giovedì 12 febbraio 2015
martedì 10 febbraio 2015
Se potessi prendere una sola citazione di Chesterton, quale sarebbe la tua preferita?
lunedì 9 febbraio 2015
Da Umberta Mesina - Elementi di distributismo: la scienza dell'economia
Pagina-indice
Aleksandr Solzhenitsyn (sì, lui) e il distributismo.
Nel profilo Facebook "Hilaire Belloc" abbiamo trovato questa breve ma significativa affermazione sul romanziere russo Aleksandr Solzhenitsyn e abbiamo chiesto alla nostra Umberta Mesina di tradurla per noi, con il consenso del… "signor Hilaire Belloc" (e ringraziamo tutti e due, Umberta e il "signor Belloc").
"Sembra che Aleksandr Solzhenitsyn, il romanziere e storico russo, critico del totalitarismo sovietico (e della decadenza dell'Occidente), sia arrivato a conclusioni su argomenti socioeconomici e politici che sono molto vicine alle idee del distributismo.
Per esempio, Solzhenitsyn dice che «senza un governo locale autonomo e ben costituito non ci può essere vita stabile e prospera e il concetto stesso di libertà civili perde ogni significato». Questa affermazione sottintende il principio di sussidiarietà.
Riguardo all'economia egli afferma che «occorre dare largo spazio alla sana iniziativa privata e bisogna incoraggiare e proteggere le piccole imprese private di ogni tipo, poiché sono loro che assicureranno la più rapida fioritura di ogni località. Allo stesso tempo dovrebbero essere posti robusti limiti legali ad una concentrazione incontrollata di capitali; nessun monopolio dovrebbe essere permesso in alcun settore e nessuna impresa dovrebbe essere controllata da nessun'altra. La creazione di monopoli porta con sé il rischio di un progressivo peggioramento della qualità: un'azienda potrebbe permettersi di offrire beni che durano poco per sostenere la domanda».
Il biografo Joseph Pearce nota che «c'è una notevole affinità tra questi suggerimenti e quelli offerti da Schumacher in Piccolo è bello e da G. K. Chesterton e Hilaire Belloc nei loro inviti al distributismo». (Solzhenitsyn: A Soul in Exile, Ignatius Press, pag. 269)
Suppongo che questa «notevole affinità» sia un esempio del detto Le grandi menti pensano allo stesso modo. [N.d.T. In inglese, Great minds think alike; in italiano non esiste una formula idiomatica equivalente]".
Davvero il mondo è pieno di sorprese, io non avrei mai pensato a Solzhenitsyn come a un potenziale distributista!
sabato 7 febbraio 2015
venerdì 6 febbraio 2015
Nel Messaggio di Mons. Negri alla Chiesa di Ferrara-Comacchio c'è Gilbert...
06/02/2015
Carissimi figli e figlie della nostra Chiesa particolare,
avrete visto in questi giorni che la semplice riproposizione dei temi tradizionali del Magistero della Chiesa, in particolare la condanna esplicita dell'aborto e delle sue conseguenze - e la sottolineatura, a puro livello di buon senso, che la denatalità, come ormai è ammesso dai migliori economisti del mondo, è una delle cause, se non la più grave, della crisi economica in cui il mondo intero si dibatte da anni - mi hanno dato una pubblicità inattesa, per la quale nulla è stato fatto dalla nostra Diocesi, e che ha raggiunto le più significative testate italiane e straniere. Tutto questo mi sembra confermare l'idea di uno dei miei grandi maestri, G. K. Chesterton, il quale diceva che sarebbe venuto un momento in cui "Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate". Vorrei tuttavia confidarvi che non m'interessa la posizione pubblica che la mentalità - soprattutto laicista - mi fa spesso ricoprire; ciò che desidero è infatti solo riproporre fedelmente la Dottrina della Chiesa e la possibilità di fare esperienza di quella vita nuova in cui consiste la fede. Preferisco che il mio nome sia scritto nei cieli, ed è per questo che chiedo a tutta la Diocesi di aiutarmi in questi momenti non facili, soprattutto con la preghiera.
+ Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa
giovedì 5 febbraio 2015
Due minuti fa abbiamo fatto il semillesimo post...
Tutto qui.
In Vino Veritas: Chesterton propone un brindisi (per gentile concessione di The Imaginative Conservative)
Pubblichiamo, autorizzati dall'editore, l'interessante saggio che segue a firma di Joseph Pearce, uno dei più noti e massimi studiosi di Chesterton (e che a Chesterton deve la propria conversione), apparso tempo fa su The Imaginative Conservative, di cui trovate i collegamenti qui di seguito.
The Imaginative Conservative si è occupato molte volte di Chesterton anche pubblicando saggi e scritti del nostro caro amico Stratford Caldecott.
Ringraziamo caldamente l'editore per averci concesso di pubblicare il saggio nel nostro blog, e la cara Umberta Mesina per aver curato la traduzione.
In Vino Veritas: Chesterton propone un brindisi
***** http://www.theimaginativeconservative.org/2014/05/chesterton-on-prohibition.html
di Joseph Pearce
© The Imaginative Conservative, 17 maggio 2014
******** http://www.theimaginativeconservative.org
Già nel 1921, durante la sua prima visita negli Stati Uniti, Chesterton rimase orripilato dall'ascesa del potere federale e delle grandi imprese e dalla conseguente distruzione dei piccoli governi locali e della piccola impresa. In un'intervista concessa a un quotidiano di Boston, accennò all'abisso tra gli ideali dei Padri Fondatori e alla realtà dell'America odierna in termini che il Tea Party di oggi appoggerebbe senz'altro:
Se Patrick Henry tornasse al mondo e gettasse un'occhiata sul vasto ordine economico di oggi, potrebbe anche mutare il suo discorso e semplicemente dire "Datemi la morte" – visto che l'alternativa è palesemente impossibile nelle condizioni attuali. [1]
[N.d.T. Patrick Henry, che è appunto uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d'America, è rimasto nella storia anche per un famoso discorso che concluse con le parole give me liberty, or give me death – datemi la libertà oppure la morte. La libertà è appunto l'alternativa a cui si riferisce Chesterton, e non la vita, come si potrebbe pensare]
Va notato che questa intervista fu rilasciata durante i primi giorni del proibizionismo, che era di per sé un furto di libertà superiore a tutto ciò che Patrick Henry ebbe a subire da parte britannica. Mettete a confronto, per esempio, il furto di libertà determinato da tasse esorbitanti sul tè con quella determinata da un bando totale delle bevande fermentate e distillate. Che avrebbero pensato i Padri Fondatori di un governo oppressivo che avesse emanato una simile legge? E come appare una simile legge vista dalla prospettiva europea? Da questo punto di vista, è davvero ironico, soprattutto alla luce dell'attacco terroristico dell'11 settembre, che gli Stati Uniti abbiano questa malsana affinità con l'islam nella loro insistenza, perfino oggi, a trattare vini, birre e spiriti come droghe e non come bevande. Alcool, andrebbe ricordato, è una parola araba. Il vino non è "alcool" più di quanto il latte sia "calcio" o "proteine". Un oggetto non è definito dai suoi componenti, ma da ciò che esso è nella sua interezza. Gesù Cristo non cambiò l'acqua in alcool! E già che siamo a parlare del primo miracolo di Cristo, guai a chi cerchi di ribaltare il miracolo di Cana facendo tornare il vino in acqua!
Considerando che entrambe le visite di Chesterton negli Stati Uniti avvennero durante il proibizionismo, non è sorprendente che l'attenzione chestertoniana fosse costretta a soffermarsi sull'argomento:
Il grande problema [parla del proibizionismo] è che mescoliamo insieme causa ed effetto. Ci sono due modi di bere. Se uno è felice, beve per esprimere la sua gioia. Questo è un buon bere. Ma c'è anche il caso di chi è talmente infelice da bere per cercare la felicità. E non arrivi alla radice del suo problema facendolo smettere di bere. Per arrivare alla radice, devi cambiare il sistema industriale che lo rende infelice. Non è solo questione di distribuire meglio la ricchezza, benché questo aiuterebbe. In aggiunta, dobbiamo riportare in auge le vecchie usanze, le danze, le canzoni, le credenze: le cose che mantenevano l'uomo felice prima che nascesse l'industria moderna.[2]
Chesterton sembra dire che il problema dell'ubriachezza nei bassifondi non è il bere ma i bassifondi. Se la gente beve per sfuggire all'inferno in cui vive, la soluzione non è proibire di bere ma fugare l'inferno. Con buona pace di Chesterton, tuttavia, bisogna riconoscere che gli alcolisti, distinti dai sani bevitori, non sono interessati alla bevanda ma piuttosto alla droga che trovano nella bevanda. Per queste persone, è la droga l'inferno da cui hanno bisogno di fuggire. Ciononostante, le bevande fermentate non andrebbero vietate perché esistono degli alcolisti più di quanto lo zucchero andrebbe vietato perché esistono degli obesi. Chesterton ricapitola succintamente la questione nel suo libro Eretici, pubblicato nel 1905:
Una nuova morale si è rovesciata su di noi con qualche violenza in relazione al problema dell'alcolismo; e gli entusiasti nel campo vanno dall'uomo che viene buttato fuori con violenza alle 12.30 alla signora che fracassa gli American bar con un'ascia. In queste discussioni, quasi sempre appare una posizione molto saggia e moderata, quella secondo cui si dovrebbe bere il vino o roba consimile solo come medicina. Su questo punto, io mi spingerei a dissentire con particolare ferocia. L'unico modo veramente pericoloso e immorale di bere il vino è quello di berlo come medicina. [...]
La regola sensata nella questione sembrerebbe presentarsi come molte altre regole sensate, ovvero, come un paradosso. Bevete perché siete felici, ma mai perché siete infelici. Non bevete mai quando, senza l'alcool, vi sentite derelitti, o sarete come il bevitore di gin dalla faccia grigiastra nel suo tugurio; ma bevete quando, anche senza alcol, sareste felici, e sarete come il ridente contadino italiano.[3]
Il punto di vista di Chesterton è chiaramente quello della Cristianità, dell'Europa cristiana, che era altrettanto chiaramente il punto di vista di Cristo stesso quando compì il suo miracolo alla festa di nozze. Non è il punto di vista di Maometto né, a quanto pare, quello di certe tendenze puritane in America. In queste cose, si potrebbe pensare che la distanza tra il tavolino da tè proibizionista e la taverna cristiana sia davvero più ampia dell'Atlantico.
Note
1. Boston Evening Transcript, January 12, 1921.
2. Boston American, February 12, 1921.
3. G. K. Chesterton, Eretici, cap. VII, casa editrice Guerrino Leardini, 2013 (ristampa dell'edizione Piemme 1998, traduzione di Pietro Ferrari). Originale: Heretics, New York: John Lane Company, 1905, pp. 102-104).
Libri sull'argomento (ovviamente in inglese) si possono reperire presso la libreria online The Imaginative Conservative Bookstore.
******** http://www.theimaginativeconservative.org/the-imaginative-conservative-bookstore).
Ora Pump Street è un'industria serigrafica, cioè: fa ancora più sul serio.
Oggi pubblichiamo questo annuncio di Pump Street contravvenendo in apparenza ad una regola che ci siamo dati. Lo facciamo perché Pump Street siamo noi stessi, Pump Street è stata fatta da chestertoniani per diffondere Chesterton e non solo lui, ed anche perché vogliamo dare spazio ad esperienze vere di economia cattolica (il distributismo - ci spiace deludere quelli che credono in altre cose, anche se hanno fior di titoli e buona fede - è questo).mercoledì 4 febbraio 2015
Un aforisma al giorno
Un uomo con una convinzione precisa (...) appare sempre bizzarro, perché non muta col mondo; egli si è issato fino a una stella fissa, e la terra rotea sotto di lui come uno zootropo. Milioni di miti uomini in giacchetta nera si dichiarano sani di mente e ragionevoli solo perché afferrano al volo la fola del momento, perché vengono sospinti da una pazzia all'altra dal maelstrom del mondo.
Gilbert Keith Chesterton, Eretici
martedì 3 febbraio 2015
Un aforisma al giorno
Se un uomo sano se ne sta a letto, lo faccia senza addurre la minima scusa, e allora si alzerà ancor più sano di prima.
Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del Drago ed altre serissime storie
Un aforisma al giorno
"La sovranità è fondata sulla grazia" era un ideale pio, ma se si trasforma in una scusa per disobbedire al vigile irlandese che regola il traffico di Piccadilly finché non siamo sicuri che si sia da poco confessato con il suo prete irlandese, è mancanza di realismo".
Gilbert Keith Chesterton, La mia fede
Houellebecq, Chesterton e L'Osteria Volante: una nota del nostro Andrea Carbonari
Cari amici della SCI,
qualche settimana fa è apparso nelle librerie il nuovo romanzo dello scrittore francese Michel Houellebecq, intitolato "Sottomissione". I primi articoli di giornali si sono concentrati sull'ambientazione storica del libro, la Francia di un futuro abbastanza prossimo, in cui un musulmano diventa presidente della repubblica sfruttando le rivalità della classe politica e le debolezze degli intellettuali del paese d'Oltralpe. Gli attentati di Parigi hanno purtroppo contribuito a rendere popolare l'autore, giudicato da alcuni profetico. Appena ho letto la notizia dell'uscita di questo libro, non ho potuto fare a meno di pensare a "L'osteria volante" scritta da Gilbert Keith Cheterton molti decenni prima. Ho fatto presente la coincidenza al nostro presidente Marco Sermarini, che mi ha "commissionato" questa nota, con l'obiettivo di investigare meglio i rapporti fra questedue opere.
Nella mia mail al presidentissimo, ho fatto presente un elemento che creava un preciso, anche se debole, collegamento fra lo zio Gilbert e Houellebecq. In un saggio che lo scrittore francese ha scritto qualche anno fa con Bernard-Henri Lévy (e pubblicato in Italia col titolo "Nemici pubblici") egli cita espressamente in due punti lo zio Gilbert. Ne parla con ammirazione, definendolo "sempre acuto" (la traduzione dal francese è mia), ma non dice quali libri di GKC ha letto. Partendo da questo presupposto, ho cercato di capire se per "Sottomissione" Houellebecq si sia veramente ispirato a "L'osteria volante". Non ho trovato al momento su internet prove chiare di questo. Ma il paragone fra i due libri non è sfuggito né a Philippe Maxence, presidente dell'associazione francese "Amici di Chesterton", né ad Annalisa Teggi (sul nostro blog troverete i link agli articoli di questi due illustri chestertoniani).
Dopo essermi fortificato con la lettura de "L'osteria volante", mi sono allora messo a leggere "Sottomissione". Chiedo fin d'ora scusa se mi è sfuggito qualcosa, ma mi sembra che l'idea della presa del potere da parte di un islamico in un paese cristiano (fallita in Chesterton e riuscita in Houellebecq) sia eventualmente l'unico collegamento con il romanzo di GKC. Anche in "Sottomissione" il nome di zio Gilbert è citato due volte, in entrambi i casi insieme a Hilaire Belloc. Entrambi sono infatti indicati come padri del "distributivismo", una filosofia economica antagonista sia al capitalismo che al comunismo. In realtà, noi chestertoniani amiamo di più chiamare la dottrina creata da zio Gilbert e Belloc "distributismo" (su questa teoria trovate molto materiale sul nostro blog). Questo errore è stato notato da Maxence, che l'attribuisce al fatto che Houellebecq cita in realtà una scheda apparsa sull'enciclopedia on line Wikipedia, e non le opere del Nostro.
Dalla lettura di "Nemici pubblici" e "Sottomissione" ho ricavato l'idea che Houellebecq abbia letto in qualche modo Chesterton e lo apprezzi, ma non ne abbia subito un'influenza profonda. "Sottomissione" è infatti secondo me un libro prondamente anti-chestertoniano, poiché è ispirato da un pensiero nei fatti nichilista. Il protagonista è l'opposto dei personaggi principali di libri come "L'osteria volante", "Uomovivo", "La sfera e la croce" e "Il poeta e i pazzi" (cito solo alcune delle opere di narrativa di GKC). Quelli lottano, vincono, perdono, si lasciano trasformare dalla Grazia; lui si trascina, fa da spettatore, sguazza nei suoi vizi. Alla fine ha anche successo, perché adeguandosi all'andazzo generale riesce ad ottenere onori e incarichi.
Alla fine di tutto mi sento di dire quattro cose a te che mi leggi:
Saluti chestertoniani,
Andrea Carbonari (Mr. Pond)
lunedì 2 febbraio 2015
Il Cavaliere e la spada - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)
L'Uomo (anima e corpo), diventato inerme ed inetto, remissivo e ingenuo, è divenuto tale da non poter essere neanche disprezzato. Ometto, non più uomo; peccatore, come ammoniva nel 1911 Chesterton, che nega l'esistenza del peccato.
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In tante altre sue opere (saggi, romanzi, poesie) lo scrittore londinese ha sempre avuto una particolare predilezione per i cavalieri con la spada. Cerchiamo di scoprirne ora i motivi più profondi, partendo da una considerazione oggettiva più volte sottolineata da Chesterton stesso: l'apprezzamento del giuramento di fedeltà (il voto) che univa il cavaliere con il suo signore, il sacerdote con la Chiesa, il religioso/la religiosa con Cristo, la sposa con il suo marito. Quando Re Alfred chiama a raccolta nell'imminente battaglia gli amici a soccorrerlo in difesa contro i barbari, si appella al cuore ed alla fedeltà dei veri Cristiani: "Ora prendi la mia spada, tu che hai fatto divampare il fuoco, perché questo è il modo dei Cristiani, la tempra del guerriero come del prete…Puoi giurare fedeltà ad un'accolita di monaci, o di fronte ad una moglie graziosa, ma questo è il modo dei Cristiani: che il loro giuramento dura fino alla fine".
Nella lungimirante visione di Re Alfred alla fine del poema, il Re cristiano riprenderà con vigore la caduta e la scomparsa degli uomini liberi, i cavalieri con le loro spade: "Tra molti secoli, tristi e lenti, io so che i pagani ritorneranno…Voi li riconoscerete da questi segni: lo spezzarsi della spada, e l'uomo che non è più un cavaliere libero, capace di amare o di odiare il suo signore. Sì, questo sarà il loro segno: il segno del fuoco che si spegne e l'Uomo trasformato in uno sciocco, che non sa chi è il suo signore…da questo segno li riconoscerete, dalla rovina e dal buio che portano; da masse di uomini devoti al Nulla, diventati schiavi senza un padrone".
L'Uomo (anima e corpo), diventato inerme ed inetto, remissivo e ingenuo, è divenuto tale da non poter essere neanche disprezzato. Ometto, non più uomo; peccatore, come ammoniva nel 1911 Chesterton, che nega l'esistenza del peccato. Rimangono alte e risonanti le parole e le immagini lasciate da Chesterton, purtroppo poco lette e scarsamente valorizzate da un mondo che non è più riuscito a concepire l'esigenza di un cavaliere con la sua spada. Dinanzi allo smarrimento che stiamo vivendo forse le parole di Re Alfred avrebbero potuto aiutarci: "Da questa rovina silenziosa, dalla vita considerata una pozza di fango, da un cuore spezzato nel seno del mondo, dal desiderio che si spegne nel mondo; dall'onta scesa su Dio e sull'uomo, dalla morte e dalla vita rese un nulla, riconoscerete gli antichi barbari, saprete che i barbari sono tornati".







