mercoledì 15 ottobre 2008

IRAQ - Card. Delly: la situazione in Iraq è disastrosa, tragica, e peggiora sempre

Il capo della Chiesa caldea, intervenendo al Sinodo dei vescovi ha descritto un Paese nel quale “la vita è un calvario”, “tutti temono il rapimento” e cresce i numero di morti causati da autobomba e kamikaze. Il ricordo di mons. Raho e padre Ganni.


Città del Vaticano (AsiaNews) – La drammatica situazione dei cristiani in Iraq è echeggiata oggi nell’aula del Sinodo dei vescovi, in Vaticano, descritta con toni fortemente drammatici dal card. Emmanuel III Delly, patriarca di Babilonia dei Caldei, capo del Sinodo della Chiesa caldea. E’ una situazione che ha fatto avanzare da ambienti politici iracheni e non l’ipotesi di creare una sorta di enclave cristiana nelle provincia di Niniveh, ma che trova scarso sostegno tra i vescovi ed il clero del Paese dei due fiumi - il porporato non ne ha fatto cenno - in quanto contraria al concetto evangelico della missione della Chiesa. ”La situazione in alcune parti dell'Iraq – ha detto il card. Delly - è disastrosa e tragica. La vita è un calvario: mancano la pace e la sicurezza, così come mancano nella vita di ogni giorno gli elementi basilari. Continuano a mancare l'elettricità, l'acqua, la benzina, la comunicazione telefonica è sempre più difficile, intere strade sono bloccate, le scuole chiuse o sempre in pericolo, gli ospedali sono a organico ridotto, la gente teme per la propria incolumità. Tutti temono il rapimento, i sequestri e le intimidazioni. Che dire poi di tutti quei rapimenti ingiustificabili che quotidianamente si susseguono, danneggiando intere famiglie e privandole spesso dei loro cari, pur avendo sborsato decine di migliaia di dollari per una liberazione mai avvenuta? Per non parlare del numero sempre più crescente di morti causati dalle autobombe e dai kamikaze che indossano cinture esplosive”.

”Vivere la parola di Dio – ha proseguito - significa per noi testimoniarla anche a costo della propria vita, com'è accaduto e accade finora con il sacrificio di vescovi, sacerdoti e fedeli. Essi continuarono a essere in Iraq forti nella fede ed amore di Cristo grazie al fuoco della parola di Dio. Per questo, vi supplico di pregare per noi e con noi il Signore Gesù, Verbo di Dio, e condividere la nostra preoccupazione, le nostre speranze e il dolore delle nostre ferite, affinché la Parola di Dio fatta carne rimanga nella sua Chiesa e insieme a noi come buon annunzio e come sostegno. 16 dei nostri sacerdoti e due vescovi sono stati rapiti e rilasciati dopo un riscatto molto elevato. Alcuni di loro appartengono alla schiera dei nuovi martiri che oggi pregano per noi dal Cielo: l'arcivescovo di Mosul, Faraj Rahho, padre Raghid Ganni, altri due sacerdoti e altri sei giovani”.

martedì 14 ottobre 2008

La CEI: condannare l'eutanasia sotto ogni forma.

Roma - Lo ribadisce. Ancora una volta. In modo fermo. Ogni forma di eutanasia, più o meno esplicita, è da condannare. Sceglie l'appuntamento della giornata per la Vita la Cei per lanciare il suo messaggio. I vescovi invitano a non "rispondere a stati permanenti di sofferenza, reali o asseriti, reclamando forme più o meno esplicite di eutanasia". È una risposta "falsa", perché "la vita umana è un bene inviolabile. Non possono essere legittimati l’abbandono delle cure e l’accanimento terapeutico quando vengono meno ragionevoli prospettive di guarigione".

La sofferenza I vescovi invitano a non rassegnarsi quando "il peso della vita ci appare intollerabile" e a fare affidamento sulla "virtù della fortezza" e sul sostegno delle persone care. Il messaggio formula anche un appello a chi è vicino a persone nella sofferenza estrema "in particolare ai parenti e agli amici dei sofferenti, a quanti si dedicano al volontariato, a chi in passato è stato egli stesso sofferente e sa che cosa significhi avere accanto qualcuno che fa compagnia, incoraggia e dà fiducia. A soffrire, oggi, - rilevano i vescovi - sono spesso molti anziani, dei quali i parenti più prossimi, per motivi di lavoro e di distanza o perché non possono assumere l’onere di un’assistenza continua, non sono in grado di prendersi adeguatamente cura. Accanto a loro, con competenza e dedizione, vi sono spesso persone giunte dall’estero. In molti casi il loro impegno è encomiabile e va oltre il semplice dovere professionale: a loro e a tutti quanti si spendono in questo servizio, vanno la nostra stima e il nostro apprezzamento. La vita è fatta per la serenità e la gioia - ricorda la Cei -. Purtroppo può accadere, e di fatto accade, che sia segnata dalla sofferenza. Se la sofferenza può essere alleviata, va senz’altro alleviata. In particolare, a chi è malato allo stadio terminale o è affetto da patologie particolarmente dolorose, vanno applicate con umanità e sapienza tutte le cure oggi possibili".

Contro l'aborto Nel documento di parla anche di aborto: "Talune donne, - afferma il messaggio del consiglio permanente della Cei, intitolato La forza della vita nella sofferenza - vedono in una gravidanza inattesa esiti di insopportabile sofferenza. Quando la risposta è l’aborto, - ammoniscono i vescovi - viene generata ulteriore sofferenza, che non solo distrugge la creatura che custodiscono in seno, ma provoca anche in loro un trauma, destinato a lasciare una ferita perenne".

Un messaggio da un amico spagnolo pieno di... vita!

Riceviamo questo commento al post sul Canada e il laicismo imperante.
E' interessante per due motivi:
1) viene da Granada e l'autore è Santiago Chiva, che ci scrive come può ma si fa capire lo stesso; che qualcuno a Granada ci leggesse lo sapevamo (grazie al sistema di analisi che abbiamo adottato), ora ne siamo molto contenti perché il lettore ha un nome; gracias, Santiago!
2) parla della campagna che in Germania stanno facendo a favore di una maggiore natalità, che è una cosa che pare funzioni, ci dice Santiago qui sotto:

Questo video, realizzato nella promozione di una maggiore accettazione sociale dei bambini in Germania. Dato che la legalizzazione dell'aborto in questo paese, i bambini sono stati valutati meno. Dopo la campagna, il tasso di natalità è cresciuta. Credo che qualcosa di simile a quella in Europa. Anche in Italia.

Santiago Chiva (Granada, Spagna)

Aggiungiamo il video, e speriamo che aiuti qualcuno a capire che i bimbi sono la vera ricchezza di un paese che altrimenti è ammorbato dalla stupidità e dalla tristezza. Buona visione!


lunedì 13 ottobre 2008

"What about a bit of Tommy?"

Siccome Bobo Persico ha tirato fuori la storia di come è nato il San Tommaso d'Aquino, vorremmo ricordare un altro episodio collegato alla redazione del San Tommaso.

Dorothy Collins, la fida segretaria di Gilbert, per sottolineare la capacità di Chesterton di concentrarsi nel suo lavoro (ma solo su quello), ricordava che, nel bel mezzo della redazione contemporanea di una serie di articoli per vari giornali o periodici, ogni tanto Chesterton se ne usciva con espressioni del tipo: "What about a bit of Tommy?", ossia: "Che ne pensi di un po' di Tommy?", essendo Tommy proprio il San Tommaso, quel capolavoro che è questo fantastico volume, uscito dalla capoccia di Gilbert in questa maniera un po' insolita, mentre scriveva almeno altri due o tre libri od articoli...

Roberto Persico recensisce L'Uomo Eterno su il Foglio

Da Il Foglio dell'11 Ottobre 2008

Diavolo d’un Chesterton. Gli capita di imbattersi in una frase di Tommaso d’Aquino, spedisce la segretaria a prendere nella più vicina biblioteca tutti gli scritti che trova, e mentre le detta i pezzi per i vari giornali con cui collabora – è noto che spesso lavorava a due cose contemporaneamente, una battendola a macchina lui stesso e una dettandola alla fedelissima Dorothy – butta giù un saggio, da poco tra l’altro tornato nelle librerie italiane dopo una lunga assenza, che il grande medievista Étienne Gilson giudicherà il miglior studio mai dedicato all’A-quinate. Una catena di scandali scuote il mondo politico inglese e lui scrive “L’utopia degli usurai”, un atto d’accusa ai mali del capitalismo da ridurre le critiche marxiste a blande ramanzine. E quando gli passa per le mani un libro di Herbert G. Wells che si propone di leggere in chiave evoluzionistica l’intera storia dell’umanità, non ci pensa su due volte e si butta sul medesimo soggetto, divertendosi naturalmente come un matto a ribaltarne presupposti e prospettiva. Nasce così “L’uomo eterno”, anch’esso riproposto inItalia dopo oltre mezzo secolo, in questasorta di Chesterton-renaissance che, complice lo scadere dei diritti, sta riportandosugli scaffali nostrani non pochi testi datempo irreperibili. “C’è qualche cosa di piano, di blando edi graduale attorno alla parola e anche at-torno all’idea” di evoluzione. “In realtà questa idea di qualche cosa di lento e graduale come l’ascesa di un declivio è illusoria. Illusoria quanto illogica; perché lalentezza non risolve affatto la questione.Che un evento sia intrinsecamente intelligibile o inintelligibile non dipende dalla velocità con cui si produce”. A guardar con semplicità – “e per semplicità non intendo stupidità, ma una specie di lucidità che afferra le cose, cioè la vita, piuttostoche le chiacchiere come la parola evoluzione” – uno constata che “non era, e fu: qualche cosa accadde, e ha tutta l’appa-renza di una transazione fuori dal tempo”. E’ inutile che i paleontologi immagi-nino una non documentata transizionedalla scimmia all’uomo: tutto quel che vediamo è che, di schianto, gli uomini hanno il senso del bello, e dipingono Lascaux. E’ pura proiezione di un pregiudizio ipotizzare uno sviluppo delle forme socialida una tirannide originaria alla democrazia; al contrario, quel poco che sappiamodocumenta l’opposto: “Il dispotismo può essere uno sviluppo, spesso un tardo sviluppo, più spesso la fine di società cheavevano avuto un inizio largamente democratico”. Lo stesso vale per la religione,non si può spiegarne l’origine, come fa Wells, a partire da antichi riti di fertilità o dai sogni: “I poemi non esistevano pri-ma dei poeti. La poesia non nacque dalleforme poetiche. Non si può dire che laprima apparizione di una cosa sia spiega-ta adeguatamente dal fatto che esistevagià. Allo stesso modo non possiamo direche la religione nacque dalle forme reli-giose, perché ciò equivale a dire che nacque quando già esisteva. Occorreva piuttosto una particolare forma mentale pertrovare qualcosa di mistico nei sogni enella morte, come per trovare qualcosa dipoetico nell’allodola o nella primavera. Questa forma mentale è quel che chiamiamo lo spirito umano, che è sempre esistito da che mondo è mondo”. Un solo altro evento può paragonarsi alla “brusca transizione dall’animale all’uomo”: l’altrettanto “brusca transizione dal paganesimo al cristianesimo”. Su cui pure GKC lancia il suo sguardo fanciul-lesco, e riesce nell’impresa di mostrarlocome lo si vedesse per la prima volta: “E’ una delle tante storie, con questo di più, che è una storia vera. Esso apre a noinon soltanto incredibili cieli, ma una terra (può sembrare) ugualmente incredibile, e la fa credibile”.

L'Eugenetica presentato a Roma con Luca Volontè.

Vi segnaliamo chel'Editore Cantagalli e l'Associazione ''Il Cenacolo dei Filosofi Raffaello'' invitano alla presentazione del libro del nostro Gilbert

EUGENETICA E ALTRI MALANNI

Mercoledi', 15 ottobre 2008 ore 18,30
Boscolo Hotel Palace - sala Piacentini
Via Veneto, 70 - Roma

Presenta l'on. EUGENIA ROCCELLA, Sottosegretario di Stato al Lavoro, alla Salute e alle politiche Sociali

sarà presente il socio SCI on. LUCA VOLONTE'

Modererà il Dott. ANDREA PAMPARANA Vice direttore del TG5

seguira' la presentazione dell'Associazione ''Il Cenacolo dei Filosofi Raffaello''; a tal fine interverrà il Dott. Francesco Corsi, Presidente dell'Associazione.

Alcuni giovani si adoperano per avere una scuola vera

Alcuni giovani delle scuole superiori hanno dato vita al blog che potete vedere cliccando il nostro titolo. Ci è stato segnalato e ve lo segnaliamo a nostra volta.

Lo scopo è di non "accodarsi come pecore al primo urlatore!!!". Ci piace!

Visitatelo e date loro dei suggerimenti. Quella di educazione è la prima libertà di un uomo libero. Poi ce ne sono altre: quella di vivere del proprio lavoro, quella di non essere soggiogati in uno stato servile, quella di costruire opere in libertà...

Chesterton e Belloc hanno ancora tanto da dirci e dobbiamo avere il coraggio di ripetere queste cose con la vita. Questi studenti hanno iniziato, diamo loro il sostegno necessario.

Papa: Prego ogni giorno per i cristiani in Iraq e in India

Benedetto XVI chiede ai fedeli indiani di rallegrarsi per la nuova santa canonizzata oggi e domanda agli autori delle violenze in Orissa e in altri Stati dell’India di rinunciare “a questi atti” e costruire insieme la civiltà dell’amore. Il papa domanda di recitare il rosario anche per la riconciliazione e la pace nel Nord Kivu e per i lavori del Sinodo in svolgimento nel Vaticano.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Alla fine della messa di canonizzazione di 4 nuovi santi, fra cui la prima santa indiana, Sr Alfonsa dell’Immacolata Concezione, Benedetto XVI ha ricordato oggi le “violenze contro i cristiani in Iraq e in India, che ricordo quotidianamente al Signore”.

Prima della preghiera dell’Angelus, inserita a conclusione della celebrazione, parlando in inglese, il papa ha sottolineato che “le eroiche virtù di pazienza, fortezza e perseveranza nelle profonde sofferenze” della nuova santa indiana “ci ricordano che Dio dona sempre la forza necessaria per superare ogni prova. Mentre i fedeli cristiani dell’India rendono grazie a Dio per la loro prima figlia di quella terra presentata alla pubblica venerazione, desidero assicurarli della mia preghiera durante questo tempo difficile”. Il papa si riferisce alla campagna di violenze contro i cristiani scoppiate nell’Orissa più di un mese fa, e diffusesi in altri stati della Confederazione indiana, con l’uccisione di circa 60 persone, la distruzione di oltre 180 chiese e di 4500 case di fedeli. “Raccomando alla cura provvidenziale di Dio onnipotente – ha aggiunto il papa - coloro che cercano la pace e la riconciliazione e urgo gli autori delle violenze di rinunciare a questi atti e unirsi ai loro fratelli e sorelle per lavorare insieme a costruire una civiltà dell’amore. Dio vi benedica tutti!”.

Dopo aver salutato i pellegrini legati agli altri santi canonizzati, il pontefice ha ricordato che ottobre è il mese del Rosario. E ha aggiunto: “A questo proposito, vi invito a pregare per la riconciliazione e la pace in alcune situazioni che provocano allarme e grande sofferenza: penso alle popolazioni del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, e penso alle violenze contro i cristiani in Iraq e in India, che ricordo quotidianamente al Signore. Invochiamo la protezione di Maria, Regina dei Santi, anche sui lavori del Sinodo dei Vescovi riunito in questi giorni in Vaticano”.

In Iraq, soprattutto nella zona di Mosul, si registra in questi giorni una recrudescenza della persecuzione fondamentalista e terrorista contro i cristiani.

sabato 11 ottobre 2008

Chesterton è attuale - 23

I CONSIGLI DI LE MONDE: LEGGETEVI PADRE BROWN

Tra i tanti libri di lettura consigliati da riviste e giornali di tutto il mondo, merita una segnalazione il suggerimento della pagina culturale di Le Monde, dedicata al "metodo Chesterton" immortalato da Padre Brown, "l'antitesi di Sherlock Holmes".

Il prete investigatore "basa le sue indagini sulla conoscenza dell'animo umano e del Male", "il suo scopo non è arrestare i colpevoli ma portarli al ravvedimento" e infine "se si considera che i più incomprensibili enigmi criminali assomigliano ai miracoli, si capisce che lo sforzo di Padre Brown consiste nello svelare questi falsi miracoli... Per lui piú che scoprire indizi è importante osservarli attraverso buoni occhiali".

venerdì 10 ottobre 2008

Un aforisma al giorno - 76

"Brutta copia della bontà (..) è la remissività o ripugnanza a crear contrasti".

G. K. Chesterton, La Saggezza di Padre Brown

Echi di Chesterton - Charles Péguy

Vogliamo presentarvi dei brani che secondo noi contengono degli accenti o echi del nostro Gilbert.
Che dicano quel che lui diceva, o che riprendano ciò che lui sosteneva, o che lo commentino.
Partiamo dal francese e suo contemporaneo Charles Péguy, di cui Hans Urs Von Balthasar disse che non si era mai parlato così cattolico.
Questo passo suona come un passo dell'Ortodossia chestertoniana.

"Non conosco nulla di cosi' bello in tutto il mondo, dice Dio. Come un bambinetto paffuto, ardito come un paggio, timido come un angelo, che dice venti volte buon giorno, venti volte buonasera saltando. E ridendo e scherzando. Una volta non gli basta. Ci mancherebbe. Non c'e' pericolo. Gli ci vuole, dire buongiorno e buonasera. Non ne hanno mai abbastanza. E' che per loro la ventesima volta e' come la prima. Loro contano come me. E' cosi' che io conto le ore. Ed e' per questo che tutta l'eternita' e che tutto il tempo e' (come) un istante nel cavo della mia mano".

Charles Péguy, Il Mistero dei Santi Innocenti

giovedì 9 ottobre 2008

Chesterton è attuale - 22

Da Il Giornale del 7 Ottobre 2008.
Si parla di Ezra Pound, ma anche e benissimo di Gilbert e di Hilaire Belloc.
Il loro giudizio sulla situazione attuale lo diedero quasi cento anni fa...
Come al solito avevano previsto tutto. I neretti sono i nostri.

Pound&Co., i poeti che volevano abolire le banche

«Il tempo non è denaro, ma è quasi tutto il resto!» Così, negli anni Trenta, il poeta Ezra Pound incitava alla resistenza contro la commercializzazione di tutto quello che nella vita non può essere ridotto a un valore economico, e quindi è veramente prezioso. La sua lungimirante critica dell’economia basata sul profitto a scapito della qualità è stata recentemente riconosciuta come valida addirittura dal New York Times, che poco tempo fa apriva un articolo sulla crisi dei mutui con i versi poundiani del Canto 45: «Con usura nessuno ha una solida casa...», efficaci, secondo l’autorevole quotidiano statunitense, a spiegare perfettamente cosa è successo.
La voce di Pound, contrariamente a quello che la lunga detenzione in manicomio criminale potrebbe far pensare, non è quella di un pazzo isolato, ma fa parte di un vasto ed eterogeneo coro di artisti e intellettuali che, fino alla seconda Guerra mondiale, criticano la speculazione finanziaria - dantescamente chiamata «usura» - mettendo in guardia la società sui pericoli di un’economia lasciata nelle mani dei banchieri.
All’inizio del Ventesimo secolo, Alfred Richard Orage raccoglie attorno a The New Age, la rivista da lui diretta, un cenacolo di scrittori, filosofi e politici anticonformisti che approfondiscono con attenzione i temi economici, dato che «senza economia e senza politica è davvero inutile parlare di cultura». Dalle colonne del settimanale di Orage, due tra le più brillanti penne dell’epoca, Hilaire Belloc e Gilbert Keith Chesterton - l'autore di Padre Brown - lanciano i loro attacchi contro la speculazione di chi, in nome del libero mercato, difende una società composta da pochi sfruttatori e tanti sfruttati.
L’alternativa, secondo loro, è uno Stato «distributivo» - non «collettivista» - in grado di regolare, attraverso i rappresentanti delle categorie produttive, le esigenze della popolazione con la distribuzione delle ricchezze. Proprio sulle pagine di The New Age, nasce e si sviluppa il pensiero economico di Ezra Pound, affascinato dalle teorie economiche del Maggiore Douglas, un economista eterodosso che si guadagnò il rispetto e l’attenzione di Keynes criticando il potere delle banche di creare denaro dal nulla. Le sue analisi affascinarono un numero considerevole di intellettuali, dai poeti Thomas Stearns Eliot e W.C.Williams ai più popolari scrittori di fantascienza James Blish e soprattutto Robert Heinlein, che dedica ben due romanzi alla descrizione di un mondo modellato sui principi del Maggiore Douglas, dove il monopolio del credito è pubblico ed è esercitato a favore dei cittadini. In questa società ideale nessuno è più costretto a lavorare, perché la ricchezza, derivata dall’abbondanza naturale e prodotta dalle scoperte scientifiche, viene distribuita a tutti i cittadini.
Il disprezzo per l’avidità, in quegli anni è molto diffuso, ed è immortalato anche dai versi del poeta irlandese William Butler Yeats, araldo di una società aristocratica modellata sulla forza delle virtù e non sulla prepotenza del denaro, lasciato a chi preferisce «frugare in un cassetto sudicio/ e aggiungere al soldo il mezzo soldo» piuttosto che gioire della vita come fanno «l’operaio, il gentiluomo e il santo».
E se non sono santi i morti americani protagonisti della celebre Antologia di Spoon River, capolavoro di Edgar Lee Masters, essi sono però tutti vittime della depressione che segue la crisi del 1929, causata ancora dalla speculazione del denaro, che dovrebbe tornare a essere mezzo e non fine. Che in fondo avesse ragione il suonatore Jones, uno dei defunti tumulati a Spoon River, quando chiede provocatoriamente al mercante di liquore: «Tu che lo vendi, cosa ci compri di migliore?».

mercoledì 8 ottobre 2008

Eluana Englaro - La Corte d'Appello di Milano (prevedibilmente) blocca la richiesta di sospensione dell'esecutività della sua decisione.

Da Il Giornale


Eluana, sentenza congelata Torna valido il diritto di morire

MILANO - I giudici civili di Milano hanno pronunciato una sentenza di non luogo a provvedere sulla richiesta di sospensione dell’esecuzione della decisione con la quale i giudici avevano autorizzato lo stop ai trattamenti sanitari che tengono in vita Eluana Englaro, da 16 anni in stato vegetativo permanente. La giovane è al centro di un complesso caso giudiziario poiché il padre da una decina d’anni chiede la sospensione del trattamento che la tiene in vita.

Venuti meno requisiti di urgenza - La sentenza è stata motivata col fatto che sono venuti meno i requisiti di urgenza in base ai quali si poteva decidere di sospendere tale sentenza poiché la Regione Lombardia non vuole mettere a disposizione una struttura sanitaria dove procedere alla sospensione stessa.

Cassazione - Per il prossimo 11 novembre è stata fissata l’udienza in Cassazione che dovrà decidere sul ricorso della procura generale di Milano contro la decisione che autorizzava l’interruzione dei trattamenti sanitari. Il mese scorso il sostituto procuratore generale di Milano Maria Antonietta Pezza aveva firmato la richiesta di sospensione del provvedimento col quale la Corte d’Appello il luglio scorso aveva autorizzato l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione forzata per Eluana.

Controricorso - Nel frattempo, i legali di Beppino Englaro, il padre di Eluana, hanno notificato un controricorso in Cassazione nel quale spiegano le ragioni del perché si oppongono al ricorso della procura generale.

martedì 7 ottobre 2008

Oggi è la festa della Madonna del Rosario, la Madonna della Vittoria di Lepanto!


La battaglia di Lepanto, Paolo Veronese

Cari Amici,
oggi è il 7 Ottobre, festa della Madonna del Rosario, festa della Madonna della Vittoria, festa istituita per ricordare la vittoria da parte delle milizie cristiane contro i turchi della Battaglia di Lepanto, occorsa il 7 Ottobre 1571, una delle varie battaglie che impedì all'Europa di diventare islamica (le altre, così, fior da fiore: Otranto, Belgrado, Vienna...).

La memoria di quest'evento va tenuta viva: ci sono tante ricostruzioni della battaglia, e tutte dimostrano che la vittoria fu opera della Madonna. Difatti San Pio V, il papa regnante in quel periodo, fece recitare il Rosario in tutta la Cristianità per il buon esito della battaglia, e mise l'emblema della Madonna di Loreto sulle armi delle milizie pontificie, comandate da Marcantonio Colonna.
A vittoria ottenuta, il Papa seppe del buon esito in una visione e fece suonare le campane a distesa in tutta Roma.
Marcantonio Colonna, di ritorno da Lepanto, sbarcò con la sua flotta ad Ancona e si recò con gli ex schiavi cristiani liberati dalle galere turche durante la battaglia in pellegrinaggio a piedi al Santuario della Santa Casa di Loreto, dove portarono le loro catene come ex voto per la loro liberazione.
Le catene oggi sono ancora lì, e sono visibili perché sono state fuse per ottenere i cancelletti delle tre porte della Santa Casa, i cancelli in ferro battuto di alcuni altari laterali, alcune parti della fontana presente nella piazza della Santa Casa.
Lasciò anche una bandiera, che fu usata dal generale De La Moriciere, comandante pontificio, durante la Battaglia di Castelfidardo.

L'evento fu così vivo nel cuore del buon popolo cristiano che ancor oggi ci sono dei ricordi legati a questa battaglia, ne citiamo un paio a titolo di esempio:
- a Salò (BS) si ricorda che dalla porta laterale del suo bel Duomo uscirono i soldati volontari che si imbarcarono sul Lago di Garda per raggiungere la sponda sud e unirsi alle milizie veneziane;
- a Spelonga, piccola frazione tra le montagne di Arquata del Tronto (AP), si ripete ogni tre anni la Festa Bella: in agosto gli spelongani, vestiti con fazzoletti recanti i colori delle bandiere turche, vanno nei boschi circostanti, recidono l'albero più alto e lo portano a spinta sino al paese, nella cui piazza, a forma dello scafo di una nave, issano l'albero con una bandiera riproduzione della bandiera turca predata dai prodi spelongani durante la battaglia e riportata a casa intatta per ricordo, oggi conservata nella chiesetta locale.
Il nostro Gilbert scrisse sull'evento la bellissima poesia che segue:

Gilbert Keith CHESTERTON
Lepanto
tratto da: «Poems», 1915.

«Lepanto» (1915, dalla raccolta «Poems») è considerata una delle più appassionanti ballate narrative moderne. Anticipando «The Congo» di Vachel Lindsay ed altre poesie moderne, Chesterton ripercorre la storia della Crociata guidata da Don Giovanni d'Austria, che nel 1571 guidò una composita armata navale cristiana ed infranse lo strapotere dei Turchi; il poeta inglese è capace di ravvivare i dettagli, trasformando aridi dati storici in azione drammatica. I versi martellano come squilli di ottone; le armate cantano, i piedi scandiscono i passi, i tamburi rullano e la marea dei Crociati in marcia rimbomba sonoramente da queste pagine.

Traduzione, dall'originale inglese, di Gianandrea de Antonellis


Bianche fontane gettano acqua nei cortili assolati,
Ed il Sultano di Bisanzio sorride mentre zampillano;
C'è riso - come quello delle fontane - in quel volto temuto da tutti,
Egli smuove l'oscurità della foresta, l'oscurità della sua barba;
Incurva la mezzaluna rosso sangue, la mezzaluna delle sue labbra;
Poiché il mare più interno di tutta la terra è terrorizzato dalle sue navi.
Hanno osato sconvolgere le bianche repubbliche d'Italia,
Hanno circondato l'adriatico Leone del Mare,
Ed il Papa ha rivolto le sue braccia lontano temendo agonia e sconfitta,
Ed ha chiamato i Re della Cristianità per combattere in nome della Fede.
La fredda Regina d'Inghilterra osserva da un cannocchiale;
L'ombra dei Valois si annoia alla messa;
Dalle isole occidentali immaginifici richiami indeboliscono le armi spagnole,
Ed il Signore del Corno d'Oro ride di fronte al sole.

Fiochi tamburi si odono rullare, al di là delle colline,
Dove si agita soltanto un principe senza corona, su un trono senza nome,
Dove, alzandosi da un seggio malfermo, da uno stallo senza maggiordomi,
L'ultimo cavaliere d'Europa toglie le armi dalla parete.
L'ultimo trovatore sopravvissuto, cui ha insegnato il canto l'uccello
Che un tempo era andato a Sud a cantare, quando il mondo era ancora giovane.
In quel completo silenzio, piano ma senza paura,
Da una strada ventosa giunge il rumore della Crociata.

Forti tamburi tuonano come lontani colpi di cannone,
Don Giovanni d'Austria sta andando alla guerra,
Pesanti bandiere sbattono nel gelido vento notturno
Nelle tenebre rosso scure, nei riflessi d'oro antico;
Torce cremisi su timpani di rame,
Ora gli squilli, ora le trombe, ora il cannone, ed egli arriva.
Don Giovanni che ride della terribile barba arricciata,
Ergendosi sulle staffe come sui troni della terra,
Sollevando la propria testa come una bandiera per tutto il mondo libero.
Luce d'Amore della Spagna - hurrah!
Luce di Morte dell'Africa!
Don Giovanni d'Austria
Cavalca verso il mare.

Maometto è nel suo paradiso sopra la stella della sera,
(Don Giovanni d'Austria sta andando alla guerra.)
Poggia il suo gran turbante sulle ginocchia di una eterna urì,
Un turbante intessuto di mari e di tramonti.
Quando si leva dal morbido giaciglio crea scompiglio nel giardino dei pavoni,
E procede fra le cime degli alberi, di cui è più alto;
E la sua voce attraverso tutto il giardino è un tuono incaricato di portare
Il nero Az-rael ed Ariel ed Ammon sull'ala.
Giganti e geni,
Dalle molte ali e dai molti occhi,
La cui cieca obbedienza ha infranto i cieli
Quando Salomone regnava.

Sfrecciano nel rosso e nella porpora dalle nubi cremisi del mattino,
Dai tempi in cui gli dei dorati chiudono, vergognandosi, gli occhi;
Si alzano in abiti verdi ruggendo dai verdi abissi del mare
Dove si trovano cieli caduti, grida crudeli e creature senza occhi,
E su di essi crescono a grappoli le valve e grigie foreste marine si arricciano,
Sommersi da uno splendido male, la malattia delle perle;
Insuperbiscono nel fumo blu zaffiro che sale dalle azzurre fenditure della terra, -
Si raccolgono, si stupiscono ed adorano Maometto.
Ed egli disse: «Spezzate le montagne in cui si nascondono le termiti,
E setacciate la sabbia rossa e d'argento affinché non rimanga un solo osso di santo»,
E seguite i Giaurri che volano notte e giorno, senza tregua,
Poiché ciò che ci ha creato fastidi di nuovo giunge dall'ovest.
Abbiamo posto il sigillo di Salomone su tutto ciò che sta sotto il sole,
Su quello che è fatto di conoscenza, di dispiacere e di durezza.
Ma c'è un rumore tra le montagne, tra le montagne, e riconosco
La voce che ha scosso i nostri palazzi - quattrocento anni or sono:
È di colui che non dice "Kismet"; è di colui che non accetta il Destino;
È Riccardo, è Raimondo, è Goffredo alle porte!
È di colui che ride di fronte alla sconfitta considerando il valore della posta.
Schiacciatelo, ed avremo la pace».
Poiché egli ha udito il crepitio dei tamburi e il rombo dei cannoni,
(Don Giovanni d'Austria sta andando alla guerra).
Improvviso ed ancora - hurrah!
Un fulmine dalla Spagna!
Don Giovanni d'Austria
È partito da Alcalà.

San Michele sulla sua montagna sulla rotta verso Nord
(Don Giovanni d'Austria è sicuro ed avanza).
Dove brillano mari grigi e si alzano forti maree
E la gente di mare si affatica e vele rosse si alzano.
Agita la lancia di ferro e sbatte le ali di pietra;
Il rumore ha attraversato la Normandia; il rumore se n'è andato;
Il Nord è pieno di situazioni e testi complessi e di occhi dolenti,
E morta è ogni innocenza di rabbia e di sorpresa,
E un Cristiano ha ucciso un Cristiano in una stanza polverosa e stretta,
E il Cristiano ha temuto Cristo che aveva uno sconosciuto volto di maledizione,
E il Cristiano ha odiato la Maria che Dio aveva baciato in Galilea,
Ma Don Giovanni d'Austria sta solcando il mare.
Don Giovanni che chiama attraverso il tono e l'eclissi
Che chiama con la tromba, con la tromba delle labbra,
Una tromba che ha detto «ha!»
Gloria Domino!
Don Giovanni d'Austria
Sta arringando le navi.

Re Filippo sta nel suo studio col Toson d'Oro intorno al collo
(Don Giovanni d'Austria è armato sul ponte)
I muri ricoperti di velluto, nero e soffice come il peccato,
Mentre un nano esce ed un altro nano tombola dentro
Tra le mani ha una fiala di cristallo, color della luna,
La tocca, si punge e subito trema
E il suo volto è bianco e grigio come quello di un lebbroso
Come le erbacce nelle grandi case abbandonate da tempo,
E in quella fiala c'è la morte e la fine del suo nobile lavoro,
Ma Don Giovanni d'Austria ha aperto il fuoco sopra i Turchi.
Don Giovanni è alla caccia e i suoi cani latrano.
La fama della sua spedizione giunge oltre l'Italia.
Forza con i cannoni, ha! ha!
Forza con i cannoni, urrà!
Don Giovanni d'Austria
Ha aperto il suo bombardamento.

Il Papa era nella sua cappella prima che il giorno della nostra battaglia finisse,
(Don Giovanni d'Austria è nascosto nel fumo)
La stanza nascosta nella casa dei mortali in cui Dio siede tutto l'anno,
La finestra segreta da dove il mondo appare piccolo e tanto caro.
Egli vede come in uno specchio sull'enorme mare crepuscolare
La mezzaluna delle navi crudeli il cui il nome è mistero;
Esse proiettano grandi ombre verso i nemici, oscurando la Croce ed il Castello,
Esse offuscano gli alati leoni di pietra sulle galee di San Marco;
E sopra le navi ci sono le residenze di comandanti bruni, dalla barba nera,
E sotto le navi ci sono le prigioni, dove si trovano tra molti dolori
Prigionieri cristiani ammalati e senz'aria, tutti schiavi catturati,
Come la stirpe di una città sprofondata, come una nazione condannata alle miniere.
Sono persi come gli schiavi che penavano, quando nei cieli mattutini incombevano
Le vie celesti degli dei più potenti, al principio della tirannia.
Sono innumerevoli, senza voce, senza speranza come quelli morti o abbandonati
Davanti agli alti cavalli dei Re nel granito di Babilonia.
E più di uno invecchia senza rendersi conto nella sua calma stanza infernale
Dove una faccia gialla guarda dentro attraverso la grata della sua cella,
E ritrova il suo Dio dimenticato e non cerca più un segno -
(Ma Don Giovanni d'Austria ha spezzato la linea di battaglia!)
Don Giovanni correndo dalla poppa intrisa di sangue,
Che imporpora tutto l'oceano come il vascello di un pirata sanguinario,
Lo scarlatto ricopre l'argento e l'oro,
Scardinando i boccaporti e sfondando le serrature,
Liberando le migliaia di schiavi che faticano sotto il mare
Bianchi per la felicità, ciechi per il sole e storditi per libertà.

Vivat Hispania!
Domino Gloria!
Don Giovanni d'Austria
Ha liberato la sua gente!

Cervantes sulla sua galea rinfodera la spada
(Don Giovanni d'Austria fa ritorno con una corona).
E vede attraverso una terra esausta una strada solitaria in Spagna,
Sulla quale un cavaliere magro ed insensato cavalca sempre invano,
E sorride, ma non come il Sultano, e ripone la sua lama...
(Ma Don Giovanni d'Austria torna dalla Crociata).

SCUOLA - Quante confusioni quando si parla di libertà di educazione

Vi proponiamo questo articolo pubblicato da IlSussidiario.net firmato da Vincenzo Silvano, a commento di un articolo del vaticanista di Repubblica Marco Politi, che criticava molto tendenziosamente il Papa che in un recente messaggio per un convegno di scuole cattoliche chiedeva una reale parità tra scuole cattoliche e statali.
Leggete e diffondete. Occorre ragionare, usare la testa su queste cose, l'ignoranza è tanta anche tra di noi.

Che Repubblica sia un giornale non propriamente schierato a favore della libertà di scelta educativa, è un fatto risaputo. Nessuna meraviglia, dunque, se sfogliandolo si trova un articolo poco benevolo nei confronti di quanto il Santo Padre ha dichiarato sulla parità scolastica in occasione del Convegno del Centro Studi sulla Scuola Cattolica.

Ma quando al legittimo diritto di critica si aggiunge la falsità, nella forma di un vero e proprio capovolgimento della realtà, forse è il caso di dare una risposta.
Il “ragionamento” fatto da Marco Politi (“Scuola, nuovo appello del Papa: piena parità tra cattoliche e statali”, 26 settembre, pag. 26), infatti, oltre ad essere tendenzioso, contiene anche una vera a propria distorsione della realtà. Si chiede il bravo giornalista: perché mai il Papa chiede la parità? E’ evidente, risponde: «la Chiesa cerca ad ogni costo finanziamenti, perché gli istituti cattolici non tirano molto in termini di mercato». E che non tirino molto, è dimostrato a suo parere dal fatto che «tolti i settecentomila bambini degli asili, soltanto 269.000 ragazzi frequentano le elementari, le medie e le superiori confessionali. Gli studenti di medie e superiori sono più o meno 130 mila, perché nonostante tutto i genitori italiani preferiscono la scuola pubblica dove si mescolano tutte le credenze».
Capito? I genitori preferiscono gli asili non statali, forse perché l’educazione religiosa va bene (o è irrilevante) per i bimbi piccoli; poi però, quando si comincia a fare i conti sul serio con la realtà, la scuola statale “dove si mescolano tutte le credenze” è la soluzione migliore per tirare su persone preparate e consapevoli.

Premesso che il Papa non ha chiesto finanziamenti, ma ha a cuore –e l’ha esplicitamente affermato – la libertà di scelta educativa per le famiglie, e questa può realizzarsi benissimo anche senza dare direttamente soldi alle scuole “confessionali” (come ci dimostra l’esempio della Dote lombarda), la ragione per cui meno studenti frequentano le scuole secondarie non statali di primo e secondo grado è, molto semplicemente, un’altra: costano di più. E conseguentemente sono anche di meno. La storia d’Italia ci documenta che lo Stato ha, sin dall’inizio, espropriato le scuole di ogni ordine e grado alle congregazioni religiose, ed in particolare quelle che impartivano un’istruzione ai ragazzi più grandi, lasciando alla Chiesa solo qualche piccolo spazio nell’ambito dell’educazione dell’infanzia.
Oggi, creare e mantenere una scuola secondaria di primo o secondo grado ha un costo notevole, che necessariamente si riflette nelle rette chieste alle famiglie. Senza una reale parità economica, il confronto con le scuole statali è assolutamente impari: in termini economici si chiama concorrenza sleale. Eppure, nonostante ciò (a ribaltamento del ragionamento di Politi), ci sono decine di migliaia di famiglie che preferiscono mandare i propri figli grandi alle scuole non statali. E, fra queste (guarda un po’), tanti politici di sinistra. Chissà perché….

Lancio un guanto di sfida a Repubblica: realizziamo una vera parità economica fra statale e non statale e poi, nel giro di qualche anno, ne riparliamo. Vedremo se davvero le famiglie preferiscono le scuole dove si mescolano tutte le credenze o se, prive dell’onere di rette gravose (quando non insostenibili) per i bilanci familiari, manderanno i figli alle cosiddette “scuole confessionali”. Ma, forse, gli amici di Repubblica questo rischio non vogliono correrlo…

lunedì 6 ottobre 2008

U2... chestertoniani.

Time won't leave me as I am
But time won't take the boy out of this man.

Il tempo non mi lascerà come sono
Ma il tempo non caccerà il bambino fuori da questo uomo.


(U2, City of blinding lights)

IRAQ - Mosul, la strage senza fine dei cristiani iracheni

Ieri altri due nuovi attacchi contro la comunità cristiana: uccisi il proprietario di un negozio di abbigliamento e un ragazzo di soli 15 anni. Una fonte di AsiaNews denuncia il clima di “panico” che si respira in città e “l’indifferenza dei media” che fanno passare “sotto silenzio” le stragi.

Mosul (AsiaNews) – Nuovo attacco contro i cristiani a Mosul: ieri pomeriggio un gruppo armato ha assassinato Hazim Thomaso Youssif, di 40 anni. L’agguato è avvenuto di fronte al negozio di abbigliamento di sua proprietà, a Bab Sarray; non si conosce ancora l’identità del commando omicida, ma si sospetta che vi sia la mano dei fondamentalisti islamici, in una città da tempo teatro di uccisioni contro la comunità cristiana.
Nello stesso giorno è stato ucciso un altro ragazzo di soli 15 anni, Ivan Nuwya, anch’egli di fede cristiana. Il giovane è stato freddato a colpi di arma da fuoco davanti alla sua abitazione nel quartiere di Tahrir, di fronte alla locale moschea di Alzhara.
Una fonte di AsiaNews a Mosul denuncia ad “il clima di panico” nel quale vive la comunità cristiana, le cui stragi continuano “nell’indifferenza” dei media che “non riportano nemmeno i crimini che vengono commessi". Parlando della realtà di Mosul, la fonte sottolinea che la città “è diventata l’olocausto dei cristiani” e non si vedono segni di miglioramento nonostante gli sforzi compiuti nella lotta al terrorismo.
Si fa sempre più grande il tributo di sangue versato dalla diocesi di Mosul in questi ultimi anni, a partire dal tragico rapimento di mons. Paulo Farj Rahho, il cui corpo è stato rinvenuto privo di vita il 13 marzo scorso in un terreno abbandonato poco fuori la città. Durante l’agguato che ha preceduto il sequestro del presule sono morti i tre uomini che erano con lui e fungevano da scorta, massacrati dai terroristi.
Nel 2007 i morti registrati nella comunità cristiana irachena sono stati 47, di cui almeno 13 solo a Mosul: fra di loro ricordiamo p. Ragheed Gani trucidato il 3 giugno, e altri due preti.
Tra il 6 e il 17 gennaio di quest’anno, inoltre, si sono succeduti una serie di attacchi contro beni e proprietà cristiani, quando un’ondata di attacchi bomba ha colpito: la chiesa caldea della Vergine Immacolata, quella caldea di San Paolo, quasi distrutta, l’entrata dell’orfanotrofio gestito dalle suore caldee ad al Nour, una chiesa nestoriana e il convento delle suore domenicane di Mosul Jadida.
L’ultimo episodio di violenza risale invece al 2 settembre scorso, quando si è concluso in maniera tragica il rapimento di un medico 65enne Tariq Qattan, rapito e ucciso nonostante la famiglia avesse sborsato una somma di 20mila dollari per il rilascio. Due giorni prima era stato rapito e ucciso un altro cristiano, Nafi Haddad. (DS)

INDIA - padre e figlio cristiani uccisi a colpi di ascia in Orissa

L’uomo era un leader cristiano molto influente. I radicali indù mirano ad eliminare i capi delle comunità. Sfiducia diffusa nell’opera della polizia. Arrestati con molto ritardo 4 estremisti accusati di aver violentato una suora.

Bhubaneshwar (AsiaNews) – Due tribali cristiani, un padre e suo figlio, sono stati uccisi da un gruppo di estremisti indù nella notte fra il 2 e il 3 ottobre nel villaggio di Sindhupanka, distretto di Kandhamal.
Si tratta di Dushashan Majhi e del suo figlio 15enne Shyam Sunder Majhi. I due stavano dormendo fra i resti della loro casa, distrutta giorni prima dai radicali indù. Dushashan era il capo di una comunità cristiana, molto stimato e influente. L’eliminazione dei capi delle comunità è divenuto il primo obbiettivo dei gruppi fondamentalisti per fermare l’opera dei cristiani e quelle che essi chiamano “conversioni forzate”.
Una fonte locale di AsiaNews ha dichiarato: “Dushashan era un leader importante della comunità. L’anno scorso si era anche presentato alle elezioni locali, per diventare capo villaggio. Di recente aveva denunciato anche alcuni estremisti che avevano bruciato e distrutto la chiesa del villaggio durante le violenze seguite all’assassinio di Swami Laxamananda Saraswati”.
La morte dello Swami, che la polizia sospetta essere opera di maoisti, ha scatenato il 24 agosto un pogrom contro i cristiani e le loro istituzioni che dal distretto di Kandhamal (Orissa) si è diffuso anche in altri Stati della confederazione.
“Questi fondamentalisti – continua la fonte – mirano a eliminare in modo sistematico i capi cristiani più influenti. Dushashan e suo figlio stavano dormendo nella loro casa demolita. Nella notte i radicali li hanno presi, portati fuori e uccisi con un’ascia”.
Ieri sera la polizia ha confermato i fatti. Molte testimonianze accusano però la polizia di inazione, incapace di prevenire e garantire sicurezza alla popolazione cristiana. Altri parlano in modo aperto di connivenza.
Un esempio è dato da ciò che è avvenuto in questi giorni, in cui 4 radicali indù sono stati arrestati accusati di aver stuprato una suora a Baliguda. Le violenze sono avvenute il 24 agosto scorso. Alcune dottoresse hanno visitato la suora la notte stessa dell’incidente e hanno presentato il rapporto confermando le violenze sessuali entro 72 ore dall’incidente. La polizia ha però impugnato il rapporto e fatto gli arresti solo il 1° ottobre. E solo il 3 ottobre, 38 giorni dopo il fatto, Naveen Patnaik, Chief minister dell’Orissa, si è espresso sull’incidente definendolo “selvaggio” e “vergognoso”.
L’ispettore capo della stazione di polizia di Baliguda è stato sospeso dal servizio. Ma molti cristiani sono convinti che tutte queste decisioni sono avvenute solo per la cattiva pubblicità che sta ricadendo sul governo dell’Orissa, dopo che la notizia dello stupro della suora è stata diffusa sui giornali nazionali.
Fonti ecclesiali locali hanno però detto ad AsiaNews che anche i 4 arrestati sono soltanto dei capri espiatori per frenare le critiche di inazione verso la polizia e il governo: non sono loro gli autori delle violenze contro la suora.

Un aforisma al giorno - 75

“E’ facile essere pazzi; è facile essere eretici; è sempre facile lasciare che un’epoca si metta alla testa di qualche cosa, difficile è conservare la propria testa; è sempre facile essere modernisti, come è facile essere snob. Cadere in uno dei tanti trabocchetti dell’errore e dell’eccesso, che, da una moda all’altra, da una setta all’altra, sono stati aperti lungo il cammino storico del Cristianesimo – questo sarebbe stato semplice. E’ sempre semplice cadere; c’è una infinità di angoli a cui si cade, ce n’è uno soltanto a cui ci si appoggia. Perdersi in un qualunque capriccio, dallo Gnosticismo alla Christian Science, sarebbe stato ovvio e banale. Ma averli evitati tutti è l’avventura che conturba; e nella mia visione il carro celeste vola sfolgorante attraverso i secoli, mentre le stolide eresie si contorcono prostrate, e l’angusta verità oscilla ma resta in piedi.”

(Gilbert Keith Chesterton – Ortodossia)

Benedetto XVI, tanto per non dimenticare...

“Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É Lui la misura del vero umanesimo. "Adulta" non é una fede che segue le onde della moda e l'ultima novità; adulta e matura é una fede profondamente radicata nell'amicizia con Cristo.”

(Joseph Ratzinger, Omelia alla messa "Pro eligendo Romano Pontifice", Roma, 18 aprile 2005)