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La foto del numero da cui è tratto l'articolo citato (edizione inglese - quella americana usciva circa quattordici giorni dopo ed aveva lo stesso contenuto dell'inglese). |
C'è un'obiezione piuttosto semplice al Futuro inteso come ideale. L'obiezione è che il Futuro non esiste. Il Futuro è inesistente; pertanto il Futuro è morto. È «le Néant», come diceva Danton. Il Passato esiste, e pertanto il Passato è vivo. Chi vive negli affari del passato vive in affari vividi e vari, in affari turbolenti, controversi e democratici. Chi vive nel futuro vive in un vuoto senza caratteristiche; vive nell’impersonalità; vive nel Nirvana. Il passato è democratico, perché è un popolo. Il futuro è dispotico, perché è un capriccio. Ogni uomo è solo nella sua previsione, proprio come ogni uomo è solo in un sogno. Se volto lo sguardo al passato mi ritrovo immediatamente in presenza di Fidippide, che potrebbe superarmi nella corsa; di Cuor di Leone, che potrebbe abbattermi; di Erasmo, che potrebbe migliorare notevolmente il mio latino; di Newton, che potrebbe spiegarmi molto chiaramente cose che non riesco a capire; di Robin Hood, che potrebbe battermi in una gara di tiro con l’arco; o di William Shakespeare, che potrebbe forse superarmi in una gara di bouts-rimés. Ma quando volto lo sguardo al futuro, allora tutti si inchinano davanti a me; allora tutti si prostrano; perché lì non c’è nessuno tranne me stesso.
Gilbert Keith Chesterton, The Illustrated London News, 4 dicembre 1909 (edizione inglese), 18 dicembre 1909 (edizione americana).
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