martedì 9 giugno 2026

XXIII Chesterton Day - Il programma.



XXIII
 CHESTERTON DAY

cioè il Chesterton Day del novantesimo anniversario della morte di Chesterton, del centoventicinquesimo anniversario del matrimonio di Gilbert Keith Chesterton e Frances Blogg e comunque il bel Chesterton Day del 2026! 

Esso si terrà proprio 

DOMENICA 14 GIUGNO 2026

a San Benedetto del Tronto, Centro Educativo La Contea (Contrada Santa Lucia).

Programma

ore 19.00 - Processo ad un Uomo Vivo - Una mostra su due gambe.

ore 21.30 - Un Uomo Vivo a novanta anni dalla morte. Incontro con Peppino Zola, Fabio Trevisan, Marco Sermarini con interventi liberi dei soci della Società Chestertoniana Italiana.

Parleremo di questi novant'anni, del matrimonio tra Gilbert e Frances, del distributismo, dell'essere vivi, del nonsense.

Un aforisma al giorno - Amare le cose immortali.

L'uomo non può amare le cose mortali. Può amare solo, per un istante, le cose immortali.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.



lunedì 8 giugno 2026

Un aforisma al giorno - Speranza, irragionevole quanto indispensabile.

Quando il trionfo è il metro di giudizio di ogni cosa, gli uomini non sopravvivono mai abbastanza a lungo da trionfare. Finché la vita è piena di speranza, la speranza è una mera lusinga o un cliché; è solo quando tutto è disperato che la speranza comincia a diventare vera forza. Come tutte le virtù cristiane, è tanto irragionevole quanto indispensabile.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.



domenica 7 giugno 2026

L'Uomo che fu Giovedì, Gilbert Keith Chesterton, 1908.





Ecco che vi presentiamo il romanzo forse più famoso di G. K. Chesterton: un racconto subito accolto positivamente dalla critica e che dal 1908, data della sua pubblicazione, non fu mai mandato fuori stampa, ma è sempre stato presente negli scaffali delle librerie. 

Quella de L’Uomo che fu Giovedì sembra iniziare come una storia già vista ala maniera del classico poliziesco, ma con lo scorrere delle pagine il mistero si infittisce fino ad arrivare a discutere di un mistero molto più grande dei protagonisti: quello della Creazione. 

Il nostro Chesterton, maestro dei paradossi, inizia il racconto proprio così: Gabriel Syme, poeta improvvisatosi detective della polizia, si infiltra in una riunione privata e segreta di anarchici e si fa eleggere nel consiglio, formato da sette membri, sette come i giorni della settimana, assumendo la veste di “Giovedì”, ovvero uno dei componenti dell’Alto Consiglio degli Anarchici; ed ecco il primo paradosso: la necessità di un organo di governo costituito da soggetti che si dedicano a distruggere i governi; una gerarchia per far saltare in aria le gerarchie, commenta giustamente Dale Ahlquist. A questo proposito si può aggiungere anche che Syme stesso diventa detective perché in fondo è un ribelle, ma contro la ribellione. 

Gabriel Syme viene reclutato da un agente che gli spiega la differenza tra anarchici veri e fasulli, anzi innocenti che credono solamente che le regole siano cattive. I veri anarchici sono peggiori: Chesterton, che spesso parla per bocca dei suoi personaggi, ci dice che significano la morte, e quando dicono che l’umanità sarà finalmente libera, intendono dire che l’umanità si suiciderà. Quando parlano di paradiso senza giusto né sbagliato, intendono la tomba. Hanno solo due oggetti: distruggere l'umanità e poi se stessi.

Mentre la storia si dipana, Syme scopre di non essere l’unico infiltrato e, in un libro che è una cascata di sorprese, con maschere che cadono e misteri che s'infittiscono, in forza di questa consapevolezza insorge nel lettore e nei personaggi stessi questa domanda (e sotto di essa la voragine del dubbio): e se Domenica, il capo supremo dell’Alto Consiglio Anarchico, uno che indossa a sua volta una maschera? Qual è la vera identità del personaggio più ingombrante del libro e della vita dei suoi personaggi? 

Non vi diremo mai chi è Domenica, ma ce lo dirà Chesterton stesso con il suo modo di scrivere travolgente. Ma non sarà facile lo stesso, tanto che Chesterton tornerà sull'interpretazione di questo giallo metafisico (è sua la definizione, assieme a quella ancor più densa di "autobiografia romanzata") nella sua vera Autobiografia

Possiamo aggiungere: lungo tutta la storia, GKC ci proporrà un assaggio della sua filosofia sociale: non sono solo i lanciatori di bombe ad essere degli anarchici e dei nemici, ma ne esiste un’altra di categoria di malvagi dediti alla distruzione della società nella maniera più ingannevole: questi sono i ricchi. “I poveri si oppongono a essere governati male. I ricchi si oppongono all'essere governati".

Questo romanzo è il Chesterton più pirotecnico che abbiamo a disposizione: la trama è avvincente, la scrittura è un continuo rimando alle idee fondamentali della sua filosofia, pieno di affermazioni degne di essere incorniciate, una delle fonti più fornite dei suoi proverbiali aforismi. Gli echi fortissimi del Libro biblico di Giobbe si fanno sentire, inclusa l'idea che serpeggia per cui la realtà è un mistero buono ma che va compreso amandolo.

Una parte da non sorvolare assolutamente, anche se per comprenderla appieno occorrerà accostarsi ai momenti giovanili della vita di Chesterton e del suo amico e compagno di scuola Bentley, è la dedica in forma poetica: essa è appunto indirizzata a Edmund Clerihew Bentley, che aveva condiviso con lui domande, arcani dubbi e le strade per uscire dal vicolo chiuso del non senso (Whitman, Bunyan, Stevenson...).

Un vero capolavoro che Chesterton annovera tra le sue opere più importanti e fondative, assieme ad Ortodossia, uscita non a caso nello stesso anno, per il valore riepilogativo del suo pensiero. 


sabato 6 giugno 2026

Un aforisma al giorno - Chesterton e il successo...

Il culto del successo è l'unico di tutti i possibili culti di cui si possa dire che i suoi seguaci sono condannati a diventare schiavi e codardi.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.



venerdì 5 giugno 2026

Una bella notizia! Un Chesterton Day inglese!

Riceviamo dal nostro carissimo Stuart McCullough e volentieri pubblicizziamo. Ci sarebbe piaciuto andare in gruppo, ma il nostro Chesterton Day del giorno dopo ce lo impedisce.

Il nostro presidente Marco Sermarini farà un breve intervento video.

È una felicissima notizia quella di oggi, è un ulteriore moto di rinascita e di risveglio preziosissimo dell'interesse per Chesterton nella sua medesima patria, assieme a quello del Pellegrinaggio annuale da Kensington a Beaconsfield.

Ecco l'invito di Stuart:



La conferenza “Discovering Chesterton” si terrà a Londra sabato 13 giugno. In questa giornata dedicata a Gilbert Keith Chesterton, giornalista cattolico, romanziere, saggista, apologeta, conferenziere, drammaturgo, poeta, marito affettuoso, amico, zio adottivo e persino potenziale santo, potrete approfondire la sua vita e la sua opera. 

Prenotazione obbligatoria. 

Prezzo del biglietto: £15. 

Per prenotare, inviate un'e-mail a catholicgkcsociety@yahoo.co.uk o chiamate il numero 07795205114. 

È previsto un pranzo leggero! 

www.catholicgkchestertonsociety.co.uk










giovedì 4 giugno 2026

L'ultimo articolo di Chesterton per l'Illustrated London News - Traduzione di Marco Sermarini ©.

Il Royal Pavilion di Brighton

Cari amici,

ho il piacere di presentarvi la traduzione dell'ultimo articolo prodotto da Chesterton per l'Illustrated London News, la testata a cui aveva collaborato sin dal settembre 1905 ininterrottamente sino a questo numero uscito il 20 giugno 1936, cioè sei giorni dopo la morte di Chesterton.

La direzione pensò di ripubblicare anche il primissimo articolo del 1905 a fianco dell'articolo di cui segue la traduzione, mi auguro accettabile.

Del giornale abbiamo parlato diverse volte in questo blog, ed è una delle fonti più citate degli aforismi che proponiamo pressoché ininterrottamente da venti anni.

L'articolo fu pubblicato nella solita maniera, preceduto sotto alla caratteristica immagine che presentava la rubrica di Chesterton, dal seguente titolo in maiuscolo:

By G. K. CHESTERTON-HIS LAST "NOTEBOOK" FOR "THE ILLUSTRATED LONDON NEWS."

Mi limito a ripetere ciò che sostengo da sempre, e cioè che questa rubrica ha dato modo a Chesterton di produrre forse le sue cose più belle; forse il vezzo tipicamente inglese di dover evitare di toccare temi religiosi (vincolo che gli aveva dato la direzione) lo obbligò ad essere ancora più bravo e sottile nel reperire il Mistero buono di Colui che fa tutte le cose ovunque si trovasse, un po' come successe per la sua collaborazione alla BBC. In ogni caso le numerose raccolte di articoli che costituiscono una fetta non trascurabile della sua produzione bibliografica traevano il loro contenuto in molti casi da questi articoli.

Ho raccontato in giro, tra conferenze ed inutili prefazioni, l'ansia di cui erano intessuti questi articoli, che dovevano partire entro una certa ora di un certo giorno della settimana: la semplice scadenza gli creava un patema ancor maggiore dell'idea di scrivere di un articolo. Questo obbligava spesso la povera segretaria di turno (massimamente Dorothy Collins) a partire di corsa in bicicletta per consegnare al macchinista dell'ultimo treno in partenza da Beaconsfield per la stazione di Paddington a Londra l'involto di carta con l'articolo, solitamente scritto a macchina dalla segretaria, che Chesterton aveva prodotto alla stregua di una partoriente, non senza aver ripetuto più volte agli astanti (moglie, segretaria, personale domestico...) frasi del tipo "ma per una volta faranno a meno di questo articolo", o che i lettori non si sarebbero persi nulla di importante non leggendolo...

Quella che vi presento oggi è l'ultima fatica per il popolo e per il mondo, il suo caro mondo da cui aveva scelto di estrarre con i suoi articoli "la struttura sacramentale", come diceva padre Ian Boyd, cioè tutto ciò che del mondo riporta al Mistero di Dio che lo ha fatto, quel mondo che aveva deciso fosse cosa buona, cosa che lo spinse a dirlo a tutti facendo il mestiere del giornalista così come qualcuno decide di ascoltare la chiamata al sacerdozio.

Sei giorni dopo la sua morte Chesterton parla ancora, con la stessa voce divertita e cristallina di quando era un bambino, e questo continua ancora oggi. Noi gli offriamo questo modesto ma onesto pulpito.

Marco Sermarini

***


La vera obiezione contro il mondo capovolto, o un mondo in cui tutto sta a testa in giù, è che un uomo vi non può stare a testa in giù. Nel regno dell’anarchia, l’anarchico svanisce in modo più totale rispetto ai governanti o ai saggi razionali; e non c’è nulla di sfacciato, nulla di irriverente, nella semplice inversione dell’inversione. Ecco perché è sempre difficile far risaltare qualcosa da una descrizione di pura e sconcertante irragionevolezza; e persino gli effetti grotteschi della deformità si perdono in una totale perdita di forma. 

Una stravaganza può essere una forma d'arte molto raffinata: ma corre il rischio particolare di diventare noiosa. Le sue proporzioni devono essere gestite con ancora più abilità e lungimiranza rispetto al tipo più formale di bellezza classica. 

Far emergere il pazzo dal manicomio è un trionfo ben più raro per un romanziere che limitarsi a lasciare il pazzo nel manicomio; o risolvere la questione, come troppo spesso si fa oggi, rinchiudendo anche il romanziere nello stesso manicomio a vita.

È tanto più memorabile quando ci imbattiamo in una tale montagna di mostruosità che spicca persino in un mondo mostruoso. Ho appena letto quello che si può giustamente definire un libro di pazzi: e quasi tutti i suoi racconti e le sue immagini sono folli. Eppure in esso c'è solo un momento selvaggio di perfetta follia che mi fa dimenticare tutto il resto. 

Il libro non è un romanzo, ma una testimonianza molto realistica, attendibile e ben scritta su alcuni dei fanatici più famosi che, a intervalli regolari nel corso degli ultimi due o tre secoli, hanno rivendicato in questo Paese onori più o meno divini. Si intitola “English Messiahs: Studies of Six English Religious Pretenders, 1656 - 1927” (Messia inglesi: studi su sei sedicenti religiosi inglesi, 1656-1927), scritto da Ronald Matthews e pubblicato da Methuen and Co. I fatti raccolti dal signor Matthews sono molto illuminanti e istruttivi, e la sua visione storica generale e il suo commento sono molto equi. L'impressione generale che ne ricavo, almeno per quanto mi riguarda, è che questi strani scoppi di egoismo spirituale, in persone come James Nayler (1) o Joanna Southcott (2), avessero un elemento che era una fonte continua di debolezza e un altro che era in un certo senso una vera fonte di forza. Il primo era che in questo tipo di religione interamente individualistica, non istruita e non guidata, c'era un gioco perpetuo di emozioni sessuali, tanto più pericoloso e fonte di distrazione in quanto mascherato sotto altri nomi. Il secondo era che il risveglio religioso aveva generalmente un legame reale con autentici malcontenti sociali, i cui istinti erano in gran parte generosi e giusti, ma che erano tanto più facilmente ignorati in quanto identificati con teologie folli ed effimere. 

Sembra chiaro che Nayler il quacchero non fosse in origine, in senso negativo, un «falsario religioso»: e che non sarebbe mai stato nemmeno un Messia inglese se non fosse stato spinto da una donna sfrenata e ignorante, che lo circondò di pubblicità profana, culminata in una parodia pantomimica della Domenica delle Palme.

Egli stesso era per natura, immagino, un idealista intellettuale e sensibile. È superfluo aggiungere che, come molti altri idealisti intellettuali, era uno sciocco: e praticamente permise alla donna di renderlo ridicolo in ogni modo. Un simile tipo di romanticismo soffocato sembra covare sotto la cenere in tutta la storia di Joanna Southcott, che fornì l'indizio tardivo della propria turbolenta carriera annunciando, al sessantacinquesimo anno di vita, che stava per diventare madre di un essere che sembrava essere identico allo Spirito Santo. 

Eppure, è proprio in questo punto della narrazione, che sembra essere diventata troppo stravagante per qualsiasi paragone in termini di stravaganza, che emerge la stravaganza suprema che mi sconvolge come un terremoto di risate. A quel punto immaginavo di aver letto così tante folli esternazioni di pazzi da non riuscire più a reagire a nessun oltraggio alla ragione, né tantomeno a distinguere tra follia e sanità mentale. Eppure fu proprio allora che il grande scherzo si ergeva come un gigante sul mio cammino. Posso solo riportarlo con la solennità che uno scherzo del genere merita: 

«L’Onnipotente Shiloh, terzo rappresentante della Divinità», doveva essere anche «il giovane tutore del Principe Reggente (3), nei cui palazzi il fanciullo trascorrerà i suoi primi sei anni, e dal quale il Principe riceverà per primo le lezioni di riforma e temperanza». 

Non so come delle semplici parole possano rendere l'idea di una cosa del genere. Mi sono spesso chiesto a cosa servisse davvero il Padiglione di Brighton (4). Posso solo supporre che fosse una sorta di approssimazione azzardata dello scenario e dell'ambientazione adatti a uno scherzo del genere. 

Povero vecchio Principe Reggente! Aveva ammirato molte donne; non sempre con saggezza, ma nemmeno sempre con imprudenza. 

Era stato uno dei primi, ad esempio, ad ammirare Jane Austen. 

Era infatti un uomo dotato di arguzia generosa e genuina, di gusto e di amore per le lettere, e persino per la cultura. Aveva ammirato anche Perdita. Aveva ammirato la signora Fitzherbert (5), e lo aveva fatto con una nobile ammirazione degna di una donna così sana e ammirevole. D'altra parte, aveva palesemente fallito nell'ammirare Carolina d'Ansbach (6); e non credo che avrebbe ammirato con tutto il cuore Joanna Southcott; anche se penso che, tra le due, avrebbe preferito lei. Aveva il limite o lo svantaggio di detestare la volgarità: ma la maggior parte degli uomini che detestano la volgarità la preferiscono quando è cordiale, umana e popolare, e la odiano di più quando è orgogliosa, pretenziosa e plutocratica. 

Ma l'immagine di quel povero vecchio epicureo, dandy, ubriacone e gentiluomo per eccellenza, che barcolla lungo il suo ultimo, oscuro cammino verso il suo cupo e grottesco Padiglione; e lì riceve improvvisamente le sue prime lezioni di riforma e temperanza da un bambino che sembra non aver ancora compiuto sei anni... davvero non sembra esserci nulla di adeguato che si possa dire al riguardo.

Inutile dire che non c'è mai stato nulla di così falso, appariscente o fuorviante come l'abile tentativo di Thackeray di trasformare la tragedia di Giorgio IV in una farsa. 

Nulla potrebbe essere meno vero dell'idea che il dandy fosse solo un manichino: che sotto la Star and Garter (7), il colletto di pelliccia e il bel cappotto non ci fosse altro che gilet, sottogilet e un grande vuoto. 

George era ormai alla fine della sua vita; all’apparenza, un vecchio aristocratico tory gonfio, rabbiosamente reazionario e autocraticamente autoindulgente, così ben abbottonato e mascherato da ingannare l’intera generazione emergente dei liberali facendoglielo sembrare superficiale… come Thackeray. Ma il suo segreto era che sotto quella Star and Garter e quel cappotto con il collo di pelliccia si nascondeva qualcosa di molto più oscuro e sconcertante dei gilet. Sotto quel cappotto c'erano uomini morti: un amante morto, un liberale morto, un amico morto degli amanti della libertà, un amico morto dell'Irlanda; e quello che avrebbe potuto essere un grande re d'Inghilterra. Se la sua giovinezza e il suo onore non fossero stati spezzati da un atto di bigottismo piuttosto brutale, in occasione del suo primo matrimonio, avrebbe potuto davvero guidare la gioventù del suo tempo e il ritorno a molte cose umane e storiche: rinascite, riconciliazioni e riforme. Avrebbe potuto entrare in contatto con la vera politica popolare; e forse avrebbe avuto qualcosa da dire in sintonia persino con la religione popolare. Perché in quel momento in Inghilterra erano in moto forze molto più profonde del semplice ritocco dei politici; e questo, come ho detto, è illustrato molto vividamente nell'interessante libro del signor Matthew. Echi della grande voce di Cobbett si possono talvolta udire nei discorsi impetuosi del signor John Tom, che si definiva il «Salvatore» dei contadini.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 20 giugno 1936.

(traduzione di Marco Sermarini ©)



Note:

(1) Fu un riformatore inglese (1617 - 1660). Servì nell'esercito parlamentare sotto Th. Fairfax e J. Lambert; entrò tra i quaccheri ove si procurò molti discepoli, che lo onoravano come un nuovo Cristo; arrestato sotto accusa di blasfemia fu condannato dal parlamento ad avere la lingua trafitta da un ferro rovente e la fronte marcata.

(2) Visionaria (1750 - 1814); inizialmente metodista, predicò poi presentandosi come profetessa e descrivendosi come colei che avrebbe dato al mondo un nuovo Cristo. Scrisse libri di visioni e profezie ed ebbe seguaci. Chesterton la chiama in causa anche in Ortodossia.

(3) Qui si allude a Giorgio IV (1762 - 1830), che detenne il titolo di Principe reggente durante la malattia mentale di suo padre, Giorgio III.

(4) Il Royal Pavilion (noto anche come Padiglione di Brighton) è una costruzione che assomma diversi stili di gusto orientale, voluta da Giorgio IV. Chesterton lo richiama anche in Ortodossia.

(5) Maria Anne Smythe (1756 - 1837) fu moglie morganatica di Re Giorgio IV. Il matrimonio fu in seguito annullato perché avvenuto senza il consenso di Re Giorgio III.

(6) Carolina d'Ansbach (1683 - 1737) fu regina consorte del Regno Unito perché moglie di Giorgio II; fu donna molto influente.

(7) La Star and Garter è l'emblema di un antico ordine cavalleresco inglese, secondo solo alla Victoria Cross e alla George Cross. Fu istituito tra gli altri da re Edoardo III e dal Principe Nero.

Membri dell'Order of Garter
che indossano il mantello
con il tipico stemma.




mercoledì 3 giugno 2026

La speranza è una compagnia che ci precede - Chesterton e la difesa di "amici ancora vivi e disposti a morire", contro l’eroismo solitario (l'intervento di Annalisa Teggi al convegno di Fano del 29 maggio 2026).

Dall'account Substack di Annalisa Teggi:

Quella che segue è la trascrizione di una chiacchierata/conferenza che ho tenuto presso l’Associazione culturale Don Luigi Negri di Fano il 29 maggio 2026

1. Spoiler: la speranza comincia da due

Di solito è brutto fare lo spoiler di un film, svelare il finale. Ma infrango questa regola e dico subito qual è il punto di arrivo della mia chiacchierata con voi:


«Accadrà qualcosa che distruggerà questo egoismo, questo isolamento di milioni di persone. Perché non cominciamo noi, tu ed io?»


G. K. CHESTERTON, da Il Napoleone di Notting Hill



Il resto è in questo collegamento:


https://annalisateggi.substack.com/p/la-speranza-e-una-compagnia-che-ci?r=kghqv&utm_id=97758_v0_s00_e233_tv2_tp2_a1dennhbbrkrxa&fbclid=IwY2xjawSLU45leHRuA2FlbQIxMABicmlkETB0a0w4ZGY1SEF2NTlkSzRHc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHmjXBooNvIcm2vNka6r_s9HfhTMv5PK7eZMV_bcOUplO19PyyTA8aiV5YbHm_aem_EsOGZDeAhhx_7MFKgItWBw

Qui qualche immagine dal convegno di Fano (grazie al Centro Culturale Mons. Luigi Negri):








martedì 2 giugno 2026

Un aforisma al giorno - La grande gioia.

La grande gioia non raccoglie boccioli di rosa finché può; i suoi occhi sono fissi sula rosa immortale descritta da Dante. La grande gioia ha in sé il senso dell'immortalità; lo splendore stesso della giovinezza sta nella sensazione di avere lo spazio necessario per distendere le gambe.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.



lunedì 1 giugno 2026

L'ultimo "Our Note-book" firmato da Chesterton per l'Illustrated London News del 20 giugno 1936.


Iniziamo il mese di giugno 2026, il mese del novantesimo anniversario della morte di Chesterton, a colpi di cannone di un certo calibro. Almeno per me lo sono, cari amici.

GKC era morto da sei giorni quando apparve questo brevissimo fondo e, nelle pagine successive, il suo ultimo contributo alla rubrica che era stata sua per trentun anni. Nell'occasione fu riprodotto anche il primo contributo, pubblicato nel settembre 1905. Successivamente la rubrica fu tenuta da Arthur Bryant per cinquant'anni. Bryant spese per Chesterton parole meravigliose. Qui in quest'altro post trovate altre belle cose di Bryant e anche la sua fotografia (è sempre bello avere in mente le facce di chi parla quando si legge qualcosa, e qui ci sforziamo di aiutarvi in questo). Qui invece trovate la storia della rubrica Our Note Book. Prossimamente proveremo a farvi avere la traduzione dei due articoli, che mi sembra siano del tutto inediti nella lingua di Dante.

Marco Sermarini

***

"G. K. C.": THE LATE GILBERT KEITH CHESTERTON, WRITER OF "OUR NOTE-BOOK" FOR THIRTY•ONE YEARS, ESSAYIST, NOVELIST, POET, DRAMATIST, CRITIC, AND PHILOSOPHER.

The death of Mr. Chesterton, which we and our readers have special cause to lament, is a great loss to English literature. On another page of this number appears the last of that inimitable series of articles which he had contributed. week by week, to our pages for nearly thirty-one years— wonderful record!

The first article—reprinted opposite his last-appeared in the number for September 30, 1905, and its beginning struck the characteristic note which he constantly maintained a humorous approach to serious subjects, a genius for paradox, and a logical method of exposing fallacies. Mr. Chesterton was born in 1874 at Kensington, and was educated at St. Paul's School. For a few months he studied art at the Slade School. In his time he played many literary parts and produced a vast output.

His works include essays, poems, historical and biographical studies, plays, novels, detective stories, and books of travel. Above all, he was among the foremost essayists of his time. His last volume in that vein— "As I Was Saying "has just appeared. Recently he completed his autobiography.

(nostra traduzione: "G. K. C.": IL DEFUNTO GILBERT KEITH CHESTERTON, AUTORE DI "OUR NOTE-BOOK" PER TRENTUNO ANNI, SAGGISTA, ROMANZIERE, POETA, DRAMMATURGO, CRITICO E FILOSOFO.

La scomparsa del signor Chesterton, che noi e i nostri lettori abbiamo motivo di lamentare, rappresenta una grande perdita per la letteratura inglese. In un'altra pagina di questo numero compare l'ultimo di quell'inimitabile serie di articoli cui ha contribuito settimanalmente dalle nostre pagine per quasi trentun anni: un record straordinario!

Il primo articolo, ristampato di fronte all'ultimo, apparve nel numero del 30 settembre 1905 e il suo inizio rivelava la sua caratteristica costante: un approccio umoristico a temi seri, un genio per il paradosso e un metodo logico per smascherare le fallacie. Il signor Chesterton nacque nel 1874 a Kensington e studiò alla St. Paul's School. Per alcuni mesi studiò arte alla Slade School. Durante quel periodo si cimentò in numerose attività letterarie e diede vita ad una vasta produzione.

Le sue opere includono saggi, poesie, studi storici e biografici, opere teatrali, romanzi, racconti polizieschi e libri di viaggio. Soprattutto, fu tra i più importanti saggisti del suo tempo. Il suo ultimo volume in questo genere, "As I Was Saying", è appena uscito. Recentemente ha completato la sua autobiografia).


Questo è un colpo di cannone! 14 giugno 2026, Chesterton Day del novantesimo anniversario della morte di Chesterton!

Questo è un grosso colpo di cannone, anzi, è un colpo di bombarda che spariamo per richiamare l'attenzione sull'evento dell'anno, il 

XXIII CHESTERTON DAY

cioè il Chesterton Day del novantesimo anniversario della morte di Chesterton, del centoventicinquesimo anniversario del matrimonio di Gilbert Keith Chesterton e Frances Blogg e comunque il bel Chesterton Day del 2026! Esso si terrà proprio 

DOMENICA 14 GIUGNO 2026

Il 13 giugno 2026 si terrà a Londra un'analoga celebrazione organizzata dal nostro eroe Stuart McCullough e signora, di cui vi daremo a Dio piacendo conto. Più avanti nel mese di giugno si terrà anche la Chesterton Conference americana. Quindi siamo sintonizzati tutti su questa lunghezza d'onda.

I temi della serata saranno questi ma anche molto altro, per tenere fede al motto del Chesterton Day sin dai suoi albori ("una rissa poteva essere organizzata meglio").

QUINDI VI ASPETTIAMO QUI A SAN BENEDETTO DEL TRONTO, CENTRO EDUCATIVO LA CONTEA, SUL COLLE DI SANTA LUCIA, E FAREMO FESTA INSIEME!


https://uomovivo.blogspot.com/2023/11/chesterton-in-altre-parole-arthur.html




domenica 31 maggio 2026

Un aforisma al giorno - Bere perché si è felici.

Bevi perché sei felice, ma mai perché sei triste. Non bere mai quando non farlo ti rende infelice, o sarai come il bevitore di gin dal volto tetro dei bassifondi; ma se bevi quando saresti felice anche senza bere sarai come l'allegro contadino italiano. Non bere mai perché ne hai bisogno, poiché questo è un atto razionale che ti porta dritto alla morte e all'inferno. Ma bevi perché non ne hai bisogno, poiché questo è un atto irrazionale e l'antica salute del mondo.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.



sabato 30 maggio 2026

Un aforisma al giorno - Date pure zucchero agli squali... (padre Brunelli, grazie, ma sta' attento pure tu...)

Noi uomini e donne siamo tutti sulla stessa barca, in un mare in tempesta. Ci dobbiamo a vicenda una lealtà terribile e tragica. Se peschiamo squali per mangiarli, che vengano uccisi con la massima pietà; che chiunque lo desideri li ami, li accarezzi, gli leghi nastri al collo, gli dia dello zucchero e gli insegni a ballare. Ma se un uomo suggerisce che uno squalo debba essere valutato quanto un marinaio, o che al povero squalo si possa permettere di mordere occasionalmente la gamba di un uomo, allora lo sottoporrei alla corte marziale: è un traditore della nave.

Gilbert Keith Chesterton, All Things Considered.



venerdì 29 maggio 2026

Oggi 29 maggio 2026 a Fano c'è Chesterton...


 

Tanti auguri, Gilbertone Nostro!!! Centocinquantadue e non sentirli!

 


Caro Gilbertone,

memori della tua saggezza, della tua gratitudine della tua allegria, festeggiamo con te il compleanno perché è una cosa che non hai provocato tu, ma Colui che hai sempre cercato sin da giovane e a cui sei sempre stato grato e per cui tanto hai lavorato. Noi pure siamo grati per lo stesso motivo (anche per ciascuno di noi è qualcosa che non abbiamo provocato noi) e per l'altro motivo (cioè che sei nato anche tu, e ci hai dato tante possibilità di essere allegro e felice come te!).

Marco Sermarini, presidente della SCI

Il primo fatto circa la celebrazione di un compleanno è che è un modo per affermare in modo deciso, e persino fiammeggiante, che è una buona cosa essere vivi.... Ma c'è un secondo fatto circa i compleanni e il canto di nascita di tutta la creazione, un fatto che segue davvero a questo; ma che, a quanto mi sembra, l'altra scuola di pensiero quasi si rifiuta di riconoscere. Il punto di questo fatto è semplicemente che è un fatto. Nel rallegrarmi del mio compleanno, mi rallegro di qualcosa che non ho provocato io stesso.

Gilbert Keith Chesterton, G.K.'s Weekly, 21 marzo 1935.

Piegandomi con cieca credulità, come son solito fare, alla mera autorità e alla tradizione dei miei maggiori, ingoiando superstiziosamente una storia che non mi fu possibile controllare a suo tempo con l'esperienza personale, io sono d'opinione fermissima di essere nato il 29 Maggio 1874 a Campden Hill, Kensington, e d'esser stato battezzato, secondo le formule della Chiesa d'Inghilterra, nella chiesetta di San Giorgio, situata di fronte alla grande torre serbatoio che domina quella posizione elevata. Non pretendo che vi sia alcun significato particolare, nella relazione in cui si trovano le due costruzioni e mi rifiuto sdegnosamente di credere che tale chiesa fu scelta perché ci voleva tutta la potenza idrica della parte occidentale di Londra per farmi diventar cristiano.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.

32 Sheffield Terrace, Campden Hill,
Kensington, ottobre 2025





giovedì 28 maggio 2026

Una piacevole sorpresa.



213. Uno scrittore cattolico del Novecento, John Ronald Reuel Tolkien, per bocca di uno dei protagonisti di un suo romanzo, ha descritto così la nostra responsabilità: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare». La civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione. Per questo vale la pena fermarsi e considerare alcuni aspetti di come, ciascuno nel proprio ambito, possiamo collaborare alla sua costruzione. Senza pretendere di esaurire il tema, propongo cinque piste di responsabilità quotidiana e pubblica: disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, assumere lo sguardo delle vittime, coltivare un sano realismo, rilanciare il dialogo e il multilateralismo.

Leone XIV, lettera enciclica Magnifica Humanitas.

La vita di J.R.R. Tolkien | Edizioni Ares

mercoledì 27 maggio 2026

Chesterton a Fano il 29 maggio 2026...

 


Aforismi in lingua originale - There is beauty...



One of the deepest and strangest of all human moods is the mood which will suddenly strike us perhaps in a garden at night, or deep in sloping meadows, the feeling that every flower and leaf has just uttered something stupendously direct and important, and that we have by a prodigy of imbecility not heard or understood it. There is a certain poetic value, and that a genuine one, in this sense of having missed the full meaning of things. There is beauty, not only in wisdom, but in this dazed and dramatic ignorance.

Gilbert Keith Chesterton, Robert Browning.



martedì 26 maggio 2026

Un aforisma al giorno - Incatenàti al bello.



L'uomo, pilastro centrale del mondo, deve essere eretto e dritto; attorno a lui tutti gli alberi, le bestie, gli elementi e i demoni possono piegarsi e contorcersi come fumo, se lo desiderano. Tutta la letteratura veramente fantasiosa non è altro che il contrasto tra le strane curve della Natura e la rettitudine dell'anima. L'uomo può contemplare tutta la bruttezza che vuole, purché sia certo di non adorarla; ma ci sono alcuni così deboli da adorare una cosa solo perché è brutta. Questi devono essere incatenati al bello. Non è sempre sbagliato nemmeno andare, come Dante, sull'orlo del promontorio più basso e guardare giù verso l'inferno. È quando si guarda in alto verso l'inferno che probabilmente si è commesso un grave errore di calcolo.

Gilbert Keith Chesterton, Alarms and Discursions.



lunedì 25 maggio 2026

Un aforisma al giorno - Umiltà per rinnovare incessantemente terra e stelle.



L'umiltà è la cosa che esiste per rinnovare incessantemente la terra e le stelle. È l'umiltà, e non il dovere, a preservare le stelle dal errore, dall'errore imperdonabile della rassegnazione disinteressata; è grazie all'umiltà che i cieli più antichi ci appaiono freschi e possenti. La maledizione che precedette la storia ha imposto a tutti noi la tendenza a stancarci delle meraviglie. Se vedessimo il sole per la prima volta, sarebbe la più terribile e bella delle meteore. Ora che lo vediamo per la centesima volta, lo chiamiamo, con la frase orribile e blasfema di Wordsworth, «la luce del giorno comune». Siamo inclini ad accrescere le nostre pretese. Siamo inclini a pretendere sei soli, a pretendere un sole blu, a pretendere un sole verde. L’umiltà ci riporta perennemente nell’oscurità primordiale. Lì tutta la luce è un lampo, improvviso e istantaneo… Per l’uomo umile, e solo per l’uomo umile, il sole è davvero un sole; per l’uomo umile, e solo per l’uomo umile, il mare è davvero un mare. Quando guarda tutti i volti per strada, non si rende conto solo che gli uomini sono vivi, ma si rende conto con un piacere drammatico che non sono morti.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.

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sabato 23 maggio 2026

Un aforisma al giorno - Non sottovalutare...



La religione ha dovuto fornirci quel telescopio, il più lungo e il più strano, attraverso il quale potessimo vedere la stella su cui abitiamo. Per la mente e gli occhi dell’uomo comune questo mondo è perduto come l’Eden e sommerso come Atlantide. Una strana legge attraversa tutta la storia umana: gli uomini tendono continuamente a sottovalutare il proprio ambiente, a sottovalutare la propria felicità, a sottovalutare se stessi. Il grande peccato dell’umanità, il peccato simboleggiato dalla caduta di Adamo, è la tendenza, non verso l’orgoglio, ma verso questa strana e orribile umiltà. Questa è la grande caduta, la caduta per cui il pesce dimentica il mare, il bue dimentica il prato, l’impiegato dimentica la città, ogni uomo dimentica il proprio ambiente e, nel senso più pieno e letterale, dimentica se stesso. Questa è la vera caduta di Adamo, ed è una caduta spirituale. È strano che molti uomini veramente spirituali, come il generale Gordon, abbiano effettivamente trascorso alcune ore a speculare sulla posizione precisa del Giardino dell'Eden. Molto probabilmente siamo ancora nell'Eden. Sono solo i nostri occhi ad essere cambiati.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato.



venerdì 22 maggio 2026

Presto il Cavallo Bianco diventerà un film!




La Società Chestertoniana Italiana, affiancata dall’Associazione Asino Piceno, dall’Associazione San Giovanni Paolo II e da Radio Notting Hill, è lieta di presentarvi un nuovo ed ambizioso progetto: una primissima produzione cinematografica ispirata dal libro di Gilbert Keith Chesterton: “La Ballata del Cavallo Bianco”. 

Grazie al progetto N.E.E.T., finanziato dallo Stato, ci è stata data la possibilità di organizzare e avviare le attività necessarie, che coinvolgono ragazzi dai 15 a 29 anni, per realizzare un prodotto cinematografico avente come tema centrale proprio la Ballata del Cavallo Bianco.

Questo articolo ha lo scopo di tenervi aggiornati, assieme alle pubblicazioni di Radio Notting Hill e di Asino Piceno, riguardo l’andamento della produzione, ma soprattutto di farvi conoscere l’opera di G.K.Chesterton ed i motivi dietro la scelta di ispirarsi a quest’ultima.

Per poterci organizzare al meglio, ogni collaboratore di questo progetto ha un compito fondamentale per la riuscita del prodotto. Vi presento in breve i nostri amici e colleghi e di cosa si stanno occupando:

l’Associazione Asino Piceno (un’associazione socio-culturale che propone attività educative e ricreative) sta portando avanti dei corsi di falegnameria che serviranno alla fabbricazione di oggetti di scena, quali spade, scudi, elmi ed altri elementi che si vedono nelle foto qui allegate.

Accanto ad Asino Piceno c’è poi Radio Notting Hill (una radio di giovani universitari con l’obiettivo di raccontare storie tradizionali e moderne con un punto di vista fuori dai soliti schemi) che si sta occupando delle riprese vere e proprie del metraggio, aiutata dall’Associazione San Giovanni Paolo II (che si occupa di progetti nazionali e locali inerenti l’educazione dei minori, la povertà educativa, l'abbandono scolastico e l'affiancamento nella ricerca di occupazione) la quale assiste alle riprese guidando la parte attoriale delle scene.

Infine c’è la Società Chestertoniana Italiana (il cui scopo è quello di far conoscere e diffondere l'immensa opera del grande scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton) che si è preoccupata della stesura del copione, studiando l’opera, comprendendone i temi, non solo attraverso la lettura della Ballata, ma anche di ulteriori scritti di Chesterton come Ortodossia, in modo da poter adattare al meglio la storia sotto forma di copione cinematografico.

Ed ora: di cosa parla la Ballata? E perché abbiamo scelto quest’opera di G. K. Chesterton tra tutte la sua produzione?

La Ballata è un poema epico pubblicato nel 1911 e racconta la storia di Re Alfred, della sua vittoria alla Battaglia di Ethandune e della conversione del suo avversario danese Guthrum. Ma questa non è altro che la solita storia scritta sui libri, invece, ciò di cui parla realmente la Ballata è di un ricco Re che si è dovuto umiliare per poter riacquistare la fiducia del proprio popolo, di amici che di fronte alle parole della Madonna non esitano ad aiutare un loro compagno, di un testardo nei propri pensieri, di un pagano che infine si è convertito, della necessità di un atto di Fede giornaliero, dell’abbandono delle proprie certezze per poter seguire veramente Cristo e moltissimi altri temi, talmente tanti che si fanno fatica a ricordare.

In poche e semplici parole parla di tutti noi dall’inizio del poema fino all’ultimo verso dell’ultimo capitolo.

È questo il motivo per cui l’abbiamo scelta, perché come scrisse Olof Lagercrantz in L’arte di leggere e scrivere:

Un buon libro lascia al lettore l’impressione di leggere qualcosa della propria esistenza personale. 

Quando la lettura è al suo apice ci sembra che d’improvviso ricordiamo qualcosa d’importante che sapevamo, ma abbiamo scordato.

Dalla dedica iniziale alla moglie, alla fiducia con cui Eldred segue Alfred perché sa che è mosso, non dalle sue emozioni, ma dalla parola della Vergine Maria.

Solo otto libri sono bastati a quel geniale scrittore inglese per poter scrivere una storia che non avesse limiti temporali, una storia così umana e cristiana che si fa fatica a credere che la conversione al cattolicesimo di G.K.Chesterton avvenne undici anni dopo la pubblicazione della Ballata.

Nell’articolo successivo parleremo nel dettaglio dello studio fatto sulla figura di Chesterton, dei suoi personaggi all’interno dell’opera e di altri suoi scritti letti ai fini della stesura finale del copione. 

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Alessandro Girolami