
mercoledì 12 ottobre 2016
martedì 11 ottobre 2016
Un aforisma al giorno (riproponiamo...)
lunedì 10 ottobre 2016
Un aforisma (verissimo) al giorno
![]() | Chesterton Society (@AmChestertonSoc) |
"The whole trick of electioneering consists of forcing [people] to a choice of evils." - #GKChesterton #politics | |
domenica 9 ottobre 2016
venerdì 7 ottobre 2016
Un aforisma al giorno
![]() | Chesterton Society (@AmChestertonSoc) |
"It is time for an army of amateurs; for England is now perishing of the professionals."- #GKChesterton | |
Oggi è il 7 ottobre, giorno della Vittoria di Lepanto, quale giorno migliore per declamare questo poema?
Un aforisma al giorno
![]() | G. K. Chesterton (@GKCDaily) |
The aim of good prose words is to mean what they say. The aim of good poetical words is to mean what they do not say. | |
Lo scopo della buona prosa è di significare ciò che dice. Lo scoop della buona poesia è di significare ciò che non dice (traduzione a braccio ma funziona - Gilbert genio come al solito).
giovedì 6 ottobre 2016
Rivolta alla locanda - la prefazione scritta dal nostro presidente
E' appena uscito Rivolta alla locanda per i tipi della Berica Editrice. L'autore è un chestertoniano, Edoardo Dantonia, anzi, uno dei maggiordomi di Casa Chesterton, e la prefazione l'ha firmata il nostro presidente. Per gentile concessione dell'editore possiamo pubblicare quest'ultima come invito alla lettura del libro, vale la pena davvero.
Il racconto che vi aspetta avrà di certo molto di familiare per chi è amico di Gilbert Keith Chesterton, il grande giornalista e scrittore inglese di cui quest'anno ricorre l'ottantesimo anniversario della morte. Gli amici di Chesterton troveranno infatti Adam Wayne, Patrick Dalroy, Gabriel Syme, Innocent Smith (e qualche altro personaggio a me sfuggito) passeggiare in questa storia, ma il buffo è che tutti questi nostri eroi si trovano concentrati (o frullati) in un unico uomo che, per quanto sovrappeso, all'inizio non sembrerebbe riuscire a contenerli tutti. Questo viaggio dalla destinazione incerta è in realtà una specie di quest, o forse somiglia molto a quel misterioso inseguimento che Gabriel Syme-Gilbert Keith Chesterton compie ne L'Uomo che fu Giovedì; c'è un po' di rivolta di Adam Wayne contro la distruzione della sua amata Pump Street ne Il Napoleone di Notting Hill; vi parrà di rivedervi Patrick Dalroy girare come una mina vagante mulinare botte e schiaffi armato di botticella e forma di formaggio a portare in giro per l'Inghilterra la rivolta come nell'Osteria Volante. Innocent Smith spunta alla stessa maniera trasognata e piena di stupore di Uomovivo. L'inizio sembra quasi gotico, l'atmosfera un po' noir, ma il nostro Edoardo non cade nella trappola della disperazione, come grazie a Dio non vi cadde la buon'anima di Chesterton (Borges disse che, a differenza di Poe, pur essendovi sempre tentato, non vi indulse mai). Anzi si va verso la Speranza, con un bel po' d'ignoranza, incarnata nel nostro spettacolare protagonista proteiforme, che è un po' combattente e un po' missionario, ruvido come la carta vetrata e e tratti quasi tenero e paterno. Si tratta di quell'ignoranza che trasforma l'uomo selvatico in uomo salvatico, un po' alla Domenico Giuliotti, soprattutto se commista all'abitudine di fare certi ragionamenti sempre ai limiti, che sinceramente mi divertono sempre moltissimo, mi coinvolgono e mi ricordano quelli di certi miei clienti piuttosto sui generis, ai quali però non riesco a dare mai completamente torto…
La "vittima" di un tal protagonista assomiglia un po' a tanti giovani già cinici e sfiniti, a cui viene voglia di dire: ma come può esserti venuto in mente? Edoardo vuole probabilmente intraprendere la stessa via di Chesterton, cioè dire a tutto il mondo che è meglio esserci che non esserci. Una buona idea, soprattutto se perseguita con entusiasmo e con tenacia, virtù che - contrariamente ai cinici luoghi comuni - crescono con gli anni coltivandole.
E chi non conosce Chesterton? Il nostro Edoardo vi dà modo di conoscerlo perché gli elementi del pensiero di Chesterton, che si riflettono nella sua singolare "poetica", ci sono in percentuale molto alta: la lotta contro il potere che si chiami Big Business o Stato Servile, la logica del paese delle fate, il senso del costante stupore… Se uno legge Chesterton e lo prende sul serio, è giusto che poi qualcosa venga fuori, soprattutto se Chesterton è convincente. Per osmosi (o per grazia?) lo risulta poi anche l'autore dell'opera, perché dopo un po' di righe ti viene voglia di seguirlo: è divertente, ragiona bene, non pretende di ragionare sempre (il che va pure bene - lo dice Chesterton), per cui le pagine vanno lette.
Sia chiaro: non c'è solo Chesterton, anzi. C'è tanto amore per la vita, tanta Speranza, come pure la Fede e la Carità (anche se quest'ultimo maneggiata più col badile che con il cucchiaino del miele), e una buona dose di apparente follia. È un buon inizio che merita di essere continuato, anche perché dopo un po' il viaggio incuriosisce e "prende", quindi vuol dire che funziona.
Io mi sono divertito, penso farà lo stesso effetto anche a voi.
Marco Sermarini
Chesterton (e Belloc) in altre parole - L'"artificiere della fede", il "maresciallo di Napoleone" e Mario Praz


Chesterton Institute 2016 Conferences in Spain - Seton Hall University
http://www.shu.edu/news/chesterton-institute-2016-conferences-in-spain.cfm
lunedì 3 ottobre 2016
Mario Praz
domenica 2 ottobre 2016
Chi era Gian Dauli
Il Napoleone di Notting Hill - Gilbert K. Chesterton - Una nuova vecchia edizione, quella di Gian Dauli...
https://books.google.it/books/about/Il_Napoleone_di_Notting_Hill.html?id=17rTCwAAQBAJ&source=kp_cover&redir_esc=y&hl=it
Aldo Maria Valli dialoga con Chesterton... - Il papa, l’annuncio, la verità. Due chiacchiere con Chesterton
sabato 1 ottobre 2016
Il rapporto tra democrazia e tradizione - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)
"Tradizione significa dare il voto alla più oscura di tutte le classi, quella dei nostri avi. E' la democrazia dei morti"
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Solo non soffermandosi ai pregiudizi ed agli slogan si può intuire la profondità del suo pensiero: "La mia prima ed ultima filosofia, quella alla quale ho creduto con ininterrotta certezza, l'ho imparata da bambino. L'ho imparata generalmente da una nutrice…". Il che significa che le cose più importanti ed essenziali, cioè quelle che egli qualificava come "democratiche" erano apprese da ciascuna persona sulle ginocchia della madre (o della balia, come a quei tempi era frequente). Quali erano le cose più importanti ed essenziali per Chesterton ? Erano: la vita, la famiglia, l'educazione dei figli, il diritto conforme alla legge naturale: "Le cose più terribilmente importanti debbono essere lasciate agli uomini comuni: l'accoppiamento dei sessi, l'allevamento dei giovani, le leggi dello Stato. Questa è la democrazia e in questo ho sempre creduto".
Definito il concetto di "democrazia" appariva ovvio e consequenziale anche ciò che intendeva come "tradizione": "La tradizione non è che la democrazia estesa nel tempo". Erano i nostri "democratici" avi che bussavano alle nostre porte, era il passato che chiedeva di entrare nella nostra vita; questa era la "democrazia dei morti"ed a questa era impossibile sfuggire: "La tradizione rifiuta l'idea della squalifica per il fatto accidentale della morte". I morti erano vivi (il fatto accidentale della morte) e bussavano ai nostri usci, non solo chiedendoci di entrare nel nostro presente, ma insistendo per progettare insieme il futuro: "L'uomo può trovare la vita soltanto in mezzo ai morti". E' incredibile quanto questo concetto della continuità tra democrazia e tradizione, tra morti e viventi sia stato fatto proprio da altri grandi scrittori cattolici, basti pensare a Giovannino Guareschi (di cui a lungo ed approfonditamente si è occupato Alessandro Gnocchi) o John Ronald Reuel Tolkien. Nello scrittore umorista italiano c'è un racconto, dal titolo emblematico: "Venivano da lontano", in cui lo "spirito dei morti" entra nelle case dei viventi ed una struggente "Favola di Natale" (scritta nel 1944 in un campo di concentramento nazista) in cui lo stesso Giovannino, il drammatico presente, incontra la nonnina, il passato che ritorna ed il figlio Albertino, il futuro.
In Tolkien due libri attestano la relazione tra "democrazia e tradizione": "La realtà in trasparenza" e "Sulle fiabe", dove viene ribadita l'importanza della madre e della tradizione orale per trasmettere la fede cattolica, l'amore delle lingue, delle fiabe e delle leggende popolari. A questo punto non ci dovrebbe più scandalizzare la frase di Chesterton: "Non ho mai capito perché la gente si sia formata la convinzione che la democrazia contrasti, in qualche modo, alla tradizione". Tutto dipende ovviamente dal concetto di "democrazia" e di "tradizione" e dal significato di "tradizione orale", come spiegava il grande pensatore di Beaconsfield: "Le cose in cui ho sempre creduto di più, ora ed allora, sono le cosiddette novelle delle fate…il paese delle fate non è altro che il soleggiato paese del senso comune. Non è la terra che giudica il cielo, ma il cielo che giudica la terra".
Acquisite le nozioni chestertoniane di "democrazia" e "tradizione" procederemo successivamente, nella nostra rubrica, a spiegare altri essenziali ed importanti concetti: il "senso comune" e la "morale delle favole".
La Rivoluzione francese, di Hilaire Belloc
http://www.fedecultura.com/p/vetrina_30.html?m=1#!/La-Rivoluzione-francese/p/71679181/category=18198140















