mercoledì 3 settembre 2008

Le dimissioni di Scaraffia e Pessina dall'esecutivo di Scienza e Vita.

Il caldo d'agosto ha portato cattivi consigli a Scienza e Vita, che con un articolo su Avvenire qualche tempo fa avrebbe aperto al testamento biologico.

Un'apertura improvvida al grimaldello dell'eutanasia e della cultura della morte, come se della vita si potesse disporre per testamento o per contratto. Uno strumento giuridicamente in contrasto con secoli di cultura del diritto.

Ben vengano le dimissioni di Scaraffia e Pessina, allora.

Noi continueremo a lottare per la vita e non ad usare atteggiamenti "politici" e mediatori dove non c'è nulla da raschiare.

Diffidiamo chiunque dall'usare i nostri pur poveri numeri per giustificare posizioni da moderni Faust.
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La Via crucis di p. Thomas in Orissa: Sono pronto a tornare e servire chi mi ha colpito


Vi preghiamo di diffondere il più possibile e nel più ampio raggio possibile (=anche all'estero!) queste notizie. Grazie.
Questo articolo di AsiaNews, che ringraziamo, è la viva voce del protagonista, padre Thomas Chellan.


di Thomas Chellan
È stato fra i primi ad essere colpito dalla furia dei radicali indù nei giorni scorsi. Per la prima volta parla del suo calvario. Catturato, picchiato, ferito, denudato, ha rischiato di essere arso vivo. Solo dopo due giorni la polizia lo ha liberato. Il suo racconto è stato raccolto da Nirmala Carvalho, corrispondente di AsiaNews a Mumbai.

Mumbai (AsiaNews) - Padre Thomas Chellan, 57 anni, è una delle prime vittime del pogrom contro i cristiani lanciato dal Vishva Hindu Parishad dopo l’assassinio di Swami Laxamananda Saraswati, il 23 agosto scorso. Picchiato, malmenato, ferito, denudato egli è stato soccorso dalla polizia solo alla fine della sua Via crucis. Con lui, anche una suora ha subito le stesse violenze, forse anche più brutali. Il loro Centro pastorale a Kandhamal è stato fra le prime costruzioni cristiane ad essere distrutte e bruciate. P. Thomas, ora ricoverato in ospedale ha accettato per la prima volta di raccontare quanto gli è successo. Mentre si fa forza a parlare, annaspa nel definire “selvaggia” la furia che lo ha colpito. “Selvaggia è troppo poco” dice. “Il modo con cui ci hanno picchiato con bastoni, piedi di porco, asce, lance, mostra che non ci consideravano neppure degli esseri umani… Erano come dei sicari, pagati da qualcuno per torturarci e picchiarci”. P. Thomas ha ora un’unica preoccupazione: quella per le migliaia (forse 50 mila) di fuggitivi nascosti nella foresta. “A tutt’oggi non c’è nemmeno un prete o una suora a Kadhamal. Tutti sono fuggiti, mentre dilagano le razzie e la caccia all’uomo. Nella mia agonia prego per i cristiani nella foresta. Nemmeno quello è un rifugio sicuro”. E aggiunge: "Se il mio vescovo mi manda, sono pronto a ritornare in Orissa. Insieme alle mie ferite, Cristo sta guarendo anche i miei sentimenti: non ho odio o amarezza. Sono pronto a servire anche coloro che mi hanno colpito… Sono felice di essere parte della ricca storia di persecuzione della Chiesa cattolica qui in India”. (NC). Da sette anni sono il direttore del Centro pastorale Divyajyoti [della diocesi di Cuttack- Bhubaneshwar]. La polizia (Orissa state armed police, Osap) era accampata davanti al nostro Centro da oltre un mese, da quando, a causa dell’uccisione di una mucca, vi sono stati alcuni incidenti a Tumbudhibandth. Quando, guardando la televisione, ho saputo della crudele uccisione di Swami Laxamananda Saraswati, ho contattato subito l’Osap chiedendo la loro protezione. Mi hanno risposto: “Nessuna preoccupazione, noi siamo qui”. Allora mi sono calmato. Il 24 agosto, verso le 4.30 del pomeriggio, una folla enorme è giunta al nostro cancello gridando slogan. Temendo per la nostra vita, io, un altro mio confratello prete e una suora abbiamo cominciato a scappare oltre il recinto del centro, dal retro dell’edificio. Sentivamo urla, rumori di porte e finestre infrante, ecc. Poi, dopo pochissimo tempo, abbiamo visto le fiamme e il fumo. Non sentendoci al sicuro, siamo fuggiti oltre, nella foresta e siamo rimasti là alcune ore, fino alle 8 di sera. Abbiamo raggiunto la casa di Prahlad Pradhan del villaggio di K. Nuagaon e lui è stato così buono da ospitarci e darci da mangiare. Il 25 agosto, verso le 9 di mattina, dall’interno della mia stanza ho potuto vedere ancora una folla distruggere una piccola chiesetta. Intuendo il pericolo, Prahlad mi ha nascosto in una stanza fuori dell’edificio principale e ha chiuso la serratura dall’esterno. Alle 13.30 un gruppo di 40-50 persone è arrivato e ha rotto la porta tirandomi fuori. In mezzo al gruppo vi era la suora, catturata prima di me. Hanno cominciato a picchiarmi da tutte le parti e mi hanno strappato a forza la camicia e il banyan [una giacca da camera – ndr]. Domandavano: “Perché avete ucciso lo Swamiji? Quanti soldi avete dato agli uccisori? Perché fate sempre così tante riunioni e incontri nel centro pastorale?”. Poi, spingendoci e tirando da tutte le parti ci hanno condotto fino al Janavikas building, dall’altro lato della strada. In mano avevano lathi [bastoni con punta di ferro, usati nelle arti marziali – ndr] asce, lance, piedi di porco, bastoni di ferro, falci, …Hanno continuato a picchiarci anche dentro l’edificio. Poi hanno strappato la camicia alla suora e l’hanno assalita. Ho detto qualcosa per fermarli, e con una mazza di ferro mi hanno colpito alla spalla destra. Poi mi hanno versato addosso del kerosene, mi hanno portato fuori e hanno preso dei fiammiferi per bruciarci. Uno ha suggerito di portarmi in strada e bruciarmi là. Mi hanno trascinato in strada mi hanno messo in ginocchio per 10 minuti, mentre portavano all’esterno anche la suora. Qualcuno intanto cercava una corda per legarci insieme e arderci vivi. Quindi hanno deciso di esporci mezzi nudi a Nuagaon, a mezzo chilometro da dove eravamo. Ci hanno legato le mani e ci hanno trascinato. Hanno anche cercato di strapparci via i resti dei nostri indumenti, ma abbiamo resistito. Mentre camminavamo piovevano colpi all’impazzata sui nostri corpi. Qualcuno nella folla gridava offese in Malayalam. Alle 14.30 abbiamo raggiunto Nuagaon, dove vi erano una dozzina di poliziotti dell’Osap, in piedi ai lati della strada. Domando a uno di loro: “Signore, la prego, ci aiuti!”. Ma per questa domanda uno della folla mi ha colpito. La polizia stava solo a guardare; nessun poliziotto nella sede di Nuagaon. La folla ci ha costretto a sederci sul bordo della strada e uno mi ha colpito in faccia. Intanto, uno che conoscevo bene – un venditore di Nuagaon – stava raccogliendo pneumatici usati perché volevano usarli per bruciarci. A un certo punto la folla ci ha detto di andare a K. Nuagaon, insieme a uno degli ufficiali, che ci ha accompagnato alla sede della polizia. Lì mi hanno messo qualche punto alle ferite, fasce e unguenti. Alle 9 di sera, l’ispettore di Balliguda, con un gruppo di poliziotti, ci ha portato a Balliguda. Uno della folla che ci aveva attaccato è rimasto a guardare tutti i nostri movimenti fino al nostro partire per Balliguda. Lì la polizia ci ha dato ospitalità e tutti ci hanno aiutato molto. Il 26 agosto alle 9 di mattina, ci hanno ancora portato alla stazione di polizia di Balliguda, dove l’ispettore capo ci ha chiesto se eravamo interessati ad esporre denuncia. Al nostro sì, ci ha detto di farlo subito, perché stava preparando il nostro trasferimento a Bhubaneshwar (280 km da Nuagaon). Abbiamo depositato 3 denunce: una per l’attacco contro il Centro pastorale; una per l’attacco contro di me; una per l’attacco contro la suora. Alle 16 siamo stati messi su un autobus molto confortevole, insieme ad alcuni altri passeggeri e ci hanno portato a Bhubaneshwar. Siamo scesi pochi km dopo Nayagarh, un po’ dopo la mezzanotte, il 27 agosto. Alcuni miei amici mi aspettavano per accogliermi e caricarmi nella loro auto. Alle 2 di notte siamo arrivati in uno dei nostri centri di Bhubaneshwar.

Eluana Englaro - dalla Regione Lombardia un no alla richiesta di sospensione dell'idratazione e alimentazione.

Milano - "Il personale sanitario non può sospendere l’idratazione e l’alimentazione artificiale del paziente: verrebbe meno ai suoi obblighi professionali e di servizio". Ha risposto così Carlo Lucchina, il direttore generale della Sanità della Regione Lombardia, con una lettera al papà di Eluana Englaro che, attraverso i suoi legali, aveva presentato la richiesta in tal senso alla Regione per sapere in quale struttura sanitaria far ricoverare Eluana.

La richiesta non può essere accolta - "La richiesta da lei avanzata - si legge nella lettera - non può essere esaudita in quanto le strutture sanitarie sono deputate alla presa in carico diagnostico - assistenziale dei pazienti. In tali strutture, hospice compresi, deve inoltre essere garantita l’assistenza di base che si sostanzia nella nutrizione, idratazione e accudimento delle persone".

Chi stacca il sondino viene meno agli obblighi professionali - Nella lettera viene anche specificato come negli hospice possano essere ospitati solo malati in fase terminale. "Il personale sanitario che procedesse, in una delle strutture del Servizio Sanitario, alla sospensione dell’ idratazione e alimentazione artificiale - prosegue il direttore generale della sanità lombarda - verrebbe dunque meno ai propri obblighi professionali e di servizio anche in considerazione del fatto che il provvedimento giurisdizionale, di cui si chiede l’esecuzione, non contiene un obbligo formale di adempiere a carico di soggetti o enti individuati". Nei giorni scorsi i legali della famiglia Englaro avevano inviato una diffida alla Regione per la mancata indicazione di una struttura che potesse ospitare Eluana e in cui il padre, Beppino Englaro, potesse staccare le macchine che tengono in vita la figlia.

Il padre: "andremo fino in fondo, sono solo problemi legali" - "Ormai è solo una questione legale: c’è un decreto e deve essere eseguito, quindi seguiremo tutte le vie legali perchè ciò avvenga", ha replicato Beppino Englaro alla risposta della Regione. "Noi andremo fino in fondo, perchè è questa la strada che stiamo seguendo - ha concluso - Ora vedremo dal punto di vista legale come superare quest’altro ostacolo".

La curatrice speciale di Eluana: "ce lo aspettavamo" - "Niente di diverso da quanto ci aspettavamo". Secondo Franca Alessio, curatrice speciale di Eluana Englaro la replica della Regione Lombardia alla diffida presentata dalla famiglia Englaro, era prevedibile. "Volevamo solo una risposta ufficiale per non continuare a cercare invano strutture lombarde disponibili ad accogliere Eluana. Non vogliamo più perdere tempo", ha dichiarato all’Adnkronos salute.

"Prendiamo contatti con altre regioni" - "Stiamo aspettando solo di capire come la Corte d’appello di Milano risponderà alla richiesta di sospensiva del decreto presentata dalla Procura generale. Ma nel frattempo stiamo già prendendo contatti con altre Regioni. Tra cui, appunto, la Toscana. Se ne sta occupando Beppino Englaro in persona".

"Quello della Regione è un atto illecito" - Quanto alla risposta del Pirellone la curatrice dichiara: "Valuteremo se è il caso di attivare l’autorità giudiziaria in merito a un’ipotesi di omissione di atto dovuto, quale è appunto l’esecuzione di un decreto". Secondo i legali, quello della Regione Lombardia è "un atto illecito". Una risposta che, concludono, lascia "perplessi, non nella sostanza, ma nel tenore".

"Quello della Regione è un atto illecito" - Quanto alla risposta del Pirellone la curatrice dichiara: "Valuteremo se è il caso di attivare l’autorità giudiziaria in merito a un’ipotesi di omissione di atto dovuto, quale è appunto l’esecuzione di un decreto". Secondo i legali, quello della Regione Lombardia è "un atto illecito". Una risposta che, concludono, lascia "perplessi, non nella sostanza, ma nel tenore".

Sedici anni in stato vegetativo - La lettera di Lucchina giunge a quasi due mesi dalla sentenza con cui la Corte d'Appello di Milano ha autorizzato lo stop all'alimentazione e all'idratazione artificiale. La donna, da oltre sedici anni in stato vegetativo permanente, e' ancora nella casa di cura monsignor Luigi Talamoni di Lecco. In questa palazzina nascosta dietro la basilica di san Nicolo', in una camera singola nel reparto di riabilitazione, Eluana continua a essere accudita dalle suore misericordine di San Gerardo, che la seguono giorno e notte da 14 anni. E che, ancor di piu' dopo una sentenza destinata a fare storia, la proteggono dagli occhi indiscreti e dalle curiosita' dei media.

Papa: il cristianesimo non è una filosofia, ma incontro personale con Gesù

Continuando ad illustrare la figura di San Paolo, Benedetto XVI parla della “conversione sulla via di Damasco” ed evidenzia che si tratta non del frutto di una maturazione personale, ma di un avvenimento esterno, l’apparizione del Risorto.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Il cristianesimo “non è una filosofia o una norma morale, cristiani siamo solo se incontriamo Gesù”, un incontro che, come accadde a Paolo sulla via di Damasco, cambia il pensiero e la stessa vita, fa divenire “spazzatura” ciò che era essenziale fino a quel momento, mentre “conta solo la vita in Cristo”. Alle 8mila persone presenti oggi nell’aula delle udienze, in Vaticano, Benedetto XVI ha nuovamente parlato della figura di San Paolo. La settimana scorsa ne aveva tratteggiato la biografia, oggi si è fermato ad illustrare il senso della “esperienza sulla via di Damasco, quella che comunemente si chiama la sua conversione”.

“Siamo negli anni 30 del secolo primo, quando si verifico il momento decisivo nella vita di Paolo. Molto è stato scritto e da diversi punti di vista, certo è che là c’è una svolta, un cambiamento di prospettiva”. “Egli cominciò a pensare come ad una perdita di tempo, come spazzatura tutto ciò che fino ad allora costituiva la ragione della sua esistenza”.

Il Papa ha ricordato che Luca per tre volte narra l’evento negli Atti degli apostoli. “Il lettore medio – ha aggiunto - si ferma su dettagli, come la luce dal cielo, la caduta, la cecità..”. Ma sono dettagli che “tutti si riferiscono al centro dell’avvenimento: il Risorto appare come una luce splendida e parla a Saulo, trasforma il suo pensiero e la sua stessa vita”. Nella Chiesa antica il battesimo era chiamato anche illuminazione, perché ci fa vedere la luce. “Ciò che è indicato teologicamente, in Paolo si realizza materialmente. Paolo è stato trasformato non da un pensiero proprio, ma da un evento, dalla presenza del Risorto. Questo incontro è il centro del racconto di Luca, ha cambiato la sua vita e in questo senso si può parlare di conversione”.

Lo stesso San Paolo, nelle Lettere, parla della sua “conversione”. “Egli – ha sottolineato Benedetto XVI - non ha mai parlato sui dettagli, penso perché poteva supporre che tutti conoscevano la storia che da persecutore lo aveva fatto divenire discepolo”. “Pur non parlando dei dettagli, parla diverse volte del fatto che anche lui è testimone della Risurrezione di Gesù, cha ha ricevuto direttamente la missione di Apostolo”. Il Papa ha citato, in materia, brani delle Lettere ai romani, ai corinzi ed ai galati. In quest’ultima, in particolare, Paolo parla di quando “Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre” lo ha chiamato perché lo annunciasse tra i pagani, e così “sottolinea che anche lui è vero testimone del Risorto” e “ha una sua propria missione ricevuta direttamente da Gesù”.

“Questa svolta della sua vita – ha sottolineato il Papa - non era frutto di un processo psicologico, di una maturazione morale e intellettuale ma viene dall’esterno; non è frutto della sua maturazione ma dell’incontro con Cristo, un avvenimento che lo ha trasformato”. “In questo senso è morto e la risurrezione è anche per lui stesso, morto il passato, risorto con Cristo risorto”. “Tutte le analisi psicologiche non possono chiarire, solo l’avvenimento, l’incontro è la chiave per capire ciò che è successo. In questo senso più profondo possiamo parlare di conversione, di un reale avvenimento che ha cambiato tutti i suoi parametri, ciò che era essenziale è spazzatura, conta solo la vita in Cristo”.

“Per noi ciò vuol dire che anche per noi il Cristianesimo non è una nuova filosofia o una norma morale, cristiani siamo solo se incontriamo Gesù”. “Certo non si mostra a noi in questo modo luminoso, irresistibile. Ma possiamo incontrarlo nella liturgia, nella vita con la Chiesa. “Solo in questa relazione personale con il Risorto diventiamo veramente cristiani e così si apre la nostra ragione a tutta la saggezza di Cristo, a tutta la ricchezza della verità”. “Chiediamo – ha concluso - il dono di una fede vivace, un cuore aperto e grande, di una carità per tutti che rinnova il mondo".

Nuove violenze a Mosul, rapiti e uccisi due cristiani.


Si conclude in maniera tragico il sequestro di due cristiani, per la cui libertà una delle famiglie aveva già pagato un riscatto di 20mila dollari. La comunità di Mosul auspica che i musulmani condannino “con fermezza” gli omicidi.


Mosul (AsiaNews) – La comunità cristiana irachena di nuovo nel mirino dei fondamentalisti islamici a Mosul: è di oggi la notizia della morte di un medico 65enne, Tariq Qattan, rapito nei giorni scorsi da una banda di terroristi e per la cui libertà, rivelano fonti di AsiaNews, la famiglia aveva già pagato un riscatto di 20mila dollari Usa. La somma di denaro non è però bastata per restituire la libertà a Tariq Qattan, uno dei tanti cristiani rapiti dai fondamentalisti per estorcere denaro.

Sempre a Mosul due giorni fa – ma la notizia è circolata solo oggi – è stato rapito e ucciso un altro cristiano, Nafi Haddad, per il quale non si sa ancora se sia stato pagato o meno un riscatto. A dispetto dei piccoli segnali di miglioramento che sembravano arrivare dall’Iraq, la comunità cristiana deve registrare altre violenze; Mosul è da tempo teatro di una vera e propria carneficina, che ha costretto oltre i due terzi dei fedeli a fuggire altrove in cerca di salvezza.

Grande il tributo di sangue versato dalla diocesi in questi ultimi anni, a partire dal tragico rapimento di mons. Paulo Farj Rahho, il cui corpo è stato rinvenuto privo di vita il 13 marzo scorso in un terreno abbandonato poco fuori la città. Durante l’agguato che ha preceduto il sequestro del presule sono morti i tre uomini che erano con lui e fungevano da scorta, massacrati dai terroristi.

Nel 2007 i morti registrati nella comunità cristiana irachena sono stati 47, di cui almeno 13 solo a Mosul: fra di loro ricordiamo p. Ragheed Gani trucidato il 3 giugno, e altri due preti.

Tra il 6 e il 17 gennaio di quest’anno, inoltre, si sono succeduti una serie di attacchi contro beni e proprietà cristiani, quando un’ondata di attacchi bomba ha colpito: la chiesa caldea della Vergine Immacolata, quella caldea di San Paolo, quasi distrutta, l’entrata dell’orfanotrofio gestito dalle suore caldee ad al Nour, una chiesa nestoriana e il convento delle suore domenicane di Mosul Jadida.

La fonte di AsiaNews a Mosul auspica che gli ultimi due omicidi vengano “condannati con forza” dalla comunità musulmana, che ha appena celebrato l’inizio del mese sacro del Ramadan. Barbarie compiute “in nome della religione” e che violano i precetti del Corano. “Per secoli la comunità cristiana ha contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo dell’Iraq. È dovere dei musulmani rispettarla e proteggerla perché crediamo tutti in un unico Dio, come è scritto nel Libro Sacro”.

martedì 2 settembre 2008

Al Meeting spazzolato via L'Uomo Eterno!

Venerdì verso le 18.00 alla Libreria del Meeting avevano esaurito le copie de L'Uomo Eterno.

Bella roba!

INDIA Pressioni sul presidente per fermare le violenze anti-cristiane in Orissa


Ma le violenze continuano: ieri 4 chiese sono state distrutte. Si allarga anche il fronte: violenze pure nel Madya Pradesh e nel Karnataka.


New Delhi (AsiaNews) – Personalità della società civile indiana hanno incontrato stamane Shrimati Pratibha Patil, presidente della confederazione, chiedendo il suo intervento per fermare le violenze anticristiane nell’Orissa. La delegazione ha pure presentato un memorandum e sta studiando le vie legali per condannare vari gruppi radicali indù che in questi giorni continuano a suscitare l’odio verso i cristiani. Intanto si registrano ancora violenze in Orissa. Ieri sono state distrutte e incendiate 4 chiese e la polizia ha allargato il coprifuoco e il controllo su altri 3 distretti. La campagna anti-cristiana si allarga anche nel Madya Pradesh e nel Karnataka.

La delegazione che ha incontrato il presidente Patil era composta da personalità della cultura e dello spettacolo, oltre a parlamentari cattolici, all’arcivescovo di Cuttack – Bhubaneshwar, mons. Raphael Cheenath; l’arcivescovo di New Delhi, mons. Vincent Concessao, e il portavoce della conferenza episcopale, p. Babu Joseph.

Nel memorandum offerto al presidente, il gruppo chiede che vengano perseguite alcuni leader radicali indù del Vhp (Vishwa Hindu Parishad), dell’Rss (Rashtriya Swayamsevak Sangh) e del Bajrang Dal che nei giorni scorsi hanno continuato ad accusare i cristiani dell’assassinio di Swami Laxmanananda lo scorso 23 agosto.

Sebbene la polizia sia convinta che gli autori sono dei guerriglieri maoisti, Praveen Togadia, segretario generale del Vhp ha affermato in un’intervista a un giornale internazionale che “La Chiesa ha ucciso lo Swami”. Ram Madhav, portavoce dell’Rss, ha affermato alla Cnn che “i cristiani sono dietro l’assassinio”. Subhash Chavan, leader nazionale del Bajrang Dal ha dichiarato che “la polizia sta cercando di nascondere la verità, accusando i maoisti”. Tutti loro sono “passibili di condanna per incitamento all’ inimicizia fra comunità e religioni”.

La delegazione ha chiesto al presidente di usare tutto il suo potere per inviare truppe di sicurezza nell’Orissa, dove la polizia e il governo locale sembrano spesso inadeguati.

Nei giorni scorsi la polizia dell’Orissa ha allargato il coprifuoco su altri 3 distretti, oltre ai 9 già sotto controllo. Ma si registrano scontri coi radicali indù, mentre almeno 4 chiese e decine di case sono state bruciate.

La campagna anticristiana – e anticonversione – si sta allargando in altre parti del Paese. Nel Madya Pradesh (India centrale), mentre i cristiani hanno osservato fino ad oggi 3 giorni di digiuno per i loro fratelli di fede in Orissa, gruppi del Bajrang Dal hanno inscenato manifestazioni bruciando fantocci che rappresentano missionari. Anche se vi sono stati tafferugli con studenti cristiani, l’intervento della polizia ha evitato vittime.

Ieri a Chitradurga nel Karnataka, il pastore protestante N Kumar, della chiesa di Sharon, è stato picchiato subito dopo la funzione domenicale. Il gruppo dei radicali indù era entrato in chiesa segnando con pigmento rosso tutti i fedeli radunati, come segno di “riconversione all’induismo”. La polizia era presente, ma non è intervenuta.

(Nella foto: p. Edward, responsabile dell'orfanotrofio di Bargarh, all'ospedale. Il 25 agosto il sacerdote è stato picchiato fino a tramortirlo e lasciato mentre l'edificio veniva bruciato. Nell'incendio è morta arsa viva la collaboratrice Rafani Majhi).

lunedì 1 settembre 2008

Un aforisma al giorno - 71

«E' l'uomo umile che fa le grandi cose. E' l'uomo umile che fa le cose ardite».

G. K. Chesterton

Il Papa all'Angelus del 31.08.2008

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo l'intervento pronunciato da Benedetto XVI questa domenica a mezzogiorno presiedendo la recita della preghiera mariana dell'Angelus nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.


Cari fratelli e sorelle!

Anche oggi, nel Vangelo, compare in primo piano l'apostolo Pietro. Ma, mentre domenica scorsa l'abbiamo ammirato per la sua fede schietta in Gesù, da lui proclamato Messia e Figlio di Dio, questa volta, nell'episodio immediatamente seguente, mostra una fede ancora immatura e troppo legata alla "mentalità di questo mondo" (cfr Rm 12,2). Quando infatti Gesù comincia a parlare apertamente del destino che l'attende a Gerusalemme, che cioè dovrà soffrire molto ed essere ucciso per poi risorgere, Pietro protesta dicendo: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai" (Mt 16,22). E' evidente che il Maestro e il discepolo seguono due modi di pensare opposti. Pietro, secondo una logica umana, è convinto che Dio non permetterebbe mai al suo Figlio di finire la sua missione morendo sulla croce. Gesù, al contrario, sa che il Padre, nel suo immenso amore per gli uomini, lo ha mandato a dare la vita per loro, e che se questo comporta la passione e la croce, è giusto che così avvenga. D'altra parte, Egli sa pure che l'ultima parola sarà la risurrezione. La protesta di Pietro, pur pronunciata in buona fede e per sincero amore verso il Maestro, suona per Gesù come una tentazione, un invito a salvare se stesso, mentre è solo perdendo la sua vita che Lui la riceverà nuova ed eterna per tutti noi.

Se, per salvarci, il Figlio di Dio ha dovuto soffrire e morire crocifisso, non è certamente per un disegno crudele del Padre celeste. La causa è la gravità della malattia da cui doveva guarirci: un male così serio e mortale da richiedere tutto il suo sangue. E' infatti con la sua morte e risurrezione, che Gesù ha sconfitto il peccato e la morte ristabilendo la signoria di Dio. Ma la lotta non è finita: il male esiste e resiste in ogni generazione, anche ai nostri giorni. Che cosa sono gli orrori della guerra, le violenze sugli innocenti, la miseria e l'ingiustizia che infieriscono sui deboli, se non l'opposizione del male al regno di Dio? E come rispondere a tanta malvagità se non con la forza disarmata dell'amore che vince l'odio, della vita che non teme la morte? E' la stessa misteriosa forza che usò Gesù, a costo di essere incompreso e abbandonato da molti dei suoi.

Cari fratelli e sorelle, per portare a pieno compimento l'opera della salvezza, il Redentore continua ad associare a sé e alla sua missione uomini e donne disposti a prendere la croce e a seguirlo. Come per Cristo, così pure per i cristiani portare la croce non è dunque facoltativo, ma è una missione da abbracciare per amore. Nel nostro mondo attuale, dove sembrano dominare le forze che dividono e distruggono, il Cristo non cessa di proporre a tutti il suo chiaro invito: chi vuol essere mio discepolo, rinneghi il proprio egoismo e porti con me la croce. Invochiamo l'aiuto della Vergine Santa, che per prima e sino alla fine ha seguito Gesù sulla via della croce. Ci aiuti Lei ad andare con decisione dietro al Signore, per sperimentare fin d'ora, pur nella prova, la gloria della risurrezione.

[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]

In queste ultime settimane la cronaca ha registrato l'aumento degli episodi di immigrazione irregolare dall'Africa. Non di rado, la traversata del Mediterraneo verso il continente europeo, visto come un approdo di speranza per sfuggire a situazioni avverse e spesso insostenibili, si trasforma in tragedia; quella avvenuta qualche giorno fa sembra aver superato le precedenti per l'alto numero di vittime. La migrazione è fenomeno presente fin dagli albori della storia dell'umanità, che da sempre, pertanto, ha caratterizzato le relazioni tra popoli e nazioni. L'emergenza in cui si è trasformata nei nostri tempi, tuttavia, ci interpella e, mentre sollecita la nostra solidarietà, impone, nello stesso tempo, efficaci risposte politiche. So che molte istanze regionali, nazionali e internazionali si stanno occupando della questione della migrazione irregolare: ad esse va il mio plauso e il mio incoraggiamento, affinché continuino la loro meritevole azione con senso di responsabilità e spirito umanitario. Senso di responsabilità devono mostrare anche i Paesi di origine, non solo perché si tratta di loro concittadini, ma anche per rimuovere le cause di migrazione irregolare, come pure per stroncare, alle radici, tutte le forme di criminalità ad essa collegate. Dal canto loro, i Paesi europei e comunque quelli meta di immigrazione sono, tra l'altro, chiamati a sviluppare di comune accordo iniziative e strutture sempre più adeguate alle necessità dei migranti irregolari. Questi ultimi, poi, vanno pure sensibilizzati sul valore della propria vita, che rappresenta un bene unico, sempre prezioso, da tutelare di fronte ai gravissimi rischi a cui si espongono nella ricerca di un miglioramento delle loro condizioni e sul dovere della legalità che si impone a tutti. Come Padre comune, sento il profondo dovere di richiamare l'attenzione di tutti sul problema e di chiedere la generosa collaborazione di singoli e di istituzioni per affrontarlo e trovare vie di soluzione. Il Signore ci accompagni e renda fecondi i nostri sforzi!

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai Sacerdoti salesiani provenienti da diversi Paesi e alle Suore Domenicane Missionarie di San Sisto. Saluto inoltre i fedeli di Bassano del Grappa, Galliera Veneta, Bedizzole, Boccaleone, Moncalieri e Riposto, i cresimandi di Zané con i loro genitori e il gruppo della diocesi di Lodi. A tutti auguro una buona domenica.

[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]

venerdì 29 agosto 2008

Giovannino Guareschi sold out al Meeting!

Al Meeting di Rimini c'è una fantastica mostra su Giovannini Guareschi, il Chesterton d'Italia.

Ebbene, a quest'ora ha già totazzato oltre 20.000 visite, cataloghi finiti, libri finiti, Meeting in difficoltà per questo vero e proprio assalto.

Ho qui a fianco a me ho Albertino e Carlotta (la Pasionaria!) Guareschi che stanno per dare il calcio d'inizio della Gagliarda's Cup (la Gagliarda è la squadra di don Camillo!).

Che bello!

L'Uomo Vivo
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giovedì 28 agosto 2008

Chesterton è attuale - 20


Oggi abbiamo raggiunto 16.266 visite dall'inizio dell'anno, senza contare chi accede al blog tramite feed e cose del genere.

Vedete? Gilbert se la ride!

Bella prova, evviva i lettori ed evviva Chesterton!

Ecco L'Uomo Eterno! E L'Uomo Vivo è contentissimo!


Eccolo, L'Uomo Eterno!

E' anche bello esteticamente!

Dal sito dell'Eroico Rubbettino:

Se mai esiste, cos’è che rende l’essere umano soltanto umano? Questa è la domanda che G.K. Chesterton si pone in questa esplorazione classica della storia umana. Rispondendo al materialismo evolutivo del suo contemporaneo (e antagonista) H.G. Wells, Chesterton in questo lavoro afferma l’unicità umana e il messaggio unico della fede cristiana. Scrivendo in un periodo in cui il darwinismo sociale era rampante, Chesterton replicò dicendo che l’idea secondo la quale la società ha subìto un progresso da uno stato di primitivismo e di barbarie verso la civiltà, è semplicemente e piattamente imprecisa.
«Il barbarismo e la civiltà non sono palcoscenici successivi nel progresso del mondo», afferma, con argomenti dedotti dalle storie dell’Egitto e della Babilonia.
Ecco il libro che ha convertito C.S. Lewis dall’ateismo al Cristianesimo. Questo libro illustra il viaggio spirituale dell’umanità, o almeno della civiltà occidentale. Un libro per la mente e lo spirito.

(2008) pp. 352

ISBN: 978-88-498-2072-0

€. 18,00

mercoledì 27 agosto 2008

Al Meeting - la mostra su Aleksand'r Solzenicyn.

É molto bella la mostra su quest'uomo!

Un vero sabotatore, per dirla alla Lewis!

Andate e vedete!
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L'Uomo Eterno è già disponibile al Meeting di Rimini.

L'Uomo Eterno, con prefazione di Luca Volontè e nota biobibliografica del nostro presidente Marco Sermarini, è già disponibile al Meeting di Rimini.

È qui di fronte a noi uomini vivi.
Costa euro 18.00.
Merita.
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Eugenetica presentato al Meeting di Rimini.

Ricordiamo a tutti i soci, amici e simpatizzanti che venerdì 29 Agosto 2008 alle ore 15.00, sala A2, nell'ambito degli incontri che il Meeting di Rimini dedica al tema "Invito alla lettura", verrà presentato il volume del nostro Chesterton "Eugenetica e altri malanni", edito da Cantagalli.

Interverranno Alison Milibank, docente all'Università di Nottingham, e anche il prefatore dell'opera e socio SCI, Luca Volontè, nostro amico.
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martedì 26 agosto 2008

Rilasciati i missionari rapiti in India.

Qui sotto il collegamento alla notizia di cui al titolo.

Il mondo si accorge solo ora, coi morti, dello stato in cui versa la libertà di religione in questo grande paese del quale ci si ricorda solo per parlare di economia al pari della Cina, e mai per alzare la voce in difesa dei cristiani, vessati all'inverosimile da anni.

Solo AsiaNews, altre agenzie di stampa missionaria e Aiuto alla Chiesa che soffre parlano di questo martirio, in atto da anni così come pure in Pakistan con le conversioni forzate all'islam e con le finte accuse di blasfemia.

Per il resto, tutti tacciono. Evviva la stampa italiana, libera e attenta, soprattutto solidale coi cristiani.

Ma Dio è giusto.
http://mobile.corriere.it/dettaglio.php?SID=77e8d37c87654f540c1347d11a79ddbb&idc=1529572&ids=1&type=news
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Siamo tutti coinvolti in una grande campagna di sabotaggio, ecco perché il mondo ce l'ha con noi...

"... Viviamo in un territorio occupato dal nemico: ecco che cos'è questo mondo. Il cristianesimo è la storia di come il re legittimo è sbarcato - sbarcato, potremmo dire in incognito - e ci chiama tutti a partecipare a una grande campagna di sabotaggio. Quando andiamo in Chiesa, andiamo in realtà ad ascoltare la radio clandestina dei nostri amici".

C. S. Lewis.
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lunedì 25 agosto 2008

Al Meeting - 25 Agosto 2008

Stamattina c'erano Paolo Gulisano che presentava la mostra su Guareschi con il comico Enrico Beruschi.

All'ora di pranzo un bellissimo incontro con Franco Nembrini, insegnante grandissimo.

Ora, 15.30, testimonianze di don Emmanuele Silanos, sacerdote della Fraternità dei Missionari di San Carlo Borromeo, e di suor Elvira Petrozzi, fondatrice della comunità per tossicodipendenti "Il Cenacolo", una sorta di nonna buonissima delle fiabe (ma buona tanto!).
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domenica 24 agosto 2008

Samuel Wansiru vincitore della maratona è cattolico.

Samuel Wansiru, il keniota vincitore della maratona delle Olimpiadi di Pechino, è cattolico.

Si è fatto un bel segno della croce, anzi due, e questo è molto bello.

L'etiope arrivato terzo si è fatto anche lui un bel segno della croce, ma alla copta. Va benissimo. E cattolico dovrebbe essere pure l'eritreo. Che bello.
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Si apre il XXIX Meeting per l'Amicizia tra i Popoli... E ci siamo pure noi!

Oggi si è aperta la XXIX edizione del Meeting per l'Amicizia tra i Popoli e ci siamo pure noi. Difatti saremo come sempre ospiti dello stand della Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati. Potrete iscrivervi alla SCI e acquistare i volumi di Chesterton (scontati per i soci) e degli atti degli scorsi Chesterton Day.

Segnaliamo anche la presenza di tanti amici al Meeting (Alessandro Gnocchi, Paolo Gulisano, Luca Volontè e altri) e di tanti begli incontri.

Venerdì tra l'altro verrà presentata Eugenetica e altri malanni, edito da Cantagalli.
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