lunedì 23 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - La commedia deve essere presa sul serio.



Il concetto fondamentale nella mente della maggior parte dei nostri autori più giovani è che la commedia sia, per eccellenza, una cosa fragile. È concepita come un mondo convenzionale dalla descrizione assolutamente delicata e dozzinale. Storie come “Happy Hypocrite” di Max Beerbohm sono concetti che svanirebbero o cadrebbero nel più totale nonsenso se considerati con un solo grado di serietà in più. Ma la grande commedia, quella di Shakespeare o di Sterne, non solo può, ma deve essere presa sul serio. Non c'è nulla a cui un uomo debba dedicarsi con più fede e abbandono di sé che alla risata genuina. In commedie come queste si ride con gli eroi e non di loro. L'umorismo che permea le storie di Falstaff e dello zio Toby è un umorismo cosmico e filosofico, una genialità che arriva fino in fondo. Non è una lettura superficiale, non è nemmeno, in senso stretto, una lettura leggera. La nostra simpatia è rivolta ai personaggi come se fossero le vittime predestinate di una tragedia greca. Il moderno autore di commedie sembra andare fiero della fragilità dei suoi personaggi. Sembra sempre sul punto di ridurre in mille pezzi le suoe marionette. Quando John Oliver Hobbes scrisse per la prima volta una commedia dai toni seri, la intitolò, con un disprezzo malcelato per la propria opera, “Una commedia sentimentale”. Alla base di questa concezione dell'artificialità della commedia c'è un profondo pessimismo. La vita agli occhi di questi buffoni malinconici è di per sé una cosa assolutamente tragica; la commedia deve essere vuota come una maschera ghignante. È un rifugio dal mondo e, a rigor di termini, non ne fa nemmeno parte. Il loro umorismo è un sottile strato di ghiaccio luccicante che ricopre le acque eterne dell'amarezza.

Gilbert Keith Chesterton, Twelve Types.



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