domenica 29 dicembre 2019

Noterelle autobiografiche di un frate chestertoniano: “My Dear Time’s Waste” di padre Brocard Sewell - di Luca Fumagalli.







Prima di convertirsi al cattolicesimo e di seguire quella vocazione religiosa che, dopo varie trafile, lo avrebbe condotto tra i carmelitani, padre Brocard Sewell (1912-2000) lavorò tra il 1928 e il 1929, per circa un anno, alla redazione del «G. K.'s Weekly», il periodico diretto da Gilbert Keith ChestertonAppena sedicenne, svolgeva principalmente la mansione di tuttofare, contribuendo di tanto in tanto con qualche recensione o articoletto di complemento. In quel breve lasso di tempo Sewell fu pure membro attivo della Distributist League. 
Ricordi di quei giorni lontani sono contenuti in vari testi di padre Sewelltra cui il suo primo volume autobiografico, intitolato "My Dear Time's Waste" (Saint Albert's Press, 1966). Ecco di seguito alcuni brani, tratti dalle prime pagine del libro e suddivisi per argomento, che testimoniano il rapporto tra Sewell il mondo del distributismo britannico del tempo.

Il primo contatto con il distributismo
«Durante una lezione di inglese, Lionel Gough ci dettò una poesia di Rupert Croft-Cooke tratta dall'ultimo numero del "G. K.'sWeekly". Ero interessato, e così divenni un lettore del periodico. Diretto da G. K. Chesterton, non era una rivista religiosa, ma si occupava di politica, letteratura e arte. Nell'ambito politico ed economico propugnava le teorie distributiste di Gilbert Chesterton e Hilaire Belloc. Molti dei redattori erano cattolici, e il periodico aveva un inconfondibile retrogusto cattolico.
Nella biblioteca della scuola c'erano pochi libri cattolici di vario tipo», tra questi «romanzi e saggi di Belloc e Chesterton»(p. 20)
Nel 1928 «il "G. K.'s Weekly" e il distributismo mi affascinavano ancora, e quando tornai a scuola per il quadrimestre successivo ebbi il permesso di invitare il segretario della Distributist League [G. C. Heseltine ndr] a venire e a parlare a un gruppo di docenti e professori interessati. La Distributist League era stata fondata due anni prima, in stretto sodalizio con il "Weekly", con lo scopo di lavorare per far progredire la causa distributista». (p. 32)
«George Heseltine venne a Weymouth e parlò alla sera, in biblioteca, a una platea di circa venti ragazzi e due o tre insegnanti. Se non fossi già stato un entusiasta del distributismo, il suo intervento mi avrebbe certamente convinto. […] In ogni modo, qualche giorno dopo, scrissi a Heseltine per chiedergli se ci fosse qualche possibilità di impiego per me all'interno del movimento. Mi rispose con cortesia, dicendo che avrebbe chiesto al signor Chesterton. Dopo breve tempo un'altra lettera mi informò che c'era un posto per me al "G. K.'s Weekly" e alla League, se fossi stato interessato. […] Mi fu chiesto di iniziare il lavoro il prima possibile e fu stabilito che lasciassi la scuola prima del termine del quadrimestre». (p. 33)

La storia del distributismo e dei periodici legati ad esso
«La parola [distributismo] fu inventata da Hilaire Belloc e ora è parte della lingua inglese; ma le idee che esso rappresenta sono ancora poco conosciute rispetto alle nozioni di capitalismo e socialismo, rispetto alle quali vuole essere un'alternativa. Per spiegare il distributismo si deve tornare agli albori del presente secolo. Nel 1910 Hilaire Belloc lasciò il suo seggio in parlamento – era stato eletto come rappresentante liberale nella circoscrizione di Salford – come protesta contro quelle che lui considerava le futilità delle procedure parlamentari. In collaborazione con il fratello di GKC, Cecil Chesterton, scrisse allora un libro, Partitocrazia (The Party System), una critica efficace e dettagliata all'intero sistema del governo parlamentare. Come osservato da Belloc e da Cecil Chesterton, lo scontro tra conservatori e liberali – il partito laburista, all'epoca, non era ancora una forza importante – era una finzione. Il paese risultava governato da una classe […]. Il meccanismo interno di questo sistema "democratico" di governo fu raccontato da Belloc anche in una lunga serie di romanzi satirici, i migliori dei quali sono forse Emmanuel Burden (1904), Mr Clutterbuck's Election (1908), Change in the Cabinet (1909), e The Postmaster General (1932). 
Nel 1911 Belloc fondò un nuovo settimanale indipendente, "The Eve Witness", con Cecil Chesterton in qualità di assistente direttore. Politicamente "The Eye Witness" doveva continuare gli attacchi all'inefficienza parlamentare e alla corruzione, e il primo numero conteneva una Lettera aperta al Primo Ministro non firmata, scritta da Cecil Chesterton, a proposito della spinosa questione della vendita dei titoli onorifici.
Ma Belloc non amava il lavoro di direttore, e nel 1912 lasciò il periodico alla conduzione di Cecil Chesterton che ne cambiò il nome in "The New Witness". Cecil Chesterton fu un miglior direttore rispetto a Belloc». (pp. 24-25)
«Dopo il processo [nel 1912 Cecil Chesterton, nell'ambito del cosiddetto "scandalo Marconi", venne accusato di diffamazione da Godfrey Isaacs, perdendo in seguito la causa ndr] il "New Witness" riprese la sua campagna per la moralizzazione della vita politica nazionale, e in sintonia con il periodico fu fondata la League For Clean Government che tenne incontri pubblici in tutto il paese e per un po' di tempo causò del rumore durante le elezioni. La League fece un buon lavoro». (p. 27)
«Nel 1916 Cecil Chesterton si arruolò come soldato semplice nell'esercito e a suo fratello Gilbert toccò prendere in mano la direzione del "The New Witness". Nel dicembre del 1918, un mese dopo l'armistizio, Cecil morì in Francia a causa dell'esposizione al cattivo tempo. La sua salute non era mai stata buona […]. Due anni di servizio attivo nelle Fiandre, in condizioni terribili, minarono la sua resistenza fisica. Ma negli uffici del "The New Witness" questa spiegazione naturale della sua morte non venne accettata. I suoi colleghi sostenevano infatti che Cecil fosse stato giudicato fisicamente idoneo a una lunga marcia nel cattivo tempo in un periodo in cui non si sentiva bene; inoltre, che qualcuno del governo avesse dato l'ordine che qualcosa di simile venisse fatto quando sarebbe capitata l'occasione giusta. Ho sentito la storia per la prima volta nel 1928 negli uffici del "G. K.'s Weekly", il settimanale che aveva succeduto e incorporato il "The New Witness". Mi sembra una storia improbabile; ma chi, tra coloro che conoscono qualcosa degli scandali segreti della politica britannica in questo secolo, dirà che è impossibile?
In aggiunta alla sua critica all'establishment, "The New Witness", sin dai primi numeri, iniziò a elaborare una nuova dottrina politica ed economica che Hilaire Belloc alla fine battezzò "distributismo" dal momento che il suo obiettivo principale era la restaurazione della libertà per mezzo di un'ampia distribuzione della proprietà.Nel 1912 Belloc pubblicò il suo famoso volume, Lo stato servile, nel quale scrisse che "se noi non ripristiniamo la proprietà non possiamo fuggire dal ripristino della schiavitù; non c'è una terza via"» (p. 28).
«È possibile trovare un supporto alla filosofia distributistanell'insegnamento sociale tradizionale della Chiesa cattolica, in particolare nella lettera enciclica di Leone XIII sulla condizione delle masse operaie, meglio conosciuta con le parole latine che la introducono, Rerum Novarum» (pp. 30-31).

Il lavoro al "Weekly" e alla Distributist League
«Nel novembre del 1928 lasciai il Weymouth College e andai a vivere con mio zio Glynn Grylls e la sua famiglia presso l'arsenale di Woolwich, dove mio zio era ufficiale in comando del deposito del RAOC. Dal lunedì al venerdì prendevo il treno per recarmi agli uffici del "G. K.'s Weekly" e della DistributistLeague, che si trovavano in due piccole stanze situate al piano superiore del numero 2 di Little Essex Street, nei pressi di EssexStreet, vicino alla chiesa di St Clement Danes nello Strand.
Poco prima del mio arrivo ci fu uno sconvolgimento negli affari della rivista e della League. Prima di tutto, un brillante giovane membro dello staff, H. E. Humphries, aveva lasciato il suo posto per entrare nell'ordine domenicano. Poi vi erano state delle incomprensioni tra altri colleghi e collaboratori che avevano causato parecchi attriti. Dall'inizio, due anni prima, il direttore economico del settimanale era stato W. R. Titterton, già al tempo un veterano di Fleet Street (e visse fino al 1963). Titterton aveva lavorato al "The New Witness" e da molti anni era legato a Cecil e Gilbert Chesterton. A GKC la direzione piaceva poco, come a Belloc, e assunse l'incarico soprattutto per lealtà nei confronti della memoria del fratello. Lasciò la gestione generale a Titterton, mentre lui si limitava a inviare articoli e altri contributi ogni settimana per posta dalla sua casa di Beaconsfieldtenendosi in contatto con l'ufficio tramite telefono. Più o meno una volta al mese "il vecchio", come lo chiamavamo in ufficio, faceva la sua comparsa per discutere i prossimi numeri del periodico. Queste visite a scopo editoriale erano decisamente informali». (p. 34)
«Sotto la sua direzione […] il "G.K.'s Weekly" fu un periodico brillante e originale; ma non affascinò mai un vasto pubblico, e il numero dei lettori rimase molto al di sotto di quanto fosse necessario. Forse il suo livello era troppo alto e la sua politica andava troppo contro le tendenze dell'epoca per poter diventare popolare; e mai ci fu il denaro sufficiente per pubblicizzarlo adeguatamente. […] 
La crisi, non finanziaria, che si verificò poco prima del mio arrivo, fu il risultato delle dimissioni di Titterton dal ruolo di vice-direttore e della formazione di un comitato direzionale in sua vece» (p. 35).
«Con la partenza di Titterton si perse qualcosa, e alla lunga il cambiamento non produsse mai i risultati sperati.
Negli uffici della Distributist League svolgevo la mansione di assistente personale di George Heseltine, occupandomi della corrispondenza, rispondendo al telefono, accogliendo i visitatori ecc. Quando lui era via per i suoi comizi in ogni parte del paese, mi ritrovavo più o meno al comando. Allo stesso tempo facevo da fattorino al "G. K.'s Weekly", svolgendo commissioni e qualche lavoretto saltuario. Presto venni promosso a scrivere brevi recensioni di libri e a stendere due righe sull'attualità per la rubrica "Notes of the Week"». (p. 36)
«Nello stesso anno [1930 ndrvenni scelto come segretario onorario del ramo centrale della Distributist League, che comportava, tra le altre responsabilità, l'organizzazione degli incontri e delle conferenze da tenere durante l'imminente stagione invernale. La League aveva una dozzina o più di ramificazioni per tutto il paese. […] Il ramo centrale era quella dei distributisti di Londra, che si incontravano il venerdì sera in una stanza al piano superiore del Devereux, una locanda nei pressi di Essex Street. Gli incontri del venerdì sera erano sempre affollati, e mai da solo distributisti. Solitamente c'erano trenta o quaranta persone, ma un oratore d'eccezione, come padre Vincent McNabb, faceva affluire spesso un centinaio o più di persone, molte delle quali erano costrette a rimanere in piedi.
L'intervento del conferenziere era sempre seguito da una discussione aperta […]. Spesso erano invitati relatori di diverse idee politiche o economiche […]. Gli incontri al Devereuxcostituivano un congresso intellettuale di livello molto alto. Oggi niente di simile esiste a Londra. 
Nell'autunno di ogni anno l'incontro generale della DistributistLeague era tenuto presso la Essex Hall, vicino al quartier generale degli unitariani in Essex Street.  Partecipavano i rappresentati di tutti i rami provinciali e ad esso seguiva una cena in una taverna o in un ristirante nei dintorni di Essex Street. Chesterton presiedeva sempre alla cena annuale […]». (p. 42)
«Tra gli oratori che furono invitati al Devereux durante il mio mandato figurano l'allora duca di Bedford (al tempo uno delle principali figure del movimento per il credito sociale), padre Vincent McNabb, padre St John Groser (vicario della Christ Church, in Watney Street, e attivo nella Catholic Crusade, il movimento cristiano-comunista di Conrad Noel) ed Eric Gill. […] C'era sempre un certo numero di donne agli incontri, ma il distributismo era soprattutto un movimento maschile, cosa che forse fu una delle sue debolezze». (p. 44)

Il giudizio sul distributismo
«Spesso è stato ripetuto che il distributismo e la DistributistLeague furono esperienze fallimentari che si conclusero in un nulla di fatto. Ma ciò non è in alcun modo vero. L'idea del distributismo è in qualche misura ancora attuale principalmente grazie a Lo stato servile di Belloc, a Il profilo della ragionevolezza di Chesterton e al dibattito trasmesso via radio tra GKC e Bernard Show che ha avuto luogo nel 1928 [in realtà nel 1927 ndr] e il cui testo venne pubblicato col titolo Do we agree?.Ma questi successi non ebbero alcun seguito effettivo; la League mancava di un leader di statura, in grado di lasciare il segno; un ruolo simile non era congeniale a Chesterton, e Belloc non aveva alcuna intenzione di ritornare nel mondo della politica». (pp. 46-47)  
«distributisti, in ogni caso, erano irrimediabilmente divisi tra loro, principalmente a proposito dell'attitudine del distributismonei confronti delle macchine (una successiva a ancor più imbarazzante causa di discussione fu quella del generale Franco e della Guerra civile spagnola). […]
Tutto questo produsse un spreco di sforzi ed energie, e generò divisioni all'interno della League che compromisero le sue possibilità di diventare una forza effettiva. Fu una tragedia». (p. 47)
Del resto «la League non si riprese mai dalla morte del suo presidente, il sig. Chesteron, nel 1936, sebbene riuscì a sopravvivere a fatica fino allo scoppio della guerra, nel 1939, quando finì definitivamente». (p. 49)


sabato 28 dicembre 2019

Tommy, Virtù, Arti Liberali e altro! Santa Maria Novella!

Un aforisma al giorno

Se gli uomini non saranno governati dai Dieci Comandamenti, saranno governati da diecimila comandamenti.


Gilbert Keith Chesterton

giovedì 26 dicembre 2019

Una bella versione di "How far is it to Bethlehem?", canto natalizio il cui testo fu composto da Frances Blogg.



In passato abbiamo più volte parlato di questo bel canto natalizio le cui parole sono state composte da Frances Blogg, la moglie del Nostro Eroe. Ne abbiamo parlato più volte, per esempio qui:

https://uomovivo.blogspot.com/2015/11/appena-arrivati-in-sede-questi-due.html

poi qui:

https://uomovivo.blogspot.com/2014/10/scovato-da-nancy-carpentier-brown-ecco.html

e ancora qui:

https://uomovivo.blogspot.com/2012/12/un-altro-modo-per-dirvi-buon-natale.html

anche qui:

https://uomovivo.blogspot.com/2011/12/il-video-su-frances-blogg-lo-abbiamo_14.html

Ecco, quest'anno questo canto è stato anche eseguito nella festa natalizia della nostra cara Scuola Libera Chesterton di San Benedetto del Tronto dagli alunni di terza media, segno che è un bel canto e che ovviamente ci ispira.

Questa è una versione di molti anni fa del St Patrick's Cathedral Choir di Dublino (è il coro della cattedrale anglicana di Dublino, che esiste ininterrottamente dai tempi in cui la cattedrale era cattolica, e cioè dal 1432 circa).



Mi piace parlare della grande Frances (eccola ritratta in questa bella foto) e le festività del Natale me ne danno l'occasione tramite questo bel canto.

Frances avrebbe voluto avere una famiglia numerosa, e così Gilbert; tuttavia, a causa dell'infertilità, non furono in grado di avere figli. Questo vuoto fu riempito dalla speranza che Frances ricercava in particolare nella nascita di Gesù. Maria che tiene in braccio Gesù Bambino ispirò le sue opere come tema natalizio, e spesso descriveva le mani e i piedi di Gesù Bambino. Ogni Natale scriveva una poesia per il consueto biglietto augurale; una di esse fu proprio "How far is it to Bethlehem?", che fu poi pubblicata nella festività del 1917.

Qui di seguito il testo:


How far is it to Bethlehem,
not very far?
Shall we find the stable room
lit by a star?
Can we see the little child,
is He within?
If we lift the wooden latch,
may we go in?
May we stroke the creatures there,
oxen or sheep?
May we peek like them and see
Jesus asleep?
If we touch His tiny hand,
will He awake?
Will He know we've come so far
just for His sake?


Great kings have precious gifts,
And we have naught,
Little smiles and little tears
Are all we brought.

For all weary children
Mary must weep.
Here, on his bed of straw
Sleep, children, sleep.

God in his mother's arms,
Babes in the byre,
Sleep, as they sleep who find
Their heart's desire.


O what can I give to Him,

poor as I am?
If I were a shepherd,
I'd bring a lamb;
if i were a wise man
I'd do my part;
yet what can I give to Him?
Give Him my heart.

Mia rustica traduzione:

Quanto dista Betlemme,
non molto lontano?
Troviamo la stalla
illuminato da una stella?
Possiamo vedere il piccolo bambino?
è dentro?
Se alziamo il chiavistello di legno,
possiamo entrare?

Possiamo accarezzare le creature lì,
buoi o pecore?
Che si possa sbirciare come loro e vedere
Gesù addormentato?
Se tocchiamo la Sua manina,
si sveglierà?
Saprà che siamo arrivati da così lontano
solo per il Suo bene?

I grandi re hanno doni preziosi,
E non abbiamo nulla,
Piccoli sorrisi e piccole lacrime
Sono tutto ciò che abbiamo portato.

Per tutti i bambini stanchi
Maria deve piangere.
Qui, sul suo letto di paglia
Dormite, bambini, dormite.

Dio tra le braccia di sua madre,
i bimbi nella stalla,
Dormono, come dormono coloro che trovano
Il desiderio del loro cuore.

O che cosa posso dare a Lui,
povero come sono?
Se fossi un pastore,
Io porterei un agnello;
se fossi un Re Mago
Io farei la mia parte;
ma cosa posso dargli?
Do il mio cuore.

Quanto Frances volesse bene a Gilbert è proprio difficile dirlo ed immaginarlo, davvero tanto. La dolcezza e la bontà del suo animo è tutta riflessa in questa poesia che immagina dei poveri bimbi che arrivano sino a Betlemme e hanno ben poco da dare, se non il loro cuore.

E' molto commovente vedere come questa canzone rifletta il bene di questi due "ragazzi", Gilbert e Frances, e la loro vita in Cristo.

Tornerò, spero, ancora una volta su Frances perché era tanto buona, come Gilbert.

Ancora una volta Buon Natale, cari amici.


Marco Sermarini

P.S.: mentre cercavo questa versione del canto digitando How far is it to Bethlehem su Google, il signor Google mi ha risposto che da San Benedetto del Tronto, dove mi onoro di abitare, sono circa km 3978 passando per la E70, Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Siria, Libano... :-) 


mercoledì 25 dicembre 2019

Un Chesterton al giorno - 20 - Aneddoti 3.

Altri due piccoli grandi aneddoti sul nostro eroe, che ne era una specie di miniera, talmente tante erano quelle che involontariamente combinava.

Telegrammi, pigiami e lunghi viaggi lontano da casa che avrebbero provato chiunque, figurarsi il nostro Chesterton, definito da tutti in coro "absentminded", cioè, diremmo noi, "distratto". Gilbert rispondeva di non essere "absentminded" ma che era solamente la sua "presence of mind" (possiamo dire consapevolezza, ma il gioco di parole si rende bene con il binomio distrazione/attrazione) che lo rendeva incurante di tutto il resto. 

Dico io: grazie a Dio.

Marco Sermarini



https://soundcloud.com/societa-chestertoniana-italiana/un-chesterton-al-giorno-20

Sarà stato absentminded, però...

Un Natale da... Uomovivo! Le riflessioni di una ragazza di sedici anni.

Un aforisma dalla Summa Chestertheologica al giorno.

Un Chesterton al giorno - 19 - Aneddoti 2

Era davvero un uomo spassoso, e per celebrare il glorioso giorno del Santo Natale, raccontiamo un paio di simpatici aneddoti, rigorosamente veri, sul nostro eroe.

Ancora una volta Buon Natale!


Marco Sermarini

https://soundcloud.com/societa-chestertoniana-italiana/un-chesterton-al-giorno-19

domenica 22 dicembre 2019

«... è il microfono che mi amplifica!»

Il manifesto di uno dei dibattiti di Chesterton.


Gilbert Keith Chesterton contro Clarence Darrow, famoso avvocato americano, politico e fautore dell’eugenetica.

Il dibattito riguardava la domanda: “il mondo tornerà alla religione?”, sostenitore del sì il nostro Chesterton, del no lo scientists Darrow. 
Si tenne nel Gennaio 1931 al Mecca Temple di New York, oggi New York City Center.

Chi vinse? Chesterton due a uno, ovviamente. Precisamente 2359 voti a 1022.
Interessante quest’uso dei dibattiti e ragguardevole il numero dei partecipanti.

Padre Madigan, un gesuita che insegnava alla Marquette University e che era stato presente al dibattito, ricorderà nel 1953 che la replica di Chesterton iniziò così: "Può essere una sorpresa per lei, signor Darrow, e forse per tutti voi presenti, ma sono completamente d'accordo con tutto quello che ha detto". Secondo Madigan, ciò gettò Darrow nella confusione più totale.

Frances Alice Blogg Chesterton: G.K. Chesterton’s Remarkable Wife, by guest writer Nancy Carpentier Brown | Off the Shelf

Per non perdere contatto con la grande Frances, ecco un articolo della bravissima Nancy Brown su di lei.
Speriamo di avere Nancy come ospite del prossimo Chesterton Day.

https://wadecenterblog.wordpress.com/2016/04/15/frances-chesterton/