lunedì 26 ottobre 2026

I Cavalli Bianchi, di Gilbert Keith Chesterton - Traduzione di Marco Sermarini ©.











Qui sopra: le immagini riguardano un breve viaggio
svolto dai collaboratori della Società Chestertoniana Italiana
per celebrare il ventennale del blog dell'Uomovivo
nei luoghi chestertoniani (e non solo -- nei prossimi giorni vedrete...).
La visita alla Collina del Cavallo Bianco è terminata
al White Horse Inn sotto la collina, con la lettura di versi,
parti della prefazione del poema e di un articolo 
di Annalisa Teggi sul tema



Oggi, non tutti lo sanno, per noi cattolici è la festa liturgica di Sant'Alfredo il Grande, cioè il Re Alfred de La Ballata del Cavallo Bianco.

Abbiamo allora pensato di pubblicare la traduzione di un articolo di Chesterton apparso nella raccolta Alarms and Discursions. Descrive la visita alla ricerca dei Cavalli Bianchi e la vista del Cavallo Bianco di Uffington. Fa parte dell'intenso lavorìo che lo portò alla creazione del suo maggior poema, che tanto lo coinvolse e tanto gli diede modo di riflettere. Fu per lui un grande dono, questa creazione, questa poiesis. L'altro punto fermo è costituito dall'articolo Ethandune, uscito sul Daily News il 27 agosto 1910, di cui già tempo fa vi offrimmo l'inedita traduzione in lingua italiana.

Tutto questo ha dato modo anche a noi appassionati di riflettere (e dopo aver riflettuto di costruire tanto): sulla speranza, sulla fede, sulla civiltà cristiana, sull'eroismo, sull'amicizia, sulla vita e sulla morte... 

Per alcuni che leggeranno questo articolo, le parole e i pensieri che ci ha donato Gilbert Keith Chesterton sono pegno di nuove amicizie, di lunghi viaggi addirittura fino in Africa, dove li ha portati uno strano ponte creato da uomini amici del Nostro Eroe ma soprattutto dalla Provvidenza. È una storia lunga da raccontare, le contingenze sono descritte in questo blog (basta inserire "John Kanu" o "Sierra Leone" nel motore di ricerca interno), sarebbe bello descrivere come le contingenze hanno trovato origine, e prima o poi lo faremo. Basterà pensare che uno che ha passato lunghe ore a spiegare questo poema sulle pendici di questa collina, il nostro amico Stratford Caldecott (1952 - 2014), ha dato il la alla grande amicizia tra i chestertoniani d'Italia e quelli della Sierra Leone, primo fra tutti John Kanu.

D'altronde non c'è da stupirsene, Chesterton lo aveva in qualche modo previsto quando disse:

Non so dove e quando la storia sia cominciata. È sufficiente che essa sia cominciata da qualche parte e sia arrivata fino a me; perché io intendo scrivere ciò che la tradizione orale attesta, come fecero gli antichi cantori.

Dunque oggi, festa liturgica di Sant'Alfredo il Grande, uno che di battaglie ne vinse poche ma fondamentali, uno che sapeva cos'era la sconfitta, cos'era il sacrificio, cos'era l'amicizia e quanto valesse battersi perché il cristianesimo rimanesse il collante dell'identità del suo popolo, vi facciamo questo piccolo dono, un dono molto significativo, perché parla di come questo poema sia giunto fino a noi, e quanto significhi pure per noi.

Lo corrediamo di qualche foto scattata venerdì 23 ottobre 2026 proprio sulla Collina del Cavallo Bianco di Uffington, proprio in quell'Ethandune che non sappiamo se stia lì ma che ci piace pensare ci fosse e che comunque è arrivata fino a noi. Chi c'era è coinvolto in ciò che state leggendo, ed è latore di questo dono tanto quanto Chesterton, perché giovi anche a voi.

***

I Cavalli Bianchi


In base alla mia esperienza – che in materia è molto limitata e sporadica – non è affatto facile conversare in automobile. Questo è un caso fortunato: in primo luogo perché, nel complesso, mi dissuade dal viaggiare in auto; e in secondo luogo perché, in qualsiasi momento, mi dissuade dal parlare. La difficoltà non è interamente dovuta alle condizioni fisiche, sebbene queste siano decisamente poco propizie alla conversazione. L’Omar di FitzGerald, essendo un pessimista, era probabilmente ricco, e essendo un tipo pigro, era quasi certamente un automobilista. Se può esserci qualche dubbio al riguardo, basti dire che, parlando degli sciocchi profitti, Omar ha definito le difficoltà della conversazione in auto con una precisione che non può essere casuale. «Le loro parole al vento sono confuse; e le loro bocche sono fermate dalla polvere». Da ciò deriva (come direbbero molti filosofi convenzionali) non un silenzio selvaggio e un’ostilità reciproca, ma piuttosto uno di quei ricchi silenzi che costituiscono la sostanza e il fulcro di ogni amicizia; il silenzio di uomini che remano sulla stessa barca o combattono nella stessa linea di battaglia.


È successo che l’altro giorno ho noleggiato un’automobile, perché volevo visitare in rapida successione i luoghi delle battaglie e i nascondigli di Alfredo il Grande; e per un’impresa del genere l’auto è davvero il mezzo più adatto. Non è certo il modo migliore per ammirare la bellezza del paesaggio; si apprezza meglio camminando, e ancora meglio stando fermi. Tuttavia, è un buon metodo in qualsiasi impresa che implichi una parodia della natura militare o governativa — qualsiasi cosa che richieda di conoscere rapidamente l’intero profilo di una contea o la posizione approssimativa e relativa di persone e città. Durante un viaggio del genere, come un lampo frastagliato, rimasi seduto dalla mattina alla sera accanto all’autista; e non scambiammo quasi una parola per ore. Ma quando nei villaggi comparvero le stelle gialle e nel cielo quelle bianche, credo di aver compreso il suo carattere; e temo che lui abbia compreso il mio.


Era un uomo del Cheshire con un volto aspro, paziente e pieno di umore; era modesto, pur essendo un uomo del nord, e cordiale, pur essendo un esperto. Parlava (quando parlava) con un forte accento del nord; ed era evidentemente nuovo in quella bellissima regione del sud, come risultava chiaro sia dai suoi apprezzamenti che dalle sue lamentele. Ma sebbene provenisse dal nord, era di origini agricole e non commerciali; guardava alla terra piuttosto che alle città, anche se la osservava con un occhio in qualche modo più acuto e utilitaristico. Dopo alcune ore pronunciò la sua prima osservazione. Mentre attraversavamo le alture più ruvide e desolate della pianura di Salisbury, osservò che aveva sempre pensato che la pianura di Salisbury fosse una pianura. Questo da solo dimostrava che era nuovo della zona. Ma aggiunse anche, con un cipiglio critico: «Gran parte di questa terra dovrebbe essere terra abbastanza buona. Perché non la usano?». Rimase poi in silenzio per altre ore.


In corrispondenza di una brusca curva dei pendii che scendono da quella che viene chiamata (con non poco umorismo) la pianura di Salisbury, ho visto all’improvviso, quasi per caso, qualcosa che stavo cercando — cioè qualcosa che non mi aspettavo di vedere. Tutti noi si suppone che cerchiamo di entrare in paradiso; ma ne saremmo straordinariamente stupiti se ci trovassimo improvvisamente lì dentro. Mentre stavo lasciando la pianura di Salisbury (per dirla in parole povere), alzai lo sguardo e vidi il Cavallo Bianco della Gran Bretagna. Uno o due poeti davvero eccellenti di stampo conservatore e protestante, come Swinburne e il signor Rudyard Kipling, hanno celebrato l’Inghilterra attraverso l’immagine dei cavalli bianchi, intendendo con ciò le onde dalla criniera bianca della Manica. Ciò è abbastanza giusto e naturale. Il vero conservatore filosofico risale alle cose antiche perché pensa che siano cose anarchiche. Lo stupirebbe moltissimo se gli venisse detto che in Inghilterra esistono cavalli bianchi artificiali che potrebbero essere più antichi di quei cavalli bianchi selvaggi degli elementi. Eppure è proprio così. Nessuno sa quanti anni abbiano quegli strani geroglifici verdi e bianchi, quei quadrupedi serpeggianti di gesso, che spiccano sui versanti di tante delle Southern Downs. 


Potrebbero essere più antichi dei Sassoni e più antichi dell’epoca romana. Potrebbero benissimo essere più antichi dei Britanni, più antichi di qualsiasi epoca documentata. Potrebbero risalire, per quanto ne sappiamo, ai primi flebili germi di vita umana su questo pianeta. Gli uomini potrebbero aver fatto uscire un cavallo dall’erba molto prima di inciderne l’immagine su un vaso o una terracotta, o di mescolarne e modellarne uno con l’argilla. Questa potrebbe essere la più antica forma d’arte umana — precedente all’edilizia o all’incisione. E se così fosse, potrebbe aver avuto origine in un’altra era geologica, prima che il mare irrompesse dallo stretto di Dover. Il Cavallo Bianco potrebbe aver avuto origine nel Berkshire quando a Folkestone non c’erano cavalli bianchi, oppure potrebbe essere stato creato quando la Gran Bretagna non era ancora un’isola. Dimentichiamo che ci sono molti luoghi in cui l’arte è più antica della natura.


Abbiamo fatto una lunga deviazione attraverso strade un po’ più agevoli, finché non siamo giunti a una breccia o a una voragine nella valle, da cui abbiamo visto ancora una volta il nostro amico, il Cavallo Bianco. Almeno, pensavamo fosse il nostro amico, il Cavallo Bianco; ma dopo alcune domande abbiamo scoperto con nostro grande stupore che si trattava di un altro amico e di un altro cavallo. Lungo i fianchi inclinati della stessa bella valle c’era (così sembrava) un altro cavallo bianco; grezzo e pulito, antico e moderno, proprio come il primo. Questo, almeno, pensai, doveva essere l’originario Cavallo Bianco di Alfredo, che avevo sempre sentito associare al suo nome. Eppure, prima ancora di arrivare a Wantage e di vedere la pittoresca statua grigia di re Alfredo al sole, avevamo già visto un terzo cavallo bianco. 


E il terzo cavallo bianco era così irrimediabilmente diverso da un cavallo che eravamo certi che fosse autentico. L’ultimo e originale cavallo bianco, il cavallo bianco della Valle del Cavallo Bianco, ha quell’aspetto grande e infantile, quella qualità veramente preistorica e assurda tipica dei disegni degli Zulu o degli indigeni neozelandesi. Questo, almeno, era stato sicuramente realizzato dai nostri padri quando erano appena uomini; molto prima che diventassero uomini civilizzati.


Ma perché fu realizzato? Perché i barbari si presero tanta briga per creare un cavallo grande quasi quanto un piccolo villaggio; un cavallo che non poteva portare alcun cacciatore, che non poteva trainare alcun carico? Che cos’era questo titanico, inconscio istinto di rovinare un bellissimo pendio verde con un quadrupede bianco davvero orribile? Che cos’è (per quel che conta) tutta questa azzardata fantasia dell’umanità che domina la terra, che forse è iniziata con i cavalli bianchi e che non finirà affatto con le auto da venti cavalli vapore? Mentre mi allontanavo da quella campagna, stavo ancora considerando nebulosamente come mai degli uomini comuni fossero arrivati a voler creare quei bizzarri cavalli di gesso, quando il mio autista mi fece sobbalzare parlando per la prima volta dopo quasi due ore. All’improvviso lasciò andare una delle manopole e indicò una colossale massa verde e soffice che si ergeva sopra di noi. «Quello sarebbe un buon posto», disse. 


Naturalmente mi riferivo al suo ultimo discorso, tenuto poche ore prima; e pensai che intendesse dire che sarebbe stato promettente per l’agricoltura. In realtà, era tutt’altro che promettente; e questo mi fece capire all’improvviso il tranquillo ardore nei suoi occhi. D’un tratto capii cosa intendesse davvero. Intendeva davvero dire che quello sarebbe stato un posto splendido per tirare fuori un altro cavallo bianco. Non sapeva più di me perché fosse stato fatto; ma egli era immerso in una tradizione preistorica impensabile, semplicemente perché voleva farlo. Divenne così acuto nella sensibilità che non riusciva a sopportare di passare davanti a nessuna ampia collina erbosa e ventosa sulla quale non ci fosse un cavallo bianco. Riusciva a malapena a tenere le mani lontane dalle colline. Riusciva a malapena a lasciare in pace l’erba viva.


Allora smisi di chiedermi perché l’uomo primitivo avesse creato così tanti cavalli bianchi. Smisi di tormentarmi sul senso in cui l’eterno uomo ordinario avesse cercato di sfregiare o sfigurare le colline. Mi bastava sapere che lo voleva; perché l’avevo visto desiderarlo.


Gilbert Keith Chesterton, I Cavalli Bianchi, in Alarms and Discursions.


(traduzione di Marco Sermarini ©)



Stratford Caldecott ed alcuni studenti

sulla Collina del Cavallo Bianco


domenica 25 ottobre 2026

Un aforisma al giorno - Osservare.



Lo scopo della mia scuola è quello di mostrare quante cose straordinarie possa vedere anche un uomo pigro e ordinario, se riesce a spronarsi a dedicarsi esclusivamente all’attività di osservare.

Gilbert Keith
Chesterton, Tremendous Trifles.

sabato 24 ottobre 2026

Chesterton in altre parole - Josef Pieper: per Chesterton tutte le cose sono buone.



G. K. Chesterton, riflettendo a posteriori sulla propria vita, affermò di aver sempre nutrito la convinzione quasi mistica del miracolo in tutto ciò che esiste e dell’estasi che risiede essenzialmente in ogni esperienza. In questa affermazione si celano tre asserzioni distinte: che ogni cosa racchiude e nasconde nel profondo un segno della propria origine divina; che chi ne intravede un barlume «vede» che questa e tutte le cose sono «buone» al di là di ogni comprensione; e che, vedendo ciò, è felice. Ecco, in sintesi, l’intera dottrina della contemplazione del creato terreno.

Josef Pieper, Felicità e contemplazione.



venerdì 23 ottobre 2026

Un aforisma al giorno - Le mode e le sciocchezze.



È una vecchia massima, e abbastanza ovvia, che le mode di questo mondo passano; eppure spesso facciamo fatica a crederlo quando si tratta delle mode della nostra epoca... non siamo sempre disposti a renderci conto che tutto ciò che oggi chiamiamo “necessario” potrebbe un giorno essere considerato una sciocchezza.

Gilbert Keith Chesterton, Chaucer.



giovedì 22 ottobre 2026

Un aforisma al giorno - Per la guerra sociale ci vuole un termine artificioso (perfetto, come sempre in anticipo, Gilbert).



Quando qualcuno vuole scatenare una guerra sociale contro ciò che tutte le persone normali hanno sempre considerato un principio di decenza sociale, la prima cosa che fa è trovare un termine artificioso che suoni relativamente decoroso.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 30 giugno 1928.



martedì 20 ottobre 2026

Chesterton in altre parole - C. S. Lewis: "Il libro che mi ha aiutato di più...".

Il libro contemporaneo che mi ha aiutato di più è L’Uomo Eterno di Chesterton.

Clive Staples Lewis, God in the Dock.



lunedì 19 ottobre 2026

Chesterton in altre parole - C. S. Lewis: "Apprezzare un autore può essere involontario e improbabile quanto innamorarsi".




Non avevo mai sentito parlare di lui e non avevo idea di quali fossero le sue idee; né riesco a capire bene perché mi abbia conquistato in modo così immediato. Ci si sarebbe potuto aspettare che il mio pessimismo, il mio ateismo e il mio odio per il sentimentalismo lo rendessero per me il meno congeniale di tutti gli autori. Sembrerebbe quasi che la Provvidenza, o una «seconda causa» di natura molto oscura, prevalga completamente sui nostri gusti precedenti quando decide di far incontrare due menti. Apprezzare un autore può essere involontario e improbabile quanto innamorarsi.

Clive Staples Lewis, Sorpreso dalla gioia.

domenica 18 ottobre 2026

Chesterton in altre parole - C. S. Lewis: "Consideravo Chesterton l'uomo più sensato al mondo...".

Poi lessi L’uomo eterno di Chesterton e per la prima volta vidi l’intera visione cristiana della storia esposta in una forma che mi sembrò avere senso… Consideravo già Chesterton l’uomo più sensato al mondo, a prescindere dal suo cristianesimo; ora, ne sono sinceramente convinto, pensavo che anche il cristianesimo stesso fosse molto sensato, a prescindere dal suo essere cristiano.

C. S. Lewis, Sorpreso dalla gioia.



sabato 17 ottobre 2026

G. K. Chesterton - Il blog dell’Uomovivo compie oggi venti anni!


Ebbene sì, cari amici, questo piccolo blog compie oggi venti anni! 

Sembra ieri, ma in realtà di acqua sotto i ponti ne è passata molta. Questo piccolo strumento ha continuato l’opera iniziata quattro anni prima da un piccolo bollettino fatto con il computer e con la stampante di casa, anzi dell’ufficio del sottoscritto. 

Nulla a confronto di atti ben più eroici compiuti da persone molto più grandi di noi negli anni in cui Chesterton era ormai diventato un nome oscuro. In questo momento penso al grande Aidan Mackey, che con soldi suoi teneva vivo il nome del nostro eroe quando quasi tutti lo avevano dimenticato negli anni. 

In ogni caso, il blog continua a svolgere egregiamente la sua funzione: praticamente tutti i giorni trovate qualcosa sulla persona o della persona che ha significato tantissimo per migliaia e migliaia di persone, che ha convertito tantissimi al cattolicesimo, che ha reso lieta la vita di tanta gente, ha dato e continua a dare speranza tutti i giorni in tutte le cose. Per cui oggi è la giornata della gratitudine. 

Ringraziamo Iddio per averci fulminato quel giorno, il 17 ottobre del 2006, quando decidemmo di fare una cosa apparentemente banale ma che è entrata nella vita di tante persone che ogni giorno la visitano. Ringraziamo il signor Chesterton che in tutto questo tempo continuo ad ispirarci, a darci speranza, a farci ridere, a farci anche commuovere molto spesso, e a guidarci con il suo buon cuore. 

Continuate a seguirci. Ci sarà qualche sorpresa, forse...

Grazie! 

Marco Sermarini




Fulton Sheen: "Ma chi è il tuo autore preferito...?"



Oltre ad essere un personaggio di spicco della radio e della televisione, il beato Fulton Sheen fu uno scrittore molto popolare. Scrisse oltre trenta libri che divennero dei bestseller, molti sono reperibili anche in italiano. Ma il suo primo libro è meno conosciuto: si trattava della sua tesi di dottorato. Ebbe la brillante idea che sarebbe risultata più allettante per un editore se fosse stata corredata da una prefazione di uno scrittore famoso, come G.K. Chesterton. Sheen ricordò così quell’incontro:

Il nostro primo incontro avvenne quando gli chiesi di scrivere la prefazione al mio libro God and Intelligence. Chesterton disse: «Non so nulla di filosofia». Io ribattei che lui stesso ne aveva scritto un eccellente trattato intitolato Ortodossia Grattandosi la testa folta, disse: «Lo scriverò! Apparteniamo entrambi alla grande corporazione mistica chiamata Chiesa cattolica, nella quale siamo responsabili delle opinioni l’uno dell’altro. Tu sai in cosa devo credere, e io so in cosa devi credere».

L’ultimo incontro risale al 1936, quando monsignor Sheen si recò a Beaconsfield per partecipare al funerale di Chesterton.

Un giorno una donna raccontò di quando aveva incontrato il vescovo Sheen. Lei era stata bibliotecaria in un’università e Sheen era in visita in quella università. Era all’apice della sua popolarità. Veniva accompagnato attraverso la biblioteca dai funzionari dell’università e uno di loro la presentò al vescovo dicendo che lei aveva letto tutti i libri di Sheen. Il vescovo sorrise e le chiese: 

«Ma chi è il tuo autore preferito?»

Lei non esitò: «G.K. Chesterton».

Sheen sorrise ancora di più. 

«Anche il mio».



 

venerdì 16 ottobre 2026

Un aforisma al giorno - Chesterton scrive del suo amore per Frances alla mamma, ma la mamma è nella sua stessa stanza...

I due ragazzi...


Il giovane Gilbert era innamorato di Frances e avrebbe dovuto dirlo a sua mamma, alla propria mamma, la cui opinione teneva nella massima considerazione; una considerazione così alta che mise Gilbert quasi nel panico e che lo spinse a scriverle una lettera, solo che la lettera la scrisse nella stanza dove era sua mamma, mentre la mamma gli versava la cioccolata calda...

Me lo immagino ansioso e leggermente sudato mentre scrive questo capolavoro.

Aveva ragione ad essere ansioso, alla mamma non andò sempre ed esattamente a genio Frances, ma questa è un'altra cosa e non impedì a Gilbert di sposarla e di vivere un matrimonio felice, un amore davvero bello e profondo.

Che dire di più? Io un individuo del genere lo terrei per sempre a casa mia, così, anche senza fare niente, senza apparente motivo...

Marco Sermarini

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Mia carissima mamma,

Forse penserai che questo sia un modo di fare un po’ eccentrico. Sei seduta di fronte a me e stai parlando… della signora Berline. Ma ho scelto questo modo di rivolgermi a te perché mi viene in mente che forse potresti voler riflettere bene sulla questione prima di scrivermi o parlarmi al riguardo.

Ti racconterò tutta la vicenda in cui credo di aver agito correttamente, anche se non ne sono assolutamente certo, e ti chiederò un consiglio al riguardo. Si è trattato di una situazione piuttosto complicata, e ribadisco che non credo avrei potuto agire diversamente, ma se fossi il più grande sciocco dei tre regni e avessi combinato solo un pasticcio, c’è una persona a cui mi rivolgerei sempre e di cui mi fiderei. Le madri conoscono le sciocchezze dei propri figli meglio di chiunque altro, e questo è stato particolarmente vero nel tuo caso. Ne ho sempre gioito e non me ne sono mai vergognato: è sempre stato così e lo sarà sempre. Queste cose sono più facili da scrivere che da dire, ma tu sai che è vero, non è così?

Sono incredibilmente preoccupato che tu mi riconosca il merito di aver fatto del mio meglio e di aver tenuto sempre presente l’effetto che avrebbe avuto su di te la lettera che ti sto scrivendo ora. Spero davvero che ti piaccia.

Circa otto anni fa, hai fatto un’osservazione – questo forse ti dimostrerà che, anche se “prendiamo in giro” le tue osservazioni, le ricordiamo bene. L’osservazione si riferiva all’ipotetica signorina di cui mi sarei innamorato e suonava più o meno così: «Se è una brava ragazza, non mi importerà chi sia». Non so quante volte me lo sono ripetuto negli ultimi due o tre giorni in cui ho deciso di scriverti questa lettera.

Non spaventarti; né pensare che sia accaduto qualcosa di sensazionale o definitivo. Non sono sposato, mia cara mamma, né sono fidanzato. Sei stata convocata al consiglio dei capi proprio all’inizio delle sue deliberazioni. Se non ti dispiace, ti racconterò, brevemente, l’intera storia.

Tu sei, credo, la persona più perspicace che io abbia mai conosciuto; di conseguenza immagino che tu non pensi che io vada a Bedford Park ogni domenica solo per il panorama. Non mi stupirei se tu sapessi quasi tutto ciò che posso raccontare in una lettera. Basti dire, per quanto brevemente (poiché a nessuno di noi due piacciono molto le effusioni: questa lettera non è sulla falsariga di quelle della signora Ratcliffe), che la prima metà del tempo trascorso con i Blogg l’ho passata godendo di un’amicizia molto intima, ma piuttosto spensierata e platonica con Frances Blogg, leggendo, parlando e godendoci la vita insieme, trovando grande intesa su tutti gli argomenti; e la seconda metà nel fare la scoperta emozionante, ma dolorosamente responsabile, che il platonismo, da parte mia, non aveva affatto il dominio esclusivo della situazione. Ecco a che punto siamo ora. Nessuno lo sa, tranne la sua famiglia e te.

Mia carissima mamma, sono sicura che almeno tu non sia indifferente. In effetti ci amiamo più di quanto nessuno di noi due potrà mai esprimere a parole. In questa lettera ho evitato di ricorrere al sentimentalismo, perché non credo che ti piaccia molto. Ma l’amore è una cosa ben diversa dal sentimentalismo e di questo non riderai mai. Non dirò che Frances ti piacerà di sicuro, perché tutti i giovani lo dicono alle loro madri, ovviamente, e le madri non ci credono mai, ovviamente. Inoltre, ne sono così convinto che vorrei che la conoscessi tu stessa. In realtà, è proprio il tipo di donna che ti piace, quella che si definisce, credo, «una donna tra le donne»: molto spiritosa, spensierata e comprensiva, e priva di quell’esuberanza di salute che può risultare fastidiosa.


Non ho altro da aggiungere, se non che tu e lei avete occupato i miei pensieri nell’ultima settimana, escludendo tutto il resto, il che spiega sicuramente la mia distrazione, e che nella sua lettera mi ha inviato il seguente messaggio: «Per favore, dillo presto a tua madre. Dille che non sono così sciocca da aspettarmi che mi consideri all’altezza, ma che cercherò davvero di esserlo».

Un’aspirazione che, dal mio punto di vista, suscita naturalmente un sorriso.

Ecco, mi stai versando una tazza di cioccolata calda. Grazie.

Credimi, mia carissima mamma,

sempre il tuo figlio affezionatissimo,

Gilbert

Maisie Ward, Gilbert Keith Chesterton. 

giovedì 15 ottobre 2026

Un aforisma al giorno - Speranza e ragionevolezza.





La carità è la forza di difendere ciò che sappiamo essere indifendibile. La speranza è la forza di essere allegri in circostanze che sappiamo essere disperate. È vero che esiste uno stato di speranza che appartiene alle prospettive luminose e al mattino; ma quella non è la virtù della speranza. La virtù della speranza esiste solo nel terremoto e nell’eclissi. È vero che esiste una cosa chiamata rozzamente carità, che significa carità verso i poveri meritevoli; ma la carità verso i meritevoli non è affatto carità, bensì giustizia. Sono gli indegni che ne hanno bisogno, e l’ideale o non esiste affatto, oppure esiste interamente per loro. A fini pratici, è proprio nel momento senza speranza che abbiamo bisogno dell’uomo pieno di speranza, e la virtù o non esiste affatto, oppure comincia a esistere in quel momento. Proprio nell’istante in cui la speranza cessa di essere ragionevole, comincia a essere utile.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.

mercoledì 14 ottobre 2026

Un aforisma al giorno - Fallo ancora!



Ma forse Dio è abbastanza forte da gioire della monotonia. È possibile che ogni mattina Dio dica al sole: «Fallo di nuovo»; e ogni sera alla luna: «Fallo di nuovo». Forse non è la monotonia automatica a rendere tutte le margherite uguali; forse Dio crea ogni margherita separatamente, ma non si è mai stancato di crearle. Forse Egli ha l’eterno appetito dell’infanzia; poiché noi abbiamo peccato e siamo invecchiati, e nostro Padre è più giovane di noi.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.

martedì 13 ottobre 2026

Un aforisma al giorno - Dove nasce la follia.




La follia non nasce dal ribellarsi, ma dal cedere; dall’adagiarsi in un circolo vizioso di idee sporche, meschine e ripetitive; dall’essere addomesticati.

G. K. Chesterton, Uomovivo 
(o Le Avventure di un Uomo Vivo)

lunedì 12 ottobre 2026

Un aforisma al giorno - Il diavolo cita le Scritture a proprio vantaggio...

Il diavolo sa citare le Scritture a proprio vantaggio; e il passo delle Scritture che oggi cita più spesso è: «Il Regno dei cieli è dentro di voi». Quel passo è stato il baluardo e il sostegno di più farisei, ipocriti e prepotenti spirituali presuntuosi di tutti i dogmi esistenti; è servito a identificare l’autocompiacimento con la pace che supera ogni comprensione. E il testo da citare in risposta a esso è quello che dichiara che nessuno può ricevere il regno se non come un fanciullo. Ciò che dobbiamo avere dentro di noi è uno spirito infantile; ma lo spirito infantile non si preoccupa esclusivamente di ciò che è dentro. Il primo segno di possederlo è l’interesse per ciò che è fuori. La cosa più infantile in un bambino è la sua curiosità, il suo appetito e la sua capacità di meravigliarsi del mondo. Potremmo quasi dire che l’intero vantaggio di avere il regno dentro di noi sta proprio nel fatto che lo cerchiamo altrove.

Gilbert Keith Chesterton, Quello che ho visto in America.



domenica 11 ottobre 2026

Un aforisma al giorno - Avventure ed inconvenienti.



Un inconveniente è solo un’avventura vista sotto la luce sbagliata; un’avventura è un inconveniente visto sotto la luce giusta.

Gilbert Keith Chesterton, All Things Considered 

(il brano è incluso in La Nonna del Drago ed altre serissime storie, disponibile su www.pumpstreet.it)



sabato 10 ottobre 2026

Un aforisma al giorno - Verità insopportabile?



Se il diavolo ti dice che qualcosa è troppo spaventoso da guardare, guardalo. Se ti dice che qualcosa è troppo terribile da ascoltare, ascoltalo. Se pensi che una verità sia insopportabile, sopportala.

Gilbert Keith Chesterton, La saggezza di padre Brown.

venerdì 9 ottobre 2026

Un aforisma al giorno - Felice perché innocente.

Se Innocent è felice, è perché è innocente. Se riesce a sfidare le convenzioni, è proprio perché riesce a osservare i comandamenti. È proprio perché non vuole uccidere ma stimolare alla vita che una pistola lo emoziona ancora come se fosse uno scolaretto. È proprio perché non vuole rubare, perché non brama i beni del prossimo, che ha colto il trucco (oh, quanto lo desideriamo tutti!), il trucco di bramare i propri beni. È proprio perché non vuole commettere adulterio che riesce a vivere il romanzo del sesso; è proprio perché ama una sola moglie che vive cento lune di miele.

Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo (o Le avventure di un uomo vivo).





giovedì 8 ottobre 2026

Un aforisma al giorno - Il forte non è coraggioso.

Il mondo moderno, quando esalta i suoi piccoli Cesari, parla di forza e coraggio: ma sembra non cogliere l’eterno paradosso insito nella combinazione di questi concetti. Chi è forte non può essere coraggioso. Solo chi è debole può essere coraggioso; eppure, nella pratica, solo chi è in grado di essere coraggioso può essere considerato affidabile, nei momenti di dubbio, per dimostrare di essere forte.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.