martedì 16 dicembre 2008

La Rassegna Stampa del Forum delle Famiglie del 15 e 16 Dicembre 2008

Rassegna stampa del 15 Dicembre 2008
14 Dicembre 2008 - QN
SI PARLA DI NOI :: I cattolici mai subalterni 90 KB

14 Dicembre 2008 - Avvenire
SI PARLA DI NOI :: Forum di Milano in cerca di esperti 247 KB

14 Dicembre 2008 - Giornale
Scuola
SI PARLA DI NOI :: Da settembre un corteo ogni tre giorni 336 KB

14 Dicembre 2008 - CorrieredellaSera
Società E Welfare
SI PARLA DI NOI :: Donne e pensione. I risparmi sono trascurabili 72 KB

15 Dicembre 2008 - Repubblica
Politiche Familiari
Cambia il Bonus famiglie 67 KB

13 Dicembre 2008 - Sole24ore
Politiche Familiari
Solo l'handicap dei figli aumenta il Bonus 118 KB

15 Dicembre 2008 - CorrieredellaSera
Ru486
Stop del Vaticano 183 KB

15 Dicembre 2008 - Giornale
Ru486
Roccella: daremo battaglia, è troppo pericolosa 130 KB

15 Dicembre 2008 - CorrieredellaSera
Eutanasia
ELUANA. Cattolici divisi 73 KB

13 Dicembre 2008 - LiberalQuotidiano
Bioetica
Fisichella: l'embrione è persona, frontiera della civiltà 187 KB

13 Dicembre 2008 - Stampa
Scuola
Errori di comunicazione 96 KB

13 Dicembre 2008 - Libero
Scuola
Gelmini: sul maestro non torno indietro 279 KB

14 Dicembre 2008 - Gazzettino
Matrimonio
Il boom delle coppie miste 548 KB

14 Dicembre 2008 - Sole24ore
L'era della quasi famiglia 200 KB

13 Dicembre 2008 - SecoloItalia
La famiglia è la grande rete di protezione 130 KB

15 Dicembre 2008 - Stampa
Garelli: Dio e Cesare separati ma non troppo 101 KB

15 Dicembre 2008 - Repubblica
Citati: La Chiesa non è sotto assedio 129 KB


16 Dicembre 2008 - Arena

Politiche Familiari
SI PARLA DI NOI :: 3 milioni per le famiglie numerose 179 KB

16 Dicembre 2008 - Avvenire
Politiche Familiari
SI PARLA DI NOI :: Veneto. Finanziamento ai comuni pro-family 84 KB

16 Dicembre 2008 - Foglio
Bioetica
SI PARLA DI NOI :: A un anno dalla moratoria 165 KB

16 Dicembre 2008 - Manifesto
Ru486
SI PARLA DI NOI :: La pillola indigesta al governo 121 KB

16 Dicembre 2008 - Avvenire
Eutanasia
SI PARLA DI NOI :: ELUANA. Fiaccolata a Montecitorio 313 KB

16 Dicembre 2008 - CorrieredellaSera
Eutanasia
ELUANA. Una clinica a Udine 67 KB

16 Dicembre 2008 - Sole24ore
Ru486
Salta il via libera 72 KB

16 Dicembre 2008 - Avvenire
Ru486
Roccella: la partita non è chiusa 225 KB

16 Dicembre 2008 - Avvenire
Ru486
L'Aifa valuta i conflitti con la 194 176 KB

16 Dicembre 2008 - Stampa
Bioetica
Baget Bozzo: dall'anima all'embrione 100 KB

16 Dicembre 2008 - Giornale
Politiche Familiari
Friuli. Assegni in bianco trasformati in bonus bebe 82 KB

lunedì 15 dicembre 2008

Eluana Englaro - Mia figlia è come Eluana, ma ha imparato a mangiare e dice di non voler morire

Da IlSussidiario.net

«E’ sbagliato parlare ancora di stato vegetativo: lo stato vegetativo non esiste, e quando si usa questa espressione, anche se sono scienziati a farlo, si crea solo confusione. Induciamo la gente a pensare che si tratti di persone non più vive. Invece mia figlia è viva, è come me». Cesare Lia, avvocato pugliese, è nella stessa condizione di Peppino Englaro: una figlia, Emanuela, che in seguito a un incidente stradale si trova da quasi sedici anni nella medesime condizioni di disabilità di Eluana. Ma la battaglia, sua e di tutta la sua famiglia, per affermare la vita di Emanuela lo ha portato ad ottenere risultati che definire sorprendenti è poco.

Avvocato, in che condizioni è sua figlia?

Mia figlia Emanuela innanzitutto è una persona viva, che riesce a comunicare con il mondo esterno. Certo, lo fa in modo diverso da quello che utilizziamo noi che non siamo disabili, in un modo che è difficile da intendere: cenni, piccoli gesti, movimenti degli occhi. Ma le persone che le sono vicine, che la seguono ogni giorno capiscono benissimo cosa lei dice, cosa vuole comunicare.

Ci racconti la sua storia: che cosa è accaduto a Emanuela?

Tutta questa dolorosa vicenda ha avuto inizio la notte del 31 dicembre del 1992, quasi contemporaneamente all’inizio della vicenda di Eluana Englaro. Emanuela quella notte ha avuto un gravissimo incidente stradale, che le ha provocato gravi lesioni. È stata in rianimazione a Lecce, per quattro mesi. Dopo di che abbiamo deciso di portarla ad Innsbruk. Lì, dopo averla curata, i medici ci hanno dato un responso gravissimo che non lasciava alcuna speranza: Emanuela sarebbe morta dopo pochi mesi.

Perché?

Anch’io rimasi molto colpito da queste conclusioni, dal momento che il corpo di Emanuela, a parte i danni cerebrali, non aveva altre gravi lesioni. Quando chiesi il perché ai medici, mi dissero che probabilmente sarebbe morta a causa delle infezioni, che potevano essere provocate soprattutto dal sondino, la PEG, con cui Emanuela veniva nutrita.

Allora voi cosa avete deciso di fare?

L’abbiamo portata a casa, e abbiamo deciso che da quel momento in poi ce ne saremmo occupati direttamente noi. La prima cosa che necessariamente bisognava ottenere era fare in modo che Emanuela non venisse più alimentata dal sondino, proprio per togliere il pericolo di infezione. Provammo ad abituarla a mangiare in modo naturale, ovviamente imboccata. All’inizio sembrava un’impresa disperata: bastava un piccolo cucchiaio d’acqua per rischiare che lei si soffocasse. Eppure, a poco a poco, con una pazienza che non saprei descrivere, siamo riusciti a rieducarla. Ora non ha più il sondino, viene imboccata, e riusciamo a darle piccole dosi di cibo, ma molto energetiche.

Oltre al problema del cibo, come vive Emanuela il resto della giornata?

Innanzitutto, come dicevo, Emanuela da allora è sempre stata a casa e non in ospedale. Per fare questo abbiamo in un certo senso “ripensato” tutta la casa, per farla diventare come un piccolo ospedale che ci permettesse di accudirla nel modo migliore. Abbiamo anche costruito una piscina per un certo tipo di terapia. Tutto questo per un motivo molto semplice: Emanuela deve poter vivere la sua quotidianità insieme a noi. È una cosa di un’importanza fondamentale, per noi e per lei: Emanuela vive con noi, è in contatto continuo con le persone che le sono vicine, partecipa della nostra vita quotidiana. E questo ha un effetto straordinario: lei dà dei segni chiari di questa sua particolare partecipazione. Quando guardiamo la televisione, magari qualche film leggero, è evidente che lei è lì con noi e gode di questa condizione.

Quindi nonostante lei non parli voi riuscite a comunicare con lei. Questo vi permette anche di conoscere la sua volontà? Si tratta di un passaggio fondamentale nella sentenza sul caso di Eluana…

Noi riusciamo chiaramente a capire qual è la volontà di Emanuela. Le dico una cosa di più: Emanuela, prima dell’incidente, era una ragazza molto simile a Eluana. Noi spesso la rimproveravamo per il fatto che tornava a casa tardi, che viveva da “scapicollata”. Lei reagiva dicendo che sarebbe vissuta solo vent’anni. Inoltre, c’erano stati ben due casi di ragazzi della sua scuola che avevano subito lesioni gravi in conseguenza di incidenti: ebbene, lei disse più volte che non avrebbe voluto vivere in quelle condizioni. Ora noi le chiediamo se preferirebbe morire: lei con tutta evidenza, con quel linguaggio che noi abbiamo imparato con certezza assoluta, ci dice sempre di no. La sua volontà, da allora, è cambiata.

Come è possibile che in queste condizioni sua figlia sia riuscita a fare dei progressi così incredibili, che l’hanno portata a imparare a mangiare e riuscire a comunicare?

La condizione indispensabile perché questo avvenga, ripeto, è il fatto che lei sia in casa e non in ospedale. Il contatto continuo con i famigliari e ciò che permette che questo accada. Certo, non è per nulla una cosa facile, e bisognerebbe che lo Stato aiutasse molto di più le famiglie in queste condizioni. Noi abbiamo una situazione economica che ci ha permesso di fare tutto questo, ma altri non possono, ed è inaccettabile. Poi, oltre al problema finanziario, ci sono altri elementi che rendono necessario un aiuto: i familiari si trovano spesso in gravi difficoltà psicologiche, perché sono situazioni che creano forti depressioni. Il contatto continuo con una persona gravemente disabile è impossibile, genera frustrazioni, e per questo è necessario fare continuamente dei turni. Il servizio sanitario dovrebbe mettere a disposizione personale per questo tipo di necessità.

Cosa fare per sensibilizzare di più l’opinione pubblica intorno a questo problema?

Bisognerebbe far vedere più spesso alla televisione chi lotta per la vita. Invece si vedono solo e unicamente coloro che decidono per la morte: abbiamo visto in questi giorni il caso del video del suicidio assistito trasmesso da una tv inglese. Ma lo stesso è stato per il caso di Welby, e per il caso Englaro. La scelta per la morte è molto più “pubblicizzata”. Invece bisognerebbe porre l’attenzione di tutti sulla vita, e su chi lotta per affermarla. Noi abbiamo anche deciso di diffondere un video che faccia vedere Emanuela, perché ci sembra che possa aiutare a capire il valore di quello che facciamo per lei.

GUARDA IL VIDEO DI CARMELA E DI EMANUELA

Guardate che cosa fa la Chesterton Real Estate...

E' una piccola banale curiosità, ma merita di essere segnalata.

Forse non tutti sanno (ma noi l'abbiamo mesi e mesi fa in qualche altro post, trovare per credere...) che a Londra esiste ancora l'agenzia immobiliare di Ed e Sydney Chesterton, rispettivamente babbo e zio di Gilbert e Cecil, a noi ben noti. Il babbo di Chesterton ad un certo punto cedette le sue quote per avere più tempo possibile da dedicare ai suoi amati passatempi (letteratura, arte, giochi e in particolare teatro delle marionette, ne abbiamo pure parlato, cercare nel blog per credere). Ora l'agenzia vive di vita propria ed è una delle più in vista di Londra.

Ebbene, cliccate il nostro titolo e verrete riportati alla pagina de Il Giornale in cui si dice che alla Chesterton Real Estate vendono e affittano case rendendo noti i principali precedenti occupanti di rango storico...

Volete andare a vivere nella casa di Lloyd George (gli irlandesi no di certo), o de ben più prosaico David Beckham? Pronta la casa...

Torna GKC, gioioso gigante del buonsenso - Intervista a Paolo Morganti di Morganti Editori

Torna GKC, gioioso gigante del buonsenso



Un'intervista che appare su Letture del mese di dicembre.


Venuti meno i diritti di traduzione, si assiste a un vivace revival italiano su Gilbert K. Chesterton, l’inventore di padre Brown, amato tanto per la sua galoppante fantasia romanzesca, come per la lucidità dei suoi saggi ironici e paradossali.
La prima tentazione, davanti ai giganti, è di parcellizzarli. Considerarne solo un dito, o una gamba, o il busto: così non spaventano più. Capita anche per il poliedrico G.K. Chesterton (1874-1936), che gigantesco lo era anche di statura – la sua bara, troppo grande per le scale, fu calata dalla finestra – e per farsene un’idea basta guardare gli ultimi titoli entrati in commercio.
Bompiani ha messo l’accento sulle sue profezie sociali ristampando due vecchie traduzioni de L’uomo che fu Giovedì e L’osteria volante, che preconizzano – scrive Enrico Ghezzi nelle prefazioni – due questioni attualissime: il complottismo e il confronto con l’Islam. Excelsior 1881 ha messo a fuoco la sua spietata critica al capitalismo, che dà comodamente punti alle previsioni pasoliniane, traducendo gli articoli inediti de L’utopia degli usurai (traduzione di D. Comerlati, pagg. 258, euro 15,50: ottimo l’apparato critico in nota).
Altri hanno ripreso la sua rampante apologetica cattolica. Rubbettino ripropone L’uomo eterno (pagg. 349, euro 18, fuori commercio dal 1930!), mentre Cantagalli ci offre Eugenetica e altri malanni (traduzione di F. Salvatorelli, pagg. 342, euro 22): entrambi con prefazione di Luca Volontè. Il primo è un saggio in risposta a H.G. Wells, fervido sostenitore di uno sviluppo lineare e costante della società: GKC ripercorre la storia dell’umanità indicando salti, fratture, avanzamenti e retrocessioni, e – soprattutto – quell’irriducibile novità che è l’annuncio cristiano. Eugenetica, invece, è una pugnace difesa della vita contro la tirannia estetizzante del benessere; e un plauso va all’editore per aver aggiunto un’appendice di oltre cento pagine per documentare il movimento eugenetico promosso in terra britannica da sir Francis Galton, cugino di Charles Darwin.
Altri editori hanno investito sulle biografie di pensiero. Tanto che, per uno strano fenomeno editoriale, ci troviamo ad avere in contemporanea ben due nuove traduzioni del San Francesco d’Assisi, una per Mursia (traduzione di B. Miro, Mursia, pagg. 159, euro 15) e una per Lindau (traduzione di G. Caputo, pagg. 163, euro 14, prefazione di Giulio Meotti). Sempre Lindau, poi, ha appena sfornato pure il San Tommaso d’Aquino (pagg. 200, euro 16,50, prefazione di mons. Luigi Negri), che con l’altro volume costituisce un dittico sullo splendore medioevale. Dulcis in fundo... nel caso questa cascata di titoli non vi abbia soddisfatti, Morganti editori sta affrontando la sfida di far conoscere GKC per intero attraverso una collana che proporrà nuove e accurate traduzioni di ben quattordici opere. Già pronti i primi due volumi di racconti di padre Brown, mentre ferve l’attesa per la prossima uscita del romanzo-capolavoro Uomovivo. Ne parliamo con l’editore e traduttore Paolo Morganti.

Morganti, perché questo progetto?

«Eravamo interessati a pubblicare un volume su padre Brown. Avevo letto qualcosa quando Renato Rascel lo aveva interpretato nella riduzione televisiva negli anni Sessanta, non rimanendone però particolarmente colpito... un po’ perché all’epoca ero piuttosto giovane, ma soprattutto perché avevo trovato il testo “indigesto”. A distanza di anni mi sono ritrovato a leggere le avventure del pretino chestertoniano. E l’impressione sul testo è rimasta la stessa: non era possibile che questo fosse Chesterton! Dopo aver letto, per reazione, altri libri di GKC, mi sono convinto sempre di più che le traduzioni erano quanto meno datate. A questo punto è scattata una molla...».

...ed è cominciata la traduzione. Prime difficoltà?

«Lo stile dello scrittore non è solo denso e colto, ma è anche ricco di metafore, rimandi, citazioni, allegorie, iperboli. Tutti giochi linguistici che richiedono non solo un’attenta traduzione, ma un’assoluta aderenza al testo. Quindi devono essere fatte ricerche storiche e letterarie per risalire ai personaggi citati, al senso di alcuni motti di spirito, che possono essere tradotti e magari adeguati al lettore moderno solo se collocati nel loro preciso tessuto storico e culturale».

Nelle vecchie traduzioni ha trovato molti tagli?

«I tagli sono stati sistematicamente applicati dove GKC si lascia prendere la mano dalla fantasia, dalle allusioni e dalle citazioni. Non credo a chi sostiene che la ragione sia quella di aumentarne la leggibilità, perché i tagli semplificano le storie, sviliscono i personaggi, creano delle rotture nel ritmo di lettura».

GKC ha spaziato in molti generi, come definirebbe la sua scrittura?

«Lingua sciolta e stile epico-ironico. Il suo linguaggio è unico. Non ho mai trovato uno scrittore in grado di oscillare dal registro tragico a quello umoristico nel tempo di un batter di ciglia. Ora sto ultimando la traduzione di Uomovivo. Il personaggio principale di questo capolavoro, il roboante, assurdo e magico Innocent Smith, è il suo alter ego per antonomasia. Il libro uscirà nel mese di marzo 2009 e lo consiglio a tutti, perché è un autentico inno alla vita e al ripudio della banalità».

La traduzione non è la sua professione principale: quali, allora, le caratteristiche necessarie per tradurre GKC?


«L’immedesimazione e un innato ottimismo. Tradurre GKC attenendosi soltanto al testo, senza accorgersi del metatesto vibrante e coinvolgente, significa svilirne la portata immaginifica ed emotiva. Il grande e grosso Gilbert amava giocare con il linguaggio, come se fosse il miglior giocattolo per un bambino troppo cresciuto: le parole, nelle sue mani, svelano un mondo dove tutto è possibile... dove la speranza impèra, dove la fiducia nel prossimo non si estingue mai, dove l’amore si esprime per tutte le cose».

Quali caratteristiche ne apprezza di più?

«I suoi personaggi sono sempre delle icone del carattere degli uomini. Chesterton è attualissimo e intramontabile, uno scrittore esistenzialista che ha voluto sempre comunicare ai suoi lettori lezioni di vita. I suoi personaggi, che siano ricchi o poveri, giovani o vecchi, innocenti o colpevoli, affetti da una “sana malattia mentale” o rigidamente razionalisti, accettano di buon grado la propria sorte perché la vita, qualunque essa sia, merita di essere apprezzata e vissuta. Lui era un fervente cattolico, anzi, ha trovato nella Chiesa di Roma quello che da sempre cercava: significati universali, legati alla vita, alla morte, al dolore, alla speranza, e soprattutto alla necessità degli uomini di avere dei valori etici che ne guidino i passi sulle strade del mondo».

Si dedicherà anche agli inediti di GKC?

«Alcuni collaboratori li stanno leggendo e valutando. Posso sbilanciarmi solo dicendo che, per il prossimoNatale 2009, la casa editrice uscirà con due libri sorprendenti ».

11 dicembre 2008

venerdì 12 dicembre 2008

Il Papa: sviluppo demografico non è uguale a povertà

“La povertà viene spesso correlata, come a propria causa, allo sviluppo demografico. In conseguenza di ciò, sono in atto campagne di riduzione delle nascite, condotte a livello internazionale, anche con metodi non rispettosi né della dignità della donna né del diritto dei coniugi a scegliere responsabilmente il numero dei figli e spesso, cosa anche più grave, non rispettosi neppure del diritto alla vita. Lo sterminio di milioni di bambini non nati, in nome della lotta alla povertà, costituisce in realtà l’eliminazione dei più poveri tra gli esseri umani. A fronte di ciò resta il fatto che, nel 1981, circa il 40% della popolazione mondiale era al di sotto della linea di povertà assoluta, mentre oggi tale percentuale è sostanzialmente dimezzata, e sono uscite dalla povertà popolazioni caratterizzate, peraltro, da un notevole incremento demografico. Il dato ora rilevato pone in evidenza che le risorse per risolvere il problema della povertà ci sarebbero, anche in presenza di una crescita della popolazione. Né va dimenticato che, dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, la popolazione sulla terra è cresciuta di quattro miliardi e, in larga misura, tale fenomeno riguarda Paesi che di recente si sono affacciati sulla scena internazionale come nuove potenze economiche e hanno conosciuto un rapido sviluppo proprio grazie all’elevato numero dei loro abitanti. Inoltre, tra le Nazioni maggiormente sviluppate quelle con gli indici di natalità maggiori godono di migliori potenzialità di sviluppo. In altri termini, la popolazione sta confermandosi come una ricchezza e non come un fattore di povertà”.

No a embrioni congelati Il Vaticano ai ricercatori: non collaborino col male

Roma - In campo per difendere la vita in tutte le sue fasi. In campo per abbracciare la procreazione umana e condannare ogni sorta di degenerazione scientifica. Con l’Istruzione dell’ex Sant’uffizio, Dignitas personae, il Vaticano torna a difendere l'embrione, che è "persona umana fin dal primo momento", dagli attacchi della Scienza che rischia di trasformarsi - troppe volte - in eugenetica. Da qui il aecco "no" alla clonazione. Da qui il sincero appello ai ricercatori: "Si oppongano all’uso di materiale biologico illecito, non collaborino al male, testimonino il valore della vita e si oppongano a leggi gravemente ingiuste".

Il no alla pillola del giorno dopo Il Vaticano ha ribadito tutti i suoi "no" ai metodi contraccettivi in quanto tutti portano all’interruzione di gravidanza, e ha condannato inoltre anche "l’intenzione dell’aborto" compresa nel semplice utilizzo di anticoncezionali. La Santa Sede ha sottolineato il divieto per tutti gli anticoncezionali, sia quelli tradizionali che "impediscono il concepimento a seguito di un atto sessuale" sia quelli che "agiscono dopo la fecondazione, quando l’embrione è già costituito, primo o dopo l’impianto in utero. Queste tecniche sono intercettive (è il caso della spirale e della pillola del giorno dopo, ndr), se intercettano l’embrione prima del suo impianto nell’utero materno, e contragestive se provocano l’eliminazione dell’embrione appena impiantato". A questa seconda specie appartiene la Ru 486. Sebbene gli intercettivi non provochino un aborto ogni volta che vengono assunti - spiega il documento - anche perchè non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione, si deve notare "che in colui che vuol impedire l’impianto di un embrione eventualmente concepito, e pertanto chiede o prescrive tali farmaci, l’intenzionalità abortiva è generalmente presente". Nel caso della contragestazione "si tratta dell’ aborto di un embrione appena annidato. L’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale". "Inoltre - prosegue il testo - qualora si raggiunga la certezza di aver realizzato l’aborto, secondo il diritto canonico, vi sono delle gravi conseguenze morali".

L'embrione è persona umana "La realtà dell’essere umano per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare nè un cambiamento di natura, nè una gradualità di valore morale, poichè possiede una piena qualificazione antropologica ed etica L’embrione umano quindi, ha, fin dall’inizio la dignità di persona". Nell’Istruzione Dignitas personae si sottolinea che nella precedente Istruzione Donum vitae non definiva ancora l’embrione come "persona per non impegnarsi espressamente in un’affermazione di indole filosofica". Con il documento vaticano odierno trova, quindi, una definizione compiuta un’acquisizione già fatta propria dal magistero della chiesa negli ultimi anni in relazione alle tematiche della bioetica.

Embrioni congelati ingiustizia irreparabile Il Vaticano constata in definitiva che "le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia irreparabile". Sul delicato problema del "cosa fare" con gli embrioni già congelati (solo in Italia ve ne sono circa 30mila, ndr), la Chiesa non propone alcuna soluzione concreta ma allo stesso tempo parla di un atto drammatico e irreparabile. "Per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti - afferma il documento - si pone la domanda: che fare di loro? Al riguardo, tutte le proposte avanzate (usare tali embrioni per la ricerca o destinarli a usi terapeutici; scongelarli e, senza riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri; metterli a disposizione di coppie infertili, come terapia dell’infertilità; procedere ad una forma di adozione prenatale) pongono problemi di vario genere". A fronte di questo, la Santa Sede fa sapere che "le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile". Papa Giovanni Paolo II lanciò, infatti, un appello alla coscienza dei responsabili del mondo scientifico ed in modo particolare ai medici perchè venga fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non si intravede una via d’uscita moralmente lecita per il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni congelati. Questi "sono e restano pur sempre titolari dei diritti essenziali e quindi da tutelare giuridicamente come persone umane".

Illiceità della clonazione La clonazione è "intrinsecamente illecita, in quanto intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con l’atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni gravemente lesive della dignità umana". La posizione della Santa Sede sulla clonazione è, dunque, esplicita e inappellabile. E oggi con la Dignitas personae il principio viene riaffermato in tutti i suoi aspetti. Per clonazione umana il documento intende "la riproduzione asessuale e agamica dell’intero organismo umano, allo scopo di produrre una o più copie dal punto di vista genetico sostanzialmente identiche all’unico progenitore". Le tecniche proposte per la clonazione umana sono la fissione gemellare, che consiste "nella separazione artificiale di singole cellule o gruppi di cellule dall’ embrione, nelle prime fasi dello sviluppo, e nel successivo trasferimento in utero di queste cellule, allo scopo di ottenere, in modo artificiale, embrioni identici", e il trasferimento di nucleo, che consiste "nell’introduzione di un nucleo prelevato da una cellula embrionaria o somatica in un ovocita precedentemente denucleato, seguita dall’attivazione di questo ovocita che, di conseguenza, dovrebbe svilupparsi come embrione". La clonazione viene proposta con due scopi: riproduttivo, cioè per ottenere la nascita di un bambino clonato, e terapeutico o di ricerca. La clonazione - si afferma quindi nella nota della Congregazione per la dottrina della fede - è "intrinsecamente illecita, in quanto intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con l’atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni gravemente lesive della dignità umana".
L'appello ai ricercatori Il Vaticano rivolge, infine, un accorato appello ai ricercatori che dovrebbero opporsi all’uso di materiale biologico illecito, "non collaborare al male, testimoniare il valore della vita e opporsi a leggi gravemente ingiuste". Insomma, non dare il prorpio assenso alla sperimentazione su "embrioni o linee cellulari che sono il risultato di un intervento illecito contro la vita o l’integrità fisica dell’essere umano". In merito alla sperimentazione sugli embrioni, la Santa Sede parla di "delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona. Queste forme di sperimentazione costituiscono sempre un disordine morale grave". Quindi in relazione all’impiego da parte di ricercatori di "materiale biologico di origine illecita" vale sempre "l’esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l’aborto volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo".

SCUOLA/ Ripristinati i fondi alle paritarie? Sembra proprio di no

di Vincenzo Silvano - IlSussidiario.net

Venerdì 5 dicembre, accompagnata da altisonanti “rulli di tamburi”, è circolata la notizia del ripristino dei fondi tagliati alle scuole paritarie sulla finanziaria 2009, a seguito della decisa presa di posizione della CEI nei confronti dell’attuale governo.
Il sottosegretario all’Economia, Vegas, ha addirittura consigliato agli alti prelati e a tutti gli inquieti rappresentanti del mondo della scuola non statale un tranquillo riposo su “quattro cuscini”, visto che ormai non ci sarebbe più nulla da temere.
Ma è davvero così? Si direbbe di no, visto che si è trattato di una manovra ambigua e farraginosa; i due emendamenti presentati dal relatore al Senato nella seduta antimeridiana del giorno 5 dicembre, infatti, parlano di tutto fuorché di scuola non statale o paritaria, destinando invece genericamente il finanziamento alla scuola nel suo insieme.

Vediamo la cosa nel dettaglio. La Proposta di modifica n. 2.Tab.2.200-5 al DDL n. 1209 chiede di apportare «allo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (tab. 7 ) missione 1 – Istruzione scolastica, programma 1.14: Interventi in materia di istruzione» una variazione in positivo pari a 120.000.000 di euro per competenza e per cassa, andandoli a togliere dallo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, fondi di riserva e speciali, al capitolo u.p.b. 25.2.3 – (Oneri comuni di parte corrente).
E, come se non bastasse, i fondi stanziati dovranno essere ripartiti tenendo conto del parere del ministero dell’Economia, dell’Istruzione e degli Affari Regionali:
«43-bis. Fermo il rispetto delle prerogative regionali in materia di istruzione scolastica, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro degli affari regionali e il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-Regioni, sono stabiliti, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i criteri per la distribuzione alle regioni delle risorse finanziarie occorrenti alla realizzazione delle misure relative al programma di interventi in materia di istruzione.»

E’ tutto da verificare, quindi, quale sarà la rotta che prenderanno quei 120 milioni di euro che, essendo destinati all’istruzione tout court, potrebbero riguardare la scuola paritaria solo in minima percentuale.
Avrà il Ministro Gelmini, di concerto con gli altri ministri interessati, il coraggio – o la volontà- di destinare interamente la somma al ripristino (parziale) del fondo spettante alla scuola paritaria per il 2009? Avranno l’ardore di sfidare nuovamente la piazza, dopo le roboanti e strumentali proteste che nelle scorse settimane hanno scosso il mondo della scuola, condite da abbondante disinformazione che ha fatto passare il messaggio che si tagliavano i fondi alla scuola “pubblica” per darli alle “private”?
Quello che poteva e doveva essere un percorso semplice e inequivocabile -dal capitolo dell’istruzione non statale per il 2009 erano stati tagliati 134 milioni di euro, con un emendamento dovevano essere reintegrati nel medesimo capitolo- si è trasformato in un contorto e incomprensibile pasticcio, che rischia di portare nelle casse delle scuole paritarie solo le briciole dell’importo originario.
Se la somma di 120 milioni di euro –tra l’altro inferiore di 14 milioni di euro a quanto originariamente tagliato- è davvero destinata alla scuola paritaria, perché non inserirla direttamente al programma 1.9: Istituzioni scolastiche non statali?

Nonostante le dichiarazioni rassicuranti del sottosegretario Vegas, non ci sentiamo tranquilli. Anzi, le modalità con cui si è proceduto accrescono le perplessità e i timori, perché alimentano la sensazione che nel governo ci siano forze che non comprendono l’importanza della libertà di educazione e che conseguentemente l’avversano. Probabilmente la deviazione dei fondi su un capitolo di spesa generico dell’istruzione è frutto di uno scontro all’interno del governo stesso, nel quale si confrontano due anime, una liberista e favorevole ad una reale autonomia scolastica, ed una ancora statalista e accentratrice, in barba a qualsiasi promessa elettorale....Questo genera confusione.
Le scuole paritarie invece chiedono chiarezza: il ripristino totale dei fondi tagliati, un impegno preciso sul capitolo di spesa relativo all’istruzione non statale per l’intero triennio di competenza, atti inequivocabili a favore della libertà di scelta educativa sancita dalla nostra Costituzione.

giovedì 11 dicembre 2008

Benedetto il Distributista - La crisi alimentare è caratterizzata da fenomeni speculativi".


L'attuale crisi alimentare «mette a repentaglio il soddisfacimento dei bisogni di base» ed è «caratterizzata non tanto da insufficienza di cibo, quanto da difficoltà di accesso ad esso e da fenomeni speculativi».
L'appello di Benedetto XVI affinchè venga garantito a tutti l'accesso al cibo è contenuto nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2009 presentato questa mattina in Vaticano.
La crisi alimentare è provocata da «fenomeni speculativi e quindi da carenza di un assetto di istituzioni politiche ed economiche in grado di fronteggiare le necessità e le emergenze».

«La malnutrizione - sottolinea il Papa - può anche provocare gravi danni psicofisici alle popolazioni, privando molte persone delle energie necessarie per uscire, senza speciali aiuti, dalla loro situazione di povertà. E questo contribuisce ad allargare la forbice delle disuguaglianze, provocando reazioni che rischiano di diventare violente. I dati sull'andamento della povertà relativa negli ultimi decenni indicano tutti un aumento del divario tra ricchi e poveri».
Il Pontefice individua nelle «cause principali di tale fenomeno» da una parte «il cambiamento tecnologico, i cui benefici si concentrano nella fascia più alta della distribuzione del reddito e, dall'altra, la dinamica dei prezzi dei prodotti industriali, che crescono molto più velocemente dei prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime in possesso dei Paesi più poveri. Capita così - ammonisce Ratzinger - che la maggior parte della popolazione dei Paesi più poveri soffra di una doppia marginalizzazione, in termini sia di redditi più bassi sia di prezzi più alti».

Secondo Bendetto XVI «una finanza appiattita sul breve e brevissimo termine diviene pericolosa per tutti, anche per chi riesce a beneficiarne durante le fasi di euforia finanziaria». La «recente crisi dimostra come l'attività finanziaria sia guidata da logiche puramente autoreferenziali e prive della considerazione, a lungo termine, del bene comune»; per questo la finanza perde la funzione di «ponte tra presente e futuro, a sostegno della creazione di nuove opportunità di produzione e lavoro nel lungo periodo».

Il Papa chiede che ci sia un «codice etico comune» fra ricchi e poveri per superare l'attuale divario economico e per combattere la povertà. Nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2009, Benedetto XVI dedica un paragrafo proprio alla globalizzazione intesa a costruire la pace e «finalizzata agli interessi della grande famiglia umana».

Qualcosa dalla Rassegna stampa del Forum della Associazioni familiari del 17 Novembre 2008


18 Dicembre 2008 - Salvagente
Politiche Familiari
Dal Bonus restano fuori le famiglie numerose 101 KB

11 Dicembre 2008 - Avvenire
Parità Scolastica
Triveneto mobilitato 141 KB

11 Dicembre 2008 - QN
Eutanasia
ELUANA. Può morire al Nespolo 156 KB

11 Dicembre 2008 - Repubblica
Divorzio
Nel Lazio arriva il mediatore 112 KB

11 Dicembre 2008 - Repubblica
Bioetica
Vaticano: attacchi a famiglia e vita 135 KB

11 Dicembre 2008 - Foglio
Bioetica
Ecco il nuovo manifesto bioetico 96 KB

Sermarini e Persico su www.radiotovini.it

Cliccando il nostro titolo oppure qui verrete portati al bellissimo sito di www.radiotovini.it, dove troverete una breve intervista al nostro presidente Marco Sermarini e al chestertoniano Roberto Persico, a margine della presentazione de L'Osteria Volante avvenuta domenica scorsa 7 Dicembre 2008 a Faenza, voluta dal lodevolissimo Centro Culturale "L'Osteria Volante".

Qualche consiglio per la lettura. Fatelo girare, conoscerete anche RadioTovini, così impegnata a far conoscere le cose belle e buone e a dare slancio a tutti nel vivere da uomini vivi!

mercoledì 10 dicembre 2008

Un Arcivescovo britannico (molto distributista) sfida il Governo sull'economia


La soluzione è la virtù, non la regolamentazione, afferma

BIRMINGHAM, giovedì, 27 novembre 2008 (ZENIT.org).- Le cause della crisi finanziaria britannica sono etiche, e per porre fine alla recessione economica i leader civili devono riportare le passate misure finanziarie nella sfera della virtù, sostiene l'Arcivescovo Vincent Nichols.
L'Arcivescovo di Birmingham lo ha affermato nell'omelia che ha pronunciato domenica nel corso dell'annuale Civic Mass. “La fede cristiana è un guardiano delle vere virtù umane di cui abbiamo bisogno ora che iniziamo a vivere in un periodo di austerità e difficoltà”, ha dichiarato.
“Un mercato controllato solo dalla regolamentazione prima o poi soccomberà al suo intrinseco istinto di profitto a tutti i costi”, ha detto ai funzionari presenti.
“Ovviamente il motivo del profitto è fondamentale e la responsabilità degli investitori è un significativo fattore di equilibrio nell'assumere un rischio, ma ciò che abbiamo visto è che, lasciato a se stesso, il mercato finanziario non ha una robusta cornice esterna di riferimento, e nemmeno una cornice economica più ampia”.
“Il mercato finanziario si è comportato come se esistesse da sé e in sé, e a beneficio di quanti ne fanno parte”.
L'Arcivescovo Nichols ha sottolineato il bisogno da parte del mercato della “prospettiva e pratica della vera virtù, che costruisce la fiducia e senza la quale ogni sforzo umano è instabile”.
Il presule ha invocato la benedizione di Dio sui presenti alla Messa e su tutti i funzionari pubblici. “Qui non troveremo soluzioni finanziarie o commerciali”, ha riconosciuto. “Ma potremmo guadagnare qualche prospettiva sulla nostra situazione, alla luce della verità sulla nostra natura umana che questa festa [di Cristo Re] esprime e che la fede in Dio rende chiara”.
Virtù, non valori
L'Arcivescovo Nichols ha sottolineato il bisogno della società di una “prospettiva e pratica della vera virtù”, sostenendo che “come società abbiamo trascurato lo sviluppo di valori etici e principi condivisi che guidino e modellino il nostro comportamento, credendo che si tratti di un obiettivo irraggiungibile, e abbiamo sostituito la regolamentazione”.
“Dove la nozione di 'valori' è flessibile ed elastica – perché una persona può stabilire o negoziare i suoi valori, e adattarli al proprio comportamento –, le virtù sono più impegnative”.
“Una virtù è una capacità personale d'azione e un potere per il progresso e la perfezione. Le regole del gioco da sole non hanno mai prodotto un'ottima prestazione. Solo la dedizione, il sacrificio e la vera abilità ci riescono. E' questa l'arena della virtù”.
Il presule ha parlato delle virtù umane della prudenza, del coraggio, della giustizia e della temperanza, aggiungendo: “Queste virtù umane trovano la loro vera base nelle virtù teologali: fede, speranza e carità, che ci legano a Dio e gli uni agli altri”.
Allo stesso modo, ha sottolineato la virtù della misericordia, “con cui l'applicazione delle norme viene sospesa a favore dell'amore e della compassione”.
“Una famiglia o una società incapace di mostrare misericordia ai suoi membri deboli e vulnerabili è morta dentro”, ha concluso l'Arcivescovo. “La rigida applicazione della regolamentazione fa uscire da noi la vita, e può essere riscattata e redenta solo vivendo la vera virtù e soprattutto con la misericordia, la più preziosa qualità di Dio”.

Diritti umani, il Vaticano critica l'Onu: "Oggi la libertà di religione è a rischio"

da IlGiornale.it

Roma - La libertà religiosa, che è una delle importanti conquiste contenute nella Carta dei diritti dell’uomo firmata sessant’anni fa a Parigi, oggi è messa in discussione ed è a rischio a causa di una tendenza sempre più diffusa che vuole escludere la religione dalla costruzione dell’ordine sociale. Si è espresso in questi termini oggi pomeriggio il cardinale Tarcisio Bertone nel corso dell’atto commemorativo per i sessant'anni della Dichiarazione dei diritti dell’uomo svoltosi nell’Aula Paolo VI in Vaticano.

La Chiesa invita a vigilare "Un’attenzione particolare la Chiesa sente di doverla rivolgere - ha spiegato il segretario di Stato Vaticano - alla libertà religiosa che la Dichiarazione Universale nel suo articolo 18 ha reso esplicita in significati e limiti, prevedendo altresì i diritti e le situazioni che a tale libertà sono connessi". Secondo il Vaticano, è un dato di tutta evidenza che "il fatto religioso abbia un’influenza diretta nello svolgersi della vita interna degli Stati e di quella della Comunità internazionale". "Questo - spiega il prelato - nonostante si percepiscano sempre di più indicazioni e tendenze che sembrano voler escludere la religione e i diritti ad essa connessi dalla possibilità di concorrere alla costruzione dell’ordine sociale, pur nel pieno rispetto del pluralismo che contraddistingue le società contemporanee".

La confusione dei governi In questo quadro Bertone ha rilevato che "la libertà religiosa rischia di essere confusa con la sola libertà di culto o comunque interpretata come elemento appartenente alla sfera privata e sempre più sostituita da un imprecisato diritto alla tolleranza. E questo ignorando che la libertà religiosa quale diritto fondamentale segna il superamento della tolleranza religiosa, che era saldamente ancorata ad una visione relativa della verità e ad un individualismo senza limiti". E proprio una "prospettiva internazionale lascia emergere la tendenza a relegare il fatto religioso alla dimensione della cultura o ad accomunarla alle pratiche ed ai saperi tradizionali ai quali non è estranea una visione sincretista, dimenticando che la religione, e le libertà e i diritti ad essa collegati, sono un’esperienza di vita, un indicatore delle aspirazioni più profonde che la persona attraverso il suo agire vuole raggiungere".

Il diritto alla vita Bertone constata che "quando viene meno il riconoscimento del diritto alla vita e alla libertà religiosa anche il rispetto per gli altri diritti vacilla". La Chiesa, insieme con la saggezza politica e giuridica, ha sempre sostenuto il principio della indivisibilità dei diritti umani: ognuno di essi rispecchia tutti gli altri e rimanda ad essi come a elementi complementari e insostituibili di se stesso. Quindi il cardinal Bertone ha insistito sull’importanza del diritto alla vita e del diritto alla libertà religiosa che "non deriva dalla volontà di voler inserire una qualche divisione tra i diritti dell’uomo, una gerarchia". "L’insistenza - ha aggiunto - nasce piuttosto dal bisogno di esplicitare il fatto che gli stessi diritti non si fondano da soli, ma sono espressione del volto della persona umana e della sua dignità". Aver ricevuto la vita in dono e poter ringraziare l’Autore della vita sono, quindi, i primi due diritti umani. Ciò non significa, ha spiegato Bertone, "collocare gli altri diritti a un livello inferiore, anzi, tutti i diritti umani vengono con ciò innalzati indivisibilmente a essere espressione di una dignità ricevuta per amore e non prodotta da tecniche umane. Il discorso può essere anche rovesciato".

Eluana Englaro - La Corte Europea ascolti il grido di chi poterebbe essere travolto da una sentenza incivile

Intervista a Claudio Taliento, vicepresidente dell'Associazione Risveglio Onlus.

Claudio Taliento è Vicepresidente dell’Associazione Risveglio Onlus, che opera sul territorio di Roma, e che fa parte della Federazione Nazionale Associazioni Trauma Cranico. Ma, oltre a questo, è marito di Ada Rossi, una donna che da alcuni anni vive in stato vegetativo, esattamente come Eluana. La cura, la veste, le dà da mangiare, la porta a messa e a passeggio. Rappresenta cioè uno dei tanti uomini impegnati personalmente nella difesa della dignità della vita, che chiedono che sia assicurato loro il diritto di continuare in questa difficile lotta quotidiana.
Una lotta che può essere messa profondamente in crisi da una sentenza «barbara e incivile» come quella sul caso Englaro. Motivo per cui questa ed altre associazioni hanno presentato un ricorso presso la Corte Europea dei diritti dell’uomo. E non è detto che la risposta dalla Corte, le cui conseguenze in caso di accoglimento sarebbero notevoli, tardi ad arrivare.

Dottor Taliento, qual è l’attività principale della vostra Associazione?

La missione generale della Federazione Nazionale Associazioni Trauma Cranico è quella di muoversi sul fronte della gravi cerebrolesioni acquisite, dietro le quali ci sono le patologie dello stato vegetativo, dello stato di minima coscienza e della Locked-in Syndrome, che sono la summa delle disabilità. Coloro che escono da queste condizioni – sono casi rari ma ci sono – mantengono condizioni di disabilità gravissime e quindi necessitano di essere seguiti con grande attenzione.

Quello che si avverte, in tutta la discussione intorno al caso Englaro, è una certa approssimazione: la gente non sa bene di cosa parla quando usa i termini “coma” o “stato vegetativo”. Di cosa si tratta precisamente?

La cosa fondamentale è innanzitutto distinguere tra il coma e lo stato vegetativo: l’uno esclude l’altro. In effetti spesso, parlando di Eluana, si è parlato a sproposito di coma, o addirittura si sono usate espressioni del tutto prive di significato come “coma vegetativo”; per cui è bene chiarire. Il coma non ha né coscienza né vigilanza; nello stato vegetativo invece c’è la vigilanza, cioè c’è il ciclo sonno-veglia, ma c’è mancanza di coscienza. Il coma poi è un periodo transitorio che può durare solo qualche settimana, da cui si esce. E ci sono tre modi per uscire dal coma: o per morte; o perché il soggetto ripercorre i gradini del coma e si riprende, con danni più o meno gravi; o perché passa a stato vegetativo. Dallo stato vegetativo si può uscire in un arco che statisticamente dovrebbe accadere in 12 mesi. Più avanti diminuiscono le possibilità.

Quindi dallo stato vegetativo si potrebbe non uscire mai

Sì, ma dobbiamo affermare con forza che non esiste scientificamente la possibilità di stabilire una forma irreversibile. Fermo restando che statisticamente il tempo non gioca a favore, e che se passano tanti anni la possibilità di risveglio cala, dobbiamo però ricordare con chiarezza che non esista alcuna certezza. E lo dimostra il fatto che ci sono stati casi di risveglio anche oltre i 19 anni. Casi eccezionali, certamente, ma ci sono stati.

Voi seguite anche le famiglie che si trovano a dover gestire queste difficili condizioni: cosa fate?

La nostra missione è seguire e famiglie e collaborare con le istituzioni affinché queste possano seguire un percorso sanitario e sociale. Bisogna infatti sostenere certamente le persone che cadono in questo stato, ma è altrettanto importante sostenere coloro che le accudiscono. Un problema grave, infatti, è che non esiste un percorso istituzionalizzato dal punto di vista sanitario, e non esistono nemmeno strumenti di supporto dal punto di vista sociale. Non dimentichiamo che stiamo parlando per lo più di famiglie giovani, che rischiano l’emarginazione e la povertà, in quanto disposte a fare di tutto. Bisogna far sì che possano continuare a fare la propria vita, e al tempo stesso assistere i loro cari in condizioni di grave disabilità. Oggi come oggi nel 75% dei casi un familiare di un disabile grave lascia il lavoro. È per questo che stiamo facendo un’importante iniziativa con il Ministero della Salute: il “Libro bianco” degli stati vegetativi, perché si possa realizzare una rete di carattere nazionale per rispondere a questa esigenza sociale.

Veniamo alla sentenza sul caso Englaro: qual è il suo giudizio?

Questa sentenza dal punto di vista giuridico posa su basi d’argilla. Da un parte di dà per scontata l’irreversibilità della condizione di Eluana, e come abbiamo detto dal punto di vista scientifico questa affermazione è falsa; dall’altra, ci si basa su una manifestazione di volontà che non ha fondamento. Chi di noi non direbbe una frase come quella che si attribuisce ad Eluana? Ma il problema è che un’affermazione che non può essere attualizzata.

Si dice che Eluana non proverà dolore se le verrà staccato il sondino: è così?

Le persone in stato vegetativo provano dolore: in forma non convenzionale, ma lo provano, e lo manifestano. Per conoscerlo bisogna stare con loro: muovono gli occhi, serrano la bocca, muovono gli arti, aumentando la loro spasticità. Ma a parte questo, anche nei casi in cui non si manifesta nessuna spasticità, comunque quel che è certo è che scientificamente non siamo assolutamente in grado di dire che non provano dolore.

La vostra associazione, insieme ad altre, ha presentato un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo: perché questa iniziativa?

Per difenderci dalle conseguenze terribili di questa sentenza. Per prima cosa si condanna a morire per fame e per sete una giovane ragazza. E questa è con tutta evidenza una barbarie. In secondo luogo la cosa preoccupante è che tutta la decisione viene lasciata al tutore – che potrebbe essere chiunque – e a un magistrato. D’ora in poi, facendo leva su questa sentenza, tutore e magistrato possono prendere decisioni analoghe sulla base di una testimonianza di chicchessia. E questo potrebbe essere allargato su tutto il fronte di chi non è incapace di intendere e di volere: pensiamo ad esempio ai malati di Alzheimer. Quindi si sono messe tutte le altre famiglie in difficoltà; tutte le persone con grave disabilità hanno ora sulla testa una spada di Damocle, in quanto potenzialmente sopprimibili. E anche noi che curiamo abbiamo una posizione diversa di fronte alla società: chi ora mi vede andare in giro con mia moglie potrebbe pensare che sono una persona malvagia, perché la costringo a stare in quella situazione. Potremmo diventare noi gli insensibili.

Ci dica di sua moglie.

Quello che posso dire è che mia moglie non ha perso la sua qualità di persona: è moglie, madre, sorella, amica, collega. Ha anche lei una sua piccola vita sociale: alla domenica andiamo a messa, e quando c’è bel tempo andiamo al mare a fare delle passeggiate, anche se lei è in carrozzina. Molti non lo sanno, ma coloro che sono in stato vegetativo non sono sempre a letto, e possono stare in poltrona o in carrozzina. Insomma, mia moglie ha una sua quotidianità.

FEDE&RAGIONE/ Peter Hodgson, l'uomo per cui il cristianesimo ha posto le basi "necessarie per lo sviluppo della scienza"


di Mario Gargantini, da IlSussidiario.net

Chi lo ha incontrato nei frequenti incontri pubblici in Italia, è rimasto colpito dalla sua disponibilità, dalla freschezza e dalla vivacità della sua testimonianza di scienziato appassionato della verità: il fisico inglese Peter E. Hodgson si è spento l’altro ieri, pochi giorni dopo aver compiuto l’ottantesimo compleanno. Negli ultimi anni veniva spesso in Italia per conferenze e seminari sui vari temi della scienza, della sua storia, delle sue applicazioni, sempre attento a far emergere la ricchezza di esperienza umana che si può sperimentare affrontando la scienza con sguardo aperto; ma anche con senso critico verso tutte le implicazioni coinvolte nell’impresa scientifica oggi.

Molti lo ricordano rivolgersi alla platea del Meeting di Rimini nel 2005, presentando la mostra di Euresis Sulle spalle dei giganti, con toni precisi ma chiari nel mettere in luce la concezione della realtà che è stata cruciale per il fiorire della scienza nel Medio Evo europeo: un sentimento del reale, anche nel suo livello sensibile, materiale, come di qualcosa di buono, di positivo, dotato di un suo ordine interno e disponibile a farsi conoscere dall’uomo. «A cosa bisogna credere per diventare uno scienziato? Che la materia sia bene e che valga la pena passare la vita a capire la materia nella sua complessità. Dobbiamo anche credere che la materia sia ordinata, cioè si comporti in maniera costante, coerente. […] E poi bisogna essere convinti che l’impresa che si è incominciata valga la pena di essere portata a termine».

La sua carriera scientifica aveva preso le mosse all’università di Londra per poi approdare nel 1958 a Oxford dove è rimasto per oltre trent’anni a capo del gruppo di fisica nucleare teorica: Dal 1963 era poi diventato Fellow del Corpus Christi College, sempre a Oxford, dove ha intensificato l’attività, già peraltro avviata da tempo, di ricerca, insegnamento e pubblicazioni in campo filosofico e teologico, affrontando vari aspetti del rapporto tra scienza ed esperienza religiosa. In questo senso era diventato membro e collaboratore di associazioni e istituzioni internazionali e in particolare aveva collaborato col Pontificio Consiglio della Cultura e con l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

A Rimini nel 2005 aveva sorpreso il pubblico affermando, con la consueta ferma pacatezza, che «l’incarnazione di Cristo ha fornito ulteriori convinzioni per la scienza: ha spezzato l’idea che il tempo fosse ciclico, ha nobilitato la materia pensando che fosse adatta a formare il corpo e il sangue di Cristo; ha superato il panteismo, dichiarando che la materia è creata e non generata»; tutte convinzioni «necessarie per lo sviluppo della scienza». E una profonda riflessione sulle radici della scienza è anche, secondo Hodgson, alla base di ogni discorso sulle sue applicazioni e sui loro possibili pericoli.

Come fisico nucleare, lo scienziato inglese si è speso per spiegare a un pubblico più vasto possibile le potenzialità di questa fonte energetica, abbinando sempre alla chiarezza delle prospettive scientifiche, una forte sensibilità per l’uomo, per la sua dignità e per le sue aspirazioni alla pacifica e operosa convivenza. La sua infaticabile attività (stava ultimando alcuni libri sui suoi temi preferiti) lo ha portato a tessere relazioni e a incontrare scienziati e uomini di cultura in tutto il mondo. La sua amicizia e la sua saggezza mancheranno a molti.

martedì 9 dicembre 2008

Eluana Englaro - Così i "falchi" del Pd vorrebbero fare entrare l'eutanasia nel testamento biologico

Da IlSussidiario.net

Prosegue il viaggio di Riccardo Marletta, avvocato e membro della Libera Associazione Forense, nell'analisi dei disegni di legge in discussione in commissione al Senato per arrivare a una legge sul fine vita da più parti auspicata. Oggi sono presi in considerazione i ddl VERONESI (Pd), PORETTI (Pd) e CARLONI (Pd). In questi progetti di legge, anche se si esalta il principio di autodeterminazione dell'individuo, lo si fa solo in modo funzionale ad introdurre in Italia l'eutanasia: la battaglia culturale e politica, a questo punto, è più che mai accesa.

Tra i progetti di legge sul fine vita in discussione nella Commissione “Igiene e Sanità” del Senato, certamente quelli presentati dai senatori del Partito Democratico Veronesi, Poretti e Carloni si caratterizzano per la dichiarata intenzione di attribuire la massima rilevanza al principio dell’autodeterminazione assoluta dell’individuo in questo campo.

Così nella relazione accompagnatoria del progetto di legge Poretti si precisa addirittura che il progetto “individua nel consenso della persona l’unico fondamento giuridico posto alla base dell’attività medica: non riconosce ad essa altra legittimazione se non la volontà della persona”.

Esaminando nel merito le previsioni di questi progetti di legge, si scopre però che sovente tale già di per sé discutibile principio viene di fatto sacrificato a favore della logica di cercare di estendere quanto più possibile la possibilità di rifiuto dei trattamenti sanitari, anche laddove non vi sia ragionevole certezza circa l’effettiva volontà manifestata dal soggetto o circa l’attualità della stessa.

I progetti di legge in esame prevedono la possibilità di rilasciare dichiarazioni anticipate di trattamento, mediante le quali gli interessati potrebbero esprimere la volontà di non sottoporsi a trattamenti sanitari al sopraggiungere di eventi che comportino la perdita della capacità naturale.

Nessuno dei progetti in questione prevede un termine temporale massimo di validità di tali dichiarazioni e tutti precisano che le stesse sarebbero vincolanti per medici ed operatori sanitari.

Il solo progetto di legge Veronesi contempla la possibilità dell’obiezione di coscienza, prevedendo che “qualora il medico non condivida il principio del diritto al rifiuto delle cure, si astiene dal curare il malato, lasciando il compito assistenziale ad altri”.

In omaggio al principio dell’autodeterminazione ad ogni costo il progetto Veronesi specifica poi che le dichiarazioni anticipate possono essere redatte da “ogni persona” e dunque, stando al tenore letterale della previsione, anche da minori di qualunque età e da soggetti in stato di incapacità.

Viceversa il progetto Poretti prevede che le dichiarazioni anticipate di trattamento possano essere presentate a partire dai 14 anni, un’età in cui una persona non può nemmeno richiedere la carta d’identità, è ben lontana dal poter decidere autonomamente dove vivere o, molto più banalmente, di restare a casa da scuola per un giorno o dal poter esercitare il diritto di voto alle elezioni politiche, ma avrebbe ex lege la maturità per decidere in merito all’accettazione o al rifiuto di trattamenti da dipendono la vita o la morte.

I progetti in esame precisano altresì che il rifiuto potrebbe riguardare l’alimentazione e l’idratazione artificiale (Veronesi e Poretti) e per mano di terzi (Poretti). Con riferimento a quest’ultima previsione resta da comprendere, a tacer d’altro, come possa essere definita “trattamento sanitario” che potrebbe essere rifiutato, l’azione di chi, senza possedere alcuna competenza medica, imbocchi un parente o un amico che non è in grado di alimentarsi da solo.
Stando alle previsioni del progetto Poretti potrebbe inoltre accadere di aver espresso una dichiarazione anticipata di trattamento senza saperlo.

Secondo tale proposta, la dichiarazione di accettazione o di rifiuto di un trattamento sanitario effettuata nel momento in cui tale trattamento dovrebbe essere prestato “resta valida e vincolante per i medici curanti anche per il tempo successivo alla perdita della capacità naturale ovvero alla perdita della facoltà naturale”.

Il che significa che un soggetto che rifiutasse un determinato trattamento nel momento in cui se ne presenta la necessità o l’opportunità, in assenza di una successiva espressa dichiarazione di segno contrario, rimarrebbe vincolato a quella decisione anche se nel frattempo avesse mutato determinazione o anche qualora il rifiuto fosse stato legato a valutazioni contingenti e non avesse avuto, nell’intenzione dell’interessato, indicazione di portata generale.

Il rischio di allontanarsi dalla volontà che l’interessato esprimerebbe nel caso concreto è ancora più evidente con riferimento ad altre previsioni contenute nei progetti in esame.
Così il progetto Veronesi precisa che sarebbe consentito delegare una persona di fiducia “a decidere in merito al trattamento sanitario”.

Anche secondo il progetto Poretti il fiduciario dovrebbe esprimersi circa l’accettazione od il rifiuto delle cure anche in assenza di dichiarazioni anticipate di trattamento; previsioni analoghe sono contenute anche nel progetto Carloni, il quale peraltro prevede che, su richiesta dell’istituto di ricovero o di cura ovvero “di chiunque sia venuto a conoscenza dello stato di incapacità”, il giudice tutelare dovrebbe comunque provvedere alla nomina del fiduciario.

Ove queste previsioni diventassero legge, i fiduciari si potrebbero dunque trovare a decidere della vita e della morte di una persona senza che l’interessato abbia fornito indicazioni circa i trattamenti che vuole accettare e a quelli che intende rifiutare; si aprirebbe inoltre di fatto la possibilità che, ove tali indicazioni non siano state formalizzate, i fiduciari decidano in difformità dalle stesse.

Inoltre un soggetto che avesse liberamente deciso di non indicare alcun fiduciario, rischierebbe di vedersene assegnato uno “d’ufficio” nel caso di sopravvenuta incapacità.
Con buona pace del principio di autodeterminazione dell’individuo solennemente proclamato nei progetti di legge in esame.

(Continua - 2)

Anche se in ritardo...

Vogliamo segnalarvi, anche se l'incontro è questa sera, la presenza di alcuni amici chestertoniani impegnati a Peschiera del Garda, dall'amico Fabio Trevisan, per una serata d'eccezione.
Chi può, vada, il godimento è assicurato!

Questa sera, alle ore 18.00, nella Sala Fantasy Kingdom del Gardaland Resort a Peschiera del Garda (VR), interverranno Paolo Gulisano, Alessandro Gnocchi e Roberto Filippetti, accompagnati dall'attore Enrico Beruschi, presenteranno il loro libro "Sorpresi dalla meraviglia", edito da Viviparchi e Itaca Libri.

venerdì 5 dicembre 2008

Ripristinati i fondi per le scuole paritarie (speriamo).


Roma - Verranno ripristinati i fondi per le scuole private. Con un emendamento del relatore al ddl Bilancio vengono stanziati 120 milioni per il 2009. Il taglio originario era di circa 130 milioni di euro. Il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas, tranquillizza i vescovi che oggi hanno lanciato l’allarme: "Possono stare tranquilli, possono dormire su quattro cuscini". "C’è un emendamento del relatore che ripristina il livello originario dei fondi per le scuole paritarie", riferisce Vegas a margine dei lavori della commissione Bilancio del senato sulla Finanziaria.

Attacco a Tremonti La Conferenza episcopale italiana rimprovera al ministro dell’Economia Giulio Tremonti di colpire di nuovo la scuola cattolica. "Guarda caso nel 2008 ripete la stessa manovra del 2004: taglia per tre anni consecutivi 130 milioni di euro alla scuola cattolica. È un film già visto: si continua a colpire il sistema paritario" spiega monsignor Stenco. "Nel 2000 la legge sulla parità scolastica ha previsto un contributo di 530 milioni di euro per tutto il sistema delle scuole paritarie, mentre la spesa per la scuola statale è di 50 miliardi. Il contributo, dello 0,1 per cento, è quindi già irrisorio. Nel 2004, - ha proseguito il vescovo - per tre anni consecutivi Tremonti ha tagliato 154 milioni sui 530 di contributo totale, cioè il 33 per cento. La scuola cattolica ha taciuto - ha aggiunto - e li abbiamo recuperati anno per anno con emendamenti, con fatica e con ritardi. Ora, però, il ministro ripete la stessa manovra. La Chiesa adesso - ha concluso - deve tirare le sue conseguenze perchè senza contributi le scuole dell’infanzia non vanno avanti e di certo rischiano di chiudere".

Aiuti di Stato Secondo monsignor Stenco "qui si vuole la scuola statale e la scuola commerciale, lo stato e il mercato ma non il privato sociale che rappresentiamo noi e che fa la scuola non per interesse privato, ma per interessi pubblici. Tra stato e mercato - si è chiesto il vescovo - perché colpire proprio il privato sociale?. Non è il taglio da 130 milioni di euro di adesso che fa scoppiare la scuola cattolica - ha aggiunto il prelato -. Il punto è che sono dieci anni che il finanziamento si è inceppato. Può una scuola parrocchiale, ad esempio, permettersi ogni anno una passività di 20,25 mila euro? Dopo 10 anni che cosa è divenuta? 250mila euro. E il contributo dello Stato - ha concluso - serve a malapena a pagare gli stipendi".

"Ma dove sono i bambini?" - Uno studio demografico dell'Associazione Italiana Famiglie Numerose.

Esiste questa bella realtà, l'Associazione Italiana Famiglie Numerose (già il nome dà un senso di pullulare, di rumoreggiare, di teste che si muovo, piedi che si muovono, di popolo, di movimento, di dynamys, di ergon...). Visitate il loro sito (www.famiglienumerose.org), il loro è anche un modo concreto di aiutarsi, che è una bella cosa e rende più belle e più vere anche le parole.

Ebbene, l'Associazione (cliccate il titolo) ha pubblicato uno studio molto interessante in tema di demografia riguardante l'Europa. Proviene da un'istituzione spagnola, l'Institudo de Politica Familiar.

Leggete, poi, se volete, commentate.

giovedì 4 dicembre 2008

Un aforisma al giorno - 84

"Nove volte su dieci, quelle che chiamiamo "nuove idee" sono semplicemente vecchi errori".

G. K. Chesterton

mercoledì 3 dicembre 2008

Papa: il male è “un fiume sporco” presente nel mondo, ma il bene è il più forte



Il male, origine del peccato originale, “viene da una libertà creata e abusata”. La contraddizione tra bene e male è esperienza di ogni uomo. Ma “il male è di una fonte subordinata”. In questo tempo di crisi, le banche debbono dare “solidarietà nei confronti della fasce più deboli e sostegno all'attività produttiva”.


Città del Vaticano (AsiaNews) – L’uomo ha “la capacità di sentire il bene, ma non la capacità di attuarlo”: questa “contraddizione interiore del nostro essere non è una teoria”, ma qualcosa che ognuno prova e che “vediamo intorno a noi, ogni giorno lo vediamo basta pensare alla violenza, all’ingiustizia, all’ usura”. E’ la conseguenza “empirica” del peccato originale, che ha portato il male nell’uomo e che èun fiume sporco”, ma Dio è il più forte”. La questione fu affrontata da San Paolo ed a ciò che l’apostolo delle genti disse su tale tema oggi Benedetto XVI ha dedicato il suo discorso per l’udienza generale.

Alle circa settemila persona presenti nell’aula Paolo VI, il Papa, che continua ad illustrare li pensiero di San Paolo, ha parlato della relazione tra Adamo e Cristo, quale emerge dalla Lettera ai Romani e dalla prima ai Corinzi, “nelle quali sono le linee essenziali della dottrina sul peccato originale”.

Al centro della scena non c’è tanto Adamo, quanto Gesù e la grazia che per lui è stata donata all’umanità. Grazia che sorpassa di gran lunga il peccato di Adamo”, “sovrabbonda la grazia”. E il Papa ha ricordato che per Paolo “non dovremo mai parlare del peccato di Adamo in modo separato, senza comprendere la giustificazione in Cristo”.

Cos’è, dunque, ha chiesto Bendetto XVI, il peccato originale, ed esiste o no? C’è, ha osservato “un aspetto empirico, toccabile da tutti e un aspetto misterico, un fondamento ontologico”. “Il fatto è che esiste una contradizione nel nostro essere. Ogni uomo sa che deve fare il bene ed intimamente vuole farlo. Ma intimamente sente anche un altro impulso, quello di seguire la strada dell’egoismo, della violenza, pur sapendo di agire contro Dio e contro gli uomini”. L’uomo ha “la capacità di sentire il bene, ma non la capacità di attuarlo”. “La contraddizione interiore del nostro essere non è una teoria, ognuno di noi la prova e la vediamo intorno a noi, ogni giorno lo vediamo basta pensare alla violenza, all’ingiustizia, all’ usura”. C’è dunque una contraddizione nell'uomo, e “da questo potere del male sulle nostre anime si è sviluppato il fiume sporco del male, che avvelena la storia umana”. “Questa contraddizione nella nostra storia provoca anche oggi il desiderio di redenzione, che il mondo sia cambiato in un mondo di giustizia, pace, bene”. Anche “in politica – ha aggiunto -tutti parlano di cambiare il mondo, di creare un mondo giusto, questo indica il desiderio che ci sia redenzione”.

Il “potere del male nel cuore umano è innegabile”, ma come si spiega? Nella storia del pensiero, prescindendo dalla fede cristiana, esiste una spiegazione: l’essere stesso è contraddittorio porta in sé sia il bene che il male. “Nell’antichità si parlava di dualismo tra due principi che stanno sullo stesso piano, la contraddizione dell’uomo riflette la contrarietà dei principi, delle divinità per così dire”. Ma anche la teoria “evoluzionistica e atea del mondo”, alla fine ripropone la stessa visione: “si suppone che l’essere umano come tale porta in sé il male e il bene. Il male è ugualmente originario”. “E’ una visione in fondo disperata, il male è invincibile e ogni progresso sarebbe necessariamente da pagare con un fiume di male e chi vuole servire il progresso dovrebbe accettare questo prezzo. È stata fatta politica con queste premesse”. “Alla fine questo pensiero crea tristezza e cinismo”.

San Paolo, dà una spiegazione della contraddizione tra le due natura “in contrasto con il dualismo e i monismi desolanti”, ci dice che “la fede ha due misteri di luce ed uno di notte, ma avvolto dalla luce”. “Il primo mistero di luce dice che non ci sono due principi, ma solo uno, il Dio creatore, ed è buono, senza ombra del male”. E “anche l’essere come tale è buono”. “Viene poi la notte, il male non viene dalla fonte, non è ugualmente originario, viene da una libertà creata e abusata. Come era possibile e come è successo rimane oscuro, il male rimane misterioso”. “Non si spiega ciò che è illogico”. Ma “si aggiunge subito un mistero di luce: il male è di una fonte subordinata: Dio è piu forte, il male può essere superato, L’uomo è sanabile". "Dio ha introdotto la guarigione, è entrato personalmente nella storia, al male ha opposto il puro bene, Cristo crocefisso e risorto, nuovo Adamo: al fiume sporco del male oppone un fiume di luce”, “sono i grandi santi, ma anche i semplici santi, i fedeli”.

Il tempo di Avvento, nel quale siamo, “nel linguaggio della Chiesa ha due significati, di presenza e di attesa: presenza, la luce è presente, Gesù è il nuovo Adamo, è con noi, è in mezzo a noi”, “dobbiamo aprire gli occhi del cuore per vedere la luce”. Ma Avvento “dice anche attesa, la notte oscura del male è ancora forte e perciò preghiamo con insistenza: vieni o Gesù, rafforza la luce e il bene, vieni, dove domina la menzogna, la violenza, l’ignoranza di Dio, l’ingiustizia, aiutaci ad essere portatori della tua luce, operatori della pace, testimoni della verità”.

Nei saluti in italiano, infine, rivolgendosi ad un gruppo di rappresentanti di una banca, ha detto che la loro presenza permetteva di “porre in luce, specialmente in questo tempo di difficoltà per tante famiglie, uno degli obiettivi primari degli istituti bancari e di credito e cioè la solidarietà nei confronti della fasce più deboli e il sostegno all'attività produttiva”.