martedì 11 ottobre 2016

Un aforisma al giorno (riproponiamo...)

Un uomo ha diritto di dubitare di se stesso, non della verità. Oggigiorno ognuno crede esattamente in quella parte dell'uomo in cui dovrebbe non credere: se stesso, e dubita esattamente in quella parte in cui non dovrebbe dubitare: la ragione divina.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Il Natale si avvicina e Pump Street si sta attrezzando!

lunedì 10 ottobre 2016

Un aforisma (verissimo) al giorno

Chesterton Society (@AmChestertonSoc)
"The whole trick of electioneering consists of forcing [people] to a choice of evils." - #GKChesterton #politics


domenica 9 ottobre 2016

venerdì 7 ottobre 2016

Un aforisma al giorno

Chesterton Society (@AmChestertonSoc)
"It is time for an army of amateurs; for England is now perishing of the professionals."- #GKChesterton


Oggi è il 7 ottobre, giorno della Vittoria di Lepanto, quale giorno migliore per declamare questo poema?

LEPANTO di G. K. Chesterton (1911) – Traduzione in versi italiani di Rodolfo Caroselli (2009) - ancora grazie!


Nelle corti del sole bianche fontane scrosciano,
il Sultan di Bisanzio (1) sorride mentre scorrono;
come quell'acque un riso, sul volto più temuto,
muove la nera selva, il nero della barba,
la mezzaluna inarca sanguigna delle labbra,
ché le sue navi battono il mare interno al mondo (2):
sfidate le repubbliche fin sulle coste italiche,
squassano l'Adriatico torno al Leon dei mari (3),
e il Papa (4) nell'angoscia ha proteso le mani
e invoca ai re cristiani le spade per la Croce,
ma la sovrana inglese (5) guarda il suo specchio, fredda, 
sbadiglia mentre è a Messa l'ombra dei Valois (6);
le gemme delle Indie l'armi di Spagna fiaccano:
e il Re del Corno d'Oro (7) nel sole sta ridendo.
I tamburi attutiti echeggiano sui colli
che sono un regno ignoto per un negato principe (8),
ove, da un dubbio ufficio e da un incerto rango,
ultimo cavaliere d'Europa prende l'armi,
poeta estremo e tardo per cui cantò l'uccello,
che a sud andò cantando quando il mondo era giovane;
in quel silenzio enorme, sale sottile e intrepido,
su per sinuosa via, un suono di Crociata.
I gong ed i cannoni tremare fan la terra,
è Don Giovanni d'Austria che parte per la guerra,
Si tendon le bandiere al vento della notte,
nell'ombra son viola, oro vecchio alla luce,
le torce sono cremisi sui timpani di rame,
ecco poi trombe, squilli, quindi il cannone e lui.
E Don Giovanni ride con la sua barba riccia,
giacché ogni regno al mondo non vale i suoi stivali,
e il capo tiene alto, segno di libertà.
La luce della Spagna!
Dell'Africa l'incendio (9)!
E' Don Giovanni d'Austria
che prende il largo, hurrà!

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Note:

1  Selim II, sultano di Costantinopoli (oggi Istanbul), capitale dell'Impero Ottomano.

2  Il Mediterraneo. Poco prima della battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), che si trova nel Golfo di Patrasso (Grecia), i Turchi avevano completato la conquista di Cipro (strappandola ai Veneziani).
3  La Repubblica di Venezia.
4  Pio V. Solo il 7 marzo del 1571, per contrastare l'espansione turca, era riuscito a riunire la Lega Santa, formata, oltre che dallo Stato Pontificio, dal Regno di Spagna e dalle Repubbliche di Venezia e Genova.
5  Elisabetta I d'Inghilterra.
6  Il giovane re di Francia Carlo IX, che era sotto la tutela della madre, la reggente Caterina dei Medici.
7  Insenatura su cui si affaccia Costantinopoli.
8  Il principe Don Giovanni d'Austria, imposto dal Papa come comandante della flotta cristiana, era figlio illegittimo di Carlo V e fratellastro del re di Spagna Filippo II.
9  I paesi dell'Africa mediterranea stanno qui a rappresentare tutto l'Impero Ottomano (di cui facevano parte).

Un aforisma al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
The aim of good prose words is to mean what they say. The aim of good poetical words is to mean what they do not say.

Lo scopo della buona prosa è di significare ciò che dice. Lo scoop della buona poesia è di significare ciò che non dice (traduzione a braccio ma funziona - Gilbert genio come al solito).

giovedì 6 ottobre 2016

Rivolta alla locanda - la prefazione scritta dal nostro presidente

E' appena uscito Rivolta alla locanda per i tipi della Berica Editrice. L'autore è un chestertoniano, Edoardo Dantonia, anzi, uno dei maggiordomi di Casa Chesterton, e la prefazione l'ha firmata il nostro presidente. Per gentile concessione dell'editore possiamo pubblicare quest'ultima come invito alla lettura del libro, vale la pena davvero.


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Il racconto che vi aspetta avrà di certo molto di familiare per chi è amico di Gilbert Keith Chesterton, il grande giornalista e scrittore inglese di cui quest'anno ricorre l'ottantesimo anniversario della morte. Gli amici di Chesterton troveranno infatti Adam Wayne, Patrick Dalroy, Gabriel Syme, Innocent Smith (e qualche altro personaggio a me sfuggito) passeggiare in questa storia, ma il buffo è che tutti questi nostri eroi si trovano concentrati (o frullati) in un unico uomo che, per quanto sovrappeso, all'inizio non sembrerebbe riuscire a contenerli tutti. Questo viaggio dalla destinazione incerta è in realtà una specie di quest, o forse somiglia molto a quel misterioso inseguimento che Gabriel Syme-Gilbert Keith Chesterton compie ne L'Uomo che fu Giovedì; c'è un po' di rivolta di Adam Wayne contro la distruzione della sua amata Pump Street ne Il Napoleone di Notting Hill; vi parrà di rivedervi Patrick Dalroy girare come una mina vagante mulinare botte e schiaffi armato di botticella e forma di formaggio a portare in giro per l'Inghilterra la rivolta come nell'Osteria Volante. Innocent Smith spunta alla stessa maniera trasognata e piena di stupore di Uomovivo. L'inizio sembra quasi gotico, l'atmosfera un po' noir, ma il nostro Edoardo non cade nella trappola della disperazione, come grazie a Dio non vi cadde la buon'anima di Chesterton (Borges disse che, a differenza di Poe, pur essendovi sempre tentato, non vi indulse mai). Anzi si va verso la Speranza, con un bel po' d'ignoranza, incarnata nel nostro spettacolare protagonista proteiforme, che è un po' combattente e un po' missionario, ruvido come la carta vetrata e e tratti quasi tenero e paterno. Si tratta di quell'ignoranza che trasforma l'uomo selvatico in uomo salvatico, un po' alla Domenico Giuliotti, soprattutto se commista all'abitudine di fare certi ragionamenti sempre ai limiti, che sinceramente mi divertono sempre moltissimo, mi coinvolgono e mi ricordano quelli di certi miei clienti piuttosto sui generis, ai quali però non riesco a dare mai completamente torto…

La "vittima" di un tal protagonista assomiglia un po' a tanti giovani già cinici e sfiniti, a cui viene voglia di dire: ma come può esserti venuto in mente? Edoardo vuole probabilmente intraprendere la stessa via di Chesterton, cioè dire a tutto il mondo che è meglio esserci che non esserci. Una buona idea, soprattutto se perseguita con entusiasmo e con tenacia, virtù che - contrariamente ai cinici luoghi comuni - crescono con gli anni coltivandole.

E chi non conosce Chesterton? Il nostro Edoardo vi dà modo di conoscerlo perché gli elementi del pensiero di Chesterton, che si riflettono nella sua singolare "poetica", ci sono in percentuale molto alta: la lotta contro il potere che si chiami Big Business o Stato Servile, la logica del paese delle fate, il senso del costante stupore… Se uno legge Chesterton e lo prende sul serio, è giusto che poi qualcosa venga fuori, soprattutto se Chesterton è convincente. Per osmosi (o per grazia?) lo risulta poi anche l'autore dell'opera, perché dopo un po' di righe ti viene voglia di seguirlo: è divertente, ragiona bene, non pretende di ragionare sempre (il che va pure bene - lo dice Chesterton), per cui le pagine vanno lette.

Sia chiaro: non c'è solo Chesterton, anzi. C'è tanto amore per la vita, tanta Speranza, come pure la Fede e la Carità (anche se quest'ultimo maneggiata più col badile che con il cucchiaino del miele), e una buona dose di apparente follia. È un buon inizio che merita di essere continuato, anche perché dopo un po' il viaggio incuriosisce e "prende", quindi vuol dire che funziona.

Io mi sono divertito, penso farà lo stesso effetto anche a voi.

Marco Sermarini


Chesterton (e Belloc) in altre parole - L'"artificiere della fede", il "maresciallo di Napoleone" e Mario Praz


Vi avevamo promesso giorni fa un approfondimento su Mario Praz, ed ecco qualcosa.

Ecco a disposizione un brano del saggio su Chesterton tratto dal volume Cronache letterarie anglosassoni (1° volume).

Mario Praz si interessò sin dall'inizio della sua carriera a Chesterton, e scrisse queste interessanti pagine che ritengo non disturberanno nessuno se messe qui.

Nacque a Roma nel 1896 e vi morì nel 1982. Saggista, giornalista, critico letterario, traduttore, anglista e scrittore, si dedicò in particolare allo studio della letteratura in lingua inglese. Si laureò a Roma in giurisprudenza e successivamente a Firenze anche in lettere. Iniziò a scrivere in inglese per il London Mercury, entrò in contatto con Emilio Cecchi (la Adelphi ha pubblicato il carteggio intercorso tra i due), Giovanni Papini e Ardengo Soffici producendo traduzioni di poeti inglesi.
Nel 1923 si trasferirà in Inghilterra con una borsa di studio, e fu preso come lettore di italiano all'Università di Liverpool. Insegnò anche all'Università di Manchester e successivamente alla Sapienza di Roma.
Nel 1957 ottenne la laurea honoris causa in letteratura dall'Università di Cambridge e nel 1962 ricevette da Elisabetta II d'Inghilterra il titolo di Knight Commander of the British Empire (KBE).
Sua è la voce "Robert Louis Stevenson" nell'edizione del 1936 dell'Enciclopedia Italiana (si noti nella bibliografia Praz cita il libro di Chesterton su Stevenson nonché Scrittori Inglesi ed Americani di Emilio Cecchi).

L'incipit del saggio è memorabile. Lo definisce argutamente «artificiere della fede», e noi possiamo rispondere all'interrogativo che si pone Praz, ossia se la sua scoppiettante apologetica abbia mai convertito qualcuno: il mio amico Dale Ahlquist possiede un elenco di circa quattrocento persone che hanno dichiarato di essere state convertite al cattolicesimo dal Nostro Gilbert. Per il resto Praz si dice sicuro che Chesterton abbia «divertito tutta una generazione», e qui possiamo dare testimonianza di quanto ogni giorno Gilbert  - miracolo sinora riuscito a pochi - diverta e converta anche noi, generazione dopo generazione.

Di seguito c'è qualche passaggio del saggio su Belloc, con riportato anche un appunto di quando Praz incrociò a Londra Belloc. Immagine fedele all'idea che molti di noi hanno dell'altro nostro eroe, quella che esce dal taccuino del giovane Praz, un Belloc simile ad un «maresciallo di Napoleone», con «la sagoma… d'un parroco».

Il volume è tuttora reperibile in commercio, lo stile è godibilissimo. Gli estratti sono le parti visibili da Google Books e li ho messi per farvi venire l'appetito. Leggere Praz come pure Cecchi o Castelli o altri ancora, con il loro stile elegante e piacevole, pieno d'ironia e di attrazione verso i nostri eroi, mette voglia di leggere cose belle come queste, di cercarle nelle pagine del Chesterbelloc come in una miniera conosciuta ma piena d'anfratti inesplorati.

Marco Sermarini




Sopra una parte del saggio su Chesterton e qui di seguito parte del Belloc.

Chesterton Institute 2016 Conferences in Spain - Seton Hall University

Nei prossimi giorni a Madrid e a Barcellona.

http://www.shu.edu/news/chesterton-institute-2016-conferences-in-spain.cfm

lunedì 3 ottobre 2016

Mario Praz

Nei prossimi giorni dedicheremo un po' di tempo a Mario Praz (1896 - 1982), un altro degli estimatori italiani di Chesterton.
Intanto eccone una fotografia.

domenica 2 ottobre 2016

Chi era Gian Dauli

Gian Dàuli, pseudonimo di Giuseppe Ugo Virginio Quarto Nalato (1884 – 1945), familiarmente Beppino, fu scrittore, traduttore ed editore, un uomo davvero votato alla stampa "totale". Fu uno dei primi traduttori di Chesterton.


Nasce a Vicenza nel 1894 e nel 1898 si trasferisce a Venezia con la famiglia. Da giovane, dopo un primo lavoro come collaboratore giornalistico, decide di partire per l'Inghilterra, dove si stabilisce per tre anni a Liverpool; qui impara l'inglese e fa da corrispondente per il giornale L'Adriatico. Ha anche modo di conoscere il poeta e drammaturgo irlandese William Butler Yeats (una conoscenza in comune con Chesterton e sua moglie Frances), e John Galsworthy, di cui tradurrà diverse opere. Rientrerà in Italia tre anni dopo e nel 1910 si stabilirà a Roma. Nel 1912 si sposa con Edith Carpenter. 
L'attività letteraria lo avvicina alla editrice Modernissima. Come direttore editoriale letterario di essa, Dàuli conoscerà molti intellettuali e scrittori dell'epoca e farà tradurre e pubblicare autori poco noti in Italia. Nella collana Scrittori d'oggi avranno posto Joseph Conrad, Israel Zangwill, Thomas Hardy, Henry James, R. L. Stevenson,  Jack London e il nostro Chesterton. Li annovererà tra "i moderni autori che hanno saputo trarre dalla vita vissuta e contemplata una espressione di Armonia e Bellezza", comprendendo con lucidità la forza la novità del mondo letterario americano e inglese, come d'altronde stavano facendo Emilio Cecchi con La Ronda e don Giuseppe De Luca con Il Frontespizio.
Creò una propria agenzia editoriale la T.I.L.A. (The International Literary Agency) e due case editrici economiche, la Delta e la Dauliana. Il successo economico non sempre gli arrise, nonostante abbia avuto una certa lungimiranza a proposito di autori interessanti e di successo.
Di Chesterton tradurrà Il Napoleone di Nottingham Hill, L'Osteria Volante, I racconti di Padre Brown.
Collaborerà con molte altre realtà e personalità del mondo editoriale. Non avrà una vita professionale semplice, come detto sopra.
Scriverà anche diversi libri tra cui La rua.
Marco Sermarini
Aggiornato il 17 Aprile 2022.

Ecco la copertina del Napoleone di Falsopiano...

È in eBook, dimenticavamo.

Il Napoleone di Notting Hill - Gilbert K. Chesterton - Una nuova vecchia edizione, quella di Gian Dauli...

Gian Dauli, di cui vi diremo più appresso, è uno dei primi traduttori di Chesterton, e l'Editrice Falsopiano ne riusa la traduzione per questa edizione dello spettacolare Il Napoleone di Nottingham Hill (bella copertina):

https://books.google.it/books/about/Il_Napoleone_di_Notting_Hill.html?id=17rTCwAAQBAJ&source=kp_cover&redir_esc=y&hl=it

Aldo Maria Valli dialoga con Chesterton... - Il papa, l’annuncio, la verità. Due chiacchiere con Chesterton

Quello che segue è un dialogo tra il vaticanista Aldo Maria Valli e il nostro Chesterton...

Il papa, l'annuncio, la verità. Due chiacchiere con Chesterton – Aldo Maria Valli 

sabato 1 ottobre 2016

Il rapporto tra democrazia e tradizione - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Tradizione significa dare il voto alla più oscura di tutte le classi, quella dei nostri avi. E' la democrazia dei morti"

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z-ortodos

Nel saggio: "Ortodossiadel 1908, Gilbert Keith Chesterton confrontava, tra altri importanti temi, la relazione tra democrazia e tradizione. Per il grande scrittore londinese, maestro del paradosso come pensiero illuminante, non si potevano disgiungere democrazia e tradizione: "Io non posso separare le due idee di tradizione e democrazia: mi sembra evidente che sono una medesima idea". Vi prego di non sobbalzare repentinamente irritati sulla sedia ma di cercare di capire cosa intendesse dire e soprattutto quale significato egli dava ai due concetti. L'argomentazione è sviluppata nel IV capitolo del saggio, che ha un titolo significativo: "La morale delle favole". 

Solo non soffermandosi ai pregiudizi ed agli slogan si può intuire la profondità del suo pensiero: "La mia prima ed ultima filosofia, quella alla quale ho creduto con ininterrotta certezza, l'ho imparata da bambino. L'ho imparata generalmente da una nutrice…". Il che significa che le cose più importanti ed essenziali, cioè quelle che egli qualificava come "democratiche" erano apprese da ciascuna persona sulle ginocchia della madre (o della balia, come a quei tempi era frequente). Quali erano le cose più importanti ed essenziali per Chesterton ? Erano: la vita, la famiglia, l'educazione dei figli, il diritto conforme alla legge naturale: "Le cose più terribilmente importanti debbono essere lasciate agli uomini comuni: l'accoppiamento dei sessi, l'allevamento dei giovani, le leggi dello Stato. Questa è la democrazia e in questo ho sempre creduto". 

Definito il concetto di "democrazia" appariva ovvio e consequenziale anche ciò che intendeva come "tradizione": "La tradizione non è che la democrazia estesa nel tempo". Erano i nostri "democratici" avi che bussavano alle nostre porte, era il passato che chiedeva di entrare nella nostra vita; questa era la "democrazia dei morti"ed a questa era impossibile sfuggire: "La tradizione rifiuta l'idea della squalifica per il fatto accidentale della morte". I morti erano vivi (il fatto accidentale della morte) e bussavano ai nostri usci, non solo chiedendoci di entrare nel nostro presente, ma insistendo per progettare insieme il futuro: "L'uomo può trovare la vita soltanto in mezzo ai morti". E' incredibile quanto questo concetto della continuità tra democrazia e tradizione, tra morti e viventi sia stato fatto proprio da altri grandi scrittori cattolici, basti pensare a Giovannino Guareschi (di cui a lungo ed approfonditamente si è occupato Alessandro Gnocchi) o John Ronald Reuel Tolkien. Nello scrittore umorista italiano c'è un racconto, dal titolo emblematico: "Venivano da lontano", in cui lo "spirito dei morti" entra nelle case dei viventi ed una struggente "Favola di Natale" (scritta nel 1944 in un campo di concentramento nazista) in cui lo stesso Giovannino, il drammatico presente, incontra la nonnina, il passato che ritorna ed il figlio Albertino, il futuro.

In Tolkien due libri attestano la relazione tra "democrazia e tradizione": "La realtà in trasparenza" "Sulle fiabe", dove viene ribadita l'importanza della madre e della tradizione orale per trasmettere la fede cattolica, l'amore delle lingue, delle fiabe e delle leggende popolari. A questo punto non ci dovrebbe più scandalizzare la frase di Chesterton: "Non ho mai capito perché la gente si sia formata la convinzione che la democrazia contrasti, in qualche modo, alla tradizione". Tutto dipende ovviamente dal concetto di "democrazia" e di "tradizione" e dal significato di "tradizione orale", come spiegava il grande pensatore di Beaconsfield: "Le cose in cui ho sempre creduto di più, ora ed allora, sono le cosiddette novelle delle fate…il paese delle fate non è altro che il soleggiato paese del senso comune. Non è la terra che giudica il cielo, ma il cielo che giudica la terra". 

Acquisite le nozioni chestertoniane di "democrazia" e "tradizione" procederemo successivamente, nella nostra rubrica, a spiegare altri essenziali ed importanti concetti: il "senso comune" e la "morale delle favole".

La Rivoluzione francese, di Hilaire Belloc

Una bella novità anche per noi, presto su Pump Street:

http://www.fedecultura.com/p/vetrina_30.html?m=1#!/La-Rivoluzione-francese/p/71679181/category=18198140

Un aforisma al giorno (potente e vero)

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
Where there is nothing there is Satan.