martedì 30 ottobre 2007

Chesterton è attuale - 13



Da Il Velino.

L'articolo, che riguarda Salvador Allende, presidente socialista del Cile degli anni '70, si apre addirittura con una citazione del caro nostro Gilbert:

“È più facile morire in battaglia che dire la verità in politica”. Con questa massima di Gilbert Keith Chesterton, uno degli scrittori inglesi che conobbe le difficoltà della piccola editoria inglese, si apre il volume del germanista e docente di filosofia Victor Farìas Salvatore Allende. La fine di un mito (Medusa), uno dei libri più controcorrente dell’ultimo decennio".

Io forse mi ripeterò, ma Chesterton è sempre il più grande. Non abbiamo ancora scoperto abbastanza della sua grandezza.

Cliccate il nostro titolo, andrete all'articolo.

Luca Volontè e... il suo Furore!

E' uscito questo interessantissimo libro, casa editrice Aliberti www.alibertieditore.it, che mi permetto di segnalarvi per due validissimi ordini di motivi:
1) è una bella ed utile sintesi di due anni e mezzo di attacchi frontali alla Chiesa Cattolica, oltre che di accesi confronti su tanti argomenti. Dalla morte di Giovanni Paolo II, al referendum sulla legge 40, le minacce a Bagnasco, il Family Day (Luca c'era, lo abbiamo visto in maniche di camicia con il popolo, e questo gli fa onore... abbiamo sudato molto quel giorno...) e tanto altro. E' interessante perché svolge una prima funzione: quello di mettere insieme i tanti fatti, forti e ravvicinati nel tempo, che testimoniano l'esistenza di questo furore laicista e giacobino. Poi perché li narra, li rappresenta con occhi "nostri".
2) è giusto che la segnali perché Luca Volontè è chestertoniano a tutti gli effetti, e allora invito tutti a fare altrettanto, iscrivendosi alla nostra beneamata Società, visto che -come vedete- fa bene alla salute...

Il Papa e i farmacisti.

Ieri il Santo Padre ha fatto un bel discorso ai farmacisti cattolici, e ha ribadito che pure loro sono tenuti a rispettare le leggi della Chiesa sulla morale, e che hanno diritto di obiettare. Ha fatto anche un chiaro riferimento alla pillola del giorno dopo.
Il discorso vale la pena di essere letto. Cliccando il nostro titolo si viene rimandati alla buona sintesi che ne fa l'amico Andrea Tornielli su Il Giornale di oggi.

Devo dire che spesso, negli ultimi anni, mi sono trovato a parlare con certi medici e farmacisti che facevano dei distinguo circa quello che dice la scienza e quello che dice "la morale" (virgoletto perché spesso si fa riferimento alla morale come si fa riferimento all'amore, alla libertà, alla giustizia e alla pace, cioè parlando di una cosa e intendendone un'altra; per fare qualche esempio: amore=sesso, libertà=faccio quello che mi pare...), tirando poi la conclusione che se vuoi essere un buon medico o un buon farmacista, il primato ce l'ha sempre la Scienza. Attenzione: la Scienza, non la scienza, che già sarebbe qualcosina di meglio, seppure...

Ecco, questo discorso secondo me casca a fagiolo. Non ce l'ho con le categorie sanitarie (si può dire altrettanto a tutti i professionisti...), ma con la strana idea per cui la Scienza (?) è la panacea di tutti mali del mondo e che in fondo far prevalere il proprio approccio religioso su
quello tecnico è profondamente sbagliato, "medioevale", eccetera...

Grazie, Papa.

lunedì 29 ottobre 2007

Sulle beatificazione di questi giorni

Dall'agenzia Zenit

Al termine della beatificazione di 498 martiri della persecuzione religiosa avvenuta in Spagna negli anni Trenta del secolo scorso, Benedetto XVI ha presentato la lezione che lasciano al mondo di oggi: “la misericordia, la riconciliazione e la convivenza pacifica”.
L’allocuzione del Papa in occasione della preghiera mariana dell’Angelus è stata il fiore all’occhiello della celebrazione, svoltasi in piazza San Pietro in Vaticano, alla quale hanno partecipato circa 50.000 pellegrini e presieduta, a suo nome, dal Cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi.
Rendiamo grazie a Dio per il grande dono di questi eroici testimoni della fede che, mossi esclusivamente dal loro amore per Cristo, hanno pagato con il sangue la loro fedeltà a Lui e alla sua Chiesa”, ha riconosciuto il Pontefice parlando in spagnolo dalla finestra del suo studio al termine della beatificazione del più alto numero di martiri della storia.
Si tratta di uomini e donne, laici, religiose, religiosi e sacerdoti assassinati nel 1934, durante la Seconda Repubblica Spagnola, e tra il 1936 e il 1939, negli anni della Guerra Civile.
Con la loro testimonianza illuminano il nostro cammino spirituale verso la santità, e ci esortano a dedicare la nostra vita come offerta d’amore a Dio e ai fratelli”, ha spiegato Benedetto XVI nella sua allocuzione.
Allo stesso tempo, con le loro parole e i gesti di perdono verso i loro persecutori, ci spingono a lavorare instancabilmente per la misericordia, la riconciliazione e la convivenza pacifica”, ha aggiunto.
La fecondità del loro martirio produca abbondanti frutti di vita cristiana nei fedeli e nelle famiglie; il loro sangue versato sia seme di numerose e sante vocazioni sacerdotali, religiose e missionarie”, ha auspicato.
Il Papa ha ricordato che in questo mese di ottobre la Chiesa ha proclamato altri beati martiri, come nel caso di Franz Jägerstätter, contadino austriaco che sfidò Adolf Hitler, elevato alla gloria degli altari il 26 ottobre nella cattedrale di Linz (Austria).
Il 20 ottobre è stata beatificata nella piazza della cattedrale di Tubarão (Brasile) Albertina Berkenbrock, nata nel 1919 e martirizzata a dodici anni perché aveva voluto preservare la sua purezza e la sua verginità.
Il giorno dopo, sempre in terra brasiliana, sono stati beatificati Manuel Gómez González, sacerdote diocesano spagnolo, e il suo accolito, il giovanissimo laico brasiliano Adílio Daronch, entrambi martirizzati da un gruppo di soldati anticlericali il 21 maggio 1924 vicino a Nonai.
“Il loro esempio sta a testimoniare che il Battesimo impegna i cristiani a partecipare con coraggio alla diffusione del Regno di Dio, cooperandovi se necessario col sacrificio della stessa vita”, ha spiegato il Papa.
Non tutti, certo, sono chiamati al martirio cruento. C’è però un ‘martirio’ incruento, che non è meno significativo”, ha aggiunto, ricordando che sabato è stata beatificata nella basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma, la polacca Celina Chludzińska Borzęcka (1833-1913), moglie, madre di quattro figli, vedova, fondatrice della Congregazione delle Suore della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, dedita all’educazione cristiana delle ragazze povere.
È la testimonianza silenziosa ed eroica di tanti cristiani che vivono il Vangelo senza compromessi, compiendo il loro dovere e dedicandosi generosamente al servizio dei poveri”, ha affermato il Papa.
Questo martirio della vita ordinaria è una testimonianza quanto mai importante nelle società secolarizzate del nostro tempo”.
E’ la pacifica battaglia dell’amore che ogni cristiano deve instancabilmente combattere; la corsa per diffondere il Vangelo che ci impegna sino alla morte”, ha aggiunto.

giovedì 25 ottobre 2007

Un altro piccolo Chesterton

Vi segnaliamo che è uscito L'ammiraglio alla deriva, esempio di scrittura collettiva, riproposto da Mondadori nella collana dedicata ai  Classici del Giallo.

E' un giallo particolare: tredici grandi giallisti, da Agatha Christie a G.K. Chesterton, da Antony Berkeley a Dorothy Sayers a Freeman Wills Crofts, come in una staffetta, hanno costruito la trama del racconto, un capitolo ciascuno. C'è anche mons. Ronald Knox, e tutti gli autori sono membri del Detection Club. Vi daremo altre notizie su questa gang molto simpatica.




Il giorno è venuto!


Cari amici,
grazie alla segnalazione di Orthodox, un nostro lettore non meglio identificato, vi comunico che la Mondadori ha pubblicato questo libro mai pubblicato in Italia del Nostro Eroe!
Dicevano (e dicono...) gli irredentisti irlandesi: Thiocfaid ar la, che significa Il giorno (della vittoria) verrà!

Sono contento che qualcuno stia ripubblicando Gilbert. Per serietà non posso dirvi altro, ma tra poco avrete delle novità, se tutto andrà per il verso giusto!

Cliccando il nostro titolo si viene rimandati al sito di Thriller Magazine che segnala la pubblicazione con una brevissima recensione. Il volume non è ancora reperibile sui canali internet, ma Orthodox ci dice di averlo visto al supermercato... quindi è vero!

Grazie a Orthodox, annunciatore di un grande ritorno!

mercoledì 24 ottobre 2007

Culle vuote, aborto ed eutanasia ci negano il futuro.


"Nessuno può arrogarsi il diritto di decidere quando una vita non merita più di essere vissuta". È il monito che arriva dalla Cei, contenuto nel Messaggio per la 30^ Giornata nazionale per la vita che si celebrerà il 3 febbraio. "Servire la vita - scandiscono i vescovi - significa non metterla a repentaglio sul posto di lavoro e sulla strada e amarla anche quando è scomoda e dolorosa, perché una vita è sempre e comunque degna in quanto tale. Ciò vale anche per chi è gravemente ammalato, per chi è anziano o a poco a poco perde lucidità e capacità fisiche".

Da Il Giornale di oggi.

Cliccando il titolo si può leggere l'articolo.

Nella foto il cardinale designato mons. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana

Non ho parole - 2

Stamattina è veramente un'esperienza eloquente sfogliare su internet il Corriere, che -ripeto- sapevamo più serio. Stavolta non metto il link, non voglio più fare involontariamente pubblicità a questa gente.

Hanno messo su un bell'articolo di cronaca sulla campagna pubblicitaria antidiscriminazione fatta dalla Regione Toscana pubblicando una foto dove si vede un bel bimbetto appena nato in ospedale con al polso una fascetta con su scritto "homosexual".

Credo che sia una cosa ridicola far credere al mondo che si nasca omosessuali, perché non è vero, perché anche la scienza lo nega.

Ha ragione il capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volontè, amico e chestertoniano, che giustamente giudica il manifesto raccapricciante: «Strumentalizzare i neonati per far credere che le pulsioni omosessuali siano una caratteristica innata — dice — è un atto fuorviante e vergognoso sotto il profilo scientifico e sociale».

Per la cronaca anni fa avevano messo in giro una ricerca, che più falsa non si poteva, con la quale volevano dimostrare che omosessuali si nasce (e, guardate, c'è tanta gente che lo crede a forza di sentire questi discorsi di scienziati-da-bar di cui è stracolma la televisione, i magazine che non filtrano niente e pubblicano tutto in barba alla deontologia professionale giornalistica...).

L'amico Bruto Maria Bruti, tostissimo medico e psicologo, l'ha smontata pezzo per pezzo in un articolo che trovate cliccando il nostro titolo.

Sempre dell'amico Bruto trovate altre cose interessanti sull'omosessualità sempre nel sito www.alleanzacattolica.org.

Sempre su Padre Pio, dal blog di Tornielli.

Con maggiore pacatezza e rigore giornalistico l'amico Andrea Tornielli dice le stesse cose che ho detto nel post precedente.

Cliccate il nostro titolo e si va al post in questione nel blog di Tornielli.

Sono contento che qualcuno queste cose le dica e non taccia.

Non ho parole.

L'ennesima bufala su Padre Pio.
Cliccando il titolo, si viene rimandati al sito del Corriere, che sapevamo un po' più serio ma che si sta allineando agli stereotipi dell'anticlericalismo di fine '800, in cui si parla della storia ritirata fuori da Sergio Luzzatto secondo il quale le stimmate di San Pio da Pietrelcina sarebbero state provocate con l'acido fenico.
La tesi fu sbugiardata vivente padre Pio, al quale furono "sigillate" le mani con tanto di bolli, sigilli e quant'altro.
Non mi dilungo.
Pur di vendere qualche copia in più si direbbe anche che Cristo è morto di freddo, pur essendo il padrone della legna... ma d'altronde Dan Brown ha fatto scuola a tutti come fare qualche soldo. 

venerdì 19 ottobre 2007

Ancora su mons. Ronald Knox




Non ci crederete, cari amici, ma in Italia si pubblica Ronald Knox! Eccovene la prova. Un giallo, Orme sul ponte, pubblicato dall'editore Polillo. Molto interessante.

Cliccando qui troverete la pagina del sito dell'editore con un breve schizzo della trama del libro qui sopra.

Di Knox abbiamo pure trovato questa citazione che segue:

È molto stupido che la civiltà moderna abbia smesso di credere nel diavolo, quando il diavolo è l’unica spiegazione della civiltà moderna”.

Non era stupido, la buon'anima.

giovedì 18 ottobre 2007

Ancora sul caso Englaro

Cliccando il titolo trovate un giudizio di Eugenia Roccella uscito su Il Giornale di ieri.
La Roccella paventa giustamente un altro caso Terry Schiavo.
Ringrazio il Forum delle Famiglie per il buon servizio di rassegna stampa che fa.

Leggere.

Non so com'è, ma lui aveva sempre ragione...

"Se c'è qualcosa di peggio dell'odierno indebolirsi dei grandi principi morali è l'odierno irrigidirsi dei piccoli principi morali".

(G. K. Chesterton, Tremendous Trifles)

Dichiarazioni sul caso Englaro.

"E' una sentenza inaccettabile. Non si possono avallare testimonianze orali di pazienti in coma. Bisogna dare le stesse garanzie che il Codice Civile assicura al testamento patrimoniale. Il coma irreversibile è una condizione impossibile da accertare. Si profila un altro caso Terry Schiavo": questa è la dichiarazione di Francesco D'Agostino, docente di Filosofia del diritto ed ex presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, cattolico, a proposito della sentenza della Corte di Cassazione sul caso di Eluana Englaro, che riapre il dibattito sul tema dell'eutanasia e -secondo me- la porta all'eutanasia stessa.

"Noi Vescovi ribadiamo la difesa della vita fino alla sua naturale conclusione, e il riconoscimento dell'idratazione indotta come diritto della persona alla vita e non come accanimento terapeutico" dice mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana.

Metto queste dichiarazioni perché di quelle pro eutanasia sono stracolmi i giornali a caratteri cubitali, e questo fa veramente vomitare.

Invito tutti a riflettere su una circostanza: siamo arrivati al punto che bisogna che un vescovo dica agli italiani che dare acqua e cibo a una persona non è curare, ma nutrire, far vivere, e che acqua e cibo non sono medicine ma nutrimento.
Aveva ragione Chesterton quando in "Eretici" diceva che spade verranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate, o che due più due fa quattro...

martedì 16 ottobre 2007

La storia di Eluana Englaro. Ecco un altro inconsapevole strumento della campagna pro eutanasia.

Ci sarà un nuovo processo sul caso di Eluana Englaro, la giovane in coma dal 1992 a seguito di un incidente stradale. La I Sezione civile della Corte di Cassazione, presieduta da Maria Gabriella Luccioli, e composta dal relatore Alberto Giusti, dai consiglieri Massimo Bonomo, Paolo Giuliani e Maria Rosaria San Giorgio, ha deciso che "il giudice può, su istanza del tutore, autorizzarne l’interruzione soltanto, dovendo altrimenti prevalere il diritto alla vita, in presenza di due circostanze concorrenti: a) la condizione di stato vegetativo del paziente sia apprezzata clinicamente come irreversibile, senza alcuna sia pur minima possibilità, secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti, di recupero della coscienza e della capacità di percezione; b) sia univocamente accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai suoi convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che ne orientavano i comportamenti e le decisioni che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento".

I giudici hanno infatti annullato con rinvio il decreto con cui la Corte d’appello di Milano, nel dicembre 2006, aveva respinto la richiesta del padre di Eluana di interrompere l’alimentazione artificiale che tiene in vita la ragazza. Il provvedimento dei giudici milanesi, per la Cassazione "ha omesso di ricostruire la presunta volontà" della paziente, nonchè "di dare rilievo ai desideri da lei precedentemente espressi, alla sua personalità, al suo stile di vita e ai suoi più intimi convincimenti".

Il giudice, si legge nella sentenza, può autorizzare il distacco della spina di un apparecchio che tiene in vita un paziente in coma quando "tale istanza sia realmente espressiva, in base a elementi di prova chiari, concordanti e convincenti, della voce del rappresentato, tratta dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l’idea stessa di dignità della persona", e quando "la condizione di stato vegetativo sia, in base a un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre che la persona abbia la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno a una percezione del mondo esterno".

L’avvocato Vittorio Angiolini, difensore della famiglia di Eluana, non esclude che l’accoglimento del ricorso possa in futuro aprire nuovi spiragli per arrivare al distacco del sondino che tiene ancora in vita Eluana. "Tuttavia - avverte il legale - bisogna vedere se questo principio nuovo possa essere applicato anche al caso di Eluana. La mia sensazione è che i presupposti ci siano tutti, anche alla luce di quello che sosteneva la Corte d’appello che riteneva che nel caso in cui bisogna salvare una vita non si deve accertare altro. Ebbene, su questo punto la Cassazione smentisce i colleghi di merito".

Non esistono "criteri precisi per accertare con sicurezza quando si è in presenza di uno stato vegetativo irreversibile". Lo afferma Vincenzo Carpino, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi).

"Noi vescovi ribadiamo la difesa della vita fino alla sua naturale conclusione e il riconoscimento dell’idratazione indotta come diritto della persona alla vita e non come accanimento terapeutico". Così il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, ha risposto a chi gli chiedeva come la Chiesa valuti il caso di Eluana Englaro, la ragazza di Lecco in coma da tredici anni dopo un incidente stradale, sul cui caso si è espressa oggi la Cassazione disponendo un nuovo processo. "Non vorrei entrare nel caso specifico - ha commentato mons. Betori - ma noi vescovi ribadiamo la difesa della vita sempre".

"Non staccate il sondino nasogastrico" che tiene in vita in stato neurovegetativo irreversibile Eluana Englaro, la ragazza di Lecco che da 15 anni, 9 mesi e 16 giorni e' in coma dopo un incidente stradale. Questo tipo di trattamento infatti, "non rientra nei casi di accanimento terapeutico". Ecco perche' il sostituto procuratore generale della Cassazione, Giacomo Caliendo, ha chiesto ai giudici della prima sezione civile di rigettare il ricorso presentato dal papa' di Eluana contro il decreto della Corte d'appello di Milano del dicembre del 2006.
In sostanza il pg, nel chiedere il rigetto del ricorso, ha sottolineato che dal momento che "la vita e' un valore supremo tutelato dalla Costituzione, la decisione di come vivere o di come morire va lasciato al diretto interessato e non puo' essere gestito da altri". Anche se, ha affermato la pubblica accusa della Cassazione, "il trattamento cui e' sottoposta Eluana e' invasivo, non c'e' il consenso della ragazza", e quindi nessun altro puo' arrogarsi il diritto di decidere di staccare il sondino che ancora la tiene in vita.
Il sostituto procuratore generale Caliendo ha rilevato che "il trattamento al quale e' sottoposta Eluana è difficile qualificarlo come trattamento sanitario, in quanto si tratta soltanto della somministrazione del nutrimento".
"Chiedo il rigetto del ricorso avanzato dal padre e dalla curatrice della ragazza - ha proseguito Caliendo - perche' il nostro ordinamento tutela piu' di ogni altra cosa, il valore supremo rappresentato dal bene della vita, ancor piu' del valore della dignita' umana: la decisione se vivere e morire e come vivere e morire, deve essere lasciata alle persone direttamente interessate e non ad altri". Il pg ha ricordato che nulla si sa della volontà di Eluana a proposito del trattamento di alimentazione artificiale al quale è sottoposta, "che è certamente invasivo, ma non può essere considerato un trattamento terapeutico in senso stretto". In poche parole, ad avviso del rappresentante della Procura del Palazzaccio, le testimonianze rese dinanzi alla Corte d'Appello di Milano dalle amiche di Eluana sulla volontà della ragazza di non continuare a vivere nelle sue condizioni, non sono "né rilevanti né attuali in quanto non riguardano il consenso di Eluana all'alimentazione col sondino". A margine della sua requisitoria, Caliendo si e' poi lasciato andare ad alcune considerazioni, ad esempio - si e' domandato problematicamente - "Se venisse staccato il sondino, la ragazza sarebbe lasciata morire tra dolori atroci, a meno che non le fossero somministrate delle medicine, ma allora ci sarebbe forse un nuovo accanimento".

Il problema vero è che qui si sta costruendo mediaticamente una cultura che porti ad un consenso diffuso sull'argomento del testamento biologico (il cavallo di Troia dell'eutanasia) e poi sull'eutanasia stessa.

Questa è la sola granitica certezza di fronte a tutto questo. Avvoltoi di vario genere (non parlo ovviamente dei genitori e congiunti di questa povera ragazza, sconvolti dal dolore di una vita che essi giudicano non-vita, -dico tranquillamente- sbagliando) girano intorno a questa poveretta per farne strame nel peggiore dei modi.

lunedì 15 ottobre 2007

L’UNICEF FINANZIA UNA CAMPAGNA GLOBALE PER L’ABORTO SICURO

La denominazione è paradossalmente “agisci ora per le donne e i bambini

Leggiamo su 32, il bollettino del Movimento per la Vita, questa folle notizia.

"Una nuova iniziativa globale, che include un invito a legalizzare l’aborto, è stata lanciata a New da diverse agenzie dell’Onu e Ong. Tra i patrocinatori dell’iniziativa – denominata paradossalmente Deliver now for women and children (Agisci ora per donne e bambini) – c’è anche il Fondo delle Nazioni Unite per i bambini (Unicef), che ufficialmente continua a negare ogni proprio sostegno all’aborto sotto qualsiasi forma esso sia.
Presentata come una campagna facente parte dei Millennium development goals (gli Obiettivi del Millennio decisi dall’Onu nel 2000) per sensibilizzare sulla salute delle donne e dei bambini, il programma di “Deliver Now” prevede tra l’altro un invito all’ “aborto sicuro”, che è sinonimo di aborto legale. La campagna è coordinata dalla Partnership for maternal, newborn & child health, diretta da Kul Gautam, vice direttore esecutivo dell’Unicef e assistente del Segretario generale dell’Onu, e i cui membri comprendono tra gli altri: la Fondazione Bill & Melinda Gates, la International planned parenthood federation (IPPF), le agenzie per lo sviluppo di Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Bangladesh, nonché OMS e UNFPA.
Il sito web di Deliver Now presenta questa durissimo slogan: “Oltre 10milioni di morti l’anno. Troppe per poterle ignorare”. Questa enorme cifra è la sintesi di due dati: il numero di donne morte per cause legate alla maternità, una cifra (altamente sospetta) che diverse agenzie dell’Onu fissano a 500mila e il numero di bambini morti ogni anno per qualsiasi causa, all’incirca 10 milioni. Insomma per evitare i 10 milioni di bambini morti dopo la nascita se ne programma la morte di centinaia di milioni prima della nascita".

Ad Ancona si parlerà di Chesterton, Guareschi e altri.

Il Centro studi Oriente Occidente di Ancona organizza dal 17 al 25 ottobre 2007 una serie di conversazioni dal titolo: “XX secolo: Incontri per capire – Perché non tutto è permesso”.
I vari appuntamenti si terranno nella Sala del Rettorato dell’Università di Ancona.

Ci permettiamo di segnalare in particolare il 24 ottobre alle 16.30 l'amico Alessandro Gnocchi, saggista e scrittore, che parlerà di “Dio e Guareschi” e, insieme a Mario Palmaro, saggista, scrittore, di “Laicità e laicismo: istruzioni ai cattolici ‘infanti’ per sopravvivere nella confusione regnante fra i credenti del XX secolo”.
L’ultimo appuntamento sarà il 25 ottobre alle 16.30 con il giornalista e saggista Marco Respinti e Claudio Siniscalchi, giornalista, critico cinematografico, saggista, che parleranno di “Benson, Chesterton e Lewis: sorpresi dalla gioia” mentre Siniscalchi interverrà su “Il Dio di Hollywood e la New Age cinematografica”.

venerdì 12 ottobre 2007

Chesterton è attuale - 13

Nel sito di Repubblica oggi compare la recensione di alcuni libri, a firma di Dario Olivero.
Di uno si dice quel che segue:

Disse G. K. Chesterton: "I poeti non impazziscono, i giocatori di scacchi sì". Partiamo da qui per affrontare questo esperimento sociale creato da Michael Chabon nel suo Il sindacato dei poliziotti Yiddish (tr. it. M. Colombo, Rizzoli, 19 euro). Il protagonista è un agente di polizia che ha un problema con gli scacchi come suo padre prima di lui“.

Grande Gilbert.

I Martiri Spagnoli beatificati. Vedremo se se ne potrà parlare.

Domenica 28 Ottobre 2007 alle ore 10.00 in Piazza San Pietro Papa Benedetto XVI beatificherà 498 Martiri della Guerra di Spagna del 1936-1939.

Vedremo se se ne potrà parlare o se si dovrà ripetere la solita vulgata manichea e finta secondo la quale i compagni erano tutti buoni e bravi (salvo fare una carneficina di cattolici, in particolare di vescovi, preti e monache) e i franchisti tutti sporchi e bastardi. Basti tra tutti questo motto, pronunciato da un insospettabile: "Nessuno che abbia insieme buona fede e buone informazioni può negare gli orrori di quella persecuzione: per anni bastò il solo fatto di essere cattolico per meritare la pena di morte, inflitta spesso nei modi più atroci" (Salvador De Madariaga, che pur parteggiava per i rebubblicani).

Sta di fatto che il Papa beatificherà 498 persone che sono state uccise in odium fidei, cioè in odio alla fede, la Fede, quella cattolica. Ci metterà davanti 498 esempi da seguire e amici da invocare, qualora non bastassero quelli che già abbiamo.

Va detto per precisione ed esaustività che non sono i primi martiri di quella guerra che vengono beatificati. Con questi nuovi beati si avvicinano già ai mille (per l’esattezza 977, tra cui 11 santi). E che questa è la beatificazione più massiccia della storia della Chiesa: quattrocentonovantotto in un solo colpo. Padre Juan Antonio Martínez Camino, Segretario generale della Conferenza Episcopale Spagnola, ha spiegato a Zenit che “una beatificazione così numerosa non è stata preparata per coltivare alcuna megalomania. La cerimonia e la festa saranno grandi perché grande è la pagina della storia della Chiesa in Spagna che in esse si riflette”.“La persecuzione religiosa degli anni Trenta del XX secolo ha caratteristiche proprie in Spagna, ma non è un caso isolato né originale spagnolo. Si inserisce nella grande persecuzione subita dai cristiani di tutte le confessioni nel XX secolo nel mondo e, in particolare, in Europa”, ha chiarito.

La Chiesa non cerca colpevoli quando beatifica i suoi martiri" -ha continuato padre Martìnez Camino- "Cerca solo la gloria di Dio e il bene degli uomini. Cerca di promuovere la causa di Gesù Cristo, che è la causa dell’essere umano”.

Va bene così. Il Papa non si pone il problema se questo è politicamente corretto. Non dovremmo porcelo neppure noi.

Per la cronaca: volevo mettere una foto degli eccidi di cattolici che vennero fatti in quell'epoca ad opera dei repubblicani, ma internet è talmente politicamente corretto che non se ne trova una...

giovedì 11 ottobre 2007

Chesterton è attuale - 12

Sfuggito inspiegabilmente ai nostri chesterton-hounds, cani dai sottilissimi sensi che colgono odore, sapore, riflessi, ciccia e rumore di chestertonismo, vi segnaliamo questo bell'articolo uscito su Tempi dello scorso 30 agosto 2007.

Berlicche parla dei "dubbi" di Madre Teresa e usa anzi bestemmia Chesterton, ma guardate come...

Mio caro Malacoda, ho apprezzato l'entusiasmo con cui ti sei buttato sulle lettere di Madre Teresa di Calcutta in cui confessava la sua "notte oscura", consigliando giornalisti a destra e a manca per un adeguato sfruttamento delle medesime ai fini della nostra causa. Ma ti devo correggere. Primo perché l'entusiasmo non è sentimento che un diavolo possa permettersi (è cosa che ha a che fare con il calore per Dio, mentre noi dobbiamo mantenerci freddi), secondo perché l'argomento della "notte oscura" è per noi controproducente. Perché tu lo capisca ti invito a leggere questa pagina di quel maledetto convertito inglese che ci ha procurato tanti problemi, Chesterton.

Il seguito lo trovate cliccando il titolo dell'articolo.
Bello. Grazie a... "Berlicche". Chesterton è sempre più attuale.

Torniamo a pubblicare Chesterton, editori svegli e intelligenti!

Mons. Ronald Knox, Il giallista anglicano che si innamorò della Messa in latino.


Figlio di un vescovo della Chiesa inglese e nipote di altri due, si fece prete cattolico per difendere il cristianesimo dalla deriva progressista. A cinquant'anni dalla morte, un bel ritratto di monsignor Ronald Knox, un uomo legato a doppio anzi a triplo filo al nostro carissimo Gilbert.

Lo firma il caro amico Bobo Persico, inossidabile chestertoniano, dalle colonne del settimanale Tempi.

Voglio ringraziare pubblicamente il caro Bobo, perché, come pure altri amici, ci regala occasioni per conoscere meglio gli uomini che hanno resa nota con particolare forza la ragionevolezza del cristianesimo.

Lo leggerete con grande profitto.

L'articolo si trova qui, o comunque nel sito di Tempi, www.tempi.it.

Devo pure segnalare che esiste la Ronald Knox Society, e questo è il suo sito:

www.ronaldknoxsociety.com.

mercoledì 10 ottobre 2007

Saranno beatificati a Nagasaki i 188 martiri cattolici.


La storia poco nota ma eroicissima dei martiri cattolici di Nagasaki. Finalmente la beatificazione. La notizia dall'agenzia Zenit.

TOKYO/ROMA, martedì, 9 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Si terrà a Nagasaki, il 24 novembre prossimo, la beatificazione dei 188 martiri giapponesi uccisi nella prima metà del XVII secolo a causa della loro fede cattolica. Lo ha annunciato il Segretario generale della Conferenza episcopale giapponese, padre Manyo Maeda, che ha letto la lettera inviata dalla Santa Sede al Presidente dell'espicopato e Vescovo di Tokyo, monsignor Takeo Okada, secondo quanto riferito dall'agenzia “AsiaNews.it”. Alla cerimonia prenderà parte il Cardinale José Saraiva Martins, C.F.M., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come inviato speciale di Benedetto XVI. Secondo padre Isao Hashimoto, Cancelliere della diocesi di Nagasaki, oltre 20.000 fedeli hanno già dichiarato di voler intervenire alla messa di beatificazione. In una lettera ai cattolici giapponesi – riporta “AsiaNews.it” –, monsignor Okada ha annunciato “con grande gioia” la decisione vaticana, ed ha aggiunto: “Spero che tutti noi riusciremo a tenere nel cuore il significato di questa decisione, ed il tesoro rappresentato dalla fede che i nostri predecessori ci hanno lasciato, anche con il sangue”. Fra i 188 martiri giapponese uccisi tra il 1603 e il 1639, a causa della loro fede, vi sono sacerdoti, religiose e laici; la causa è nota come “beatificazione di padre Kibe e dei suoi 187 compagni”. Il padre gesuita Pietro Kibe Kasui nasce nel 1587, nell'anno in cui Toyotomi Hideyoshi, allora al Governo, emette un editto che ingiungeva ai missionari stranieri di lasciare il Paese, da poco uscito da un lungo periodo di guerre intestine. A cinque anni entra nel seminario di Nagasaki, dove gli studenti a convitto venivano preparati ad assimilare il latino, a compiere studi umanistici e di letteratura giapponese. Lì rimane per sei anni. Intanto, nel febbraio 1614 la comunità cattolica viene messa a dura prova dai provvedimenti anticristiani del governo Togukawa, che portano alla chiusura di tutte le chiese del Paese, e al raggruppamento di tutti i missionari, stranieri e locali, a Nagasaki. Nel novembre 1614 laici cristiani e autorevoli esponenti della società sono costretti ad andare in esilio. Così fa anche padre Kibe che si ferma dapprima al seminario di Macao e poi si dirige a Roma, all'inizio del 1618. Viene ordinato sacerdote il 15 novembre 1620 e, dopo aver completato il noviziato a Lisbona, pronuncia i primi voti da gesuita il 6 giugno 1622. Tornato in Giappone per esercitare il suo ministero fra i cattolici perseguitati, nel 1639 viene catturato a Sendai insieme ad altri due sacerdoti. Interrogato e torturato per dieci giorni di fila, dopo essersi rifiutato di abiurare, sarà martirizzato nel luglio 1639.

San Colombano, un santo per l'Europa.


E' uscito in questi giorni in libreria il nuovo volume dell'amico Paolo Gulisano, autore di diversi volumi sulla storia del Cristianesimo, dal titolo “Colombano un santo per l’Europa” (Ancora, 186 pagine, 15 Euro).

Sul retro di copertina campeggia una frase di Robert Schuman, uno dei padri dell’unità europea: “San Colombano è il santo patrono di coloro che si prodigano per la causa dell'Europa unita”.

Lo scorso anno la Conferenza Episcopale d’Irlanda, terra di origine di san Colombano, portò all’attenzione del Santo Padre la proposta di proclamare san Colombano Copatrono d’Europa e Protettore di coloro che si impegnano alla costruzione dell’unità europea.

Cliccando il titolo troverete l'intervista rilasciata dall'amico Paolo Gulisano all'Agenzia Zenit.

martedì 9 ottobre 2007

La congiura anticattolica... a Lecco.

Segnaliamo agli amici lombardi e limitrofi (ma anche ai siculi, mica c'è la dogana...) l'incontro organizzato da Identità Europea dal titolo:

LA CONGIURA ANTI-CATTOLICA: UN’EMERGENZA CULTURALE

cui interverranno:

l'on. Luca Volontè, saggista, presidente dei deputati dell'UDC
il dott. Paolo Gulisano, medico e scrittore.

Introdurrà il dott. Mauro Invernizzi, Assessore alla cultura Comune di Lecco

L'incontro si terrà

VENERDI’ 12 OTTOBRE ORE 20,45 PRESSO SALA UNIONE COMMERCIANTI
P.zza GARIBALDI, 4

LECCO

venerdì 5 ottobre 2007

Il compito dei vescovi, la fede dei semplici

Dal blog del giornalista Andrea Tornielli, un post sulla catechesi del Papa di mercoledì. Una interessante riflessione sul ruolo dei Vescovi, un monito importante.

"Ieri il Papa ha tenuto una bella catechesi all’udienza del mercoledì, parlando di Cirillo d’Alessandria e della sua controversia con Nestorio. Oggi (giovedì 4 Ottobre 2007, ndr) sul Giornale la sintetizzo in un articolo. In una lettera a Nestorio, ha spiegato il Papa, Cirillo fa «una chiara affermazione del dovere dei pastori di preservare la fede del Popolo di Dio. Questo era il suo criterio, valido peraltro anche oggi: la fede del Popolo di Dio è espressione della tradizione, è garanzia della sana dottrina». Parole che il Papa attualizza e che ha fatto sue da molti anni. Da arcivescovo di Monaco, all’inizio degli anni Ottanta, aveva infatti affermato che il «compito democratico» del magistero era quello di salvaguardare «la fede dei semplici». Ratzinger ha quindi citato un brano di Cirillo: «Bisogna esporre al popolo l’insegnamento e l’interpretazione della fede nel modo più irreprensibile e ricordare che chi scandalizza anche uno solo dei piccoli che credono in Cristo subirà un castigo intollerabile». Non credete siano parole quanto mai attuali?".

mercoledì 3 ottobre 2007

Elogio del maestro. Meno male!


Da un vecchio numero del settimanale Tempi (anno 2001) questo bell'articolo.

Leggetelo subito!

Elogio del maestro

Se avete a che fare con adolescenti, sicuramente vi sarà di aiuto leggere il capitolo III della “Autobiografia” di G. K. Chesterton.
di Tempi

Se avete a che fare con adolescenti, sicuramente vi sarà di aiuto leggere il capitolo III della “Autobiografia” di G. K. Chesterton. “Su tutto ciò che fu già il fanciullo cresce una specie di protezione spinosa, simile ai capelli, una callosità, una noncuranza, una curiosa combinazione di energia senza scopo e senza direzione e di prontezza ad accettare le convenzioni… la convenzione cioè che ciascuno di noi bastava a se stesso”. Continua G. K.: “i ragazzi tendono tutti a tre cose: ad andare in giro in tre, a non avere assolutamente scopo alcuno nell’andare in giro e, quasi senza eccezione, ad assalirsi improvvisamente e a cessar dall’attacco con la stessa subitaneità”. Ora, se noi abbiamo trovato lo scopo del nostro andare in giro, come aiuteremo i nostri figli a fare altrettanto? Anche per Chesterton è stato quello che è e sarà per tutti noi e i nostri ragazzi. “I maestri erano interessantissimi. Il mio debito personale è infinito verso uno di loro. Egli riuscì, Dio sa come, a penetrare nel mio desiderio profondo e disperatamente saldo di sembrare stupido, ed a scoprire il segreto orribile che io, dopotutto, ero dotato del dono della ragione al di sopra dei bruti”.

Pezzotta e Roccella scrivono a Prodi su famiglie e Finanziaria - 2


L'articolo de Il Foglio sul medesimo argomento.

Cliccando il titolo si avrà l'articolo.

Quello sopra è Savino Pezzotta e naturalmente l'altra è Eugenia Roccella.

Pezzotta e Roccella scrivono a Prodi su famiglie e Finanziaria.

"Natalità, emergenza dimenticata" titola l'Avvenire di oggi 3 Ottobre 2007.
E' la lettera scritta da Savino Pezzotta e Eugenia Roccella, portavoce del Family Day dello scorso 12 Maggio 2007, al presidente del Consiglio Romano Prodi.

Serve ben altro, dicono giustamente i due esponenti.

BENEDETTO XVI, UDIENZA GENERALE: LA FEDE CRISTIANA È INNANZITUTTO UN INCONTRO CON GESÙ


La fede cristiana è innanzitutto incontro con Gesù, una persona che dà alla vita un nuovo orizzonte”.

Lo ha detto il Papa, che ha dedicato la catechesi odierna – nella prima udienza al rientro definitivo da Castelgandolfo, davanti a circa 21 mila persone – a S. Cirillo d’Alessandria, definito “un instancabile e fermo testimone”, soprattutto dell’”unità”.

Cliccando il titolo il testo integrale della catechesi.


Chesterton è attuale - 11

Dal sito www.gofluid.com, il portale dell'oleoidraulica (fantastico!) c'è un'intervista a Paolo Preti, docente della Bocconi, che spiega perché piccole e medie imprese devono continuare a essere l'asse portante dell'economia italiana.

Preti cita Chesterton: “Chesterton dice che la più grande verità meno qualcosa corrisponde alla più grande menzogna"...

Cliccando il titolo si va al sito.

mercoledì 26 settembre 2007

Il Papa e il capitalismo.

Il Papa, all'Angelus di domenica scorsa, ha pronunciato le parole che trovate qui sotto che interessavano temi economici e morali.
Ovviamente ognuno ha tirato acqua al suo mulino, ma il Papa ha ribadito la dottrina cattolica su questi temi, con una chiarezza cui forse non siamo abituati.
Ha usato anche il paradosso, e questo e il contenuto delle sue affermazioni sono estremamente chestertoniani (leggi: distributismo, che non c'entra niente col socialismo, il collettivismo, il comunismo eccetera eccetera).

A voi. Meditiamo.

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 23.09.2007

Cari fratelli e sorelle!

Questa mattina ho reso visita alla diocesi di Velletri della quale sono stato Cardinale titolare per diversi anni. È stato un incontro familiare, che mi ha permesso di rivivere momenti del passato ricchi di esperienze spirituali e pastorali. Nel corso della solenne Celebrazione eucaristica, commentando i testi liturgici, ho avuto modo di soffermarmi a riflettere sul retto uso dei beni terreni, un tema che in queste domeniche l’evangelista Luca, in vari modi, ha riproposto alla nostra attenzione. Raccontando la parabola di un amministratore disonesto ma assai scaltro, Cristo insegna ai suoi discepoli quale è il modo migliore di utilizzare il denaro e le ricchezze materiali, e cioè condividerli con i poveri procurandosi così la loro amicizia, in vista del Regno dei cieli. "Procuratevi amici con la disonesta ricchezza – dice Gesù – perché quando essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne" (Lc 16,9). Il denaro non è "disonesto" in se stesso, ma più di ogni altra cosa può chiudere l’uomo in un cieco egoismo. Si tratta dunque di operare una sorta di "conversione" dei beni economici: invece di usarli solo per interesse proprio, occorre pensare anche alle necessità dei poveri, imitando Cristo stesso, il quale – scrive san Paolo – "da ricco che era si fece povero per arricchire noi con la sua povertà" (2 Cor 8,9). Sembra un paradosso: Cristo non ci ha arricchiti con la sua ricchezza, ma con la sua povertà, cioè con il suo amore che lo ha spinto a darsi totalmente a noi.

Qui potrebbe aprirsi un vasto e complesso campo di riflessione sul tema della ricchezza e della povertà, anche su scala mondiale, in cui si confrontano due logiche economiche: la logica del profitto e quella della equa distribuzione dei beni, che non sono in contraddizione l’una con l’altra, purché il loro rapporto sia bene ordinato. La dottrina sociale cattolica ha sempre sostenuto che l’equa distribuzione dei beni è prioritaria. Il profitto è naturalmente legittimo e, nella giusta misura, necessario allo sviluppo economico. Giovanni Paolo II così scrisse nell’Enciclica Centesimus annus: "la moderna economia d’impresa comporta aspetti positivi, la cui radice è la libertà della persona, che si esprime in campo economico come in tanti altri campi" (n. 32). Tuttavia, egli aggiunse, il capitalismo non va considerato come l’unico modello valido di organizzazione economica (cfr ivi, 35). L’emergenza della fame e quella ecologica stanno a denunciare, con crescente evidenza, che la logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra ricchi e poveri e un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo e sostenibile.

Maria Santissima, che nel Magnificat proclama: il Signore "ha ricolmato di beni gli affamati, / ha rimandato i ricchi a mani vuote" (Lc 1,53), aiuti i cristiani ad usare con saggezza evangelica, cioè con generosa solidarietà, i beni terreni, ed ispiri ai governanti e agli economisti strategie lungimiranti che favoriscano l’autentico progresso di tutti i popoli.

giovedì 20 settembre 2007

Chesterton è attuale - 10


Andrea Monda, carissimo amico chestertoniano, cita Chesterton su Romasette.it
Bravo, Andreone!

Cliccare il titolo e leggere l'articolo. Facile.

Chesterton è attuale - 9


L'Agenzia Fides cita giustamente Chesterton (la strafamosa frase di Eretici sulle spade e sull'erba...) in un articolo sull'eugenetica.

Cliccare il titolo e leggere l'articolo. Abbastanza facile.

La lunga battaglia del mongolo Giuseppe per avere una chiesa nel proprio villaggio

Da AsiaNews, per imparare.

I 20 cattolici di Dzuunmod ogni domenica fanno un lungo viaggio per andare a messa nella più vicina chiesa, a 60 chilometri. Ora Giuseppe il carpentiere cerca di convincere il Consiglio locale ad autorizzare una chiesa e, con l’occasione, parla della sue fede.

Ulaanbaatar - Mongolia (AsiaNews/Ucan) – Ha scelto il nome cattolico di Giuseppe perché è un carpentiere, come il padre di Gesù, presso la locale Scuola cattolica S. Paolo. Ora a Dzuunmod, capitale della provincia Centrale a 60 chilometri da Ulaanbaatar, cerca di convincere il Consiglio cittadino che ai cattolici occorre una chiesa e di far conoscere cosa sia il cristianesimo.
“Ogni domenica – ha spiegato al Consiglio il 29 agosto – per la messa dobbiamo andare a Ulaanbaatar con il bus, è molto costoso e ci porta via l’intero giorno”. E’ un viaggio di 3-4 ore, secondo le condizioni della strada e il tempo. Giuseppe dice che ha preparato il discorso al Consiglio leggendo il Libro di Geremia.
Nella città vivono 20 cattolici battezzati, metà dei quali hanno tra 16 e 25 anni. Altri 5 si preparano al battesimo per Pasqua.
“Ogni domenica andiamo a messa – racconta a UCA News – e anche ad altri piacerebbe venire. Ma non abbiamo ancora il permesso per fare attività religiosa nella nostra città”. I fedeli si incontrano una volta a settimana per meditare la Bibbia e pregare insieme, ma senza questo permesso non possono “parlarne a nessuno”.
E’ convinto che i mongoli possano capire con facilità il cattolicesimo, perché è simile in molti punti agli insegnamenti tradizionali del Paese. Per esempio ritiene che i dieci comandamenti riecheggiano i Dieci meriti bianchi e i Dieci peccati neri che ogni mongolo conosce. “Un mio amico, monaco buddista di 86 anni, capisce ogni cosa del cristianesimo e ama il Papa e la Beata Madre Teresa”.
La Chiesa cattolica non è proibita, ma i cattolici per fare attività religiosa debbono chiedere il permesso al Consiglio cittadino sia di ogni bag (la più piccola unità amministrativa) che della soum (entità governativa superiore) che della provincia. Giuseppe ritiene che questo “sia un bene, perché così gli abitanti dei villaggi non vedono la Chiesa come qualcosa imposto loro dal governo, ma possono scegliere se avere o no una chiesa nel loro villaggio”. Così, inoltre, “noi cattolici possiamo parlar loro della nostra fede e di noi ed eliminare le incomprensioni”.
Già a marzo ha chiesto l’autorizzazione. Allora “abbiamo avuto l’approvazione dei due consigli inferiori e abbiamo perso per un solo voto nel consiglio provinciale. Questa volta al Consiglio bag abbiamo avuto 56 voti su 87 a favore della nostra chiesa. Confidiamo in Dio di poterla avere”. Ritiene che chi ha votato contro la chiesa non conosca bene il cattolicesimo o ne abbia un’esperienza negativa, anche perché “molti mongoli non conoscono le grandi differenze tra i diversi gruppi e sette cristiani”. La gente ricorda che altri gruppi cristiani hanno cercato di convertirli distribuendo sacchi di farina o regalando denaro o ninnoli. O che 12 anni fa alcuni ragazzi si sono suicidati credendo che sarebbero risorti dopo tre giorni.
“Di certo gli anziani non vogliono che queste cose accadano ancora. Per questi terribili malintesi molti ritengono che il cristianesimo sia pericoloso. Ora abbiamo spiegato con molta attenzione in cosa crediamo e come viviamo”.
Giuseppe prende sempre nota di quanto accade. Ha due figli e dice che “quando saranno grandi, qui la Chiesa sarà diffusa e forte. Ma loro devono conoscere come è successo, quanto i loro genitori hanno lavorato e combattuto per questo”.

martedì 18 settembre 2007

Oggi ricorre il 147° anniversario della Battaglia di Castelfidardo.


De Pimodan

De La Moriciere


Cari amici,
oggi ricorre il 147° anniversario della Battaglia di Castelfidardo, la battaglia che pose fine allo Stato Pontificio nelle Marche, e che sinceramente provoca in me sempre una certa emozione.
Sarà che sono così vicino al luogo della Battaglia, sarà che ho cercato di documentarmi da tutte le fonti, oneste e meno oneste, sta di fatto che questo anniversario mi è sempre motivo di una certa commozione.
Il luogo della Battaglia è un posto molto ameno, e vi sono ancora tracce di questo evento. E' una ridente collina sulla quale vive, ormai in comune di Castelfidardo ma vicinissima alla cara città di Loreto (cara a noi cattolici italiani e ancor più a noi marchigiani, che la consideriamo un po' come casa nostra, per la presenza della Santa Casa di Loreto, dove il Mistero si è fatto uno tra noi ed uno di noi), un bellissimo ed antichissimo bosco.
Lì combatterono i pontifici in numero soverchiamente inferiore ai piemontesi. I pontifici erano guidati dal generale De La Moriciere e dal generale De Pimodan, quest'ultimo morto in battaglia nella villa che sorge sul colle, all'interno della selva.
La battaglia si svolse lungo l'erta del colle, sul piano sottostante che divide il colle di Loreto e il colle della Selva.
C'erano volontari provenienti da tutto il mondo, a difendere il buon diritto del Papa Re: bretoni, francesi, belgi, inglesi, scozzesi, polacchi, irlandesi (il famoso Battaglione San Patrizio, distintosi per il valore, per le vittorie conseguite in quel breve periodo di guerra nel mese di settembre 1860).
Oggi c'è un sacrario che purtroppo porta solo i nomi dei caduti piemontesi, anche se lì sotto ci sono parte dei caduti pontifici (la restante parte, con un altro gruppo di caduti piemontesi, si trova nella Chiesa di Santa Maria della Pietà a Macerata).
Sarebbe bello che si parlasse anche di loro, di questi giovani che diedero la vita per un ideale bello. Non erano mercenari. Io pensandoci mi commuovo sempre un po'. Che grande cuore che ebbero!

Ci sarebbero altre mille cose da dire. Vi rimando al bel libro di Patrick Keyes O'Cleary "La rivoluzione italiana - Come fu fatta l'unità della nazione", Ares, Milano, 2000. Lì la storia è raccontata bene.

venerdì 14 settembre 2007

Il Vaticano: no all’eutanasia anche su malati in “stato vegetativo”, sono sempre persone

Documento della Congregazione della dottrina della fede: dare acqua e cibo non è una terapia, che in alcune situazioni può essere sospesa, ma un mezzo naturale di conservazione della vita. La questione era stata sollevata dai vescovi degli Usa.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Anche le persone “in stato vegetativo permanente” hanno diritto ad avere cibo e acqua, anche con mezzi artificiali: tali strumenti infatti sono “sempre un mezzo naturale di conservazione della vita e non un trattamento terapeutico”, che può invece essere interrotto qualora non abbia alcuna possibilità di portare alla guarigione del malato del quale prolunga inutilmente le sofferenze. Il Vaticano torna oggi a ribadire il no all’eutanasia, comunque mascherata, ricordando al tempo stesso non solo il rifiuto che va opposto al cosiddetto accanimento terapeutico e riconoscendo la possibile esistenza di situazioni particolari – come l’incapacità di assimilazione da parte del malato – che rendono accettabile anche la sospensione della somministrazione di acqua e cibo.

Sono queste le indicazioni che – con esplicita approvazione papale - vengono dalle risposte e dal commento che la Congregazione per la dottrina della fede ha dato a due domande poste dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti sulla questione dei malati in “stato vegetativo permanente”.
Evidentemente provocate dal caso Terry Schiavo, la donna in “stato vegetativo permanente” morta negli Usa alla fine del marzo 2005 proprio in seguito alla sospensione del nutrimento e dell’acqua.

“La somministrazione di cibo e acqua, anche per vie artificiali – afferma dunque il dicastero dottrinale vaticano - è in linea di principio un mezzo ordinario e proporzionato di conservazione della vita. Essa è quindi obbligatoria, nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che consiste nel procurare l’idratazione e il nutrimento del paziente”.

Tali mezzi “ordinari” non vano sospesi neppure quando “medici competenti giudicano con certezza morale che il paziente non recupererà mai la coscienza”. Un paziente in “stato vegetativo permanente” , infatti, “è una persona, con la sua dignità umana fondamentale, alla quale sono perciò dovute le cure ordinarie e proporzionate, che comprendono, in linea di principio, la somministrazione di acqua e cibo, anche per vie artificiali”.

Una lunga nota di commento della stessa Congregazione ripercorre le indicazioni offerte in materia dai papi – a partire da Pio XII – e dallo stesso dicastero. In esse, in particolare, si rileva come “i pazienti in ‘stato vegetativo’ respirano spontaneamente, digeriscono naturalmente gli alimenti, svolgono altre funzioni metaboliche, e si trovano in una situazione stabile. Non riescono, però, ad alimentarsi da soli. Se non vengono loro somministrati artificialmente il cibo e i liquidi muoiono, e la causa della loro morte non è una malattia o lo “stato vegetativo”, ma unicamente l’inanizione e la disidratazione. D’altra parte la somministrazione artificiale di acqua e cibo generalmente non impone un onere pesante né al paziente né ai parenti. Non comporta costi eccessivi, è alla portata di qualsiasi sistema sanitario di tipo medio, non richiede di per sé il ricovero, ed è proporzionata a raggiungere il suo scopo: impedire che il paziente muoia a causa dell’inanizione e della disidratazione. Non è né intende essere una terapia risolutiva, ma una cura ordinaria per la conservazione della vita”.

Nell’affermare che la somministrazione di cibo e acqua è moralmente obbligatoria in linea di principio, la Congregazione della dottrina della fede “non esclude che in qualche regione molto isolata o di estrema povertà l’alimentazione e l’idratazione artificiali possano non essere fisicamente possibili, e allora ad impossibilia nemo tenetur, sussistendo però l’obbligo di offrire le cure minimali disponibili e di procurarsi, se possibile, i mezzi necessari per un adeguato sostegno vitale. Non si esclude neppure che, per complicazioni sopraggiunte, il paziente possa non riuscire ad assimilare il cibo e i liquidi, diventando così del tutto inutile la loro somministrazione. Infine, non si scarta assolutamente la possibilità che in qualche raro caso l’alimentazione e l’idratazione artificiali possano comportare per il paziente un’eccessiva gravosità o un rilevante disagio fisico legato, per esempio, a complicanze nell’uso di ausili strumentali. Questi casi eccezionali nulla tolgono però al criterio etico generale, secondo il quale la somministrazione di acqua e cibo, anche quando avvenisse per vie artificiali, rappresenta sempre un mezzo naturale di conservazione della vita e non un trattamento terapeutico. Il suo uso sarà quindi da considerarsi ordinario e proporzionato, anche quando lo ‘stato vegetativo’ si prolunghi”.

giovedì 13 settembre 2007

Embrioni, chimere e fandonie.

Riprendo il commento di Assuntina Morresi dal sito www.stranau.it sulla vicenda degli embrioni chimera.
Qualcuno apra gli occhi a questo mondo impazzito.
I neretti sono nostri, se permettete.

Ciao a tutti,

quella passata è stata la settimana delle chimere, nel senso di embrione misto uomo/animale. Il loro nome esatto è "embrione ibrido citoplasmatico", chimera è il nome con cui i giornali hanno chiamato questa nuova entità. Il cinque settembre è stato annunciato il via libera dall'Hfea (l'Autorità britannica che regola la fecondazione in vitro e la ricerca sugli embrioni) alla loro creazione.

Si dovrebbero fare utilizzando un ovocita di mucca a cui è stato sostituito il Dna animale con quello umano. Ma nell'ovocita modificato rimane un po' di Dna animale - in organelli chiamati mitocondri - e quindi il patrimonio genetico finale è misto.
E' una clonazione con ovocita animale, e siccome la clonazione è vietata secondo la legge 40, in Italia questa roba è vietata, nonostante quello che si legge in giro.

L'esperimento non funzionerà: la clonazione non ha mai funzionato per la specie umana, funziona malissimo per gli animali, figuriamoci se si mischiano pure i Dna. Ma nel frattempo tanti soldi saranno buttati in fumo, tante illusioni date ai malati - che non si cureranno certo con cellule miste uomo/animale - e soprattutto nella mentalità comune si sta sdoganando qualsiasi cosa, facendola passare come progresso scientifico.
Si, perchè se il criterio è: "se ci viene in mente qualcosa da fare, proviamo, per vedere quel che succede", bene, sappiate che questa NON è scienza, ma roba da paese dei balocchi. In campo scientifico NON si fanno tutti gli esperimenti che vengono in mente, ma quelli che hanno ragionevoli possibilità di riuscita, quelli fattibili.
Questo degli embrioni interspecie, non lo è.

giovedì 6 settembre 2007

Il San Francesco recensito da Papa Montini.




Vi presentiamo una recensione del libro di Chesterton da parte di don Giovanni Battista Montini, divenuto poi Papa Paolo VI.
E' la biografia di San Francesco d'Assisi, scritta nel 1923, un anno dopo la conversione di Gilbert.
Paolo VI lesse non la versione originale ma la traduzione francese dell’opera di Chesterton.
La recensione è apparsa sulla rivista Studium, vol. 22 (1926), n. 10 (ottobre), pp. 543-546 e la si può trovare nel volume Scritti Fucini (1925-1933), curato di Massimo Marcocchi e pubblicato nel 2005 dalle Edizioni Studium di Roma e dall’Istituto Paolo VI di Brescia.
La segnalazione è del preziosissimo chestertoniano iropartenopeo Angelo Bottone (http://bottone.blogspot.com) che ringrazio ancora una volta pubblicamente.
Angelo Bottone è la persona che ci ha reso nota la recensione di Papa Montini all'Ortodossia di Chesterton e che trovate su questo blog.
Vorremmo sempre questa partecipazione al blog.

Saint François d’Assisi di Gilbert K. Chesterton, Paris, Plon, traduzione dall’inglese di Isabelle Riviére.

Chesterton è un nome che sta per divenire celebre anche fra noi: fra poco sarà uno degli scrittori che caratterizzano il gusto e il pensiero del nostro ambiente. Il suo nome è fra i più noti della recente letteratura inglese; inglese è la maniera assolutamente semplice di trattare gli argomenti che sembrerebbero capaci a (….) [è caduta una riga nell’originale. Nota del curatore] tedeschi di stancare le più consumate competenze: inglese l’umorismo che condisce d’un fine sapore dialettico e talvolta polemico la narrazione. Ma noto è soprattutto il Chesterton perché tra i convertiti al cattolicismo la sua evoluzione spirituale è singolarissima e tipica insieme; nulla di più moderno della sua educazione spirituale, agnostica e artistica, filiazione dell’epoca positivistica che aveva spinto il suo disinteresse per i problemi massimi dello spiriti fino a farne un vezzo d’aristocratica eleganza di pensiero, e che forse per questo stesso atteggiamento ricercato aveva lasciato rivedere in sé l’avidità della forma estetica dell’arte, della bellezza, e s’era rifugiata, uscendo dal tempio del vero, ai piedi dei simulacri del bello; Chesterton si dice greco ed arcadico. Ma insieme nulla di più antico, di più tradizionale del contenuto delle sue riconquiste religiose. In un libro che sarà presto dato alle stampe in lingua italiana, Orthodoxy, Chesterton narra la sua conversione, avvenuta nel 1900 circa, quando aveva venticinqu’anni: libro il cui fascino è tutto costituito da un unico motivo, umoristico ed ironico all’apparenza, apologetico e drammatico in realtà, la scoperta, cioè, dell’antica sapienza come espressione ultima dei desideri nuovi. Egli si paragona ad uno che navigando perde la bussola e crede, sbarcando, d’aver scoperto un continente nuovo e vi pianta la bandiera come terra di conquista ed esplorazione; è sbarcato là donde era partito!
"Ho cercato, come tanti piccoli ragazzi solenni, di precedere la mia epoca ma ho trovato che ero di diciannove secoli indietro … Ho cercato un’eresia di mia invenzione ed ho scoperto l’ortodossia. Ho cercato nei clubs anarchici e nei templi di Babilonia ciò che avrei potuto trovare nella parrocchia più vicina."
Con questo criterio di scoprire il nuovo nel vecchio, la fecondità perenne della vita nell’immobilità della fede, l’Autore si pone il caso concreto della modernità del santo più paradossale, più assurdo che un inglese moderno possa immaginare.
Infatti dalle prime pagine del libro Chesterton chiarisce il proprio punto di vista e il proprio scopo. Egli non narra, spiega: non documenta, riflette: non analizza, riassume. In che modo? Gustosissima la risposta, che serve d’introduzione all’opera; parlare d’un santo come d’un uomo, cioè senza parlare di Dio? no: sarebbe come parlare d’un esploratore polare tacendo del polo. Parlare di lui non vedendo chiaro che là dov’è oscuro, cioè spiegarne la vita del santo mediante i misteri soprannaturali? ci vorrebbe un santo allora per scrivere la vita d’un santo. No. Egli tenterà di mettersi nei panni d’un curioso benevolo, d’un profano "moderno ed ordinario", e, così, con occhi, esterrefatti ma sinceri, guardare e capire. Chesterton, cioè cerca di realizzare al massimo grado la congiunzione del lettore moderno con l’autentico S. Francesco, di stabilire quindi, all’infuori dei modi convenzionali, sia storici che artistici, sia pietistici che avversi, un contatto tra il pubblico inglese e il personaggio che sembra più estraneo alle tendenze, ai pensieri, ai gusti di quello. Il contrasto sarà contatto: sarà maniera originale per rompere lame contro i pseudo-dogmi del libero pensiero avvilito nella schiavitù dei pregiudizi del secolo: sarà arte per ravvivare il fantasma storico in un’avvincente figura immortale.
Louis Gillet commenta così questa tattica dell’autore: "Egli non racconta: sopprime una folla d’aneddoti; la sua preoccupazione è di spiegare le cose e di render sensibile un certo ordine di fatti morali. Lo si sente sempre in presenza d’uno di quei gravi pubblici inglesi, d’uno di quei gruppi d’operai, d’impiegati, di londinesi purosangue che si radunano attenti, il sabato, all’angolo di una via, attorno d’un predicatore all’aria libera, come di formano da noi attorno ad una canzone. Occorre per farvi intender da loro un linguaggio speciale, ricondurre ciò che ignorano a delle cose ch’essi conoscono, parlar loro del comune di Assisi come se si trattasse di Clapham o di Putney. Bisogna prendere un tono ch’essi comprendono, talvolta commosso, sempre chiarissimo, uno svolgimento concreto, ardito e qualchevolta burlesco. Tutto è vinto, se l’oratore ha potuto provocare nell’uditorio questa smorfia di allegria che apre e rischiara i visi oscuri, come un barlume d’intelligenza. Di là lo stile particolare di Chesterton, le sue digressioni … la sua mescolanza di toni, i suoi ghiribizzi, i suoi scatti, i violenti partiti presi, le semplificazioni estreme del soggetto, i salti e le giravolte del racconto, e quella eloquenza o sorpresa che va dalla poesia e dal lirismo alle trivialità del popolino>.
Non si potrebbe esprimere meglio la stilistica di questo libro. Ma non è per essa che il libro è degno di segnalazione; la letteratura francescana moderna se ha un difetto, un noioso difetto, è proprio per le sue sdolcinate affettazioni stilistiche, e, con un isterismo personalistico e imperdonabilmente convenzionale, cerca indarno la maestria dell’arte e i carismi della mistica. Il libro è notevole per quello che dice, per quello che, pur non dicendo, fa pensare e scoprire. Raramente la potenza espressiva dell’autore fonde arte e pensiero in passi sublimi, ma sono sublimi davvero (alla fine dei capitoli II-VIII-IX e X). Di solito invece il pensiero prevale, e si può dire che tutte le risorse della volubile espressione son messe in gioco per far risaltare quello.
Perciò si può riassumere in alcuni concetti fondamentali il modo con cui Chesterton considera realisticamente S. Francesco.
S. Francesco è un poeta, non solo nel senso che sente e canta la poesia, ma soprattutto che vive poeticamente (pp. 77, 94, 139, 142, 159, 232). La poesia è espressione immediata dell’intuizione del reale, a differenza della prosa che è discorsiva e analitica. Vivere poeticamente significa avere per molla motrice non tanto la riflessione quanto la rapida spinta dell’amore. S. Francesco è quindi un amante, nel vero senso, nel più alto senso della parola (p. 11).
Donde la temeraria immediatezza nel dare, nel fare, nel fidarsi, nel mettersi nelle condizioni più assurde: donde quella sua celerità impetuosa che sembra non avergli mai concesso di separare un pensiero dalla sua pronta esecuzione; quella coerenza completa fino alla riproduzione letterale ed integrale del principio con cui sostanziava ogni suo gesto, ogni suo atto (pp. 55, 121, 172, 186, 194).
Donde ancora la sfida a tutte le compassate e opprimenti leggi del senso comune, e la creazione continua d’un’originalità individualissima, che sembra ed è follia; che affronta tutte le stravaganze con la semplicità di chi non ambisce d’esser veduto e di chi tollera con letizia invincibile d’esser avvilito dal pubblico disprezzo in un annientamento tale da oltrepassare i limiti della distruzione morale d’uomo e convertirsi piano piano in altrettanta stupita ed entusiastica ammirazione (pp. 88, 100, 103, 104, 117, 156, 182).
Perciò Francesco è un novatore; profittando della completa vittoria sulla natura, o meglio sul naturalismo che sconsacra e quindi deprava la natura, egli riannoda, dopo secoli di lotta, di penitenze, di ascetiche e talvolta manichee macerazioni, vincoli di pace con la creazione; ad essa ormai è pervenuta, attraverso la coscienza dell’uomo fatto cristiano, la buona novella della redenzione che solleva, non nemica, ma sorella, dell’uomo: dell’uomo che ha rinunciato a trovarsi alcun fine degno di sé, ma che ormai non potendola più vedere ed amare se non in Dio e per Dio, la trova divinamente bella, la possiede senz’esserne posseduto, la gode senz’esserne contaminato (pp. 29, 78, 125, 133).
V’è chi ha criticato quest’ultima affermazione, che cioè l’avvento francescano segni la fine d’una secolare quaresima, ed inauguri un periodo di onesto godimento: ché tutta l’ascetica francescana è imperniata sulla penitenza, e le correnti storiche del francescanesimo si nutriranno e si distingueranno appunto per il minore o maggiore spirito di rinuncia e di sacrificio che le muove.
Con questo non si può però dire che all’Autore sfugga il carattere penitenziale di S. Francesco. Egli vi consacra un altro concetto fondamentale del suo lavoro. S. Francesco è colui che conduce lo spirito cristiano dall’adorazione di Cristo all’imitazione di Cristo; che pratica la povertà come arte della liberazione, che vi insiste fin quasi a sospendere la sua dolcezza inseparabile; che cerca con avidità di essere espulso dal mondo in cui vive, che tenta indarno d’incontrare il martirio; che mette tanta audacia nell’abbracciare il dolore da trasformare l’ascetica in mistica, la penitenza in letizia, la pena in diletto; che finalmente raggiunge nell’estasi della passione la perfetta somiglianza con Gesù crocifisso (pp. 82, 150, 152, 154, 175, 193, 199).
Da queste idee sommarie scaturiscono altre vigorose e profonde concezioni sulla personalità interiore del Santo. Capitale quella della dipendenza, cioè della sospensione di tutte le cose in Dio, che dà ragione dell’onnipresenza divina nel mondo francescano, e della bontà originale delle cose; dell’umiltà correlativa alla grandezza e alla bassezza di tutto ciò ch’è creato; della cieca fiducia che i figli devono avere nella paterna provvidenza divina; del misticismo infantile ed ottimistico che della fiducia in questa provvidenza si imbeve e si inebbria (pp. 106, 113, 128, 190). Bellissima quell’altra concezione della trasformazione dell’uomo giusto "per la quale colui per cui tutto ciò che esiste illustra e illumina Dio, diviene colui per cui Dio illustra e illumina tutto ciò che esiste> (p. 109). Ma di questi pensieri tutto il libro è fiorito, e benché piccolo di mole sembra tanto più prezioso dei grossi volumi che i servitori dell’erudizioni e i manipolatori della tradizione francescana suntuosamente prodigano per incantare il pubblico.
Tale ristrettezza di trattazione scusa le lacune del libro e prima di tutte quella narrazione ordinata della vita del Santo, come sopra dicemmo; ciò non toglie, a nostro avviso, che a torto, per esempio si rimproveri dal Gillet la mancata visione del movimento sociale che fa capo a S. Francesco (Revue des deux Mondes – I novembre 1925). Chesterton illustra il senso sociale che S. Francesco ebbe della religione: la sua pratica reale del concetto d’uguaglianza tra gli uomini; il suo spontaneo rispetto, incapace di rivoluzione e svalutatore d’ogni militarismo fosse pure quello crociato, ad ogni sorta di uomini, il carattere economico e giuridico del suo nuovo ordine, donde procederà la riforma ecclesiastica e sociale del medioevo (pp. 38, 57, 142, 145, 241).
Ma tutto questo ci conduce a fare un’osservazione su quest’opera, che pur non priva di difetti, ci sembra molto pregevole. Se cioè essa veramente come l’Autore la definisce, sia un’introduzione alla vita di S. Francesco o piuttosto una conclusione esplicativa e sintetica insieme. Essa infatti per il suo andamento intellettualistico, si serve di troppe allusioni ai fatti e ai personaggi della biografia del Santo per essere capita da chi già non conosca, per studio di buone fonti, la biografia stessa. Essa insomma presuppone una conoscenza della vita di S. Francesco per essere gustata e per gustare tutto il materiale prima esaminato.
È infatti, secondo il nostro modesto parere, una di quelle di prefazioni che si debbono leggere dopo la lettura del libro.
Per questo ci sembra che a quanti avvertono sintomi di sazietà per tutte le cose e le fiere che ci ha procurato il centenario francescano, questo libro sia consigliabile per far loro amare ancora il povero S. Francesco.

g. b. m.

mercoledì 5 settembre 2007

Preti irlandesi, ora le scuse.

L'ho visto sul blog dell'amico iropartenopeo Angelo Bottone http://btblog.blogspot.com e ve lo rilancio.
Cari compagni, massoni, anticlericali, gay...
Cari giustizialisti...

C'è chi ha citato in questi giorni l'Irlanda come esempio di Paese europeo che ha affrontato il problema degli abusi sessuali commessi da sacerdoti o religiosi. Un'occhiata a quello che è successo nell'Isola di smeraldo, dopo che l'orgia di accuse durata una decina d'anni si va ormai placando, può effettivamente insegnare qualcosa.
Il 7 giugno scorso, Paul Anderson, 34 anni, è stato condannato a quattro anni di carcere per avere accusato Padre X, un sacerdote dell'arcidiocesi di Dublino rimasto anonimo, di aver abusato sessualmente di lui 25 anni fa, durante la preparazione alla prima comunione. Il giudice Patricia Ryan ha spiegato nella lettura della sentenza come Anderson, personaggio segnato da tossicodipendenza, tendenze suicide e debiti personali, avesse costruito racconti infamanti contro Padre X per un fine molto semplice: estorcere quattrini alla Chiesa. «Avrei preferito che mi sparassero in testa, piuttosto che costringere me e la mia famiglia a vivere le sofferenze che abbiamo vissuto», ha detto Padre X, in una testimonianza finale davanti alla corte. Il sacerdote non ha risparmiato parole taglienti nei confronti dell'Arcidiocesi, che in nome di una malintesa "tolleranza zero" l'aveva costretto ad abbadonare immediatamente qualsiasi attività pastorale, senza aspettare gli accertamenti giudiziari, costringendolo a quattro anni di isolamento gravati dalla vergogna e dal pubblico sospetto: «una reazione da Baia di Guantanamo». Ha voluto ringraziare solamente alcuni agenti di polizia, che con le loro indagini accurate hanno smontato una a una le accuse - «mi hanno restituito la vita» - , ha parlato di una sua maggiore comprensione della Passione di Gesù Cristo, primo sacerdote a essere condannato fra gli sputi e gli oltraggi della folla, e, perdonando Anderson, ha chiesto per lui un gesto di clemenza.
La storia è parsa talmente eclatante che anche la "grande" stampa dal piglio anticlericale, Irish Times in testa, non ha potuto non dare il debito spazio alla vicenda e chiedersi se qualcuno non si sia lasciato prendere la mano sulla questione dei "preti pedofili". Joe Duffy, popolare conduttore della nazionale RTE Radio 1 e giornalista solitamente acido nei confronti della Chiesa, il 28 giugno ha dedicato un'ora e un quarto di trasmissione alle storie di religiosi falsamente accusati di abusi sessuali, distrutti nell'onore e poi discolpati nell'indifferenza generale. Con una serie di testimonianze strazianti.
A finire nel mirino degli intervenuti in trasmissione, come giorni prima nelle riflessioni amare di alcuni giornali, è stata anche One in Four, l'associazione a sostegno alle vittime di abusi sessuali fondata e diretta da Colm O'Gorman, il militante omosessuale ed esponente politico dei Progressive Democrats, noto anche in Italia per aver partecipato alla puntata di Annozero, Rai 2, su Chiesa e pedofilia. One in Four, che già in passato era stata accusata da più parti di alimentare la caccia alle streghe, negando il problema enorme delle false accuse e delle speculazioni ai danni della Chiesa, è stata colei che aveva assistito e sostenuto lo stesso Anderson nel suo sporgere denuncia. L'episodio non ha certo giovato alla già scarsa popolarità di O'Gorman, il quale, bocciato alle elezioni di aprile per la Camera dei deputati, non è stato confermato a luglio dal Primo ministro Bertie Ahern nella carica di senatore (carica che in Irlanda è, appunto, di nomina governativa).
Nel frattempo un'altra notizia è passata un po' più in sordina. Pochi giorni dopo la sentenza contro Anderson, le tre persone che avevano intentato una causa civile contro padre John Kinsella, uno dei sacerdoti finiti nel tritacarne dello scandalo della diocesi di Ferns - scandalo fatto scoppiare sempre da Colm O'Gorman e al centro del documentario della BBC proiettato nella puntata di Annozero - hanno pensato bene di ritirare le loro denunce. Anche Padre Kinsella si era proclamato fin dall'inizio totalmente innocente.
C'è, poi, un caso ancora più recente. Il 19 luglio, a Galway, Petre Zsiga, rumeno, è stato condannato a quattro anni di carcere per estorsione, mentre la moglie irlandese ha ottenuto una sospensione della pena. Costei, entrata in contatto con padre Brendan Lawless, parroco di Portumna, era riuscita a farsi mostrare la canonica e a filmare di nascosto il sacerdote che le mostrava l'abitazione, tra cui la camera da letto. Dopo aver offerto prestazioni sessuali a padre Lawless, debitamente respinte, gli aveva chiesto 14.500 euro, sotto la minaccia di dare alla stampa sia una parte del video che un racconto di molestie sessuali. Il prete, atterrito, aveva pagato. Ma la donna era tornata alla carica sei mesi dopo. Da lì la denuncia, l'arresto dei due, marito e moglie, il processo e la condanna.
Queste storie degli ultimi due mesi rendono l'idea di come un certo clima in Irlanda stia cambiando. Dopo più di dieci anni di accuse contro sacerdoti, religiosi, suore ecc., il fenomeno comincia a essere visto anche dall'opinione publica nella sua dimensione autentica. Che non è quella di un clero sempre senza macchie e attaccato da una legione di assoluti falsari. È piuttosto quella di un cortocircuito generatosi nel tempo, dove casi relativamente poco numerosi di abusi commessi da uomini di Chiesa sono stati enfatizzati e alla fine strumentalizzati per una campagna di denigrazione contro la Chiesa stessa. Campagna che ha dato la stura a ogni tipo di speculazione, falsità, vendetta anche per futili motivi.
Nel 2002 il Governo irlandese, sotto la pressione di una campagna mediatica martellante, ha dato vita al Residential Institutions Redress Board, una commissione incaricata di offrire un risarcimento a tutti coloro che avessero subito abusi in una serie di scuole statali appaltate a ordini religiosi ed entrate nell'occhio del ciclone. In pratica le cosiddette industrial schools e altri istituti simili che avevano ospitato, dalla fine dell'800 agli anni '70, orfani e figli di famiglie disastrate. Nessuna seria prova era richiesta (era, perché la possibilità di fare appello è terminata nel 2005), bastava una testimonianza verosimile. Il risultato non era difficile da prevedere.
Circa 14mila sono le denunce arrivate, di cui solo lo 0,4% è stato respinto. Lo Stato, che deve ancora finire di pagare tutti, si calcola che alla fine avrà di gran lunga superato il miliardo di euro negli esborsi. Immancabili gli "inciuci" del sistema. Pochi giorni fa è nata una polemica quando si è saputo che il Redress Board ha versato 83,5 milioni di euro agli studi legali che avevano assistito i denuncianti, alcuni dei quali messisi dal 2002 in cerca di ex alunni delle industrial schools finiti anche in Nuova Zelanda, Canada o Stati Uniti, per far conoscere loro l'interessante proposta statale.
Nel mentre un ordine tra i più meritori nella storia dell'Irlanda moderna, la Congregazione dei Fratelli Cristiani, a cui furono affidate molte delle scuole infamate, ha visto il 90% dei suoi membri toccati da almeno un'accusa di abusi sessuali. Religiosi, spesso molto anziani, che dopo una vita di generosità e di servizio hanno incontrato la vergogna più atroce. Un destino che non è stato riservato solo ai "soldati semplici": dal 1994 a oggi sei vescovi (per avere una proporzione, in Irlanda le diocesi sono 26) hanno visto il proprio nome infangato con storie di abusi sessuali poi finite in una bolla di sapone.
«Non ci stancheremo di lottare contro queste ingiustizie» dice oggi Florence Horsman Hogan, fondatrice di Let Our Voice Emerge, una delle associazioni che si sono battute contro l'isteria collettiva ai danni della Chiesa Cattolica. Florence, un'infermiera protestante, figlia di una madre schizofrenica e di un padre alcolizzato, è stata cresciuta in una delle industrial schools dirette dalle Sisters of Mercy. Non ha mai dimenticato la carità cristiana che gli ha permesso di farsi una vita, e nel 2002 ha deciso di offrirsi come portavoce delle vittime innocenti di false accuse, soprattutto sacerdoti e suore. A spingerla a nell'arena pubblica è stato però un altro motivo: il racconto di vere vittime di abusi, che si sono sentite strumentalizzate e oltraggiate nel trovarsi a fianco un esercito di truffatori, piccoli balordi e anticlericali ossessivi.

Andrea Galli

Avvenire 12/08/2007