martedì 30 giugno 2009

Dal dott. Carlo Bellieni - 3

Assessing the Impact of Transgenerational Epigenetic Variation on Complex Traits

Il DNA viene influenzato dall'ambiente e tanti tratti caratteristici dell'uomo o dell'animale cambiano per via dell'ambiente e non di mutazioni del DNA. Dunque il DNA non porta scritto tutti i nostri segreti e leggerlo non significa leggere un moscerino o un uomo o un gatto.


Woman aborts other mother’s last embryo

Una donna ha abortito il figlio di un'altra. Sembra impossibile, eppure è così. Per errore le era stato impiantato l'ultimo embrione disponibile di un'altra coppia. Non l'ha voluto, e ha abortito. Cercava la gravidanza, era ricorsa alla FIV per averla, le era andata anche bene perché l'embrione si era impiantato... ma non era "suo" (ma per tante coppie l'eterologa non è uno scandalo) e allora... E l'altra coppia in lacrime.

Ma si può abortire il figlio di un'altra donna? Oggi è possibile anche questo.

DIPENDENZA DA GIOCO COSTA QUANTO IL TABAGISMO

Si cercano nuove entrate statali con le lotterie e sui canali TV impazzano pubblicità di poker online (magari nei canali sportivi!) e giochi basati sulla fortuna. In TV scommettono i bambini, i vecchietti, i disoccupati, le superstar... Il messaggio che può arrivare è chiaro: tenta la fortuna! Ben pochi messaggi e non credo parimenti presenti sul teleschermo invitano all'impegno nel lavoro, al sacrificio, al risparmio, al gusto di guadagnare il pane. Le conseguenze del gioco d'azzardo sono forti: debiti e dipendenza. Ma le conseguenze della mentalità che si spande sono maggiori: l'idea che il denaro non è più legato al lavoro o al merito. E che qusto sia un bene, o comunque inevitabile. Negli anni '60 sia il comunismo che le persone religiose o i seri imprenditori capitalisti ripudiavano questo binomio soldi-fortuna. Oggi è la norma: e' stato un passo avanti?

Londra, commessa contro A&F: discriminata per la mia protesi

Si può essere abortiti per molto meno, e sui media ci si stupisce se per il braccio mancante ti retrocedono?


Rassegna stampa - 30 Giugno 2009


27 Giugno 2009 - Avvenire
Fine Vita
D'Agostino: a difendere la vita non si sbaglia mai 106 KB

30 Giugno 2009 - Avvenire
Scuola
Materne parrocchiali, una gestione per il futuro 252 KB

27 Giugno 2009 - Avvenire
Manipolazioni Genetiche
No agli embrioni umani ibridi 75 KB

lunedì 29 giugno 2009

La Società Chestertoniana Italiana su Facebook...

http://www.facebook.com/group.php?gid=121407199255&ref=nf

Cliccate questo collegamento e verrete portati su Facebook al luogo della nostra strana Società.

Chi vuole può iscriversi.

Grazie all'amico fraterno Michelangelo Rubino che ci ha pensato...

Il trailer de l'Impotenza dell'Impenitenza, l'ultimo lavoro di Fabio Trevisan su Chesterton e l'eugenetica

video

Il Chesterton Day 2009: un incontro tra amici appassionati

La sintesi del VII Chesterton Day (celebrato ieri) che come presidente di questo bel sodalizio mi sento di fare è quella del titolo: è stato un incontro tra buoni amici realmente appassionati di Chesterton, perché appassionati di vita, anzi di Vita.

Gli ospiti sono stati davvero bravi, piacevoli, briosi e preparatissimi. L'unico rammarico è che non fossero presenti (per problemi dell'ultim'ora, naturalmente) Alessandro Gnocchi e Paolo Morganti, che avrebbero potuto aggiungere il loro innegabile talento ad una serata già piena di sapore.

Ha esordito Fabio Trevisan, che ci ha parlato di Gilbert antieugenetico, della sua lieta e decisissima militanza (nel senso letterale del termine, lancia in resta) contro i pericoli costituiti dall'apparenza di bene che nasconde, dietro le preoccupazioni eugenetiche, il male assoluto. Ci ha detto che già nel 1901 Chesterton, nella sua prima opera saggistica The Defendant (tradotto in Italia come Il bello del brutto) aveva intuito il problema, e che negli anni ha continuato a studiarlo e a levare la sua voce contro di esso. Chesterton in questa veste di difensore della vita dimostrò sin dall'inizio un intuito e un acume scientifico quasi geniale.

Ha continuato poi Angelo Bottone, che -ne abbiamo avuto al conferma- vale tant'oro quanto pesa. Angelo ha illustrato, utilizzando il pensiero di un grande chestertoniano come Stanley Jaki, l'intelligenza scientifica di Chesterton che possiamo ritrovare intera intera nel 4° capitolo dell'Ortodossia (La morale delle favole). L'inquadramento e l'organizzazione del pensiero di Chesterton ci è stata chiarita in maniera eccellente da Angelo, che ci ha fatto notare come Chesterton avesse intuito tutte le potenzialità e le aporie del pensiero moderno e scientifico, e come egli avesse presente che anche la fantasia è uno strumento poderoso di conoscenza.

La fantasia è stata poi l'argomento del nostro vicepresidente, Paolo Gulisano, che ci ha raccontato l'interesse di Chesterton e di molti altri grandi come Tolkien e Lewis per lo scrittore (misconosciuto in Italia pur avendo vissuto a Bordighera per circa trent'anni...) George MacDonald. Diciamo pure che possiamo considerarlo il maestro e l'ispiratore di Chesterton, soprattutto per quel che riguarda il ruolo della fantasia nella conoscenza e nel sapere. Paolo ha dato alle stampe circa un anno fa un volume su MacDonald, e ha aggiunto pure che un altro maestro di Chesterton fu Newman.

Ricky e il suo Debordamento (sono i soliti nostri amici Ricky e Stefano, musicisti bravissimi, che ogni anno allietano la serata in onore di Gilbert e che prendono di volta in volta il nome ispirato dal tema dell'anno: l'anno scorso erano Ricky e la sua Ortodossia...) hanno sottolineato con la musica gli interventi.

Nella ripresa dopo la cena (la cena è un momento bello, perché ci si trova, si parla, ci si racconta un po'... e poi è il luogo prediletto da Gilbert, che -come ha detto qualcuno- aveva il suo trono nelle osterie di Londra!) abbiamo toccato il tema dell'Uomo Vivo, con Fabio e Paolo, e ripreso con Angelo il pensiero di Chesterton sulla conoscenza. Roberto ci ha fatto conoscere il rapporto di Gilbert con le donne, ed è stato bello e spassoso al tempo stesso... (Gilbert che esce con la ciabatta e lo stivale è una scena unica che ci commuove...).

Anche in questa parte musica e due contributi visivi: la presentazione di me povero presidente su conoscitori ed estimatori di Chesterton (con sorprese per molti dei presenti... da Gandhi a Mussolini!), e il dvd sull'Eugenetica di Fabio Trevisan (che in agosto sarà in libreria e che appena potremo faremo vedere in un piccolo trailer qui sul nostro sito, bello molto molto bello!) con i contributi di due validi attori che danno voce a Chesterton e ad uno dei suoi avversari nelle polemiche antieugenetiche, e i contributi di molti chestertoniani (tra gli altri c'è una intervista a Giuliano Ferrara!).

Appena potremo vi faremo avere anche delle belle foto.

Papa: La scienza conferma che nella tomba vi sono i resti mortali dell’apostolo Paolo

Benedetto XVI conclude l’Anno Paolino comunicando i risultati di alcuni studi sul sarcofago presente nella basilica di san Paolo Fuori le Mura. La novità della fede cristiana rende davvero adulti, senza seguire le mode e la mentalità del mondo, nella difesa della vita e del matrimonio fra uomo e donna. La fede genera progresso nella verità e nella carità. Il mistero di Cristo ha valore cosmico, per tutti i popoli e per tutto l’universo.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Con “profonda emozione” Benedetto XVI ha annunciato che alcune analisi scientifiche confermano i dati della tradizione secondo cui nella tomba sotto l’altare papale nella basilica di san Paolo Fuori le Mura vi è il corpo dell’apostolo. L’annuncio è stato dato proprio nella stessa basilica, durante l’omelia per i Primi vespri della festa di san Pietro e Paolo, che concludono l’Anno Paolino, per celebrare i 2000 anni della nascita dell’apostolo di Tarso.

Il pontefice ha detto che la tomba è stata di recente “oggetto di un’attenta analisi scientifica: nel sarcofago, che non è stato mai aperto in tanti secoli, è stata praticata una piccolissima perforazione per introdurre una speciale sonda, mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato con oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. E’ stata anche rilevata la presenza di grani d’incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree. Inoltre, piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all’esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza, sono risultati appartenere a persona vissuta tra il I e il II secolo. Ciò sembra confermare l’unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti mortali dell’apostolo Paolo. Tutto questo riempie il nostro animo di profonda emozione”.

Nella basilica gremita e alla presenza dei rappresentanti del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, Chiesa ortodossa sorella, il papa ha poi tratteggiato alcune caratteristiche del messaggio dell’apostolo Paolo che devono diventare dimensioni quotidiane per l’esistenza cristiana.

“L’Anno Paolino si conclude – ha detto - ma essere in cammino insieme con Paolo, con lui e grazie a lui venir a conoscere Gesù e, come lui, essere illuminati e trasformati dal Vangelo – questo farà sempre parte dell’esistenza cristiana”.

Il primo elemento da lui sottolineato è la novità. Citando la Lettera di san Paolo ai Romani (cap.12), egli afferma che “con Cristo è iniziato un nuovo modo di venerare Dio – un nuovo culto. Esso consiste nel fatto che l’uomo vivente diventa egli stesso adorazione, “sacrificio” fin nel proprio corpo. Non sono più le cose ad essere offerte a Dio. È la nostra stessa esistenza che deve diventare lode di Dio”.

“Dobbiamo - ha continuato - diventare uomini nuovi, trasformati in un nuovo modo di esistenza. Il mondo è sempre alla ricerca di novità, perché con ragione è sempre scontento della realtà concreta. Paolo ci dice: il mondo non può essere rinnovato senza uomini nuovi. Solo se ci saranno uomini nuovi, ci sarà anche un mondo nuovo, un mondo rinnovato e migliore”.

E spiega il contenuto di questa novità: “Egli [Paolo]è diventato nuovo, un altro, perché non vive più per se stesso e in virtù di se stesso, ma per Cristo ed in Lui. Nel corso degli anni, però, ha anche visto che questo processo di rinnovamento e di trasformazione continua per tutta la vita. Diventiamo nuovi, se ci lasciamo afferrare e plasmare dall’Uomo nuovo Gesù Cristo”.

“Il pensiero dell’uomo vecchio, il modo di pensare comune è rivolto in genere verso il possesso, il benessere, l’influenza, il successo, la fama e così via. Ma in questo modo ha una portata troppo limitata. Così, in ultima analisi, resta il proprio ‘io’ il centro del mondo… Dobbiamo imparare a prendere parte al pensare e al volere di Gesù Cristo. È allora che saremo uomini nuovi nei quali emerge un mondo nuovo”.

Questa novità significa avere una fede adulta e non infantile, un invito al non-conformismo alle mode e alla mentalità comune. “La parola “fede adulta” – spiega Benedetto XVI - negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede ‘fai da te’, quindi. E lo si presenta come “coraggio” di esprimersi contro il Magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo ‘schema’ del mondo contemporaneo. È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una ‘fede adulta’. Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo. Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo. La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa s’oppone ai venti della moda”.

La fede adulta è quella che agisce “secondo verità nella carità” (cfr Efesini 4, 15). Entrambe le cose sono necessarie perché Dio è entrambe le cose. “L’Apostolo ci dice che, agendo secondo verità nella carità, noi contribuiamo a far sì che il tutto – l’universo – cresca tendendo a Cristo. .… Lo scopo ultimo dell’opera di Cristo è l’universo – la trasformazione dell’universo, di tutto il mondo umano, dell’intera creazione. Chi insieme con Cristo serve la verità nella carità, contribuisce al vero progresso del mondo. Sì, è qui del tutto chiaro che Paolo conosce l’idea di progresso. Cristo, il suo vivere, soffrire e risorgere è stato il vero grande salto del progresso per l’umanità, per il mondo. Ora, però, l’universo deve crescere in vista di Lui. Dove aumenta la presenza di Cristo, là c’è il vero progresso del mondo”.

Perché questo rinnovamento avvenga è necessario che si rafforzi l’uomo interiore (Efesini 3, 16). “gli uomini – ha spiegato il pontefice - spesso restano interiormente vuoti e pertanto devono aggrapparsi a promesse e narcotici, che poi hanno come conseguenza un ulteriore crescita del senso di vuoto nel loro intimo. Il vuoto interiore – la debolezza dell’uomo interiore – è uno dei grandi problemi del nostro tempo. Deve essere rafforzata l’interiorità – la percettività del cuore; la capacità di vedere e comprendere il mondo e l’uomo dal di dentro, con il cuore. Noi abbiamo bisogno di una ragione illuminata dal cuore, per imparare ad agire secondo la verità nella carità. Questo, tuttavia, non si realizza senza un intimo rapporto con Dio, senza la vita di preghiera. Abbiamo bisogno dell’incontro con Dio, che ci vien dato nei Sacramenti. E non possiamo parlare a Dio nella preghiera, se non lasciamo che parli prima Egli stesso, se non lo ascoltiamo nella parola, che ci ha donato”.

L’ultimo pensiero del papa è sulle dimensioni cosmiche del mistero di Cristo, sulla sua “ampiezza, lunghezza, altezza e profondità” (Efesini 3,18). “Il mistero di Cristo - ha concluso - ha una vastità cosmica: Egli non appartiene soltanto ad un determinato gruppo. Il Cristo crocifisso abbraccia l’intero universo in tutte le sue dimensioni. Egli prende il mondo nelle sue mani e lo porta in alto verso Dio…. L’amore di Cristo ha abbracciato nella Croce la profondità più bassa – la notte della morte, e l’altezza suprema – l’elevatezza di Dio stesso. E ha preso tra le sue braccia l’ampiezza e la vastità dell’umanità e del mondo in tutte le loro distanze. Sempre Egli abbraccia l’universo – tutti noi”.

Chesterton Day 2009: bellissimo!

Abbiamo finito poco fa la bella serata dedicata al Nostro.

In una sola parola: bellissima!

Inviato da iPhone

sabato 27 giugno 2009

"Gorgogliava umorismo..."

Dicevano così di Chesterton...
Chi vuole gorgogliare un po' con noi venga domani a Grottammare...

Chesterton Day!

Inviato da iPhone

venerdì 26 giugno 2009

Bibbie in Cina via Algeria - Vedi le strade del Padre Eterno...?


Leggete il contenuto di questo link, dal blog di Alessandro Canelli.
E' una storia molto molto interessante, che vi invitiamo a leggere.

Grazie, Alessandro, per la segnalazione.


http://channelman.wordpress.com/2009/06/24/bibbie-in-cina-via-algeria/

Un'altra iniziativa de I Classici del Caffè




Stavolta tocca a John Banville...

Anche Mursia ripubblica Chesterton.


Dettagli del libro

Titolo: La saggezza di padre Brown
Autore: Chesterton Gilbert K.
Editore: Mursia (Gruppo Editoriale)
Data di Pubblicazione: 2009
Collana: Grande Universale Mursia
ISBN: 8842542679
ISBN-13: 9788842542674
Pagine: 226
Reparto: Narrativa straniera

IL CROCIFISSO DEL SAMURAI


Rino Cammilleri racconta la grande rivolta dei samurai cristiani

di Antonio Gaspari

ROMA, mercoledì, 3 giugno 209 (ZENIT.org).- Un romanzo straordinario, il racconto di un fatto vero che ha segnato la storia di un paese e della comunità cristiana, un evento epico e commovente, una vicenda che narra l’eroismo di samurai e contadini, che pur di avere la libertà religiosa morirono tutti martiri.
“Il crocifisso del samurai”, edito da Rizzoli e scritto da Rino Cammilleri, racconta la grande rivolta dei samurai cristiani di Shimabara avvenuta nel 1637.
Quarantamila cristiani giapponesi, donne e bambini compresi, si ribellarono alla persecuzione e si arroccarono nella penisola di Shimabara, nel castello in disuso di Hara. Qui tennero testa per cinque mesi al più grande esercito di samurai che la storia del Giappone avesse mai visto.
Nella battaglia finale i cristiani vennero uccisi, migliaia delle loro teste vennero infilzate su pali per terrorizzare chiunque avesse voluto farsi cristiano.
L’armata dello Shogun riuscì a stroncare la ribellione, ma al costo di settantamila uomini ben armati e addestrati che morirono combattendo contro contadini e anziani samurai cristiani che pure erano affamati e indeboliti dal freddo, ma saldi nella fede in Gesù Cristo.
Per evitare l’onta di non essere riuscito a domare la rivolta il generale giapponese Matsudaira Nobutsuna, offrì ai rivoltosi l’onore delle armi, la dilazione sulle tasse e il perdono, ma questi rifiutarono. L’unica cosa che chiesero era la libertà di professare la religione cristiana.
Ma proprio questa libertà era ciò che le autorità giapponesi temevano. Per i due secoli successivi alla rivolta cristiana, il Giappone si isolò dal mondo e perseguitò tutti coloro che si dicevano seguaci di Cristo.
Eppure, quando nella seconda metà dell’Ottocento i missionari europei poterono tornare in Giappone, trovarono che i discendenti di quegli antichi cristiani avevano conservato la fede nella clandestinità, tramandandosela di generazione in generazione.
Rino Cammilleri, noto giornalista e saggista, ha svolto una intensa ricerca storica per scrivere questo romanzo così avvincente.
Cammilleri, che ha trascorso la vita a indagare la storia della cristianità, è autore di rubriche in diverse testate giornalistiche. Ha pubblicato decine di libri, tra cui “I santi di Milano” (Rizzoli 2000), “Gli occhi di Maria” (con Vittorio Messori, Rizzoli 2001) e “Immortale odium” (Rizzoli 2007).
ZENIT lo ha intervistato.
Per anni lei ha studiato e raccontato la storia del cristianesimo. Come è arrivato a questa struggente storia dei martiri giapponesi?
Cammilleri: Chi mi segue sa che mi sono a lungo occupato di sfatare le “leggende nere” che gravano sulla storia della Chiesa. I presunti scheletri nell’armadio del cristianesimo (Inquisizione, Crociate, Galileo, Conquistadores…) ormai li ho revisionati tutti. Ma in tutti questi anni mi sono imbattuto in storie meravigliose che nessuno ha mai raccontato, almeno non col risalto che meritano. Sono storie così avvincenti da superare la fantasia e sono ideali per un romanzo storico, genere al quale i cattolici non si dedicano più da troppo tempo. Ho deciso, allora di farlo io. Col precedente “Immortale odium” (Rizzoli) ho messo in scena il braccio di ferro ottocentesco tra la Chiesa e la Massoneria, prendendo spunto dall’attacco al corteo funebre del b. Pio IX nel 1881. Con questo “Il crocifisso del samurai” (sempre Rizzoli) ho puntato il riflettore sulla grande rivolta di Shimabara, in cui nel 1637 quasi cinquantamila cristiani giapponesi, guidati da samurai cristiani, si immolarono in nome della libertà religiosa e del loro diritto a professare la religione di Cristo.
Perché le autorità giapponesi ebbero così paura del cristianesimo?
Cammilleri: Con la battaglia di Sekigahara del 1600 erano finite le eterne guerre feudali e il clan dei Tokugawa si era imposto su tutto il Giappone, governando di fatto al posto dell’Imperatore. Il cristianesimo, portato da s. Francesco Saverio, era stato dapprima bene accolto e quasi trecentomila giapponesi si erano fatti battezzare. Ma contro di loro “remavano” i bonzi buddisti e i mercanti protestanti, invidiosi della concorrenza spagnola e portoghese. Misero la pulce nell’orecchio allo Shogun (il dittatore): i missionari cattolici erano l’avanguardia dell’invasione spagnola e portoghese. La prova? Il fatto che i cristiani, quando erano messi di fronte alla scelta tra le leggi dello Shogun e quelle di Cristo, preferivano farsi uccidere anziché disobbedire a quest’ultimo.
Perché il sangue di quei martiri sembra aver generato così poco frutto?
Cammilleri: Non direi, anzi. Per due secoli, proprio a causa di quella rivolta, il Giappone si chiuse al mondo esterno. Quando i missionari poterono tornare, nella seconda metà dell’Ottocento, trovarono che il cristianesimo era sopravvissuto nelle catacombe, tramandato di padre in figlio. I «cristiani nascosti», sfidando la morte (il cristianesimo sul suolo giapponese ebbe il permesso di esistere solo alla fine del secolo), contattarono il primo missionario e gli fecero addirittura l’esame per vedere se era cattolico o protestante. Non si è mai vista una fedeltà così tenace. L’animo giapponese ha anche questo bellissimo aspetto.
Nella parte finale del romanzo lei ricorda la profezia di Tertulliano secondo cui “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”, ma poi riflette anche sul fatto che in tanti luoghi il cristianesimo è stato soffocato nel sangue. Ha una spiegazione teologica per questa apparente contraddizione?
Cammilleri: No. Io posso basarmi solo sui fatti storici. Nei luoghi dove si è stesa la cappa islamica, per esempio, il cristianesimo è praticamente scomparso. In Giappone la maggior concentrazione di cristiani era nella zona di Nagasaki. Ebbene, proprio a Nagasaki è stata sganciata la seconda bomba atomica. La cristianità nipponica è stata azzerata per due volte. Tutti i beatificati giapponesi sono martiri. Tertulliano aveva sotto gli occhi i cristiani romani. Noi, oggi, abbiamo una visuale più ampia della sua. Non basta impiantare il cristianesimo, occorre difenderlo: questo è quanto la storia ci insegna. In Indocina la persecuzione cessò solo quando intervennero le cannoniere francesi. In Cina, i massacri di cristiani da parte della setta dei Boxers smisero quando le potenze occidentali inviarono corpi di spedizione.
Oggi in Giappone solo il 4% della popolazione è cristiano. Crede che la situazione possa cambiare e che i cristiani possano crescere verso cifre significative?
Cammilleri: Il cristianesimo ha dalla sua, agli occhi degli orientali, il prestigio dell’Occidente. Ma anche la pessima immagine di sé che, sul piano morale, l’Occidente secolarizzato ormai offre. E’ l’Occidente che, nel bene e nel male, dà il “la” all’intero pianeta. E se il sale non riacquista sapore non serve davvero a niente. Se si rievangelizza l’Occidente il resto seguirà.
I samurai giapponesi sembrano molto simili ai legionari romani. Con la differenza che i legionari che si convertirono al cristianesimo, che pure morirono a migliaia, generarono chiese, devozione, altre conversioni, fino ad arrivare all’imperatore Costantino. Cosa è accaduto in Giappone perché la storia si svolgesse in maniera così diversa?
Cammilleri: Proviamo a immaginare se non ci fosse stato Costantino, se il cristianesimo fosse stato bandito dalle legioni, se si fosse continuato a perseguitarlo con l’efficacia ossessiva di Diocleziano. Le precedenti persecuzioni erano state sporadiche e localizzate. La pressione non fu mai così capillare da impedire alla pianticella di respirare e svilupparsi. Costantino, da buon giardiniere, diede spazio e acqua e concime. Infatti, già con Teodosio, sessant’anni dopo, il cristianesimo era diventato maggioritario nell’Impero. Ma in Giappone non fu così. Il cristianesimo fu perseguitato nei modi più feroci per più di due secoli, e solo esso. Una pausa di settant’anni, poi, come sappiamo, giù una atomica. Tuttavia, oggi c’è un detto in Giappone: quando si commemora il giorno della bomba, «Hiroshima urla, Nagasaki prega». Proteste antiamericane nella prima, composte liturgie nella seconda. Il “piccolo gregge” giapponese ha la pelle dura, e la testa anche di più.
Per molti anni il mondo giornalistico e letterario cattolico italiano è stato impegnato a rispondere alle calunnie e alle allusioni di diversi scrittori contrari a Cristo e alla Chiesa cattolica. Con questa sua opera così come con il libro di Rosa Alberoni “La prigioniera dell’Abbazia” si può cominciare a dire che emerge e si consolida un filone di romanzi che ruotano attorno ai valori, alle virtù, all’epopea, alla storia, all’eroismo dei cristiani?
Cammilleri: Le cose emergono se c’è qualcuno che le fa emergere. Spero proprio che si tratti di «filone», perché per il momento mi pare solo una cocciuta iniziativa di pochi. Cocciuta, ho detto, perchè questi combattono non più contro intellettuali avversari ma contro il mercato. Se la gente preferisce comprare libri sui vampiri o sui serial killer, i casi sono due: o i romanzieri cattolici non sono capaci di avvincere e non annoiare, o anche il pubblico cattolico preferisce vampiri e serial killer. In quest’ultimo caso siamo davvero messi male.

giovedì 25 giugno 2009

Rassegna stampa - 25 Giugno 2009


25 Giugno 2009 - Tempi
Fine Vita
SI PARLA DI NOI :: La cura radicale 1.2 MB

25 Giugno 2009 - Tempi
Fine Vita
SI PARLA DI NOI :: Roccella: medici, non lobby politica 200 KB

25 Giugno 2009 - Foglio
SI PARLA DI NOI :: E se non fosse solo moralismo? 105 KB

25 Giugno 2009 - Sole24ore
Fisco
La manovra rafforza il Bonus famiglia 277 KB

01 Luglio 2009 - Oggi
Perché in Italia si fanno pochi figli 7.6 MB

25 Giugno 2009 - Avvenire
Scienza&Vita cresce e guarda al futuro 117 KB

25 Giugno 2009 - èVita
Fine Vita
La nutrizione è un atto dovuto 171 KB

25 Giugno 2009 - Avvenire
Scuola
Condom nelle scuole? Scorciatoie 134 KB

25 Giugno 2009 - Avvenire
Scuola
Ecco la scuola del rigore 108 KB

25 Giugno 2009 - Repubblica
Scuola
L'esame infinito 433 KB

25 Giugno 2009 - Foglio
Il dogma divorzista del Corsera 347 KB

25 Giugno 2009 - Libero
Quei cattolici preoccupti di Noemi e non di Eluana 333 KB

Orissa: suora violentata dagli estremisti indù riconosce uno dei suo assalitori



di Nirmala Carvalho
È la terza persona riconosciuta dalla religiosa, tra le prime vittime dei pogrom anti-cristiani dell’agosto scorso. P. Chellan che ha accompagnato la suora nel carcere di Choudwar a Cuttack, afferma: “Il cambio della situazione politica sembra aver avuto un impatto positivo anche sul modo di condurre le indagini”.


Bhubaneshwar (AsiaNews) - Sr. Meena Barwa, la religiosa violentata da un gruppo di radicali indù il 25 agosto scorso, ha riconosciuto un altro dei suoi assalitori.

Ieri, accompagnata da p. Thomas Chellan nel penitenziario di Choudwar a Cuttack, la suora 29enne è stata sottoposta ad una nuova Test Identification Parade (Tip), la seconda dopo quella del 5 gennaio scorso in cui aveva già indicato due dei responsabili delle violenze subite.

Arrivata nel carcere alle 13 e 30, per un’ora circa ha dovuto passare in rassegna settanta persone. Fra essi r. Meena ha indicato Sitaram Patra. Interpellato da AsiaNews, p. Chellan spiega che esso “non è tuttavia il principale accusato dello stupro” avvenuto nel Centro pastorale Divyajyoti, a K Nuagaon, nel distretto di Kandhamal (Orissa).

Il sacerdote, testimone e vittima dell’assalto al centro da lui diretto, aveva accompagnato la suora anche alla prima Tip. P. Chellan non ha preso parte all’identificazione, ma spiega che questa volta “l’intera procedura si è svolta in modo dignitoso, con la dovuta attenzione alla delicatezza del caso”. All’inizio della vicenda giudiziaria, sr. Meena aveva rifiutato di collaborare alle indagini anche per la mancanza di fiducia nei confronti della polizia. P. Chellan afferma che “il cambio della situazione politica nello Stato”, con la sconfitta degli indù del Bharatiya Janata Party, “sembra aver avuto un impatto positivo anche sul modo di condurre le indagini”.

Il sacerdote della diocesi di Cuttack- Bhubaneshwar ritiene che “da quando il caso di Sr. Meena ha assunto rilevanza internazionale si è registrata una maggiore serietà da parte delle autorità nelle indagini”. E aggiunge “ora sembra emergere la volontà politica di assicurare alla giustizia i colpevoli, almeno in questo caso. Se questa intenzione è sincera le autorità possono arrivare ad arrestare i principali responsabili oltre ai 17 già fermati con l’accusa di essere coinvolti”.

Sei sacerdoti prigionieri e in isolamento nei campi profughi tamil


di Ranil Kumaratunga

Sono quattro preti della diocesi di Jaffna e 2 missionari Omi che hanno vissuto tra la popolazione tamil sino agli ultimi istanti della guerra. Le condizioni sono al collasso e le organizzazioni umanitarie hanno le mani legate. L’esercito sorveglia i rifugiati in cerca di tracce delle Tigri tamil.


Chennai (AsiaNews) - Sei sacerdoti cattolici sono tenuti in isolamento nei campi profughi dello Sri Lanka. Il vescovo di Jaffna ha chiesto la loro liberazione, ma non ha ancora ottenuto alcuna risposta dal ministero della Difesa. Un operatore umanitario impegnato nei campi in cui vivono 300mila sfollati della guerra racconta la loro vicenda e denuncia la scomparsa anche di tre medici governativi che avevano diffuso le cifre dei morti durante gli ultimi giorni di guerra tra esercito e Tigri Tamil. Di loro non si hanno più notizie. Ranil Kumaratunga è un nome di fantasia che usiamo per mantenere l’anonimato della fonte di AsiaNews.

Il governo dello Sri Lanka deve rilasciare immediatamente i sei sacerdoti cattolici che sono imprigionati e tenuti nascosti in isolamento nei centri degli Internally displaced persons (IDPs). Quattro sono della diocesi di Jaffna e due appartengono ai missionari Oblati di Maria Immacolata (Omi). Questi sacerdoti hanno aiutato in modo disinteressato la popolazione tamil durante la guerra e sino alle ultime ore in cui i militari hanno intensificato l’attacco. Questi sacerdoti hanno solo aiutato la gente. Il governo dello Sri Lanka li ha messi in isolamento nei campi degli IDPs senza che nessuno possa incontrarli. Si teme per la loro sicurezza, le loro condizioni psicologiche ed emotive, ed anche per la salute fisica. Il vescovo di Jaffna ha chiesto al segretario della Difesa la liberazione dei sei preti, ma finora non c’è stata risposta.

Dopo che l’esercito ha portato a termine l’operazione per eliminare i leader del Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte), nella zona di guerra erano rimaste poche persone. I militari li hanno prelevati e portati in posti isolati perché erano gli unici testimoni oculari delle brutalità compiute nella zona di sicurezza. Tra queste persone c’erano anche i sei sacerdoti.

Durante l’ultima fase dell’attacco finale, 25mila tamil sono rimasti uccisi. Le autorità di Colombo devono rilasciare i tre medici governativi che hanno diffuso le statistiche delle vittime - cifre che le autorità respingono. I tre medici, dopo essere stati accusati di complicità con l’Ltte, sono scomparsi.

I campi degli IDPs sono sparsi tra Mannar e Vavuniya. Circa 500 ettari di territorio occupato dalla foreste [pari a 5 kmq, ndr] sono stati evacuati e ora gli abitanti dei distretti di Kilinochchi e Mullaitivu e la popolazione di alcune zone di Jaffna, Mannar e Vavuniya è tenuta nei campi profughi.

Circa 300 mila persone vivono nei campi, in tende e alloggi temporanei. Le tende sono da cinque posti, ma in ognuno ci vivono tra le 15 e le 16 persone. C’è una cronica scarsità d’acqua e mancano i servizi sanitari per tutti: per circa 1500 persone ci sono solo due bagni. La richiesta delle agenzie umanitarie di costruire almeno 2500 bagni è un’urgenza assoluta. Tutte i rifugiati vivono in centri di detenzione e internamento in cui manca un’adeguata disponibilità di cibo, medicine e riparo; non c’è accesso all’informazione e possibilità di comunicazione.

A causa della dolorosa situazione nei campi un elevato numero di anziani è morto infezioni come la diarrea e la varicella si diffondono con rapidità.

C’è bisogno urgente di organizzare servizi di assistenza e le organizzazioni umanitarie devono essere ammesse a lavorare nei campi. C’è un bisogno fondamentale di terapie per il sostegno psicologico per aiutare le persone che sono rimaste traumatizzate dalla guerra.

Alle ong non è permesso lavorare tra la gente: possono visitare i campi portando gli aiuti ma devono consegnarli ai militari che sono gli unici a poterli distribuire. Essi controllano i campi e tengono tutti sotto costante sorveglianza. I preti a cui è concesso di celebrare la messa sono sempre accompagnati da personale del’esercito.

Il mondo tace davanti a questa tragedia. Nessun giornalista, nessuna agenzia, nessun attivista per i diritti umani, e nemmeno i parenti degli IDP possono visitare i campi. Le persone che ci vivono sono private della loro libertà e vogliono sapere quando il governo permetterà loro di tornare a casa. Le autorità affermano che le zone da cui provengono i profughi sono cosparse di mine e ci vuole tempo per la bonifica, per cui gli IDP devono restare nei campi.

Il governo tiene segregati i profughi perché non vuole che militanti del Ltte si infiltrino nei campi. Agenti in borghese dei servizi di intelligence girano per i campi e controllano ogni possibile segno che rivela la presenza di cellule o di sostenitori delle Tigri tamil; alcune persone sono sparite.

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

Seoul, i medici staccano la spina. La donna in coma resta in vita

Questo non lo ha detto nessuno, dei soliti giornali eugenetici ed eutanasici...

A più di 30 ore dal distacco del respiratore artificiale Kim, 77 anni, respira in maniera autonoma. I medici riferiscono che le condizioni sono “stabili” e “vive più di quanto ci aspettassimo”. Nel Paese monta la polemica sulla “morte dolce”. Docente cattolico denuncia una errata interpretazione della sentenza del tribunale.


Seoul (AsiaNews/Agenzie) – È ancora viva e respira in maniera autonoma la donna di 77 anni in coma profondo dal febbraio 2008, alla quale ieri i medici del Yonsei Severance Hospital di Seoul hanno staccato il respiratore artificiale e l’alimentatore. L’operazione è stata eseguita alle 10.24 del 23 giugno alla presenza dei familiari della donna, il cui nome completo è Kim Ok-kyung ed entrata in coma in seguito a un’emorragia interna causata da intervento di endoscopia malriuscito. I medici che seguono il decorso riferiscono che “sta vivendo più di quanto ci aspettassimo”, continua a respirare “in maniera autonoma” anche per il secondo giorno e le sue condizioni sono “stabili”.

Intanto nel Paese monta la polemica sul “diritto di morire in maniera dignitosa”. La vicenda legata a Kim è infatti il primo caso di “morte dolce” o “eutanasia passiva” in Corea del Sud. I medici hanno eseguito una sentenza emessa il 21 maggio scorso dalla Corte Suprema, a seguito di una lunga battaglia legale fra i parenti della donna – che volevano rimuovere la spina – e la clinica, contraria al distacco.

Nella sentenza emessa dai giudici si spiega che Kim è “entrata in uno stadio irrevocabile” dal quale è “impossibile” prevedere una “ripresa”, aggiungendo che “la morte sarebbe imminente senza l’aiuto di un respiratore”. I fatti delle ultime ore sembrano smentire quanto scritto dai giudizi fra le motivazioni della sentenza.

Lee Jae-hyuk, portavoce dello Yonsei Hospital, riferisce che “l’ospedale continua a prendersi cura di lei finché respira”. Egli aggiunge che non si registrano “sintomi inusuali”. Una seconda fonte ospedaliera afferma che “Kim non era in punto di morte” ed è questa la ragione per cui “la donna è ancora viva”.

Nelle scorse settimane la Chiesa cattolica sud-coreana ha espresso preoccupazioni in merito alla vicenda della donna in coma, sottolineando una errata interpretazione della sentenza dei giudici. Lee Dong-ik, docente dell’Università cattolica di Corea, spiega che il tribunale ha ordinato l’interruzione di “cure mediche inutili al fine di prolungarne la vita”, ma non ha imposto “di farla morire”. Egli precisa che il dibattito dovrebbe incentrarsi sul diritto a “morire in maniera dignitosa”, non sull’eutanasia che implica una “morte intenzionale”. Joi Hun-jeong, portavoce dell’Associazione dei medici sud-coreani (Kma), anticipa che “entro settembre verranno pubblicate delle linee guida” per regolare gli aspetti che riguardano il “morire con dignità”.

mercoledì 24 giugno 2009

CAPOVOLGETE BORDIN A RADIO RADICALE E AVRETE PADRE LIVIO A RADIO MARIA

• da Il Foglio del 24 giugno 2009, pag. 2

Un interessante articolo degli amici Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, in cui siamo certi alcuni si riconoscono...

Lungi dal voler essere irriverenti, se si definisce "programma di culto" una trasmissione condotta da un sacerdote, lo si fa solo per rendere omaggio alla realtà in linguaggio corrente. Perché non si può dire nulla più obiettivo a proposito del "Commento alla stampa" di padre Livio Fanzaga, in onda tutti i giorni su Radio Maria alle 8.45. Se il maturo professionista ferma la macchina e manda subito qualche decina di sms per avvisare che padre Livio le ha cantate come bisognava cantarle, se la casalinga le suona verbalmente secondo i canoni di padre Livio al marito laicizzato, se il camionista radioamatore catechizza i fratelli di onde corte con le ultime di padre Livio sulla bioetica, allora siamo al cospetto dì un "programma di culto". Se poi il clero progressista butta fanghiglia sul "Commento" di padre Livio e mostra disprezzo verso i cristiani-infanti che lo ascoltano tutte le mattine, allora siamo al cospetto di un "programma di culto" e pure cattolico. Chi non avesse ancora un’idea di che cosa siano padre Livio e il "Commento alla stampa" di Radio Maria, deve andare su Radio Radicale, prendere Massimo Bordin e il suo "Stampa e regime" e poi capovolgere con decisione. Padre Livio sta al Papa come Bordin sta, o forse stava, a Pannella. Lo si può verificare nel giro di tre quarti d’ora: appena terminato il "Commento" su Radio Maria, ci si sintonizza su Radio radicale, dove sta andando in onda la trentesima replica di "Stampa e regime", e se ne avrà la prova. Classe, professionalità e, dedizione da vendere in entrambi i casi, una spanna sopra tutte le altre rassegne. Poi, però, bisogna scegliere e ci spiace per Bordin, ma noi scegliamo senza indugio il direttore di Radio Maria. Il "Commento" di padre Livio è qualche cosa di veramente unico nelle frequenze radiofoniche in quota a parrocchie, diocesi e associazionismo cattolico, dove, quando va bene, si moraleggia o si spiritualeggia. Il motivo di questa differenza è presto detto. Intanto, perché Radio Maria non appartiene a nessuna diocesi, a nessun movimento religioso, a nessuna conferenza episcopale. A tenerla in piedi sono gli ascoltatori, che la sostengono versando il loro libero contributo. Padre Livio aggiungerebbe che la radio vive se piace alla Madonna. E poi, questa emittente è unica perché in una radio cattolica difficilmente si trova qualcuno che legga veramente i giornali e non solo Avvenire, e quando questo pure avvenga, si finisce sempre per parlare di ecologia, di sociologia, di psicologia, per dare in testa al consumismo e, naturalmente, a Berlusconi. A meno che non si sia scelto di ritrarsi dal mondo, che è così brutto perché si stanno sciogliendo i ghiacciai, si estinguono le foche monache, è invaso dai centri commerciali e, naturalmente, è governato da Berlusconi. Così si è formato un popolo Da una ventina d’anni, padre Livio ha scelto un’altra strada, quella che il cattolico aveva fruttuosamente percorso prima di praticare la cosiddetta opzione spirituale: giudicare la storia, la politica e la cronaca alla luce del Vangelo e del Magistero della chiesa, E, quando è necessario, dare anche un buon cazzotto in testa a chiunque se lo meriti, fosse anche Berlusconi, ma non per .partito preso. Padre Livio è un prete che non ha alcun pregiudizio clericale contro il centrodestra. E questa, scusate se è poco, è già una notizia. Il direttore di Radio Maria non ha paura di sistemare sulla graticola le derive laiciste del cattoprogressismo e di quanti lo rappresentano nel mondo politico. Peccato gravissimo, secondo lo svirilizzato mondo cattolico contemporaneo che non osa nemmeno chiamare omicidio l’aborto e si appresta a benedire un compromesso legislativo sul testamento biologico che porterà diritto filato all’eutanasia. Peccato gravissimo per uno svirilizzato mondo cattolico abituato, quando è tosto, a giudicare il mondo secondo l’ultima circolare della Conferenza episcopale invece che secondo i Dieci comandamenti. Eppure, questa lettura, diciamo pure brutale secondo i canoni correnti, ma diremmo franca secondo quelli perenni, dà frutto. Con gli anni, attorno a Radio Maria e al suo "Commento alla stampa" si è formato un popolo cattolico che ha preso gusto a ragionare cattolicamente e a farlo in pubblico. Se in un luogo di lavoro uno si alza a difendere la chiesa o il Papa durante una discussione, otto volte su dieci è un ascoltatore di Radio Maria. Oppure appartiene a un movimento apertamente cattolico, certo: ma le due cose spesso si sovrappongono. Padre Livio fa, via onde medie, quello che facevano i parroci fino a qualche decennio fa con omelie, catechismo e conferenzine. Forma il laicato che, una volta uscito di chiesa, ha il compito di testimoniare la sua fede nel mondo argomentando e resistendo. E lo fa con un di più perché, attraverso Radio Maria, si formano anche tanti sacerdoti usciti un po’ stortignaccoli da seminari che, magari, hanno le piscine per attirare i giovanotti, ma scarseggiano di dottrina quando li devono mandare a nuotare in mare aperto. Un operato come quello di padre Livio, lo svirilizzato mondo cattolico d’oggi lo chiama clericalismo e non capisce che è il suo esatto contrario. Non si troverà mai in castagna il direttore di Radio Maria su argomenti opinabili. Sui tassi d’interesse, il pii, il ponte sullo Stretto di Messina, le beghe per la composizione delle liste elettorali, padre Livio sa di poter dire solo ciò che pensa in proprio. E siccome sa anche che questo, con tutto il rispetto, interessa sì e no i suoi ascoltatori, di solito se ne astiene. Coloro che gli danno del clericale, invece, quando intervengono nel mondo da cattolici, lo fanno proprio sull’opinabile, massimamente sulla composizione delle liste elettorali. E misurano il loro successo sui punti percentuali di cattolicità di una legge fatta approvare dal politico sponsorizzato fin dentro le aule di catechismo. Clericali che vivono e si alimentano di "male minore" e di "maggior bene possibile", mentre la rassegna stampa di Radio Maria tiene la rotta guidata da una sola stella polare: il bene. Il bene e basta, senza aggettivi e senza sconti comitiva. E’ difficile immaginare padre Livio computare i punti percentuali di cattolicità davanti a una legge strombazzata dalla stampa laica come una nuova conquista di civiltà, Basta ascoltarlo quando le polemica entra nel vivo. Un vero e proprio spettacolo che rinfranca tanti sani cattolici dopo anni trascorsi con rassegnazione sulle panche a sorbirsi omelie che, in nome del dialogo col mondo, non dicevano più nulla di cattolico. In questi casi, il direttore di Radio Maria dà il meglio di sé perché usa volentieri uno strumento caro a Gioppino, la maschera della sua terra bergamasca: il randello. Mettetegli sotto il naso un editoriale di "Repubblica" o dei "Corriere" sulla famiglia o sul testamento biologico e ne sentirete delle belle. Perché l’uomo è così, ha uno spirito rustico, che magari non farà ridere i salotti radical e clerical-chic, ma lascia il segno. Detto questo, non bisogna pensare che padre Livio ritenga, come sosteneva Hegel, che la preghiera del mattino dell’uomo moderno sia la lettura del giornale. No: padre Livio Fanzaga prega in cappella, celebra la Messa e dopo, solo dopo, legge i giornali. Forse, proprio per questo non moraleggia e non spiritualeggia. Legge i giornali alla luce del Vangelo e non il Vangelo alla luce dei giornali. In due parole, è cattolico.

Tra le altre cose, Avvenire ci ricorda il Chesterton Day

Neretti e... rossetti sono nostri.

Da Avvenire del 24 Giugno 2009

E Grottammare prepara la festa con la Compagnia dei tipi loschi


DA SAN BENEDETTO DEL TRONTO
SUSANNA FAVIANI
Il 4 luglio ricorre la festa liturgica di Frassati e com’è ormai tradizione (si tratta della 16ª e­dizione) la «Compagnia dei tipi loschi del beato Pier Giorgio Frassati» della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone Montalto ha organizzato tutta una serie di iniziative per prepararla e viverla al meglio. Dalla spiritualità gioiosa, energica e travolgente di questo giovane, amante della montagna, dello studio e soprattutto degli ultimi e dei poveri sono scaturiti movimenti, associazioni, frequentati da moltissimi ragazzi e giovani. Il gruppo di Grottammare è appunto la «Compagnia dei tipi loschi del beato Pier Giorgio Frassati» ispirandosi nel nome al circolo fondato dallo stesso Frassati. Le iniziative, che si aprono oggi per concludersi il 4 luglio, saranno ospitate presso la Casa San Francesco di Paola a Grottammare e si articoleranno sul tema «Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data?». Significativo l’incontro «La sfida è che il cristianesimo significa la vera umanità» promosso dall’Associazione «Santa Caterina da Siena » cui venerdì 26 giugno parteci peranno formatori di scuole paritarie e associazioni di solidarietà. Sabato 27 giugno è in programma il convegno «Emergenza educativa: e se la soluzione è la libertà di educazione?» con i docenti Maria Bonaretti e Domenico Pini mentre domenica 28 «Chesterton: mentre lo guardiamo sembra allargarsi sotto i nostri occhi in tutte le direzioni » metterà a fuoco la figura e l’eredità del celebre scrittore: interverranno, tra gli altri, Paolo Gu­lisano, Roberto Prisco, Alessandro Gnocchi. Il 30 giugno si parlerà di ciclismo con la presentazione del volume di Paolo Alberati «Gino Bartali - Mille diavoli in corpo» cui interverrà Andrea figlio dell’indimenticabile campione.
Cuore della festa sarà l’Eucaristia, presieduta il 4 luglio alle 18.30 dal vescovo di San Benedetto del Tronto- Ripatransone-Montalto Gervasio Gestori cui alle 21.30 seguirà la presentazione del volume «La tirannia di Erode: l’eugenetica diventa prassi» di Giuseppe Noia responsabile del centro di diagnosi e terapia fetale presso il Policlinico Gemelli di Roma.

Voi lo pensate, noi lo diciamo - 1 - L’arcivescovo Sarah: l’Occidente aiuta l’Africa solo se accetta aborto, preservativi e sterilizzazioni

Da Avvenire

«I Paesi africani, perché possano ricevere un aiuto devono accettare l’aborto, il preservativo, la sterilizzazione femminile, l’ideologia del gender». La denuncia, forte e chiara, è del­l’arcivescovo Robert Sarah, originario della Guinea, segretario della Congregazione per l’evangelizza zione dei popoli, il dicastero missionario della San ta Sede. Monsignor Sarah, 64 anni, arcivescovo di Conakry fino al 2001 quando Giovanni Paolo II lo ha chiamato a Roma, dove oggi è l’africano 'più alto in grado' della Curia romana. In una intervista al mensile Consulente Re il presule ha ribadito che il viaggio di Benedetto XVI in Africa è stato una grande di chiarazione d’amore del Papa verso il Continente più sfortunato. Il pontefice, sottolinea, ha voluto dirci che «Dio ha scelto il Continente Africano perché diventi dimora di suo Figlio». Nel colloquio monsignor Sarah denuncia che, invece, da parte dell’Occidente che tanto ha criticato le parole del Pontefice sull’Aids, il continente africano viene sfruttato e snaturato. «Molto viene imposto all’Africa - denuncia- come condizione per ricevere aiuti economici». «I Paesi occidentali - precisa - con la loro potenza politica, economica, massmediatica danno l’impressione di volere distruggere tutte le altre culture per imporre una cultura paneuropea, panamericana». Insomma: «I Paesi africani, perché possano ricevere un aiuto devono accettare l’aborto, il preservativo, la sterilizzazione femminile, l’ideologia del gender. È la lotta di Davide contro Golia. Ci sono però segnali che l’Africa è decisa a combattere giovandosi della potenza di Dio e del sostegno della Chiesa. È vero che la fede in Africa è ancora giovane, fragile; ma il continente, piano piano, sta acquistando una maturità evangelica confortante, sempre più conscia di dover respingere le false glorie, i falsi ideali, i paradisi effimeri ed artificiali importati». «Io sento - dice Sarah - di dover ringraziare il Santo Padre per la sua sollecitudine paterna nell’attirare l’attenzione dell’Africa intera su questi temi».

I prezzi dei prodotti della terra tornano ad impennarsi


La Fao ha dato l’allarme. Prevista in calo l’offerta di prodotti della terra: i contadini impoveriti hanno meno fondi per i fertilizzanti e le sementi

DI ALESSANDRO BONINI - da Avvenire

Mentre gli occhi degli economisti e dei risparmiatori erano ancora puntati sulle banche, le materie prime hanno ripreso a correre. E non solo il petrolio. Dai minimi toccati a dicembre, le quotazioni di soia, mais e grano sono arrivate a salire anche del 50%. Siamo lontani dai record raggiunti nel 2008, ma i valori si sono comunque riportati ai livelli della fine del 2007, quando la crisi alimentare stava per scoppiare. Una tendenza che giustifica le preoccupazioni della Fao, secondo cui alla fine del 2008 i prezzi del cibo erano comunque più alti del 26% rispetto al 2006 e del 33% sul 2005. I rincari, combinati agli effetti della crisi economica, hanno fatto aumentare a oltre un miliardo il numero di persone nel mondo che rischia di soffrire la fame.
Solo un anno fa il costo del pane o di un piatto di riso scatenava tumulti con decine di morti da Haiti al Bangladesh, dall’Egitto al Senegal. Poi vennero il terremoto finanziario, il crollo di Lehman Brothers, la 'gelata' del credito e il trasferimento della crisi all’economia reale, oggi attanagliata da una recessione di portata storica. Si sgonfiò la 'bolla' delle materie prime, facendo ipotizzare, manuali di economia alla mano, che i prezzi sarebbero scesi e che anche la fame, almeno per un po’, avrebbe dato tregua. Non è andata così. Nel frattempo sulle Borse mercantili le materie prime sono risalite, raggiungendo un livello di guardia che gli analisti osservano con attenzione. Vogliono capire se la tendenza al rialzo, chiusa la parentesi della recessione, diventerà 'strutturale'.
Fra i motivi dei recenti rialzi non si possono escludere speculazioni. Gli attuali prezzi appaiono irrealistici, considerato che la ripresa dell’economia non è ancora dietro l’angolo e comunque sarà lenta e graduale. Si registra tuttavia un aumento della domanda da parte di mercati emergenti come la Cina, la cui economia sta ripartendo più rapidamente che altrove, e in generale di biocombustibili, la cui produzione, come è noto, sottrae terreno agricolo destinato al cibo. Un recente studio di Credit Suisse analizza proprio l’impatto di questi due fattori: l’indicazione è che nei prossimi cinque anni la domanda potrebbe risultare superiore all’offerta. I prezzi di conseguenza dovrebbero continuare a salire. In particolare, secondo gli analisti della banca elvetica, la recessione farà diminuire quest’anno la domanda complessiva di cibo e biocarburanti soltanto dell’1-2%. Sul medio periodo, invece, ossia nei prossimi cinque anni, la domanda dovrebbe aumentare a un ritmo compreso tra il 2,3% e il 2,6%. Si tratta, precisa lo studio, di una stima prudente. La sola richiesta di cibo, nel quinquennio, potrebbe crescere del 2,2%. A pesare sarà soprattutto la 'fame' dei Paesi emergenti. Sul fronte dell’offerta, a complicare la situazione è la peggiore crisi economica degli ultimi 60 anni, come ha rilevato anche la Fao. Nei prossimi 12 mesi, indica Credit Suisse, i raccolti saranno inferiori del 3-4%, principalmente a causa di problemi di finanziamento. Per il 2009 si stima una sensibile diminuzione delle superfici coltivate e dell’uso di fertilizzanti. Solo nel 'granaio' ucraino il governo parla di un crollo dell’offerta pari al 21%. In Brasile, a causa della stretta del credito, nel primo trimestre di quest’anno l’uso di fertilizzanti è calato del 24%. È così che la crisi, sommata ai prezzi già elevati dei generi alimentari, ha fatto salire a 1,02 miliardi il numero di persone affamate. Il direttore della Fao, Jacques Diouf ha ricordato che erano 963 milioni nel 2008 e meno di 850 nel 2007, prima dell’emergenza alimentare. La recessione al tempo stesso sembra avere messo a dura prova la generosità dei Paesi donatori, mettendo in difficoltà il Programma alimentare mondiale dell’Onu. Il Pam necessita di 6,4 miliardi di dollari in aiuti alimentari solo quest’anno, ma i contributi dei donatori sono ben al di sotto, a quota 1,5 miliardi la scorsa settimana. Come conseguenza, sono stati ridotti o tagliati alcuni progetti in Africa orientale e in Corea del Nord. In Ruanda, la razione giornaliera di cereali è stata portata da 420 a 320 grammi; stessa sorte potrebbe toccare a 3,5 milioni di vittime della siccità in Kenya; nell’Uganda settentrionale è stata sospesa la distribuzione di cibo a 600.000 persone; ridimensionate infine le operazioni previste in Etiopia. Intanto, l’India non ha ancora sbloccato le esportazioni di riso non basmati 'congelate' nel 2008 nel pieno della crisi alimentare. Attualmente solo limitati quantitativi sono concordati attraverso canali diplomatici con Paesi considerati 'amici'. Il governo di New Delhi sta valutando di far cadere il divieto. Se così fosse, il prezzo del riso sarebbe destinato a scendere, ma al tempo stesso 700 milioni di indiani rischierebbero di restarne privi.

martedì 23 giugno 2009

Rassegna stampa - 23 Giugno 2009


23 Giugno 2009 - Avvenire
SI PARLA DI NOI :: Tra ipocrisie e moralismi 67 KB

23 Giugno 2009 - Libero
Parità Scolastica
Bonus alle famiglie e la riforma sarà completa 94 KB

23 Giugno 2009 - Avvenire
Ru486
Già 29 le morti accertate 264 KB

23 Giugno 2009 - Libero
Preservativi a scuola. Sbagliato chiedere aiuto alla Chiesa 54 KB

Dal dott. Carlo Bellieni - 2

ROMA, domenica, 21 giugno 2009

(...)

5. La sofferenza per il medico va combattuta e va anche “utilizzata” mentre la si combatte

Il dolore fisico va combattuto, così come la sofferenza. Ma talora, mentre si combatte, la sofferenza può paradossalmente anche essere sfruttata. Esistono infatti tre tipi di sofferenza. La prima è quella che nasce dalla distanza tra quello che abbiamo e quello che vogliamo (un dolore, la solitudine, una malattia sono ostacoli al desiderio di salute, vita ordinaria) e questa condizione, seppur dura, può essere sprone per la guarigione o per superare il momento difficile della vita. La seconda si crea quando ci si rende conto che quello che volevamo inizialmente è solo il preambolo alla ricerca di una felicità completa che non è soddisfatta da nessun risultato parziale, dunque è la distanza tra quello che volevamo e la nostra completa felicità; la qual cosa talvolta ci umilia, perché mostra che i nostri sforzi erano diretti a qualcosa che non è che parte di ciò che davvero vorremmo. Anche questa condizione può essere spunto di una crescita personale, in quella che viene definita “Post-traumatic growth” (v. Psychiatric Times 2004;21(4)), ovvero la crescita umana che avviene se il dolore viene accolto con umanità, quando si sveli per esempio la presenza di una malattia incurabile. Il terzo tipo di sofferenza invece è quella che viene dalla percezione della distanza tra quello che volevamo e quello che abbiamo ottenuto, cioè dalla coscienza che “più di tanto non si può” e genera depressione. Questo è il tipo di sofferenza più pesante, perché non è più in grado di guardare oltre, non può essere utilizzato per un possibile bene e si deve operare per portare il paziente oltre questa visione, tramite interventi sociali, medici e psicologici.

6. Anche per il cristiano la sofferenza è da combattere e da “utilizzare” mentre la si combatte

Per illustrare quanto ora detto, leggo un noto brano di S. Paolo (Rm 5,1-5) cercando di mostrarne alcuni tratti utili al nostro discorso. “Noi ci vantiamo [non demordiamo] anche nelle tribolazioni [nel dolore, sotto tortura: il tribolum era lo strumento usato per schiacciare il grano] ben sapendo che le tribolazioni [i dolori] producono pazienza [sofferenza, da ‘patior’: non interpreterei qui il termine pazienza come lo leggiamo oggi, perché non è assolutamente automatico che dal dolore venga la capacità di ‘portarlo’, anzi: penso che questa lettura sia più aderente a quanto intendeva l’Apostolo, perché il vantaggio non viene automaticamente dal dolore, ma dall’amore di Dio], la pazienza [sofferenza] una virtù provata [cioè mette a dura prova la virtù. Potrebbe anche essere spiegato dicendo che sopportare forgia il carattere, ma anche questo non sempre è vero, spesso si crolla] e la virtù provata la speranza [cioè quando la virtù è messa alle strette può sopravvivere solo con la speranza, cioè con la domanda a Dio]. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei vostri cuori [non delude perché lo avete già sperimentato quanto vi ama, se non lo aveste sperimentato non potreste saperlo]”.

D’altronde Cristo trasfigura il dolore umano, invitando ognuno a prendere la propria croce e seguirlo (Mt 16:24), che non significa scegliere una sofferenza a piacere; all’epoca in cui la croce non era una metafora ma uno strumento di tortura e morte che la gente vedeva per le strade, significava guardare in faccia e non fuggire il dolore presente nella propria vita (la propria croce), e dunque “prenderlo”, cioè farne un uso superiore a quello comune (la croce normalmente non si “prende”, perché è piantata a terra: solo chi non è comune – per Grazia - può “prenderla”), cioè combatterlo ma anche sfruttarlo per una strada redentiva che fa della sofferenza una misteriosa condizione: d’altronde, anche psicologicamente chi non lo combatte e non cerca di ritorcerlo per il bene, ma solo lo rifugge, vive in un’utopica atarassia, cioè la morte del cuore.

(...)

BMJ - helping doctors make better decisionsSpecialists recommend counselling women on risks of childbirth after 35

Gli specialisti del Royal College of Obstetrics and gynecology hanno calcolato che nel decennio scorso l'età media delle donne che diventano mamme è aumentata di 50 giorni l'anno, il che vuole dire che nel 2050 faranno figli in media quando saranno più vecchie di 6 anni! E' un trend allarmante, perché più si è vecchie più si corrono rischi per la salute propria e del figlio (oltre ad aumentare la sterilità). Ma chi le avverte? E chi fa politiche per aiutarle a non aver paura di diventare mamme?

Che maschera indossava il dandy Oscar Wilde?

DI ALESSANDRO ZACCURI - da Avvenire del 20 Giugno 2009

Nella vita di tutti c’è un mistero, in quella di molti si nasconde un segreto. L’importante sta nel comprendere la differenza, specie quando si tratta di vicende complesse come quella di Oscar Wilde (1854­1900). Il dandy dalla battuta fulminante, certo. E lo scrittore di successo finito ai lavori forzati per la sua omosessualità, d’accordo.
Ma Wilde è soltanto questo?
Il suo segreto coincide veramente con quello dell’«amore che non osa pronunciare il proprio nome», secondo la formulazione di Alfred 'Bosie' Douglas, l’amante che fu all’origine della rovina di Wilde? Se così fosse, non ci sarebbe più posto per il mistero o, meglio, per quella ricerca dell’invisibile che, al contrario, è stato l’elemento dominante nell’esperienza di Wilde. ­A sostenerlo è Paolo Gulisano, uno studioso al quale si deve un’ormai lunga serie di contributi sulla letteratura anglosassone, caratterizzati dall’interesse per la dimensione del fantastico, lungo la direttrice che unisce la tradizione celtica alle invenzioni romanzesche di J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis.
Da questo punto di vista, il paese in cui vivono il Gigante egoista e il Principe felice – protagonisti di due tra le più belle fiabe di Wilde – non è troppo lontano da Narnia o dalla Terra di Mezzo, complice anche l’opera di George MacDonald, l’estroso narratore vittoriano a cui lo stesso Gulisano e Laura Vassallo hanno dedicato lo scorso anno un importante saggio (George MacDonald, il maestro della fantasia, edito dal Cerchio di Rimini).
Segreti e misteri, dunque.
Tra i primi c’è la questione del battesimo. Di sicuro Wilde ricevette il sacramento in punto di morte, portando a termine un percorso lungo e contraddittorio, che lo aveva spesso condotto a un passo dalla conversione al cattolicesimo. Ma il piccolo Oscar potrebbe anche essere stato battezzato in segreto dalla madre Jane Francesca Elgee, figura di spicca dell’indipendentismo irlandese. Per tutta la vita, del resto, Wilde nutrì per la Chiesa di Roma un’attrazione non soltanto estetica, condivisa con numerosi protagonisti della sua epoca, da Joris Karl Huysmans (l’autore di À rebours, il romanzo simbolo del decadentismo) fino a John Gray, l’amico divenuto sacerdote dopo essere stato modello del celeberrimo Il ritratto di Dorian Gray.
Quest’ultimo romanzo, con la sua trama di inganno e redenzione, è scelto da Gulisano come specchio della tormentata – e solo in apparenza scanzonata – avventura di Wilde, con un richiamo puntuale alle fonti e, in particolare, agli aforismi su cui ancora oggi poggia, in buona parte, la fama dello scrittore. Uno per tutti: «Coloro che vogliono una maschera devono indossarla». Questo non è un segreto. Ma che cosa si nasconda sotto la maschera rimane spesso un mistero.

Paolo Gulisano

IL RITRATTO DI OSCAR WILDE
Ancora. Pagine 192. Euro 14

domenica 21 giugno 2009

Eugenia Roccella: "La pillola abortiva? Non è sicura, troppe morti sospette"

di Enza Cusmai - da Il Giornale

La tanto discussa pillola abortiva, la Ru 486, sta per essere commercializzata anche in Italia, mentre i preservativi entrano nelle scuole superiori di Roma con tanto di distributori automatici. Una rivoluzione etica e culturale che coinvolge la sfera sessuale di donne e giovani. Ma il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, rifiuta le iniziative, inutili o pericolose. Tanto che sulla Ru 486 lancia la sua battaglia di trasparenza. «Quella pillola non è sicura. Ci sono state troppe morti sospette e le donne devono saperlo».
Ma il ministro Ferruccio Fazio ne ha annunciato la commercializzazione entro la fine dell'estate.
«Ha solo fatto una previsione sui tempi dell’Aifa, l’ente di farmacovigilanza. Non ci sono divergenze tra noi».
Lei però ha sollevato un problema di sicurezza.
«La casa farmaceutica che produce la pillola ha confermato 29 morti di persone che l’hanno usata».
Come si mette in vendita un farmaco così sospetto?
«Me lo domando anch'io. Infatti ho chiesto un parere tecnico dall'Aifa».
Ma fonti informali dicono che la Ru ormai entrerà nei circuiti di vendita: è già stato stabilito il prezzo.
«Ho già chiesto all'Aifa di rendere pubblica la procedura di approvazione della pillola abortiva. Voglio la massima trasparenza, per far capire alle donne a che cosa concretamente vanno incontro quando scelgono l'aborto farmacologico».
Sente puzza di bruciato?
«Trovo pesante che si proceda come se niente fosse. Inoltre, in queste statistiche di decessi non ci sono dati provenienti da Cina e India, dove la Ru è molto diffusa».
Quindi, secondo lei, le morti sono di più?
«Le donne quando vanno ad abortire sono molto fragili e difficilmente fanno causa se qualcosa va male, un po' per motivi psicologici, un po' per pudore. Anche i familiari sono restii a denunciare il caso se una donna muore. Inoltre si è diffusa la convinzione che abortire in questo modo sia espressione di modernità, di emancipazione».
Così si muore e i medici insabbiano?
«In California sono state smascherate diverse morti sospette solo dopo che il padre di Holly Patterson, una diciottenne deceduta dopo aver usato la Ru, è riuscito a vincere la sua battaglia legale. In un altro caso, il marito di una donna morta a causa della pillola, è riuscito a provare il nesso solo dopo un'autopsia privata».
Ma perché si spalleggia tanto l'aborto farmacologico?
«La mia impressione è che sia un farmaco con una pesante valenza ideologica. E in Italia il suo rischio potrebbe essere valutato in modo meno obiettivo rispetto ad altri farmaci. Invece, non vanno fatte ipoteche ideologiche. Qui c'è di mezzo la salute delle donne».
Cosa ne pensa dei distributori di condom nelle scuole?
«I preservativi si trovano dappertutto. Credo che non sia il modo giusto di affrontare l'emergenza educativa tra i giovani».
E quale sarebbe il modo giusto?
«Aiutare la famiglia a riacquistare la sua capacità educativa che si è fortemente indebolita».
Non sarebbero utili i corsi di educazione sessuale nelle scuole?
«Questa è una visione statalista. Non si può sostituire un rapporto di relazione e fiducia tra figli e genitori con un corso in cui si spiegano cose che i ragazzi magari già sanno. Il problema è più sottile, è l'educazione alla responsabilità, anche in campo sessuale, che va svolta all'interno della famiglia».

venerdì 19 giugno 2009

La Conferenza Internazionale del Chesterton Institute for Faith and Culture


E' l'Istituto retto dal caro padre Ian Boyd (lo avemmo per una bella tournee in Italia lo scorso anno di questi tempi, ne conserviamo un carissimo ricordo ed una grande amicizia).

Quest'anno è in ballo il distributismo che giudica la grande crisi economica in atto, e i partecipanti sono tutti molto interessanti. Sarebbe bellissimo esserci. E' ad Oxford.

Il disegno che vedete in altro al centro è una caricatura di se stesso vergata da Chesterton, novello San Giorgio (un pochino in carne...) che uccide il drago.

Per iscriversi e per qualunque chiarimento contattate il Chesterton Institute a questo indirizzo di posta elettronica:

chestertoninstitute@shu.edu

Librovisioni - Quando la lettura passa attraverso lo schermo


Pensate che tv e nuovi media abbiano ucciso il libro? Vi disorientano le novità nel mondo editoriale? Avete sentito parlare di e-book, librerie online e altro? Vi spiega tutto questo “librovisioni” scritto a sei mani dall'amico Saverio Simonelli, da Cecilia Barella e da Roberto Arduini per la casa editrice torinese Effata’. Quando il libro passa attraverso lo schermo, è il sottotilo che illustra percorsi, metodi e strategie per siglare questa agognata pace tra cultura e mondo dell’immagine.
Il testo è diviso in tre macrosezioni: la storia spesso contrastata del rapproto fra libro e tv, da L’Approdo fino a Per un pugno di libri, i nuovi social network, blog e altre risorse online a sostegno della lettura, il fenomeno dei booktrailer – veri e propri trailer in stile cinematografico che illustrano i contenuti di romanzi o saggi.

Un ampio spazio è dedicato alla trasmissione e al sito de La Compagnia del Libro.

http://www.lacompagniadellibro.sat2000.it/articolo.php?id=360

Rassegna stampa - 19 Giugno 2009


19 Giugno 2009 - Avvenire
Parità Scolastica
Allo studio un bonus 77 KB

19 Giugno 2009 - Libero
Parità Scolastica
Il bonus scuola salva le famiglie 85 KB

19 Giugno 2009 - Sole24ore
Ru486
Via libera alla pillola abortiva 66 KB

19 Giugno 2009 - Avvenire
Anno sacerdotale, oggi il via con il Papa 73 KB

19 Giugno 2009 - CorrieredellaSera
Il Papa ai sacerdoti: non rassegnatevi 55 KB

Il nostro vicepresidente su Rai 2

Sabato 20 Giugno 2009, dopo il TG2 di mezzanotte (controllate l'ora, è sempre approssimativa), nella rubrica "Mizar" il conduttore intervisterà il nostro Paolo Gulisano sul suo nuovo libro su Oscar Wilde.

Il titolo dell'intervista? "OSCAR WILDE GAY O PAPISTA? UN ENIGMA SVELATO"

"Coraline", un film e un libro si aprono sotto il segno di Chesterton...


Da Il Giornale del 19 Giugno 2009

In ex ergo ai romanzi finiscono talora citazioni notevoli. A precedere la prosa di Neil Gaiman in Coraline (Mondadori), ci sono queste parole di Gilbert K. Chesterton, l’autore dei romanzi di Padre Brown: «Le fiabe dicono più che la verità. E non solo perché raccontano che i draghi esistono, ma perché affermano che si possono sconfiggere».
Per Coraline i «draghi» hanno fattezze umane, anzi familiari. Solo gli occhi distinguono la madre vera dalla copia, ma la copia pare una madre riuscita meglio dell’originale.
Si potrebbero dunque percorrere sentieri intepretativi in questa vicenda che Henry Selick, col titolo Coraline e la porta magica, ha trasferito sullo schermo in 3D, per chi riesce a vederlo così nei rari cinema attrezzati. Si potrebbe insomma scorgere nella madre «vera» la realtà, coi suoi limiti, e nella madre «finta» l’illusione (il consumismo, l’ambizione in genere). Ma dietro l’illusione si profila ben peggio che la delusione.
Che cosa c’è dietro la porta che dà su un universo perfettamente identico, salvo dettagli come i bottoni al posto degli occhi dei genitori, in compenso superiori a quelli veri e meno pedanti di loro? Genitori per giunta permissivi, oltre che abili in giardino.
Si scorgono le tracce degli archetipi di Coraline: cominciando da Alice nel Paese delle meraviglie, passando per Pinocchio, fino a L’invasione degli ultracorpi. Ma la costruzione degli ambienti è completamente diversa. Anche la psicologia di Coraline - che si chiama così, e non Caroline, per un errore di battuta volutamente non corretto da Gaiman - è abbastanza originale.
Un’ora e quaranta minuti sono tanti per un film d’animazione, anche se esso unisce per la prima volta la tecnica dello stop-motion e quella del 3D (per chi riuscirà a vederlo in questa versione). Né il ritmo è travolgente. Quindi o gli accompagnatori dei bambini (che devono essere bambini inclini alle storie d’orrore) ricorreranno a un lungo riposo preventivo, o dovranno farsi raccontare, poi, il film dagli accompagnati.

Dal dott. Carlo Bellieni

Women who are well informed about prenatal genetic screening delay emotional attachment to their fetus.

Le donne più informate sui test genetici in gravidanza ritardano l'attaccamento psicologico al loro bambino prima della nascita, secondo questo studio australiano. Potrebbe essere che più si sa, più si ha paura; oppure che più si ha paura, più si vuole sapere. In entrambi i casi, siamo di fronte ad un'ansia generalizzata che non è bella in gravidanza. Gli esami genetici proliferanti ne sono la spia.

Mail OnlinePuppy power: Heroic 9/11 rescue dog is cloned five times after winning competition

E' morto ed è stato clonato il cane-eroe dell'11 settembre USA: nell'immaginario collettivo USA è come se il cane-eroe rivivesse o continuasse a vivere. Uniamo le nostre preoccupazioni a quelle della Società per la Protezione degli Animali: clonare, con tutti i irischi riportati per la salute della prole che comporta, è un rischio da far correre a chi viene concepito? E pensare che un altro cane, suo "figlio" sia invece la prosecuzione del "padre", non è un reificare il cane: anche gli animali hanno diritto ad essere rispettati come esseri unici, ed essere amati per loro stessi, no perché si idolatra un altro.

giovedì 18 giugno 2009

Rassegna stampa - 18 Giugno 2009


18 Giugno 2009 - CorrieredellaSera
Parità Scolastica
Gelmini: bonus per chi studia alle private 168 KB

18 Giugno 2009 - Avvenire
Parità Scolastica
Materne cattoliche: più coraggio sulla parità 76 KB

18 Giugno 2009 - èVita
Fine Vita
Col testo degli Ordini si apre all'eutanasia 152 KB

18 Giugno 2009 - Avvenire
Fine Vita
Gambino:meno garanzie per i fragili 92 KB

18 Giugno 2009 - QN
Divorzio
Tre anni sono troppi 91 KB

18 Giugno 2009 - Repubblica
Divorzio
Martini: un Concilio sul divorzio 271 KB

18 Giugno 2009 - Avvenire
Omosessuali
Obama estende l'assistenza sanitaria alle coppie gay 66 KB

Su E' Vita di oggi...

Su E' Vita di Avvenire di oggi molti articoli interessanti.

Lo strano documento che spacca i medici.

"Non possiamo staccare sondini".

Con il testo degli Ordini un aiuto all'eutanasia.

Dopo Terri Schiavo il silenzio.

De Nigris: famiglie, non fatevi imbrogliare.

Tutti questi articoli, che non possiamo citare integralmente anche per ragioni di spazio, li potete trovare sull'Archivio di Avvenire.

Spade s'incroceranno - da Avvenire di oggi.

Da Avvenire di oggi

Ciangherotti: «Danno fastidio le nostre recenti denunce sull’utilizzo dei soldi pubblici»
Albenga, sede Cav colpita dai vandali
Il presidente: «Non ci faranno tacere»

DA MILANO PAOLO FERRARIO
« Vogliono farci tacere. Non ci riusciranno». È ancora scosso per l’accaduto, ma non pensa assolu tamente di mollare, il presidente del Centro di aiuto alla vita di Albenga ( Savona), Eraldo Ciangherotti. L’altra notte, sconosciuti sono penetrati nel cortile del Centro e hanno danneggiato la culla per la vita che dà sulla strada, imbrattando la sede. Un atto vandalico che Ciangherotti collega alle recenti denunce del Cav ingauno sulla gestione dei soldi in città. In partico lare, Ciangherotti fa riferimento al le ingenti risorse destinate alla cura degli animali. « Abbiamo scoperto – riferisce il presidente del Cav – che il Comune di Albenga vuole riservare ai cani trenta metri di spiaggia, mentre ha già stanziato oltre 55mila euro per il monitoraggio dei piccioni e per il canile municipale. Non abbiamo nulla contro gli animali, ma, visto che in questi anni l’ammini strazione non ha dato un solo euro al nostro Centro, chiediamo se non sia il caso di considerare le donne incinte e gli anziani soli al meno sullo stesso piano di piccioni e cani». Detto fatto. Ciangherotti si è recato in Comune chiedendo di visio nare il bilancio e scoprendo, per e sempio, una postazione di 25mila euro per sponsorizzare il diziona rio del dialetto di Albenga e una di 14mila euro per la promozione di libri.
«Anche queste spese – aggiunge il battagliero presidente del Cav ingauno – ci sembrano meno urgenti della promozione della vita e del la cura degli anziani. Sembra, in fatti, che quest’anno, per rispar miare, il Comune non abbia più in tenzione di promuovere la tradi­zionale gita di un giorno per gli an ziani indigenti». Queste denunce hanno fatto rumore in città e sui giornali locali so no apparsi titoli come “ Vogliono tagliare la luce ai cani”. Tanto, evi dentemente, è bastato a qualcuno per agire contro il Cav ingauno. «È la prima volta che colpiscono la no stra sede – conferma Ciangherotti – e crediamo che dietro a questi vandali ci sia o qualche movimen to animalista estremo, a cui evi dentemente non sono piaciute le nostre prese di posizione sugli in vestimenti del Comune, oppure qualche personaggio a cui non è andata giù la nostra inchiesta sul l’uso dei fondi. In ogni caso, questi signori sappiamo che non ci fanno paura e non ci fermeranno. In città – prosegue il presidente del Cav di Albenga – si è diffuso un clima di di lagante omertà. Noi non ci stiamo. Non accettiamo questo modo di gestire la cosa pubblica. Andremo avanti a denunciare, perchè non possiamo abbandonare le persone che, fiduciose, si sono rivolte a noi. Non ci fermeremo ma temiamo per la nostra incolumità. Soprattutto per quella delle nostre volontarie, giovani e appassionate ragazze che si dedicano alle attività del Centro». Per questa ragione, Ciangherotti si è subito rivolto alle forze dell’ordi ne, chiedendo protezione almeno nelle ore di apertura e chiusura del Centro. «Non possiamo accettare che delle donne indifese, che de dicano il loro tempo libero ad aiu tare altre donne in difficoltà – aggiunge il presidente del Cav ingauno – paghino di persona o corrano dei rischi. Chi ha commesso diret tamente questo crimine deve ver gognarsi, ma ancor di più dovreb be vergognarsi chi ha istigato que sti delinquenti».
Il cruccio di Ciangherotti non sono però i muri imbrattati e le finestre sfondate. Il presidente del Cav è di spiaciuto per i danni arrecati alla culla per la vita, che sarà fuori uso per qualche giorno. « Ci abbiamo investito 7mila euro – conclude Ciangherotti – e adesso dovremo spendere altri soldi per sistemarla. È un fatto molto grave perchè si colpisce un simbolo di speranza per tutta la città, un segno di at tenzione alla vita, anche quella pic cola e indifesa di bambini appena nati».
Intanto, in serata è giunta al Cav ingauno la solidarietà del presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione. «L’aggressione – ha detto – è segno del degrado morale cui si è giunti in certe realtà, che mal sopportano persino l’impegno personale e gratuito a difesa della vita».

Uomini e tristezza - 9 - Eugenio Scalfari intervista il Card. Carlo Maria Martini

Per la nostra rubrica Uomini e tristezza, Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, intervista il cardinale Carlo Maria Martini.

Se proprio ne avete voglia, andate a leggere qui.

Martini vuole convocare un Concilio. Ma una volta i concilii non li convocavano i Papi?

Qualche spunto? "C'è chi si ritiene buon cristiano perché va a messa e avvicina i figli ai sacramenti".
"A volte i non credenti sono più vicini a noi di tanti finti devoti. Lei non losa, ma il Signore sì".

L'atmosfera che se ne ricava è un po' da "tutti a casa", da 8 settembre. Si può dissentire, per carità, ma la sensazione sembra quella.

Il Papa su San Cirillo e San Metodio e sull'Anno Sacerdotale.

Il Papa parla dei santi fratelli Cirillo e Metodio, apostoli degli Slavi.

Il Papa parla dell'Anno Sacerdotale e invita i sacerdoti a stare in confessionale come il Santo Curato d'Ars

Fecondazione assistita - Il bambino di colore e la discriminazione del “clinicamente corretto”

Interessante articolo del dott. Carlo Bellieni da Il Sussidiario.net.
Diffondete per una cultura della vita, della mente sana e della vera umanità.

mercoledì 17 giugno 2009

In Irlanda una coppia ha concepito in vitro un bimbo, ma per errore l’ospedale avrebbe usato spermatozoi di un donatore africano, determinando la nascita di un bimbo dalla pelle scura.
Il fatto di cronaca dello scambio di spermatozoi in una fecondazione in vitro non è nuovo e sarebbe preoccupante etichettarlo come l’ennesima prova dei limiti della fecondazione in vitro, perché sarebbe considerare “un fallimento” aver avuto un figlio di colore: sarebbe stato un fallimento clinico se la coppia avesse usato il proprio seme e questo fosse stato scambiato con quello di un estraneo, ma qui già si sapeva che il seme non era del padre. Quindi qui l’unico “nocumento” è il colore della pelle, e ci rifiutiamo di pensarlo come tale.
Quello che ci preoccupa allora è che qualcuno si inalberi perché la “richiesta su misura” non sia riuscita. Quello che colpisce è infatti la reazione: si voleva il figlio uguale a sé e ora si è persi, disorientati. Il padre dice che l’errore ha fatto nascere un figlio con la pelle scura che soffrirà perché sarà trattato in maniera discriminatoria dagli altri bambini. Ma ci riesce difficile credere che in Europa oggi qualcuno venga bullizzato per il colore della pelle. In Italia non accade e se accade chi ci prova viene giustamente punito. Nel civile Regno Unito le cose starebbero peggio che da noi?
Altro segnale di disorientamento è sentir dire che «alla madre viene chiesto se ha avuto una relazione con un altro uomo, mentre il padre teme che quando dirà la verità al bambino questi la rifiuterà». Ma oggi è normale vedere coppie con figli di etnia diversa per le possibilità adottive; e non c’è angoscia nello spiegare al figlio – vedi gli adottati – che i suoi genitori non sono precisamente il suo papà e mamma.
Dunque il segnale di disorientamento dei genitori al non veder corrisposte le proprie aspettative emerge chiaro.
In fondo il caso è solo la storia di un bambino “speciale” e dei problemi di suo padre che lo voleva diverso. In realtà dire “solo” è riduttivo: è un film già visto: quanti padri hanno avuto figli “speciali” e quanti sono rimasti delusi… ma pensavamo che avere un figlio “diverso” e viverlo come una delusione fosse un film del secolo scorso.
Insomma, il problema della fecondazione in vitro fa emergere un problema ben più grave: il figlio su misura: si sceglie il sesso, l’incarnato e si eliminano senza ripensamenti quelli che non ci sono venuti bene! O si denuncia. Ma cosa c’è di strano, dato che questo è il criterio con cui, in maniera “meno sottile” si eliminano i figli non voluti o venuti “male” dopo una ricerca al setaccio (screening) prenatale, mentre ormai stanno crescendo nell’utero di mamma? La fecondazione in vitro è solo un segno: il problema vero è più sotto.