Il più grande atto di fede che un uomo può fare è quello che tutti noi facciamo ogni notte. Abbandoniamo le nostre identità, trasformiamo le nostre anime e i nostri corpi nel caos. Dissolviamo noi stessi come alla fine del mondo: sotto tutti gli aspetti, diventiamo uomini morti, nella sicura e certa speranza di una gloriosa resurrezione. Dopo di ciò è vano definire noi stessi per sistemi, quando abbiamo questa fede nelle leggi della natura, quando le lasciamo vegliare sulla nostra culla armate e onnipotenti. È inutile che parliamo male del potere supremo, quando circa ogni dodici ore restituiamo la nostra anima è il nostro corpo a Dio senza nessuna sicurezza. Questa è la sostanziale sacralità del sonno, e la più chiara ed evidente ragione per cui tutte le tribù di tutte le epoche abbiano trovato in esso e nei suoi fenomeni una fonte di speculazione religiosa. In questa improvvisa e sorprendente trance che chiamiamo sonno, siamo portati via contro la nostra volontà o scelta, e ci vengono mostrati prodigiosi panorami, sensazionali accadimenti, e i frammenti di storie poco decifrabili. Gli uomini hanno, in tutte le epoche, basato molti dei loro credi e speculazioni su questo fatto. Con considerevole sicurezza può essere affermato che sarebbero stati grandemente sciocchi a non farlo.
G.K. Chesterton, Lettura e follia (dal capitolo Il significato dei sogni)
Nessun commento:
Posta un commento