sabato 6 febbraio 2016

mercoledì 3 febbraio 2016

Do we agree? La storia di questa famosa foto

Quella che vedete è una foto molto, molto famosa per noi chestertoniani. Ne abbiamo trovate alcune da varie angolazioni, di diversa provenienza (fatte da diversi fotografi, per intenderci.

Come si vede, ritrae da sinistra a destra:

- George Bernard Shaw, socialista fabiano, scrittore, giornalista, drammaturgo;

- Hilaire Belloc, storico, giornalista, distributista;

- Gilbert Keith Chesterton, giornalista, scrittore, distributista.

L'occasione è quella del famoso dibattito pubblico "moderato" (è il caso di dirlo) da Hilaire Belloc tra i due amici/nemici dal titolo «Do we agree?» (Siamo d'accordo?), tenutosi a Londra l'ultimo venerdì dell'Ottobre 1927.

L'incontro fu promosso dalla Distributist League e fu a pagamento, nella Kingsway Hall. Fu registrato e trasmesso dalla BBC. Ci fu una sorta di… overbooking: avevano venduto più biglietti di quanto la sala potesse contenere e nel resoconto scritto dell'incontro si dà atto anche di questo: popolo vociante alla porta che vuole per forza entrare, Belloc che dice di farli entrare comunque…Uno spettacolo!

Qui sotto c'è anche la copertina del libretto che ne uscì. Oggi è pubblicato da Ignatius Press nell'Opera Omnia di Chesterton.

Bello, no?

martedì 2 febbraio 2016

Partitocrazia in formato stepchild

Ciò che stiamo vedendo in questi giorni è la perfetta rappresentazione pratica di ciò che Cecil Chesterton e Hilaire Belloc scrissero nel volume The Party System (pubblicato in Italia da Rubbettino col titolo Partitocrazia).

Da una parte il sistema dei partiti che fanno e dicono le loro cose, con un seguito popolare falsato ed apparente.

Dall'altro il popolo, che in parte crede di contare e scegliere perché legge i giornali, guarda la tv e si informa (ma attinge palesemente a cisterne avvelenate, come dice la Bibbia: basta vedere come sono stati rappresentati, dileggiati e ostracizzati i manifestanti in questi giorni dal sistema dell'informazione, una propaggine del sistema dei partiti o forse una parte del " istema" insieme ai partiti), ed in parte va al Circo Massimo e mostra lo scollamento assoluto dal sistema.

Milioni di persone il 30 Gennaio 2016 sono scese in piazza per dire no secco al disegno di legge Cirinnà e tutto quello che i partiti sanno dire è: stralcio, unioni sì adozioni no, affido rafforzato… "Rispetto per la piazza ma andiamo avanti…" e "una legge che attende da troppo tempo…".

Questa è la vera partitocrazia, cioè l'assenza totale di democrazia.

Questo è il motivo che spinse Chesterton e Belloc ad abbandonare l'agone politico e ad iniziare la costruzione dello stato distributista. 

È ora.

Una mente come un diamante - Scritti su Thomas More



L'amico Giuseppe Gangale coltiva interessi moreani e chestertoniani. Chesterton coltivava interessi moreani. L'equazione che precede ha dato vita al libro che potete vedere, edito dalla Studium.

E' una bella idea, quella di osservare Chesterton attraverso chiavi di lettura differenti e "incrociate": è un buon metodo per scoprire l'unitarietà del suo pensiero, la sua coerenza, la costanza nel ripetere e coniugare i motivi fondanti del suo vivere. Lo ha già usato con successo Maurizio Brunetti che per D'Ettoris ha curato Lo spirito del Natale, collazionando gli scritti più significativi sull'argomento, molto dickensiano e chestertoniano.

Ha fatto qualcosa di simile Giuseppe Gangale che ci sciorina una interessante collezione di ciò che Chesterton diceva e pensava su questo santo, avvocato e uomo politico inglese di cui non sapremo mai abbastanza e che dobbiamo scoprire al di là di luoghi comuni che lo sviliscono e lo riducono a poco. Ha aggiunto note biografiche, bibliografia e commenti ed il volume è una bella cosa.

Quanto fosse importante More per Chesterton lo scopre agevolmente chi fa un viaggetto a Beaconsfield. Scavando in questo piccolo blog troverete qualche mia simpatica cronaca (peraltro non ancora finita! Manca ancora l'ultimo giorno di viaggio!) del viaggio in Inghilterra in compagnia del mio angelo custode americano, padre Spencer Howe, e le avventure chestertoniane con Dale Ahlquist e gli altri eroi della bellissima conference del 2014. Lì c'è traccia di questo affetto di Gilbert per Thomas More. Gilbert lasciò una cospicua somma, e così fece sua moglie, per contribuire all'edificazione della chiesa parrocchiale di Beaconsfield. Fece tanto per quella chiesa da vivo, ma anche da morto, tanto che vi campeggia una bella lapide che la definisce una specie di monumento dell'affetto di tutti i chestertoniani del mondo che contribuirono a migliorare e terminare la chiesa. Chesterton avrebbe voluto che la parrocchia fosse intitolata ai Martiri Inglesi, tra cui spicca San Thomas More (amici, se avrete mai la ventura di conoscerli come è capitato a me - e di questo ringrazio padre Spencer che a loro deve la sua conversione dal luteranesimo al cattolicesimo e la sua vocazione al sacerdozio - vi innamorerete di questi uomini e di queste donne che non avevano nulla da difendere, nulla, fuorché il loro amore a Cristo!). Ma le cose andarono diversamente, la chiesa fu dedicata al Piccolo Fiore, Santa Teresina del Bambin Gesù e solo successivamente, dopo la morte di Chesterton, fu aggiunta la dedicazione a San Thomas More, San John Fisher e ai Martiri Inglesi. Questo perché tra le altre cose Chesterton volle che vi fosse presente una cappella a loro dedicata che riproduce la cella in cui fu rinchiuso More nella Torre di Londra, con i ceppi al muro, un polittico delle personalità di maggior spicco che all'epoca non erano state ancora canonizzate o beatificate, e le statue di Fisher e More a destra e sinistra. La statua di More lo ritrae nell'abito dell'avvocato di quei tempi (e un po' mi sono commosso anche per questo, cari amici). Ora capirete molto di più, di certo.

Il libro riporta anche degli scritti che hanno un nesso italico, e cioè la conferenza che Chesterton tenne al Venerabile Collegio Inglese di Roma (l'ho visto da fuori, c'è ancora la sedia dove Chesterton si sedette…) nel 1929 in occasione della sua permanenza in Italia per la beatificazione di More [fu l'occasione in cui incontrò Papa Pio XI che gli disse in francese (più o meno): ma quanto scrive! Papa Pio XI era decisamente arguto]. Fu quello il viaggio che provocò La Resurrezione di Roma (un bel libro da ripubblicare).

Bene, acquistatelo! Leggetelo perché merita. Chesterton che scrive dell'inglese More è lo stesso che si permetteva di fare l'elenco dei delitti dell'Inghilterra, il peggiore dei quali fu quello di mettersi alla testa della cosiddetta riforma protestante e di usarla come grimaldello per fare entrare il male sulla terra. Poco politicamente corretto, come sempre, ma questo è ciò che lui pensava e noi non dobbiamo mascherarlo.

Marco Sermarini

lunedì 1 febbraio 2016

L’impotenza dell’impenitenza - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)


chesterton"La formula fondamentale di un'epoca è sempre una legge non scritta, come la legge che è prima di tutte le leggi, quella che protegge la vita dall'omicida"

Nel poderoso saggio: "Eugenetica e altri malanni" scritto antecedentemente la Prima Guerra Mondiale, ma pubblicato dopo il conflitto, Chesterton perorava la legge naturale che precedeva qualsiasi legge positiva. Lo faceva non solamente a protezione della vita nascente, ma quale regola per valutare ogni presunta legge (in quanto, con San Tommaso d'Aquino, una legge ingiusta non può neppure essere chiamata legge).

Ancor oggi, con i numerosi fatti deliranti crescenti (pretese equiparazioni al matrimonio delle unioni tra omosessuali e addirittura la cosiddetta aberrante "stepchild adoption") il monito del grande scrittore inglese sembra ancora molto utile per farci capire il "tracollo della ragione", com'egli amava definirlo. Quest'impotenza dell'impenitenza trasformata quale rivendicazione di presunti diritti faceva e fa trasparire come la società moderna sia incapace di ravvedersi e di riconoscere i propri peccati. Quella fondamentale condizione costituita dalla legge naturale, mutuata dalla legge divina, non era più avvertita e le conseguenze della mancata comprensione indispensabile di questa  (soprattutto nell'epoca moderna) stanno sotto gli occhi di tutti: la pazzia e le mode bizzarre ne sono la cartina di tornasole. Comprendere la legge naturale o farsi una "natura arbitraria" modellata ai propri desideri e capricci non era (e non può essere) la medesima cosa: "C'è una grande differenza tra avere e non avere un concetto di questo basilare presupposto di un'epoca". 

zzzzchsrtn010216

Alla base di questa radicale negazione del diritto naturale e dell'ostentata pretesa di veder riconosciute le proprie illegittime rivendicazioni stava l'incapacità di pentirsi, di riconoscere i propri errori: "Non è solo l'incapacità mentale di comprendere l'errore, è anche il rifiuto spirituale di ammettere di aver commesso un errore". Con una frase da far venire i brividi, Chesterton ammoniva questa follia, questa degenerazione intellettuale e spirituale: "La società è carica di peccati inconfessati; ha l'animo piagato e ammutolito da cose penose". Cosa fare dinanzi ad una situazione simile? Certamente pregare, ma anche sforzarsi di capire ciò che cento anni fa il grande scrittore londinese ci aveva suggerito. I peccati vanno confessati, la verità su Dio e sull'uomo non va taciuta: "Questa strana, debole ostinazione, questa persistenza nella via erronea del progresso, peggiora e si indebolisce sempre più e oggi ha assunto un che di sinistro e di orribile. I nostri errori sono diventati i nostri segreti". 

Dobbiamo soprattutto, come indicava Chesterton, riappropriarci del nostro passato e vincere l'incantesimo materialista e progressista: "Siamo inconsciamente dominati, in tutti i campi, dall'idea che non si può tornare indietro". Fare i conti con i propri peccati significa saperli riconoscere, altrimenti ci si immerge nell'atmosfera mortifera della "impotenza dell'impenitenza". Questa terribile storia che ci ha condotto a calpestare e a non vedere i principi e la legge naturale era condensata da Chesterton in un'altra efficace frase: "E' la storia del mostro ateo e bramoso di distruggere il focolare domestico… è la presenza del peccato suggellato con l'orgoglio e l'impenitenza". Siamo dinanzi ad un'altra tirannide, che diventando sempre più irresponsabile e di facili costumi, assume contorni più terribilmente violenti.

Sentite queste incisive frasi finali di Chesterton: "In tutte le epoche il tiranno è duro perché è molle…e tale è veramente, come possiamo testimoniare tutti noi che da anni cerchiamo di incidere la gonfia e vacua corpulenza del compromesso moderno, a un tempo comodo e crudele. C'è infatti davvero nel nostro mondo odierno il colore e il silenzio del divano coperto di cuscini". "Comodo" e "crudele": due parole abbinate che qualificano le malvagità delle pretese contro natura.

sabato 30 gennaio 2016

In questo giorno di battaglia, di gloria e di vittoria grandi saluti da Dale Ahlquist e Aidan Mackey!

Tweet di Cardinal R. Sarah su Twitter

Cardinal R. Sarah (@Card_R_Sarah)
Con affetto appoggio pienamente il Familyday organizzato dai laici cattolici e persone di buona volontà dell'Italia. Che Dio sia con voi +RS


Un aforisma al giorno

giovedì 28 gennaio 2016

Un aforisma al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
If any man is to convince society that a thing is right, the thing must be right before society is convinced of it.

Se un uomo si trova a dover convincere che una cosa è giusta, la cosa deve essere giusta prima che la società sia convinta di ciò.


Inviato da iPhone

Un aforisma al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
To have an ideal is simply to have an aim; and there is nothing practical in being aimless.

Avere un ideale è semplicemente avere uno scopo; e non c'è niente di pratico nell'essere senza scoop.


Inviato da iPhone

Riceviamo e volentieri vi giriamo (c'è anche Chesterton)

martedì 26 gennaio 2016

Un aforisma al giorno (Ortodossia)

Un aforisma al giorno (Ortodossia)

La Magia di Chesterton



Vi avevamo anticipato proprio ieri una novità editoriale, anzi due.

Eccovi la prima che vorremmo suggerirvi.

Si tratta di Magia, una delle poche opere teatrali scritte da Chesterton. Mancava dalle librerie da tanti anni. Un'edizione era uscita molti anni fa (credo ancora nel secolo scorso, anni Novanta grosso modo) con la traduzione di Saverio Simonelli ed era stata messa in scena da Mario Scaccia nel 1995 al Festival di San Miniato.

Un peccato che Chesterton si sia occupato poco di teatro (un'altra opera è stata pubblicata per colpa nostra e del Patriota Cosmico lo scorso anno, vi ricordate? Era la commedia che Chesterton utilizzò per rispondere al nichilismo di Pirandello e che si intitola La Sorpresa). Non sono l'unico a sostenerlo, lo diceva anche George Bernard Shaw, e con ciò mi voglio espressamente chiamare fuori dal coro di quelli che dicono: sì, bravo Chesterton ma non come drammaturgo. Perché credo che chi lo dice non lo abbia mai letto seriamente. Nel leggerlo bisogna avere sempre una disposizione anzi una disponibilità a farsi cambiare le carte in tavola, a leggere messaggi tra le righe, a non fermarsi subito alla prima fumisteria o difficoltà... così come si dovrebbe fare ogni volta che si apre un libro di Chesterton. C'è sempre una sorpresa o una cosa detta in un modo poco ordinario, quasi alla maniera di Pollicino che lasciava delle piccole tracce per ritrovare la strada, o di uno scrittore di gialli che è abituato a cospargere la sua opera di indizi, ed anche a cercarli nella vita, dove i più seguono strade già battute. È una virtù, questa, e va imparata da Chesterton.

Fatta questa premessa, vi dico che questa è una nuovissima edizione tradotta dal giovane Giulio Mainardi, che ama Chesterton e le sue opere e ha pensato bene di pubblicarlo a proprie spese attraverso la piattaforma web Il Mio Libro. Infatti è lì che lo troverà chi intenderà acquistarlo, e farà cosa buona perché ne vale la pena. Il libro è piccolo, si presenta bene anche dal punto di vista tattile (una copertina rigida, bianca ed è elegante. E' piacevole tenerlo in mano, questo libretto). Ha fatto tutto Giulio: prefazione, traduzione e anche il progetto grafico. Bravo, Giulio. 

«Perché mai dei miracoli falsi dovrebbero dimostrare che santi e profeti veri non sono mai esistiti? Potrebbe esserci della magia falsa, ed esserci ugualmente della magia vera». Ci chiede Chesterton; e Giulio ci dice che «è su tale stringente argomentazione che Chesterton costruisce questa “commedia fantastica”, opera che riscosse un grande successo di pubblico» ed ora lui ce la propone. Giulio dice pure (ed io recensore sono perfettamente d'accordo, e l'ho già detto sopra) che si tratta di «una storia arguta, sapientemente tesa, dove ogni frase, ogni accenno, ogni allusione muove in direzioni apparentemente diverse, ma in realtà ingegnosamente collegate; mentre sopra e intorno ai personaggi il sovrannaturale, presenza sottile e incombente, sembra in ogni momento in procinto di rivelarsi, come ingannevole macchinazione o come insondabile realtà». Insomma, si tratta di una storia che serve per svegliarci e per tenerci svegli, e questo è uno dei buoni motivi ci sono per acquistare questo libro.

Poi mi piace il fatto che questo giovane traduttore abbia sentito la necessità di tradurre per sé e poi di offrire a tutti quest'opera: è una cosa che ha del distributistico, in ogni caso dell'artigianale nel senso più bello del termine. I libri circolano così, dicevo con un carissimo amico: dovrebbero circolare sempre così, non aspettando che i grandi editori decidano di spendere per noi o meglio di guadagnare con noi. In fondo i libri che hanno cambiato il mondo sono andati in giro un po' così. Hanno trovato un manoscritto del Vangelo di San Giovanni nel corredo di un soldato morto in Egitto attorno al 125 dopo Cristo, una trentina d'anni dopo che era stato scritto quel Vangelo circolava nello zaino di un soldato scritto a mano. Non so quanto c'entri ma la cosa mi piace, e mi piace che ogni tanto noi chestertoniani - senza togliere il lavoro agli editori - sentiamo il bisogno di far leggere a tutti le opere di nostro Zio Gilbert.

Buona lettura!

Marco Sermarini

La traduzione dell'aforisma in inglese sui clan dell'altro giorno...

Giorni fa avevamo pubblicato uno splendido aforisma in inglese. Un simpatico amico (che si firma con un account di Blogger con un incomprensibile acronimo) ce ne ha fatto una traduzione e lo ringraziamo perché non sempre si arriva a fare tutto quello che sarebbe utile o per lo meno piacevole (per chi non conosce l'inglese: però sarebbe ora di iniziare a studiarlo, no? Essendo amici di Gilbertone è il minimo... anche solo per gratitudine e per facilitarci il compito! Scherziamo, dai!).
Grazie all'amico acronimico che se ha piacere può anche manifestarsi meglio!

«Non vi è nulla di gretto in un clan; la sola cosa davvero gretta è un circolo. I membri di un clan vivono insieme perché tutti indossano il medesimo tartan oppure perché discendono dallo stesso venerabile capostipite; nei loro cuori, però, grazie a Dio, vi saranno sempre molti più colori di quanti se ne possono trovare in qualsiasi tartan. I membri di un circolo, al contrario, vivono insieme perché hanno lo stesso tipo di anima e la loro grettezza è costituita da quella coerenza e soddisfazione spirituali che si trovano solo all'inferno».