giovedì 13 aprile 2017

Il poeta e i pazzi a Milano

Un aforisma al giorno - da Eretici...

Eretici è sempre una fonte inesauribile di ispirazione e di memoria delle cose insopprimibili della nostra anima e del nostro essere. per cui ho pensato bene di riproporre qualcosa di sempre interessante.

Marco Sermarini

Un uomo con una convinzione precisa (...) appare sempre bizzarro, perché non muta col mondo; egli si è issato fino a una stella fissa, e la terra rotea sotto di lui come uno zootropo. Milioni di miti uomini in giacchetta nera si dichiarano sani di mente e ragionevoli solo perché afferrano al volo la fola del momento, perché vengono sospinti da una pazzia all’altra dal maelstrom del mondo.


Gilbert Keith Chesterton, Eretici

Un aforisma al giorno (un altro grande ritorno direttamente dal 16 Aprile 2010)

Walter Pater ha detto che noi siamo tutti condannati a morte e che la sola via possibile è di godere momenti squisiti in se stessi. La medesima lezione insegnava la filosofia, così potente e così desolata, di Oscar Wilde. E' la religione del carpe diem; ma la religione del carpe diem non è la religione di persone felici, bensì di persone molto infelici. La grande gioia non coglie i boccioli di rosa finché può; i suoi occhi sono fissati sulla rosa immortale che Dante poté vedere. La grande gioia ha in sé il senso dell'immortalità; lo stesso splendore della giovinezza risiede nella sensazione di avere tutto lo spazio per distendere le gambe.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici

mercoledì 12 aprile 2017

Un aforisma al giorno (di sei anni fa, difficilissimo da trovare in giro)

Riproponiamo questo bell'aforisma. Sono lussi che si possono concedere solo quelli che seguono la piccola grande Società Chestertoniana Italiana, che viaggia sempre in prima classe, come disse una volta simpaticamente Paolo Pegoraro azzeccandoci (immodesti ma solo per eccesso di allegria).

E' tratto da uno dei Notebooks di Chesterton, i suoi diari giovanili conservati alla British Library di Londra. Cose belle. Qualcuno ha avuto modo di sfogliarli e leggerli, vero, Caterina Colombo? Non ricordo come ci arrivò questo aforisma, ma l'importante è che ci arrivò. Qui troviamo la gloria giovanile dell'aver ritrovato la strada, grazie a Dio. Un po' di luce che acceca, cose dette non con la precisione di un teologo, ma sintomo di una gioia ritrovata. Bellissimo quel "coltiviamo la pietà e camminiamo umilmente"! E' un'altra conferma del fatto che il giovane Chesterton e il caro vecchio Gilbert sono la stessa persona.



Marco Sermarini

"L’uomo è una scintilla che vola verso l’alto. Dio è eterno. Chi siamo noi, a cui è data questa coppa della vita umana, per chiedere di più? Coltiviamo la pietà e camminiamo umilmente. Che cosa è mai l’uomo perché tu lo debba considerare tanto importante? L’uomo è una stella inestinguibile. Dio si è incarnato in lui. La sua vita è preordinata su scala colossale, della quale egli vede solo pochi scorci. Che osi tutto e tutto pretenda: è il Figlio dell’Uomo, che verrà in nuvole di gloria".

Gilbert Keith Chesterton, Diario giovanile, un passo intitolato Two strands (“Due fili”)

Il primo aforisma di Chesterton che pubblicammo

«La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto».

Gilbert Keith Chesterton, Eretici, 1905

Lo pubblicammo sotto il nome di "Pillole di Chesterton", era il 27 Marzo 2007, esattamente dieci anni fa (non sembra!), poi virammo sul ben noto "Un aforisma al giorno" (era il 15 Novembre 2007); sotto questo titolo il primo fu il post che segue:

Iniziamo oggi una bella abitudine: vi proponiamo alcune di quelle strepitose intuizioni e formulazioni delle idee di Chesterton che vengono chiamate aforismi.

Chesterton infarciva le sue opere, volontariamente o involontariamente, di frasi impossibili da scordare, ricche di umorismo, ironia, capacità di penetrare e rimanere nella testa e nel cuore delle persone, tanto da esserne uno dei maestri indiscussi.

Se avete seguito il blog negli ultimi tempi, vedete che uno dei motivi di attualità di Chesterton è dato dal fatto che chi lo cita lo fa a proposito e, diciamo, si serve delle sue citazioni in maniera determinante.

Il primo che vogliamo suggerirvi è il manifesto dei tempi odierni:

«Coloro che usano la ragione non la venerano, la conoscono troppo bene; coloro che la venerano non la usano».

martedì 11 aprile 2017

Un aforisma al giorno

La maggior parte delle filosofie moderne non sono filosofia ma dubbio filosofico; dubbio, cioè, se possa esistere una qualunque filosofia.

Gilbert Keith Chesterton, San Tommaso d'Aquino

lunedì 10 aprile 2017

Luca Fumagalli sul più recente Padre Brown televisivo inglese (se volete possiamo discutere)

https://www.radiospada.org/2017/04/father-brown-la-serie-tv-che-ha-tradito-chesterton/

Un aforisma al giorno (grande ritorno! Lo pubblicammo così nel 2007!).

«Vorrei che non fossimo obbligati a sprecare in cose frivole, quali le letture e la letteratura, il tempo che potremmo dare ad un lavoro solido, serio e costruttivo, come il ritagliare figure di cartone, ed impiastrarvi su vivaci colori»

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.

domenica 9 aprile 2017

Un aforisma al giorno

Come tutti i profeti sani di mente, sacri e profani, posso fare delle profezie solo quando sono infuriato.

Gilbert Keith Chesterton, Utopia degli usurai

Un aforisma al giorno

La primavera non è primavera se non arriva troppo presto. 

Gilbert Keith Chesterton, A Miscellany of men


venerdì 7 aprile 2017

Una bella raccolta di aforismi tratti da Le preghiere dell'Uomo Vivo sulla Passione, la Morte e la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo (grazie, Alessandro Gnocchi)

https://www.riscossacristiana.it/fuori-moda-la-posta-di-alessandro-gnocchi-070417/#wp-comments

Chesterton in altre parole

Per la maggior parte delle persone l'intensità di pensiero è molto più difficile dell'azione. Con lui era l'opposto. Usava incessantemente la sua testa, il suo corpo il meno possibile. Ricordo un giorno di essere andata a trovarli (i coniugi Chesterton, ndr) quando lui aveva una caviglia slogata, e sentire da Frances quanto ciò lo facesse felice perché nessuno lo avrebbe potuto seccare per fare esercizio fisico. Lasciava l'intera vita pratica a lei.


Maisie Ward, Chesterton

giovedì 6 aprile 2017

Un aforisma al giorno

Il trovare e il combattere il male è il principio di ogni allegria, e anche di ogni farsa.

Gilbert Keith Chesterton, L'Osteria Volante

Un aforisma al giorno

L'essere buoni è una impresa molto più rischiosa del giro del mondo.

Gilbert Keith Chesterton, Il Club dei Mestieri Stravaganti

mercoledì 5 aprile 2017

Un aforisma al giorno (splendido)

Il detto "la regola d'oro è che non esistono regole d'oro" può in realtà essere confutato semplicemente rovesciandolo. Il fatto che non esistano regole d'oro è già di per sé una regola d'oro. È anzi molto peggio di una regola d'oro: è una regola ferrea, un ostacolo al primo movimento dell'uomo.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici

Un aforisma al giorno

Imbucare una lettera e sposarsi sono tra le poche cose ancora assolutamente romantiche, perché per essere assolutamente romantica una cosa deve essere irrevocabile.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici 

Un aforisma al giorno

Non può esservi miglior prova dell'efficienza fisica di un uomo del suo discorrere allegramente di un viaggio alla fine del mondo. E non può esservi miglior prova dell'efficienza pratica di una nazione del suo discorrere continuamente di un viaggio alla fine del mondo, un viaggio verso il Giorno del Giudizio e la Nuova Gerusalemme. Non può esservi sintomo più evidente di una vigorosa salute fisica della tendenza a inseguire nobili e folli ideali; è nella prima esuberanza dell'infanzia che vogliamo la luna.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici

Un aforisma al giorno

La vera difficoltà dell'uomo non è di godere i lampioni o i panorami, non di godere i denti-di-leone o le braciole, ma di godere il godimento, di mantenersi capace di farsi piacere ciò che gli piace.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia

lunedì 3 aprile 2017

Belloc a Chesterton: «Ti raccomando questo, di chiederle per te la comprensione di ciò che veramente è la patria perenne dell'anima...»

Caro Gilbert,

sono un uomo spaventato dalla velocità delle navi, dei cavalli e di ogni azione che abbia relazione con essa. Non ho mai scritto una lettera come questa che sto scrivendo ora, per quanto avessi desiderato scriverne sei o sette da quando sono diventato adulto. Sulla questione che discutemmo ad Oxford devo dire qualcosa che è più facile esprimere sulla carta che non a voce, o piuttosto è più apprezzabile. Ogni processo intellettuale è dubbio, inconcludente, salvo la pura deduzione che è un gioco se le prime certezze sono ipotetiche e immensamente valido se la prima certezza è solida, e così rimane interamente dipendente da ciò.
Ora se noi differissimo su tutti i punti principali non avrei scritto così, ma ve ne sono uno o due sui quali siamo d'accordo. Uno è «Vere passus, immolatus in cruce pro homine». L'altro è la venerazione alla nostra cara Signora, la benedetta Madre di Dio.
Ti raccomando questo, di chiederle per te la comprensione di ciò che veramente è la patria perenne dell'anima. Vedrai se è qui o là. Ella non ci delude mai. Ella non mi ha mai deluso nelle mie richieste.
Non ho mai scritto così, ripeto, e ti prego di non vedervi nulla eccetto quello che dico. Non vi è nessuna connessione che la ragione possa cogliere, ma è così. Se dici «desidero questo», come nel caso tuo conoscere una via piuttosto che un'altra, Ella te lo concederà, come ti darà la salute o il denaro necessario o il successo in un amore puro. Ella è la nostra Madre benedetta.
Non c'è molta logica in questa lettera. Sono tentato di distruggerla, ma te la manderò. Non rispondermi.

Il tuo fedele H. Belloc.

dal Reform Club di Manchester il giorno 11 dicembre 1907 (cit. in J.A. O' Brien, Conversioni che hanno cambiato il mondo)

Grazie, padre Roberto Brunelli!

domenica 2 aprile 2017

La buona battaglia - di Fabio Trevisan - da Riscossa Cristiana


"Amare qualcosa senza desiderare di combattere per averla non è amore, ma lussuria"


Questa frase, rinvenibile nel saggio "Appreciations and Criticism of the Works of Charles Dickens" del 1911, edito in lingua italiana (Marietti 1820) con il titolo "Una gioia antica e nuova. Scritti su Charles Dickens e la letteratura", condensa in modo efficace il pensiero di Chesterton sulla "buona battaglia". In un'epoca, come la nostra, caratterizzata dall'incapacità di mantenere l'obbligo di fedeltà dato e quindi di amare fino in fondo e desiderare conseguentemente di combattere per quella causa e per quel voto assunto da principio, ecco il drammatico epilogo prospettato dal grande scrittore londinese: al posto delle virtù della fedeltà e della magnanimità subentrano i vizi corruttori della lussuria e della meschinità.

Come aveva intuito Chesterton, si innesta nel mondo una nuova specie di miserabili traditori, piccoli uomini senza slanci generosi, preoccupati solamente di compiacersi ambiguamente: "Quando la natura umana è umana, incontaminata da sofismi particolari, esiste un naturale legame di parentela tra guerra e corteggiamento…". Da rilevare quanto insistesse Chesterton sulla "natura umana" e quanto questa natura sia stata erosa, dimenticata, tradita. Per non parlare poi di quel legame di parentela tra guerra e corteggiamento, così malinteso e così vituperato oggi, in un clima ideologico impregnato di pacifismo e sessismo adulterato. L'essenza del vero romanticismo e dell'autentico eroico amore umano era sintetizzato, dal saggista di Beaconsfield, in questa splendida frase: "In un romanzo vero ci sono tre personaggi che vivono e agiscono: Possiamo chiamarli San Giorgio, il Drago e la Principessa. Ogni romanzo deve conoscere il duplice tema dell'amore e della battaglia. Deve esserci una Principessa, l'oggetto da amare; deve esserci il Drago, l'oggetto da combattere, e deve esserci San Giorgio, che è il personaggio che ama e combatte". 

Per Chesterton non era possibile separare il sano amore dalla buona battaglia e per questo inveiva contro la società moderna che stava tralasciando questo indissolubile legame: "La nostra civiltà moderna mostra molti sintomi di cinismo e decadenza, ma di tutti i segnali della fragilità moderna e della mancanza di principi morali, non c'è nessuno così superficiale o pericoloso come questo: che i filosofi di oggi abbiano cominciato a dividere l'amore dalla guerra, e a collocarli in campi opposti". Chesterton alludeva al nodo inestricabile amore-guerra, pensate un po', persino nell'amata Chiesa Cattolica Romana: "Una cosa implica l'altra. Una cosa implicava l'altra nel vecchio romanzo e nella vecchia religione, che erano le due cose permanenti dell'umanità. Non si può amare qualcosa senza voler combattere per essa". Queste frasi mi fanno rabbrividire per l'intensità, la profondità e la stupefacente attualità. Sembra che Chesterton stia parlando adesso a soggetti talmente svirilizzati da non concepirsi quasi più come persone; incapaci di amare e donarsi fino in fondo. Gente così inerme, incapace di lottare e di comprendere il reale significato della vita. Chesterton sapeva invece che amare il mondo equivaleva innanzitutto a combatterlo: "Nello stesso istante in cui si è offerto di amare tutte le persone, egli si è anche offerto di colpirle". Chesterton ammoniva e rilevava, da sano cattolico che si spendeva per la buona battaglia, dell'importanza della salvezza dell'anima: "Niente è più importante del destino dell'anima…tutti i buoni scrittori esprimono lo stato della loro anima". 

Nell'amato Dickens, a cui aveva dedicato anche altri scritti, Chesterton intravedeva la bellezza della sua anima: "La prima cosa da capire di Dickens è proprio questa condizione fondamentale dell'uomo dietro le sue creazioni". A certe condizioni era possibile "dialogare" con Dickens: amandone l'anima, lo spirito delle sue creature e desiderare combattere con lui l'iniquità del male e del peccato. Chesterton promuoveva quindi un ardente combattimento spirituale contro ogni modernismo o progressismo, facendoci assaporare una gioia antica e nuova: "Certamente la parola "progresso" oggi è insignificante, perché il progresso dà per scontata una direzione già definita. Ed è proprio su questa direzione che ci troviamo in disaccordo". 

Egli era perfettamente consapevole che, oltre al connubio amore-guerra, era indispensabile tornare alla salvaguardia del dogma e dell'ortodossia: "Il dogma è l'unica cosa che rende possibile una discussione, o un ragionamento".