mercoledì 2 agosto 2017

Intervista a G. K. Chesterton - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)



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1° agosto 2017

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INTERVISTA A G. K. CHESTERTON

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di Fabio Trevisan

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Qualcuno mi ha chiesto qualche consiglio di lettura riguardo l'opera di Gilbert Keith Chesterton. Premettendo che in italiano non è stata ancora tradotta almeno la metà dei suoi scritti (più di un centinaio di volumi tra saggi, romanzi, poemi oltre a migliaia di articoli in qualità di giornalista) e sperando di fare cosa gradita, suggerisco la lettura di alcune sue significative opere attraverso un'intervista immaginaria.

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Mr. Chesterton, lei ha scritto un saggio (Ortodossia, appunto) che è in realtà un sensazionale libro di sana dottrina cattolica. Potrebbe chiarire  che cosa intende per "ortodossia"?

La parola ortodossia vuol dire il Credo degli Apostoli, nel senso in cui è inteso da chiunque si chiami cristiano. Mi scusi se sorrido, ma non posso dimenticare le mie difficoltose avventure alla caccia dell'evidenza. Sono io che ho scoperto con inaudito coraggio quel che era stato scoperto prima. Quando fantasticavo di stare in piedi da solo, mi appoggiavo, senza saperlo, a tutto il cristianesimo.

Può precisare che cos'è per lei la fede?

Vorrei chiarire come la mia fede risponda ad un duplice bisogno spirituale, il bisogno di cose familiari e di cose stravaganti, quello che il cristianesimo ha chiamato romanzo. Romanzo ha in sé il mistero e l'antico significato di Roma. Questo è il sensazionale romanzo dell'ortodossia, della sana dottrina cattolica. Non c'è niente di così pericoloso ed eccitante come l'ortodossia. Mi creda, l'ortodossia è la saggezza e l'essere saggi è più drammatico che l'esser pazzi; è l'equilibrio di un uomo dietro cavalli – eretici – che corrono a precipizio. Ecco perché le dottrine, i dogmi devono essere definiti rigorosamente.

Perché, se mi consente di interromperla?

Perché l'uomo possa godere delle libertà umane. La Chiesa deve avere tutte le cure se si vuole che il mondo possa esser senza cura! Mi creda, è facile essere eretici, modernisti, magari un po' snob. Come ho già scritto, è sempre facile lasciare che un'epoca, come la nostra, si metta alla testa di qualche cosa; difficile è conservare la propria testa e, con la propria testa, la fede.

Mr. Chesterton, nella nostra epoca dove non solo non si riconosce la regalità di Cristo, ma si calpestano le radici cristiane tradizionali fino a voler bandire il crocifisso da tutti i luoghi, mi ha fatto ricordare quel brano tratto dal serratissimo confronto tra il Professor Lucifero e il monaco Michele…

 Allude quindi alla Sfera e la Croce …

Certo! A quell'apologo in cui il monaco si scontra con il professor Lucifero.

Si comincia con lo spezzare la croce e si finisce col distruggere il mondo abitabile. Si comincia a dire che nessuno deve entrare in chiesa contro la sua volontà e si finisce col dire che nessuno ha la volontà di entrarvi. La fede non è soltanto la madre di tutte le energie del mondo, ma i suoi nemici sono i padri di tutta la confusione nel mondo. I padri, i laicisti, non soltanto vogliono mettere da parte le questioni divine, ma distruggere, come i titani o i giganti, il mondo abitabile.

Lei ha scritto che il cristiano è il superstite di un naufragio, proprio come Robinson Crusoe: che cosa intendeva dire?

Robinson Crusoe è un uomo sopra un piccolo scoglio con poca roba strappata al mare: io ho sempre detto che la parte più bella del libro è la lista degli oggetti salvati dal naufragio. Ogni uomo è come fosse stato salvato da un naufragio: è sfuggito miracolosamente ad una triste sorte come quegli infanti che non vedono la luce. Un ottimo esercizio spirituale sarebbe quello di rammentare – come fa Padre Brown – che tutti gli uomini siano sfuggiti per poco, per un capello alla perdizione! Potremmo non esserci e invece ci siamo: non è meraviglioso?

Nella sua Autobiografia lei ha scritto che ciò che è meraviglioso nella fanciullezza è che in essa tutto è meraviglia e che il mondo non è semplicemente un mondo pieno di miracoli, ma un mondo miracoloso. Lei non ha mai dimenticato la sua fanciullezza?

Le confido che non ho mai tralasciato di giocare, e avrei voluto che ci fosse stato più tempo per giocare.

In un'altra opera, The Defendant (tradotta in italiano con il titolo: "Il bello del brutto") lei ha parlato della necessità di un difensore…

Esattamente! Un difensore è particolarmente necessario nel momento in cui i terrestri disprezzano la terra, la terra dei loro padri e non ne comprendano le radici, come nella nostra vecchia Europa cristiana.

Anche Innocent Smith, il protagonista del romanzo: "Le avventure di un uomo vivo", inseguiva lo scientista Dr. Warner cercando di riporgli sulla testa il cappello che un vento bizzarro aveva sollevato e fatto impigliare sui rami di un albero. "Ogni uomo è un re ed ogni cappello è una corona" diceva quell'uomo vivo…

Proprio così! Bisognava indurre gli uomini, persino il detestabile Dr. Warner, a comprendere la meraviglia e lo splendore di essere vivi. Il fine della vita dovrebbe essere l'apprezzamento, non lo svilimento. Non c'è senso nel non valutare le cose e nemmeno nell'averne tante, se si stimano poco. Questo nostro mondo ha uno scopo, e se c'è uno scopo c'è una persona. C'è Dio. Ho sempre inteso la vita come una storia: e se c'è una storia ci deve essere chi la racconta.

Qual è il motivo per cui vi siete unito alla Chiesa cattolica?

Soprattutto per liberarmi dai miei peccati. Non c'è nessun altro sistema religioso che dichiari veramente di liberare la gente dai peccati. La Chiesa ribadisce che il peccato confessato e pianto adeguatamente, vien di fatto abolito. Il peccatore inizia di nuovo a vivere come se non avesse mai peccato. Nel Sacramento della Penitenza Dio rifà il peccatore veramente a Sua immagine e, dopo la Confessione, l'uomo ritorna ad essere un esperimento del Creatore. Questa grazia viene fatta ad un prezzo ed è condizionata appunto dalla confessione dei peccati. In altre parole, il nome del prezzo è Verità, che può essere chiamata anche Realtà.

Anche il monaco Michele nella Sfera e la croce sembra assaporare quella gioia del confessionale ….

Il monaco sentì tutta l'intensità di quella gioia che gli orgogliosi non conoscono, perché nasce dall'umiltà. Coloro che per un miracolo sono sfuggiti alla morte, proprio come il monaco, coloro che si vedono perdonati i loro peccati; coloro che, inaspettatamente, si vedono riamati dalla persona amata: tutti costoro conoscono e sentono una simile gioia.

Mr. Chesterton, lei ha spesso attinto frasi dai Vangeli e dall'Antico Testamento, come ad esempio questo riferimento al Libro dei Proverbi"La Sapienza grida per le vie, sulle pubbliche piazze leva la voce". Ha voluto mettere in rilievo la dimensione pubblica della fede?

Certo! Ho sempre coltivato l'idea che la santità non si identificasse con la segretezza, anche se spesso il Santo si confonde con l'ordinarietà. Per questo motivo tutti i Santi assurgono a modelli di vita per il quotidiano: i Santi hanno testimoniato la possibilità di vivere il Vangelo giorno dopo giorno. Noi dovremmo imparare dai Santi: per me, San Francesco d'Assisi, San Tommaso d'Aquino e San Tommaso Moro sono stati estremamente preziosi e, quindi … (sorridendo) mi sono permesso di derubarli (scoppiando in una fragorosa risata).

Mi ha fatto improvvisamente ricordare il confronto tra Innocent Smith e il curato nelle Avventure di un uomo vivo, in cui fa dire loro: "Bisognerebbe rubare ai Santi e ai saggi, anziché rubacchiare le piccole cose del mondo" …

Il coraggio, talvolta fino al martirio, l'ardente carità e le nobili passioni che sono il patrimonio dei Santi dovrebbero essere rese pubbliche per poter essere messe a disposizione di tutti per il saccheggio. La funzione dei Santi, il loro modello eroico di virtù umane e cristiane, dovrebbero essere maggiormente conosciute per poter indicare come il cristianesimo possa essere effettivamente vissuto. I martiri cristiani erano ben più che dimostrazioni: fungevano da vera e propria propaganda dell'amore di Dio.

Lei ha parlato pure esplicitamente, nel San Tommaso d'Aquino, del paradosso dei Santi. Potrebbe spiegarne il significato?

Certamente il paradosso di cui faceva riferimento è una tendenza di ogni epoca a cercare di fare a meno dell'apporto salvifico dei Santi per ritrovarsi, paradossalmente, ad averne urgente bisogno.

Anche nel saggio su San Francesco d'Assisi ha rilevato quegli aspetti paradossali del poverello. Potrebbe illustrarli?

San Francesco ha manifestato degli atteggiamenti che avrebbero potuto apparire oscuri e incomprensibili per il loro ironico contrasto. Ho cercato di far vedere queste apparenti contraddizioni del Santo: "Perché Messer Sole si nascondeva sovente in un'oscura spelonca? Perché il Santo, così cortese con Frate Lupo, fu tanto severo con Frate Asino (così chiamava il suo corpo)? Perché il trovatore che diceva l'amore fiamma del suo cuore, si tenne lontano dalle donne? Perché il cantore, che gioiva della vitalità del fuoco, si rotolava deliberatamente nella neve?". Questo è il paradosso umoristico dei Santi, che sfugge al mondo moderno.

Mr. Chesterton, cosa potremmo fare per difendere la famiglia e proteggere la vita? Lei ne ha parlato nei saggi: "La superstizione del divorzio" e "Eugenetica e altri mali". In un'epoca, come la nostra, contrassegnata appunto dall'aborto, dal divorzio, dalla confusione sull'identità di genere, dalle convivenze e dalle unioni di fatto, che cos'è il matrimonio?

Non posso che ripetere quanto ho già scritto in difesa dell'indissolubilità del matrimonio: "E' la nebulosa vecchia idea dello scapolo, l'idea che l'unità del matrimonio, l'essere una sola carne, abbia qualcosa a che vedere con l'essere completamente felici, o essere completamente buoni, o anche completamente e continuamente innamorati! Ve lo dico io: un uomo di sani principi è parte di sua moglie anche quando non vorrebbe esserlo. Ve lo dico io: una donna di sani principi è parte di suo marito anche quando vorrebbe vederlo in fondo al mare. Ve lo dico io: siano i coniugi in armonia oppure in collera, felici o infelici, la Cosa continua a marciare".

 La Cosa?

Certo, la grande Cosa a quattro zampe, il quadrupede della casa, la famiglia! I coniugi sono una società, sono una sola carne! Nulla c'è di più grande di questo vincolo sacro ed a nulla valgono quelle unioni che lo indeboliscono.

C'è poi il problema dell'educazione, come lei ne ha parlato in "Ciò che non va nel mondo".

L'educazione è tradizione ed è una parola come "trasmissione" o "ereditarietà". Con essa si intende la trasmissione di certe idee ai nuovi nati. Può trattarsi anche di cose banali, ma se tuttavia sono tramandate da una generazione all'altra si chiamano educazione. Un insegnante si deve porre in continuità con il ruolo fondamentale educativo dei genitori e ciò che li accomuna è il condiviso concetto di autorità.

Non ci si può quindi sbarazzare dell'autorità nel campo educativo e formativo.

L'educatore deve trovare un credo e insegnarlo. In poche parole, deve essere ortodosso, dogmatico. Vi sono delle persone che vorrebbero separare i dogmi dall'educazione, ma i dogmi sono l'unica cosa che non può essere disgiunta dall'educazione.

Perché?

Perché i dogmi sono l'educazione. Un insegnante non dogmatico è semplicemente un insegnante che non insegna.

martedì 1 agosto 2017

Un aforisma al giorno (da caratteri cubitali)

La maggior parte degli uomini sono il frutto delle proprie teorie: la maggior parte degli uomini uccide o si sposa, o anche solo si sdraia a non far nulla,  proprio a causa di una certa teoria di vita, affermata attivamente o anche solo accettata passivamente.

Gilbert Keith Chesterton, Il poeta e i pazzi

Un bell'articolo di Joseph Pearce - Chesterton and the Meaning of Education - The Imaginative Conservative

http://www.theimaginativeconservative.org/2014/02/chesterton-and-the-meaning-of-education.html

Un aforisma al giorno

L'educazione è semplicemente l'anima di una società che passa da una generazione all'altra.

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

Dal Corriere della Sera - Pubblicata la pièce perduta di J. M. Barrie, l'autore di Peter Pan ed amico di GKC

 


Per chi vuole sapere un po' di più dei rapporti tra Chesterton e Barrie, che erano amici, basta cercare in questo blog! Grazie a Maurizio Serio per la segnalazione.


lunedì 31 luglio 2017

I pellegrini chestertoniani di quest'anno

Grazie mille, Stuart!

Domenico Giuliotti commenta Chesterton (grazie, Brunelli!)

Caro Brunelli,

tu sai che io ti voglio bene, ma ricacciare dai tuoi cassetti e dai tuoi scaffali (che ormai hanno preso i tuoi stessi morbi irreparabili e incurabili) un Domenico Giuliotti (grande di per sé: non cito una sua famosa riga sulla modernità che prende a pesci in faccia) grandioso su Chesterton e su Ortodossia non ha prezzo, per cui questo è un alto motivo per cui continuerò a volerti bene.

Qui un assaggio e sotto nel collegamento un bel pranzo di nozze.

Grazie, Brune'.

Marco Sermarini



In conclusione, Ortodossia, tardi conosciuta dagli italiani — ma meglio tardi che mai — (pochissimi i lettori del testo inglese, pochi più quelli della traduzione francese, qua è là inesatta, del Grolleau) è un grande, originale, e a volte strano o stranissimo ma sempre profondo libro.
E dunque non facile; e soprattutto non facilmente riassumibile. Malgrado la forma brillante, la cristallina chiarezza e iridescenza delle immagini, e quel continuo caprioleggiamento del pensiero, che sembra un giuoco ed è, invece, un modo bizzarro di procedere a zig-zag, verso o dentro la Verità, è un libro non già oscuro, ma luminosamente laberintico. (L'autore stesso lo chiama « caotico » — e non è —). Eppure, con un filo tra le dita, il cui capo ci viene offerto all'ingresso, possiamo, passando di meraviglia in meraviglia, girarlo tutto ed uscirne più agguerriti contro l'errore, più fiduciosi nella Provvidenza e più tranquilli e sereni, per continuare (fino all'apparizione della piena luce sul limitare della morte) il nostro breve viaggio su questo magico ed enigmatico mondo.


Domenico Giuliotti, Le due luci, La filosofia delle fate

Ecco il preannunciato pranzo di nozze (ma dove vanno gli scrittorini di oggi!):

Domenico Giuliotti (destra) con Giovanni Papini
http://franoi.forumcommunity.net/?t=60162694#entry426739371

P.S.: per piacere, non mi dite: "ma Giuliotti era conservatore! Era tradizionalista! Era questo! Era quello!". Tenetevi le vostre pecette ed etichette ("tag", fa più "social"), io mi tengo Gilbertone e Giuliotti (e pure Papini).

Un aforisma al giorno

Detesto l'imperialismo, dubito dell'internazionalismo e diffido del senso di classe, sempre che ne conosca il significato.

Gilbert Keith Chesterton, La serietà non è una virtù 

Ancora sul libro di P. Gulisano e D. De Rosa

https://www.informarexresistere.fr/vi-racconto-chesterton-linventore-di-don-matteo/

domenica 30 luglio 2017

Spade incrociate...

Spade si stanno incrociando... - I Gruppi Chestertoniani Veronesi al Monte Cavro barilotto al seguito

La resurrezione di Roma di GKC richiamata da Carlo Ossola

http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/commenti-e-idee/2017-07-29/roma-rinasce-sogno-se-e-futuro--122148.shtml?uuid=AEUpvWyB&refresh_ce=1

Ieri si è tenuto il 7^ Pellegrinaggio a piedi da Notting Hill a Beaconsfield

Stewart è un bravo ragazzo! Padre di famiglia, cattolico, impegnato nella difesa della vita, organizza questo pellegrinaggio per celebrare l'anniversario della conversione di Chesterton al cattolicesimo, avvenuto proprio oggi, il 30 Luglio 1922, cioè 95 anni fa, a Beaconsfield.

Stuart ha organi e celebrato la settima edizione che si è tenuta ieri. La foto è relativa alla precedente edizione, ma è per capirci. Si parte da Notting Hill, al centro di Londra, si passa per la Chiesa di San Giorgio (anglicana), a Kensington (precisamente a Campden Hill), dove GKC fu battezzato, e a poche miglia dall'arrivo (in tutto sono 27) c'è la celebrazione della messa in rito antico.

È anche l'occasione per raccogliere fondi per Good Counsel, un'opera che si occupa di contrastare l'aborto ed aiutare le mamme che ne vorrebbero usufruire. Questa raccolta rende tutto ancor più bello ed istruttivo. Chesterton approva: in vita amava la vita, i bambini e non amava le idee sballate, e lo diceva chiaro.

Ho chiesto a Stuart di mettere dei bei fiori sulla tomba anche a nome nostro.

Direi che l'anno prossimo si potrebbe andare, no?

Grazie, Stuart, di quello che fai.

Marco Sermarini

venerdì 28 luglio 2017

Un aforisma al giorno

Ogni uomo dev'essere trattato seriamente e cordialmente dalla nuova critica, dal momento che ogni uomo ha qualcosa da dire, se solo glielo si lascia dire, qualcosa che non è mai stata detta sin dall'origine delle cose, e che, se non viene detta potrebbe non venire mai detta fino al giudizio universale.

G. K. Chesterton, Politica

giovedì 27 luglio 2017

Notizie Pro Vita riprende la poesia To the babe unborn.

Siamo lieti che la rivista Notizie Pro Vita (che si è interessata in passato alla Scuola Chesterton, tra le altre buone cose) abbia ripreso la poesia To the babe unborn di Chesterton, da noi pubblicata più e più volte, e ha dato anche notizia della fonte (il nostro blog) e della traduzione (della nostra amica Annalisa Teggi).

Giorni fa l'avevamo ripresa senza alcun commento (il post si intitola Per il piccolo Charlie) per commentare silentemente le brutte notizie sulla sorte del piccolo Charlie Gard per il quale abbiamo tanto pregato e anche un po' lottato (se mandare qualche tweet o condividere qualcosa su internet è lottare... non so, mi sembra davvero tanto poco! Forse non lo è, sicuro è meglio che niente, però... penso e ripenso, cari amici! Penso e ripenso e ripenso ancora una volta che non possiamo fermarci ed accontentarci).

Alcuni diranno: ma la poesia è dedicata al bambino non nato, Charlie è nato...

Io dico: leggetela bene! Se Charlie potesse farsi intendere, la sottoscriverebbe con umilissima decisione!

Tutte le volte che penso a quel bimbo in mano al leviatano che ha stordito tutti, ma proprio tutti, ripenso a quella poesia che Chesterton scrisse (ne scrisse almeno due versioni, questa è una) dopo aver capito che la vita è una cosa bella, bellissima in sé e per sé, e aver capito che non c'è motivo per darle una fine innaturale o per considerarla "minore", meno valida, troppo sofferente. Aveva circa venti anni. Forse le strofe che mi colpiscono di più sono quelle che seguono:

Penso che se mi permettessero
di stare in quel mondo
sarei buono per un tempo pari
a questo lungo giorno nel regno delle fate.

Non udrebbero da me una sola parola
di egoismo o disprezzo,
se solo riuscissi a trovare la porta,
se solo nascessi.

Io mi ripeto queste parole tutte le volte che sento la vita pesarmi per qualche futile o grande motivo. Penso e ripenso, e dico che tutti - se riusciamo a rimanere nelle condizioni in cui Dio Padre un bel giorno ci volle, che sono le uniche vere e buone per noi - dico tutti le pronuncerebbero con umile fermezza.

Non esiste la "qualità della vita", cari amici cattolici e non cattolici. Esiste la vita e Charlie la vuole, sono io l'avvocato di Charlie.

«Non udrete da me una sola parola di egoismo o di disprezzo, sarò buono se mi permetterete di stare in questo mondo. Sarò buono!». Ripetiamolo come una litania e nascerà qualcosa di nuovo e di buono anche se il mondo la luce la vuole cacciare fuori.

Marco Sermarini

https://www.notizieprovita.it/aborto-cat/aborto-chesterton-e-quella-poesia-by-the-baby-unborn/

lunedì 24 luglio 2017

Per il piccolo Charlie




Invito al Falò del 30 luglio 2017

I Chestertoniani Veronesi come sempre ci invitano al falò del 30 luglio. Ovviamente l'estensore dell'invito è il mitico Roberto Prisco, in arte Rob... il perché e il percome sta tutto qui.

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Cari chesters,
Vi ricordo l'appuntamento del 30 luglio

Rob

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Falò del 30 luglio 2017 sul Monte Cavro a Quinzano – Verona
Ore 18,30 e 19 Partenza dei due gruppi da via Nuova, 22 (100 m. slm)
                       il primo dei due gruppi passa dalla Valle dei Ronchi
                       il secondo fa la strada dell'anno scorso passando da San Rocchetto
                       uno porta il formaggio, l'altro il rum.
Ore 19,30  Arrivo sul Monte Cavro (190 m. slm) e cena al sacco.
Ore 20  Accensione del falò
           lettura di brani di Chesterton: quelli soliti e poi quello allegato tolto da
           
Politica che verrà commentato dai presenti.
          snudamento delle spade
          taglio e degustazione del formaggio
          distribuzione del rum
          spegnimento del fuoco.
ore 22 o 23 al più tardi ritorno a casa
          fumata finale del sigaro nel giardino

Da Politica Capitolo 2
Ogni uomo dev'essere trattato seriamente e cordialmente dalla nuova critica, dal momento che ogni uomo ha qualcosa da dire, se solo glielo si lascia dire, qualcosa che non è mai stata detta sin dall'origine delle cose, e che, se non viene detta potrebbe non venire mai detta fino al giudizio universale.
 
Gilbert Keith Chesterton "Politica", Nova Europa, Milano 2017

sabato 22 luglio 2017

Un'aforisma al giorno - La poesia per Chesterton




Gilbert Keith Chesterton, Robert Browning 

venerdì 21 luglio 2017

Chesterton a proposito di padre Vincent McNabb


«È uno dei pochi grandi uomini che ho incontrato nella mia vita; è grande in molte maniere, mentalmente e moralmente e misticamente e praticamente…. Nessuno che abbia incontrato o visto o sentito padre McNabb l'ha mai dimenticato….».

Gilbert Keith Chesterton (nostra traduzione)

More Vincent McNabb...



Siccome ha destato un certo interesse il post su padre Vincent McNabb, eccovi riproposti un certo numero di collegamenti al nostro blog che riportano notizie su di lui.

Ci stupiamo di quanta merce contenga questo blog e vi invitiamo a consultarlo il più possibile, e soprattutto ad evitare "fontane avvelenate" (siti che danno notizie parziali, accomodate e accomodanti). Non ci riferiamo a nulla in particolare ma il web è una grossa trappola. Qui è tutto sano, fresco e autentico, ci potete rimettere l'orologio e viaggiate (come disse uno) sempre in prima classe.

Poi in regalo un aforisma di McNabb e la foto della sua tomba e di altri suoi confratelli.



http://uomovivo.blogspot.it/2010/07/fabio-trevisan-ci-parla-di-padre.html