venerdì 27 settembre 2019

Un aforisma al giorno - Eresie come indebita concentrazione su una singola verità, o su mezza...

Le eresie consistono sempre nell’indebita concentrazione su di una singola verità, o mezza verità. È pertanto giusto insistere sulla onniscienza di Dio, ma è un’eresia insistervi, come fece Calvino a scapito dell’Amore divino; è giusto desiderare una vita semplice, ma è un’eresia desiderarla a costo di rinnegare la benevolenza e le buone maniere.


Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del Drago ed altre serissime storie - L’Uomo Comune

Un aforisma al giorno

Si commette idolatria non solo attraverso la creazione di falsi dèi, ma anche mediante l'istituzione di falsi demoni; impaurendo gli uomini con la guerra o l’alcool, o una legge economica, quando invece dovrebbero avere paura di corruzione spirituale e viltà.


Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 11.09.1909.

mercoledì 25 settembre 2019

Un aforisma (attualissimo) al giorno.

Per me il suicidio non è soltanto un peccato, è il peccato; è il male supremo e assoluto, il rifiuto di prendere interesse all'esistenza, di prestare il giuramento di fedeltà alla vita. L'uomo che uccide un uomo, uccide un uomo; l'uomo che uccide se stesso, uccide tutti gli uomini: per quanto lo riguarda distrugge il mondo... il ladro i diamanti lo appagano; il suicida no... il ladro rende omaggio alle cose che ruba se non al loro proprietario; il suicida insulta tutte le cose per il fatto stesso di non rubarle. Rifiutando di vivere per amore di un fiore, oltraggia tutti i fiori. Non c'è al mondo la più piccola creatura cui egli non irrida con la sua morte.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

La partitocrazia non è nata oggi. Ce lo racconta un attualissimo libro del 1911 - di Fabio Trevisan (da Ricognizioni).

Con il titolo: Partitocrazia è stato pubblicato da Rubbettino (a cura di Pietro Federico) un saggio edito in Inghilterra nel 1911 (The Party System) da Hilaire Belloc (1870-1953) e Cecil Edward Chesterton (1879-1918), fratello minore del più celebre Gilbert Keith, morto sul fronte francese durante il primo conflitto mondiale per il quale si era arruolato volontario. Il testo, a dispetto del secolo abbondante trascorso, è sorprendente per la stupefacente attualità dei temi trattati e grande merito va ascritto alla Casa editrice che ha avuto il coraggio di proporlo all'attenzione anche degli italiani. 
Nella Presentazione di Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) venivano messi allo scoperto l'intrallazzo del bipolarismo e la deviazione del "sistema dei partiti": "La facciata e la forma esteriore di questa nuova e segreta forma di potere è la mera, meccanica, applicazione di quello che è chiamato 'il sistema dei partiti'. Esso non è costituito di due partiti, bensì di uno solo. Se vi fossero dei veri partiti, potrebbe non esservi alcun sistema". 
Anche nella prefazione, suggerita dall'ambiguità dell'esito delle elezioni politiche del 1908 con l'ascesa del governo liberale guidato dal conte di Oxford Herbert Henry Asquith (1852-1925),veniva ribadito il coraggioso e dichiarato intento del saggio: "Con questo libro ci proponiamo di dare voce a un desiderio condiviso già da moltissimi: quello di distruggere, soppiantare e mettere in ridicolo il sistema dei partiti, vale a dire il sistema che ha tolto spirito e significato al Parlamento". Che cosa denunciavano i due autori cattolici? Stigmatizzavano la demagogia e l'irriverenza degli slogan politici, come ad esempio: "Sia fatta la volontà del popolo" e il teatrino allestito dal "sistema dei partiti", sia che fossero whig o tory: "All'elettore medio tutto ciò deve cominciare a dare l'idea di una collusione. Egli non sa tutto; non sa che praticamente ogni mossa di questo sciocco e pericoloso gioco è stata precedentemente stabilita dagli alleati delle due coalizioni". 
Nel loro monito, Belloc e Cecil Chesterton non lesinavano nomi e cognomi di influenti politici, denunciandone parentele e privilegi, smascherandone con ironia i reali propositi: "Abbiamo visto Lloyd George e Winston Churchill, da un lato rappresentati come patrioti che affrontano un'arrogante aristocrazia, di cui uno dei membri è il duca di Marlborough, cugino di Churchill". 
Nel primo capitolo ("Il sistema rappresentativo") gli autori, pur considerando che nessun partito rifiutava la dottrina della sovranità popolare, rimarcavano l'assenza di una reale democrazia, che non poteva essere equiparata ai voti, alle elezioni ed alle assemblee rappresentative, che dovevano essere tutt'al più mezzi per realizzare la democrazia. Proponevano quindi che il modello della Camera dei Comuni (Comuni intesi come villaggi) rispecchiasse la piccola comunità, appunto il villaggio, come immagine della democrazia reale. 
Sostenendo che l'House of Commons fosse una Camera bassa e che doveva rappresentare i cittadini comuni che la eleggevano, ribadivano tre aspetti sostanziali: primo, la totale libertà nella scelta dei rappresentanti; secondo, i rappresentanti dovevano rispondere esclusivamente ai propri elettori; terzo, i rappresentanti dovevano deliberare in libertà e soprattutto essere indipendenti dall'esecutivo. Al contrario, deploravano che l'esecutivo (come si era realizzato praticamente) controllasse l'assemblea rappresentativa. 
Le cause di questo insano capovolgimento a scapito di una reale democrazia erano analizzate e così sottolineate: "Se dovessimo dare un nome al fenomeno che porta al pervertimento delle istituzioni rappresentative, quel nome sarebbe "sistema dei partiti". Con sottile ironia, nel descrivere l'atteggiamento del pubblico verso i politici, facevano riferimento alle gare di canottaggio tra Oxford e Cambridge: "Della folla che ogni anno fiancheggia la strada lungo il fiume sono ben pochi quelli che hanno frequentato una delle due università…ma comunque tifano con grande entusiasmo… e proprio nello stesso modo che con impeto prendono le parti di un'università che non hanno mai frequentato, così parteggiano per un partito che non controllano". 
Il capitolo si chiudeva con una rassegna storica molto puntuale su cos'era stato il passato, facendo esplicito riferimento alla "gloriosa rivoluzione" del 1688, causata dal tentativo (con risultato negativo) da parte di Giacomo II Stuart di abolire il cosiddetto Test Act, ovvero tutte quelle inibizioni che impedivano ai cattolici di accedere alle cariche pubbliche, governative e militari dell'Inghilterra. 
I due autori denunciavano senza mezzi termini l'esito del capitalismo che aveva sottratto e confiscato indebitamente, sulla scorta della precedente Riforma di Enrico VIII, i beni ecclesiastici, dei conventi e dei monasteri: "La Rivoluzione fu compiuta non solo da, ma in favore di un gruppo di uomini avidi spinti dalla loro avidità. Quel gruppo di uomini e i loro successori andarono avanti ad arricchirsi a spese del popolo in ogni modo possibile … ciò che trionfò infine nel 1689 non fu il popolo ma il Parlamento. Esso non rappresentava il popolo e nemmeno dichiarava di farlo". 
Accadde poi che questo sistema politico venisse turbato da due forze: le risorse materiali create dalla Rivoluzione industriale e le idee generate dalla Rivoluzione francese: "Le due forze combinate portarono alla Riforma doganale del 1832… e ad un allargamento della classe dei nuovi ricchi, che turbò l'equilibrio fra magnati del commercio e proprietari terrieri". Se da una parte il cosiddetto "processo democratico" ha mostrato esteriormente l'estensione del diritto di voto fino al suffragio universale, dall'altra si è verificato internamente, secondo le testuali parole degli autori di questo mirabile saggio, "il trasferimento dell'effettivo potere della Camera dei Comuni all'esecutivo, o, per parlare più precisamente, ai due fronti, governo e opposizione". 
Nel secondo capitolo ("La casta al governo") Belloc e Cecil Chesterton cercavano di rispondere al quesito: "A chi era passato il potere della Camera dei Comuni?". Ammonendo che la Costituzione, nel momento in cui dichiarava che i ministri fossero nominati dalla Corona, fosse disattesa, gli autori inveivano contro la "corporazione oligarchica" e la corruttela anche parentale dei due fronti apparenti: "Dobbiamo sottolineare che questi legami familiari non trovano i propri confini all'interno delle singole compagini politiche (…) il fatto stesso che i politici cerchino in tutti i modi di impedire all'elettorato di conoscere la vera natura delle loro parentele ci sembra la prova più evidente della loro impostura". 
Il pericolo di questa casta al governo (denunciata nel 1911) era quella di aver creato la figura del "raccomandato" e del politico come "professionista", soprattutto se avvocato ("Nello stesso ordine di problemi rientra il gran numero di avvocati presenti in Parlamento, dove i legali abbondano perché ovviamente hanno qualcosa da guadagnarci"). Nello smascheramento del gioco politico anti-democratico, che aveva l'assoluto controllo della Camera dei Comuni, i due coraggiosi giornalisti (scrivevano nell'Eye-Witness, un settimanale di inchiesta politica, e non solo) precisavano concretamente il controllo, da parte dei ministri cooptati, dell'agenda della Camera bassa, del tempo delle sedute parlamentari e dell'ordine del giorno di ogni seduta, come evidenziato nel capitolo terzo (La Camera dei Comuni così com'è): "I membri della Camera non possono sollevare le questioni che stanno loro a cuore, o far passare le leggi che ritengono importanti. Possono solo aspettare le leggi che verranno proposte dal governo".
La riproposizione di innumerevoli emendamenti (caratteristica pure del sistema parlamentare italiano) era legata, secondo Belloc e Cecil Chesterton, entro i limiti che i fronti opposti hanno preventivamente accordato, perché nessuno vuole compromettere la possibilità di ottenere uno stipendio. L'atmosfera morale ed il richiamo ad una risoluzione etica della politica erano ben sottolineate dagli autori, che interpellavano in tal senso: "Fino a che punto il sistema dei partiti, con i due schieramenti che giocano a fare gli avversari, con i salari altissimi e tutto il resto, dipende dal tono morale della Camera?". Interrogativi di stretta attualità, cui rispondevano con veemenza e con sincero coraggio: "Ciò che impedisce qualsiasi cambiamento è il controllo esercitato dal sistema politico sul Parlamento grazie ai fondi segreti elargiti ai partiti…". 
Nel capitolo quarto ("I fondi segreti") denunciavano la corruzione, anche indiretta, attraverso quell'innominabile verità dei fondi segreti: "Se dunque le spese di un candidato sono pagate con un fondo segreto a disposizione del partito, succederà che il candidato non si sentirà responsabile davanti agli elettori, ma solo davanti alla cricca che lo finanzia". In questo modo si potevano vendere le linee politiche così come il potere legislativo: "I due partiti politici hanno bisogno del denaro dei ricchi per portare avanti il finto scontro da cui dipendono il loro prestigio e i loro salari. La linea politica da scegliersi dunque deve attrarre un particolare settore della classe più ricca". 
Nel quinto capitolo ("Il controllo delle elezioni") l'assemblea dei partiti, la selezione dei candidati, la gestione di un'elezione, la scelta dei programmi erano realisticamente ed impietosamente affrontate e sviluppate con un impressionante riferimento conclusivo alla realtà che stiamo oggi vivendo: "Il popolo non solo non ha possibilità di metter bocca sul programma che il suo rappresentante dovrebbe mettere in atto, non solo le sue richieste possono essere totalmente ignorate, ma in più le misure più detestate, per le quali non c'è neanche l'ombra di un mandato popolare possono diventare legge, e gli elettori non hanno alcun potere di farle abrogare". 
Il richiamo evidente per i cattolici al tradimento dei principi non negoziabili, dai temi della difesa della vita a quelli della famiglia come unione tra un uomo e una donna ed alla responsabilità educativa dei genitori, confermano purtroppo quanto paventato da Hilaire Belloc e Cecil Chesterton più di un secolo fa. Cosa fare? Su quali basi reali può dunque poggiare un'autentica riforma? 
Nel sesto capitolo ("La difesa") i due scrittori cattolici facevano ricorso a due gruppi fondamentali: "La massa popolare, disperata e senza voce e i giovani (… ingannati dalle messinscene dei politicanti ". Nel settimo e conclusivo capitolo ("C'è una cura?") Belloc e Cecil Edward Chesterton, anche qui con argomentazioni di scottante attualità, non reputavano determinante la modifica della legge elettorale: "Una modifica del sistema elettorale non porterà a nulla … Se si desse a uno dei due schieramenti un potere superiore, l'onore che questo potere comporterebbe obbligherebbe i due gruppi a escogitare insieme una scappatoia che possa far tornare i due partiti in una condizione di semiequilibrio". Persino sulle cosiddette "primarie" i due grandi e indomiti cattolici inglesi avevano ed hanno ancora qualcosa da dire: "L'istituzione delle primarie e la scelta dei candidati secondo le rispettive comunità locali a cui appartengono sarebbe cosa buona, ma bisogna ricordare che non sarà semplice istituire le primarie in un momento in cui l'iniziativa popolare inglese è tanto ininfluente". 
Sollecitavano il legittimo uso del referendum per la democratizzazione della politica (un secolo prima dell'uso improprio e collegato all'ideologia liberale del Partito Radicale italiano), auspicavano una presenza forte ed un'educazione politica alla vera democrazia quali primi passi essenziali. Alla denuncia precisa, storicamente fondata (Hilaire Belloc è stato uno storico cattolico che ha pubblicato circa 150 saggi) anche attraverso i media dell'epoca, doveva corrispondere un anelito sincero alla verità delle cose: "Quando la verità è un fatto, e dunque piuttosto difficile da accettare, irrita e ferisce; mantiene però questo potere di crescere e di rendersi manifesta, che è la ragione per cui vale la pena dirla". 
In che modo dire la verità tutta intera, si chiedevano alla fine nel saggio, per illustrare una possibile realizzazione efficace? Ecco la proposta: "Agli uomini piace molto ridere, e se voi siete in grado di presentare un bugiardo, un vigliacco, un ipocrita come un buffone non avrete sbagliato affatto; il sistema dei partiti non è solamente un insieme di buffoni, è più che altro un insieme di ipocriti, e si basa sulla menzogna. I suoi strumenti principali sono l'avidità e la paura. Queste cose sono terribili, non ridicole, ma è utile insistere sulla loro ridicolaggine…". 
La necessità della purificazione non passava soltanto dalla denuncia (cosa riscontrabile in tanti gruppi o movimenti politici odierni), anche ironica, ma da misure in cui si doveva costringere il politico a non arrampicarsi su promesse generiche o astrusi giri di parole irresponsabili e senza sostanziali riferimenti alla vita quotidiana del popolo. La lettura attenta di questo encomiabile saggio di Hilaire Belloc e Cecil Chesterton può aiutare, anche ai giorni nostri, a comprendere il declino e l'innaturalezza di molte scelte politiche ed a stimolare una rinascita della vera politica nel perseguimento del bene comune.

Un aforisma al giorno.

Se solo occasionalmente ci sorprendiamo nell'atto di gridare di gioia, è perché solo in modo parziale o imperfetto siamo figli di Dio; non del tutto diseredati, ma nemmeno del tutto familiarizzati. In breve soffriamo le conseguenze della Caduta, cioè del Peccato originale.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Comune.

Un aforisma al giorno

Esaltare la messa significa entrare in un mondo stupendo di idee metafisiche, illuminare tutte le relazioni della materia con l’intelletto, della carne con lo spirito, delle astrazioni più impersonali così come degli affetti più personali.
Gilbert Keith Chesterton, La mia fede

martedì 24 settembre 2019

Un aforisma al giorno

La fede è la madre di tutte le energie del mondo, ma i suoi nemici sono i padri di tutta la confusione che regna nel mondo. I laicisti non hanno distrutto le cose divine, ma hanno distrutto le cose laiche, se questo li può consolare. I Titani non hanno scalato il paradiso, ma hanno devastato il mondo.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

As I Was Saying... una bella copertina...

lunedì 23 settembre 2019

Un aforisma al giorno

Non è che gli uomini credano nel Peccato Originale perché credono nel Libro della Genesi. Sono pronti a credere nel Libro della Genesi perché già credono nel Peccato Originale.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 18 settembre 1920. 

(Grazie a Umberta Mesina! - questo e altro ancora nella Summa Chestertheologica)

sabato 21 settembre 2019

Letture chestertoniane in vacanza...


I Tipi Loschi hanno fatto la loro vacanza lo scorso Agosto e hanno letto brani cospicui dell'Uomovivo.

Questo è ciò che ne è scaturito alla fine (i "compiti per casa").

È molto simpatico questo foglietto!

venerdì 20 settembre 2019

Dal blog di Nancy Carpentier Brown - Frances e The Lyceum




Dice Nancy:

«Durante una ricerca di giornali britannici, Dale Ahlquist ha trovato questo e me l'ha inviato. Mentre lavoravo alla biografia di Frances Chesterton ho scoperto che le era stato chiesto di aiutare a fondare un club chiamato The Lyceum per donne scrittrici o autrici che avevano frequentato il college. Ecco l'immagine che accompagna questa storia! Frances ha il collare di pelliccia (un elemento frequente nel suo abbigliamento) ed è in piedi dietro, secondo da sinistra, cappello scuro. L'anno è il 1904. 
E' stata fondata da Constance Smedley, seduta di fronte a Frances».


Ecco La Ronda, e precisamente il numero che inizia la pubblicazione de Le Avventure di un Uomo Vivo...

Il numero che vedete ritratto qui sopra (anno III, n° 1-2, Gennaio-Febbraio 1921) trova nel suo sommario articoli e scritti di Giacomo Leopardi (Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani), Bruno Barilli (Delirama), Giuseppe Ungaretti (Paesaggio), Guglielmo Ferrero (Schiavi o Padroni?), Filippo Burzio (Democrazia) e - udite, udite! - Gilbert Keith Chesterton con la prima puntata de Le avventure d'un uomo vivo!

E' una bella cosa, vero? E' in vendita su Ebay, se qualcuno fosse interessato. Però mi premeva mostrarvelo, è una specie di cimelio per noi italiani, e bisogna esserne grati.

Come forse molti di voi sapranno, Emilio Cecchi propose Chesterton a La Ronda e successivamente ci fu la pubblicazione a puntate de Le Avventure di un Uomo Vivo, prima ancora della sua uscita in volume.

Qui sotto un altro numero:

è quello dell'anno III, n° 7, Luglio 1921 e comprende tra l'altro articoli di Vilfredo Pareto (Due uomini di Stato), Bruno Barilli (La danza delle tre sorelle), Eugenio Giovannetti (Il satiro parricida), e  Gilbert Keith Chesterton con la terza puntata de Le avventure d'un uomo vivo.

Mi sembrava bello mostrarveli e parlarne un po', ancora una volta grato ad Emilio Cecchi che ci ha presentato il nostro caro insostituibile Gilbert.

Marco Sermarini

Chesterton, A Regular Guy - di Umberta Mesina

Chesterton (al centro; alla sua destra sua moglie Frances,
alla sua sinistra la segretaria Dorothy Collins)
durante uno dei suoi tour in America

Mentre facevo una ricerca per uno degli articoli di GKC (pieni di cose che a quel tempo erano note a tutti ma che adesso, se non ci fosse internet, sarebbero incomprensibili), mi sono imbattuta in un piccolo aneddoto che vi riporto qui sotto. Peccato che, tradotto, fa ridere meno.
 
"Nel lessico relativo a vituperio e volgarità, inglesi e americani differiscono decisamente. Nel linguaggio popolare americano "guy" indica semplicemente un uomo; non c'è per forza un significato dispregiativo. Ma in inglese, sia di livello alto o basso, indica uno che si sta rendendo ridicolo. Quando G.K. Chesterton fece un giro di conferenze negli Stati Uniti, nel 1920-21, «un cronista nell'Ovest si riferì a lui chiamandolo "a regular guy" [che per gli americani vuol dire un tipo a posto, ma per gli inglesi vuol dire uno che solitamente si rende ridicolo]. Lì per lì il signor Chesterton era dell'idea di picchiarlo col bastone. Davvero una terra sottosopra, gli Stati Uniti, dove non sai distinguere un insulto da un complimento» (Murray Hill Bids Mr. Chesterton Goodby, Bookman, June 21, 1921, p. 309)" — citato in H. L. Mencken, The American Language: A Preliminary Inquiry Into the Development of English in the United States, 1921

La visione di GKC che si scaglia su un collega giornalista col bastone da passeggio mi ha fatto veramente ridere. Poi ho scoperto che Murray Hill ne parla in un articolo sulla visita che Gilbert e Frances gli fecero a casa, quindi la cosa del bastone deve avergliela raccontata proprio Gilbert. Pareva inverosimile, e invece... Ho cercato l'articolo ma non è disponibile online.

San Gennaro, Chesterton e un anniversario – di Aldo Maria Valli

L'articolo merita, si parla di matrimonio e anniversari, eccone un estratto:
«Chesterton ha scritto che l'uomo e la donna sono come due pezzi di ferro, ed è vero. Solo Dio può portarli al livello dell'incandescenza, perché si fondano. Sempre parafrasando il grande scrittore, direi che è inutile stare a compulsare manuali di psicologia sul rapporto di coppia perfetto. Prima o poi ogni donna scopre che suo marito è un animale egoista, e ogni uomo scopre irrimediabilmente che sua moglie è altamente irritabile, in un modo che l'uomo semplicemente non capisce. Pretendere di fondere i due pezzi di ferro con le sole forze umane è impresa quanto meno azzardata. E sostenere che occorra "fare le prove" prima del matrimonio è da illusi. Ancora Chesterton: "Io sostengo, e non rifiuto alcuna parte di responsabilità in tale affermazione, che è meglio che i due sessi non si comprendano, fino al momento in cui si uniranno in matrimonio. È bene che non abbiano la conoscenza prima di avere il rispetto e la carità".
Parlando della moglie Frances, Chesterton (avrete capito che ho un debole per lui) usò parole che si attagliano alla perfezione a Santa Subito: "Il suo corpo potrà anche essere all'ospedale, ma l'anima è al parco giochi". Santa Subito ha un cuore grande, non si lamenta mai e mai ha una parola cattiva, nemmeno quando il rancoroso di turno la rimprovera "per la sua allegria troppo spiccata, per i suoi ideali troppo limpidi, per la sua fede troppo fiera"».
Il resto qui:

E bravo Aldo Maria Valli!

mercoledì 18 settembre 2019

Chesterton and Humour: A talk by Fr. Ian Ker - 13 Novembre 2019



Join the London Global Gateway for a discussion on G.K. Chesterton, with a talk from Fr. Ian Ker:
‘Chesterton and Humour’ argues that Chesterton’s preoccupation with humour extends far beyond his famous jokes. His 'Autobiography', a book strangely neglected by his biographers, shows only too clearly how important a role humour played in his thought and writings. For him, comedy was just an important an art form as tragedy. 
Far from being the opposite of serious, humour was sometimes the only way of being serious. It was essential for religious faith as humility demanded the ability to laugh at oneself.

6:00 p.m. Registration and welcome
6:30 p.m. Keynote
7:15 p.m. Q&A
7:30 p.m Reception


Date And Time

Bruce Dickinson degli Iron Maiden su GKC (eh, sì, pure lui).

Chesterton, come molti sanno e come abbiamo già segnalato, scrisse l'inno O God of Earth and Altar (O Dio della Terra e dell'Altare) che fu stampato nella rivista Commonwealth e poi incluso nell'Innale inglese del 1906.
Diverse righe dell'inno sono cantate all'inizio della canzone Revelations dal gruppo heavy metal britannico Iron Maiden nell'album Piece of Mind del 1983. 
Il cantante Bruce Dickinson in un'intervista ha dichiarato: "Ho una predilezione per gli inni.  Amo alcuni dei rituali, le belle parole, Jerusalem e ce n'era un'altra, con le parole di G.K. Chesterton, O God of Earth and Altar - molto fuoco e zolfo: 'Inchinati e ascolta il nostro grido'. L'ho usato per una canzone degli Iron Maiden, Revelations. 
Nel mio strano e maldestro modo in cui stavo cercando di dire: "sembra tutto la stessa cosa".



Ancora su Fulton Sheen e GKC.

Chesterton scrisse l'introduzione al libro di Sheen God and Intelligence in Modern Philosophy; A Critical Study in the Light of the Philosophy of Saint Thomas (Dio e intelligenza nella filosofia moderna; uno studio critico alla luce della filosofia di San Tommaso).

lunedì 16 settembre 2019

Ecco Gilbert e Frances!


Frances e Gilbert verso il 1911 nella casa di Overroads (la prima affittata a Beaconsfield) con il nipote Michael Braybrooke, e il cane Quoodle. Chesterton si era da poco rotto il braccio camminando verso casa. Era andato ad esibirsi in commedie e poesie con gli amici. 




Padre Ian Ker parlerà di Chesterton a Londra il prossimo novembre.

Catholic Chesterton (@CatholicGKCSoc)
Fr Ian Ker, Newman and GKC biographer will be giving a talk on Chesterton, Wednesday 13th November in London. Tickets are free, but need to be booked; eventbrite.co.uk/e/chesterton-a… pic.twitter.com/6eUjuDYUxk


Umberta Mesina ci spiega cosa diceva Chesterton a proposito delle droghe. Ecco, leggete, soprattutto se c’è qualche sventato che pensa che sia meglio liberalizzarle.