sabato 12 aprile 2008
Chesterton e le elezioni
"L'uomo comune vota secondo se stesso; vota con metà cervello o una centesima parte di esso. Un uomo dovrebbe votare con tutto se stesso, come quando prega o si sposa. Un uomo dovrebbe votare con la testa e con il cuore, l'anima e lo stomaco, gli occhi per le facce e l'orecchio per la musica; anche (quando sufficientemente provocato) con le mani e con i piedi. Se ha mai visto un bel tramonto, il suo colore cremisi dovrebbe scivolare nel suo voto. Se ha mai sentito splendide canzoni, queste dovrebbero risuonare nelle sue orecchie quando fa la mistica croce. Ma la difficoltà con la democrazia inglese a tutte le elezioni è qualcosa di meno di se stessa. La questione non è tanto se solo una minoranza dell'elettorato vota. Il punto è che solo una minoranza del votante vota".
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Un aforisma al giorno
venerdì 11 aprile 2008
I Papi e Chesterton
Chesterton, diciamolo chiaramente, ha un certo ascendente (absit iniuria verbis) sul Successore di Pietro.
Non cosa comune di essere ricordati da un Papa (a voi è mai capitato?) durante un discorso.
Ve ne sono diverse prove.
Non cosa comune di essere ricordati da un Papa (a voi è mai capitato?) durante un discorso.
Ve ne sono diverse prove.
Il primo fu Pio XI, che nel telegramma in occasione della sua morte, lo apostrofò addirittura con l'appellativo di "defensor fidei", suscitando una censura automatica nella stampa inglese (il titolo di "Defensor fidei", come forse sarà noto, in Inghilterra è riservato al Re che è capo della Chiesa Anglicana: era il titolo che il Papa di quell'epoca attribuì, prima dello scisma a Enrico VIII...) che pubblicò il telegramma ma cassò il titolo sopra riportato.
Paolo VI, che da sacerdote fu di Chesterton critico letterario (abbiamo pubblicato un post, grazie all'amico Angelo Bottone, con il testo della recensione del San Francesco, ecco il link), lo citò da Papa all'udienza generale del 13 Ottobre 1971, parlando della figura del prete. Eccone un breve stralcio (qui il testo integrale):
"Ora la letteratura si è divertita a dipingere questo paradossale dualismo, in tanti modi diversi che crea imbarazzo nel lettore davanti alla scelta del tipo di prete preferito, per condannarlo, o per deriderlo, o per ammirarlo, o per comprenderlo nel suo segreto interiore (tanto per intenderci, ripensiamo alle figure di ecclesiastici in autori notissimi: Manzoni, Fogazzaro, Marino Moretti, Barbey d’Aurevilly, Chesterton, Bernanos, Cronin, Graham Greene, Marshall, ecc.)".
Papa Luciani non fece in tempo a citarlo nel suo brevissimo pontificato, ma gli dedicò una bellissima lettera piena di sana fede nella sua rubrica "Illustrissimi" che teneva sul Messaggero di Sant'Antonio quando era Vescovo di Vittorio Veneto e poi Cardinale Patriarca di Venezia. La mettemo in questo blog tra i primi post. Eccone il testo, in questo link.
All'udienza generale del 26.01.2000, Giovanni Paolo II citò esplicitamente, durante la catechesi (che trovate interamente qui), il nostro Gilbert, con una sua famosissima espressione:
Paolo VI, che da sacerdote fu di Chesterton critico letterario (abbiamo pubblicato un post, grazie all'amico Angelo Bottone, con il testo della recensione del San Francesco, ecco il link), lo citò da Papa all'udienza generale del 13 Ottobre 1971, parlando della figura del prete. Eccone un breve stralcio (qui il testo integrale):
"Ora la letteratura si è divertita a dipingere questo paradossale dualismo, in tanti modi diversi che crea imbarazzo nel lettore davanti alla scelta del tipo di prete preferito, per condannarlo, o per deriderlo, o per ammirarlo, o per comprenderlo nel suo segreto interiore (tanto per intenderci, ripensiamo alle figure di ecclesiastici in autori notissimi: Manzoni, Fogazzaro, Marino Moretti, Barbey d’Aurevilly, Chesterton, Bernanos, Cronin, Graham Greene, Marshall, ecc.)".
Papa Luciani non fece in tempo a citarlo nel suo brevissimo pontificato, ma gli dedicò una bellissima lettera piena di sana fede nella sua rubrica "Illustrissimi" che teneva sul Messaggero di Sant'Antonio quando era Vescovo di Vittorio Veneto e poi Cardinale Patriarca di Venezia. La mettemo in questo blog tra i primi post. Eccone il testo, in questo link.
All'udienza generale del 26.01.2000, Giovanni Paolo II citò esplicitamente, durante la catechesi (che trovate interamente qui), il nostro Gilbert, con una sua famosissima espressione:
"Ebbene, di fronte alla gloria della Trinità nella creazione l'uomo deve contemplare, cantare, ritrovare lo stupore. Nella società contemporanea si diventa aridi "non per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia" (G. K. Chesterton). Per il credente contemplare il creato è anche ascoltare un messaggio, udire una voce paradossale e silenziosa, come ci suggerisce il "Salmo del sole": "I cieli narrano la gloria di Dio e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia. Non è linguaggio e non sono parole di cui non si oda il suono. Eppure per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola" (Sal 19,2-5)".
Da ultimo, Papa Benedetto XVI lo ha citato indirettamente in un'intervista nel 5 agosto del 2006 parafrasando una famosa battuta di Gilbert:
"Un qualche scrittore aveva detto che gli angeli possono volare, perché non si prendono troppo sul serio. E noi forse potremmo anche volare un po' di più, se non ci dessimo così tanta importanza".
Altro?
Da ultimo, Papa Benedetto XVI lo ha citato indirettamente in un'intervista nel 5 agosto del 2006 parafrasando una famosa battuta di Gilbert:
"Un qualche scrittore aveva detto che gli angeli possono volare, perché non si prendono troppo sul serio. E noi forse potremmo anche volare un po' di più, se non ci dessimo così tanta importanza".
Altro?
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Benedetto XVI
Una bambina e Chesterton
Dialogo (rigorosamente vero) tra un padre e una bambina.
Padre, alla figlia che mangia di gusto un piattone di pasta: "Mi ricordi la citazione di Chesterton...".
Figlia al padre: "Quale? 'Un uomo senza panza è come un cielo senza stelle'?".
Padre alla figlia: "Ma non è di Chesterton!".
Figlia al padre: "Però gli si addice!".
Padre, alla figlia che mangia di gusto un piattone di pasta: "Mi ricordi la citazione di Chesterton...".
Figlia al padre: "Quale? 'Un uomo senza panza è come un cielo senza stelle'?".
Padre alla figlia: "Ma non è di Chesterton!".
Figlia al padre: "Però gli si addice!".
Chesterton e Steve Jobs su Il Foglio di oggi


Sul numero di oggi de Il Foglio a pagina IV dell'inserto c'è un articolo di Fabio Canessa dal titolo: "L'eugenetica e la mela miracolosa".
Se si fosse applicato il principio: "Ci sarebbe meno infelicità se non ci fossero figli indesiderati" (alla base di ogni considerazione eugenetica) non avremmo quel genio di Steve Jobs, fondatore della Apple (scusate, oggi giorno di giubilo per me chestertoniano e utente convintissimo di tutto ciò che è Apple!).
A fianco dell'articolo di Canessa c'è un discorso pronunciato tre anni fa da Steve Jobs in cui lo stesso racconta la sua storia.
Il discorso di Jobs merita.
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Chesterton è attuale
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Eugenetica
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Moratoria dell'aborto
Un aforisma al giorno - 30
"La cinta esterna del Cristianesimo è un rigido presidio di abnegazioni etiche e di preti professionali; ma dentro questo presidio inumano troverete la vecchia vita umana che danza come i fanciulli e beve vino come gli uomini. (…) Nella filosofia moderna avviene il contrario: la cinta esterna è innegabilmente artistica ed emancipata: la sua disperazione sta dentro".
G. K. Chesterton, da Ortodossia
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Un aforisma al giorno
Un aforisma al giorno - 29
"II valore delle cose sta nell'essere state salvate da un naufragio, ripescate dal Nulla all’esistenza. Ma io ho fantasticato (l'idea può sembrare pazzesca) che l'ordine e il numero delle cose non sia che il romantico avanzo del naviglio di Crusoe [...]. Gli alberi e i pianeti mi parevano come salvati dal naufragio, e quando vidi il Matterhorn fui contento che non fosse stato dimenticato nella confusione".
G. K. Chesterton, da Ortodossia
Il tema è sempre quello ed è bellissimo poter dare la vita per divulgarlo. Domandiamolo a Gilbert.
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Un aforisma al giorno
Un aforisma al giorno - 28
"Ringraziate Dio anche per le anatre giù nella vasca". II celebre pessimista espresse a mezza voce il suo vivo desiderio di ringraziare Dio per le anatre della vasca. "E non dimenticate i paperi", insisté Innocenzo, implacabile. Eames concedette fievolmente anche i paperi. "Nulla, mi raccomando, dovete dimenticare. E cosi rendete grazie al Cielo per le Chiese, le Cappelle, i villini, la gente ordinaria, le pozzanghere, le pentole e i tegami, i bastoni, i cenci, gli ossi, e le tende a pallini". "Sta bene, sta bene" ripeteva la vittima disperata "bastoni, cenci, ossi, tende". "Tende a pallini, mi pare di avere detto".
G.K. Chesterton,
dialogo tra Innocenzo Smith ed il rettore Eames in Le Avventure di un Uomo Vivo
dialogo tra Innocenzo Smith ed il rettore Eames in Le Avventure di un Uomo Vivo
E' il programma di vita del precedente post, declinato poeticamente.
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Un aforisma al giorno
Un aforisma al giorno - 27
"Nessun uomo ha veramente misurato la vastità del debito verso quel qualsiasi essere che l'ha creato e che lo ha reso capace di chiamarsi qualcosa. Dietro il nostro cervello, per così dire, v'era una vampa o uno scoppio di sorpresa per la nostra stessa esistenza: scopo della vita artistica e spirituale era di scavare questa sommersa alba di meraviglia, cosicché un uomo seduto su una sedia potesse comprendere all'improvviso di essere veramente vivo, ed essere felice".
G. K. Chesterton, da Autobiografia
Scusate amici, più che un aforisma è un programma di vita... che Iddio ci dia la forza di essere fedeli a questo programma ed aiutiamoci l'un l'altro a realizzarlo.
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Un aforisma al giorno
mercoledì 9 aprile 2008
Papa: l’umanesimo di San Benedetto antidoto alla cultura dell’ego

Illustrando la figura del fondatore del monachesimo occidentale, il Papa dice che l’Europa da due guerre mondiali e da crollo delle ideologie per trovare la sua unità ha bisogno anche degli insegnamenti religiosi e morali che emergono dalle sue radici cristiane.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Il “vero umanesimo” di San Benedetto, fatto di un cammino verso Dio, è ancora oggi un antidoto contro la cultura della autorealizzazione “facile ed egocentrica” dell’uomo, una tentazione “spesso oggi esaltata”, in una Europa, che “uscita appena da un secolo profondamente ferito da due guerre mondiali e dopo il crollo delle grandi ideologie rivelatesi come tragiche utopie, è alla ricerca della sua propria identità”.
La figura del fondatore del monachesimo occidentale, “anche patrono del mio pontificato”, è stata al centro della riflessione che Benedetto XVI ha proposto oggi alle 30mila persone presenti in Piazza San Pietro per l’udienza generale, l’ultima prima della partenza per il viaggio negli Usa, il 15 aprile. Un discorso che se ha visto l’auspicio che “l’Europa possa essere illuminata dagli insegnamenti religiosi e morali che emergono dalle sue radici cristiane” si è allargato alla visione della Regola benedettina come un modello per tutti gli uomini di oggi, in quanto, con la sua vita, San Benedetto “dimostra che Dio non è un’ipotesi lontana sull’origine del mondo, ma una presenza concreta nella vita dell’uomo”. Così, nel Vecchio continente “per creare una unità nuova e duratura sono certo importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del continente altrimenti non si può ricostruire l'Europa. Senza questa linfa vitale - ha proseguito - l’uomo è esposto al rischio di soccombere e di volersi redimere da sé”. E’ una “utopia che in modi diversi, come ha rivelato il papa Giovanni Paolo II rappresenta un regresso senza precedenti nella tormentata storia dell'umanità”.
Il Papa ha poi ricordato che San Benedetto, nato intorno al 480, fu mandato dai genitori benestanti a studiare a Roma. Ma, “disgustato dallo stile di vita di molti suoi compagni” e non volendo cadere nei loro stessi sbagli, ma “piacere solo a Dio”, ancora prima della conclusione degli studi si ritirò sui monti ad est di Roma. Nei tre anni nei quali si fece eremita in una grotta vicino Subiaco, visse un tempo di “solitudine con Dio”. Quel periodo gli servì “per superare le tre tentazioni fondamentali: quella della autoaffermazione, di porre se stesso al centro, quella della sessualità e quella dell’ira e della vendetta”.
“Nell'inquietudine e nella confusione del suo tempo”, causata dalla caduta dell’Impero e dalla crisi dei costumi, “egli viveva sotto lo sguardo di Dio e con il proprio sguardo verso di lui e non perse di vista l'uomo con i suoi problemi concreti”. “Così ha capito la realtà dell’uomo e la sua missione”. Di San Benedetto il Papa ha poi evidenziato la vita di preghiera che per lui era “in primo luogo un atto di ascolto e che deve poi tradursi in azione concreta. Il Signore attende che noi rispondiamo ogni giorno con i fatti ai suoi santi insegnamenti”. La Regola di San Benedetto, in conclusione, è ancora oggi “una luce nel cammino dell’umanità”, ed è “la ricerca di Cristo umile o obbediente” e proprio cosi è al servizio dell’altro e della pace
Città del Vaticano (AsiaNews) – Il “vero umanesimo” di San Benedetto, fatto di un cammino verso Dio, è ancora oggi un antidoto contro la cultura della autorealizzazione “facile ed egocentrica” dell’uomo, una tentazione “spesso oggi esaltata”, in una Europa, che “uscita appena da un secolo profondamente ferito da due guerre mondiali e dopo il crollo delle grandi ideologie rivelatesi come tragiche utopie, è alla ricerca della sua propria identità”.
La figura del fondatore del monachesimo occidentale, “anche patrono del mio pontificato”, è stata al centro della riflessione che Benedetto XVI ha proposto oggi alle 30mila persone presenti in Piazza San Pietro per l’udienza generale, l’ultima prima della partenza per il viaggio negli Usa, il 15 aprile. Un discorso che se ha visto l’auspicio che “l’Europa possa essere illuminata dagli insegnamenti religiosi e morali che emergono dalle sue radici cristiane” si è allargato alla visione della Regola benedettina come un modello per tutti gli uomini di oggi, in quanto, con la sua vita, San Benedetto “dimostra che Dio non è un’ipotesi lontana sull’origine del mondo, ma una presenza concreta nella vita dell’uomo”. Così, nel Vecchio continente “per creare una unità nuova e duratura sono certo importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del continente altrimenti non si può ricostruire l'Europa. Senza questa linfa vitale - ha proseguito - l’uomo è esposto al rischio di soccombere e di volersi redimere da sé”. E’ una “utopia che in modi diversi, come ha rivelato il papa Giovanni Paolo II rappresenta un regresso senza precedenti nella tormentata storia dell'umanità”.
Il Papa ha poi ricordato che San Benedetto, nato intorno al 480, fu mandato dai genitori benestanti a studiare a Roma. Ma, “disgustato dallo stile di vita di molti suoi compagni” e non volendo cadere nei loro stessi sbagli, ma “piacere solo a Dio”, ancora prima della conclusione degli studi si ritirò sui monti ad est di Roma. Nei tre anni nei quali si fece eremita in una grotta vicino Subiaco, visse un tempo di “solitudine con Dio”. Quel periodo gli servì “per superare le tre tentazioni fondamentali: quella della autoaffermazione, di porre se stesso al centro, quella della sessualità e quella dell’ira e della vendetta”.
“Nell'inquietudine e nella confusione del suo tempo”, causata dalla caduta dell’Impero e dalla crisi dei costumi, “egli viveva sotto lo sguardo di Dio e con il proprio sguardo verso di lui e non perse di vista l'uomo con i suoi problemi concreti”. “Così ha capito la realtà dell’uomo e la sua missione”. Di San Benedetto il Papa ha poi evidenziato la vita di preghiera che per lui era “in primo luogo un atto di ascolto e che deve poi tradursi in azione concreta. Il Signore attende che noi rispondiamo ogni giorno con i fatti ai suoi santi insegnamenti”. La Regola di San Benedetto, in conclusione, è ancora oggi “una luce nel cammino dell’umanità”, ed è “la ricerca di Cristo umile o obbediente” e proprio cosi è al servizio dell’altro e della pace
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Chesterton ad Albenga
La Diocesi di Albenga-Imperia organizza, in collaborazione con il Servizio Diocesano Progetto Culturale, un incontro dal titolo "L'avventura di un Uomo Vivo: Gilbert Keith Chesterton".
Relazionerà Paolo Gulisano, il nostro vice presidente. L'incontro si terrà Venerdì 18 aprile, ore 20,45 presso la Biblioteca del Seminario Vescovile di Albenga.
Relazionerà Paolo Gulisano, il nostro vice presidente. L'incontro si terrà Venerdì 18 aprile, ore 20,45 presso la Biblioteca del Seminario Vescovile di Albenga.
Partecipate numerosi e spargete la notizia.
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Chesterton è attuale
martedì 8 aprile 2008
Papa: all’Onu e negli Usa per “condividere” la speranza cristiana
In un video-messaggio ai cattolici Usa, Benedetto XVI parla del suo prossimo viaggio. L’umanità spera in un futuro di pace, di giustizia, di libertà, “ma non potrà realizzare questa speranza senza obbedire alla legge di Dio”.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Il mondo ha bisogno di speranza, della speranza rappresentata da Gesù. E’ questo il messaggio che Benedetto XVI vuole “condividere” con gli Stati Uniti e con il mondo intero durante il viaggio che compirà negli Usa dal 15 al 20 aprile e nel corso del quale si recherà anche alle Nazioni Unite. Una “speranza di pace, di giustizia, di libertà”, che non potrà realizzarsi “senza obbedire alla legge di Dio”.
Lo ricorda lo stesso Papa in un video-messaggio indirizzato ai cattolici e al popolo degli Stati Uniti, diffuso oggi. “Porterò – dice tra l’altro il Papa - il messaggio della speranza cristiana anche nella grande Assemblea delle Nazioni Unite, ai Rappresentanti dei popoli del mondo. Il mondo infatti ha più che mai bisogno di speranza: speranza di pace, di giustizia, di libertà, ma non potrà realizzare questa speranza senza obbedire alla legge di Dio, che Cristo ha portato a compimento nel comandamento di amarci gli uni gli altri. Fate agli altri ciò che volete facciano a voi, non fate ciò che non volete che essi vi facciano. Questa ‘regola d’oro’ si trova nella Bibbia ma vale per tutti, anche per i non credenti. E’ la legge scritta nella coscienza umana, e su questa possiamo tutti ritrovarci, così che l’incontro delle differenze sia positivo e costruttivo per l’intera comunità umana”.
“Insieme con i vostri Vescovi – aggiunge, rivolgendosi direttamente ai cattolici americani - ho scelto come tema del mio viaggio tre semplici ma essenziali parole: ‘Cristo nostra speranza’. Sulle orme dei miei venerati predecessori, Paolo VI e Giovanni Paolo II, per la prima volta verrò da Pontefice negli Stati Uniti d’America, portando con me questa grande verità: Gesù Cristo è la speranza per gli uomini e le donne di ogni lingua, razza, cultura e condizione sociale. Sì, Cristo è il volto di Dio apparso tra noi. Grazie a Lui la nostra vita trova la sua pienezza ed insieme possiamo formare una famiglia di persone e di popoli che vivono in fraternità, secondo il perenne disegno di Dio Padre. So bene quanto nel vostro Paese questo messaggio evangelico sia radicato! Vengo a condividerlo con voi, nelle celebrazioni e negli incontri”.
Il Papa, infine, ricorda che la visita toccherà due sole città: Washington e New York; “ma essa intende spiritualmente abbracciare tutti i cattolici che vivono negli Stati Uniti”.
Il programma prevede l’arrivo di Benedetto XVI il 15 aprile a Washington, dove sarà accolto dal presidente Bush col quale, il giorno successivo, avrà un colloquio alla Casa Bianca. Nel pomeriggio celebrerà i Vespri con i vescovi degli Stati Uniti d’America nel National Shrine of the Immaculate Conception di Washington. Il 17 il Papa celebrerà la messa nel Nationals Stadium di Washington e nel pomeriggio incontrerà il mondo universitario cattolico nella Catholic University of America. Il 18 è previsto il trasferimento a New York dove, in mattinata ci sarà la visita all’Onu e nel pomeriggio un incontro ecumenico nella chiesa di St. Joseph. Sabato 19 sarà dedicato al mattino ad una messa con sacerdoti, religiosi e religiose nella cattedrale di St. Patrick e al pomeriggio ad un incontro con i giovani e con i seminaristi nel seminario di St. Joseph. Domenica 20 la suggestiva visita a Ground Zero e nel pomeriggio la messa nello Yankee Stadium ed in serata la partenza per Roma.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Il mondo ha bisogno di speranza, della speranza rappresentata da Gesù. E’ questo il messaggio che Benedetto XVI vuole “condividere” con gli Stati Uniti e con il mondo intero durante il viaggio che compirà negli Usa dal 15 al 20 aprile e nel corso del quale si recherà anche alle Nazioni Unite. Una “speranza di pace, di giustizia, di libertà”, che non potrà realizzarsi “senza obbedire alla legge di Dio”.
Lo ricorda lo stesso Papa in un video-messaggio indirizzato ai cattolici e al popolo degli Stati Uniti, diffuso oggi. “Porterò – dice tra l’altro il Papa - il messaggio della speranza cristiana anche nella grande Assemblea delle Nazioni Unite, ai Rappresentanti dei popoli del mondo. Il mondo infatti ha più che mai bisogno di speranza: speranza di pace, di giustizia, di libertà, ma non potrà realizzare questa speranza senza obbedire alla legge di Dio, che Cristo ha portato a compimento nel comandamento di amarci gli uni gli altri. Fate agli altri ciò che volete facciano a voi, non fate ciò che non volete che essi vi facciano. Questa ‘regola d’oro’ si trova nella Bibbia ma vale per tutti, anche per i non credenti. E’ la legge scritta nella coscienza umana, e su questa possiamo tutti ritrovarci, così che l’incontro delle differenze sia positivo e costruttivo per l’intera comunità umana”.
“Insieme con i vostri Vescovi – aggiunge, rivolgendosi direttamente ai cattolici americani - ho scelto come tema del mio viaggio tre semplici ma essenziali parole: ‘Cristo nostra speranza’. Sulle orme dei miei venerati predecessori, Paolo VI e Giovanni Paolo II, per la prima volta verrò da Pontefice negli Stati Uniti d’America, portando con me questa grande verità: Gesù Cristo è la speranza per gli uomini e le donne di ogni lingua, razza, cultura e condizione sociale. Sì, Cristo è il volto di Dio apparso tra noi. Grazie a Lui la nostra vita trova la sua pienezza ed insieme possiamo formare una famiglia di persone e di popoli che vivono in fraternità, secondo il perenne disegno di Dio Padre. So bene quanto nel vostro Paese questo messaggio evangelico sia radicato! Vengo a condividerlo con voi, nelle celebrazioni e negli incontri”.
Il Papa, infine, ricorda che la visita toccherà due sole città: Washington e New York; “ma essa intende spiritualmente abbracciare tutti i cattolici che vivono negli Stati Uniti”.
Il programma prevede l’arrivo di Benedetto XVI il 15 aprile a Washington, dove sarà accolto dal presidente Bush col quale, il giorno successivo, avrà un colloquio alla Casa Bianca. Nel pomeriggio celebrerà i Vespri con i vescovi degli Stati Uniti d’America nel National Shrine of the Immaculate Conception di Washington. Il 17 il Papa celebrerà la messa nel Nationals Stadium di Washington e nel pomeriggio incontrerà il mondo universitario cattolico nella Catholic University of America. Il 18 è previsto il trasferimento a New York dove, in mattinata ci sarà la visita all’Onu e nel pomeriggio un incontro ecumenico nella chiesa di St. Joseph. Sabato 19 sarà dedicato al mattino ad una messa con sacerdoti, religiosi e religiose nella cattedrale di St. Patrick e al pomeriggio ad un incontro con i giovani e con i seminaristi nel seminario di St. Joseph. Domenica 20 la suggestiva visita a Ground Zero e nel pomeriggio la messa nello Yankee Stadium ed in serata la partenza per Roma.
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Tutte le denominazioni cristiane ai funerali del sacerdote ucciso
07/04/2008 13:34
IRAQ
Ieri nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Baghdad si sono svolte le esequie di Youssef Adel, ucciso sabato da sconosciuti. Presenti alla funzione anche il nunzio e il card. Delly. Il piano per cacciare i cristiani dall’Iraq, potrebbe rientrare nel più generale programma di supremazia sciita in Medio Oriente.
Baghdad (AsiaNews) – Il clima è di “forte paura” nella comunità cristiana irachena a Baghdad, dove ieri si sono svolti i funerali del sacerdote siro-ortodosso, Youssef Adel, ucciso a sangue freddo lo scorso 5 aprile nella capitale. Le esequie, nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo nel quartiere di Karrada, sono state celebrate dall'arcivescovo siro-ortodosso di Baghdad e Bassora, Saverius Jamil Hawa. Erano presenti diversi fedeli e rappresentanti religiosi di tutte le denominazioni cristiane, tra cui mons. Athanase Matti Shaba Matoka, vescovo siro-cattolico della capitale, il patriarca dei caldei, card. Emmanuel III Delly, il nunzio in Iraq e Giordania, mons. Francis Assisi Chullikat.
Youssef Adel, sposato ma senza figli, aveva circa 40 anni ed era direttore d'una scuola superiore mista, frequentata cioè da cristiani e musulmani, ragazzi e ragazze. È stato assassinato da un gruppo di sconosciuti. In passato aveva già ricevuto diverse minacce. Condanna per l’attentato è stato espresso dal vice presidente iracheno, il sunnita Tareq al-Hashemi e dal patriarca siro-ortodosso di Damasco. Benedetto XVI, appena arrivata la notizia, ha espresso il suo profondo dolore. In un telegramma inviato a Saverius Jamil Hawa il Papa "invoca il Signore affinché il popolo iracheno trovi la via della pace per costruire una società giusta e tollerante".
Quest’ultimo omicidio colpisce una comunità ancora scioccata dall’uccisione dell’arcivescovo caldeo di Mosul, mons. Rahho, trovato morto il 13 marzo dopo 14 giorni di sequestro. Per sopravvivere alla persecuzione molti cristiani fuggono e ormai si parla di appena 400-500mila fedeli rimasti in patria. Nel 2003 la cifra era intorno al milione. Ma ai funerali del sacerdote ieri c’era anche chi – citato dalle agenzie internazionali – si diceva convinto a rimanere: “è una questione di fede”.
I leader cristiani hanno spesso denunciato un piano per cancellare la loro millenaria presenza dal Paese dei due fiumi. E alcuni avanzano l’ipotesi che sia in atto un programma ben preciso degli sciiti per il Medio Oriente. Lo dimostrano gli scontri a Bassora di questi giorni e quanto sta accadendo in Libano e in Palestina. Nell’ottica di questo piano di supremazia sciita, i cristiani – identificati con l’occidente – vanno allontanati.
IRAQ
Ieri nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Baghdad si sono svolte le esequie di Youssef Adel, ucciso sabato da sconosciuti. Presenti alla funzione anche il nunzio e il card. Delly. Il piano per cacciare i cristiani dall’Iraq, potrebbe rientrare nel più generale programma di supremazia sciita in Medio Oriente.
Baghdad (AsiaNews) – Il clima è di “forte paura” nella comunità cristiana irachena a Baghdad, dove ieri si sono svolti i funerali del sacerdote siro-ortodosso, Youssef Adel, ucciso a sangue freddo lo scorso 5 aprile nella capitale. Le esequie, nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo nel quartiere di Karrada, sono state celebrate dall'arcivescovo siro-ortodosso di Baghdad e Bassora, Saverius Jamil Hawa. Erano presenti diversi fedeli e rappresentanti religiosi di tutte le denominazioni cristiane, tra cui mons. Athanase Matti Shaba Matoka, vescovo siro-cattolico della capitale, il patriarca dei caldei, card. Emmanuel III Delly, il nunzio in Iraq e Giordania, mons. Francis Assisi Chullikat.
Youssef Adel, sposato ma senza figli, aveva circa 40 anni ed era direttore d'una scuola superiore mista, frequentata cioè da cristiani e musulmani, ragazzi e ragazze. È stato assassinato da un gruppo di sconosciuti. In passato aveva già ricevuto diverse minacce. Condanna per l’attentato è stato espresso dal vice presidente iracheno, il sunnita Tareq al-Hashemi e dal patriarca siro-ortodosso di Damasco. Benedetto XVI, appena arrivata la notizia, ha espresso il suo profondo dolore. In un telegramma inviato a Saverius Jamil Hawa il Papa "invoca il Signore affinché il popolo iracheno trovi la via della pace per costruire una società giusta e tollerante".
Quest’ultimo omicidio colpisce una comunità ancora scioccata dall’uccisione dell’arcivescovo caldeo di Mosul, mons. Rahho, trovato morto il 13 marzo dopo 14 giorni di sequestro. Per sopravvivere alla persecuzione molti cristiani fuggono e ormai si parla di appena 400-500mila fedeli rimasti in patria. Nel 2003 la cifra era intorno al milione. Ma ai funerali del sacerdote ieri c’era anche chi – citato dalle agenzie internazionali – si diceva convinto a rimanere: “è una questione di fede”.
I leader cristiani hanno spesso denunciato un piano per cancellare la loro millenaria presenza dal Paese dei due fiumi. E alcuni avanzano l’ipotesi che sia in atto un programma ben preciso degli sciiti per il Medio Oriente. Lo dimostrano gli scontri a Bassora di questi giorni e quanto sta accadendo in Libano e in Palestina. Nell’ottica di questo piano di supremazia sciita, i cristiani – identificati con l’occidente – vanno allontanati.
Un aforisma al giorno - 26
"Il mondo non è una casa d'affitto a Brighton che si debba lasciare perché è miserabile: è il castello di famiglia, con la bandiera sventolante sul torrione, e più è miserabile meno dobbiamo abbandonarlo. La questione non è di sapere se il mondo è troppo triste per essere amato o troppo lieto per non essere; la questione è che quando si ama una cosa, la sua letizia è una ragione per amarla di più".
G. K. Chesterton, da Ortodossia
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Un aforisma al giorno
Su Maurice Baring

Vi avevamo promesso qualcosa su uno dei migliori amici di Chesterton, ed ecco che vi proponiamo il testo della voce "Maurice Baring" sull'interessante sito www.catholicauthors.com.
La voce è redatta da uno dei massimi esperti di Chesterton & co., Joseph Pearce, che alla fine del 2006 fece una breve ed interessante tourneè Italia organizzata tra gli altri anche dalla SCI.
Ne trovate traccia nel blog (basta scrivere "Pearce" sulla stringa del motore di ricerca interno al blog in alto a sinistra).
Cliccando il titolo, troverete l'articolo che naturalmente è in lingua inglese.
Abbiate pazienza, non angloglotti (!!!), appena ne avremo la possibilità, vi forniremo notizie in italiano.
La foto che pubblichiamo oggi vi dà di certo un indizio interessante sulla sua vita...
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Gli amici di Chesterton
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Maurice Baring
Medici contro l’obbligo della pillola del giorno dopo
di Antonio Gaspari
(i neretti sono i nostri che riportiamo questo come il precedente articolo, ringraziando Zenit)
ROMA, lunedì, 7 aprile 2008 (ZENIT.org).- Continua a far discutere la vicenda di due giovani che avrebbero avuto difficoltà in Toscana a trovare un medico disponibile a prescrivere o a somministrare la ‘pillola del giorno dopo’.
A fronte delle pressioni del Ministro della Sanità, dell’Assessore alla Sanità della Toscana, al Presidente dell’Ordine dei Medici di Pisa, per costringere i medici a rinunciare all’obiezione di coscienza, si è scatenata una vera e propria rivolta.
Il dott. Giovanni Belcari, medico chirurgo di Pontedera ha scritto una lettera aperta, in cui sostiene che “né il ministro Livia Turco, né l’assessore regionale Enrico Rossi e nemmeno il presidente dell’Ordine dei medici di Pisa Giuseppe Figlini potranno mai imporre a un medico di assecondare la volontà della paziente, dando a lei la responsabilità di una scelta che quello stesso medico non ha compiuto in autonomia, e quindi in scienza e coscienza”.
Il dott. Belcari, fa riferimento al Codice deontologico dell’Ordine dei medici, ed in particolare agli articoli 3, 4, 13, 22 e 58, per difendere l’obiezione di coscienza.
“Una deontologia che si rispetti – ha scritto Belcari – mai può obbligare un medico alla prescrizione di un farmaco non salvavita”, per questo sia l’Ordine dei Medici che il Comitato nazionale per la Bioetica hanno “riconosciuto all’unanimità al medico la possibilità di rifiutare la prescrizione della pillola appellandosi alla clausola di coscienza”.
Il medico di Pontedera ha indirizzato la lettera al Direttore sanitario della Usl 5 di Pisa Rocco Damone e al Presidente dell’Ordine dei medici Figlini, ed ha chiesto il sostegno ai colleghi ginecologi, neonatologi, psichiatri, anestesisti, medici di guardia e del 118.
Interpellato da ZENIT, il dott. Belcari ha affermato che ha già raccolto più di 65 firme, tra cui quelle di diversi docenti universitari, e conta di arrivare a cento entro un paio di giorni.
Tra i primi firmatari della lettera aperta alcuni nomi di spicco come il professor Virgilio Facchini, ex Primario di Ginecologia, il professor Pietro Iacconi, in servizio al Dipartimento di Chirurgia generale al Santa Chiara di Pisa e il professor Massimo Ermini della Facoltà di Medicina e chirurgia.
Sullo stesso tema l’Associazione Nazionale Medicina & Persona, in un comunicato recapitato a ZENIT, ha ribadito che “una deontologia che si rispetti non può obbligare un professionista alla prescrizione di un farmaco ‘non salvavita’ in modo coercitivo”.
Perchè “sarebbe la fine del rapporto medico-paziente in cui la responsabilità e libertà di prescrizione, spettano solo al medico, che se ne assume la responsabilità, se non altro per rispetto delle competenze”.
In merito al diritto all’obiezione di coscienza, Medicina & Persona menziona in particolare alcune leggi esistenti nel nostro Paese (la 194/78, la legge 40/2004) e il Codice di Deontologia Medica del 2006 come “espressione di questo diritto inalienabile che intendiamo continuare a sostenere e tutelare”.
Il comunicato conclude con l'appello del Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCEO), il dott. Amedeo Bianco, a “difendere il valore delle decisioni ‘in scienza e coscienza’ che fanno parte del dovere di ogni medico e che sono garantite oggi dal Codice di Deontologia Medica”.
(i neretti sono i nostri che riportiamo questo come il precedente articolo, ringraziando Zenit)
ROMA, lunedì, 7 aprile 2008 (ZENIT.org).- Continua a far discutere la vicenda di due giovani che avrebbero avuto difficoltà in Toscana a trovare un medico disponibile a prescrivere o a somministrare la ‘pillola del giorno dopo’.
A fronte delle pressioni del Ministro della Sanità, dell’Assessore alla Sanità della Toscana, al Presidente dell’Ordine dei Medici di Pisa, per costringere i medici a rinunciare all’obiezione di coscienza, si è scatenata una vera e propria rivolta.
Il dott. Giovanni Belcari, medico chirurgo di Pontedera ha scritto una lettera aperta, in cui sostiene che “né il ministro Livia Turco, né l’assessore regionale Enrico Rossi e nemmeno il presidente dell’Ordine dei medici di Pisa Giuseppe Figlini potranno mai imporre a un medico di assecondare la volontà della paziente, dando a lei la responsabilità di una scelta che quello stesso medico non ha compiuto in autonomia, e quindi in scienza e coscienza”.
Il dott. Belcari, fa riferimento al Codice deontologico dell’Ordine dei medici, ed in particolare agli articoli 3, 4, 13, 22 e 58, per difendere l’obiezione di coscienza.
“Una deontologia che si rispetti – ha scritto Belcari – mai può obbligare un medico alla prescrizione di un farmaco non salvavita”, per questo sia l’Ordine dei Medici che il Comitato nazionale per la Bioetica hanno “riconosciuto all’unanimità al medico la possibilità di rifiutare la prescrizione della pillola appellandosi alla clausola di coscienza”.
Il medico di Pontedera ha indirizzato la lettera al Direttore sanitario della Usl 5 di Pisa Rocco Damone e al Presidente dell’Ordine dei medici Figlini, ed ha chiesto il sostegno ai colleghi ginecologi, neonatologi, psichiatri, anestesisti, medici di guardia e del 118.
Interpellato da ZENIT, il dott. Belcari ha affermato che ha già raccolto più di 65 firme, tra cui quelle di diversi docenti universitari, e conta di arrivare a cento entro un paio di giorni.
Tra i primi firmatari della lettera aperta alcuni nomi di spicco come il professor Virgilio Facchini, ex Primario di Ginecologia, il professor Pietro Iacconi, in servizio al Dipartimento di Chirurgia generale al Santa Chiara di Pisa e il professor Massimo Ermini della Facoltà di Medicina e chirurgia.
Sullo stesso tema l’Associazione Nazionale Medicina & Persona, in un comunicato recapitato a ZENIT, ha ribadito che “una deontologia che si rispetti non può obbligare un professionista alla prescrizione di un farmaco ‘non salvavita’ in modo coercitivo”.
Perchè “sarebbe la fine del rapporto medico-paziente in cui la responsabilità e libertà di prescrizione, spettano solo al medico, che se ne assume la responsabilità, se non altro per rispetto delle competenze”.
In merito al diritto all’obiezione di coscienza, Medicina & Persona menziona in particolare alcune leggi esistenti nel nostro Paese (la 194/78, la legge 40/2004) e il Codice di Deontologia Medica del 2006 come “espressione di questo diritto inalienabile che intendiamo continuare a sostenere e tutelare”.
Il comunicato conclude con l'appello del Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCEO), il dott. Amedeo Bianco, a “difendere il valore delle decisioni ‘in scienza e coscienza’ che fanno parte del dovere di ogni medico e che sono garantite oggi dal Codice di Deontologia Medica”.
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Moratoria dell'aborto
Benedetto XVI: il martirio, vittoria dell'amore sulla morte
Nella celebrazione in memoria dei Testimoni della Fede del XX e XXI secolo
di Roberta Sciamplicotti
ROMA, lunedì, 7 aprile 2008 (ZENIT.org).- Nel martirio la forza dell'amore vince la morte, ha spiegato questo lunedì pomeriggio Benedetto XVI presiedendo a Roma una celebrazione della Parola in memoria dei Testimoni della Fede del XX e XXI secolo.
La cerimonia si è svolta nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina nel 40° anniversario della Comunità di Sant’Egidio, alla quale Papa Giovanni Paolo II ha affidato la chiesa quindici anni fa, stabilendo nel 2000 che in essa venisse alimentato il ricordo dei nuovi martiri.
Il Pontefice ha definito l'incontro “un pellegrinaggio alla memoria dei martiri del XX secolo, innumerevoli uomini e donne, noti e ignoti che, nell’arco del Novecento, hanno versato il loro sangue per il Signore”.
Di quelli ricordati nella Basilica, “tanti sono caduti mentre compivano la missione evangelizzatrice della Chiesa”, mescolando il proprio sangue a quello dei cristiani autoctoni a cui era stata comunicata la fede; “altri, spesso in condizione di minoranza, sono stati uccisi in odio alla fede. Infine non pochi si sono immolati per non abbandonare i bisognosi, i poveri, i fedeli loro affidati, non temendo minacce e pericoli”.
Tra questi, il Vescovo Oscar Romero, il Cardinale Posadas Ocampo e don Andrea Santoro, sacerdote romano ucciso a Trebisonda (Turchia) il 5 febbraio 2006.
“Perché questi nostri fratelli martiri non hanno cercato di salvare a tutti i costi il bene insostituibile della vita? – ha chiesto il Papa – Perché hanno continuato a servire la Chiesa, nonostante gravi minacce e intimidazioni?”.
“Hanno versato il loro sangue e si sono purificati nell’amore – ha risposto –: nell’amore di Cristo che li ha resi capaci di sacrificarsi a loro volta per amore”.
In questo modo “si diventa amici di Cristo”, ha osservato; “così ci si conforma a Lui, accettando il sacrificio fino all’estremo, senza porre limiti al dono dell’amore e al servizio della fede”.
“Nella sconfitta, nell’umiliazione di quanti soffrono a causa del Vangelo, agisce una forza che il mondo non conosce”: “è la forza dell’amore, inerme e vittorioso anche nell’apparente sconfitta. E’ la forza che sfida e vince la morte”.
Quando i cristiani sono veramente lievito, luce e sale della terra, ha spiegato il Papa, diventano anche loro, come Gesù, oggetto di persecuzioni e “segno di contraddizione”.
“La convivenza fraterna, l’amore, la fede, le scelte in favore dei più piccoli e poveri, che segnano l’esistenza della Comunità cristiana, suscitano talvolta un’avversione violenta. Quanto utile è allora guardare alla luminosa testimonianza di chi ci ha preceduto nel segno di una fedeltà eroica sino al martirio!”, ha esclamato.
Benedetto XVI si è quindi rivolto ai membri della Comunità di Sant’Egidio, incoraggiandoli a imitare “il coraggio e la perseveranza nel servire il Vangelo, specialmente tra i poveri”, che ha caratterizzato i martiri.
“Siate costruttori di pace e di riconciliazione fra quanti sono nemici o si combattono – ha detto loro –. Nutrite la vostra fede con l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio, con la preghiera quotidiana, con l’attiva partecipazione alla Santa Messa”.
“L’autentica amicizia con Cristo sarà la fonte del vostro amore scambievole – ha aggiunto –. Sostenuti dal suo Spirito, potrete contribuire a costruire un mondo più fraterno”.
Sottolineando come “la Parola di Dio, l’amore per la Chiesa, la predilezione per i poveri, la comunicazione del Vangelo” siano state “le stelle” che li hanno guidati nel testimoniare “sotto cieli diversi l’unico messaggio di Cristo”, il Pontefice ha auspicato che i membri della Comunità continuino ad essere ispirati dall'esempio dei martiri, per poter essere “veri amici di Dio e autentici amici dell’umanità”.
“Non temete le difficoltà e le sofferenze che questa azione missionaria comporta – ha concluso –: rientrano nella 'logica' della coraggiosa testimonianza dell’amore cristiano”.
Nel suo saluto al Santo Padre, il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi, ha affermato che le vite dei martiri “parlano di un amore forte come la morte”.
Questi fratelli e queste sorelle, ha spiegato, “non hanno vissuto per sé: scandalo per il mondo del Novecento, che ha fatto sua suprema legge il 'salva te stesso', gridato a Gesù sotto la croce”.
Ricordando i 40 anni della Comunità, Riccardi ha spiegato detto che l’amore per la Parola di Dio ha guidato sempre i suoi membri “sulla via dell’amore. Verso gli altri. Soprattutto i più poveri, di Roma, poi del mondo, con i loro dolori, le loro malattie – l’AIDS -, le loro guerre”.
“Siamo contenti di essere cristiani e figli della Chiesa! – ha esclamato –. Lo diciamo con un grido di gioia più forte delle grida di dolore che pur sentiamo nel mondo”.
Hanno partecipato alla cerimonia di questo lunedì 10 Cardinali, 16 Vescovi e migliaia di persone, tra cui anziani, immigrati, bambini, rom e disabili, amici speciali della Comunità di Sant'Egidio. Fuori dalla Basilica di San Bartolomeo sono stati allestiti 4 maxischermi per permettere a tutti di seguire l'evento.
Al termine, Benedetto XVI ha ricevuto in dono un'icona realizzata dal laboratorio iconografico della Comunità di Sant’Egidio raffigurante il Beato Franz Jägerstätter, morto per la sua opposizione al nazismo e le cui reliquie sono custodite nella Basilica dell'Isola Tiberina.
di Roberta Sciamplicotti
ROMA, lunedì, 7 aprile 2008 (ZENIT.org).- Nel martirio la forza dell'amore vince la morte, ha spiegato questo lunedì pomeriggio Benedetto XVI presiedendo a Roma una celebrazione della Parola in memoria dei Testimoni della Fede del XX e XXI secolo.
La cerimonia si è svolta nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina nel 40° anniversario della Comunità di Sant’Egidio, alla quale Papa Giovanni Paolo II ha affidato la chiesa quindici anni fa, stabilendo nel 2000 che in essa venisse alimentato il ricordo dei nuovi martiri.
Il Pontefice ha definito l'incontro “un pellegrinaggio alla memoria dei martiri del XX secolo, innumerevoli uomini e donne, noti e ignoti che, nell’arco del Novecento, hanno versato il loro sangue per il Signore”.
Di quelli ricordati nella Basilica, “tanti sono caduti mentre compivano la missione evangelizzatrice della Chiesa”, mescolando il proprio sangue a quello dei cristiani autoctoni a cui era stata comunicata la fede; “altri, spesso in condizione di minoranza, sono stati uccisi in odio alla fede. Infine non pochi si sono immolati per non abbandonare i bisognosi, i poveri, i fedeli loro affidati, non temendo minacce e pericoli”.
Tra questi, il Vescovo Oscar Romero, il Cardinale Posadas Ocampo e don Andrea Santoro, sacerdote romano ucciso a Trebisonda (Turchia) il 5 febbraio 2006.
“Perché questi nostri fratelli martiri non hanno cercato di salvare a tutti i costi il bene insostituibile della vita? – ha chiesto il Papa – Perché hanno continuato a servire la Chiesa, nonostante gravi minacce e intimidazioni?”.
“Hanno versato il loro sangue e si sono purificati nell’amore – ha risposto –: nell’amore di Cristo che li ha resi capaci di sacrificarsi a loro volta per amore”.
In questo modo “si diventa amici di Cristo”, ha osservato; “così ci si conforma a Lui, accettando il sacrificio fino all’estremo, senza porre limiti al dono dell’amore e al servizio della fede”.
“Nella sconfitta, nell’umiliazione di quanti soffrono a causa del Vangelo, agisce una forza che il mondo non conosce”: “è la forza dell’amore, inerme e vittorioso anche nell’apparente sconfitta. E’ la forza che sfida e vince la morte”.
Quando i cristiani sono veramente lievito, luce e sale della terra, ha spiegato il Papa, diventano anche loro, come Gesù, oggetto di persecuzioni e “segno di contraddizione”.
“La convivenza fraterna, l’amore, la fede, le scelte in favore dei più piccoli e poveri, che segnano l’esistenza della Comunità cristiana, suscitano talvolta un’avversione violenta. Quanto utile è allora guardare alla luminosa testimonianza di chi ci ha preceduto nel segno di una fedeltà eroica sino al martirio!”, ha esclamato.
Benedetto XVI si è quindi rivolto ai membri della Comunità di Sant’Egidio, incoraggiandoli a imitare “il coraggio e la perseveranza nel servire il Vangelo, specialmente tra i poveri”, che ha caratterizzato i martiri.
“Siate costruttori di pace e di riconciliazione fra quanti sono nemici o si combattono – ha detto loro –. Nutrite la vostra fede con l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio, con la preghiera quotidiana, con l’attiva partecipazione alla Santa Messa”.
“L’autentica amicizia con Cristo sarà la fonte del vostro amore scambievole – ha aggiunto –. Sostenuti dal suo Spirito, potrete contribuire a costruire un mondo più fraterno”.
Sottolineando come “la Parola di Dio, l’amore per la Chiesa, la predilezione per i poveri, la comunicazione del Vangelo” siano state “le stelle” che li hanno guidati nel testimoniare “sotto cieli diversi l’unico messaggio di Cristo”, il Pontefice ha auspicato che i membri della Comunità continuino ad essere ispirati dall'esempio dei martiri, per poter essere “veri amici di Dio e autentici amici dell’umanità”.
“Non temete le difficoltà e le sofferenze che questa azione missionaria comporta – ha concluso –: rientrano nella 'logica' della coraggiosa testimonianza dell’amore cristiano”.
Nel suo saluto al Santo Padre, il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi, ha affermato che le vite dei martiri “parlano di un amore forte come la morte”.
Questi fratelli e queste sorelle, ha spiegato, “non hanno vissuto per sé: scandalo per il mondo del Novecento, che ha fatto sua suprema legge il 'salva te stesso', gridato a Gesù sotto la croce”.
Ricordando i 40 anni della Comunità, Riccardi ha spiegato detto che l’amore per la Parola di Dio ha guidato sempre i suoi membri “sulla via dell’amore. Verso gli altri. Soprattutto i più poveri, di Roma, poi del mondo, con i loro dolori, le loro malattie – l’AIDS -, le loro guerre”.
“Siamo contenti di essere cristiani e figli della Chiesa! – ha esclamato –. Lo diciamo con un grido di gioia più forte delle grida di dolore che pur sentiamo nel mondo”.
Hanno partecipato alla cerimonia di questo lunedì 10 Cardinali, 16 Vescovi e migliaia di persone, tra cui anziani, immigrati, bambini, rom e disabili, amici speciali della Comunità di Sant'Egidio. Fuori dalla Basilica di San Bartolomeo sono stati allestiti 4 maxischermi per permettere a tutti di seguire l'evento.
Al termine, Benedetto XVI ha ricevuto in dono un'icona realizzata dal laboratorio iconografico della Comunità di Sant’Egidio raffigurante il Beato Franz Jägerstätter, morto per la sua opposizione al nazismo e le cui reliquie sono custodite nella Basilica dell'Isola Tiberina.
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domenica 6 aprile 2008
Dopo Belloc, un altro grande amico di Chesterton

Quello che vedete in fotografia è Maurice Baring, aviatore, scrittore, drammaturgo inglese e -soprattutto per noi- grande amico di Gilbert Keith Chesterton e di Hilaire Belloc.
Intanto ve ne mostriamo la foto, poi vi daremo sue notizie.
Anche lui è un convertito al cattolicesimo per opera del grande Belloc. Il che non è poco.
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Maurice Baring
sabato 5 aprile 2008
Un aforisma al giorno - 25
"Nessuno è più pericoloso di un uomo privo di idee, il giorno che ne avrà una gli darà alla testa come il vino a un astemio".
G. K. Chesterton, da Eretici
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giovedì 3 aprile 2008
Pillola del giorno dopo - Obiettori sotto tiro
Da L'Avvenire di ieri 2 Aprile 2008 - come volevasi dimostrare.
Pisa, medici «accusati» da due donne
di Andrea Bernardini
Pisa, medici «accusati» da due donne
di Andrea Bernardini
Medici obiettori di coscienza sotto attacco. Accade a Pisa, dove due ragazze in cerca di un camice bianco pronto a prescrivere loro una confezione di Norlevo, meglio conosciuta come la pillola del giorno dopo, hanno dovuto faticare qualche ora per trovarlo. Secondo quanto riportato dal quotidiano «Il Tirreno», una di loro si sarebbe recata a notte fonda insieme al fidanzato alla guardia medica del villaggio «I Passi», dove però i due non avrebbero trovato nessuno, bensì un cartello che recitava «non si prescrive la pillola del giorno dopo. Entro 72 ore (la pillola, per avere l’effetto sperato, deve essere infatti assunto entro le 72 ore dall’atto sessuale, ndr) rivol gersi al medico curante, privato, consultorio, pronto soccorso»; la ricerca sarebbe proseguita, appunto, al pronto soccorso dove però sarebbe stata ricevuta da un medico alle 6 del mattino, qualche ora dopo. Del tutto normale, ribattono al «Santa Chiara »: la prestazione rientra tra i codici bianchi e dunque, se la paziente si presenta di notte, quando l’ambulatorio dei codici bianchi è chiuso, bisogna attendere che vengano smaltite le urgenze del pronto soccorso.
L’altra ragazza racconta invece di essersi recata direttamente al pronto soccorso, ma di non aver saputo aspettare né di aver avuto soddisfazione dalla guardia medica; finché, per prendere in fretta la pillola – secondo la ricostruzione del «Tirreno», l’amica avrebbe tirato giù dal letto il parente medico che le avrebbe prescritto il Norlevo. «Non ci risulta – si legge in una nota della Azienda Usl 5 che ha avviato un’inchiesta interna sul comportamento delle guardie mediche che mira ad accertare l’esatto svolgimento dei fatti – la donna è arrivata alle 18 del pomeriggio e, codice bianco, ha ricevuto a tempo debito la pillola in ospedale».
La vicenda ripropone la questione: l’obiezione di coscienza è applicabile anche alla «pillola del giorno dopo»? Secondo Giuseppe Figlini, presidente dell’Ordine provinciale dei medici di Pisa il Norlevo «è un anticoncezionale e come tale va prescritto, sempre. In questo caso appellarsi all’obiezione di coscienza non si può». Non ne sono affatto convinti i medici dell’associazione «Scienza&Vita» di Pisa e Livorno: «Il meccanismo d’azione di Norlevo – spiega Renzo Puccetti – non è conosciuto con precisione, come ammette la ditta produttrice nel bugiardino. Ciò che si sa con precisione è che con l’uso di questa pillola a ovulazione avvenuta – quindi a zigote già formato nel caso sia avvenuta una fecondazione – l’embrione potrebbe non riuscire a impiantarsi nella mucosa uterina. E l’azione antiannidatoria del farmaco pone problemi etici a un gran numero di medici».
Del resto il Comitato nazionale per la bioetica ha stabilito il diritto del medico ad appellarsi alla clausola di coscienza. Che – ha stabilito la Federazione nazionale degli ordini dei medici – è assimilabile al diritto all’obiezione di coscienza stabilita dalla 194. «Quindi, quando il medico si è dichiarato obiettore dopo l’atto di iscrizione all’Ordine, è a posto e null’altro dovrebbe dichiarare alla azienda sanitaria». Scienza&Vita si dice preoccupata del «clima intimidatorio che sta montando intorno ai medici obiettori. La donna che chiede la pillola abortiva ha diritto di essere accolta, visitata e informata. Ma non può pretendere che un medico agisca contro la sua coscienza».
Le giovani avrebbero faticato a ottenere il farmaco. La Asl, tutto regolare, ma controlliamo.
L’altra ragazza racconta invece di essersi recata direttamente al pronto soccorso, ma di non aver saputo aspettare né di aver avuto soddisfazione dalla guardia medica; finché, per prendere in fretta la pillola – secondo la ricostruzione del «Tirreno», l’amica avrebbe tirato giù dal letto il parente medico che le avrebbe prescritto il Norlevo. «Non ci risulta – si legge in una nota della Azienda Usl 5 che ha avviato un’inchiesta interna sul comportamento delle guardie mediche che mira ad accertare l’esatto svolgimento dei fatti – la donna è arrivata alle 18 del pomeriggio e, codice bianco, ha ricevuto a tempo debito la pillola in ospedale».
La vicenda ripropone la questione: l’obiezione di coscienza è applicabile anche alla «pillola del giorno dopo»? Secondo Giuseppe Figlini, presidente dell’Ordine provinciale dei medici di Pisa il Norlevo «è un anticoncezionale e come tale va prescritto, sempre. In questo caso appellarsi all’obiezione di coscienza non si può». Non ne sono affatto convinti i medici dell’associazione «Scienza&Vita» di Pisa e Livorno: «Il meccanismo d’azione di Norlevo – spiega Renzo Puccetti – non è conosciuto con precisione, come ammette la ditta produttrice nel bugiardino. Ciò che si sa con precisione è che con l’uso di questa pillola a ovulazione avvenuta – quindi a zigote già formato nel caso sia avvenuta una fecondazione – l’embrione potrebbe non riuscire a impiantarsi nella mucosa uterina. E l’azione antiannidatoria del farmaco pone problemi etici a un gran numero di medici».
Del resto il Comitato nazionale per la bioetica ha stabilito il diritto del medico ad appellarsi alla clausola di coscienza. Che – ha stabilito la Federazione nazionale degli ordini dei medici – è assimilabile al diritto all’obiezione di coscienza stabilita dalla 194. «Quindi, quando il medico si è dichiarato obiettore dopo l’atto di iscrizione all’Ordine, è a posto e null’altro dovrebbe dichiarare alla azienda sanitaria». Scienza&Vita si dice preoccupata del «clima intimidatorio che sta montando intorno ai medici obiettori. La donna che chiede la pillola abortiva ha diritto di essere accolta, visitata e informata. Ma non può pretendere che un medico agisca contro la sua coscienza».
Le giovani avrebbero faticato a ottenere il farmaco. La Asl, tutto regolare, ma controlliamo.
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