IRRINUNCIABILE SACRALITÀ VITA - Il capo del governo ha affermato che il Pdl sarà un partito laico, ma sui temi di coscienza non rinuncerà «a dare una linea, a scegliere e difendere determinati valori, cercando soluzioni il più possibile condivise ma con un punto di riferimento irrinunciabile: la sacralità della vita e della dignità della persona».
sabato 21 marzo 2009
Silvio, la vita e la Chiesa.
IRRINUNCIABILE SACRALITÀ VITA - Il capo del governo ha affermato che il Pdl sarà un partito laico, ma sui temi di coscienza non rinuncerà «a dare una linea, a scegliere e difendere determinati valori, cercando soluzioni il più possibile condivise ma con un punto di riferimento irrinunciabile: la sacralità della vita e della dignità della persona».
venerdì 20 marzo 2009
Aids - Grazie a Dio, qualcuno non ha perso ancora la testa! Grazie!
Eccovi quello che dice Angelo Bottone, che insegna all'University College Dublin, sul suo blog http://bottone.blogspot.com su tutta la questione! La Buon'Anima se la riderà felice in Cielo e dirà: che bravi, questi chestertoniani d'Italia!
Immaginiamo ora il caso di una caverna bella ma pericolosa, il guardiano della caverna invita i turisti a visitarla dicendo “ogni tanto vi muore qualcuno ma se usate il casco che io vi vendo il rischio di morire diminuisce dell’80%”. Dopo un certo tempo il sindaco si accorge che il numero dei morti non è diminuito ma aumentato e chiede spiegazioni al guardiano, il quale si difende “io faccio il mio dovere, l’uso del casco che io promuovo contribuisce alla diminuzione del numero dei morti dell'80%”. Il sindaco, che conosce un po’ di logica, risponde: “Fallacia di composizione! Il casco diminuisce dell’80% il rischio individuale ma non il rischio dell’intero numero dei visitatori, anzi poiché il casco diminuisce la percezione del rischio il numero dei visitatori aumenta e quindi aumenta anche il numero dei morti. Abbiamo sbagliato tutto, se vogliamo risolvere il problema dobbiamo smettere di promuovere l’uso del casco e convincere le persone a non rischiare. Qualcuno rischierà ugualmente ma alla fine il numero dei morti diminuirà.”
Il mondo moderno non ha perso la fede ma la ragione. Nei giorni scorsi il Papa ha scandalizzato i soliti ben pensanti dicendo quello è sotto gli occhi di tutti, il preservativo non riduce il problema dell’AIDS ma lo aumenta. Il motivo è semplice: utilizzando il preservativo diminuisce la percezione del rischio e pertanto aumenta la propensione a rischiare. Tanto difficile da capire? Un'efficace politica di prevenzione dove mirare a ridurre il numero di rapporti, i quali sono sempre rischiosi, piuttosto che la percentuale di rischio di ogni singolo rapporto. La promozione dei preservativi invece produce l'effetto contrario a quello desiderato, tipica eterogenesi dei fini del mondo moderno. La prossima volta che qualcuno vi dice che l'AIDS si combatte promuovendo l'uso dei preservativi rispondete "Fallacia di composizione!" e raccontategli la storiella del guardiano della caverna. :)
Diffodiamo notizie vere sulla questione dell'AIDS
1 - Jovine (malata Aids): "senza marito e con sei figli ormai orfani, a che mi servono i condom?" - Intervista a Rose Busingye;
2 - Il file della trascrizione dell'incontro testimonianza di Rose Busingye al Meeting per l'Amicizia tra i Popoli di Rimini dell'agosto 2008;
3 - Padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews: dietro gli attacchi al Pontefice, la lobby neocoloniale della rivoluzione sessuale.
Aids - Così l’Uganda sta vincendo la lotta all’Aids senza preservativi
Purtroppo qui trovate solo l'inizio dell'articolo, però chi è abbonato a Il Foglio on line può leggerlo tutto, e chi vuole può comprare il numero odierno del giornale. Se potremo, riporteremo questo articolo sul nostro blog.
Comunque la vicenda di Rose Busingye è esemplare di come l'ideologia sia sconfitta dalla vita, di come l'educazione sia il cuore di tutto.
Questa mattina padre Livio di Radio Maria diceva giustamente: andate in Africa, mettete davanti agli africani un pacchetto di preservativi e uno di medicine, vedrete che gli africani prenderanno le medicine.
La realtà è che qui agisce una lobby che vuole il libertinismo sessuale e che vuole vendere tanti preservativi e non donare medicine a chi sta male.
giovedì 19 marzo 2009
L'editoriale de Il Foglio di oggi a firma di Giuliano Ferrara.
Il titolo è:
Sottotitolo:
La prospettiva è giusta, e il cattolici svegli l'hanno tutti segnalata. E' in corso l'ennesimo attacco al Papa, dopo la storia di Williamson, del negazionismo, adesso questa.
Cliccando il nostro titolo verrete portati al sito della Camera, precisamente alla rassegna stampa. L'articolo apparirà come modulo di rassegna stampa.
Aids e polemiche, il pensiero di Riccardo Bonacina, direttore di Vita.
Aids, il Papa si difende: "Dura lotta della Chiesa"

Yaoundé - La Chiesa cattolica è impegnata in una "lotta efficace" contro l’Aids e le altre epidemie che colpiscono l’Africa: con questa sottolineatura il Papa torna sul controverso tema dei metodi di contrasto alla sindrome da immunodeficienza, nel corso di un incontro con malati e disabili di un centro medico cattolico di Yaoundé, capitale del Camerun.
"Lotta contro tutte le epidemie" "Da questo centro, che porta il nome del cardinale Paolo Emilio Leger, figlio del Canada, che venne tra voi per curare i corpi e le anime - ha detto Benedetto XVI - io non dimentico coloro che, nelle loro case, negli ospedali, negli ambienti specializzati o nei dispensari, sono portatori di un handicap, sia motorio che mentale, né coloro che nella loro carne portano i segni delle violenze e delle guerre. Penso anche a tutti i malati, e specialmente qui, in Africa, a quelli che sono vittime di malattie come l’Aids, la malaria e la tubercolosi. So bene - ha precisato Ratzinger - come presso di voi la Chiesa cattolica sia fortemente impegnata in una lotta efficace contro questi terribili flagelli, e - ha aggiunto - la incoraggio a proseguire con determinazione questa opera urgente".
Rifutare ogni forma di violenza Papa Benedetto XVI, questa mattina in nunziatura a Yaoundè, ha incontrato i rappresentanti dei musulmani del Camerun ed ha ricordato loro che una religione genuina "rifiuta tutte le forme di violenza e di totalitarismo, non solo per principi di fede, ma anche in base alla retta ragione".
Un colloquio a porte chiuse Il colloquio si è svolto a porte chiuse. Nel paese africano, l’Islam rappresenta circa il 22% di una popolazione di 17 milioni di persone e intrattiene buoni rapporti con le altre componenti religiose, a partire dai cattolici (il 27%). Benedetto XVI ha lodato questo esempio di convivenza. In Camerun, ha detto, cristiani e musulmani "offrono testimonianza dei valori fondamentali della famiglia, della responsabilità sociale, dell’obbedienza alla legge di Dio, e dell’amore verso i malati e i sofferenti".
La ragione al centro Il Papa ha ripreso, però, anche il discorso sulla ragionevolezza delle religioni, un tema che aveva affrontato nel suo controverso discorso a Ratisbona. "Oggi - ha detto ai musulmani - un compito particolarmente urgente della religione è di rendere manifesto il vasto potenziale della ragione umana, che è essa stessa un dono di Dio ed è elevata mediante la rivelazione e la fede". In una critica implicita al fondamentalismo che caratterizza l’Islam in altre zone dell’Africa, Benedetto XVI ha rimarcato: "In realtà religione e ragione si sostengono a vicenda, dal momento che la religione è purificata e strutturata dalla ragione e il pieno ptenziale della ragione viene liberato mediante la rivelazione e la fede". "In queto modo - ha concluso - una religione genuina alla rga l’orizzonte della comprensione umana e sta alla base di ogni autentica cultura umana. Essa rifiuta tutte le forme di violenza e di totalitarismo".
Il discorso ai giovani "In questo nostro tempo, in cui tante persone senza scrupoli cercano di imporre il regno del denaro disprezzando i più indigenti, voi dovete essere molto attenti: l’Africa in generale, ed il Camerun in particolare, sono in pericolo se non riconoscono il Vero Autore della Vita". Benedetto XVI non affronta direttamente il tema degli attacchi mediatici e politici mossi in questi giorni alla dottrina della Chiesa, ma ai 60mila fedeli che gremiscono lo Stadio Amadou Ahidjo di Yaoundè raccomanda di non lasciarsi ingannare: "Fratelli e sorelle del Camerun e dell’Africa, voi che avete ricevuto da Dio - ricorda - tante qualità umane, abbiate cura delle vostre anime! Non lasciatevi affascinare da false glorie e da falsi ideali". "Credete - raccomanda ai cristiani del Camerun che lo accologono con manifestazioni di incontenibile entusiasmo - continuate a credere che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, è il solo ad amarvi come voi vi aspettate, che è il solo a potervi soddisfare, a poter dare stabilità alle vostre vite. Cristo è l’unico cammino di Vita".
Rassegna stampa
19 Marzo 2009 - CorrieredellaSera
AIDS E PRESERVATIVI. L'Europa critica il Papa 107 KB
19 Marzo 2009 - CorrieredellaSera
AIDS E PRESERVATIVI. La vera risposta è la chiesa 170 KB
19 Marzo 2009 - Avvenire
AIDS E PRESERVATIVI. D'Agostino: Una scelta di verità 94 KB
19 Marzo 2009 - Stampa
AIDS E PRESERVATIVI. Garelli: la Chiesa immobile 100 KB
19 Marzo 2009 - Riformista
AIDS E PRESERVATIVI. Attacco al Papa 121 KB
19 Marzo 2009 - Corrieredellas
Aborto
Aumentano le richieste 193 KB
A proposito di Papa, lotta contro il Papa, lotta contro la Chiesa, eccetera...
Merita, perché è una bella difesa del Papa e di ciò che il Papa afferma sull'AIDS e la sua prevenzione. E' una bella e coraggiosa difesa che vorremmo venisse vibrante anche dai cattolici, talvolta timorosi di fronte alle camionate di rifiuti organici che vengono scaricati a tempo di record sul Papa da Repubblica, Corriere and friends.
Tutti sanno che il preservativo è sicuro al 70 per cento. Se uno vi dicesse: salite su questa macchina, va a 200 km/h, ma è sicura al 70%, voi ci salireste? No, e a buon titolo. Eppure, se uno che si chiama Giuseppe Ratzinger (a proposito: Buon Onomastico, Santità! di cuore!) e fa il Papa dice: guardate, non è una cosa sicura, sicuri sono solo i comportamenti moralmente retti, ecco che si scatena una bagarre che ha solo del ridicolo se uno si ferma a pensare alla portata delle affermazioni che fior di nazioni, presidenti e altra varia umanità pongono in essere.
E poi tutta questa retorica falsa, pacchiana, ridicola sull'amore libero, sul fatto che secondo questi signori burocrati d'Europa sotto sotto gli africani non sarebbero in grado di essere continenti (riesumando una serie di leggende fantastiche senza che nessuno dica loro: ma non vi pare di essere un po' razzisti?), fa proprio schifo. In realtà, mettendo in mezzo gli africani si vogliono coprire i propri comportamenti sessuali errati, quelli di questo occidente oramai rimbambito e imbolsito e autodistruggentesi.
Nessuno dice che anche qui la questione è educativa. E allora, giù botte a chi si permette di contraddire la vulgata!
Comunque penoso e ridicolo è chi accusa il Papa di essere la causa della morte di migliaia di persone per AIDS. Penoso e ridicolo.
Sempre a proposito di menzogne, segnaliamo un bell'articolo di Antonio Socci su Libero di oggi in cui si mette alla berlina il fatto che su un editoriale di Repubblica un famoso storico ha affermato (evidentemente senza aver letto la cronaca) che la Chiesa ha scomunicato la bambina di nove anni che è stata fatta abortire dopo una serie di violenze. Tutti sanno, anche i bambini, che ad essere stati scomunicati sono stati i medici, ma tant'è...
Gli articoli appena saremo in grado di diffonderli ve li metteremo a disposizione (come saprete, Foglio e Libero mettono a disposizione dei non abbonati solo parte degli articoli, inteso nel caso del Foglio come alcuni articoli e non altri, e nel caso di Libero parte di tutti gli articoli).
Sempre a proposito del Papa e della questione dell'AIDS, merita di essere riportata qualche frase dello scoppiettantissimo Padre Livio questa mattina durante la sua bellissima Rassegna Stampa su Radio Maria:
"Toccagli il portafoglio e il preservativo, poi vedi...";
"Sentiamo cosa dice Brussels coi suoi burocrati del potere dalla cintola in giù...".
mercoledì 18 marzo 2009
Ortodossia è ancora disponibile!
Chi volesse riceverne copia non ha che da farne richiesta al nostro indirizzo di posta elettronica, ricordando che ogni copia costa € 2,00 e le spese di spedizione.
Ortodossia non può assolutamente mancare nel bagaglio di un tonico ottimista.
Spade s'incroceranno - dal Corriere di oggi.
LA DONNA INSEGNA ITALIANO IN UN ISTITUTO TECNICO DI ROMA
Prof ai suoi studenti: state lontani dai gay
La denuncia di alcuni ragazzi all'Arcigay: ha detto
che certe persone vanno evitate. Il preside: la convocherò
ROMA - «Gli omosessuali sono persone che non condivido, e se mi capitasse di incontrarne ne starei bene alla larga, certe persone devono essere evitate meno male che qui in classe non ci sono». A dirlo è un'insegnante romana dell'Itis Armellini, un istituto tecnico nel quartiere della capitale San Paolo-Ostiense che durante la lezione avrebbe consigliato i suoi studenti di «stare alla larga dai gay». I ragazzi allora hanno segnalato le frasi della prof alla Gay Help Line dell'Arcigay di Roma. «È una frase che mi fa inorridire. In ogni caso convocherò l'insegnante e incontrerò prima possibile l'Arcigay», ha detto il preside della scuola Paolo Reale.
L'ARCIGAY - «Dichiarazioni fortemente discriminatorie verso lesbiche, gay e trans - sostiene il presidente di Arcigay Roma e responsabile del numero verde 800 713 713 Gay Help Line Fabrizio Marrazzo - che hanno provocato un duplice effetto, da un lato l'indignazione da parte degli studenti lesbiche e gay, e dall'altro un rafforzamento della condizione dei bulli della classe, che ora si sentono maggiormente liberi di prendere in giro le lesbiche ed i gay». Marrazzo ha contattato la scuola per «segnalare» l'insegnante ed anche per chiedere di fare delle «azioni di formazione. I casi di discriminazioni nelle scuole sono in crescita, per questo chiediamo - ha concluso - l'intervento delle istituzioni, per un intervento diffuso nelle scuole».
MONITO ANTI-PROFILATTICI
Aids, è polemica sul Papa
Parigi e Berlino all'attacco
I ministri di Francia
e Germania criticano Benedetto XVI per le frasi sui preservativi ("Non servono per battere l'Hiv")
18:35 ESTERI«Decisivo l'uso dei condom». Frattini si sfila: «Io non commento». E il Vaticano conferma: «Non è quella la via»Commenta la notizia
E sul sito del Vaticano sparisce la parola «preservativi» - Guarda
Nell'Africa subsahariana il 67% dei malati di Aids del mondo
Una simpatica riflessione - Più orto e meno tv
Da IlSussidiario.net
martedì 17 marzo 2009
In realtà la questione dell'orto sul balcone o in giardino ha prodotto anche la nomina di Margaret Hamburg come responsabile della Food and Drug Administration, E presto seguirà un programma di lotta all'obesità e al cibo spazzatura. Tutto questo con l'idea di incentivare l'attività agricola dei giovani e sostenere quella locale e biologica.
Ma coltivare l'orto e dedicarsi al giardinaggio - si legge su Libero - allunga la vita alle persone di mezza età (almeno di due anni, dicono le ricerche e ci chiediamo come cavolo si fa a fare questi calcoli). Sono i dati di uno studio svedese condotto dai ricercatori dell'Università di Uppsala. Intanto i dati diffusi dalla Coldiretti registrano che il 37% degli italiani si dedica con soddisfazione a questa attività.
Che dire? Se c'è un effetto che sta producendo la cosiddetta crisi è il ritorno alle cose reali. E mentre ieri si tornava a parare della vacanza in campagna, come scelta di molti per la prossima estate, oggi è d'attualità il faidate. Venerdì su Avvenire, ho provocato sul tema il professor Giorgio Calabrese, dietologo di fama, asserendo che fare la potatura delle viti è a tutti gli effetti un'attività fisica, di quelle che consigliano i medici per chi fa troppa attività sedentaria.
Il problema è che non sappiamo più da che parte iniziare: sia per l'orto sia per la vite. Abbiamo internet e google e conosciamo meno dei tempi del medioevo. Però l'orto di Obama, almeno, ci mette nella direzione di qualcosa di reale che possa riempire le giornate. Della serie: più orto e meno televisione. Uguale più gusto.
IRLANDA - Così si può riaccendere la miccia della guerra
Da IlSussidiario.net
martedì 17 marzo 2009
L’uccisione di due militari inglesi in Irlanda del Nord per mano di una organizzazione che si autodefinisce “ The Real IRA” (la vera IRA), così come pochi giorni dopo l’assassinio di un poliziotto da parte della Continuity IRA, sono stati accompagnati da rivendicazioni ritualistiche di questo tipo, che hanno messo gli attentati in relazione alla presenza delle “forze di occupazione” inglesi e alla “collaborazione” con il governo britannico.
Come i loro nomi suggeriscono, si tratta di organizzazioni repubblicane dissidenti nate negli ultimi tempi del conflitto, più di dieci anni fa, presumibilmente in risposta a quanto nella soluzione del conflitto veniva percepito come svendita dei principi repubblicani. Anche se in entrambe le organizzazioni vi sono probabilmente elementi della ideologia irredentista, la sensazione è che esse siano diventate rifugio per chi, nel precedente movimento repubblicano, non riesce ad adattarsi alla pace, per delinquenti comuni, per terroristi “di professione” e, magari, per un pugno di fanatici estremisti politici spinti da una concezione letterale e fanatica dell’ideologia nazionalista irlandese.
La risposta immediata dei cittadini, al nord e al sud, è stata “ non di nuovo”, un profondo sospiro di disperazione di fronte all’eventualità che l’intera storia potesse ripartire ancora, dopo circa undici anni nei quali si era pensato che fosse finita per sempre. Tuttavia, nessuno ha creduto seriamente che i tre omicidi potessero rappresentare una vera riapertura del conflitto. Entrambe le comunità hanno accettato a stragrande maggioranza la nuova situazione nell’Irlanda del Nord e vogliono che la pace continui anche in futuro.
Tuttavia, il pericolo reale è che, se le due comunità vengono di nuovo spinte a un atteggiamento di reciproca ostilità da una serie di uccisioni per rappresaglia, il passato possa tornare rapidamente. Questi assassinii, dall’altra parte, potrebbero rivelarsi essere solo degli eventi aberranti cui viene attribuita un’importanza sproporzionata per la rapida successione in cui sono avvenuti. Le forze di sicurezza stanno seguendo delle chiare linee di indagine su entrambi e stanno interrogando diverse persone. Se le indagini avranno successo, l’attuale ondata di violenza potrebbe finire in nulla.
Nel frattempo, il capo della polizia dell’Irlanda del Nord, Sir Hugh Orde, sta mettendo in guardia sul pericolo di una reazione da parte dei lealisti. Qualche giorno prima degli attentati, Sir Hugh aveva detto che la minaccia delle organizzazioni repubblicane dissidenti era al punto più acuto dal Good Friday Agreement, undici anni orsono. Dopo gli attentati, ha poi affermato che ora vi è il rischio reale che i “duri” delle organizzazioni lealiste possano cercare di “pareggiare i conti” con attacchi vendicativi.
Il capo della polizia ha avuto colloqui ufficiosi con almeno una delle organizzazioni paramilitari di un tempo, nella speranza di stornare azioni di rappresaglia. «Il messaggio è forte e chiaro« ha detto, «non fatelo. Lascateci andare avanti con le indagini, che stanno seguendo piste consistenti. Sono del tutto confidente sul successo dell’inchiesta». Sugli attentati repubblicani ha detto: «L’idea che si tratti di una campagna concertata e coordinata attualmente non regge a nessun livello» e ha accantonato l’ipotesi di legami tra i due recenti eventi, affermando che teorie simili danno «a questi gruppi disomogenei e disorganizzati, anche se pericolosi, una credibilità che semplicemente non meritano».
Per il momento, questa sembra un’analisi solida. Sebbene a distanza i recenti attentati possano apparire come una riaccensione delle difficoltà politiche che hanno afflitto l’Irlanda del Nord per tre decenni, la verità è al contempo più complessa e più banale. Questi crimini sono stati accompagnati dalle stesse giustificazioni portate per quasi trent’anni dalla Provisional IRA, ma non vi è nessuna prova che vi sia ora un contesto politico teso a intraprendere azioni per rimuovere la presenza britannica dall’Irlanda.
Il mantra nazionalistico che accompagna queste atrocità è solo un coacervo di parole usate come autogiustificazione da forze che hanno, in realtà, poca o nessuna motivazione genuinamente politica. Quasi sempre, le persone coinvolte in queste organizzazioni dissidenti sono criminali comuni, che usano la retorica nazionalistica come copertura di attività di contrabbando o spaccio di droga.
L’idea che esista una reale organizzazione di attività paramilitari motivate da un vero patriottismo, per quanto sviato, è generalmente considerata ridicola, e non vi è nessun reale timore, per il momento, che i recenti attentati possano rappresentare una vera ripresa del conflitto politico. Tra gli altri fattori, vi è anche il quasi nullo appoggio politico a queste azioni, come dimostrano le diffuse manifestazioni di lavoratori nell’Irlanda del Nord per protestare contro gli attentati.
Il pericolo latente, come ha indicato Sir Hugh Orde, è che il conflitto possa essere riaperto da una serie di azioni di rappresaglia, che riaprirebbe le ferite e ricaccerebbe nelle chiusure del passato molti di quelli che, nell’ultimo decennio, hanno accettato la riconciliazione. Anche se non si può essere sicuri che le cose rimangano così, l’improvviso insorgere di omicidi è un tragico, ma relativamente non significativo, fenomeno criminale. Il futuro della pace in Irlanda non è, per adesso, una questione di politica ma di mantenimento dell’ordine pubblico.
INTERVISTA CONCESSA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO L’AFRICA (17 MARZO 2009)
I neretti corsivi sono i nostri.
Riportiamo di seguito la trascrizione dell’intervista concessa dal Santo Padre Benedetto XVI ai giornalisti del Volo Papale nella mattinata di ieri, martedì 17 marzo, durante il viaggio aereo da Roma a Yaoundé:
P. Lombardi: Santità, benvenuto in mezzo al gruppo dei colleghi: siamo una settantina che ci stiamo accingendo a vivere questo viaggio con Lei. Le facciamo i migliori auguri e speriamo di poterLa accompagnare con il nostro servizio, in modo tale da far partecipare anche tante altre persone a questa avventura. Come al solito, noi Le siamo molto grati per la conversazione che adesso ci concede; l’abbiamo preparata raccogliendo, nei giorni scorsi, un certo numero di domande da parte dei colleghi – ne ho ricevute una trentina – e poi ne abbiamo scelte alcune che potessero presentare un discorso un po’ completo su questo viaggio e che potessero interessare tutti; e Le siamo molto grati per le risposte che ci darà. La prima domanda, la pone il nostro collega Lucio Brunelli, della televisione italiana, che si trova qui, alla nostra destra:
Domanda: Buongiorno. Santità, da tempo – e in particolare, dopo la Sua ultima lettera ai Vescovi del mondo – molti giornali parlano di ‘solitudine del Papa’. Ecco: Lei che cosa ne pensa? Si sente davvero solo? E con quali sentimenti, dopo le recenti vicende, ora vola verso l’Africa con noi?
Papa: Per dire la verità, devo dire che mi viene un po’ da ridere su questo mito della mia solitudine: in nessun modo mi sento solo. Ogni giorno ricevo nelle visite di tabella i collaboratori più stretti, incominciando dal Segretario di Stato fino alla Congregazione di Propaganda Fide, eccetera; vedo poi tutti i Capi Dicastero regolarmente, ogni giorno ricevo Vescovi in visita ad Limina – ultimamente tutti i Vescovi, uno dopo l’altro, della Nigeria, poi i Vescovi dell’Argentina … Abbiamo avuto due Plenarie in questi giorni, una della Congregazione per il Culto Divino e l’altra della Congregazione per il Clero, e poi colloqui amichevoli; una rete di amicizia, anche i miei compagni di Messa dalla Germania sono venuti recentemente per un giorno, per chiacchierare con me… Allora, dunque, la solitudine non è un problema, sono realmente circondato da amici in una splendida collaborazione con Vescovi, con collaboratori, con laici e sono grato per questo. In Africa vado con grande gioia: io amo l’Africa, ho tanti amici africani già dai tempi in cui ero professore fino a tutt’oggi; amo la gioia della fede, questa gioiosa fede che si trova in Africa. Voi sapete che il mandato del Signore per il successore di Pietro è "confermare i fratelli nella fede": io cerco di farlo. Ma sono sicuro che tornerò io stesso confermato dai fratelli, contagiato – per così dire – dalla loro gioiosa fede.
P. Lombardi: La seconda domanda viene fatta da John Thavis, responsabile della sezione romana dell’agenzia di notizie cattolica degli Stati Uniti:
Domanda: Santità, Lei va in viaggio in Africa mentre è in corso una crisi economica mondiale che ha i suoi riflessi anche sui Paesi poveri. Peraltro, l’Africa in questo momento deve affrontare una crisi alimentare. Vorrei chiedere tre cose: questa situazione troverà eco nel Suo viaggio? E: Lei si rivolgerà alla comunità internazionale affinché si faccia carico dei problemi dell’Africa? E, la terza cosa, si parlerà di questi problemi anche nell’Enciclica che sta preparando?
Papa: Grazie per la domanda. Naturalmente, io non vado in Africa con un programma politico-economico, per cui mi mancherebbe la competenza. Vado con un programma religioso, di fede, di morale, ma proprio questo è anche un contributo essenziale al problema della crisi economica che viviamo in questo momento. Tutti sappiamo che un elemento fondamentale della crisi è proprio un deficit di etica nelle strutture economiche; si è capito che l’etica non è una cosa ‘fuori’ dall’economia, ma ‘dentro’ e che l’economia non funziona se non porta in sé l’elemento etico. Perciò, parlando di Dio e parlando dei grandi valori spirituali che costituiscono la vita cristiana, cercherò di dare un contributo proprio anche per superare questa crisi, per rinnovare il sistema economico dal di dentro, dove sta il punto della vera crisi. E, naturalmente, farò appello alla solidarietà internazionale: la Chiesa è cattolica, cioè universale, aperta a tutte le culture, a tutti i continenti; è presente in tutti i sistemi politici e così la solidarietà è un principio interno, fondamentale per il cattolicesimo. Vorrei rivolgere naturalmente un appello innanzitutto alla solidarietà cattolica stessa, estendendolo però anche alla solidarietà di tutti coloro che vedono la loro responsabilità nella società umana di oggi. Ovviamente parlerò di questo anche nell’Enciclica: questo è un motivo del ritardo. Eravamo quasi arrivati a pubblicarla, quando si è scatenata questa crisi e abbiamo ripreso il testo per rispondere più adeguatamente, nell’ambito delle nostre competenze, nell’ambito della Dottrina sociale della Chiesa, ma con riferimento agli elementi reali della crisi attuale. Così spero che l’Enciclica possa anche essere un elemento, una forza per superare la difficile situazione presente.
P. Lombardi: Santità, la terza domanda ci viene posta dalla nostra collega Isabelle de Gaulmyn, de "La Croix":
Domanda: Très Saint Père, bon jour. Faccio la domanda in italiano, ma se gentilmente può rispondere in francese … Il Consiglio speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi ha chiesto che la forte crescita quantitativa della Chiesa africana diventi anche una crescita qualitativa. A volte, i responsabili della Chiesa sono considerati come un gruppo di ricchi e privilegiati e i loro comportamenti non sono coerenti con l’annuncio del Vangelo. Lei inviterà la Chiesa in Africa ad un impegno di esame di coscienza e di purificazione delle sue strutture?
Papa: J’essayerai, si c’est possible, de parler en français. J’ai une vision plus positive de l’Eglise en Afrique : avec des personnes qui ont besoin d’aide et donc il me semble que l’Eglise est réellement une institution qui fonctionne encore, alors que d’autres structures ne fonctionnent plus, et ac’est une Eglise très proche des pauvres, une Eglise avec les souffrants,vec son système d’éducation, d’hôpitaux, d’aide, dans toutes ces situations, elle est présente dans le monde des pauvres et des souffrants. Naturellement, le pêché originel est présent aussi dans l’Eglise ; il n’y a pas une société parfaite et donc il y a aussi des pêcheurs et des déficiences dans l’Eglise en Afrique, et dans ce sens un examen de conscience, une purification intérieure est toujours nécessaire, et je rappellerais aussi dans ce sens la liturgie eucharistique: on commence toujours avec une purification de la conscience, et un nouveau commencement devant la présence du Seigneur. Et je dirais plus qu’une purification des structures, qui est toujours aussi nécessaire, une purification des cœurs est nécessaire, parce que les structures sont le reflet des cœurs, et nous faisons notre possible pour donner une nouvelle force à la spiritualité, à la présence de Dieu dans notre cœur, soit pour purifier les structures de l’Eglise, soit aussi pour aider la purification des structures de la société.
P. Lombardi: Adesso, una domanda che viene dalla componente tedesca di questo gruppo di giornalisti: è Christa Kramer che rappresenta il Sankt Ulrich Verlag, che ci fa la domanda:
Domanda: Heiliger Vater, gute Reise! Padre Lombardi mi ha detto di parlare in italiano, così faccio la domanda in italiano. Quando Lei si rivolge all’Europa, parla spesso di un orizzonte dal quale Dio sembra scomparire. In Africa non è così, ma vi è una presenza aggressiva delle sètte, vi sono le religioni tradizionali africane. Qual è allora la specificità del messaggio della Chiesa cattolica che Lei vuole presentare in questo contesto?
Papa: Allora, prima riconosciamo tutti che in Africa il problema dell’ateismo quasi non si pone, perché la realtà di Dio è così presente, così reale nel cuore degli africani che non credere in Dio, vivere senza Dio non appare una tentazione. E’ vero che ci sono anche i problemi delle sètte: non annunciamo, noi, come fanno alcuni di loro, un Vangelo di prosperità, ma un realismo cristiano; non annunciamo miracoli, come alcuni fanno, ma la sobrietà della vita cristiana. Siamo convinti che tutta questa sobrietà, questo realismo che annuncia un Dio che si è fatto uomo, quindi un Dio profondamente umano, un Dio che soffre, anche, con noi, dà un senso alla nostra sofferenza per un annuncio con un orizzonte più vasto, che ha più futuro. E sappiamo che queste sètte non sono molto stabili nella loro consistenza: sul momento può fare bene l’annuncio della prosperità, di guarigioni miracolose ecc., ma dopo un po’ di tempo si vede che la vita è difficile, che un Dio umano, un Dio che soffre con noi è più convincente, più vero, e offre un più grande aiuto per la vita. E’ importante, anche, che noi abbiamo la struttura della Chiesa cattolica. Annunciamo non un piccolo gruppo che dopo un certo tempo si isola e si perde, ma entriamo in questa grande rete universale della cattolicità, non solo trans-temporale, ma presente soprattutto come una grande rete di amicizia che ci unisce e ci aiuta anche a superare l’individualismo per giungere a questa unità nella diversità, che è la vera promessa.
P. Lombardi: E ora, diamo di nuovo la parola ad una voce francese: è il nostro collega Philippe Visseyrias di France 2:
Domanda: Santità, tra i molti mali che travagliano l’Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell’Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema, durante il viaggio? Très Saint Père, Vous serait-il possible de répondre en français à cette question?
Papa: Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati… Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano visibili progressi. Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno.
P. Lombardi: E ora, un’ultima domanda che viene addirittura dal Cile, perché noi siamo quindi molto internazionali: abbiamo anche la corrispondente della televisione cattolica cilena con noi. E le diamo la voce per l’ultima domanda: Maria Burgos ...
Domanda: Grazie, padre Lombardi. Santità, quali segni di speranza vede la Chiesa nel Continente africano? E: Lei pensa di poter rivolgere all’Africa un messaggio di speranza?
Papa: La nostra fede è speranza per definizione: lo dice la Sacra Scrittura. E perciò, chi porta la fede è convinto di portare anche la speranza. Mi sembra, nonostante tutti i problemi che conosciamo bene, che ci siano grandi segni di speranza. Nuovi governi, nuova disponibilità di collaborazione, lotta contro la corruzione – un grande male che dev’essere superato! – e anche l’apertura delle religioni tradizionali alla fede cristiana, perché nelle religioni tradizionali tutti conoscono Dio, l’unico Dio, ma appare un po’ lontano. Aspettano che si avvicini. E’ nell’annuncio del Dio fattosi Uomo che queste si riconoscono: Dio si è realmente avvicinato. Poi, la Chiesa cattolica ha tanto in comune: diciamo, il culto degli antenati trova la sua risposta nella comunione dei santi, nel purgatorio. I santi non sono solo i canonizzati, sono tutti i nostri morti. E così, nel Corpo di Cristo si realizza proprio anche quanto intuiva il culto degli antenati. E così via. Così c’è un incontro profondo che dà realmente speranza. E cresce anche il dialogo interreligioso – ho parlato io adesso con più della metà dei vescovi africani, e le relazioni con i musulmani, nonostante i problemi che si possono verificare, sono molto promettenti, essi mi hanno detto; il dialogo cresce nel rispetto reciproco e la collaborazione nelle comuni responsabilità etiche. E del resto anche cresce questo senso di cattolicità che aiuta a superare il tribalismo, uno dei grandi problemi, e ne scaturisce la gioia di essere cristiani. Un problema delle religioni tradizionali è la paura degli spiriti. Uno dei Vescovi africani mi ha detto: uno è realmente convertito al cristianesimo, è divenuto pienamente cristiano quando sa che Cristo è realmente più forte. Non c’è più paura. E anche questo è un fenomeno in crescita. Così, direi, con tanti elementi e problemi che non possono mancare, crescono le forze spirituali, economiche, umane che ci danno speranza, e vorrei proprio mettere in luce gli elementi di speranza.
P. Lombardi: Grazie mille, Santità, del tempo che ci ha dato, delle cose che ci ha detto. E’ una ottima introduzione per seguire il Suo viaggio con molto entusiasmo. Ci daremo veramente da fare per allargare il Suo messaggio a tutto il Continente e a tutti i nostri lettori ed ascoltatori.
martedì 17 marzo 2009
Un aforisma al giorno - 98
Un aforisma al giorno - 97
Su CulturaCattolica.it tante belle pagine su Chesterton.

Contiene tante belle cose interessanti, ma per noi la cosa pù importante sono i saggi su Chesterton, che potrete trovare a questo indirizzo.
Sono tanti, approfonditi, curati e con informazioni corrette.
Li consigliamo come lettura per i neofiti e non solo per loro, anche per approfondire le idee che abbiamo su GKC.
Oggi è la festa di San Patrizio, festa dell'Irlanda e degli Irlandesi, amati da Chesterton

San Patrizio evangelizzò l'Irlanda cambiando i cuori dei feroci irlandesi senza coercizione o spargimento di sangue, con il suo cuore "rustico", come egli stesso si definì nella sua meravigliosa Confessio.

Oggi il kitch si spreca (e scusate, un pochino lo abbiamo sparso su questo post, con questi colori... un po' di ridicolo e di prendersi alla leggera ci vuole, altrimenti non potremmo volare, come ci insegna Gilbert): forse sarebbe meglio se ricordassimo un pochino il gran bene venuto all'umanità da quest'Uomo Vivo che, scampato dalla prigionia dei pirati gaeli, tornò in Irlanda dopo aver vinto lo scetticismo dei più per tener fede ad un sogno in cui gli apparvero gli irlandesi che gli gridavano: "Torna da noi!". Patrizio, anzi, Sucat Patricius tornò, e portò loro in dono il suo dono più grande, Gesù Cristo Buono, e li fece tutti buoni, e amanti di Cristo con l'impeto del primissimo momento, un impeto che durò per secoli e speriamo ancora duri per sempre.
Abbiamo tutti bisogno della pazzia degli irlandesi, quella pazzia che li fece apostoli per l'Europa (e qualcuno dice pure per l'America quando il buon Cristoforo Colombo ancora doveva... fare l'uovo!), giunsero ovunque, anche nel Sud Italia, lasciando il loro marchio inconfondibile di amore viscerale per Cristo, i loro fantastici "eccessi", i loro miracoli così pittoreschi, surreali (ma non irreali, come qualche omino di chiesa, in nome del politicamente corretto, insiste a dire) e... chestertoniani!
Chesterton ammirava ed amava gli Irlandesi, scrisse pagine memorabili su di essi in Christendom in Dublin, in Irish Impressions, nell'Autobiografia, in Ortodossia: penso che si riferisse anche all'Irlanda e agli irlandesi quando disse:
Ma il motto più noto, pirotecnico e sgargiante che dice tanto di vero su questi uomini pazzi è quello che segue:
"I grandi Gaeli d'Irlanda, gli uomini che Dio ha fatto pazzi, perché tutte le loro guerre sono liete e tutte le loro canzoni sono tristi".
lunedì 16 marzo 2009
Un aforisma al giorno - 96
Papa: Pellegrino in Africa annunciando Cristo crocefisso, che rinnova il mondo
Benedetto XVI annuncia che si recherà a Yaoundé (Camerun) e Luanda (Angola), chiede di essere accompagnato dalla preghiera di tutti, anche con l’aiuto di san Giuseppe, suo patrono personale. Sostegno alla pastorale universitaria, per elaborare “una cultura ispirata al vangelo”. Un saluto alle decine di migliaia di “coccinelle”, le bambine scout d’Italia ed Europa.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Benedetto XVI chiede a tutti i fedeli di pregare “invocando Maria, Madre e Regina dell’Africa”, per essere accompagnato nel suo primo viaggio apostolico in Africa, dal 17 al 23 marzo prossimi. Parlando prima della preghiera dell’Angelus, dalla sua finestra su piazza san Pietro, egli ha detto di partire “con la consapevolezza di non avere altro da proporre e donare a quanti incontrerò se non Cristo e la Buona Novella della sua Croce, mistero di amore supremo, di amore divino che vince ogni umana resistenza e rende possibile persino il perdono e l’amore per i nemici”.
Il pontefice sarà a Yaoundé (Camerun), per consegnare idealmente a tutti i vescovi del continente “lo ‘Strumento di lavoro’ della Seconda Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi, che avrà luogo in ottobre… in Vaticano”. E si recherà poi a Luanda (Angola), in “un Paese che, dopo la lunga guerra interna, ha ritrovato la pace ed ora è chiamato a ricostruirsi nella giustizia”.
“Con questa visita – ha spiegato il papa - intendo idealmente abbracciare l’intero continente africano: le sue mille differenze e la sua profonda anima religiosa; le sue antiche culture e il suo faticoso cammino di sviluppo e di riconciliazione; i suoi gravi problemi, le sue dolorose ferite e le sue enormi potenzialità e speranze. Intendo confermare nella fede i cattolici, incoraggiare i cristiani nell’impegno ecumenico, recare a tutti l’annuncio di pace affidato alla Chiesa dal Signore risorto”.
Riferendosi poi a una delle letture di oggi, Terza domenica di Quaresima, tratta dalla Prima lettera ai Corinti - in cui Paolo afferma di annunciare Cristo crocifisso, “scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio" (1 Cor 1,23-24) – egli ha sottolineato di non avere altro da “proporre e donare” se non la “Buona Novella della sua Croce”. E ha aggiunto: “Questa è la grazia del Vangelo capace di trasformare il mondo; questa è la grazia che può rinnovare anche l’Africa, perché genera una irresistibile forza di pace e di riconciliazione profonda e radicale. La Chiesa non persegue dunque obbiettivi economici, sociali e politici; la Chiesa annuncia Cristo, certa che il Vangelo può toccare i cuori di tutti e trasformarli, rinnovando in tal modo dal di dentro le persona e le società”.
Durante il suo viaggio in Africa, Benedetto XVI celebrerà il suo onomastico (san Giuseppe, il 19 marzo). Anche a lui, il papa affida il suo pellegrinaggio: “San Giuseppe - egli dice - avvertito in sogno da un angelo, dovette fuggire con Maria in Egitto, nel nord-ovest [sic!] dell’Africa, per mettere in salvo Gesù appena nato, che il re Erode voleva uccidere. Si adempirono così le Scritture: Gesù ha calcato le orme degli antichi patriarchi e, come il popolo d’Israele, è rientrato nella Terra promessa dopo essere stato in esilio in Egitto. Alla celeste intercessione di questo grande Santo affido il prossimo pellegrinaggio e le popolazioni dell’Africa tutta intera, con le sfide che le segnano e le speranze che le animano. In particolare, penso alle vittime della fame, delle malattie, delle ingiustizie, dei conflitti fratricidi e di ogni forma di violenza che purtroppo continua a colpire adulti e bambini, senza risparmiare missionari, sacerdoti, religiosi, religiose e volontari”.
Dopo la preghiera dell’Angelus, il papa ha salutato gli studenti e i docenti universitari a Roma per il “Giubileo paolino degli universitari”, promosso dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica e dal Pontificio Consiglio della Cultura e organizzato dal Vicariato di Roma. “Auspico – ha detto il pontefice - che in tutte le Chiese particolari si sviluppi la pastorale universitaria, per la formazione dei giovani e per l’elaborazione di una cultura ispirata al Vangelo. Cari universitari, vi incoraggio e vi accompagno con la preghiera”.
Dopo molti saluti nelle diverse lingue, Benedetto XVI si è rivolto alle “coccinelle”, le bambine dell’Associazione Italiana Guide e Scout d’Europa Cattolici, che hanno riempito la piazza san Pietro quasi totalmente. “Care bambine – ha detto il papa - dite sempre il vostro ‘eccomi!’ a Dio, come la Vergine Maria; ditelo con il cuore, e sarete raggi di luce per il mondo. Grazie di essere venute!”.
