martedì 13 aprile 2010

NUOVO BLOG VATICANO

Dal 9 aprile 2010 il Vatican Information Service si è dotato di un blog, che contiene, oltre al servizio quotidiano inviato gratuitamente per abbonamento, le notizie in lingua spagnola, inglese, francese e italiana degli ultimi anni e consente di accedere a Twitter e al portale YouTube del Vaticano. Il servizio è aggiornato quotidianamente verso le ore 15.00.

L’indirizzo web è: www.visnews.org

L'Osservatore Romano parla di Chesterton

L'architetto della certezza

dell'amico Paolo Pegoraro

Gilbert Keith Chesterton aveva 48 anni quando si convertì alla Chiesa di Roma. Il fratello Cecil e alcuni amici erano approdati al cattolicesimo parecchi anni prima; e qualcuno, proprio grazie alle opere di Gilbert. Cosa, allora, lo trattenne così a lungo? Fu, in buona parte, per il debito di gratitudine verso la moglie Frances. Chesterton, racconterà nella sua Autobiografia, si formò in un contesto di rispettabilità atea. Anche i genitori, nonostante l'adesione al culto unitariano, erano scettici nei confronti del soprannaturale. Non che questo potesse impedire al ventenne Gilbert di sperimentare "la solidità oggettiva del peccato": attacchi depressivi, un'ossessione morbosa per l'iconografia del male, compagni di college che negavano la distinzione tra giusto e sbagliato, la deriva spiritistica e l'impiego per alcuni mesi in una casa editrice specializzata in occultismo andavano formando in lui una concezione della vita tutt'altro che attraente. Il biennio 1894-95 fu particolarmente cupo. Chesterton cercò di arginare questa "congestione dell'immaginazione" con la sua peculiare dottrina del ringraziamento, secondo la quale qualsiasi cosa era migliore del nulla. Ai suoi occhi era, però, una palese compensazione: "Chiamavo me stesso ottimista, perché mi trovavo così orribilmente vicino ad essere pessimista".
L'aiuto più solido e duraturo per uscire da quella situazione di stallo gli venne dall'esterno: nell'autunno 1896 conobbe la sua futura moglie, Frances Blogg. Fu amore a prima vista. Frances era una fervente anglocattolica e Gilbert le fu eternamente grato per averlo traghettato dall'unitarianesimo alla Chiesa d'Inghilterra. Scoprì così che la sua rabberciata "filosofia del ringraziamento" era già stata sistematizzata in secoli di cristianesimo. Fu grazie a padre John O'Connor, però, che Gilbert conobbe la peculiarità della Chiesa cattolica: era l'unica religione che osasse scendere con lui fino al fondo di se stesso.
Il cattolicesimo ne sapeva più di lui non solo intorno al bene, ma perfino intorno al male. E quando, dopo la conversione, gli verrà chiesto perché fosse passato alla Chiesa di Roma, Chesterton risponderà che "non v'è nessun altro sistema religioso che dichiari "veramente" di liberare la gente dai peccati".
Il confronto con la Chiesa cattolica si fece più serrato intorno al 1910: Gilbert cominciava a manifestare il desiderio di entrarvi formalmente e suo fratello Cecil compì il passo un paio di anni dopo. A trattenere Gilbert fino al 1922, come egli confidò, fu proprio il timore di ferire profondamente Frances, pregiudicando ai suoi occhi l'anglocattolicesimo come "qualcosa d'insufficiente". D'altra parte, Chesterton covava ancora incertezze dottrinali. Il suo atteggiamento nei confronti della fede era una simpatia prevalentemente sentimentale, come notò Hilaire Belloc. La conversione di una mente prodigiosa come la sua doveva infilarsi in una strettoia necessaria, la consapevolezza di non vivere tra credi tutti uguali in un cosmo indifferente: "Il punto non è davvero cosa un uomo sia costretto a credere, bensì che cosa debba credere; che cosa non può fare a meno di credere".
Acquisire sempre maggiore chiarezza gli richiese tempo e studio. Si tuffò negli scritti di John Henry Newman e di san Tommaso d'Aquino. Sulle sue labbra non fu uno slogan affermare che "diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo". Fu una vera fatica intellettuale, che paragonò allo studio di teoremi matematici; quando ne riemerse - sempre secondo Belloc - era "un architetto della certezza". Nel 1922, infine, lacerato tra l'obbligo morale a riconoscere la verità e l'amore per la moglie, Chesterton chiese a padre O'Connor di sondare il terreno. Saputo che Frances ne sarebbe stata sollevata si fece battezzare quattro giorni dopo. Frances lo avrebbe seguito il primo novembre 1926. L'anno seguente sarebbero comparsi The Catholic Church and Conversion e il quarto volume del ciclo di padre Brown, dedicato proprio a padre O'Connor, dove più nettamente il protagonista compare per quello che è: un sacerdote cattolico.
La prima opera nella quale Chesterton racconta le ragioni della sua svolta, torna ora nelle mani del lettore italiano - per la prima volta con una traduzione integrale - con il titolo La Chiesa cattolica. Dove tutte le verità si danno appuntamento (Torino, Lindau, 2010, pagine 128, euro 13) e una bella prefazione di Marco Sermarini, presidente della Società chestertoniana italiana. Particolarmente interessanti le pagine nelle quali Chesterton descrive le grandi "stagioni esistenziali" della conversione. Dopo aver messo in dubbio i luoghi comuni disseminati da secoli di propaganda e aver constatato sulla base dell'esperienza la verità del cattolicesimo, cominciò per Gilbert la fase "più vera e terribile", quella in cui cercò di sottrarsi alla conversione. In quell'ultimo periodo tutto appariva ristretto, visto come attraverso una feritoia. Eppure, una volta entratovi, Chesterton constatò che "la Chiesa è molto più grande dentro che fuori", niente meno che "un continente" con dentro "tutto, persino le cose che si rivoltano contro".
Nella Chiesa di Roma lo scrittore inglese riconobbe l'interezza, opposta a questo o quel singolo dogma cavalcato fino allo sfinimento, e la lungimirante sapienza, che permette all'uomo di sottrarsi a mode intellettuali che si danno il cambio ogni 30 o 40 anni, e si rivelano essere solo vecchi errori. In confronto alla Chiesa di Roma niente gli appariva altrettanto ampio, niente così nuovo e familiare: era come "se un uomo trovasse il suo salotto e il suo focolare nel cuore della Grande Piramide". Dove andrei ora - si chiede infine Chesterton - se abbandonassi la Chiesa cattolica? L'unica alternativa sarebbe stata tornare al paganesimo: fuggire nei boschi gridando "che quella particolare vetta alpina o albero in fiore è sacro e va venerato". Una fatica inutile, insomma. Sarebbe equivalso soltanto a ricominciare tutto daccapo, come redarguisce l’antico adagio popolare: tutte le strade, prima o poi, conducono a Roma.

(©L'Osservatore Romano - 12-13 aprile 2010)

lunedì 12 aprile 2010

L’ultima follia della Corte europea: "abolire" la paternità e la maternità

da Il Sussidiario

lunedì 12 aprile 2010

La Corte analizza separatamente i due casi, ritenendoli non sovrapponibili, dapprima affronta la donazione di ovociti, poi la questione della fecondazione eterologa in vitro. E la soluzione, che appare accettabile nelle conclusioni (allorché parla di violazione della legge austriaca degli articoli 8 e 14 della Convenzione europea ovvero il diritto al rispetto della vita privata familiare e divieto di discriminazione), lascia insoddisfatti nelle motivazioni.

Le sentenze vanno lette e capite, anche se in realtà non serve grande acume giuridico per intendere subito quanto contenuto nelle 22 pagine della recentissima sentenza della Corte europea sui diritti dell’uomo di Strasburgo n. 57813/00.

Il caso è quello di due coppie austriache affette, in modo diverso, da infertilità: nella prima la moglie ha una patologia alle tube (sebbene in grado di produrre ovociti) e il marito sterile, nella seconda la donna non produce ovociti, pur avendo l'utero funzionante. Entrambe le coppie hanno il forte desiderio di avere bambini che tuttavia non potranno mai nascere. Devono così devono ricorrere ad una fecondazione eterologa in vitro. Infatti per la prima coppia sarà necessario prelevare un ovocita della moglie, fecondarlo in vitro con lo sperma di un donatore estraneo alla coppia e, una volta ottenuto l’embrione, trasferirlo nell’utero della donna. Per la seconda, sempre ricorrendo alla fecondazione extracorporea, sarà necessaria una donatrice di ovocita e quindi la fecondazione dell’ovulo con il seme del marito della coppia, poi, ottenuto l’embrione, bisognerà procedere con l’impianto nell’utero.

Tecnica, questa, che però in Austria non è possibile secondo la Austrian Artificial Procreation Act, la legge che regola la materia. Una normativa che cioè prevede la possibilità di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita omologa (all’interno della coppia) sia in vivo che in vitro - ovvero la fecondazione può avvenire sia all’interno che all’esterno del corpo della donna - ed anche, in via del tutto eccezionale, la fecondazione eterologa in vivo, con la sola ed esclusiva possibilità, dunque, di donatore maschile. In altre parole in Austria è possibile ricorrere alla fecondazione eterologa solamente a condizione che sia il solo sperma ad essere donato e che la fecondazione stessa avvenga all’interno del corpo della donna.

Le coppie ricorrenti a Strasburgo contro lo Stato austriaco, hanno ritenuto l’Austrian Artificial Procreation Actdiscriminatoria poiché permette la fecondazione extracorporea solo all’interno della coppia, IVF omologa, e prevede la possibilità di una fecondazione eterologa in vivo, dunque esclude il ricorso all’eterologa con donatore di sesso femminile, pur considerando lecito e legittimo, sebbene eccezionale, il ricorso ad un donatore maschile.

Per la Corte infatti è apparso discriminatorio che la normativa austriaca autorizzasse la donazione di sperma, sebbene in casi eccezionali, ma vietasse categoricamente quella di ovociti. Sebbene questo possa essere condiviso giuridicamente in uno Stato dove l’eterologa è già ammessa, appare del tutto priva di argomentazione giuridica sostenibile la motivazione della Corte europea. Poiché le motivazioni sostenute dallo Stato austriaco, che insieme a quello tedesco vieta la donazione di ovociti, sono condivisibili ed hanno un preciso fondamento giuridico, sociale, etico e antropologico, che andava confutato o quantomeno affrontato in maniera esaustiva.

Il divieto austriaco e tedesco, tenendo conto del principio mater semper certa est, pater est quem nuptiae demonstrant, - base del diritto di famiglia per tutti gli ordinamenti di derivazione romanistica - ha come fondamento l’interesse del bambino che non deve mai trovarsi nell’ambigua condizione di non conoscere precisamente l’identità della madre. Con la donazione di ovociti, a differenza della donazione di sperma, nella collaborazione alla “creazione” di un bambino vengono al contrario coinvolte due donne: la donatrice, madre genetica, e la gestante, madre biologica. E sarebbe una novità assoluta in natura e nella storia dell'umanità. L'univocità della maternità è sempre stata la base fondamentale del consenso sociale sotto un profilo morale storico e giuridico, per il diritto tedesco e austriaco. Dividere pertanto il concetto di maternità potrebbe compromettere lo sviluppo della personalità del bambino e determinare seri problemi alla sua identità.

Un altro pericolo considerato dal legislatore tedesco e austriaco consiste nel fatto che la madre biologica potrebbe ritenere, in caso di malattie genetiche o handicap del bambino, responsabile la madre genetica e dunque rifiutare il bambino tanto desiderato.

La Corte di Strasburgo però, sbrigativamente, ha considerato queste argomentazioni “non ragionevoli e obiettive a giustificare la differenza di trattamento”, spingendosi però molto oltre e in maniera pericolosa. E infatti, all’ulteriore obiezione da parte dello Stato austriaco e tedesco relativa al diritto del bambino di essere informato sulla patrimonialità genetica, risponde che questo non va considerato come un diritto assoluto. Così che secondo la Corte esiste il diritto ad essere genitori ad ogni costo, ma non quello di sapere chi siamo.

Più semplice è la soluzione relativa alla questione della fecondazione eterologa con donazione di sperma in vitro. Infatti è condivisibile accettare la conclusione della Corte e le motivazioni sostenute. Non è giustificabile il divieto per la fecondazione eterologa in vitro, quando è ammessa, seppur eccezionalmente, quella in vivo.

Questa sentenza, in realtà non impone nulla a nessuno Stato membro, ovvero non costituisce un precedente o una “speranza” per gli Stati dove l’eterologa è vietata, ma si limita semplicemente a rilevare delle contraddizioni esistenti in un Paese dove l’eterologa di per sé era già ammessa, sebbene il divieto esistente in Austria e in Germania di donazione di ovociti trova un forte fondamento etico, antropologico e giuridico che la Corte non è stata in grado di scalfire.

Dal Prof. Carlo Bellieni - perché lo show dei record ci lascia con l’amaro in bocca

April 12th, 2010

di Carlo Bellieni

Lo show dei record è un programma televisivo trasmesso su Canale 5 dal 2006, dedicato ai personaggi che intendono entrare o già sono presenti nel libro Guinness dei primati. E’ molto seguito, ha buona professionalità, diverte e genera piacere in chi partecipa; ciononostante, trasmissioni di questo tipo ci lasciano un po’ d’amaro in bocca. In una TV USA abbiamo visto mostrare come “record” quella che viene definita “la donna più brutta del mondo”: certo nessuno la obbligava a farsi riprendere: ma è giusto? Ma pensiamo ai casi delle persone di caratteristiche non normali spiattellate in TV: dalla persona altissima a quella ultrabassa (una sedicenne alta 62 cm!), a quella con la pelle anormalmente elastica e ci domandiamo fin dove l’ostensione della diversità sia lecita. Addirittura i “nani” in TV vengono presi talora in braccio come bimbi, pur essendo adulti: è tutto ok? (ricordiamo la puntata di House MD sulla coppia di madre e figlia “nane” in cui la madre si arrabbiava perché il medico prendeva in braccio la figlia per metterla sul lettino dove non poteva arrivare per via della bassa statura, invece di darle una pedana per arrivarci da sé). Insomma: è lecito ammirare una persona solo per la sua diversità e non per la sua abilità? Cos’è spettacolo? E’ spettacolo l’uomo che si sottopone ad interventi chirurgici per somigliare ad un gatto? O chi esegue il tongue splitting (farsi dividere in due la lingua)? Non ci piace chi censura la diversità dalla TV, ma non ci piace nemmeno che la diversità sia mostrata con curiosità e stupore. La diversità è “normale” e normalmente da aiutare dove necessario, questo dovrebbe essere il messaggio; e come in Inghilterra hanno chiamato una presentatrice senza un braccio in TV, così ameremmo vedere trasmissioni cui partecipano disabili non perché malati ma perché presentatori o concorrenti (come ad esempio fece Papi in Sarabanda o avvenne a San Remo con cantanti non vedenti). E’ spettacolo veder gente compiere azioni pericolose (mangiare il vetro, mettere le mani nell’olio bollente), che potrebbero essere fonte di emulazione, o mettere in bocca o sul corpo animali e insetti (ma gli animalisti forse si interessano solo degli animali “carini”)? Cosa è allora spettacolo? Semplice: le abilità; e le abilità sono anche patrimonio dei disabili: basti pensare alle oscuratissime paralimpiadi che nessuna televisione se non di sfuggita ha mostrato (pudore? share?). Ad onor del vero, lo Show dei Record ha mostrato il record di salto su sedia a rotelle di un ragazzo di Las Vegas paralizzato e questo va a merito della trasmissione che in questo caso ci ricorda che spettacolo è mostrare le eccellenze sportive o artistiche o gli sforzi magari non eccellenti ma lodevoli di chi si industria per migliorare situazioni difficili. Non tutto è spettacolo: tutti abbiamo una privacy che si fa facilmente prendere la mano dal gusto di apparire, riducendoci al nostro difetto o alla nostra bellezza. Nessuno obbliga i concorrenti, certo; ma la TV è una sirena melliflua per tutti, dunque anche per chi ha una stranezza che magari “fuori” viene stigmatizzata e qui diventa l’attrazione. Mostrare chi ha una stranezza come se fosse “un diverso” (è questo il rischio) va a braccetto col mostrare cosce e seni pompati: molte donne e uomini non rifuggono dall’apparire per le labbra carnose o per i muscoli al silicone. Ma sono tutto lì? Chi insegna a guardare oltre?

Notizie sulla Sacra Sindone

Dal blog di Andrea Tornielli, oggi 12 aprile 2010:

Sul Giornale di oggiriporto la notizia della pubblicazione di uno studio su un'autorevole rivista di statistica italiana, firmato da quattro docenti universitari (tre lavorano in atenei italiani, uno è inglese), nel quale sulla base del metodo della "statistica robusta" viene dimostrato come il campione scelto per la datazione al radiocarbonio che nel 1988 portò a definire la Sindone un manufatto medioevale, non era attendibile. Se infatti si applicano i risultati della datazione del piccolo campione prelevato su tutta l'estensione della superfice sindonica, si ottiene una data che ha una variazione di 20.000 anni nel futuro. «Il nostro studio, basato su calcoli statistici e matematici, dimostra senza alcun dubbio che la datazione del carbonio 14 effettuata nel 1988 sulla Sindone non era attendibile e l'esperimento si sarebbe dovuto ripetere», ha dichiarato al Giornale il professor Giulio Fanti, professore di Misure meccaniche e termiche all'università di Padova. «Qualche fattore esterno, di contaminazione dev'essere intervenuto - spiega ancora Fanti - i dati che pubblichiamo lo dimostrano. Non sappiamo se questa contaminazione sul frammento scelto per la datazione sia stata causata dall'incendio a cui la Sindone è stata sottoposta, o al rammendo eseguito in età posteriore. Ma comunque si conferma la presenza di qualche elemento esterno che ha causato questa notevole variabilità del campione». Vorrei infine ricordare agli amici che mi segnalano alcune simpatiche risposte al mio libro sulla Sindone (Sindone, inchiesta sul mistero - edizioni Gribaudi) presenti sui siti specializzati, che: 1) Le macchie rosse sulla Sindone di Torino sono di sangue, ed è accertato senza alcun dubbio; 2) Le macchie di sangue si sono trasferite sul lenzuolo prima che si formasse la misteriosa immagine; 3) L'immagine - che ha interessato soltanto una parte della superficie delle singole fibrille di lino - e la sua formazione rimangono a tutt'oggi inspiegabili; 4) Tutti i tentativi di riprodurre la Sindone sono falliti: quella che il prof. Garlaschelli ha realizzato, non ha nulla a che vedere con l'originale e lo si capisce anche ad occhio nudo. Inoltre, l'immagine di Garlaschelli è stata formata all'esterno di un lenzuolo che avvolgeva un uomo strofinandolo con dell'ocra, ma l'immagine della Sindone di Torino si è formata dall'interno, cioè dal corpo stesso che vi era avvolto. Inoltre, Garlaschelli ha aggiunto delle macchie di colore rosso riproducendo il sangue a posteriori, sull'immagine umana già visibile, mentre nella Sindone di Torino prima si sono trasferite le macchie e poi l'immagine umana. Non sono particolari di poco conto, non occorre essere scienziati per accorgersene e forse non sarebbe male se i convinti assertori del falso medioevale fossero un po' meno trionfalisti nelle loro affermazioni.


domenica 11 aprile 2010

Ieri sera Chesterton su Radio Maria!


Sempre per l'attualità di Chesterton, ieri sera 10 Aprile 2010 c'è stata sulla splendida Radio Maria una bellissima trasmissione a cura di Alessandro Gnocchi con la partecipazione dei nostri amici Paolo Gulisano (nostro vicepresidente) e Roberto Prisco (cofondatore dei Gruppi Chestertoniani Veronesi) su Le Preghiere dell'Uomo Vivo.

Evviva Radio Maria, evviva i nostri amici, evviva Chesterton!

Anche Il Sole 24 Ore parla di Chesterton...


Da Il Sole 24 Ore di venerdì 9 Aprile 2010:

"La fede religiosa resta un elemento essenziale della vita e della politica del popolo americano, senza considerare il quale non è possibile comprendere pienamente l'essenza, l'anima di una paese che, infatti, si autodefinisce one nation under God (una nazione sotto Dio), o come diceva lo scrittore inglese Chesterton, una «nazione con l'anima di una Chiesa»".

da Libri / Dio e Obama. Fede e politica alla Casa Bianca - di Massimo Donaddio

Chesterton torna alla grande, oggi 11 Aprile 2010 è anche su Il Giornale in pagina culturale





Da Il Giornale di oggi 11 Aprile 2010 - L'edizione odierna contiene anche una bella pagina culturale (come preannunciatovi qualche giorno fa) sugli amici dell'editrice Morganti e sulla loro opera di rinnovamento delle traduzione e pubblicazione di Chesterton, in particolare su L'Incredulità di padre Brown e La Sfera e la Croce (il primo già uscito da pochi giorni, il secondo di prossima pubblicazione, un grande ritorno dopo anni di assenza e di oblìo e per questo va ancora una volta il nostro plauso cordiale e amichevole a Morganti), ma non siamo riusciti a reperirla in rete (appena potremo, ve la "gireremo". Il pezzo qui sotto parla invece de La Chiesa Cattolica - Dove tutte le verità si danno appuntamento per i tipi di Lindau e di Le Preghiere dell'Uomo Vivo per quelli di Fede & Cultura (in entrambe le opere c'è un nostro sostanziale apporto, per la presenza della prefazione del nostro presidente in entrambe, per la nota biobibliografica e la nuovissima bibliografia in La Chiesa Cattolica, per l'intera compilazione de Le Preghiere dell'Uomo Vivo, curata dalla Società e dai Gruppi Chestertoniani Veronesi, nelle persone di Alessandro Gnocchi, Paolo Gulisano, Roberto Prisco, Marco Sermarini e Fabio Trevisan).
Un bel ritorno alla grande, non c'è che dire, di cui siamo orgogliosissimi.


Certo, c’è Padre Brown e il Chesterton «narrativo». Ma c’è anche, il Chesterton «saggistico». Il romanziere, ma anche il difensore della fede cristiana. Su questo versante, negli ultimi mesi sono usciti almeno due titoli particolarmente importanti dello scrittore inglese. Il primo si intitola La chiesa cattolica (Lindau, pagg. 116, euro 13), un libro nel quale, con la consueta inclinazione al paradosso e all’ironia, Chesterton racconta un’esperienza drammatica come la conversione religiosa, partendo ovviamente dalla sua personale, avvenuta nel ’22. Una sorta di guida al percorso dell’anima del convertito lungo le tre fasi che precedono l’ingresso nella Chiesa di Roma: l’assunzione di un atteggiamento intellettualmente onesto nei confronti di essa, quindi la sua progressiva e irresistibile scoperta e infine l’impossibilità di abbandonarla una volta entratovi. Al termine di tale pellegrinaggio interiore, la religione più antica si rivela sorprendentemente la più nuova, più nuova delle cosiddette religioni nuove - protestantesimo, socialismo o spiritismo - perché, a differenza di esse, da duemila anni la tradizione e la verità cattoliche conservano intatta la propria validità. Il secondo libro, molto particolare, è Le preghiere dell’uomo vivo. Per salvare l’anima e la ragione (Fede&Cultura, pagg. 144, euro 12): ed è «suggerimento» per i fedeli che vogliono pregare tenendo sott’occhio «la buona e sana dottrina della Chiesa Cattolica», sunteggiata dai passi tratti dalle maggiori opere di Chesterton. Se pregare è un buon modo di predisporre la propria anima a essere salvata, quando a suo tempo dovremo renderne conto, pregare leggendo Chesterton è un ottimo modo per salvare l’anima e la testa, di cui dobbiamo continuare a fare buon uso.

sabato 10 aprile 2010

Ma non dicevano che lo spinello è innocuo?

Dal prof. Carlo Bellieni

img]Age of onset of cannabis use is associated with age of onset of high-risk symptoms for psychosis.

Uno studio olandese investiga un gruppo di pazienti schizofrenici. Il 51% di essi aveva fatto uso di cannabis. Lo studio mostra che quando avevano iniziato da giovanissimi l'uso della cannabis, mostravano più precocemente degli altri l'esordio di sintomi di schizofrenia. Nell'articolo ben si spiegano gli effetti della cannabis: dalla perdita di memoria e concentrazione, a ideazioni di panico, paranoia, depressione, spersonalizzazione.

Difendiamo il Papa dalla menzogna - un articolo di Andrea Tornielli in questa direzione.

Pubblichiamo, dal blog di Andrea Tornielli:

Cari amici, ieri l'Associated Press ha rilanciato una lettera firmata nel 1985 dall'allora cardinale Ratzinger nella quale si consigliava prudenza sulla riduzione allo stato laicale chiesta da un prete pedofilo americano trentottenne che sarà effettivamente dimesso due anni dopo, al compimento dei 40 anni. Come già accaduto nei giorni scorsi, la lettera è stata presentata come un caso di "copertura" da parte del futuro Papa di un prete pedofilo. Le cose non stanno così, e nel giro di qualche ora si è potuto verificare il contesto, ricordando che 1) all'epoca la Congregazione per la dottrina della fede non era competente sui casi di pedofilia e nella lettera si parla soltanto della dimissione dallo stato clericale, non del procedimento, 2) la dimissione dallo stato clericale non si decideva prima del quarantesimo anno d'età, 3) la richiesta era stata presentata dallo stesso sacerdote coinvolto, 4) Ratzinger ha solo chiesto di approfondire il caso e due anni dopo la dimissione dallo stato clericale è arrivata, 5) non c'è stata alcuna copertura del colpevole.

La cosa che più mi stupisce non è il fatto che queste lettere (chissà quante ne avrà firmate Ratzinger durante i 23 anni trascorsi ai vertici dell'ex Sant'Uffizio) vengano pubblicate, quanto il fatto che le si lanci e rilanci senza prima verificare i contesti e le procedure, senza cioè approfondire le circostanze per permettere a chi legge di farsi un'idea. Il che sarebbe esattamente il compito del giornalista. Chi scrive ha commesso molti errori in anni di professione, non mi sento assolutamente in grado di dare lezioni o consigli a nessuno. Però mi sembra, da lettore, di essere di fronte a un pregiudizio ormai stabilito - il Papa-deve-essere-colpevole (magari perché tentano di trascirnarlo in tribunale) - e con questa lente pregiudiziare si cercano appigli, testimonianze, documenti. Che vengono sbattuti in prima pagina senza verificare il caso e spiegarne le circostanze. Ma i fatti restano fatti. E chiunque si sia occupato un po' di Vaticano sa bene che Joseph Ratzinger su queste vicende - gli abusi sui minori - era considerato poco garantista e più di qualcuno storceva il naso anche in Vaticano per la decisione con cui affrontava questi casi. Mi sembra poi del tutto evidente che vi sia un accanimento concertato che punta a delegittimare l'autorità morale della Chiesa, del Papa, per depotenziarne il messaggio. Con ciò non intendo in alcun modo minimizzare gli scandali ed è sotto gli occhi di tutti che ci sono state sottovalutazioni da parte di diversi vescovi, così come ci sono state azioni frenanti nel caso, gravissimo, del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, con molti dei suoi potenti amici e protettori che non volevano credere alle accuse contro di lui. Soprattutto per anni non si è tenuto nella dovuta considerazione il dolore e il trauma delle vittime, che avevano diritto non soltanto alla giustizia e alla riparazione, ma anche a un adeguato sostegno.Mi sembrano importantissime, a questo riguardo, le parole pronunciate ieri da padre Federico Lombardi nel suo editoriale su Radio Vaticana. Parole che purtroppo lo scoop sulla lettera del 1985 hanno fatto passare in secondo piano, ma che vi invito a leggere.

Omar e il sacro Vinitaly

Riceviamo dal carissimo Fabio Trevisan e volentierissimo pubblichiamo:

Ieri al TG2 ho visto un servizio sul Vinitaly di Verona che ho reputato
emblematico per la banalità e l'inconsistenza culturale della nostra epoca.
All'intervistatrice che chiedeva il motivo delle sempre più ridotte dimensioni
delle etichette cartacee sui vini, uno dei grandi espositori vinicoli ha risposto
(ve l'assicuro, senza ironia!) che "questo era dovuto all'accresciuta sensibilità
ecologica dei produttori ed alla consapevolezza (testuali parole)di cooperare
per la salvaguardia delle piante, dalle quali viene tratta la carta".
Non contenti, hanno chiesto ad un altro espositore del peso del vetro delle
bottiglie di vino; costui, prese due bottiglie di vetro vuote, ha voluto soppesarle
davanti alle telecamere per esprimere con grande gaudio che la vecchia bottiglia
della pesatura di 420 grammi era stata soppiantata finalmente dalla più agile,
ecologica e tecnologica nuova bottiglia del peso di 320 grammi !
Del vino nessuna traccia, non se ne è parlato!
Mi sono chiesto se sono io cretino che sto attento a queste cose.
Probabilmente lo sono e quindi ho pensato ai cari amici chestertoniani
(che cretini non sono, intendiamoci), che difendono
come me la salvezza dell'anima e della ragione in questa valle di lacrime, di far
conoscere questo episodio.
Perché l'accostamento a Chesterton ? Perché Chesterton, pur parlando di altro,
magari in modo paradossale e umoristico,
avrebbe comunque parlato del vino, della sostanza, centrando l'obiettivo.
Qui si è perso di mira l'obiettivo, la sostanza, il vino per Dio!
Per Dio, certo, perché anche qui Dio c'entra.
O forse sono io che sbaglio.
 
Fabio Trevisan 

venerdì 9 aprile 2010

La pedofilia è una scusa, obiettivo è la Chiesa.

Da Panorama - di Giuliano Ferrara


Il pericolo massimo, da scongiurare con le buone o con le cattive, è che la Raison si renda docile al proprio limite, che è il mistero, e si allei con la fede, senza dunque disprezzarla, e con l'istituzione terrena, che si pretende anche divina, nella quale la fede da millenni è custodita insieme con i grandi tesori che sappiamo della cultura artistica, filosofica, spirituale. Benedetto è il Papa-filosofo, il teologo che ha dialogato con JUrgen abermas in nome della autolimitazione della ragione e della fede, il vero tema del massimo illuminista, lo scettico e trasparente Immanuel Kant; un'autolimitazione riconosciuta come preziosa dai due spiriti pi aflìnati e significativi del mondo di lingua tedesca, la lingua della filosofia. Con scandalo per intellettuali e media di tutto il mondo. Sempre Di stiamo.

Il pensiero oggi difliaso e caratterizzante è sostanzialmente questo: c'è una sola etica, quella della libertà. Li libertà è individuale e il suo contenuto è vuoto, è puramente negativo, consiste nell'osservanza di una regola secondo cui la libertà non deve invadere la libertà degli altri, ma non esprime nulla che non sia privato, questa libertà non ha potere sull'etica civile, sull'amore, sulla carità, sul pensiero.

Il nichilismo contemporaneo si esprime poi in modi e mode i pi vari, tra i principali l'impostazione freudiana della vita, il rilievo primaziale dovuto alla sessualità, la caratterizzazione positivistica del piacere corporale, che è benessere, potenza pura, divinizzazione della carne nel sepolcro della coscienza liberata.

Non dobbiamo salvarci, come dicono i preti cattivi; dobbiamo solo curarci, come dicono i medici faustiani che pensano di poter usare i bambini come farmaci per curare altri bambini, i biologi che vogliono liberare le donne dal fardello della malattia e fabbricare per loro figli sani e belli, à la carte. E questa brutalizzazione degli aspetti sacrali della vita la vera critica moderna della religione, il vero progetto laicista, che tende a una redenzione terrena dell'uomo dall'infamia della credulità celeste; è questa l'apologetica del neopaganesimo contro l'umiliazione moralistica del Cristianesimo che bandisce la buona vita e rende l'uomo, orrore per i nicciani de noantri, creatura umile e spiritualmente immortale.

Dan Segre, l'ebreo che ancora sa stupirci con pensieri degni di un grande protagonista della storia del Novecento, ha scritto genialmente nel Giornale che una segreta solidarietà collega il Vaticano aggredito e l'Israele assediato. Ed è la solidarietà di due luoghi simbolici in cui si coltiva eroicamente «la pretesa di dimostrare agli altri l'incapacità di vivere secondo i valori e gli scopi che proclamano». Essere virtuosi, forti, duraturi e tuttavia prosternarsi eucaristicamente o in- chinarsi nel canto della sinagoga, due scandali insopportabili per il secolo, quando il secolo diventa ideologia secolarista e dispoticamente reclama per sé tutto il proscenio della vita e della storia.

Ecco perché attaccano il Papa teologo e filosofo, il Papa magisteriale, l'uomo che non accetta di piegare la schiena, e soprattutto la sua grande intelligenza delle cose, agli idoli del nostro tempo. .

*** inchinarsi

Mario Mauro contro il New York Times e l'offensiva anticattolica


Da Il Sussidiario

Per leggere, cliccate qui

“Santo Padre vada avanti, il popolo cattolico la sostiene e la segue!”


Da L'Ottimista

Contro la campagna di insulti e calunnie, la Curia di Roma manifesta il suo sostegno a papa Benedetto XVI

di Antonio Gaspari

Per leggere, cliccate qui.

dal prof. Carlo Bellieni

Response mixed on abortion limits

In Arkansas non si possono fare aborti oltre il “termine della vitalità” del feto, che è fissato a 21 settimane, tranne che in caso di grave rischio per la salute della madre. Ora il governatore locale sta per firmare una legge, approvata dal Senato, che prevede che si debba render conto del motivo per cui vengano eventualmente fatti aborti oltre quella data. Nel Nebraska invece si sta per approdare al secondo voto (il primo è stato favorevole) alla Camera dei Deputati dello Stato di una legge che bandisce l’aborto oltre la 20° settimana per la possibilità che l’aborto induca dolore al feto dopo quell’epoca. Entrambe le novità indicano un’attenzione USA al problema, che sarebbe interessante valutare anche in Europa: quanti aborti si fanno dopo la 20° settimana? Per quali motivi? Sono tutti legati a gravissimi rischi per la madre?

CORRIERE DELLA SERA.itRu486: a Bari il primo trattamento
in regime di ricovero ordinario

È stato praticato a una donna di 25 anni presso il Policlinico del capoluogo pugliese

In realtà il "trattamento" è stato praticato sulla donna e sul suo embrione (maschio o femmina che fosse). Ci piacerebbe conoscere il livello di gradimento. Di entrambi.

Vogliamo andare tutti dal Papa?

Cari amici,
il 19 Aprile 2010 è l'anniversario dell'elezione al Soglio di Pietro di papa Benedetto XVI.

Gli vogliamo andare a dire che gli vogliamo bene?

Se ci organizzassimo per il Regina Coeli di domenica 18 Aprile?

Secondo l'Uomo Vivo è il caso. Chesterton ci andrebbe con tutti i suoi 130/140 chilogrammi e siamo certi che per il mistero che unisce l'Ecclesia Triumphans a quella Militans ci sarà anche stavolta.

Chiese e sette del neodarwinismo

Solo per aprire una discussione sull'argomento. Ovviamente per chi ne avesse voglia.

Mappa dei pasdaran evoluzionisti (più i laicisti del Sole e gli ecclesiastici)

di Giulio Meotti - da Il Foglio dell'8 Aprile 2010.


Nei quattromila metri quadrati di barocco lombardo dove sorge l’Università San Raffaele Vita-Salute si è formata buona parte della chiesa neodarwinista. Dalla scuola di don Verzé, sacerdote e imprenditore della sanità privata, provengono i principali custodi del darwinismo, come il fisico Enrico Bellone, fustigatore dell’arretratezza scientifica italiana (leggi “oscurantismo cattolico”), il biologo Edoardo Boncinelli, il genetista Luigi Luca Cavalli-Sforza e il teo-evoluzionista Vito Mancuso. La chiesa darwiniana è da giorni in fibrillazione per l’uscita del saggio di Massimo Piattelli Palmarini e Jerry Fodor, “Gli errori di Darwin” (Feltrinelli). Il bersaglio inquisitorio di questa ideologia neodarwinista ha un profilo accademico puro e prestigioso. Piattelli Palmarini proviene dal loro stesso mondo, in quanto è stato docente ad Harvard proprio al fianco di Stephen Jay Gould, quel Gould “umanista dell’evoluzione” le cui tesi anticonformiste finirono sotto gli attacchi di quelli che lui definì “i fondamentalisti del darwinismo”. Gli stessi che oggi accusano di “creazionismo” il libro “Gli errori di Darwin”.

Laurea in Fisica a Roma, specializzazione in chimica fisica e biologia molecolare, Piattelli Palmarini ha lavorato al fianco di Jacques Monod all’Istituto Pasteur di Parigi. Quel Monod autore de “Il caso e la necessità”, la bibbia dell’evoluzionismo secondo cui “soltanto il caso, il caso puro, il solo caso, libertà assoluta ma cieca, è all’origine di ogni creazione nella biosfera”. E l’uomo? “Il nostro numero è uscito alla roulette”. E’ proprio questa dogmatica darwinista che Piattelli Palmarini rimette oggi in discussione. “Artigiano della mente”, Piattelli Palmarini è stato accademico all’Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi, prima di approdare in Arizona. Celebri i suoi corsivi sul Corriere della Sera contro il fideismo darwinista.

Della chiesa evoluzionista, che Avvenire commentando il libro di Piattelli Palmarini ha chiamato senza tanti giri di parole “pasdaran del darwinismo”, fanno parte nomi blasonati della stampa italiana, come il militante ateista Piergiorgio Odifreddi (suo “In principio era Darwin”) e l’epistemologo Giulio Giorello, che fa di Darwin un’icona libertina. Ma ci sono anche filosofi su posizioni più moderate come lo studioso dell’Università La Sapienza di Roma Orlando Franceschelli, uno dei pochi a dedicare attenzione ai “teisti evoluzionisti che con Darwin vogliono dialogare”.
Uno dei più militanti è il genetista ultradarwiniano Guido Barbujani, che ha stroncato con fredda e scostante eleganza “Gli errori di Darwin” sul Sole 24 Ore. La pagina della scienza del quotidiano di Confindustria è curata dal filosofo empirista e ateista Armando Massarenti, che insieme agli scientisti Carlo Flamigni e Maurizio Mori ha scritto il “Manifesto di bioetica laica”. Sul Sole 24 Ore scrive di Darwin un altro della filiera di Don Verzé, lo psicologo Michele Di Francesco. Bioeticista darwiniano è anche Gilberto Corbellini, mentre Michele Luzzatto è autore del libro “Preghiera darwiniana” e scrive per la rivista MicroMega. La rivista è da anni portabandiera del giacobinismo darwiniano e in cima alla lista dei nemici figura ovviamente Benedetto XVI per la sua scettica considerazione, nel lavoro di studioso e di teologo, delle tesi evoluzioniste (l’uomo non si scopre usando la vanga del paleontologo, ha scritto).

Un anno fa MicroMega ha dedicato a Darwin un intero focoso volume. Fu Telmo Pievani a firmare l’attacco al Papa, titolo: “L’evoluzione addomesticata”. Pievani del neodarwinismo è il volto più televisivo (è apparso anche nella trasmissione “Turisti per caso”). Studi solidi negli Stati Uniti, accademico alla Bicocca di Milano e teorico di una “etica senza dio”, Pievani ha una verve che spinge a pensare all’evoluzione più in termini di fede che di scienza. Su MicroMega scrive anche Massimo Pigliucci, che sulla rivista scientifica britannica Nature ha stroncato il libro. Non ha concesso mediazioni: “Fodor e Piattelli Palmarini errano orribilmente”. Per MicroMega si occupano di neuroscienze, delle “radici biologiche della fede e della morale”, i professori Giorgio Vallortigara e Vittorio Girotto, che spiegano la fede religiosa con Darwin. Sono i sostenitori italiani della teoria dei “memi” di Richard Dawkins, attaccato proprio da Piattelli Palmarini. Il meme è un gene culturale che passa per imitazione da un individuo all’altro, un virus che contagia i cervelli: sono i memi più forti ad affermarsi a spese dei più deboli. Dio è il più robusto tra i “memi”. Si legge su MicroMega che “se abbiamo una legge morale in noi, non dobbiamo cercarne l’origine nel cielo stellato sopra di noi”. La fede è nel Dna.

Arroccato sull’ortodossia è il biologo riduzionista Edoardo Boncinelli, docente al San Raffaele e autore di “Perché non possiamo non dirci darwiniani”. Nei suoi libri Boncinelli spiega perché gli esseri umani funzionano come gli insetti (“l’uomo è un animale e come tale si conforma alle leggi generali della biologia”). Celebre il suo paragone tra l’ala del pollo e il braccio dell’uomo. Il decano darwiniano è Luigi Luca Cavalli-Sforza, pioniere della genetica che su Repubblica scrive spesso assieme al figlio, anche lui al San Raffaele. All’Accademia dei Lincei il darwinista militante è Carlo Alberto Redi, l’illustre biologo che subì, per interessamento dell’allora ministro della Sanità, Rosy Bindi, una visita dei carabinieri per aver clonato un topolino. Redi ritiene la teoria darwiniana “il massimo contributo della scienza alla storia dell’uomo”. Dal 2004 si celebra in Italia il Darwin Day, “Natale” secolarista a opera dell’Unione degli Atei di Carlo Flamigni e Margherita Hack. Senza dimenticare Eugenio Scalfari: “Non credo che il ruolo della specie alla quale appartengo sia superiore a quello delle api o delle formiche o dei passeri”.
In ambito cattolico aleggia il cosiddetto “darwinismo ecclesiastico”. C’è Fiorenzo Facchini, paleoantropologo. Sempre in ambito vaticano svettano Giuseppe De Rosa, scrittore della rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica, e Gianfranco Basti, direttore del Progetto Stoq (scienza, teologia e ricerca ontologica) promosso dal pontificio Consiglio per la Cultura.

Uomini e tristezza - Una prova di cosa non è l'educazione.

Per chi volesse intristirsi un pochino è sufficiente leggere questo articolo.

L'Uomo Vivo dice sempre che l'emergenza educativa è negli adulti.

giovedì 8 aprile 2010

Rassegna stampa

08 Aprile 2010 - Il Giornale
Ru486, Vaticano: estendere obiezione coscienza

08 Aprile 2010 - Avvenire
Ru486
SI PARLA DI NOI :: Sul tappeto c'è la 194 138 KB

08 Aprile 2010 - Giornale
Ru486
La prima pillola è senza ricovero 68 KB

08 Aprile 2010 - èVita
Fecondazione Artificiale
Eterologa per sentenza 172 KB

mercoledì 7 aprile 2010

Rassegna stampa

07 Aprile 2010 - Avvenire
Ru486
In arrivo in Puglia, scalpita la Toscana 93 KB

07 Aprile 2010 - CorrieredellaSera
Ru486
Fedrigotti: quella ferocia sui nostri figli 56 KB

07 Aprile 2010 - Sole24ore
Ru486
Poletto: l'aborto è delitto in ogni forma 49 KB

07 Aprile 2010 - Unità
Ru486
Tutto quello che non si dice 181 KB

07 Aprile 2010 - CorrieredellaSera
Attacchi al Papa come quelli a Pio XII 109 KB

07 Aprile 2010 - CorrieredellaSera
Scaraffia: a Ratzinger aggressioni politiche 82 KB

07 Aprile 2010 - Europa
Cardini: il complottino anti-Papa 152 KB

07 Aprile 2010 - LiberalQuotidiano
La strategia dell'assalto mediatico 98 KB