martedì 2 agosto 2011

Grande convegno chestertoniano a St. Vincent organizzato dalla SCI il 3 Settembre 2011!


Cari amici,

questo è un invito che rivolgiamo a tutti, soci e non soci, e cioè quello di trovarci tutti insieme a St. Vincent (AO), posto ameno e degno di nota, per vivere il vero spirito chestertoniano, parlare di GKC, trovarci.

L'argomento scelto è certamente importante e ci servirà per discutere e riflettere sull'importanza anche presente del pensiero di Chesterton.

Vi aspettiamo tutti quanti.

Per informazioni potete rivolgervi alla nostra segreteria tramite l'indirizzo di posta elettronica presente sul blog.

E con l'asino ha vinto Leonardo!

L'asino dei Chesterton si chiamava Trotzky!

Il vincitore è il non meglio identificato Leonardo, che si merita il titolo di Grande Detective Chestertoniano!

Complimenti ai campioni!

Charles Dickens!

http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-chesterton_gilbert_k_rialti_e_cur_/isbn-9788821165146/charles_dickens_.htm

lunedì 1 agosto 2011

Stefano ha vinto! Il nome del cane di Chesterton è... E quello dell'asino?

... Winkle, anzi, Mr. Winkle!

Traeva questo nome da un personaggio dickensiano (sapete tutti quanto GKC amasse Dickens). Era un Aberdeeen. Vi daremo presto altre belle notizie su questo cane che Chesterton considerava uno di casa e che meritò anche una citazione ed il saluto in una lettera di G. b. Shaw diretta ai Chesterton.

Ed ora, sapete dirci il nome dell'asino dei Chesterton (sì, l'asino!)?

Intanto proclamiamo il non meglio identificato Stefano Grande Detective Chestertoniano!

Chesterton al Meeting di Rimini con la SCI

Carissimi,

ricordiamo a tutti che lunedì 22 Agosto 2011 alle ore 21.45 ci sarà la messa in scena della versione teatrale de La Ballata del Cavallo Bianco, il poema chestertoniano edito due anni fa in italiano con la traduzione di Annalisa Teggi per Raffaelli Editore. È la stessa Annalisa Teggi, nostra socia ed amica, ad aver curato la riduzione teatrale con Otello Cenci.

Il martedì, giorno 23, alle 11.15 ci sarà un incontro su GKC. Titolo: 

AMARE LA REALTÀ, DIFENDERE LA RAGIONE: GUARDARE IL MONDO CON GLI OCCHI DI CHESTERTON

martedì 23 agosto 2011 11.15 - Sala A3

Partecipano: Alison Milbank, Associate Professor of Literature and Theology at the Department of Theology and Religious Studies, University of Nottingham; Edoardo Rialti, Professore e traduttore di letteratura inglese. Introduce Ubaldo Casotto, Giornalista.
Inoltre troverete la Chesterton Review in edizione italiana, edita dal GK Chesterton Institute for Faith and Culture e dalla Civiltà Cattolica per i tipi di Lindau, con la collaborazione di molti di noi della SCI: Marco Sermarini, Paolo Gulisano, Fabio Trevisan e Annalisa Teggi.Sarebbe bello trovarsi tutti lì in questi momenti, magari anche a cena insieme (alla romana, of course!) la sera del Cavallo Bianco.
Chi è interessato, ci scriva.

domenica 31 luglio 2011

Città Nuova presenta La superstizione del divorzio

Città Nuova, il periodico focolarino, parla de La superstizione del divorzio:

"Apologetica– Gilbert Keith Chesterton, "La superstizione del divorzio", San Paolo, euro 14,00 – Arguto, sarcastico, penetrante: Chesterton non lascia da parte nemmeno una critica possibile ai sostenitori del divorzio. Perché l'amore coniugale è realtà. (p.p.)"

sabato 30 luglio 2011

venerdì 29 luglio 2011

Al Meeting avrete il primo numero della Chesterton Review in versione italiana!




Nel collegamento qui sopra trovate il comunicato (il primo! quello lanciato da Civiltà Cattolica attraverso i media della Compagnia di Gesù) che annuncia la nascita e pubblicazione della Chesterton Review in versione italiana.

La Chesterton Review è la rivista più accreditata al mondo per quel che riguarda il Nostro Gilbert ed è prodotta dal G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture, l'istituto fondato da padre Ian Boyd collegato alla Seton Hall University del New Jersey, negli Stati Uniti.

Il Chesterton Institute for Faith and Culture, in collaborazione con la casa editrice Lindau e la Civiltà Cattolica, sono gli editori della edizione italiana. In redazione trovate padre Ian Boyd, Gloria Garafulich - Grabois, padre Antonio Spadaro, Andrea Monda, Dermot Quinn, il nostro presidente Marco Sermarini, il nostro vicepresidente Paolo Gulisano ed il nostro direttore Fabio Trevisan.

Il volume è introdotto da padre Ian Boyd per il Chesterton Institute, da padre Antonio Spadaro per la Civiltà Cattolica e riporta un breve scritto del nostro presidente Marco Sermarini. L'uscita coincide con la prima pubblicazione italiana della rivista internazionale.

Sarà presentato al Meeting di Rimini il 22 Agosto 2011.

Omosessualità, omofobia, omo... - Quando non si sa di cosa si sta parlando.

A proposito di omofobia, vi segnalo «Ero gay, ora ho una moglie Il professor Veronesi non sa di che sta parlando...», la bella intervista di Stefano Lorenzetto a Luca Tolve.

Segnalo un breve passaggio:

[...] Da quando Luca Di Tolve non è più gay, si ritrova tutti contro, specialmente dopo che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco la sua storia nelle 248 pagine del libro Ero gay, che è stato edito da Piemme col sottotitolo A Medjugorje ho ritrovato me stesso [...]. S’è trovato minacce di morte nella casella della posta, tanto che oggi è costretto a non rivelare a nessuno il luogo di residenza. Quando va a parlare in giro per l’Italia, deve farsi proteggere dalla Digos e dai carabinieri. A Brescia, nella Casa dei diaconi messagli a disposizione dalla curia vescovile, è stato assediato da circa 200 sostenitori dell’Arcigay, capeggiati dal presidente nazionale Aurelio Mancuso e da quello onorario Franco Grillini, ex deputato e leader storico del movimento gay. Portavano appeso al collo un certificato Asl di sana e robusta costituzione fisica e inalberavano cartelli con l’ammonizione «Non guarirete mai!» lanciata all’indirizzo di coloro che avevano accettato di partecipare alla sua conferenza. Alla fine è stato scortato da due poliziotti in un’altra sede, tenuta segreta per precauzione. Lo stesso è accaduto a Milano, nella parrocchia di San Giuseppe Calasanzio. «Per la visita del professor Nicolosi in Italia sono stati mobilitati 20 agenti. E poi i gay hanno il coraggio di sostenere che quelli discriminati sono loro! Mi considerano un reietto, un rifiuto umano. Hanno scritto che sono a libro paga del Vaticano e che prendo ordini da Rocco Buttiglione, escluso dalla Commissione europea per aver detto che come cattolico considera l’omosessualità un peccato, ma non un crimine. Evidentemente per loro è invece un delitto il matrimonio fra un ex omosessuale e una donna. Se un eterosessuale diventa gay viene salutato come un eroe, lo invitano in Tv, gli offrono un posto da opinionista nei giornali, mentre se un omosessuale compie il percorso inverso viene messo al bando».

L'intervista intera è qui: http://www.ilgiornale.it/interni/ero_gay_ora_ho_moglie_il_professor_veronesi_non_sa_che_sta_parlando/24-07-2011/articolostampa-id=536542-page=1-comments=1

Maria Grazia Gotti

Anche in Colombia leggono Chesterton!


di Maria Grazia Gotti
Porto una bella notizia: anche in Colombia leggono Chesterton!
Ho trovato questo bell’articolo che raccomando ai lettori di castigliano (anzi meglio: a tutti gli amanti di GKC che si destreggino un po’ col castigliano) scritto da Jesus Dulce Hernandez, su un quotidiano che si chiama “El Informador” e viene pubblicato a Santa Marta, Colombia.
L’ho trovato particolarmente piacevole, non solo per quel che dice di quello che sta leggendo, ma anche per la storia del suo primo incontro con Chesterton, con “la saggezza di Padre Brown” avvenuto in un Ostello a Firenze dove si praticava lo scambio di libri, e dove è iniziata una intensa relazione […]“Quel libro che scambiai nell’ostello fu l’inizio di una relazione, io la chiamerei sudditanza, fra l’opera di GKC e me. Non mi lasciò nemmeno un istante mentre rimasi a Firenze, o, per meglio dire, io non lo lasciai. Oggi mi rendo conto che la serie poliziesca non solo mi ha accompagnato in quel viaggio ma che ha deciso di fermarsi con me per sempre […]
Jesus Dulce Hernandez (JDH) sta leggendo “un libro del grande Gilbert K. Chesterton intitolato I libri, la pazzia e altri saggi” (potrebbe essere Lunacy and Letters?), che raccoglie articoli pubblicati sul  Daily News fra il  1901 e il 1911. Del libro JDH  dice che “[...] mostra la freschezza classica della letteratura di Chesterton. E dico classica perché non è scontato che al leggere questi saggi oggi, dopo più di 100 anni, sembra che ogni parola si adatti alla perfezione alla quotidianità dei nostri giorni [...]”.
Fra i saggi in esso contenuti JDH  parla in particolare di uno che si intitola “Lo specchio”, dedicato alla grandezza dell’uomo nella grandezza della natura, e di come il primo possa diventare lui stesso creatore della seconda attraverso l’arte.
Nel saggio per riferirsi all’uomo e alla creazione GKC utilizza il termine lillipuziano.
Traduco le parole di JDH  usa per commentare il saggio:
Lillipuziano è l’uomo in quanto  specchio di Dio, e lillipuziani sono i quadri che l'uomo dipinge, che sono lo specchio della creazione. Chesterton dice che il compito dell'artista è quello di rifare di nuovo il mondo. Quindi, anche se il pittore cerca di dipingere le cose come sono, le dipingerà invece come dovrebbe essere. Questa è la ragione più umana dell’arte.
Dalle riflessioni che fa Chesterton rimane sempre una sensazione di pienezza e, di più, di certezza. La sua prosa mi ha fatto sentire il più lillipuziano di tutti. Il suo esame sull’arte ha lasciato nella mia mente l’idea che il mondo così com'è, sarà sempre meno di quello che dovrebbe essere. Però, anche così, sono esistiti le sirene, i minotauri e gli unicorni.
La domanda è se siamo disposti a vivere felicemente a Lilliput, dove cerchiamo di essere dei, sapendo che siamo nani, o morire ingannandoci nella terra dei giganti, dove non solo cerchiamo di essere Dio, ma crediamo anche di esserlo.”

Da Il Foglio di oggi 29 Luglio 2011 - Gnocchi e Palmaro: Accorata invettiva contro il cattolicesimo rinunciatario e accomodante


Se si ci si guarda attorno nella Chiesa del terzo millennio, dire che il sale della terra sia ormai tutto tramutato in zucchero sarebbe ingeneroso. Ma sarebbe ancor più fuorviante nascondersi che la radicale diversità del cattolicesimo, per sua natura antagonista al mondo, sia stata dilapidata da una gioiosa macchina di pace votata a un dolciastro laicizzare, a un mellifluo omologare. L’asprezza del dogma non piace più, la spigolosità della verità spaventa proprio chi dovrebbe amare la fatica della via stretta. 
Ma non è colpa del mondo, che troppo spesso i cattolici rincorrono scriteriatamente, salvo poi imputargli la mondanizzazione del cattolicesimo. Nell’inedito tentativo di conquistare il consenso della modernità, invece che convertirla, il cattolicesimo di questi decenni ha annunciato l’avvento di un villaggio globale praticamente privo di dogmi: una sorta di “serenopoli” da spot pubblicitario su cui il Concilio Vaticano II ha appiccicato l’etichetta di “pastorale” e dove nulla più è urticante al punto da richiedere un “sì” o un “no”. Ma il mondo moderno aveva già una “serenopoli” siffatta e si è ben guardato dal comprare l’imitazione cattolica. Così, gli unici a invaghirsi della “serenopoli” cattolica a dogma variabile sono stati i cattolici stessi. Solo loro, abitanti della cittadella del rigore dogmatico, potevano percepire, tra il proprio universo e quello libero da vincoli proposto dal nuovo corso, una differenza tale da provarne un desiderio incontrollabile. 
Ma senza dogma non c’è rigore, senza rigore non c’è obbedienza, senza obbedienza non c’è unità e senza unità non c’è forza. Così oggi, quando va bene, la Chiesa balbetta là dove dovrebbe urlare in faccia al mondo che le logiche democratiche le lascia volentieri alle democrazie mondane.
Per farlo, però, non basta l’impeto fugace di reazioni anche meritorie. Bisogna andare alla radice del problema, a quella deriva luterana che ha conquistato vasti settori della Chiesa. Pur con tutte le dichiarazioni congiunte possibili, non si può essere cattolici e anche filo luterani, cattolici e anche anticattolici, romani e anche antiromani: lo chiede la ragione prima che la fede.
Però è innegabile che Lutero, il monaco agostiniano che non comprese Agostino, eserciti un fascino prepotente nella cittadella del dogma, minata a suo tempo da tomisti che non compresero Tommaso. Quel geniaccio tedesco è riuscito là dove schiere di eretici avevano fallito. Il motivo lo ha spiegato nel XIX secolo dom Prosper Guéranger, abate benedettino di Solesmes in uno scritto che si intitola L’eresia antiliturgica e la riforma protestante: “Lutero (…) non disse nulla che i suoi precursori non avessero detto prima di lui, ma pretese di liberare l’uomo, nello stesso tempo, dalla schiavitù del pensiero rispetto al potere docente, e dalla schiavitù del corpo rispetto al potere liturgico”.
Proclamando la liberazione della ragione e del corpo, Lutero ha conquistato l’individuo illudendolo di poter essere maestro, sovrano e sacerdote a se stesso. Ma, di fatto, lo ha condannato alla dissoluzione. Che il cattolicesimo oggi sia su questa china lo si scopre osservando che i risultati della riforma luterana, lucidamente enunciati nella sua opera da Guéranger nell’Ottocento, sono gli stessi che flagellano la Chiesa cattolica dagli Anni Sessanta del Novecento: “Odio della Tradizione nelle formule del culto”, “Sostituzione delle formule ecclesiastiche con letture della Sacra Scrittura”, “Introduzione di formule erronee”, “Eliminazione delle cerimonie e delle formule che esprimono i misteri”, “Uso del volgare nel servizio divino”, “Odio verso Roma e le sue leggi”, “Distruzione del sacerdozio, “Il principe capo della religione”.
Un elenco terribile e attuale su cui urge riflettere. 

Trovata la tomba dell'Apostolo San Filippo - da L'Osservatore Romano

"Abbiamo trovato la tomba di san Filippo"

È stata probabilmente ritrovata la tomba dell'apostolo passato alla storia per il celebre rimprovero rivoltogli da Gesù: "Filippo, da tanto tempo sono con voi e non mi hai conosciuto?" (Giovanni, 14, 9). Il ritrovamento è avvenuto in Anatolia occidentale, precisamente a Pamukkale, l'antica Hierapolis, città in cui Filippo, dopo aver predicato in Grecia e Asia Minore, morì. La scoperta si deve alla missione archeologica italiana avviata già nel 1957, e composta oggi da un'équipe internazionale diretta dal 2000 da Francesco D'Andria, docente all'università del Salento. 
La ricerca della tomba di san Filippo va dunque avanti da molto tempo. Un risultato importante si ebbe già nel 2008, quando l'équipe riportò alla luce la strada processionale percorsa dai pellegrini per raggiungere il sepolcro dell'apostolo. E finalmente quest'anno - ci racconta telefonicamente dalla Turchia il direttore della missione - "accanto al Martyrion (edificio di culto ottagonale costruito sul luogo dove forse Filippo fu martirizzato), abbiamo individuato una basilica del V secolo a tre navate. Questa chiesa fu costruita intorno a una tomba romana del I secolo che, evidentemente, era tenuta in enorme considerazione se si decise più tardi di edificarvi attorno una basilica. Si tratta di una tomba non a fossa, ma a sacello, con tanto di frontone e camera funeraria". 
Ebbene, collegando tra loro questi e molti altri elementi, "siamo giunti alla certezza - conclude D'Andria - di aver individuato la tomba dell'apostolo Filippo, che era al centro di tutto il sistema di pellegrinaggio a lui legato". 
Nel IV secolo, Eusebio di Cesarea scrisse che due stelle brillavano in Asia: Giovanni, sepolto a Efeso, e Filippo "che riposa a Hierapolis". In effetti non vi sono dubbi che l'apostolo di Betsaida di Galilea, poi al centro di alcuni testi apocrifi di tendenza gnostica, terminò i suoi giorni a Gerapoli. E la città a lungo si gloriò di lui e delle sue quattro figlie, dotate - stando al racconto di Eusebio (Storia ecclesiastica, III, 39, 9) - di carisma profetico. Controversa, invece, è la questione legata alla morte dell'apostolo. Secondo la tradizione più antica infatti egli non morì martire - così sostiene Eracleone, negli Stromatèis di Clemente Alessandrino (IV, 71, 3) - mentre gli apocrifi raccontano che subì il martirio per mano romana. 

(giulia galeotti)

(©L'Osservatore Romano 29 luglio 2011)

Stavolta non ce l'ha fatta nessuno... Il premio di Grande Detective Chestertoniano rimane in palio!

Allora, cari amici, bisogna dare atto a "Stefano" (non meglio identificabile, purtroppo), a Biolove, a JCarlini, ad Alberto Anghileri e a Maria Grazia Gotti di aver accettato la sfida e di aver dato un'indicazione possibile, ma purtroppo non esatta.

Quoodle, è vero, si merita addirittura una poesia (The song of Quoodle) e per la precisione essa fa parte de "L'Osteria Volante", da cui fu estratta assieme alle altre ballate e canzoni e poesie per finire in  un volume dal titolo "Wine, water and songs" (in pratica il volume raccoglie tutte le ballate dell'Osteria Volante, numerose e spettacolari e che andrebbero realmente cantate).

Chi era Quoodle? E' il cane di Lord Ivywood che, vista la simpatia dei nemici del suo padrone cioè Patrick Dalroy e Umphrey Pump, li segue e diventa il loro cane.

Ma il nome del primo e vero cane dei Chesterton è un altro...!


La partita resta aperta!

______

Dieci anni dopo aggiungiamo: era vero che uno dei cani di Chesterton era Quoodle, ma il primo fu Winkle. Resta che Quoodle era anche il nome del cane di Lord Ivywood e che diventerà il cane di Dalroy e Pump.

giovedì 28 luglio 2011

Nuova tenzone per il titolo di Grande Detective Chestertoniano!

Stavolta è tosta...

Diteci il nome del cane di Gilbert Keith Chesterton!

Altra tenzone, altro titolo di Grande Detective Chestertoniano in palio (pochissimi in Italia se ne possono fregiare e siamo l'autorità preposta ad assegnare questo titolo insindacabilmente).

Risposte nei commenti qui sotto (no Facebook, no Twitter, no casella di posta elettronica). Chi primo arriva, vince.

Luca Negri recensisce I paradossi del signor Pond

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-07-28/chesterton-negri-libri-190318.shtml?uuid=Aa3nn3rD

Qui sopra Luca Negri (che si sta guadagnando sul campo la patente di giornalista chestertoniano) recensisce I paradossi del signor Pond su Il Sole 24 Ore.

L'articolo si chiude così:

"Parrebbe forse ad una lettura superficiale che manchi in questi racconti il grande tema toccato da Chesterton nelle sue opere principali, ovvero l'apologia del cristianesimo e della Chiesa cattolica "dove tutte le verità si danno appuntamento". Eppure se consideriamo l'essenza fondamentalmente paradossale della religione in cui Dio si fa uomo e l'unità è al contempo trinità, il signor Pond non ci appare meno devoto di Padre Brown".

Un aforisma al giorno

"Il vero problema è: può il leone giacere con l’agnello e mantenere ancora la sua regale ferocia? Questo è il problema che la Chiesa ha risolto, questo è il miracolo che ha compiuto".


Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Un aforisma al giorno

"L’amore non è cieco, anzi, è tutto tranne che questo. L’amore è un vincolo, e quanto più è stretto, tanto mento è cieco".


Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

mercoledì 27 luglio 2011

Un aforisma al giorno (acuto ed assolutamente umoristico se ci si figura la situazione...)

"Noi possiamo gettarci su un’amaca in un accesso di divina indolenza. Ma siamo felici che l’artigiano non abbia intrecciato l’amaca in un accesso di divina indolenza. Noi possiamo saltare per gioco sul cavallino a dondolo di un bimbo. Ma siamo felici che il falegname non ne abbia, per gioco, lasciate le zampe senza colla".


Gilbert Keith Chesterton, Eretici

L'Osservatore Romano si occupa di McLuhan ergo di Chesterton

http://www.news.va/it/news/mcluhan-supercitato-ma-poco-conosciuto


«Quando il massmediologo Derrick de Kerckhove parla del suo maestro - l'acuto analista che capì e analizzò l'influenza della tecnologia sulla vita quotidiana quando ancora internet non esisteva - ci tiene a ricordare un elemento spesso rimosso da chi ama citare, ma non leggere, i saggi del professore canadese, la sua "fortissima componente cattolica". La conversione arrivò dopo una cena con Chesterton, a Cambridge, nel 1936; dall'autore di Ortodossia McLuhan mutuò il tono della sua fede e, quel che più conta, della sua persona pubblica. "Era il tipo antropologico - scrive Guido Vitiello su "Il Foglio" dello scorso 5 giugno - del cattolico ridens del tomista allegro, tutto umorismo, sprezzatura cavalleresca e meraviglia per le cose di questo mondo"».

Uomini e tristezza - Breve rassegna sulla storia della legge sull'omofobia e degli alti lai conseguenti

27 Luglio 2011 - Repubblica
OMOFOBIA. Volevano promuovere uno stile di vita 324 KB

27 Luglio 2011 - CorrieredellaSera
OMOFOBIA. La legge affossata 111 KB

27 Luglio 2011 - Giornale
OMOFOBIA. Vanno difesi ma non i cavilli 207 KB

27 Luglio 2011 - Unità
OMOFOBIA. La battaglia non si ferma 129 KB