martedì 11 novembre 2008

La denuncia del Vaticano: all'anno 4 milioni di bebé muoiono entro 26 giorni

La Chiesa rimane l'unico serio faro di sanità mentale al mondo, Papa in testa. Meno male.
Da Il Giornale.

Roma - Sono "troppi", secondo il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, i neonati che muoiono ogni anno entro i primi 26 giorni di vita: sono circa 4 milioni - ha detto il porporato presentando in Vaticano la Conferenza Internazionale sul tema La Pastorale nella cura dei Bambini malati, promossa dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari dal 13 al 15 novembre in Vaticano. "Occorre fare ogni sforzo per salvarli - ha aggiunto Barragan - assicurando loro la massima assistenza, sanitaria e spirituale".

I dati dell'Onu Ogni giorno 1.600 donne ed oltre 10mila neonati nel mondo perdono la vita per cause legate alla gravidanza e al parto. Il rapporto annuale sullo stato della popolazione nel mondo del Fondo Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) conferma anche quest’anno la situazione di allarme in cui vivono nel mondo le donne. I due terzi dei 960 milioni di analfabeti, infatti, sono donne, ragazze e bambine; il 61% delle persone colpite dall’Hiv nell’Africa Sub-Sahariana sono donne; i tre quinti del miliardo di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno sono donne. Ed ancora: 1 donna su 5 ha subito una qualche forma di violenza, violenze declinate in tanti modi, che aumentano in caso di conflitto armato o quando per migrare si finisce nella rete della tratta di esseri umani. Interrogandosi sui perchè di tanta ineguaglianza di genere sui diritti, il rapporto dell’Unfpa 2008 - titolato "Punti di convergenza: cultura, genere e diritti umani" - propone agli attori impegnati nella cooperazione allo sviluppo di includere una nuova componente nei propri programmi: la cultura. O meglio, la cultural fluency. Un concetto nuovo - dice l’Aidos - che sfida la globalizzazione, il "pensiero unico", i preconcetti culturali, ma anche le contrapposizioni Nord-Sud, Islam-Cristianesimo, migranti-residenti.

La denuncia del Vaticano Nello scorso decennio oltre due milioni di bambini sono stati uccisi nel corso di conflitti armati, 6 milioni sono rimasti invalidi, decine di migliaia sono stati mutilati dalle mine antiuomo, mentre, di recente, sono stati reclutati 300mila bambini soldato. Oltre 4 milioni e 300mila bambini sono morti di Aids, ogni giorno, solo in Africa 7mila sono colpiti dal virus, e si contano già in oltre 14 milioni gli orfani a causa di questa malattia. La povertà resta la causa principale delle malattie dell’infanzia. Un miliardo e duecento milioni di persone vivono con meno di un dollaro al giorno. Perfino nei Paesi più ricchi, un bambino su sei vive sotto il livello di povertà. Il problema della droga, poi, si è esteso in proporzioni allarmanti anche agli stessi centri scolastici infantili. Il 30% dei bambini con meno di cinque anni soffrono la fame o sono mal nutriti, mentre il 50% di tutta la popolazione dell’Africa sub-sahariana non ha accesso all’acqua potabile.

Il nodo delle staminali Barragan ha poi confermato la propria contrarietà al prelievo di cellule staminali da embrione, incoraggiando invece l’utilizzo di quelle estratte da cellule adulte o da cordone ombelicale. "Le staminali embrionali - ha detto il presidente del Pontificio consiglio per la Salute - non servono a nulla", mentre "si sono ottenuti ottimi risultati con il prelievo da cordone ombelicale o da cellule adulte ed emopoietiche".

P. Samir: Un buon inizio in amicizia al Forum cattolico-islamico in Vaticano


Il gesuita Samir Khalil, grande esperto di Islam, fra i partecipanti del Forum in Vaticano, racconta i passi e le speranze aperte dall’incontro. Qualche difficoltà sulla libertà di religione. La sfida comune del secolarismo. I musulmani chiedono aiuto ai cristiani contro l’islamofobia.

Cliccando il nostro titolo verrete portati all'articolo di AsiaNews di Padre Samir Khalil Samir.

venerdì 7 novembre 2008

Andrea Monda recensisce L'Uomo Eterno su RomaSette


“L’uomo eterno” è un saggio, non semplice ma a dir poco audace, di storia universale scritto da Chesterton nel 1925 e pubblicato in Italia prima nel 1930 e, finalmente, oggi ripubblicato grazie alla caparbietà dell’editore calabrese Rubbettino. È uno dei capolavori dello scrittore inglese, senz’altro, dopo “Ortodossia”, il suo saggio più riuscito.

Manca quella gioia spensierata e sprizzante presente in ogni pagina del saggio del 1908. Qui invece Chesterton si è fatto più maturo e, forse più dolente: se in “Ortodossia” c’era la gioia di scoprirsi cristiano, ne “L’uomo eterno” c’è quasi lo stupore e il rammarico di scoprire un mondo che non è più cristiano, che ha perso l’antica letizia, un mondo che avendo perso il gusto del dialogo con Dio, ha smarrito anche quella bussola preziosa, il cristianesimo, formidabile strumento capace di rendere umana l’umanità. Il saggio ruota attorno al tema della «umanizzazione» e, pur avendo la pretesa di essere un libro di storia universale, per la gioia di ferventi ammiratori di Chesterton, come Borges, non contiene neanche una data.

In effetti a Chesterton non servono le date, i dettagli, lui va al cuore del problema e coglie che la vera rivoluzione della storia, quella che non solo l’ha spaccata in due ma l’ha anche messa in moto, è stata l’avvento di Cristo. Di conseguenza lo scrittore inglese ha anche lui suddiviso la sua storia in due parti: nella prima si concentra nel descrivere «l’uomo nella caverna», mentre la seconda sarà dedicata alla storia di «Dio nella caverna». L’uomo preistorico e Cristo sono i due pilastri su cui Chesterton impernia la sua personalissima e affascinante ricostruzione dell’avventura umana. È l’Incarnazione che infatti ha riscattato l’uomo, il fatto cioè che il Dio dei cristiani non è rimasto sull’Olimpo, altero e irraggiungibile, ma ha preferito fare tutto il cammino, faticoso ed esaltante, di ogni singolo uomo, partendo dalla fragilità estrema di un bambino avvolto in fasce nel freddo di una caverna-mangiatoia.

«Il mondo pagano, come tale, non avrebbe mai preso sul serio l’idea che il bambino è una cosa più alta e più sacra dell’uomo... Peter Pan non appartiene al mondo di Pan, ma al mondo di Pietro». È al mondo di Pietro, cioè del cristianesimo, che è ascrivibile quel progresso umano vero, non astratto o utopistico, su cui ancora oggi si può fondare la dignità di quello strano essere chiamato uomo: «…un essere veramente strano: strano quasi nel senso che è straniero a questa terra ... solo, fra tutti gli animali, è scosso dalla benefica follia del riso; quasi avesse afferrato qualche segreto di una più vera forma dell’universo e lo volesse celare all’universo stesso». E al termine di questo libro viene da pensare che anche il sorridente Chesterton abbia afferrato il segreto dell’universo e lo abbia voluto raccontare allo smaliziato lettore del 1925, purtroppo molto simile al disincantato lettore di oggi.

“L’uomo eterno”, Chesterton, Rubbettino, 18 euro

3 novembre 2008

giovedì 6 novembre 2008

Chesterton e Paolo Gulisano a Barco di Bibbiano


La faccenda si svolgerà venerdì 21 Novembre 2008 a Barco di Bibbiano.
Ma è già scritto tutto qui!
Andate e partecipate, diffondete!

Spade s'incroceranno - Un giudice a Modena ha accolto la richiesta di nomina di un garante delle sue volontà di fine vita

Il giudice tutelare del Tribunale di Modena, Guido Stanzani, ha depositato ieri il decreto con il quale ha accolto la richiesta di un uomo che, ancora in ottime condizioni di salute, chiedeva, in caso di malattia invalidante, di nominare la moglie “proprio amministratore di sostegno”, vale a dire “garante delle sue volontà di fine vita”.

In sostanza il giudice gli ha concesso “in caso di malattia terminale o irreversibile”, di “non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico”.

Dunque in caso di malattia invalidante, nello specifico, sarà la moglie, nominata con atto notorio amministratrice di sostegno, a decidere quali terapie salvavita adottare per conto del marito. In sostanza, siccome le volontà dell’uomo sono quelle di non essere sottoposto a terapie che in ogni caso non porterebbero alla propria guarigione, sarà la moglie, decreto alla mano, ad intimare lo “stop” alle cure e a negare il consenso ai sanitari a praticare alla persona trattamento terapeutico alcuno e, in specifico - precisa il giudice Stanzani - “rianimazione cardiopolmonare, dialisi, trasfusioni di sangue, terapie antibiotiche, ventilazione”.

Ma il giudice va oltre nella sua capillare analisi della situazione fisica in cui potrebbe venirsi a trovare la persona e richiamando “i sanitari all’obbligo di prestare alla persona, ai fini di lenimento delle sofferenze, le cure palliative più efficaci, compreso l’utilizzo di farmaci oppiacei”, dà mandato alla moglie di negare agli stessi sanitari “l’idratazione e l’alimentazione forzata e artificiale”.

Quest’ultima precisazione si ricollega ad una vicenda da mesi d’attualità, quella di Eluana Englaro, in coma irreversibile da anni, tenuta in vita vegetativa giusto attraverso idratazione, alimentazione forzate ed artificiale.

La decisione, secondo noi, non ha alcuna legittimità ed è preoccupante proprio per la sua creatività contra legem.

Spade s'incroceranno - Scontri a Los Angeles dopo l'abolizione delle nozze gay


Proteste a tensione a Los Angeles dopo che un referendum ha abolito i matrimoni gay in California. Un migliaio di omosessuali e attivisti per i diritti civili ha sfilato per West Hollywood per contestare Proposition 8, l'emendamento costituzionale che proibisce le nozze tra persone dello stesso sesso. Alcuni manifestanti si sono staccati dal corteo principale e hanno tentato di forzare un cordone della polizia. Ci sono state alcune scaramucce e gli agenti hanno fermato una decina di persone.

Papa Benedetto XVI: il cristianesimo “non è la via delle comodità”, è “una scalata esigente”


Illustrando la cristologia di San Paolo, Benedetto XVI evidenzia la centralità della risurrezione, senza la quale, il cristianesimo sarebbe “assurdo”. Il rispetto dell’apostolo verso la tradizione indica che la teologia “non crea nuove visioni”, ma serve a far capire oggi la realtà della risurrezione.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Il cristianesimo “non è la via delle comodità”, è “una scalata esigente”, “ai cristiani non è risparmiata la sofferenze” come diceva Agostino, ma è una vita “illuminata dalla speranza”: c’è la condivisione della croce, nell’attesa di condividere la risurrezione, “evento” essenziale della fede e centrale della cristologia paolina.

Il “carattere decisivo” della Risurrezione in San Paolo, al quale da quest’estate, nell’attuale Anno paolino, Benedetto XVI sta dedicando le sue riflessioni delle udienze generali, è stato l’argomento del quale il Papa ha parlato oggi alle quasi ventimila persone presenti in piazza San Pietro.

“Se Cristo non è risorto, vuota è la nostra fede, la nostra predicazione”: nella Lettera ai corinzi, Paolo dice che “senza la Risurrezione, la croce rimarrebbe una tragedia”. Paolo “parte dal e arriva al mistero di Colui che il Padre ha risuscitato dalla morte”. L’evento in base al quale l’apostolo può manifestare il suo annnuncio: “Cristo è risorto ed è vivo in mezzo a noi”.

Benedetto XVI ha poi sottolineato “il grande rispetto” col quale Paolo tratta la tradizione che anche a lui è stata riferita: “sia io che loro predichiamo..”, scrive, mettendo in risalto “il nesso tra ricevere e trasmettere e l’unità tra tutti i credenti”. “L’originalità della sua cristologia non va mai a discapito della fedeltà alla tradizione comune, nella quale si esprime la fede comune di tutte le Chiese, che sono una sola Chiesa”. “Cosi la teologia non crea nuove visioni del mondo e della vita, è al servizio della risurrezione”, è “farci capire oggi la realtà della Risurrezione”.

“Paolo non si preoccupa di scrivere un manuale di telogia, ma di rispondere alle domande che facevano i fedeli”. E dice che “siamo giustificati, ossia resi giusti, salvati da Cristo morto e risorto. Senza Risurrezione la vita cristiana sarebbe semplicemente assurda” ed essa è “qualcosa di molto concreto, registrato da segni ben precisi e da molti testimoni”.

Paolo “proclama non solo il fatto della Risurrezione, ma il fatto essenziale che in essa siamo giustificati” e “rivela la vera realtà di Gesù come Signore”. "La vita dei credenti diventa condivisione della morte e della risurrezione” e “il vero credente ottiene la salvezza professando con la bocca che Gesù è il Signore e credendo nel suo cuore che è risorto”. Non basta avere la fede nel cuore, dobbiamo testimoniarla. In questo “il cristiano si inserisce nel processo avviato con la risurrezione, nella quale si fonda la speranza di poter entrare un giorno con Cristo nella nostra vera patria, che sta nei cieli”.

Musulmani convertiti al cristianesimo chiedono libertà religiosa agli esperti radunati in Vaticano

L’appello, firmato da 144 persone, domanda agli esperti del dialogo di non dimenticare la difficile situazione dei cristiani, trattati come “degli esclusi e come dei paria”. Fra le richieste più urgenti, la garanzia di libertà a cambiare religione.


Roma (AsiaNews) – Un gruppo di 144 cristiani, di cui 77 musulmani convertiti al cristianesimo, ha lanciato un appello agli esperti islamici e cattolici radunati in Vaticano in questi giorni perché essi non dimentichino le minoranze cristiane e i neo-convertiti nei Paesi islamici. I firmatari dell’appello – cattolici, ortodossi e protestanti dell’Africa del Nord e del Medio Oriente – domandano che il dialogo che si svolge in Vaticano porti a questi risultati:

1) che la legge islamica non si applichi ai non musulmani;

2) che sia abolita la condizione di “dhimmi”, di cittadini di seconda classe;

3) che la libertà di cambiare religione sia riconosciuto come un diritto fondamentale.

L’appello ricevuto da AsiaNews è anche pubblicato sul sito www.notredamedekabylie.net , legato ai cristiani d’Algeria.

I firmatari “gioiscono” per i passi che si stanno svolgendo in questi anni e per la Lettera dei 138 saggi musulmani, da molti definita come una testimonianza che “l’Islam non è contro i cristiani”. Ma essi sottolineano che la condizione di minoranza dei cristiani nei Paesi islamici, “già marchiata dall’insopportabile stato di ‘dhimmi’ [lett.: gruppo protetto grazie al pagamento di una tassa al governo islamico, escluso dalla effettiva parità nella società], è aggravata dalla crescita dell’islamismo militante apparso negli ultimi tempi”.

“Quanto ai neo-cristiani, o convertiti – continua l’appello – essi non hanno alcun diritto di esprimere la loro nuova scelta religiosa, pena la condanna come apostate, al punto da essere costretti all’auto-esilio, se possono”.

I firmatari chiedono allora che il dialogo che si sta aprendo fra Vaticano e esperti islamici affronti “anzitutto tre temi urgenti :

1) la legge islamica non sia applicata ai non musulmani;

2) lo stato di dhimmi, che fa dei cristiani egli esclusi e dei paria, non è più accettabile e deve essere abolito, perché esso offende la dignità umana, proprio come la schiavitù;

3) la libertà di cambiare religione deve essere riconosciuto come un diritto fondamentale, un diritto che viene da Dio, il quale non obbliga nessuno ad adorarlo”.

Il testo ricorda che nel Corano vi sono versetti favorevoli alla libertà di religione, mentre alcune Hadith [detti del profeta] domandano la morte dell’apostata. “Purtroppo – spiega l’appello – alcuni Stati hanno posto queste frasi nella loro costituzione (ad es. La Mauritania), che essi applicano nonostante la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948”.

Riaffermando che questo dialogo islamo-cristiano è necessario, i firmatari suggeriscono agli esperti di “tener conto dei cristiani che vivono nel mondo detto ‘musulmano’, o da cui provengono. Metterci da parte, dimenticarci, sarebbe un segno di ignoranza, o una volontà manifesta di non voler affrontare le questioni che ci fanno problema. L’attualità, purtroppo non cessa di dimostrarlo: i cristiani nel mondo musulmano sono in grave pericolo”.

martedì 4 novembre 2008

India - Fonti governative: almeno 500 i cristiani uccisi in Orissa

Il bilancio ufficiale è di 31. Una visita-inchiesta da parte del Partito comunista indiano marxista-leninista (Cpi-Ml) sui luoghi delle violenze, getta nuova luce sulle dimensioni degli attacchi e sulla situazione dei profughi. Dichiarare fuorilegge i gruppi radicali indù.


New Delhi (AsiaNews) – Un rappresentante del governo locale in Orissa stima che il pogrom contro i cristiani lanciato dai fondamentalisti indù ha fatto oltre 500 morti. Egli stesso ha dato il permesso di cremare almeno 200 corpi. Il rappresentante – chiedendo l’anonimato - ha rivelato queste cifre a un gruppo del Partito comunista dell’India marxista-leninista (Cpi – Ml) in visita-inchiesta nel distretto di Kandhamal. Secondo il governo, la cifra ufficiale dei morti è di 31.

Il Cpi- Ml ha organizzato il 15-16 ottobre scorso una visita ai villaggi distrutti e ai campi di rifugio a quasi due mesi dai massacri. Il gruppo ha anche incontrato e intervistato magistrati e poliziotti. Il resoconto della visita è pubblicato dalla rivista “Liberation” di novembre 2008, a cura di J P Minz.

Oltre alle dichiarazioni sul reale numero di morti, il resoconto descrive anche la differenza fra le assicurazioni del governo sui campi di rifugio e la reale situazione. Secondo il governo nei 15 campi profughi – dove sono ospitati 12.641 persone sfuggite alle distruzioni – vi è cibo in abbondanza, dottori, medicine, scuola per i bambini. Visitando i campi di Phulbani, Tikabali, J Udaygiri e Rakiya il gruppo ha notato invece razioni insufficienti, mancanza di medicine, nessun aiuto per donne gestanti. Essi descrivono anche un’atmosfera piena di terrore fra i cristiani, che temono per la loro vita se osano tornare ai loro villaggi. I gruppi fondamentalisti vogliono rimandare indietro le forze di polizia inviate dal governo centrale e stanno organizzandosi in gruppi armati, minacciando coloro che non si convertono all’induismo. Allo stesso tempo, i responsabili dei campi di rifugio spingono i profughi a tornare ai loro villaggi, assicurando che la vita è tornata alla normalità.

L’inchiesta del Cpi-Ml denuncia che il pogrom era organizzato da tempo a cura del Vhp (Vishwa Hindu Parishad) e del Bajrang Dal. Per questo il gruppo chiede che il governo centrale metta al bando e dichiari fuorilegge queste due organizzazioni.

Papa: La compagnia dei Santi ci aiuta a vincere ogni paura e tribolazione

Nella solennità di Tutti i santi, Benedetto XVI offre una piccola catechesi sulla santità, un “martirio” inteso come “amore per Cristo senza riserve”, che si esprime “nel dono totale di sé a Dio e ai fratelli”. Saluto ai giovani che hanno partecipato alla prima edizione della Corsa dei santi.


Città del Vaticano (AsiaNews) – La “grande gioia” con cui oggi la Chiesa cattolica celebra la festa di Tutti i santi, “ci spinge ad affrettare il passo del nostro pellegrinaggio terreno” e ci aiuta “a superare ogni difficoltà, ogni paura, ogni tribolazione”: lo ha detto il papa ai pellegrini radunati in piazza san Pietro per la preghiera dell’Angelus. E a conferma di questa gioia nella comunione dei Santi, ha citato lo spiritual “When the Saints”: "Quando verrà la schiera dei tuoi santi, oh come vorrei, Signore, essere tra loro!".

Riprendendo un’immagine molto comune fra i Padri della Chiesa, Benedetto XVI ha paragonato “lo spettacolo della santità” a un “meraviglioso giardino”, “dove lo Spirito di Dio ha suscitato con mirabile fantasia una moltitudine di santi e sante, di ogni età e condizione sociale, di ogni lingua, popolo e cultura. Ognuno è diverso dall’altro, con la singolarità della propria personalità umana e del proprio carisma spirituale. Tutti però recano impresso il ‘sigillo’ di Gesù (cfr Ap 7,3), cioè l’impronta del suo amore, testimoniato attraverso la Croce. Sono tutti nella gioia, in una festa senza fine, ma, come Gesù, questo traguardo l’hanno conquistato passando attraverso la fatica e la prova (cfr Ap 7,14), affrontando ciascuno la propria parte di sacrificio per partecipare alla gloria della risurrezione”.

Il pontefice ha ricordato che questa festa in origine radunava la memoria collettiva di tutti i martiri. “Questo martirio – ha aggiunto - possiamo intenderlo in senso lato, cioè come amore per Cristo senza riserve, amore che si esprime nel dono totale di sé a Dio e ai fratelli. Questa meta spirituale, a cui tutti i battezzati sono protesi, si raggiunge seguendo la via delle "beatitudini" evangeliche, che la liturgia ci indica nell’odierna solennità (cfr Mt 5,1-12a). E’ la stessa via tracciata da Gesù e che i santi e le sante si sono sforzati di percorrere, pur consapevoli dei loro limiti umani. Nella loro esistenza terrena, infatti, sono stati poveri in spirito, addolorati per i peccati, miti, affamati e assetati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, perseguitati per la giustizia. E Dio ha partecipato loro la sua stessa felicità: l’hanno pregustata in questo mondo e, nell’aldilà, la godono in pienezza. Sono ora consolati, eredi della terra, saziati, perdonati, vedono Dio di cui sono figli. In una parola: "di essi è il Regno dei cieli" (cfr Mt 5,3.10)”.

Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha salutato i presenti in diverse lingue. Passando ai pellegrini italiani, egli ha rivolto un saluto particolare ai giovani di Roma che oggi hanno partecipato alla prima edizione della “Corsa dei santi”, in una specie di “maratona” che ha toccato San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura, Santa Maria Maggiore e si è conclusa in piazza san Pietro. “Sono lieto – ha detto il papa - di questa nuova iniziativa, che esprime la gioia e anche la fatica di ‘correre’ insieme sulla via della santità. Possa tutta la nostra vita essere una ‘corsa’ nella fede e nell’amore, animata dall’esempio dei grandi testimoni del Vangelo!”.

sabato 1 novembre 2008

Un aforisma al giorno - 81

"Il male vince sempre grazie agli uomini dabbene che trae in inganno; e in ogni età si è avuta un'alleanza disastrosa tra abnorme ingenuità e abnorme peccato".



G. K. Chesterton, Eugenetica ed altri malanni

venerdì 31 ottobre 2008

Un aforisma al giorno - 80

"Come tutti i profeti sani di mente, sacri e profani, posso fare delle profezie solo quando sono infuriato".

G. K. Chesterton, Utopia degli usurai.

L'elenco delle cose salvate dal naufragio di Robinson Crusoe


L'isola dove verosimilmente soggiornò Alexander Selkirk, il naufrago che ispirò racconto di Daniel Defoe.

Riportiamo questa notizia per il suo nesso che ha con Chesterton.
Ricordate Ortodossia, in cui Chesterton dice che la parte più bella del romanzo Robinson Crusoe era l'elenco delle cose salvate dal naufragio? Ecco, questa sarebbe l'isola interessata.
E' una scusa per ricorda quel bellissimo passaggio di Ortodossia, una sorta di manifesto del Chesterton - pensiero.
Anzi, lo riportiamo:

(...) Il libro "Robinson Crusoe" (...) deve la sua perenne vitalità al fatto che esso celebra la poesia dei limiti o meglio ancora il romanzo stravagante della prudenza. Crusoe è un uomo sopra un piccolo scoglio con poca roba strappata al mare: la parte più bella del libro è la lista degli oggetti salvati dal naufragio. La più grande poesia è un inventario. Ogni utensile da cucina diviene ideale perché Crusoe avrebbe potuto lasciarlo cadere nel mare. E' un buon esercizio nelle ore vuote o cattive del giorno stare a guardare qualche cosa, il secchio del carbone o la cassetta dei libri, e pensare quanta sarebbe stata la felicità d'averlo salvato e portato fuori del vascello sommerso sull'isolotto solitario. Ma un migliore esercizio ancora è quello di rammentare come tutte le cose sono sfuggite per un capello alla perdizione: tutto è stato salvato da un naufragio. Ogni uomo ha avuto una orribile avventura: è sfuggito alla sorte di essere un parto misterioso e prematuro come quegli infanti che non vedono la luce. Sentivo parlare, quand'ero ragazzo, di uomini di genio rientrati o mancati; sentivo spesso ripetere che più d'uno era un grande "Avrebbe-potuto-essere". Per me, un fatto più solido e sensazionale è che il primo che passa è un grande "Avrebbe-potuto-non-essere".


(da G. K. Chesterton, Ortodossia, Morcelliana, Brescia)

Da Il Corriere della Sera del 31 Ottobre 2008.

Nella stesura del celebre romanzo d'avventura The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe lo scrittore londinese Daniel Defoe si ispirò alla storia vera di Alexander Selkirk, naufragato su una delle isole dell'arcipelago Juan Fernandez, al largo delle coste del Cile, nel lontano 1704. Come vuole il racconto, il marinaio scozzese fu salvato dopo più di 4 anni trascorsi in solitudine ad Agua Buena (poi battezzata Isola Robinson Crusoe), ma solo oggi il mondo ha finalmente a disposizione prove concrete a testimonianza dell'effettiva presenza di Selkirk sull'isola.

LA SCOPERTA - Un articolo pubblicato sulla rivista Post-Medieval Archaeology spiega infatti che degli scavi archelologici sull'isola hanno riportato alla luce i segni di un accampamento di quello che si ritiene fosse un occupante europeo. Come riferisce Science Daily, fra le prove più eloquenti vi sarebbe una coppia di compassi nautici, il che si accorda con il racconto fornito da colui che ha riportato al mondo il vero Robinson Crusoe (il capitano Woodes Rogers) in merito a ciò che Selkirk aveva con sé al momento del salvataggio, nel 1709.


VITA DA CRUSOE - Il ritrovamento ha inoltre permesso di comprendere come il naufrago abbia potuto sopravvivere sull'isola. In particolare, l'articolo riferisce che Selkirk aveva costruito due ripari nei pressi di un ruscello e che da lì aveva accesso a un punto panoramico dal quale tenere sotto controllo la riva e il mare. Il tutto va quindi ad arricchire il resoconto stilato successivamente al ritrovamento del marinaio, dove si dice che lo scozzese avesse con sé anche una Bibbia e che il periodo trascorso in solitudine ad Agua Buena sia stato per lui più beato e pacifico di qualsiasi altro momento della sua vita.

Alessandra Carboni
30 ottobre 2008

Cacciari è contro Halloween

Da Il Corriere del 31 Ottobre 2008

Il primo cittadino veneziano: di Halloween non mi piace l’aspetto tenebroso, demoniaco, mortuario


Massimo Cacciari (Colombo) ROMA - «Festeggiare Halloween a Venezia? Non se ne parla proprio. Roba da Disneyland. O da Peschiera del Garda, lì dove c’è Gardaland. Noi abbiamo il Carnevale più bello, intelligente ed elegante del mondo. Perché mai dovremmo concedere spazio a qualcosa che non c’entra niente, dico niente, con le tradizioni italiane?». Massimo Cacciari non è uomo da mezzi toni, si è visto sabato scorso con la manifestazione del Pd contro il governo Berlusconi («non ho alcun interesse a parlarne, mi importa come si organizzerà il Pd, non certo un corteo...»). Figuriamoci se può usare giri di parole per la festa più a m a t a d a i bambini italiani.

Perché no a Halloween, professor Cacciari? «Semplicemente perché non possiede alcun collegamento con la cultura italiana, con le vere feste delle nostre radici. Certo, mi sembra che la potenza mediatica americana riesca a imporre benissimo nel resto del mondo anche un appuntamento come Halloween. Viene da dire: è la globalizzazione, amico mio. Ma noi possiamo ribattere: l’Italia è la patria di una meravigliosa tradizione come il Carnevale. Venezia dal ’400 vanta il più straordinario appuntamento carnevalesco dell’intera Europa, imitato con fatica in tutto il mondo. E quindi possiamo permetterci il lusso di dire no a Halloween, nella nostra città non si festeggia, grazie mille... ».

Il filosofo sindaco di Venezia se la prende anche con altre festività da calendario: «Halloween alla fine è una delle tante feste finte, fintissime, inventate a puri scopi commerciali. Basta guardare le vetrine piene di oggetti tutti uguali per Halloween. Mi viene in mente la festa della mamma, del papà, dei nonni, e chi più ne ha più ne metta. Roba che fino a qualche decennio fa non esisteva ed è stata imposta artificialmente solo per far soldi». Cosa non le piace, a parte l’aspetto commerciale, della festa delle Streghe? «L’aspetto tenebroso, demoniaco, mortuario, quasi di decomposizione... Qui c’è il teschio, non il puer aeternus, allegro e sorridente, che è il simbolo del Carnevale». Cacciari ammette che se comincia a parlare di Carnevale non la smette più: «La festa affonda le sue radici addirittura in un’era pre-romana. Il suo significato è legato al cambio dell’anno, alla trasgressione nel senso più puro del termine, cioè del procedere verso il nuovo.... Lì è tutta la sua bellezza. Persino la parola è di origine incerta. Forse è Carnem-Vale, addio alla carne per la Quaresima. O potrebbe essere Carro-navale, perché nell’antica Roma Iside si presentava a bordo di un mezzo del genere».

Come sarà il Carnevale veneziano 2009, sindaco? «Nulla di imposto dall’alto, molti elementi popolari e autogestiti, sempre in collaborazione con la Fenice, il Teatro Stabile, la Biennale. Penso soprattutto al Carnevale per i bambini, che quest’anno avrà un grande spazio».

(...)

E i giovani legati a Halloween? «Io sono convinto che molti ragazzi potranno facilmente capire l’immensa differenza che esiste tra un "qualsiasi" Halloween e l’irripetibile Carnevale veneziano. Quando sento che qui in Italia si scimmiottano le streghette americane mentre a New Orleans o in Sud America impazziscono per cercare di imitare il modello veneziano divento matto...».

Paolo Conti
31 ottobre 2008

giovedì 30 ottobre 2008

LA SCUOLA NELLA BUFERA - Famiglie nei guai se chiudono le paritarie

In molte zone sono l’unica realtà educativa

Da Avvenire del 30 Otobre 2008

DA MILANO ENRICO LENZI
Con il taglio di 133 milioni di euro alle scuole paritarie, per i piccoli della monosezione della materna di Vione, in Alta Vallecamonica nel Bresciano, potrebbe aprirsi la via del pen­dolarismo verso Temù, Comune a una decina di chilometri da Ponte di Legno. Un viaggio di parecchi chilometri lungo la tortuosa via che risale la Valleca monica. E la stessa sorte potrebbe capi tare ai loro amici di Marmertino in Val Trompia, che avreb bero come meta Ta­vernole sul Mella, scendendo di oltre 400 metri di altitudine. Ma lo scenario montano po­trebbe ripetersi tranquillamente anche nella pianura dove si trova la materna di Martignana vicino Empoli: anche in questo caso la chiusura dell’attività costringerebbe le famiglie o a rinunciare al servizio o a trasportare i propri figli in altri Comuni. Già, perché in molti centri abitati di piccole dimensioni la materna paritaria è l’unico centro educativo presente e non ha alternative.
Sono soltanto tre delle centinaia di esempi che si potrebbero fare. Sono scuole, ma anche volti, storie, famiglie reali, che rischiano di veder sparire un servizio pubblico oggi garantito anche dalle ottomila materne aderenti alla Federazione scuole materne di ispirazione cristiana (Fism) e alle centinaia di scuole elementari che aderiscono alla Fidae, la Federazione che riunisce le scuole cattoliche dalle elementari alle superiori. «Troppo spesso pensiamo alle grandi città – sottolinea Luigi Morgano, segretario nazionale della Fism –, dove l’alternativa di un’altra scuola esiste. Ma le nostre materne sono spesso sorte là dove lo Stato non ha un proprio istituto scolastico e dove magari il Comune, viste le proprie finanze, preferisce sostenere con un piccolo contributo la nostra scuola paritaria», il tutto in un’ottica non solo di sana sussidiarietà, ma anche nel principio sancito con la legge 62 del 2000, quella nota come legge sulla parità, in cui si parla di un unico sistema scolastico pubblico, a cui partecipano scuole di diversi gestori, compreso lo Stato. «E non dimentichiamo – rivendica Morgano – che il sostegno degli Enti locali nasce anche dall’apprezzamento della qualità delle nostre scuole». Un principio importante che riceve, però, dallo Stato solo 534 milioni di euro, che la Finanziaria 2009 potrebbe ri durre di un quarto. Legittimo allora domandarsi cosa accadrà alle sezioni delle materne di Trecchina, Senise, Maratea, Castelluccio Superiore, Oppido Lucano, o San Costantino Albanese in provincia di Potenza, ma anche a quelle di Bagnoli di Sopra o Rio di Ponte San Nicolò nel Padovano. O, per restare nel Nord-Est, la «San Giovanni Bosco» di Piano di Riva vicino ad Ariano Polesine, o la «San Gottardo » di Bagnolo di Po, entrambi Comune in provincia di Rovigo, dove sono presenti soltanto le sezioni di scuola materna paritaria della Fism.
«Ma anche nelle grandi città – aggiunge don Francesco Macrì, presidente nazionale della Fidae – le nostre scuole sono spesso sorte e sono ancora presenti nei quartieri periferici o popolari dei capoluoghi». Ora arriva «questo taglio indiscriminato e grande nelle proporzioni, visto il no stro punto di partenza, che è fermo da ben sei anni» ricorda il presidente Fidae. Insomma una decisione che fanno apparire lontane le parole pronunciate dal presidente Napolitano all’apertura dell’anno scolastico, quando, rammenta don Macrì, «ha auspicato che la scuola sia collocata tra le priorità per l’avvenire del Paese, tanto da meritare - sono ancora parole di Napolitano - una speciale considerazione quando si affronta il proble ma della riduzione della spesa pubblica ». Preoccupazione condivisa anche da Vincenzo Silvano, presidente della Fe derazione Opere Educative (Foe), le scuole che fanno riferimento alla Compagnia delle Opere. «Diminuire ulteriormente gli esigui fondi alle scuole paritarie – commenta – è un colpo alle famiglie che già sopportano oneri economici per garantirsi la propria libertà di scelta in campo e ducativo. Tra le scuole nostre associate circa un quarto restano aperte grazie proprio all’impegno delle famiglie che sono subentrati alle Congregazioni religiose nella gestione diretta delle scuole paritarie. Un impegno accettato e sostenuto, ma se ci saranno questi tagli per loro diventerà ancora più difficile». E alle famiglie va il pensiero anche di Luigi Morgano della Fism: «Le nostre scuole con meno fondi si troverebbero davanti al bivio: interrompere il servizio o alzare le rette, con un ulteriore aggravio di spesa». Uno scenario rifiutato pure da don Francesco Macrì della Fidae. Insom­ma ritirare quel taglio ai fondi per metterebbe ai bambini della materna

Fede e Ragione - L'evoluzione dell'universo e della vita, questione sempre aperta.

Da ilsussidiario.net, 30.10.2008 (cliccando il nostro titolo si va alla pagina del sito)

di Rafael Martínez

Tra le questioni scientifiche che l’uomo si è sempre posto, quella più ricorrente è forse la domanda sull’origine. Da dove proviene l’universo? Come esso si è evoluto? Come sorgono tutte le realtà che osserviamo, in particolare la vita e noi stessi? È anche la domanda più radicale, fino al punto che la stessa scienza avverte prima o poi, come le sue risposte, per quanto valide e necessarie, non facciano altro che aprire nuove domande.

Dal 31 ottobre al 4 novembre la Pontificia Accademia delle Scienze celebra la sua Sessione Plenaria biannuale, dal titolo Approcci scientifici sull’evoluzione dell’universo e della vita. L’argomento risulta di particolare attualità. Il 2009 sarà segnato da alcune importanti ricorrenze nella storia della conoscenza del cosmo e della vita: si celebra il quarto centenario della Astronomia nova di Johannes Kepler, con la prima formulazione moderna delle leggi cinematiche del moto planetario, e delle prime scoperte astronomiche di Galileo, realizzate grazie al cannocchiale da lui costruito, che diedero nuovo impulso all’accettazione della nuova visione copernicana del mondo. Ma nel 2009 ricorre anche il secondo centenario della nascita di Charles Darwin, insieme al 150º anniversario della pubblicazione di “L’origine delle specie”. Evoluzione dell’universo ed evoluzione della vita sono ora accomunate nella ricerca di una più profonda comprensione della realtà creata.

Nuovi dati e nuove teorie hanno notevolmente accresciuto le nostre conoscenze nei secoli da allora trascorsi. Risulta quindi sempre più necessario affrontare con uno sguardo interdisciplinare il significato delle nuove conoscenze. Questo è lo scopo dell’incontro, cioè, per dirla con le parole del suo coordinatore, il premio Nobel Werner Arber: «aggiornare le proprie conoscenze di base e trasmetterle alla società umana», consapevoli del ruolo fondamentale che esse hanno nel conformare la vita sociale. «Il sapere scientifico costituisce, insieme alla saggezza tradizionale, alla fede religiosa e ai valori dell’educazione – continua Arber, insieme al presidente dell’Accademia, il prof. Nicola Cabibbo – una parte essenziale delle conoscenze orientative che ci servono a prendere decisioni individuali e sociopolitiche».

Gli argomenti proposti per le cinque sessioni in cui l’incontro è diviso, percorreranno quest’ampio spettro, negli interventi degli accademici e degli esperti invitati. Nella prima sessione, sull’evoluzione dell’universo, interverranno, tra altri, Stephen Hawking, Martin Rees e Vera Rubin. Anche l’evoluzione della vita nell’universo sarà presa in considerazione dagli accademici, insieme a questioni di carattere più astratto, come l’emergenza della complessità e i “grandi numeri” dell'universo.

A partire da sabato l’evoluzione biologica diventerà l’argomento principale. La discussione affronterà alcune delle questioni su cui oggi il dibattito è più accesso, come il ruolo del caso nell’evoluzione. La conoscenza dei meccanismi dell’evoluzione biologica si trova oggi di fronte a molteplici strade, che attribuiscono diverso valore alle variazioni genetiche aleatorie, ai processi selettivi, ai fattori epigenetici e simbiotici, o ai fattori evolutivi dello sviluppo biologico. Una comprensione di insieme dei processi evolutivi e oggi probabilmente una delle principali priorità all’interno della biologia evolutiva.

La terza sessione affronta direttamente il problema dell’evoluzione umana. Vedrà gli interventi di Luigi Cavalli-Sforza, del premio Nobel Christian de Duve, di Francis S. Collins, direttore del Progetto Genoma, Yves Coppens e Fiorenzo Facchini. I Cardinali Martini e Cottier parteciperanno invece nella quarta sessione, sugli aspetti teologici, filosofici e sociali dell’evoluzione. Sarà un momento centrale del confronto, che permetterà considerare i problemi nodali che riguardano scienza e fede: evoluzione e creazione, piano divino ed evento casuale. Di fronte ad una prospettiva che vorrebbe ridurre il complesso fenomeno dell’origine ed evoluzione della vita ad una successione di eventi casuali senza significato, è possibile ritrovare nello stesso panorama evolutivo una realtà piena di significato, che trova appunto in Dio la fonte ultima di realtà e di senso. Sono particolarmente significativi, da questo punto di vista, i titoli di due delle relazioni proposte in questa sessione: Superare la falsa opposizione tra il caso e la creazione (Jean-Michel Maldamé), e L’essere umano: piano di Dio o strana coincidenza? (Ulrich Lüke) puntano il dito verso l’origine di molte delle incomprensioni della possibilità di conciliare scienza e fede.

L’impatto dell’attività umana sarà l’argomento generale dell’ultima sessione, che vedrà interventi su vari argomenti come l’insegnamento dell’evoluzione, Intelligent Design, e “intelligenza digitale”. Come è abituale, la Sessione plenaria prevede anche la presentazione dei nuovi membri e la commemorazione di quelli deceduti dall’ultimo incontro, e una sessione porte chiuse tra gli accademici, oltre che l’udienza con il Santo Padre. Sarà questa sicuramente una nuova occasione di riflettere su quella che appare come una delle principali preoccupazioni di Benedetto XVI: costruire un rapporto veramente armonico tra fede e ragione.

mercoledì 29 ottobre 2008

INDIA - È morto p. Bernard Digal, l’India piange un nuovo martire dell'Orissa


di Nirmala Carvalho
Il religioso era stato assalito la notte del 25 agosto da una folla di fondamentalisti indù che lo ha picchiato e abbandonato nella foresta per una notte intera. Ieri i polmoni hanno collassato ed è entrato in coma. Al suo capezzale mons. Raphael Cheenath.


Mumbai (AsiaNews) – Padre Bernard Digal è morto dopo una lenta agonia durata più di due mesi. Il religioso, picchiato in maniera brutale dai fondamentalisti indù nella notte del 25 agosto, a due mesi di distanza è deceduto questa sera alle 9.25 ora locale per le gravi ferite riportate nell’assalto.

Sabato 25 ottobre p. Digal, febbricitante, è stato ricoverato d’urgenza al St. Thomas Hospital a Chennai, nel Tamil Nadu; i medici lo hanno sottoposto a un delicato intervento chirurgico per rimuovere una macchia di sangue nel cervello, causata dalle percosse subite la notte un cui è stato attaccato. Ieri i polmoni hanno collassato ed è entrato in coma. Nella mattinata il vescovo della diocesi gli ha impartito l’unzione degli infermi; al suo capezzale è accorso anche mons. Raphael Cheenath, arcivescovo di Cuttack- Bhubaneshwar. Al religioso è stato applicato un respiratore per tenerlo in vita, ma il suo fisico non ha retto.

Lo scorso 10 settembre avevamo pubblicato un’intervista a padre Bernard Digal, rilasciata da un letto dell’Holy Spirit Hospital di Mumbai dove era stato ricoverato. Nel corso della testimonianza, egli ha raccontato ad AsiaNews la notte dell’assalto e le violenze subite. P. Bernard ha denunciato “senza acredine, ma anche senza dolcezza” la brutalità dell’assalto, in seguito al quale “per una notte intera è rimasto senza conoscenza e seminudo nella foresta, finché non è stato ritrovato dal suo autista”.

“P. Bernard Digal ha ricevuto la corona dei martiri – dice ad AsiaNews mons. Raphael Cheenath, arcivescovo di Cuttack- Bhubaneshwar. Egli è morto a causa delle violenze degli estremisti indù. Ora i cristiani di Kandhamal hanno un potente intercessore nei cieli, poiché egli continuerà il suo lavoro dalla casa celeste”.

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Un carcerato racconta la sua esperienza del Cammino di Santiago

“Per me è più di una benedizione”

di Nieves San Martín

ESTELLA, martedì, 28 ottobre 2008 (ZENIT.org).- “Dopo tutto quello che ho passato, questo per me è una benedizione e più di una benedizione, dopo cinque anni e qualcosa senza uscire”.

Ad affermarlo questo martedì a ZENIT è I.H, un giovane 27enne delle Canarie che percorre sei tappe del Cammino di Santiago in compagnia di altri undici compagni del Centro Penitenziario di Nanclares de Oca, a Vitoria (Paesi Baschi, Spagna), su iniziativa della Pastorale Penitenziaria della Diocesi di Vitoria e del sacerdote Txarly Martínez de Bujanda.

Come si fa da sette anni, un gruppo di reclusi sta percorrendo varie tappe del Cammino. Si tratta di un'attività consolidata per il suo successo.

Padre Txarly ha spiegato a ZENIT che nel 2002 lavorava con i giovani a Santiago de Compostela e dal carcere il cappellano gli propose questa attività, che si svolge in genere a ottobre. Nel mese di maggio si propone un altro pellegrinaggio da Nanclares a Santiago, e questo tragitto è stato compiuto anche da donne, passando per Álava.

L'obiettivo del progetto è rispondere al mandato costituzionale di orientare la pena che priva della libertà verso la rieducazione e il reinserimento sociale del recluso.

La scelta dei dodici carcerati della prigione di Nanclares è stata lasciata da padre Txarly ai dirigenti del centro penitenziario, che hanno proposto fino a venti nomi perché la Junta de Tratamiento ne selezionasse dodici.

Incidenti? “Quasi mai – ha affermato il sacerdote –, ma che caso, se qualche volta viene il direttore ci sono piccoli problemi, ma senza importanza, come il fatto di non pranzare, di intrattenersi a fare compere, ma alla fine della tappa sono lì ad aspettarci e hanno avvisato l'hotel che stiamo arrivando!”. Nulla che sia usuale nei gruppi di pellegrini o di turisti.

Naturalmente al sacerdote viene la pelle d'oca quando avviene, ma alla fine tutto si risolve in una risata. E' il rischio della libertà.

I.H. è felice. “Sono molto orgoglioso di venire dalle Canarie e di vedere tutto questo: la natura, tutto... stiamo iniziando, lo consiglio a tutti i giovani, si conosce altra gente...”.

“Ti è servito anche per la tua anima?”. “Sì, molto – riconosce –, dopo tutto quello che ho passato, questo per me è una benedizione e più di una benedizione, dopo cinque anni e qualcosa senza uscire”.

A I.H mancano solo 73 giorni per tornare nelle Canarie e rivedere i figli, i genitori e i nonni.

L'iniziativa cerca di raggiungere il suo obiettivo mettendo a disposizione dei carcerati le risorse necessarie per superare gli aspetti della loro personalità e del loro ambiente sociale e familiare che li hanno portati a contravvenire alle regole, e preparare il ritorno alla vita in libertà.

“Per questo abbiamo bisogno che vivano esperienze positive in quanto a valori, forme di relazione pro-sociale e l'imparare a rispettare le norme che reggono ogni collettività. Crediamo fermamente che questo progetto promuova tutto ciò che è stato descritto e puntiamo sul cambiamento di quegli aspetti negativi che li hanno portati a delinquere”, sottolineano i responsabili della Pastorale Penitenziaria della Diocesi di Vitoria.

Il progetto equipara la tappa del carcere a “iniziare un cammino”, la cui meta è preparare il successivo rientro nella società. Per questo, si è scelto di percorrere alcune tappe del Cammino di Santiago.

I destinatari del progetto sono reclusi in secondo grado di trattamento (regime ordinario). La partecipazione all'attività è volontaria.

Altri obiettivi sono promuovere valori positivi, rafforzare le relazioni interpersonali in un ambiente diverso dal penitenziario, migliorare le capacità sociali, potenziare il rispetto di se stessi (autostima) e del gruppo (coesione), osservazione e conoscenza in modo più approfondito dei problemi specifici dei reclusi, promuovere la conoscenza dell'ambiente culturale e artistico delle zone che si visitano, migliorare le capacità fisiche e potenziare abitudini salutari (miglioramento della salute attraverso lo sport), convivenza tra reclusi e personale.

Dal 27 ottobre al 1° novembre partecipano a questa esperienza, oltre ai dodici reclusi, il cappellano del centro, vari volontari della Pastorale Penitenziaria e membri dell'Équipe di Trattamento. L'associazione Gizabidea collabora all'esperienza con due camion di sostegno per le tappe. In ciascuna delle città del Cammino si realizzano visite a luoghi di rilievo culturale e storico.

Le tappe sono così organizzate: il 27 ottobre da Lorca a Estella (10 km), il 28 da Estella a Los Arcos (21 km), il 29 da Los Arcos a Viana (20 km), il 30 da Viana a Navarrete (23 km), il 31 da Navarrete ad Azofra (21 km), il 1° da Azofra a Santo Domingo (16 km). Il ritorno avverrà poi in autobus.

In totale si tratta di circa 100 chilometri, un dono per chi finora ha avuto la prospettiva di cento passi, avanti e indietro, vedendo sempre gli stessi volti, in un cortile di fronte al muro di una libertà sognata.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]

La scure della Gelmini sulle scuole private

Chesterton, Belloc e padre Vincent McNabb erano convinti distributisti, ed uno dei capisaldi del distributismo è proprio la libertà di educazione.

Il ministro Gelmini, nel famoso decreto di cui oggi tutti parlano, ha fatto diverse cose giuste ma una grossa l'ha fatta: sta tagliando anche i fondi (in realtà già scarsissimi) per le scuole paritarie. Pochi se ne erano accorti. E' molto grave.

Permetteteci di dire: mai deleghe in bianco. Eccovi l'articolo lucidissimo come sempre di Giorgio Vittadini su Il Riformista di ieri.

Una certa mitologia ideologica che sta alimentando lo sciopero del 30 e che viene ad arte replicata nelle manifestazioni degli studenti, afferma che i tagli alla scuola pubblica sono fatti per finanziare la scuola privata. Ma non è così. Nel “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2009 e il bilancio pluriennale per il triennio 2009-2011” la voce complessiva riguardo l’istruzione è aumenta di 656milioni di euro: all’istruzione primaria andranno oltre 242milioni di euro in più, all’istruzione secondaria di primo grado 228milioni di euro in più, all’istruzione secondaria di secondo grado 395milioni di euro in più. Invece, il capitolo di bilancio riguardo l’istituzione scolastica non statale passa dai 535milioni e 318mila euro del 2008 ai 401milioni e 924mila euro per le previsioni del 2009, ovvero 133milioni e 393mila euro in meno. Inoltre, la voce “istruzione non statale” prevede per il 2010 una cifra pari a 406milioni e 121mila euro e per il 2011 la cifra di 312milioni e 410mila euro.

C’è da precisare inoltre che la riduzione non riguarda le scuole medie e superiori, ma la scuola materna e la scuola elementare, livelli di scuola che hanno sempre ricevuto fondi statali. Sono scuole gestite da ordini religiosi o cooperative di famiglie, situate nei quartieri periferici e nei paesi a cui molte famiglie “del popolo”, spesso poco abbienti, mandano i figli perché sanno che vengono assicurati nello stesso tempo un’educazione ricca di ideali ed un alta qualità di insegnamento. Accolgono infatti ben 531.258 bambini su 1.652.689 della scuola dell’infanzia e 196.776 su 2.820.150 bambini della scuola primaria. Determinate è il loro contributo al buon livello qualitativo raggiunto dalla scuole materne ed elementari italiane, sancito dalle inchieste internazionali.

Tuttavia, alla faccia della parità giuridica sancita dal ministro Berlinguer, non solo non si mette in programma di garantire l’effettiva libertà delle famiglie di scegliere le scuole paritarie attraverso detrazioni e deduzioni fiscali, ma le si vuole affossare definitivamente attraverso questi tagli di fondi che costringeranno le scuole ad aumentare le rette aggravando ulteriormente la situazione delle famiglie o addirittura a chiudere.

La legge 133/08 impone di ridurre il debito pubblico nazionale senza ricorrere all’aumento della pressione fiscale, rispettando così gli accordi internazionali e quindi i tagli anche per il comparto dell’istruzione sono inevitabili. Tuttavia, ogni ministero può decidere liberamente come effettuare i tagli ed è quindi ancora possibile correggere questa scelta, tanto più che il taglio medio imposto dal Ministero del tesoro a ogni ministero è del 10%, mentre i tagli previsti per la scuola libera sono del 25-30%! Per questo 40 deputati della maggioranza hanno firmato un emendamento che propone di effettuare riduzioni di spesa del Ministero della pubblica istruzione in settori meno strategici. Sono pronti a votarlo anche molti deputati dell’opposizione, consci che si tratta di battaglia bipartisan di tante famiglie per la difesa della “biodiversità” della scuola italiana. Chi, sia nel mondo cattolico che in quello laico, si astiene dal prendere posizione, sia conscio di collaborare all’ulteriore desertificazione della scuola italiana, per il male di tutti.

Giorgio Vittadini

Da Il Riformista, 28 ottobre 2008