflessione da proporvi.

Ecco qui sotto l'elenco in ordine decrescente delle parole che, dal 2008 ad oggi, hanno funto da parole chiave per arrivare a noi, e quante volte sono state utilizzate:

Chesterton 1469
uomovivo 1397
uomo vivo 954
cottolengo mostri 776
Chesterton uomovivo 687
giuliano ferrara 494
società chestertoniana italiana 437
chestertoniana 326
società chestertoniana 135
chesterton blog 86

Le prime tre, la quinta, la settima, l'ottava, la nona e la decima sono declinazioni dello stesso verbo, zuppe con la stessa base, piatti con ricette molto simili, come è evidente: forse l'unica che ha una caratterizzazione parzialmente diversa e più circostanziata è "chestertoniana", che è la parola chiave che molti hanno usato perché cercavano gli articoli dell'amico Edoardo Rialti della medesima serie uscita su Il Foglio mesi fa.

"Giuliano Ferrara" è un piccolo mistero: difatti non ci sono numerosissime menzioni dell'Elefantino sul blog e da una ricerca incrociata emerge che chi arriva da noi viene portato qui da Google esattamente ad una pagina in cui pubblichiamo un articolo di Ferrara sul Papa. Chi cerca notizie su Ferrara di solito, dopo qualche giro, viene da noi. Ma l'artificio (o l'algoritmo...) è tutto di Google...

Ma la cosa più sconcertante è la chiave "cottolengo mostri".

In redazione diverso tempo fa decidemmo di mettere un post con un bell'articolo di Marina Corradi su Avvenire, che narra di una visita alla Piccola Casa della Divina Provvidenza, ossia la casa fondata da San Giuseppe Benedetto Cottolengo per ospitare i più poveri ed abbandonati della Torino della prima metà dell'Ottocento, e che ancora esiste ed è una delle cose più belle e vive al mondo. Alcuni di noi ci sono stati e sanno che quel che c'è scritto sull'articolo è bello e vero.

Nel titolo c'è la parola "mostri": questo ci ha fatto accorgere che c'è anche chi viene sul nostro blog nella speranza di vedere qualche foto di quelli che vengono chiamati ignominiosamente "mostri",

Non ci crederete, ma è la pagina più visitata del blog, con 2059 visualizzazioni dal 2008.

Da una parte pensiamo che sia triste pensare che esista gente ammorbata dalla voglia di vedere dei mostri in rete. Dall'altra che il nostro è un (involontario ma a questo punto ben accetto) scherzo da prete che facciamo a queste persone, perché così possono vedere delle cose belle invece che quello che cercavano e li ammorbava, e rendersi conto che lì al Cottolengo nessuno tratta nessun altro come un mostro ma come un buon amico. Poi leggendo scoprirà purtroppo che di mostri non ce ne sono più: purtroppo l'eugenetica li ha definitivamente stroncati con aborti pilotati, amniocentesi ed esami di diagnosi prenatale (diagnosi=individuare la malattia per cercare la cura; oggi invece: diagnosi prenatale=sistema per individuare il mostro e ucciderlo prima di vederlo).

Leggere per credere.

Un interessante articolo di Antonio Socci sul presunto risveglio dei cattolici... E cita il beato John Henry Newman

http://www.antoniosocci.com/2011/06/bisogna-uscire-dalla-sacrestie-ma-come/

Ma Chesterton era o no un conservatore? - Il contributo di Fabio Trevisan

Carissimo Marco,
nel cercare di rispondere al tuo interrogativo ed alle critiche (spesso poco chiare) ai suoi libri,credo che bisognerebbe leggere o ri-leggere con attenzione questi passaggi del nostro G.K.C.: "Il progresso, intendendendo come tale quello che si è andato sviluppando a partire dal secolo sedicesimo, ha sempre
perseguitato l'Uomo Comune ... Le catastrofi che ci hanno colpito, comprese quelle di cui oggi soffriamo le conseguenze, non furono causate, ed è storicamente vero, dalla gente semplice e prosaica, che si dice non sappia nulla, ma quasi sempre da alti teorici che sapevano di sapere ogni cosa" (dal libro "L'Uomo Comune" capitolo omonimo).
Quindi Chesterton, come si evince anche da molte altre opere, è il difensore della gente semplice, prosaica e dell'Uomo Comune e si pone di là da cerebralismi, intellettualismi e asfittiche visioni ideologiche. A questo va ricollegato questo passaggio:
"Il mondo è un unico, violento tribunale specializzato in divorzi; eppure, nonostante ciò, vi sono ancora molte persone che sentono nella propria anima la voce tonante dell'autorità delle usanze umane: ciò che l'uomo ha unito, l'uomo non separi" ed ancora: "ogni cosa è
stata separata da tutto il resto, ogni cosa è divenuta fredda" (dal libro "Ciò che non va nel mondo" capitolo "Il bastone universale"). Chesterton è un universalista (in senso aristotelico-tomista) e lo dice lui stesso, sentite un po': "Ciò che rende difficile per l'uomo medio essere un universalista è il fatto che deve essere uno specialista; non solo deve apprendere un mestiere, ma lo deve imparare molto bene, per poter stare a galla in una società più o meno spietata". Collegatala infine al brano:"Il formaggio" da "Alarms and Discursions" pubblicato nella lodevole "Nonna del drago", laddove egli afferma: "Infine il cameriere mi portò il formaggio, è vero, ma un formaggio tagliato in spregevoli pezzetti e la spaventosa realtà è che invece di portarmi il pane dei Cristiani mi presentò fette tostate ... gli chiesi (al cameriere) chi fosse lui per voler separare coloro che l'Umanità aveva uniti ... gli chiesi se quando recitava il Pater fosse tanto schizzinoso da chiedere i crostini quotidiani". Ed ecco il finale che spiega tutto: "Ho dunque deciso di alzare la voce, non contro il cameriere, ma contro la società moderna, per questo enorme e incommensurabile errore". Chesterton è l'alfiere del sano 
patriottismo, delle antiche usanze umane, dell'Uomo Comune, dell'Uomo Vivo, dell'Uomo Eterno... l'intellettualismo del Dr.Warner è stato uno dei bersagli preferiti (ricordate la sua tuba sforacchiata dai proiettili di Innocenzo Smith?) evitiamo inutili disquisizioni sul conservatorismo e progressismo e leggiamo divertendoci (quindi seriamente) quanto ha brillantemente scritto.

Fabio Trevisan

sabato 18 giugno 2011

Le campagne pubblicitarie per l’aborto e l’eutanasia


Carlo Bellieni

Come si vende la morte

La comunicazione interviene sempre più pesantemente a influenzare il modo in cui percepiamo la nostra salute e giudichiamo complessi nodi bioetici quali l'aborto e l'eutanasia. Non solo si moltiplicano telefilm o dichiarazioni in tal senso da parte di star del cinema, ma si è addirittura arrivati agli spot pubblicitari a favore dell'eutanasia.

Un articolo sul mercato dei farmaci, pubblicato lo scorso marzo dall'«American Journal of Public Health», ha portato all'attenzione un fenomeno poco conosciuto ma gravissimo, il disease mongering. Questo «mercato delle malattie» è ben conosciuto in medicina: per vendere farmaci si inventano di sana pianta patologie o si trattano come tali normali caratteristiche umane, come per esempio la timidezza o la menopausa. A questo fine esiste una strategia ben codificata («Plos Medicine», 2002) in base alla quale si inizia con l'ingigantire i dati per poi creare un senso di panico. Si passa quindi ai testimonial, che sono di due tipi: prima i casi pietosi «miracolati» dal farmaco in questione, e poi gli esperti che giurano sulla bontà del farmaco stesso. È un fenomeno in auge soprattutto nei Paesi dove per comprare i farmaci non sempre è necessaria la ricetta medica, ed è inquietante perché genera un rapporto mercantilistico tra cittadino, malattia e medico.

Ma quasi con gli stessi criteri pubblicitari, accanto al mercato delle malattie, esiste il fenomeno parallelo del mercato dell'etica, che consiste nelle campagne mediatiche per introdurre nuovi criteri morali. Oggi le principali campagne sono quelle a favore dell'accettazione dei farmaci abortivi e della legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito.

L'ingresso dei farmaci abortivi sul mercato gode di un battage martellante che li dipinge come essenziali e condanna quanti sono contrari come fautori della sofferenza delle donne. Ma vari studi mostrano che l'aborto indotto da farmaci quali il mefipristone è meno «gradito» alle donne («Health Technology Assessment», novembre 2009) e più doloroso del metodo chirurgico («British Journal of Obstetrics and Gynecology», novembre 2010). A esso, inoltre, sono stati associati vari casi di decesso, uno dei quali riguardò la figlia di Didier Sicard, allora presidente del comitato di bioetica francese, («New England Journal of Medicine», aprile 2006).

Anche la campagna pubblicitaria per la legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito si avvale di testimonial famosi e di casi pietosi, e induce nella popolazione ansia per la possibilità di trovarsi un domani in coma, intubati, tenuti in vita contro il proprio interesse. In realtà viviamo in un'epoca di tagli alla sanità mondiale, e questo dovrebbe farci temere l'abbandono e non il contrario.

Le campagne a favore della pillola abortiva e dell'eutanasia vogliono in realtà vendere un'opzione culturale sulla morte. La prima punta a far sembrare la morte banale come bere un bicchiere d'acqua (che infatti nell'immaginario accompagna l'assunzione di ogni pillola); la seconda punta a «gestirla», nell'illusione di provocarla all'improvviso cancellandone così la visione. Ma entrambe nascondono l'errore di non guardare la morte in faccia e di chiamarla con un altro nome, in un'operazione psicologicamente rischiosissima di rimozione mentale.

Chi gestisce queste campagne gioca sull'ansia e la alimenta. L'ansia è un tratto fondante la società postmoderna, dove si succedono incalzanti annunci di improbabili catastrofi apocalittiche e dove la paura, l'ansia di controllo per non andare incontro a imprevisti hanno la meglio sulla voglia di progettare il futuro. Tanto è vero che questa è la prima generazione che viene descritta come caratterizzata dalla perdita di ideali, e nella quale, come cantava Bob Dylan in Masters of War, si produce «la peggiore paura, quella di mettere figli al mondo».

In questo l'ansia è favorita dagli allarmismi sulla sovrappopolazione o da innovazioni tecniche inquietanti, come il test, reso noto dall'«Independent» del 16 maggio, per sapere, attraverso l'analisi del dna, quanto ci resta da vivere. Anche le trasmissioni televisive che diffondono le immagini di persone morenti vogliono forse esorcizzare la paura della morte, ma finiscono inevitabilmente per alimentarla.

Il mercato delle malattie è riprovevole, e non vi è nulla di romantico nel mercato dell'etica, cioè nelle campagne a favore di morti o aborti definiti «dolci»: termini in apparenza suadenti, ma che, esaltando l'opzione per la morte, finiscono con il farci dimenticare che depressione, solitudine e difficoltà possono essere superate e spesso vinte. E ci fanno assimilare bisogni e comportamenti indotti, ben distanti dalle necessità reali e dalle risposte che la gente si attenderebbe. E distanti soprattutto dai bisogni dei più deboli: nel ricco occidente discutiamo su malattie immaginarie, mentre i popoli poveri soffrono per tubercolosi e malaria; rifiutiamo di avere un figlio o di essere tenuti in vita, mentre là, dove si combattono battaglie vere e drammatiche, si lotta invece per avere un figlio e per non morire. I nostri bisogni diventano così distanti dalla realtà tanto da non essere più comprensibili nemmeno a noi stessi.

Carlo Bellieni

Qui si fa sul serio! Le zucchine distributiste del nostro Nello!

Un aforisma al giorno

"La donna tratta davvero ogni persona come una cosa a sé. In altre parole, lei difende l'Anarchia, una filosofia molto antica e discutibile; non l'anarchia intesa come il non avere alcuna abitudine (che è inconcepibile), ma l'anarchia intesa come il non avere regole precostituite in testa".

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

Chesterton a Monza!

Cari amici,

Mercoledì 29 Giugno 2011, con inizio alle ore 21.00, presso la Sala Parrocchiale di San Carlo in Monza si terrà una conferenza su G. K. Chesterton.

Interviene il nostro carissimo Paolo Gulisano, medico, noto esperto di letteratura inglese e irlandese e di autori quali Chesterton e C.S. Lewis, Vicepresidente della Società Chestertoniana Italiana, massimo esperto di J.R.R. Tolkien in Italia.

La Società è tra gli organizzatori del momento assieme al Centro Culturale Benedetto XVI di Monza.

Più tardi la locandina!


Ma Chesterton era o no un conservatore? - Ecco cosa pensa Paolo Pegoraro

Caro Marco,

confesso la mia profonda antipatia per tutte le etichette, per tutte le scorciatoie che consentono di disumanizzare l'uomo tramutandolo in un semplice partito preso, e di non prendere sul serio le sue idee. L'attitudine ecclesiale - rafforzatasi negli ultimi anni - a bollare gli autori come "conservatori" o "progressisti" mi ripugna. E' un vero cancro. Come se la fede potesse essere un partito. Qualcosa di statico. Di morto. Credo che nulla in Gilbert sia oggi tanto attuale quanto la sua capacità di discutere animatamente con chiunque e allo stesso tempo di rispettare, intimamente e pubblicamente, chi la pensa in maniera contraria. Questa è la testimonianza che ha reso a tutti, al suo tempo, e in cui oggi vedo davvero un seme luminoso di santità.

In seconda battuta, anche Chesterton ha vissuto una maturazione. Non ha sempre sostenuto le stesse cose. E senza lo stimolo bruciante di Belloc e Cecil, forse non si sarebbe impegnato civilmente così come non sarebbe attraccato al cattolicesimo. Sarebbe rimasto un borghese unitariano. Le due cose sono andate insieme. La sua citatissima frase «Non vogliamo una Chiesa che si muova con il mondo. Vogliamo una Chiesa che muova il mondo» prosegue con una precisazione che non viene *mai* ripresa: «Non vogliamo una Chiesa che si muova con il mondo. Vogliamo una Chiesa che muova il mondo. Una Chiesa che lo rimuova da tutto ciò verso cui si sta muovendo: come per esempio lo Stato servile. E' in base a questo criterio che la Storia giudicherà realmente, nei riguardi di qualunque Chiesa, se sia quella vera o meno».

Non ho la pretesa di conoscere tutto GKC e mi rendo conto che il Chesterton distributista, i cui scritti stanno arrivando in Italia solo ora, non è secondario: anzi, è il Chesterton della maturità. Forse meno seducente, più difficile perché da contestualizzare, ma essenziale per cogliere il suo cammino. Non mi resta che tuffarmi nello studio.

Paolo