venerdì 17 dicembre 2010

Chesterton, i preti dell'I.V.E. e il nostro caro amico Fabio Trevisan...

In questo collegamento vi avevamo dato notizia del convegno organizzato a Segni (in provincia di Roma) dall'Istituto del Verbo Incarnato, una società di sacerdoti molto attiva e di buonissimo spirito, che annovera tra di loro degli amanti sinceri ed entusiasti di Chesterton.

Ve l'avevamo segnalato per il visibile e incontenibile entusiasmo con cui l'evento veniva proposto (e che ci parve molto, molto bello e di buon auspicio), ma anche perché tra i relatori c'era il nostro caro Fabio Trevisan, che pare abbia dato buona prova di sé.




Per oggi vi diamo conto del clima con due belle immagini, di cui almeno una lascia pensare a chissà che... Ma chissà che sarà successo...? 

Naturalmente vi faremo avere anche altre immagini ed un resoconto dell'evento.

Per adesso non possiamo che complimentarci con Fabio e con i sacerdoti del Verbo Incarnato che sono davvero interessanti.

Il messaggio del Papa (lucidissimo) per la Giornata della pace 2011

  • TESTO IN LINGUA ITALIANA

    LIBERTÀ RELIGIOSA, VIA PER LA PACE

    1. All'inizio di un Nuovo Anno il mio augurio vuole giungere a tutti e a ciascuno; è un augurio di serenità e di prosperità, ma è soprattutto un augurio di pace. Anche l'anno che chiude le porte è stato segnato, purtroppo, dalla persecuzione, dalla discriminazione, da terribili atti di violenza e di intolleranza religiosa.

    Il mio pensiero si rivolge in particolare alla cara terra dell'Iraq, che nel suo cammino verso l'auspicata stabilità e riconciliazione continua ad essere scenario di violenze e attentati. Vengono alla memoria le recenti sofferenze della comunità cristiana, e, in modo speciale, il vile attacco contro la Cattedrale siro-cattolica "Nostra Signora del Perpetuo Soccorso" a Baghdad, dove, il 31 ottobre scorso, sono stati uccisi due sacerdoti e più di cinquanta fedeli, mentre erano riuniti per la celebrazione della Santa Messa. Ad esso hanno fatto seguito, nei giorni successivi, altri attacchi, anche a case private, suscitando paura nella comunità cristiana ed il desiderio, da parte di molti dei suoi membri, di emigrare alla ricerca di migliori condizioni di vita. A loro manifesto la mia vicinanza e quella di tutta la Chiesa, sentimento che ha visto una concreta espressione nella recente Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. Da tale Assise è giunto un incoraggiamento alle comunità cattoliche in Iraq e in tutto il Medio Oriente a vivere la comunione e a continuare ad offrire una coraggiosa testimonianza di fede in quelle terre.

    Ringrazio vivamente i Governi che si adoperano per alleviare le sofferenze di questi fratelli in umanità e invito i Cattolici a pregare per i loro fratelli nella fede che soffrono violenze e intolleranze e ad essere solidali con loro. In tale contesto, ho sentito particolarmente viva l'opportunità di condividere con tutti voi alcune riflessioni sulla libertà religiosa, via per la pace. Infatti, risulta doloroso constatare che in alcune regioni del mondo non è possibile professare ed esprimere liberamente la propria religione, se non a rischio della vita e della libertà personale. In altre regioni vi sono forme più silenziose e sofisticate di pregiudizio e di opposizione verso i credenti e i simboli religiosi. I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede. Tanti subiscono quotidianamente offese e vivono spesso nella paura a causa della loro ricerca della verità, della loro fede in Gesù Cristo e del loro sincero appello perché sia riconosciuta la libertà religiosa. Tutto ciò non può essere accettato, perché costituisce un'offesa a Dio e alla dignità umana; inoltre, è una minaccia alla sicurezza e alla pace e impedisce la realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale.1

    Nella libertà religiosa, infatti, trova espressione la specificità della persona umana, che per essa può ordinare la propria vita personale e sociale a Dio, alla cui luce si comprendono pienamente l'identità, il senso e il fine della persona. Negare o limitare in maniera arbitraria tale libertà significa coltivare una visione riduttiva della persona umana; oscurare il ruolo pubblico della religione significa generare una società ingiusta, poiché non proporzionata alla vera natura della persona umana; ciò significa rendere impossibile l'affermazione di una pace autentica e duratura di tutta la famiglia umana.

    Esorto, dunque, gli uomini e le donne di buona volontà a rinnovare l'impegno per la costruzione di un mondo dove tutti siano liberi di professare la propria religione o la propria fede, e di vivere il proprio amore per Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente (cfr Mt 22,37). Questo è il sentimento che ispira e guida il Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale della Pace, dedicato al tema: Libertà religiosa, via per la pace.

    Sacro diritto alla vita e ad una vita spirituale

    2. Il diritto alla libertà religiosa è radicato nella stessa dignità della persona umana,2 la cui natura trascendente non deve essere ignorata o trascurata. Dio ha creato l'uomo e la donna a sua immagine e somiglianza (cfr Gen 1,27). Per questo ogni persona è titolare del sacro diritto ad una vita integra anche dal punto di vista spirituale. Senza il riconoscimento del proprio essere spirituale, senza l'apertura al trascendente, la persona umana si ripiega su se stessa, non riesce a trovare risposte agli interrogativi del suo cuore circa il senso della vita e a conquistare valori e principi etici duraturi, e non riesce nemmeno a sperimentare un'autentica libertà e a sviluppare una società giusta.3

    La Sacra Scrittura, in sintonia con la nostra stessa esperienza, rivela il valore profondo della dignità umana: "Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell'uomo, perché te ne curi? Davvero l'hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi" (Sal 8, 4-7).

    Dinanzi alla sublime realtà della natura umana, possiamo sperimentare lo stesso stupore espresso dal salmista. Essa si manifesta come apertura al Mistero, come capacità di interrogarsi a fondo su se stessi e sull'origine dell'universo, come intima risonanza dell'Amore supremo di Dio, principio e fine di tutte le cose, di ogni persona e dei popoli.4 La dignità trascendente della persona è un valore essenziale della sapienza giudaico-cristiana, ma, grazie alla ragione, può essere riconosciuta da tutti. Questa dignità, intesa come capacità di trascendere la propria materialità e di ricercare la verità, va riconosciuta come un bene universale, indispensabile per la costruzione di una società orientata alla realizzazione e alla pienezza dell'uomo. Il rispetto di elementi essenziali della dignità dell'uomo, quali il diritto alla vita e il diritto alla libertà religiosa, è una condizione della legittimità morale di ogni norma sociale e giuridica.

    Libertà religiosa e rispetto reciproco

    3. La libertà religiosa è all'origine della libertà morale. In effetti, l'apertura alla verità e al bene, l'apertura a Dio, radicata nella natura umana, conferisce piena dignità a ciascun uomo ed è garante del pieno rispetto reciproco tra le persone. Pertanto, la libertà religiosa va intesa non solo come immunità dalla coercizione, ma prima ancora come capacità di ordinare le proprie scelte secondo la verità.

    Esiste un legame inscindibile tra libertà e rispetto; infatti, "nell'esercitare i propri diritti i singoli esseri umani e i gruppi sociali, in virtù della legge morale, sono tenuti ad avere riguardo tanto ai diritti altrui, quanto ai propri doveri verso gli altri e verso il bene comune".5

    Una libertà nemica o indifferente verso Dio finisce col negare se stessa e non garantisce il pieno rispetto dell'altro. Una volontà che si crede radicalmente incapace di ricercare la verità e il bene non ha ragioni oggettive né motivi per agire, se non quelli imposti dai suoi interessi momentanei e contingenti, non ha una "identità" da custodire e costruire attraverso scelte veramente libere e consapevoli. Non può dunque reclamare il rispetto da parte di altre "volontà", anch'esse sganciate dal proprio essere più profondo, che quindi possono far valere altre "ragioni" o addirittura nessuna "ragione". L'illusione di trovare nel relativismo morale la chiave per una pacifica convivenza, è in realtà l'origine della divisione e della negazione della dignità degli esseri umani. Si comprende quindi la necessità di riconoscere una duplice dimensione nell'unità della persona umana: quella religiosa e quella sociale. Al riguardo, è inconcepibile che i credenti "debbano sopprimere una parte di se stessi - la loro fede - per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti".6

    La famiglia, scuola di libertà e di pace

    4. Se la libertà religiosa è via per la pace, l'educazione religiosa è strada privilegiata per abilitare le nuove generazioni a riconoscere nell'altro il proprio fratello e la propria sorella, con i quali camminare insieme e collaborare perché tutti si sentano membra vive di una stessa famiglia umana, dalla quale nessuno deve essere escluso.

    La famiglia fondata sul matrimonio, espressione di unione intima e di complementarietà tra un uomo e una donna, si inserisce in questo contesto come la prima scuola di formazione e di crescita sociale, culturale, morale e spirituale dei figli, che dovrebbero sempre trovare nel padre e nella madre i primi testimoni di una vita orientata alla ricerca della verità e all'amore di Dio. Gli stessi genitori dovrebbero essere sempre liberi di trasmettere senza costrizioni e con responsabilità il proprio patrimonio di fede, di valori e di cultura ai figli. La famiglia, prima cellula della società umana, rimane l'ambito primario di formazione per relazioni armoniose a tutti i livelli di convivenza umana, nazionale e internazionale. Questa è la strada da percorrere sapientemente per la costruzione di un tessuto sociale solido e solidale, per preparare i giovani ad assumere le proprie responsabilità nella vita, in una società libera, in uno spirito di comprensione e di pace.

    Un patrimonio comune

    5. Si potrebbe dire che, tra i diritti e le libertà fondamentali radicati nella dignità della persona, la libertà religiosa gode di uno statuto speciale. Quando la libertà religiosa è riconosciuta, la dignità della persona umana è rispettata nella sua radice, e si rafforzano l'ethos e le istituzioni dei popoli. Viceversa, quando la libertà religiosa è negata, quando si tenta di impedire di professare la propria religione o la propria fede e di vivere conformemente ad esse, si offende la dignità umana e, insieme, si minacciano la giustizia e la pace, le quali si fondano su quel retto ordine sociale costruito alla luce del Sommo Vero e Sommo Bene.

    La libertà religiosa è, in questo senso, anche un'acquisizione di civiltà politica e giuridica. Essa è un bene essenziale: ogni persona deve poter esercitare liberamente il diritto di professare e di manifestare, individualmente o comunitariamente, la propria religione o la propria fede, sia in pubblico che in privato, nell'insegnamento, nelle pratiche, nelle pubblicazioni, nel culto e nell'osservanza dei riti. Non dovrebbe incontrare ostacoli se volesse, eventualmente, aderire ad un'altra religione o non professarne alcuna. In questo ambito, l'ordinamento internazionale risulta emblematico ed è un riferimento essenziale per gli Stati, in quanto non consente alcuna deroga alla libertà religiosa, salvo la legittima esigenza dell'ordine pubblico informato a giustizia.7 L'ordinamento internazionale riconosce così ai diritti di natura religiosa lo stesso status del diritto alla vita e alla libertà personale, a riprova della loro appartenenza al nucleo essenziale dei diritti dell'uomo, a quei diritti universali e naturali che la legge umana non può mai negare.

    La libertà religiosa non è patrimonio esclusivo dei credenti, ma dell'intera famiglia dei popoli della terra. È elemento imprescindibile di uno Stato di diritto; non la si può negare senza intaccare nel contempo tutti i diritti e le libertà fondamentali, essendone sintesi e vertice. Essa è "la cartina di tornasole per verificare il rispetto di tutti gli altri diritti umani".8 Mentre favorisce l'esercizio delle facoltà più specificamente umane, crea le premesse necessarie per la realizzazione di uno sviluppo integrale, che riguarda unitariamente la totalità della persona in ogni sua dimensione.9

    La dimensione pubblica della religione

    6. La libertà religiosa, come ogni libertà, pur muovendo dalla sfera personale, si realizza nella relazione con gli altriUna libertà senza relazione non è libertà compiuta. Anche la libertà religiosa non si esaurisce nella sola dimensione individuale, ma si attua nella propria comunità e nella società, coerentemente con l'essere relazionale della persona e con la natura pubblica della religione.

    La relazionalità è una componente decisiva della libertà religiosa, che spinge le comunità dei credenti a praticare la solidarietà per il bene comune. In questa dimensione comunitaria ciascuna persona resta unica e irripetibile e, al tempo stesso, si completa e si realizza pienamente.

    E' innegabile il contributo che le comunità religiose apportano alla società. Sono numerose le istituzioni caritative e culturali che attestano il ruolo costruttivo dei credenti per la vita sociale. Più importante ancora è il contributo etico della religione nell'ambito politico. Esso non dovrebbe essere marginalizzato o vietato, ma compreso come valido apporto alla promozione del bene comune. In questa prospettiva bisogna menzionare la dimensione religiosa della cultura, tessuta attraverso i secoli grazie ai contributi sociali e soprattutto etici della religione. Tale dimensione non costituisce in nessun modo una discriminazione di coloro che non ne condividono la credenza, ma rafforza, piuttosto, la coesione sociale, l'integrazione e la solidarietà.

    Libertà religiosa, forza di libertà e di civiltà:
    i pericoli della sua strumentalizzazione

    7. La strumentalizzazione della libertà religiosa per mascherare interessi occulti, come ad esempio il sovvertimento dell'ordine costituito, l'accaparramento di risorse o il mantenimento del potere da parte di un gruppo, può provocare danni ingentissimi alle società. Il fanatismo, il fondamentalismo, le pratiche contrarie alla dignità umana, non possono essere mai giustificati e lo possono essere ancora di meno se compiuti in nome della religione. La professione di una religione non può essere strumentalizzata, né imposta con la forza. Bisogna, allora, che gli Stati e le varie comunità umane non dimentichino mai che la libertà religiosa è condizione per la ricerca della verità e la verità non si impone con la violenza ma con "la forza della verità stessa".10 In questo senso, la religione è una forza positiva e propulsiva per la costruzione della società civile e politica.

    Come negare il contributo delle grandi religioni del mondo allo sviluppo della civiltà? La sincera ricerca di Dio ha portato ad un maggiore rispetto della dignità dell'uomo. Le comunità cristiane, con il loro patrimonio di valori e principi, hanno fortemente contribuito alla presa di coscienza delle persone e dei popoli circa la propria identità e dignità, nonché alla conquista di istituzioni democratiche e all'affermazione dei diritti dell'uomo e dei suoi corrispettivi doveri.

    Anche oggi i cristiani, in una società sempre più globalizzata, sono chiamati, non solo con un responsabile impegno civile, economico e politico, ma anche con la testimonianza della propria carità e fede, ad offrire un contributo prezioso al faticoso ed esaltante impegno per la giustizia, per lo sviluppo umano integrale e per il retto ordinamento delle realtà umane. L'esclusione della religione dalla vita pubblica sottrae a questa uno spazio vitale che apre alla trascendenza. Senza quest'esperienza primaria risulta arduo orientare le società verso principi etici universali e diventa difficile stabilire ordinamenti nazionali e internazionali in cui i diritti e le libertà fondamentali possano essere pienamente riconosciuti e realizzati, come si propongono gli obiettivi - purtroppo ancora disattesi o contraddetti - della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo del 1948.

    Una questione di giustizia e di civiltà:
    il fondamentalismo e l'ostilità contro i credenti
    pregiudicano la laicità positiva degli Stati

    8. La stessa determinazione con la quale sono condannate tutte le forme di fanatismo e di fondamentalismo religioso, deve animare anche l'opposizione a tutte le forme di ostilità contro la religione, che limitano il ruolo pubblico dei credenti nella vita civile e politica.

    Non si può dimenticare che il fondamentalismo religioso e il laicismo sono forme speculari ed estreme di rifiuto del legittimo pluralismo e del principio di laicità. Entrambe, infatti, assolutizzano una visione riduttiva e parziale della persona umana, favorendo, nel primo caso, forme di integralismo religioso e, nel secondo, di razionalismo. La società che vuole imporre o, al contrario, negare la religione con la violenza, è ingiusta nei confronti della persona e di Dio, ma anche di se stessa. Dio chiama a sé l'umanità con un disegno di amore che, mentre coinvolge tutta la persona nella sua dimensione naturale e spirituale, richiede di corrispondervi in termini di libertà e di responsabilità, con tutto il cuore e con tutto il proprio essere, individuale e comunitario. Anche la società, dunque, in quanto espressione della persona e dell'insieme delle sue dimensioni costitutive, deve vivere ed organizzarsi in modo da favorirne l'apertura alla trascendenza. Proprio per questo, le leggi e le istituzioni di una società non possono essere configurate ignorando la dimensione religiosa dei cittadini o in modo da prescinderne del tutto. Esse devono commisurarsi - attraverso l'opera democratica di cittadini coscienti della propria alta vocazione - all'essere della persona, per poterlo assecondare nella sua dimensione religiosa. Non essendo questa una creazione dello Stato, non può esserne manipolata, dovendo piuttosto riceverne riconoscimento e rispetto.

    L'ordinamento giuridico a tutti i livelli, nazionale e internazionale, quando consente o tollera il fanatismo religioso o antireligioso, viene meno alla sua stessa missione, che consiste nel tutelare e nel promuovere la giustizia e il diritto di ciascuno. Tali realtà non possono essere poste in balia dell'arbitrio del legislatore o della maggioranza, perché, come insegnava già Cicerone, la giustizia consiste in qualcosa di più di un mero atto produttivo della legge e della sua applicazione. Essa implica il riconoscere a ciascuno la sua dignità,11 la quale, senza libertà religiosa, garantita e vissuta nella sua essenza, risulta mutilata e offesa, esposta al rischio di cadere nel predominio degli idoli, di beni relativi trasformati in assoluti. Tutto ciò espone la società al rischio di totalitarismi politici e ideologici, che enfatizzano il potere pubblico, mentre sono mortificate o coartate, quasi fossero concorrenziali, le libertà di coscienza, di pensiero e di religione.

    Dialogo tra istituzioni civili e religiose

    9. Il patrimonio di principi e di valori espressi da una religiosità autentica è una ricchezza per i popoli e i loro ethos. Esso parla direttamente alla coscienza e alla ragione degli uomini e delle donne, rammenta l'imperativo della conversione morale, motiva a coltivare la pratica delle virtù e ad avvicinarsi l'un l'altro con amore, nel segno della fraternità, come membri della grande famiglia umana.12

    Nel rispetto della laicità positiva delle istituzioni statali, la dimensione pubblica della religione deve essere sempre riconosciuta. A tal fine è fondamentale un sano dialogo tra le istituzioni civili e quelle religiose per lo sviluppo integrale della persona umana e dell'armonia della società.

    Vivere nell'amore e nella verità

    10. Nel mondo globalizzato, caratterizzato da società sempre più multi-etniche e multi-confessionali, le grandi religioni possono costituire un importante fattore di unità e di pace per la famiglia umana. Sulla base delle proprie convinzioni religiose e della ricerca razionale del bene comune, i loro seguaci sono chiamati a vivere con responsabilità il proprio impegno in un contesto di libertà religiosa. Nelle svariate culture religiose, mentre dev'essere rigettato tutto quello che è contro la dignità dell'uomo e della donna, occorre invece fare tesoro di ciò che risulta positivo per la convivenza civile.

    Lo spazio pubblico, che la comunità internazionale rende disponibile per le religioni e per la loro proposta di "vita buona", favorisce l'emergere di una misura condivisibile di verità e di bene, come anche un consenso morale, fondamentali per una convivenza giusta e pacifica. I leader delle grandi religioni, per il loro ruolo, la loro influenza e la loro autorità nelle proprie comunità, sono i primi ad essere chiamati al rispetto reciproco e al dialogo.

    I cristiani, da parte loro, sono sollecitati dalla stessa fede in Dio, Padre del Signore Gesù Cristo, a vivere come fratelli che si incontrano nella Chiesa e collaborano all'edificazione di un mondo dove le persone e i popoli "non agiranno più iniquamente né saccheggeranno […], perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare" (Is 11, 9).

    Dialogo come ricerca in comune

    11. Per la Chiesa il dialogo tra i seguaci di diverse religioni costituisce uno strumento importante per collaborare con tutte le comunità religiose al bene comune. La Chiesa stessa nulla rigetta di quanto è vero e santo nelle varie religioni. "Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini".13

    Quella indicata non è la strada del relativismo, o del sincretismo religioso. La Chiesa, infatti, "annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è «via, verità e vita» (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose".14 Ciò non esclude tuttavia il dialogo e la ricerca comune della verità in diversi ambiti vitali, poiché, come recita un'espressione usata spesso da san Tommaso d'Aquino, "ogni verità, da chiunque sia detta, proviene dallo Spirito Santo".15

    Nel 2011 ricorre il 25° anniversario della Giornata mondiale di preghiera per la pace, convocata ad Assisi nel 1986 dal Venerabile Giovanni Paolo II. In quell'occasione i leader delle grandi religioni del mondo hanno testimoniato come la religione sia un fattore di unione e di pace, e non di divisione e di conflitto. Il ricordo di quell'esperienza è un motivo di speranza per un futuro in cui tutti i credenti si sentano e si rendano autenticamente operatori di giustizia e di pace.

    Verità morale nella politica e nella diplomazia

    12. La politica e la diplomazia dovrebbero guardare al patrimonio morale e spirituale offerto dalle grandi religioni del mondo per riconoscere e affermare verità, principi e valori universali che non possono essere negati senza negare con essi la dignità della persona umana. Ma che cosa significa, in termini pratici, promuovere la verità morale nel mondo della politica e della diplomazia? Vuol dire agire in maniera responsabile sulla base della conoscenza oggettiva e integrale dei fatti; vuol dire destrutturare ideologie politiche che finiscono per soppiantare la verità e la dignità umana e intendono promuovere pseudo-valori con il pretesto della pace, dello sviluppo e dei diritti umani; vuol dire favorire un impegno costante per fondare la legge positiva sui principi della legge naturale.16 Tutto ciò è necessario e coerente con il rispetto della dignità e del valore della persona umana, sancito dai Popoli della terra nella Carta dell'Organizzazione delle Nazioni Unite del 1945, che presenta valori e principi morali universali di riferimento per le norme, le istituzioni, i sistemi di convivenza a livello nazionale e internazionale.

    Oltre l'odio e il pregiudizio

    13. Nonostante gli insegnamenti della storia e l'impegno degli Stati, delle Organizzazioni internazionali a livello mondiale e locale, delle Organizzazioni non governative e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che ogni giorno si spendono per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali, nel mondo ancora oggi si registrano persecuzioni, discriminazioni, atti di violenza e di intolleranza basati sulla religione. In particolare, in Asia e in Africa le principali vittime sono i membri delle minoranze religiose, ai quali viene impedito di professare liberamente la propria religione o di cambiarla, attraverso l'intimidazione e la violazione dei diritti, delle libertà fondamentali e dei beni essenziali, giungendo fino alla privazione della libertà personale o della stessa vita.

    Vi sono poi - come ho già affermato - forme più sofisticate di ostilità contro la religione, che nei Paesi occidentali si esprimono talvolta col rinnegamento della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l'identità e la cultura della maggioranza dei cittadini. Esse fomentano spesso l'odio e il pregiudizio e non sono coerenti con una visione serena ed equilibrata del pluralismo e della laicità delle istituzioni, senza contare che le nuove generazioni rischiano di non entrare in contatto con il prezioso patrimonio spirituale dei loro Paesi.

    La difesa della religione passa attraverso la difesa dei diritti e delle libertà delle comunità religiose. I leader delle grandi religioni del mondo e i responsabili delle Nazioni rinnovino, allora, l'impegno per la promozione e la tutela della libertà religiosa, in particolare per la difesa delle minoranze religiose, le quali non costituiscono una minaccia contro l'identità della maggioranza, ma sono al contrario un'opportunità per il dialogo e per il reciproco arricchimento culturale. La loro difesa rappresenta la maniera ideale per consolidare lo spirito di benevolenza, di apertura e di reciprocità con cui tutelare i diritti e le libertà fondamentali in tutte le aree e le regioni del mondo.

    Libertà religiosa nel mondo

    14. Mi rivolgo, infine, alle comunità cristiane che soffrono persecuzioni, discriminazioni, atti di violenza e intolleranza, in particolare in Asia, in Africa, nel Medio Oriente e specialmente nella Terra Santa, luogo prescelto e benedetto da Dio. Mentre rinnovo ad esse il mio affetto paterno e assicuro la mia preghiera, chiedo a tutti i responsabili di agire prontamente per porre fine ad ogni sopruso contro i cristiani, che abitano in quelle regioni. Possano i discepoli di Cristo, dinanzi alle presenti avversità, non perdersi d'animo, perché la testimonianza del Vangelo è e sarà sempre segno di contraddizione.

    Meditiamo nel nostro cuore le parole del Signore Gesù: "Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati […]. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati [...]. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt 5,4-12). Rinnoviamo allora "l'impegno da noi assunto all'indulgenza e al perdono, che invochiamo nel Pater noster da Dio, per aver noi stessi posta la condizione e la misura della desiderata misericordia. Infatti, preghiamo così: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12)".17 La violenza non si supera con la violenza. Il nostro grido di dolore sia sempre accompagnato dalla fede, dalla speranza e dalla testimonianza dell'amore di Dio. Esprimo anche il mio auspicio affinché in Occidente, specie in Europa, cessino l'ostilità e i pregiudizi contro i cristiani per il fatto che essi intendono orientare la propria vita in modo coerente ai valori e ai principi espressi nel Vangelo. L'Europa, piuttosto, sappia riconciliarsi con le proprie radici cristiane, che sono fondamentali per comprendere il ruolo che ha avuto, che ha e che intende avere nella storia; saprà, così, sperimentare giustizia, concordia e pace, coltivando un sincero dialogo con tutti i popoli.

    Libertà religiosa, via per la pace

    15. Il mondo ha bisogno di Dio. Ha bisogno di valori etici e spirituali, universali e condivisi, e la religione può offrire un contributo prezioso nella loro ricerca, per la costruzione di un ordine sociale giusto e pacifico, a livello nazionale e internazionale.

    La pace è un dono di Dio e al tempo stesso un progetto da realizzare, mai totalmente compiuto. Una società riconciliata con Dio è più vicina alla pace, che non è semplice assenza di guerra, non è mero frutto del predominio militare o economico, né tantomeno di astuzie ingannatrici o di abili manipolazioni. La pace invece è risultato di un processo di purificazione ed elevazione culturale, morale e spirituale di ogni persona e popolo, nel quale la dignità umana è pienamente rispettata. Invito tutti coloro che desiderano farsi operatori di pace, e soprattutto i giovani, a mettersi in ascolto della propria voce interiore, per trovare in Dio il riferimento stabile per la conquista di un'autentica libertà, la forza inesauribile per orientare il mondo con uno spirito nuovo, capace di non ripetere gli errori del passato. Come insegna il Servo di Dio Paolo VI, alla cui saggezza e lungimiranza si deve l'istituzione della Giornata Mondiale della Pace: "Occorre innanzi tutto dare alla Pace altre armi, che non quelle destinate ad uccidere e a sterminare l'umanità. Occorrono sopra tutto le armi morali, che danno forza e prestigio al diritto internazionale; quelle, per prime, dell'osservanza dei patti".18 La libertà religiosa è un'autentica arma della pace, con una missione storica e profetica. Essa infatti valorizza e mette a frutto le più profonde qualità e potenzialità della persona umana, capaci di cambiare e rendere migliore il mondo. Essa consente di nutrire la speranza verso un futuro di giustizia e di pace, anche dinanzi alle gravi ingiustizie e alle miserie materiali e morali. Che tutti gli uomini e le società ad ogni livello ed in ogni angolo della Terra possano presto sperimentare la libertà religiosa, via per la pace!

    Dal Vaticano, 8 dicembre 2010

    BENEDICTUS PP XVI

    _____________________________

    Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 29.55-57.

    2 Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 2.

    3 Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 78.

    4 Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane Nostra aetate, 1.

    5 Id., Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 7.

    6 Benedetto XVI, Discorso all'Assemblea Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (18 aprile 2008): AAS 100 (2008), 337.

    7 Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 2

    8 Giovanni Paolo II, Discorso ai Partecipanti all'Assemblea Parlamentare dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) (10 ottobre 2003), 1: AAS 96 (2004), 111.

    9 Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 11.

    10 Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 11.

    11 Cfr Cicerone, De inventione, II, 160.

    12 Cfr Benedetto xvi, Discorso ai Rappresentanti di altre Religioni del Regno Unito (17 settembre 2010): L'Osservatore Romano (18 settembre 2010), p. 12.

    13 Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane Nostra aetate, 2.

    14 Ibidem.

    15 Super evangelium Joannis, I, 3.

    16 Cfr Benedetto xvi, Discorso alle Autorità civili e al Corpo diplomatico a Cipro (5 giugno 2010): L'Osservatore Romano (6 giugno 2010), p. 8; COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alla ricerca di un'etica universale: uno sguardo sulla legge naturale, Città del Vaticano 2009.

    17 Paolo VI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1976AAS 67 (1975), 671.

    18 Ibid., p. 668.

    [01797-01.01] [Testo originale: Italiano]

     


  • giovedì 16 dicembre 2010

    Chesterton costruttore di draghi...


    Era o non era un grande?

    mercoledì 15 dicembre 2010

    Oggi sesta puntata di Chestertoniana

    Oggi su Il Foglio è uscita la sesta (la quinta allora non era l'ultima!) puntata di "Chestertoniana", dal titolo "A morte gli dei della morte".

    Bello! Bravo, Edoardo Rialti.

    Qui sotto il collegamento.

    http://www.tracce.it/detail.asp?c=1&p=1&id=19248

    La Nonna del Drago è in viaggio...

    Cari Amici,

    vi annunciamo che, nonostante il nevone che affligge le Marche (ma che affligge! La gente non va a scuola, non va a lavorare, è tutta una festa..!), la Nonna sta viaggiando, corre e pian piano arriverà nelle case dei fortunati che hanno avuto l'ardore e l'ardire di ordinare questo bellissimo libro!

    Potrebbe essere da voi già venerdì o al massimo i primi della settimana prossima, come promesso!

    Se non arrivasse, contattate laperlapreziosa@libero.it che provvederà al rintraccio (la perla non rintraccia nulla, in realtà è fra Roberto Brunelli, in arte padre Brownelli, nome di battaglia Il Patriota Cosmico).

    Tanto per gradire, sappiate che leggendo questo libro diventeremo tutti atleti oculari!!!


    martedì 14 dicembre 2010

    Per i nostri amici che ci seguono dall'America...




    An evening of music, conversation and poetry

    A few choral pieces by THE COMMUNION AND LIBERATION CHOIR directed by Christopher VATH

    Poetry readings directed by Mr. Peter DOBBINS, Co-founder and Director of the Storm Theater




    Presented by Crossroads Cultural CenterCampus Ministry FCLC , and RADIUS


    Thursday, December 16, 2010
    7:00 p.m.
    Fordham University, Pope Auditorium
    113 West 60th Street at Columbus Ave.
    New York, NY map




    Speakers

    Fr. Ian BOYD
    President of the Chesterton Institute for Faith and Culture



    Dr. Dermot QUINN
    Professor of History, Seton Hall University






    La Cina, il Nobel, i vescovi e il Vaticano: chi ha vinto, chi ha perso


    del Card. Joseph Zen Zekiun, sdb

    Le resistenze al Nobel per Liu Xiaobo, l'Assemblea patriottica dei rappresentanti cattolici, celebrati come una vittoria, sono un'umiliazione per la Cina, grande potenza economica che ignora in modo vergognoso i diritti umani. Ma anche la partecipazione di vescovi e preti ad un gesto contro il papa è una sconfitta per il Vaticano e per la Chiesa. Un'appassionata analisi del vescovo emerito di Hong Kong 

    Hong Kong (AsiaNews) - La sedia vuota sul palco dell'aula municipale di Oslo mi fa ricordare le due sedie vuote nell'aula sinodale, quando nel 1998, per la prima volta, ho partecipato al Sinodo dei Vescovi: una era per il Vescovo Duan Ying Ming di Wan Xian, l'altra per il suo Vescovo Coadiutore. Ancora per il Sinodo di due anni fa, una rappresentanza dalla Cina non è stata possibile, perché qualcuno ha insistito di includere nel gruppo un vescovo illegittimo.
     
    Nel Sinodo del 1998 avevo detto: "In Cina non c'è vera libertà religiosa." Purtroppo, il mese scorso al Concistoro del 19 novembre ho dovuto dare la stessa brutta notizia ai miei fratelli Cardinali: "In Cina non c'è ancora la libertà religiosa."
     
    L'Ottava Assemblea dei Rappresentanti dei Cattolici Cinesi è "vittoriosamente" riuscita, come è vittoriosamente riuscito l'impedire a Liu Xiaobo di andare a ricevere il Premio Nobel per la Pace. I nostri dirigenti sono veramente fieri di simili "vittorie"? Il fatto che la Cina è diventata una potenza economica, permette loro di poter ignorare così vergognosamente i diritti umani? Coloro che si inchinano a voi per interessi di affari, vi rispettano nel loro cuore? Svegliatevi! Per favore, salvate un po' la dignità della nostra grande nazione, famosa per la sua antica civiltà ed il suo raffinato galateo.
     
    Il Papa, nella sua Lettera alla Chiesa in Cina del 2007, ha pacatamente spiegato la natura della Chiesa Cattolica, che è poi riconosciuta da tutte le nazioni civilizzate del mondo (vedi Lettera del Papa, Capitolo 9, Paragrafo 3). La Chiesa Cattolica è fondata da Gesù sugli Apostoli con a capo San Pietro e oggi deve essere guidata dal Papa, Successore di Pietro, e dai Vescovi Successori degli Apostoli. Perciò, la cosiddetta guida democratica di questa Chiesa attraverso una Assemblea che si mette sopra i vescovi è contraria alla natura della Chiesa (vedi Lettera del Papa, Capitolo 7, Paragrafi 1, 3, 5. 6, 7).
     
    Anche qualche accademico in Cina è del parere che è tempo di correggere questo peculiare sistema di Chiesa cinese così anomalo nel complesso della Chiesa Universale, affinché possa avere quelle caratteristiche che gode la Chiesa Universale (vedere la relazione annuale sulle religioni dell'anno 2010 dell'Accademia di Scienze Sociali in Cina).
     
    È incomprensibile come il Governo centrale abbia lasciato accadere ciò che non avrebbe dovuto più accadere. Questo atto distruttivo può solo creare un impasse e così lasciare quelli con vantaggi acquisiti a continuare a goderli. La polizia, che dovrebbe difendere la incolumità del popolo, ha usato violenza per menomare la libertà religiosa e la libertà personale. Questa è una vergogna per la nostra patria. Questo stile fascista e queste maniere da briganti vanno diametralmente contro la dichiarata politica di una società armoniosa. Dunque è stata una sconfitta per il Governo.
     
    Non è stata anche una sconfitta per la Chiesa quando tanti vescovi, preti, suore e fedeli hanno preso parte alla Assemblea? Non possiamo dire di no. Noi non siamo come quel minutante della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli né come il Padre Jeroom Heyndrickx che, anche dopo l'episodio di Chengde, dicono ancora che quei vescovi che hanno preso parte alla ordinazione illegittima sono eroi, sono vincitori.
     
    Naturalmente tutti sappiamo che c'è stata enorme pressione. Ma il fatto è che la Lettera del Papa non è stata rispettata. Il Comunicato della Commissione per la Chiesa in Cina non è stato tenuto nel debito conto. Dove è andata a finire la forza della fede? Il Santo Padre ha più volte detto che bisogna essere pronti ad accettare la provvisoria totale sconfitta, per mantenere senza compromessi la fede. Le sofferenze accettate per la fede porteranno alla vera vittoria. Queste parole del Santo Padre sono state dimenticate?
     
    Il 1° dicembre, cioè, dopo i fatti di Chengde e prima dell'Assemblea, durante l'Angelus il Papa ha detto che dobbiamo pregare la Madonna Ausiliatrice... che sostenga i vescovi in Cina, perché coraggiosamente testimonino la fede e che mettano la loro speranza nel Salvatore che aspettiamo.
     
    Il "Salvatore che aspettiamo" non sembra riferirsi solo al Natale di quest'anno, ma anche a quando il Salvatore verrà sulle nubi del cielo a giudicare il genere umano. Però forse i nostri vescovi e preti non hanno avuto la possibilità di udire queste parole...
     
    A questo punto quel minutante della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli ed il Padre Heyndrickx mi diranno: "Tu, seduto comodamente sulla tua poltrona, ti permetti di arzigogolare sul conto di questi tuoi fratelli." No, non è vero. Io mi sento di rappresentare innumerevoli preti e fedeli in Cina, sia della comunità ufficiale come della comunità clandestina, i quali sono scioccati, addolorati e smarriti. Si domandano: "Che cosa è diventata la nostra Chiesa?"
     
    C'è un fratello che si esprime così sull'Internet: "Padre Heyndrickx, noi non siamo vincitori. Siamo sofferenti. Tieni per te stesso i tuoi bei desideri. Io, quale prete in prima linea, trovo dolore dappertutto. I tuoi desideri sono costruiti su noi preti addolorati. E più grandi sono i tuoi desideri, più grandi sono i nostri dolori. Proprio così."
     
    Nella presente situazione in cui la polizia sfoga la sua forza malvagia e le notizie sono ermeticamente chiuse, non so quando la Santa Sede potrà aver epurata la verità e pronunciare un giudizio. Possiamo solo pregare che il Signore dia saggezza. Però, per carità, non si faccia come si è fatto per il caso dell'installazione del Vescovo Francesco An Shu Xin di Baoding, su cui ancora non è stato detto niente.
     
    Nel libro del Papa intitolato Luce del mondo, pubblicato il 23 novembre, c'è un passo che ci può aiutare nella nostra riflessione. Quando il giornalista domanda al Santo Padre: "Quando... ci si immerge... nella storia, non si ha una sensazione di turbamento e di tristezza al pensiero di quanto e quanto spesso la Chiesa ha deviato dalla strada maestra, indicatale dal Figlio di Dio?" Il Papa risponde: "Proprio in questo tempo segnato dagli scandali, abbiamo fatto esperienza di questa sensazione di tristezza e dolore, di quanto misera sia la Chiesa e di quanto falliscano i suoi membri nella sequela di Gesù Cristo. La prima cosa è che di questo dobbiamo fare esperienza, per la nostra mortificazione, per la nostra autentica umiltà. La seconda è che Egli, nonostante questo, non abbandona la Chiesa. Che Egli, nonostante la debolezza degli uomini nella quale essa si mostra, suscita in lei i santi ed è presente per mezzo di loro."
     
    Nel mistero del Corpo Mistico prendiamo insieme il peso della sconfitta, forse dobbiamo riconoscere di non aver sostenuto sufficientemente con la preghiera i nostri fratelli e sorelle in così gravi difficoltà. Allora, facciamo penitenza insieme a loro!
     
    Signore, vieni e non tardare!

    lunedì 13 dicembre 2010

    Nuovamente sulla "santità" di Chesterton: un libro curato da William Oddie.

    http://www.gkchesterton.org.uk/holiness_book.html

    In questo collegamento trovate il libro nuovissimo, fresco di stampa, curato da William Oddie, presidente della Società Chestertoniana Inglese e editorialista del Catholic Herald inglese, sulla "santità" di Chesterton.

    Il volume comprende scritti dello stesso Oddie, di padre Aidan Nichols, di Ian Ker, John Saward, Nicholas Madden, Bob Wild, Sheridan Gilley.

    È possibile leggere in PDF la prefazione, ed è disponibile l'indice.

    È una ottima occasione per parlare di un argomento a noi carissimo.

    Un aforisma al giorno

    "C'era molto più coraggio per ogni miglio quadrato nel Medioevo, quando nessun re aveva un esercito permanente, ma ogni uomo aveva un arco e una spada".

    Gilbert Keith Chesterton, Eretici

    Un aforisma al giorno

    Il modo migliore per cui un uomo potrebbe saggiare la sua prontezza a incontrare la comune varietà del genere umano, sarebbe quello di scendere per un camino nella prima casa che gli capiti e trovare un accordo, per quanto gli riesca, con le persone che la abitano. Questo, in sostanza, è ciò che ognuno di noi ha fatto quando è nato.

    Gilbert Keith Chesterton, Eretici

    Dai, facciamoci del male! Questa notizia è una tra mille, giusto per fare un esempio...


    Natale, scuola di Livorno vieta i canti religiosi


    Livorno - Ci risiamo. Ancora una volta qualcuno ha pensato che, per non turbare la sensibilità dei non cristiani, è giusto che, a scuola, i bimbi non festeggino secondo le nostre tradizioni. Era già accaduto, negli anni scorsi, coi presepi. Ora la storia si ripete con i canti di Natale. "A tutti gli eventi non saranno fatti canti religiosi, nel rispetto delle religioni di tutti, ma solo canti natalizi": è l’avviso scritto che hanno ricevuto alcune famiglie di una scuola elementare di Livorno da una rappresentante dopo un consiglio interclasse. In realtà nel programma dei concerti dei prossimi giorni ci sono anche delle canzoni che rimandano alla tradizione cristiana.
    La preside In ogni caso la preside Manuela Mariani, che di quell’avviso dice di non sapere nulla, non nega lo spirito che la sua scuola intende seguire: "L’obiettivo del concerto da anni è riunire i vari percorsi educativi. È un lavoro di continuità che parte da settembre, con un lungo periodo di preparazione che serve a far partecipare tutti. Mi dispiacerebbe, anzi, che un’eventuale scelta inversa causasse l’esclusione di qualcuno. Per questo il ragionamento, durante quella riunione, sarà stato di scegliere canti attinenti al Natale che non fossero lesivi delle fedi altrui".
    Il concerto di lunedi Nella scuola Thouar del quartiere popolare delle Sorgenti sono iscritti oltre 300 alunni e alcuni arrivano da famiglie di confessione ortodossa e geoviana, ma anche musulmana. Al concerto di Natale di lunedì prossimo parteciperanno peraltro anche gli alunni delle scuole materna e media che fanno parte dello stesso istituto comprensivo. Nel programma compaiono titoli di canti natalizi di chiara tradizione cristiana, come "O notte di Natale" o "Va, dillo alla montagna".

    domenica 12 dicembre 2010

    Le parole di Benedetto XVI prima della recita dell'Angelus di oggi 12 Dicembre 2010


  • Cari fratelli e sorelle!

    In questa terza domenica di Avvento, la Liturgia propone un passo della Lettera di san Giacomo, che si apre con questa esortazione: "Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore" (Gc 5,7). Mi sembra quanto mai importante, ai nostri giorni, sottolineare il valore della costanza e della pazienza, una virtù che appartenevano al bagaglio normale dei nostri padri, ma che oggi sono meno popolari, in un mondo che esalta, piuttosto, il cambiamento e la capacità di adattarsi a sempre nuove e diverse situazioni. Senza nulla togliere a questi aspetti, che pure sono qualità dell'essere umano, l'Avvento ci chiama a potenziare quella tenacia interiore, quella resistenza dell'animo che ci permettono di non disperare nell'attesa di un bene che tarda a venire, ma di aspettarlo, anzi, di prepararne la venuta con fiducia operosa.

    "Guardate l'agricoltore – scrive san Giacomo –: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina" (Gc 5,7-8). Il paragone con il contadino è molto espressivo: chi ha seminato nel campo, ha davanti a sé alcuni mesi di attesa paziente e costante, ma sa che il seme nel frattempo compie il suo ciclo, grazie alle piogge di autunno e di primavera. L'agricoltore non è fatalista, ma è modello di una mentalità che unisce in modo equilibrato la fede e la ragione, perché, da una parte, conosce le leggi della natura e compie bene il suo lavoro, e, dall'altra, confida nella Provvidenza, perché alcune cose fondamentali non sono nelle sue mani, ma nelle mani di Dio. La pazienza e la costanza sono proprio sintesi tra l'impegno umano e l'affidamento a Dio.

    "Rinfrancate i vostri cuori", dice la Scrittura. Come possiamo fare questo? Come possiamo rendere più forti i nostri cuori, già di per sé piuttosto fragili, e resi ancora più instabili dalla cultura in cui siamo immersi? L'aiuto non ci manca: è la Parola di Dio. Infatti, mentre tutto passa e muta, la Parola del Signore non passa. Se le vicende della vita ci fanno sentire smarriti e ogni certezza sembra crollare, abbiamo una bussola per trovare l'orientamento, abbiamo un'ancora per non andare alla deriva. E qui il modello che ci viene offerto è quello dei profeti, cioè di quelle persone che Dio ha chiamato perché parlino in suo nome. Il profeta trova la sua gioia e la sua forza nella Parola del Signore, e, mentre gli uomini cercano spesso la felicità per strade che si rivelano sbagliate, egli annuncia la vera speranza, quella che non delude perché è fondata sulla fedeltà di Dio. Ogni cristiano, in forza del Battesimo, ha ricevuto la dignità profetica: possa ciascuno riscoprirla e alimentarla, con un assiduo ascolto della divina Parola. Ce lo ottenga la Vergine Maria, che il Vangelo chiama beata perché ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore (cfr Lc 1,45).

    [01775-01.01] [Testo originale: Italiano]


  • sabato 11 dicembre 2010

    Un aforisma al giorno

    "Alcuni fra i migliori uomini al mondo – il dottor Johnson, per esempio – sono stati particolarmente notevoli perché erano conformisti in teoria e anticonformisti in pratica. Ma se appena un uomo è anticonformista in teoria, allora la situazione è atroce. Quasi certamente vuol dire o che non ha morale o che non ha cervello".

    Gilbert Keith Chesterton, Come si scrive un giallo

    Un aforisma al giorno (e dopo di questo provate a dire che Chesterton non è attuale...)

    "Basterà un cambiamento minimo nell'attuale clima dell'etica finanziaria, e quando l'astuta e vigorosa mentalità affaristica si sarà liberata dell'ultima paralizzante influenza dei dogmi inventati dai preti, il giornalismo e la pubblicità mostreranno per i tabù di oggi la stessa indifferenza che oggi mostrano per i tabù del medio evo. La rapina sarà spiegata come lo è l'usura, e per tagliar gole non occorreranno più sotterfugi di quanti ne occorrono per dominare il mercato. Le edicole risplenderanno di titoli quali La falsificazione in quindici lezioni e Perché sopportare l'infelicità matrimoniale?, e si avrà una divulgazione dell'avvelenamento pienamente scientifica, quanto lo è la divulgazione del divorzio e del controllo delle nascite".

    Gilbert Keith Chesterton, Come si scrive un giallo

    Un aforisma al giorno

    "Il romanzo avventuroso della polizia rappresenta così l'intera avventura umana, ed è basato sul fatto che la moralità è la più oscura e ardita delle cospirazioni".

    Gilbert Keith Chesterton, Come si scrive un giallo

    venerdì 10 dicembre 2010

    Un aforisma al giorno

    "Il giallo differisce da ogni altro racconto in questo: che il lettore è contento solo se si sente uno scemo".

    Gilbert Keith Chesterton, Come si scrive un giallo

    Un aforisma al giorno

    "Colpite un vetro e non durerà un istante, evitate di colpirlo e resisterà mille anni. Così, a quanto pare, è la gioia dell'uomo, sia nel paese delle fate sia in terra. La felicità dipende dal non fare qualcosa che si potrebbe fare in qualsiasi momento, senza che, come spesso accade, la ragione di non farla sia evidente".

    Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

    giovedì 9 dicembre 2010

    Un aforisma al giorno

    "L’obiettivo autentico di un giallo intelligente non è frastornare il lettore, bensì illuminarlo; ma illuminarlo in maniera tale che ogni porzione successiva di verità giunga come una sorpresa".


    Gilbert Keith Chesterton, Come si scrive un giallo

    Un aforisma al giorno

    "L’anima della fiction gialla non è la complessità bensì la semplicità".


    Gilbert Keith Chesterton, Come si scrive un giallo

    Un aforisma al giorno

    "Credo che un ideale dello scrivere polizieschi esista, come di ogni cosa che vale la pena di fare".

    Gilbert Keith Chesterton, Come si scrive un giallo