lunedì 31 ottobre 2016

Giulio Verne e Chesterton - di Roberto Prisco

Il testo si trova all'indirizzo:

http://www.chesterton.it/gkc/UomovivoinVerne.htm


Comunque è aggiunto qui sotto:


Una caratteristica rilevante di GKC è la sua refrattarietà verso qualsiasi forma di intellettualismo, che dimostra nella precedenza logica e temporale da lui sempre assegnata alla realtà ed all'esercizio della vita.
Dato però che nella cultura del nostro tempo la realtà è stata dimenticata e la vita a sua volta viene considerata un bene disponibile, ciò che il nostro, basandosi su quei principi scrive su noi uomini, appare come qualcosa di straordinario ed inatteso quando al contrario dovremmo coglierlo semplicemente come un richiamo alla nostra natura.
Stacchiamoci adesso dalle opere del nostro e rivolgiamoci ai libri per ragazzi di quel periodo a cavallo tra '800 e '900 per renderci conto di come quei valori fossero considerati un abituale bagaglio nella formazione delle coscienze dei giovani. Per far leggere dei libri ai ragazzi bisogna ovviamente venderli agli adulti e questi li comprano soltanto se vi trovano i valori educativi che intendono trasmettere ai figli. Ad esempio l'esame che il cardinale Biffi aveva fatto del Pinocchio era basato su considerazioni di questo genere, che qui intendiamo ripetere a proposito di GKC. Per dotarci del materiale da impiegare, passiamo ora a rintracciare in un romanzo di Verne alcune briciole della saggezza che noi chiamiamo chestertoniana.
Jules Verne (Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905) scriveva libri di avventure per ragazzi che avevano lo scopo di passare loro lezioni di fisica, di geografia, di storia ecc. Per rendere tutto ciò desiderabile, o perlomeno tollerabile, dai genitori ecco che la normale saggezza di allora venne fatta filtrare nelle pagine e nelle trame. Si scoprono così, nel nome della semplice saggezza popolare delle altrimenti imprevedibili concordanze tra l'Uomovivo di GKC ed un particolare romanzo, "Le Tribolazioni di un Cinese in Cina" di Jules Verne.
Il cinese di cui parla Verne è un giovane ricchissimo ed annoiato che, nonostante la bella fidanzata, non ama la vita e che alla scoperta di aver perso la propria ricchezza decide di morire. I beneficiari di una ingente assicurazione saranno la fidanzata ed un amico che prima di essergli maestro di filosofia era stato un guerrigliero rivoluzionario. Quest'ultimo ha ricevuto dal giovane anche l'incarico di ucciderlo in modo inatteso; una lettera liberatoria firmata dal giovane lo scagiona fin da subito dall'accusa di omicidio. I due amici, legati ora da questo patto di sangue, si dividono. Sarà il maestro a scegliere il tempo ed il modo dell'esecuzione.
La trama dei rapporti viene però complicata dalla notizia che la ricchezza si è ricostituita e dal conseguente cambiamento di risoluzione del giovane che ora per quanto annoiato decide di continuare a vivere. La revoca della precedente decisione non può essere comunicata al maestro che non è rintracciabile, in quanto avendo saputo segretamente ed in anticipo della notizia ha deciso per proprio conto di far rinsavire del tutto il ricco allievo. Questi temendo per la vita fugge attraverso tutta la Cina. Verne approfitta dell'occasione per descrivere in lunghe pagine geografia, storia e quant'altro della Cina. La fuga termina quando il giovane viene catturato da un gruppo di vecchi commilitoni del filosofo che fingono di volerlo uccidere ed invece lo consegnano vivo, vegeto e rinsavito al filosofo, alla fidanzata ed agli amici. Il capo degli ex rivoluzionari, prima di lasciarlo pronuncia la morale del libro: "Solo davanti alla morte conoscerai ciò che vale il favore di essere al mondo, favore che tu hai lungamente disconosciuto." (pag. 222)
Troviamo in tutto questo due dei temi che suscitano il nostro interesse alla lettura dell'Uomovivo e cioè l'amore per la vita dato con un colpo di pistola che sfiora la testa ed il viaggio compiuto attorno al mondo fatto per ritrovare la propria famiglia.
Questi due schemi: il valore educativo della sofferenza e il viaggio iniziatico fanno parte della nostra cultura e non dobbiamo quindi sorprenderci se un grande saggio come GKC ed un saggista come J Verne si trovano a condividerne la validità.
Se a noi GKC sembra affermare principi e valori particolari, dobbiamo renderci conto che questa positività non è dovuta soltanto alla sua elevata statura intellettuale, ma soprattutto alla dimenticanza che la cultura a noi contemporanea ha costruito attorno alla saggezza naturale e popolare. GKC si rese conto che l'annebbiamento di quei valori stava crescendo sotto l'impulso del positivismo e delle ideologie e cercò di salvarli per noi che a cento anni di distanza ci accorgiamo di come la loro decomposizione abbia raggiunto livelli insospettabili solo cinquant'anni fa.
Il deserto attuale ci fa apprezzare la freschezza della saggezza naturale di GKC del quale godiamo i paradossi, le profondità e gli scherzi basati sulla realtà dell'uomo di sempre.

BIBLIOGRAFIA
Giulio Verne "Le Tribolazioni di un cinese in Cina" Rizzoli, BUR, Milano 1964

Rob

sabato 29 ottobre 2016

Ecco qualcosa da Il giardino di fumo (su www.pumpstreet.it)

Un aforisma al giorno (questo è grandioso, una minaccia...)

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
What we should try to do is make politics as local as possible. Keep the politicians near enough to kick them.


Un aforisma (altrettanto vero) al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
When a politician is in opposition he is an expert on the means to some end; and when he is in office he's an expert on the obstacles to it.


Un aforisma (vero) al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
A politician often passes the 1st half of his life in explaining that he can do something & the 2nd half of it in explaining that he cannot.


venerdì 28 ottobre 2016

Il risvolto merita...

Questo lo conoscono in pochi...

È lui, Vincenzo McNabb.
Sì, fascisticamente ed autarchicamente chiamato Vincenzo e non Vincent.
Il testo non è roba di poco. Data il 1943. Presentazione di M. J. Lagrange. Noi ce l'abbiamo...

giovedì 27 ottobre 2016

Un aforisma al giorno (spettacolare ed attualissimo! Non dite di no!)

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
The New Theologians always remind me of some tribe who always take their god to a precipice and discuss whether they should throw him over.


mercoledì 26 ottobre 2016

Un aforisma (spettacolare, fuori moda ma proprio di Chesterton!) aforisma al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
Thinking is a narrowing process. It leads to what people call dogma.


Un (grande) aforisma al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
A man who thinks hard about any subject for several years is in horrible danger of discovering the truth about it.


sabato 22 ottobre 2016

Un aforisma al giorno (da L'imputato, bellissimo, un programma rispettato dall'autore alla virgola)

Chesterton – en av trons främsta försvarare­ - dagen.se (ovviamente è svedese...)

Pure in Svezia si interessano a Chesterton...
Non chiedeteci cosa c'è scritto, però. Anzi, se qualche volenteroso lo traduce, poi ci dice se vale la pena... ;))

Comunque da quelle parti, in Norvegia, c'è un nostro amico, Gier, che sta compilando la bibliografia totalissima (come avrebbe detto Felice Caccamo... ricordate Teo Teocoli e il suo personaggio e la sua "frittura di pesce totalissima"?) di Chesterton, ossia un elenco comprendente tutte le opere, gli scritti, gli articoli d Chesterton e su Chesterton usciti nel mondo. Padre Spencer ed io gli abbiamo fornito materiale anche sull'ambiente italiano.

Grande opera, mai fatta da nessuno sinora. Anche l'opera di Sullivan, lo storico autore dell'unica bibliografia sulle opere di Chesterton in circolazione, impallidirà.

Marco Sermarini

http://www.dagen.se/livsstil/chesterton-en-av-trons-framsta-forsvarare-1.790864



Inviato da iPad

Radici Cristiane, nel prossimo numero anche Chesterton

"Radici Cristiane si occupa anche di Gilbert Keith Chesterton a 80 anni dalla sua morte: scrittore eclettico ed autore di una vasta produzione, fu, dopo la conversione, un grande cattolico, un'«anima naturaliter christiana», certo di trovare nella Chiesa «il luogo in cui tutte le verità si incontrano». Venne insignito da Pio XI del titolo di «eminente difensore della Fede cattolica»".

http://www.corrispondenzaromana.it/radici-cristiane-uno-special-dossier-su-lutero-padre-di-tutte-le-rivoluzioni/

Rai5, dal 16 ottobre riparte “Cult Book” e Stas' Gawronski ci infila Chesterton

http://www.sorrisi.com/tv/news-e-anticipazioni/rai5-dal-16-ottobre-riparte-cult-book/

venerdì 21 ottobre 2016

William Cobbett, così vicino alla nostra voglia di libertà.

Dall'America m'è arrivata grazie a Dale Ahlquist questa bella sorpresa, il libro di Chesterton su Cobbett, personaggio a noi italiani pressoché sconosciuto.

William Cobbett, noto anche come Peter Porcupine (1763 - 1835), era un politico, giornalista e scrittore inglese di cui, come vedete, si occupò con un certo interesse il nostro Chesterton.

Emigrò negli Stati Uniti, scrisse opere polemiche a sfondo politico, e continuò a scrivere anche dopo il suo rientro in Inghilterra nel 1800 attraverso la fondazione della rivista Weekly Political Register.
Tornò in fuga negli Stati Uniti nel 1817 e successivamente tornò in patria. La sua vita decisamente  movimentata, sia come giornalista e polemista che come politico, è legata a doppio filo al suo tempo ed alla temperie politica dei suoi giorni, in particolare alle questioni politiche più in voga come la riforma parlamentare. 

Nei suoi giornali, che vendeva a prezzi bassissimi, e nei racconti di viaggio nella sua Inghilterra, Cobbett criticò gli abusi dell'amministrazione del Regno e dell'esercito e si pose in schietta opposizione alle misure dei parlamenti e dei governi, che lo considerarono un rivoluzionario alla stregua dei giacobini francesi. Diede voce a contadini e gente della classe lavoratrice. Per loro lottò per l'ottenimento del diritto di voto generale, perché fossero alzate le tasse ai possidenti e per una riforma a favore delle classi meno abbienti. Decisamente eclettico e un po' anarchico nello stilare i suoi obiettivi, ebbe l'idea comunque che le riforme potessero migliorare la condizione del suo paese. Nel 1830, finalmente, fu eletto dopo tanti tentativi falliti alla Camera dei Comuni per il seggio di Oldham.

Scrisse tra le altre cose Storia della Reggenza e del Regno di Giorgio IV, Storia della Riforma protestante in Inghilterra ed in Irlanda e quindi Rural Rides, la originale cronaca dei suoi viaggi e delle storture sociali e politiche incontrate sulla sua strada.

Che disse di lui Chesterton?

Che i suoi contemporanei lo ammirarono per lo stile ma non ne apprezzarono le idee. Precisamente disse: «lodò un'Inghilterra stravagante e impossibile in un perfetto ed eccellente inglese» perché era impossibile far rivivere «le cose che Cobbett voleva resuscitare... come la libertà, l'Inghilterra, la famiglia, l'onore dei piccoli proprietari terrieri, e così via».

Poteva non essere affascinato Chesterton da un personaggio del genere, così originale, così controcorrente, così spigoloso per chi deteneva il potere? Un uomo che «amò il passato e da solo visse nel futuro». Era Cobbett e non Carlyle il vero radicale; Carlyle era lo scheletro alla festa capitalista, invece era lui, Cobbett, «lo scheletro nell'armadio».

Grande Chesterton che ci fa diventare simpatico anche Cobbett! Uno per cui Whigs e Tories erano la stessa razza, in fondo...

Un bel libro da tradurre.

Marco Sermarini


William Cobbett, così vicino alla nostra voglia di libertà.

Dall'America m'è arrivata grazie a Dale Ahlquist questa bella sorpresa, il libro di Chesterton su Cobbett, personaggio a noi italiani pressoché sconosciuto.

William Cobbett, noto anche come Peter Porcupine (1763 - 1835), era un politico, giornalista e scrittore inglese di cui, come vedete, si occupò con un certo interesse il nostro Chesterton.

Emigrò negli Stati Uniti, scrisse opere polemiche a sfondo politico, e continuò a scrivere anche dopo il suo rientro in Inghilterra nel 1800 attraverso la fondazione della rivista Weekly Political Register.
Tornò in fuga negli Stati Uniti nel 1817 e successivamente tornò in patria. La sua vita decisamente  movimentata, sia come giornalista e polemista che come politico, è legata a doppio filo al suo tempo ed alla temperie politica dei suoi giorni, in particolare alle questioni politiche più in voga come la riforma parlamentare. 

Nei suoi giornali, che vendeva a prezzi bassissimi, e nei racconti di viaggio nella sua Inghilterra, Cobbett criticò gli abusi dell'amministrazione del Regno e dell'esercito e si pose in schietta opposizione alle misure dei parlamenti e dei governi, che lo considerarono un rivoluzionario alla stregua dei giacobini francesi. Diede voce a contadini e gente della classe lavoratrice. Per loro lottò per l'ottenimento del diritto di voto generale, perché fossero alzate le tasse ai possidenti e per una riforma a favore delle classi meno abbienti. Decisamente eclettico e un po' anarchico nello stilare i suoi obiettivi, ebbe l'idea comunque che le riforme potessero migliorare la condizione del suo paese. Nel 1830, finalmente, fu eletto dopo tanti tentativi falliti alla Camera dei Comuni per il seggio di Oldham.

Scrisse tra le altre cose Storia della Reggenza e del Regno di Giorgio IV, Storia della Riforma protestante in Inghilterra ed in Irlanda e quindi Rural Rides, la originale cronaca dei suoi viaggi e delle storture sociali e politiche incontrate sulla sua strada.

Che disse di lui Chesterton?

Che i suoi contemporanei lo ammirarono per lo stile ma non ne apprezzarono le idee. Precisamente disse: «lodò un'Inghilterra stravagante e impossibile in un perfetto ed eccellente inglese» perché era impossibile far rivivere «le cose che Cobbett voleva resuscitare... come la libertà, l'Inghilterra, la famiglia, l'onore dei piccoli proprietari terrieri, e così via».

Poteva non essere affascinato Chesterton da un personaggio del genere, così originale, così controcorrente, così spigoloso per chi deteneva il potere? Un uomo che «amò il passato e da solo visse nel futuro». Era Cobbett e non Carlyle il vero radicale; Carlyle era lo scheletro alla festa capitalista, invece era lui, Cobbett, «lo scheletro nell'armadio».

Grande Chesterton che ci fa diventare simpatico anche Cobbett! Uno per cui Whigs e Tories erano la stessa razza, in fondo...

Un bel libro da tradurre.

Marco Sermarini


giovedì 20 ottobre 2016

Un aforisma al giorno - Teste bulbose, nuovi cieli.


Le scuole e i saggi più ermetici non hanno mai avuto la gravità che alberga negli occhi di un neonato di tre mesi. La sua è la gravità dello stupore di fronte all’universo, e questo stupore non è misticismo, bensì buonsenso trascendente. Il fascino dei bambini sta nel fatto che con ognuno di loro tutte le cose vengono rifatte, e l’universo rimesso alla prova. Quando camminiamo per strada e sotto di noi vediamo le deliziose teste bulbose di questi funghi umani, il triplo delle dimensioni che dovrebbero avere in proporzione al loro corpo, dovremmo sempre ricordarci innanzitutto che ognuna di quelle sfere contiene un universo nuovo fiammante, nuovo quanto era nuovo il mondo il settimo giorno della creazione. In ognuna c’è un nuovo sistema di stelle, nuova erba, nuove città, un nuovo mare.


G.K. Chesterton, L’imputato

mercoledì 19 ottobre 2016

Su Pump Street