Chesterton lascia dietro di sé una continua pretesa della nostra lealtà, per far sì che il lavoro che ha fatto durante la sua vita venga continuato nella nostra.
Thomas Stearns Eliot, The Tablet, 20 Giugno 1936.
Chesterton lascia dietro di sé una continua pretesa della nostra lealtà, per far sì che il lavoro che ha fatto durante la sua vita venga continuato nella nostra.
Thomas Stearns Eliot, The Tablet, 20 Giugno 1936.
Se la posterità trascurerà Chesterton, pronuncerà il giudizio non su di lui, ma su se stessa”.
Mons. Ronald Arbuthnott Knox, dal suo panegirico su Chesterton pronunciato in occasione della santa messa per il trigesimo dalla morte, nella Cattedrale di Westminster.
I libri di G. K. sono diventati parte della mia struttura mentale più di quelli di qualsiasi scrittore tu possa nominare.
Dorothy Sayers a Frances Chesterton, lettera.
Il Mostro*, mosso da quella nobile curiosità intellettuale che lo accosta a Goethe e allo Cestertonio, si recò adunque Domenica scorsa nella illustre chiesa di S. Margherita all'ora del servizio...
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Viaggio in Europa - epistolario 1925-1930.
* Tomasi di Lampedusa parla di sé...
... ma nulla mi vieta di raccomandarti, tanto per alzare di più alte vette lo spirito, la lettura dell'Everlasting Man dello Cestertonio, a mia opinione il più nobile libro di apologetica cattolica dal Manzoni in poi, colmo di alta poesia...
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Viaggio in Europa - epistolario 1925-1930.
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| Giuseppe Tomasi di Lampedusa |
Penso che l’istinto dell’umanità contro la superbia, considerata il male umano supremo, possa essere provato dai dettagli più prosaici o dagli esordi più immaturi. Noi non ci indigniamo particolarmente se uno scolaro si innamora ogni settimana di una ragazza diversa, nemmeno se si innamora di tutte loro nel corso della stessa settimana. Il nostro fioco eppur divino desiderio di prenderlo a calci arriva soltanto quando dice che loro sono tutte innamorate di lui.
La nostra amica, socia e traduttrice di Chesterton Umberta Mesina negli anni ha fatto un gran lavoro, parte del quale è finito in forma cartacea (numerose le opere di GKC da lei tradotte per l'iniziativa della Strenna Natalizia Chestertoniana), parte invece è finito nel nostro blog e prima ancora nel suo, di cui ora vi diamo traccia e modo di frequentarlo:
https://initaliano.wordpress.com/traduzioni/gkc-online/
Umberta anni fa partecipò ad uno dei nostri Chesterton Day e ha sempre mantenuto una relazione attiva con il Nostro Eroe, per cui riteniamo utile segnalarvi i suoi contributi, che comunque trovate anche qui, nel nostro piccolo pazzo mondo di questo blog.
È una delle persone coinvolte nell'opera concreta di diffusione del pensiero e dei lavori del nostro caro Chesterton, allora merita di essere ricordata e segnalata.
Umberta ha anche un'azienda agricola biologica e ve la segnaliamo (dopo dite che non c'è il distributismo, però bisogna mettersi gli occhiali):
https://www.facebook.com/achilometri20/
Le due cose vanno perfettamente d'accordo, per chi legge e segue Chesterton, forse un po' meno per chi ama tenere tutte le cose divise (che non è una buona cosa, a parere di qualche vero chestertoniano).
Oggi è morto l'attore Alain Delon, all'età di 88 anni. Ho pregato per la sua anima.
Ora sono (stranamente) davanti al televisore e vedo che RAI 1 ripropone il film Il Gattopardo, di cui Delon fu uno dei protagonisti nei panni di Tancredi Falconeri (oh, per la cronaca la sceneggiatrice fu Suso Cecchi D'Amico, figlia di Emilio Cecchi, sempiterno mentore italico del Nostro Eroe).
Da malato qual sono non posso esimermi dal dire che Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore del romanzo da cui è tratto questo famoso film, è stato un sincero e convinto lettore ed ammiratore di Chesterton, che chiamava familiarmente
"Cestertonio"...
Qualche post allora non ci farà male. E mentre li leggete un Requiem per Alain Delon e uno per il grandissimo chestertoniano Giuseppe Tomasi di Lampedusa...
https://uomovivo.blogspot.com/2014/02/cristina-lamanna-tira-fuori-nuovamente.html
https://uomovivo.blogspot.com/2010/10/di-nuovo-su-tomasi-di-lampedusa-e.html
https://uomovivo.blogspot.com/2010/10/chesterton-in-altre-parole-ancora-su.html
https://uomovivo.blogspot.com/2010/10/il-gattopardo-e-chesterton.html
Marco Sermarini
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| Giuseppe Tomasi di Lampedusa |
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| Alain Delon nei panni di Tancredi Falconeri |
https://www.tempi.it/san-francesco-chesterton/
Ricordiamo a tutti i lettori che esiste la nostra recentissima edizione della biografia di San Francesco d'Assisi, a disposizione presso www.pumpstreet.it.
Come si legge nel primo post di oggi, Chesterton ebbe una spinta determinante ad intraprendere il mestiere di giornalista proprio dal suo compagno di studi (studi mai finiti, per il Nostro Eroe) John Ernest Hodder-Williams. Fu una spinta determinante, perché - come scrisse il compianto William Oddie - fu lo spunto per il "long journey round the world" di Chesterton. Senza di lui probabilmente non sarebbe mai partito per il suo viaggio lungo tutto una vita per dire al mondo che è meglio essere vivi ed è meglio essere grati. In molti ricorderete le difficoltà e le ubbie che si sciolsero definitivamente un bel giorno del 1894 grazie anche alla lettura di alcuni libri (L'Isola del Tesoro di Stevenson, alcune poesie di Walt Whitman e il Libro di Giobbe) e che culminarono in una specie di esperienza mistica.
Ma chi è l'uomo a cui dobbiamo tanto?
Sir John Ernest Hodder-Williams (1876 - 1927) fu uno scrittore ed editore britannico comproprietario della casa editrice Hodder & Stoughton di Londra (oggi acquisita dalla casa editrice francese Hachette ma ancora in vita col suo marchio), che fu la prima casa editrice che pubblicò lavori di Chesterton, per l'appunto le note recensioni sul periodico The Bookman che gli diedero la prima notorietà assieme agli articoli usciti su The Speaker e su altri periodici.
The Bookman veniva pubblicato la prima settimana di ogni mese e si proponeva di raccontare "la vita letteraria del giorno"e di essere "la migliore guida illustrata ai migliori libri del momento".
Qui trovate il testo integrale con le illustrazioni del volumetto su Thomas Carlyle, che si presenta firmato sia da Chesterton che da Hodder-Williams. Al volume dedicammo parte di un altro post circa un anno fa.
Ma torniamo al nesso tra Chesterton e questo distinto signore e al contesto in cui questo rapporto si colloca. Vedremo come non fu l'unico ad creare la "bomba Chesterton", anche se di certo possiamo dire che ne costituì l'innesco.
Troviamo traccia di questo primo innesco, come accennato nel precedente post, nell'Autobiografia, in cui Chesterton afferma, a proposito dei suoi anni giovanili:
"(...) il centro di gravità della mia vita si era spostato da ciò che (per amor di cortesia) chiameremo Arte a ciò che (per amor di cortesia) chiameremo Letteratura. L'intermediario di questo cambiamento di intenzioni fu innanzitutto il mio amico Ernest Hodder Williams, più tardi a capo della ben nota casa editrice (Hodder & Stoughton, ndr). Frequentava le lezioni di inglese e latino all'University College (di Londra, ndr), mentre io frequentavo, o fingevo di farlo, i corsi alla Slade School. Seguii con lui il corso di inglese e, per questo motivo, ho l'onore di essere tra i numerosi allievi che sono grati all'insegnamento straordinariamente vivo e stimolante del professor W. P. Ker. In genere, gli studenti studiavano per l'esame, ma io non avevo neppure quello, di scopo, in quel periodo della mia vita così privo di scopi. Mi conquistai così la reputazione, del tutto immeritata, di coltivare una devozione disinteressata e gratuita per la cultura, e una volta ebbi l'onore di rappresentare da solo l'intero pubblico del professor Ker. In quell'occasione, fece una lezione esauriente e traboccante di idee come non avevo mai sentito, riservandosi soltanto uno stile più familiare. Mi fece qualche domanda sulle mie letture e, al mio vago accenno alla poesia di Pope, rispose soddisfatto: «Ah, vedo che è stato educato bene». Pope non riceveva neppure il minimo riconoscimento dalla generazione di ammiratori di Shelley e di Swinburne. Hodder Williams e io parlavamo spesso di letteratura, durante il corso, e lui si mise in testa che io potessi davvero scrivere, illusione che gli rimase fino al giorno della morte. Di conse-guenza, e in rapporto ai mie studi, mi passò alcuni libri d'arte, perché ne facessi la recensione sul «Bookman», la celebre rivista della casa editrice e della sua famiglia. Non mi dilungherò a raccontare che, non essendo riuscito a imparare né l'arte né il disegno, fui invece capace di buttar giù qualche riga critica sui punti deboli di Rubens o sui talenti non sfruttati di Tintoretto: avevo scoperto la più facile tra tutte le professioni e da allora non l'ho mai abbandonata. Se mi guardo indietro e contemplo questi momenti e, in generale, le vicende della mia vita, a colpirmi è la mia fortuna straordinaria. Mi sono già schierato a difendere i pregi della Favola con Morale, ma è contro ogni sano principio il fatto che i doni generosi della fortuna fossero prodigati all'Apprendista Ozioso. Nel caso del mio rapporto con Hodder Williams, è illogico che una persona tanto negata negli affari potesse intendersi con un'altra invece così versata. Nel caso della scelta di un mestiere, era scandaloso che uno riuscisse a diventare giornalista solo perché aveva fallito come artista. Ho detto mestiere, non professione, perché l'unica cosa che posso dire a mia difesa, sia per un lavoro che per l'altro, è che non mi sono mai montato la testa. Forse ho avuto una professione, ma non sono mai stato professore. Ma, in un altro senso, c'era in questa prima fase un elemento di fortuna e perfino di caso. Intendo dire che la mia mente rimaneva svagata, stupefatta quasi, e queste opportunità erano solo accadimenti che mi capitavano, quasi delle disgrazie. Dire che non ero ambizioso sembra alludere a una virtù, mentre in realtà era solo un difetto, neppure tanto grave: era quella cecità singolare tipica della gioventù, che siamo capaci di scorgere negli altri, ma incapaci di spiegare in noi stessi. Ne parlo qui, perché è in relazione con il perdurare di quell'enigma irrisolto della mente, di cui ho parlato all'inizio del capitolo. Il fatto è che i miei occhi erano rivolti verso l'interno piuttosto che verso l'esterno, conferendo alla mia personalità morale, io credo, uno sgradevole strabismo. Ero ancora gravato dall'incubo metafisico di negazioni dell'anima e della materia, dalle morbose rappresentazioni del male, dal fardello del mio corpo e del mio cervello, stranamente misteriosi. Eppure, già mi rivoltavo e tentavo di elaborare una versione più costruttiva della vita cosmica, per quanto peccassi di un eccesso di positività. Mi definivo ottimista, perché tendevo pericolosamente al pessimismo: è l'unica scusa che posso dare" (1).
A titolo meramente informativo il professor W. P. Ker fu negli interessi e nella stima anche di J. R. R. Tolkien.
Chesterton iniziò allora questa collaborazione con Hodder & Stoughton nel 1899.
Ci spiega William Oddie che
"naturalmente non era il suo primo articolo su artisti o storici dell'arte (la sua prima recensione pubblicata, su The Academy, era stata quella di una raccolta di estratti dalle opere di John Ruskin), e non fu nemmeno l'ultimo: nel corso dell'anno successivo, insieme a Ernest Hodder Williams (che aveva conosciuto come compagno di studi all'University College di Londra), avrebbe scritto, per The Bookman, un lungo studio in tre parti sulla scena artistica contemporanea; e nel dicembre del 1900 contribuì con un importante articolo su G. F. Watts, che abbiamo visto essere il suo primo articolo su G. F. Watts, che possiamo considerare il precursore del suo studio completo sull'artista, pubblicato nel 1904" (2).
Oddie ci dice poi che questo primo articolo sul Bookman colpiva
"non solo per la fluidità dello stile, ma anche per l'audacia intellettuale - come tutto ciò che scriverà nella sua maturità. Mostra già alcune delle qualità che lo avrebbero reso uno dei più grandi critici della sua epoca: la capacità di fare analogie sorprendenti; la comprensione del mezzo in cui opera l'oggetto della critica; l'abilità analitica scientifica che sapeva impiegare per eliminare una falsa percezione; il modo in cui, al meglio, usava sempre l'umorismo come mezzo di discernimento serio piuttosto che come semplice intrattenimento leggero" (3).
I primi pezzi di Chesterton per il Bookman (in particolare quelli firmati con Ernest Hodder Williams) ci danno l'occasione per ricordare il ruolo svolto dagli amici nel lancio della carriera letteraria del nostro eroe. Abbiamo visto che era stato Hodder Williams (con cui Chesterton aveva frequentato le lezioni di letteratura inglese del professor Ker dal 1893 al 1895) che aveva suggerito a Gilbert di scrivere per la testata letteraria quando la Hodder & Stoughton l'aveva lanciata nel 1899. Ma ancora più importante fu il sostegno ricevuto - e la pressione e l'incoraggiamento - dei suoi amici dei tempi della scuola superiore. Il suo futuro cognato Lucian Oldershaw affermò in seguito che
“non fece nulla per se stesso finché non scendemmo da Oxford e lo spingemmo” (4).
Quest'opera di persuasione e di incoraggiamento degli amici portarono all'ingaggio da parte di The Speaker, testata rilevata da un gruppo di giovani liberali antimperialisti di Oxford e da loro trasformato in uno dei principali organi di opposizione alla guerra boera. Di questo gruppo facevano parte appunto i vecchi compagni di scuola ed amici di sempre Lucian Oldershaw e Edmund Clerihew Bentley, che iniziarono subito a convincere il direttore J. L. Hammond e il redattore letterario F. Y. Eccles a pubblicare articoli e recensioni di libri scritte da Chesterton.
Questo marchio d'amicizia sarà tanto amato da Chesterton fino alla fine, e su quest'esperienza baserà tante sue riflessioni sul tema delle relazioni sincere. Tutto questo non è trascurabile nella storia di quest'uomo e va quindi raccontato.
Marco Sermarini
(1) Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia, Lindau, Torino 2010, pp. 110 - 112.
(2) William Oddie, Chesterton and the Romance of Orthodoxy. The Making of GKC 1874 - 1908, Oxford University Press, Oxford 2008, p. 173 (mia traduzione).
(3) ibidem.
(4) William Oddie, Chesterton and the Romance of Orthodoxy. The Making of GKC 1874 - 1908, p. 176 (mia traduzione).
(riproduzione riservata ©)
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| John Ernest Hodder - Williams |
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| Ecco una delle prime creazioni... |
(John Ernest, ndr) Hodder Williams e io parlavamo spesso di letteratura, durante il corso, e lui si mise in testa che io potessi davvero scrivere, illusione che gli rimase fino al giorno della morte. Di conseguenza, e in rapporto ai mie studi, mi passò alcuni libri d'arte, perché ne facessi la recensione sul «Bookman», la celebre rivista della casa editrice e della sua famiglia. Non mi dilungherò a raccontare che, non essendo riuscito a imparare né l'arte né il disegno, fui invece capace di buttar giù qualche riga critica sui punti deboli di Rubens o sui talenti non sfruttati di Tintoretto: avevo scoperto la più facile tra tutte le professioni e da allora non l'ho mai abbandonata.
Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.
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| Sir Ernest Hodder-Williams |
Scoprì il fatto che tutti i romantici sanno... che le avventure capitano nei giorni di noia e non in quelli di sole. Quando la corda della monotonia è tesa al massimo, allora si rompe con un suono simile a quello di una canzone.
Gilbert Keith Chesterton, Il Napoleone di Notting Hill.
I pazzi sono sempre seri; impazziscono per mancanza di umorismo.
Gilbert Keith Chesterton, Il Napoleone di Notting Hill.
Quando si vuole fare il catalogo di una biblioteca, o scoprire il sistema solare, o qualsiasi inezia di questo tipo, ci si serva pure degli specialisti. Ma quando si desidera fare qualcosa di estremamente serio, si raccolgano dodici tra gli uomini ordinari che stanno in giro. La stessa cosa fece, se ben ricordo, il Fondatore del Cristianesimo.
Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del drago e altre serissime storie.
Beati quelli che non hanno visto eppure hanno creduto: un passo che alcuni hanno considerato una profezia del giornalismo moderno.
Gilbert Keith Chesterton, All Things Considered.
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| La famosa copertina della prima edizione de Il Napoleone di Notting Hill. |
«Non sono le fiabe a trasmettere al bambino la sua prima idea del cattivo. Ciò che le fiabe trasmettono al bambino è la sua prima idea chiara che il cattivo sia possibile sconfiggerlo. Il bambino conosce intimamente il drago sin dal momento in cui ha avuto l’immaginazione. Ciò che la fiaba gli fornisce è un San Giorgio che uccide il drago»…
Molti, probabilmente troppi, definiscono lo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) “eccentrico”. È il riflesso pavloviano del pensiero poco, altro che debole, quando si trova a corto di parole. Perché Chesterton era più centrato ed equilibrato della gran parte del proprio mondo e di quello che lo ha seguito, descritto perfettamente da parole che il poeta angloamericano T.S. Eliot vergò per altra occasione: «In un mondo di gente che fugge, chi si muove nella direzione opposta sembrerà scappare» (The Family Reunion, 1939, Parte II, The Library, after Dinner, Scena II). Si parva licet, concetto uguale lo esprime il gruppo rock italiano The Sun, passato dal melodic hardcore punk al cattolicesimo, nella canzone Outsider, del 2013: «Di questi tempi noto spesso/quanto le mie scelte vadan dritte ma all’inverso».
L’uomo comune di main street (o, meglio, di qualche viottolo rurale della Merry England): l’eroe chestertoniano è questo, con pregi e difetti, ma normale, benedettamente normale. Cioè nella norma, o che prova a rispettare la norma: la norma della natura di cui è fatto e che per questo, secondo una lunga ma spesso negletta tradizione culturale, si chiama natura normativa. Una sua frase, tanto ripetuta quanto probabilmente incompresa nel trionfo del transumanesimo, lo illustra a pennello: «Fuochi verranno accesi per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che in estate le foglie sono verdi» (Eretici, 1905). Fu nel 1927 che il manifesto di questa sua normalità anormale, Il profilo della ragionevolezza, vide la luce.
Il resto qui di seguito: