mercoledì 30 aprile 2014

Paolo Pegoraro su Shakespeare (e scatta naturalmente la citazione di Chesterton)

"Lo scrittore inglese Gilbert K. Chesterton, che fu oltre tutto sottilissimo critico letterario, ha dedicato diversi scritti al Bardo. Una delle notazioni più interessanti compare all'interno di "Eretici" (1905), in un saggio che prende le mosse dalla figura del pittore statunitense James McNeill Whistler – allora famoso e apprezzato da Oscar Wilde, convinto assertore della superiorità dell'artista sull'uomo comune. Ebbene, secondo Chesterton questo è il marchio della mediocrità, perché l'autentico genio non ha bisogno di concentrare ogni sua energia vitale sulla creazione artistica. 

«Essere un artista non gli impediva di essere un uomo comune, non più di quanto dormire di notte o cenare la sera gli impedisse di essere un uomo comune. Tutti i più grandi maestri e condottieri avevano questa abitudine di supporre che il loro punto di vista fosse umano e sincero, e che avrebbe potuto facilmente essere condiviso da qualsiasi passante. Se un uomo è realmente superiore ai suoi simili, la prima cosa in cui crede è l'uguaglianza tra gli uomini [...] Il grande uomo di prim'ordine è uguale agli altri uomini, come Shakespeare. Il grande uomo di second'ordine si inginocchia dinanzi agli altri uomini, come Whitman. Il grande uomo di terz'ordine è superiore agli altri uomini, come Whistler»".

Il resto qui:

Sempre uno spettacolo questo aforisma...! Attualissimo!

GK Chesterton (@GKChestertonian)
"We do not really want a religion that is right where we are right. What we want is a religion that is right where we are wrong" #Chesterton

Un aforisma al giorno - Nuovamente sull'innocenza, sull'essere buoni... viva l'innocenza!


Ancora sull'innocenza, riprendo l'aforisma di ieri e considero la sua immediata continuazione:


«Bene, bene, bene, vedo un’ombra di scetticismo oscurare il volto del mio vecchio amico Moses. Il signor Gould non crede che essere buoni in tutto e per tutto possa rendere felici».


Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo


Questo è il vero problema di fronte al "mondo", alle "novità", alle buone e cattive letture: alla fine non crediamo che essere buoni in tutto e per tutta possa renderci felici.

Ecco la verità, ed ecco la radice dell'ambiguità.

Chesterton come al solito ci stana e ci tira fuori dalla finta poesia bohémienne dell'"apertura al mondo". Dovremmo ricordare sempre l'accezione che dava San Giovanni Evangelista alla parola "mondo".

Bando alle ambiguità e viva l'innocenza.

Un aforisma al giorno - Ancora una volta viva l'innocenza

«Bisogna sforzarsi di riacquistare il candore e lo stupore dei fanciulli, il realismo e l’obiettività dell’innocenza; e se questo non è possibile, dobbiamo almeno scuotere la nuvolaglia delle abitudini e veder le cose come nuove (anche se nuovo debba significare innaturale*)».


Gilbert Keith Chesterton, L’uomo eterno

* Credo sia inutile spiegare in che senso GKC intendesse "innaturale": va inteso in rapporto alla "nuvolaglia delle abitudini"... e a null'altro.

M. S.

Oggi è il 30 Aprile, memoria di San Pio V...


... il Papa di Lepanto (è buffo perché gli amici americani pronunciano Lepànto...) allora abbiamo voluto proporre l'edizione commentata da Dale Ahlquist (ce l'ha ricordata Maria Grazia Gotti, brava come sempre), il nostro carissimo amico presidente della American Chesterton Society. Chiaramente è in inglese, ma - come i fedelissimi sanno - abbiamo una versione di questo poema tradotta in italiano dal bravo Rodolfo Caroselli, che è disponibile in questo blog.

Ricordiamo a tutti che quest'opera veniva addirittura cantata dai soldati inglesi nelle trincee della Prima Guerra Mondiale, tanta fu la capacità di quest'opera di evocare la vera identità di questo popolo. Questo lo dice Maisie Ward nella sua biografia di GKC.

Poi qui sotto abbiamo una foto della statua di San Pio V che abbiamo trovato a Chioggia nella Chiesa di San Domenico, proprio sul canale Lombardo, in mezzo alle barche. Questa bella chiesa chiozzotta ospita anche il bellissimo Crocifisso salvato dalle acque, che vi consigliamo di andare a vedere.

Un'altra statua (bronzea, esterna) del Papa di Lepanto si trova a Grottammare (AP) fuori dell'omonima parrocchia che al suo interno ospita un quadro che celebra la Battaglia di Lepanto.

Ecco, due notizie, fa sempre bene.

Ecco un buon motivo per frequentare il blog.

martedì 29 aprile 2014

Riceviamo e volentieri pubblicizziamo


Un aforisma al giorno - Viva l'innocenza, ora e sempre

"Per mantenersi felici come un bambino o come un cane, occorre essere innocenti come un bambino, o anche solo incontaminati dal peccato come lo è un cane. Essere buoni... ecco la pura e semplice verità, e se questa è la strada, lui l’ha trovata".


Gilbert Keith Chesterton, Michael Moon a proposito di Innocent Smith in Uomovivo

domenica 27 aprile 2014

Un aforisma al giorno

Se mi viene detto: "Lei non crede che il socialismo o il capitalismo riformato salveranno l'Inghilterra. Ma crede davvero che lo farà il Distributismo?", la mia risposta sarà: "No. Credo che gli inglesi salveranno l'Inghilterra, se solo ne avranno la possibilità".


Gilbert Keith Chesterton, Il profilo della ragionevolezza


sabato 26 aprile 2014

Un aforisma al giorno

"Finché durano, i fatti sono almeno solidi, ma la loro caratteristica fatale è che non durano. A resistere nel tempo sono solo le idee".


Gilbert Keith Chesterton, La mia fede


Un aforisma al giorno

"La donna di casa non è un uccello in gabbia, ma un uccello nel nido".


Gilbert Keith Chesterton, La serietà non è una virtù


Un aforisma al giorno

"Il cosmo è davvero senza pari e senza prezzo: non ne esiste un altro".


Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia


Articolo: Valparaiso, l’incendio e quella bandiera piantata nel fortino di famiglia - Tremende Bazzecole, di Annalisa Teggi


Valparaiso, l'incendio e quella bandiera piantata nel fortino di famiglia
http://www.tempi.it/blog/valparaiso-incendio-e-quella-bandiera-piantata-nel-fortino-di-famiglia


venerdì 25 aprile 2014

Un aforisma al giorno (diteci se non è così, oggi)

"Il polemista onesto è prima di tutto un bravo ascoltatore. L'entusiasta infuocato non interrompe mai; ascolta le argomentazioni dell'avversario con la stessa brama con cui una spia ascolterebbe i piani segreti del suo nemico. Ma se oggi si tenta di intraprendere una discussione con un giornale di parte politica avversa, si scopre che "non esiste qualcosa di intermedio tra la violenza e l'evasività. Non ci sarà risposta se non offesa o silenzio. Un editore moderno non deve essere dotato di un orecchio proteso accompagnato a una lingua sincera. Può benissimo essere sordo e muto, e ciò viene definito "dignità". Oppure può essere sordo e petulante, e ciò viene definito "giornalismo tagliente". In nessuno dei due casi si attua una controversia, perché tutto l'impegno dei militanti dei partiti moderni è quello di andare alla carica quando non sono a portata d'orecchio.
L'unico rimedio logico a tutto questo è l'affermazione di un ideale umano".

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

Visita di Chioggia, il Canal Vena con Lolli Bighin

giovedì 24 aprile 2014

La Basilica di San Marco a Venezia

Luccica.


«Quale sarebbe il merito dell'oro», disse, «se non brillasse? Perché mai dovremmo apprezzare una sterlina nera o un sole di mezzogiorno nero? Tanto varrebbe usare al suo posto un bottone nero! Non vede che ogni cosa, in questo giardino, sembra un gioiello? E vuole gentilmente dirmi qual è il pregio di un gioiello, se non quello di sembrare un gioiello? Smettiamo, una buona volta, di comprare e di vendere, e cominciamo a guardare! Aprite gli occhi, e vi sveglierete nella Nuova Gerusalemme:

"È tutto oro quello che luccica,
che sia un albero o una torre d'ottone;Si spande l'aria dorata della sera,giù, sull'erba dorata.Si gridi forte fino a Gerico,che noi qui vendiamo fango giallo.È tutto oro quello che luccica,perché ciò che luccica è oro"».

«Chi ha scritto questi versi?», chiese con tono divertito Rosamund.
«Non li scriverà mai nessuno», rispose Smith scavalcando con un agile salto il giardino alla giapponese.

Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo

La coloratissima Pellestrina

La Scuola Chesterton va in traghetto a Venezia

È un bel paradosso, se pensate allo stemma della scuola...

Gita d'istruzione della Scuola G. K. Chesterton - Chioggia, un paese vero

mercoledì 23 aprile 2014

Tweet da Annalisa Teggi (@AlisaTeggi)

Annalisa Teggi (@AlisaTeggi)
Lode alle bettole, alle squallide sale d'attesa e ai fossi #GKC capriolecosmiche.com/2014/04/23/ips…


I chestertoniani a Chioggia

Un aforisma al giorno

«Quale sarebbe il merito dell'oro», disse, «se non brillasse? Perché mai dovremmo apprezzare una sterlina nera o un sole di mezzogiorno nero? Tanto varrebbe usare al suo posto un bottone nero! Non vede che ogni cosa, in questo giardino, sembra un gioiello? E vuole gentilmente dirmi qual è il pregio di un gioiello, se non quello di sembrare un gioiello? Smettiamo, una buona volta, di comprare e di vendere, e cominciamo a guardare! Aprite gli occhi, e vi sveglierete nella Nuova Gerusalemme:

"È tutto oro quello che luccica,
che sia un albero o una torre d'ottone;
Si spande l'aria dorata della sera,
giù, sull'erba dorata.
Si gridi forte fino a Gerico,
che noi qui vendiamo fango giallo.
È tutto oro quello che luccica,
perché ciò che luccica è oro"».

«Chi ha scritto questi versi?», chiese con tono divertito Rosamund.
«Non li scriverà mai nessuno», rispose Smith scavalcando con un agile salto il giardino alla giapponese.

Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo

La nuova bussola quotidiana quotidiano cattolico di opinione online: Omofobia a che punto è la legge

http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-omofobia-a-che-punto-e-la-legge-9021.htm#.U1eFqu0azCQ

Sant'Apollinare in Classe

L'oro vale perché luccica.

Gilbert Keith Chesterton

Sant'Apollinare in Classe

Gita d'istruzione della Scuola G. K. Chesterton - Sant'Apollinare in Classe

Un aforisma (grandioso) al giorno

"Questa è la prima libertà che rivendico: la libertà di restaurare. Reclamo il diritto a proporre come soluzione il vecchio sistema patriarcale di un clan delle Highlands scozzesi, se ciò servisse a eliminare il maggior numero di problemi. Di certo eliminerebbe alcuni mali, come l'innaturale obbedienza a estranei freddi e duri, semplici burocrati e poliziotti".


Gilbert Keith Chesterton, Ciò che non va nel mondo


Un aforisma al giorno

"I paradossi sono consentiti se servono a riequilibrare indirizzi critici sbagliati, anzi è bene enfatizzarli fino a quando non sono riconosciuti".


Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d'Inghilterra


martedì 22 aprile 2014

Un aforisma al giorno

"L'arte, come la moralità, consiste nel tracciare la linea da qualche parte".


Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 05.05.1928

lunedì 21 aprile 2014

Un aforisma al giorno

"Un uomo dovrebbe sempre essere attaccato alle sottane di sua madre; dovrebbe sempre afferrare la sua infanzia, ed essere pronto ad intervalli a ricominciare da una posizione infantile. Teologicamente la cosa è espressa al meglio dal detto: 'Devi rinascere'. Dal punto di vista secolare è espressa nel miglior modo dal detto: 'Devi ricordarti del tuo compleanno'. Anche se non rinascessi, almeno ti ricorderai di tanto in tanto che una volta sei nato".

Gilbert Keith Chesterton, George Bernard Shaw

Un aforisma al giorno

"Debbo chiedervi di rendervi conto (...) che (Gilbert Keith Chesterton, ndr) ha sempre considerato la vita un'avventura cavalleresca".

W. R. Titterton, GKC

Un aforisma al giorno

"Qualunque vera amicizia comincia dal fuoco, dal cibo, dalle bevande e dalla percezione della pioggia e del gelo".


Gilbert Keith Chesterton, Ciò che non va nel mondo

sabato 19 aprile 2014

Un ritratto di Chesterton studente

"I suoi amici lo descrivono come un ragazzo alto, magro e piuttosto di bell'aspetto, distratto in maniera esasperante, intento alla lettura di ogni libro che poteva leggere - eccetto quelli scolastici - ed a riempirne ogni pagina di disegni. Trovava la vita toppo interessante per sprecarla giocando".

W. R. Titterton, GKC

giovedì 17 aprile 2014

L'Operazione SLCC continua - Stavolta grazie al nostro Pio Mattioli!

Pio Mattioli è un grande uomo (è quello seduto nel cassone del pickup, nella foto in basso), ha una grande rivendita di attrezzature edili e di tante altre cose.
Non è un bel momento per queste attività (la crisi del capitalismo ha aggredito i risparmi, coi risparmi si fanno le case, se le case non si fanno quelli come Pio fanno fatica), ma Pio ha un cuore più grande delle circostanze apparentemente negative che possono affliggerlo ed affliggerci.
Ha pensato di farci riempire il pickup con un bel po' di roba e di darci anche dell'altro, oltre che rendersi disponibile ad ospitare la Lista Nozze di John Kanu (lo so, non siamo normali, l'abbiamo battezzata così: abbiamo pensato di creare dei pacchetti già pronti che chi vuole potrà acquistare, perché ci rendiamo conto che il frastornamento quotidiano ci fa perdere il filo e ci rende incapaci di agire sanamente anche quando lo vogliamo. Presto notizie qui e su www.pumpstreet.it).

Ma ascoltiamo la testimonianza di uno dei presenti, Ciccio (sulle foto non si vede, è dietro l'obiettivo), che forse è meglio:

«Tornati adesso dal giro di raccolta per John Kanu, giornata splendida. All'asta pubblica non abbiamo potuto comprare nulla (un nostro amico, collaboratore come noi all'opera di John Kanu, ci aveva segnalato una succulenta asta di beni pignorati con tante cose utili a John, ndr), c'è stata una bagarre incredibile.
I nostri amici con Pio Mattioli (seduto al centro)
Roba buona per il nostro John Kanu
In compenso abbiamo conosciuto Pio Mattioli, il tizio che avete visto nelle foto.
Una persona da un cuore grande, titolare di un azienda di materiali edili molto grande. Ci ha dato tante cose per John e alla fine ci ha detto: queste persone come John, che voi aiutate, hanno più bisogno di noi, e ci ha fatto anche una cospicua offerta in denaro. Ci siamo quasi commossi. Una persona splendida. Una giornata bellissima».

Adesso faccio io uno spot per Pio:

se dovete acquistare materiale edile, macchine operatrici, pale, zappe, carrelli, muletti, ferramenta, quello che vi serve, andate da Mattioli a Monturano (FM)


C'è Pio che è un uomo bravissimo ed è amico di John Kanu, vi tratterà benissimo e noi siamo suoi amici!

Questo è distributismo!








Un aforisma al giorno

«La Pasqua, che è il Nuovo Anno spirituale, dovrebbe essere un momento per la comprensione dei nuovi pensieri e la realizzazione di nuove cose. I rappresentanti della nuova generazione possono darci una serie di ragioni negative per non osservare certe forme o tradizioni. Essi non sembrano vedere che è la loro attività di artisti creare forme. Essi non si rendono conto che la loro attività di costruttori è fondare tradizioni. Se le vecchie convenzioni sono davvero giunte alla fine, gli altri devono fare qualcosa di molto più difficile; devono venire ad un inizio. Dubito che abbiano una chiara idea su come venire ad un inizio. Non capiscono che le creazioni positive sono fondate su credenze positive».

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 3 aprile 1926

Questa è una bella notizia: un cardinale in fase offensiva e che cita Chesterton (e che Chesterton...).

Caffarra
Appello ai fedeli di Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna,  13 aprile 2014
Carissimi fedeli,
i fatti accaduti in questi giorni mi costringono in coscienza a dirvi alcune parole. Essi sono noti ai più.
La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la proibizione della fecondazione umana eterologa. Un Tribunale ha riconosciuto la così detta maternità surrogata, cioè l’utero in affitto. Un altro Tribunale della Repubblica ha imposto all’anagrafe di un Municipio di trascrivere un matrimonio (si fa per dire) omosessuale. Questi i fatti.
Ciò che come uomo, come cristiano, e come vostro pastore mi coinvolge profondamente non sono i comportamenti corrispondenti a quelle decisioni. Mi ricordo della parola dell’Apostolo: «Non vogliate …giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio» (1Cor 4,5).
Non mi interessa dunque l’aspetto etico della cosa; e non è di temi etici che parlo. Purtroppo la questione è molto più profonda. E’ una questione antropologica. Si sta gradualmente introducendo nella nostra convivenza una visione dell’uomo che erode e devasta i fondamentali della persona umana come tale. Non è di condotte quindi ciò di cui stiamo discutendo. E’ la persona umana come tale che è in pericolo, poiché si stanno ridefinendo artificialmente i vissuti umani fondamentali: il rapporto uomo – donna; la maternità e la paternità; la dignità e i diritti del bambino.
Al riguardo il Santo Padre Francesco in data 11 aprile u.s. ha detto:
«occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma … continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva … Con i bambini non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio».
Sono in questione le relazioni fondamentali che strutturano la persona umana.
«Non c’è che un peccato: dire che una foglia verde è grigia,
per questo il sole in cielo rabbrividisce
… non c’è che un credo: sotto l’ala di nessun terrore al mondo
le mele dimenticano di maturare sui meli»
(G. K. Chesterton).
Carissimi fedeli, entriamo nella Settimana Santa. Perché Dio si è fatto uomo? Perché è morto crocifisso? Non c’è che una risposta: perché ricco di misericordia, ha amato perdutamente l’uomo. Ogni volta che ferisci l’uomo; che lo depredi della sua umanità, tu ferisci il Dio – uomo. Tu neghi il fatto cristiano.
Ecco perché non ho potuto tacere. Perché non sia resa vana la Croce di Cristo.

Tweet da AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)

AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)
Inside the famous Eagle and Child Pub ("The Bird and Baby") where the Inklings (C.S. Lewis, J.R.R. Tolkien et al)... fb.me/1s6qPbuVX

Dale, Aidan, Spencer e Martin tutti insieme all'Eagle and Child, il pub di Oxford dove si incontravano Tolkien, Lewis e gli Inklings!

I nostri quattro fantastici amici tutti insieme!

martedì 15 aprile 2014

Etienne Gilson

Chesterton in altre parole - Etienne Gilson (ancora)

A proposito del San Tommaso d'Aquino di GKC:

"Senza possibilità di paragone il miglior libro mai scritto su San Tommaso. Nulla di meno del genio può rendere ragione di un tale risultato" 

Etienne Gilson in Maisie Ward, Gilbert Keith Chesterton, London, Sheed & Ward, 1944, pag. 526

Chesterton in altre parole - Etienne Gilson

"Chesterton fa disperare. Ho studiato S. Tommaso durante tutta la mia vita e non avrei mai potuto scrivere un libro come questo".

"I pochi lettori che hanno speso venti o trenta anni studiando S. Tommaso d'Aquino e, che, magari, hanno loro stessi pubblicato due o tre volumi sullo stesso soggetto non possono mancare di percepire che la cosiddetta "arguzia" di Chesterton ha messo alla berlina la loro erudizione [...] Chesterton è uno dei più profondi pensatori che sia mai esistito. Egli è profondo perché è nel giusto".

Etienne Gilson

lunedì 14 aprile 2014

Piccoli chestertoniani - Riceviamo dal giovane Stefano e molto volentieri pubblichiamo

"Ciao Marco, sono Stefano, il tuo amico di Cremona.

Scusa per il mio continuo disturbo, ma il mio è un continuo stupore.

Ieri (venerdì, ndr) io e il mio papà siamo andati a vedere lo spettacolo "Manalive"  a Rovello Porro,
un paese vicino a Como; abbiamo fatto tanti km per arrivarci (oltre 130, ndr) ma è stato bellissimo.
Io mi ero solo immaginato uno come Innocent Smith, ma vederlo all'opera, pronto a puntare la pistola contro qualunque uomo che pensasse che la vita non deve essere vissuta, è qualcosa che ti spalanca la realtà.

Volevo dirti anche che seguo molto il blog dell'uomovivo,
ho visto che sei andato a Beaconsfield, e, sicuramente, avrai tenuto alto l'onore dei Chestertoniani Italiani.

Non vedo l'ora che vieni a Cremona, un abbraccio,

il tuo amico Stefano".

Marshall McLuhan, chestertoniano, convertito grazie a GKC

Angelo Bottone's report on the Irish Belloc Society's latest meeting - Il resoconto del nostro Angelo Bottone sull'ultimo incontro della Belloc Society irlandese

Caro Marco,

Matthew Jebb, pronipote di Hiliarie Belloc e presidente onorario della nostra Belloc Society, ieri (sabato, ndr) ci ha onorato della sua presenza intrattenendoci con eruditi commenti alle opere del proprio bisnonno e con ricordi di famiglia.

(Matthew è quello sulla sinistra mentre quello con la barba è John Harriett, il fondatore della Belloc Society.)

Jebb è un noto botanista, direttore dei Botanic Gardens di Dublino.

Ciao, presidente!
AB

Un servizio di Rome Reports sulla possibile beatificazione di GKC, e due parole dal nostro presidente

http://www.youtube.com/watch?v=T7OyI-jTRpc&sns=em

The Donkey by G. K. Chesterton : The Poetry Foundation

www.poetryfoundation.org/poem/177440#.U0rn9t1n1aE.twitter

L'asino, una poesia di GKC ambientata nella Settimana Santa.

domenica 13 aprile 2014

Domenica delle Palme 2014

In nomine Jesu omne genu flectatur coelestium, terrestrium et infernorum.

Lettera di San Paolo ai Filippesi

sabato 12 aprile 2014

Un aforisma al giorno (lo ripetiamo, fa benissimo!)

«Cedere alla tentazione è come cedere ad un ricattatore: paghi per essere libero, ma ti ritrovi ad essere più schiavo».

Gilbert Keith Chesterton, dal Daily News

venerdì 11 aprile 2014

Un aforisma al giorno (pensieri prima di andare a dormire)

«Per i nostri progetti titanici di fede e rivoluzione, ciò di cui abbiamo bisogno non è una fredda accettazione del mondo con un compromesso, ma qualcosa che ci permetta di odiarlo fervidamente e di amarlo fervidamente. Non vogliamo che la gioia ed il rancore si neutralizzino a vicenda e producano una triste soddisfazione, vogliamo una gratificazione più intensa, un malcontento più intenso. Dobbiamo percepire l'universo come il castello dell'orco, da prendere d'assalto, e al tempo stesso come la nostra villetta, dove possiamo tornare ogni sera».

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

In preparazione per l'incontro a Gavardo (BS) su John Kanu e il SLCC

Stasera a Gavardo incontro sulle meraviglie distributiste africane del Sierra Leone Chesterton Center (SLCC) e di John Kanu.

Il nostro Giorgio Pellei cercherà nuovi volenterosi da coinvolgere nella buona causa distributista!

Giancarlo Raggi consegna al nostro Giorgio Pellei alcuni strumenti di lavoro per il Sierra Leone Chesterton Center

Cari Amici,

in questa foto di pochi minuti fa vedete Giancarlo Raggi dell'Associazione "Romano Gelmini per i popoli di Terra Santa" di Rimini che consegna al nostro Giorgio Pellei un primo carico di strumenti di lavoro da inviare al Sierra Leone Chesterton Center condotto da John Kanu, il nostro caro amico protagonista dello scorso Chesterton Day.

Come molti sapranno, abbiamo lanciato una campagna di raccolta di utensili e strumenti di lavoro anche usati da destinare alla vocational school (scuola professionale) del Sierra Leone Chesterton Center, che sta attuando con successo le idee distributiste nel paese africano.

Con successo: ormai questi uomini non ricorrono più da tempo alle elargizioni delle Ong. Vivono e camminano con le loro gambe. È un grande risultato, amici. Ora sono liberi e possono mandare i figli a scuola, fare il piccolo commercio che li renderà ancora più autonomi.

Ma hanno bisogno di una nostra spinta, che John con grande dignità e forza ci ha chiesto: mettere su una scuola professionale sul campo, per insegnare le varie arti ai giovani sierraleonesi.

Abbiamo avuto delle risposte concrete ma abbiamo bisogno di altre risposte. Ci servono utensili e denaro per spedirli.

Noi aspettiamo la vostra generosità, basta anche un solo martelletto o cacciavite, anche una zappetta che non usate, e potrete costruire con John e noi il mondo buono voluto da Nostro Signore e da Chesterton.

Anche dieci euro.

Io ci conto, amici!

Prendiamo esempio da Giancarlo.

Un aforisma al giorno (quanto mai attuale, piaccia o no)

La Chiesa ortodossa* non scelse mai le strade battute, né accettò i luoghi comuni; non fu mai rispettabile. Sarebbe stato facile accettare la potenza terrena degli ariani; sarebbe stato facile, nel calvinistico diciassettesimo secolo, cadere nel pozzo senza fondo della predestinazione. E' facile essere pazzi; è facile essere eretici; è sempre facile lasciare che un'epoca si metta alla testa di qualche cosa, difficile è conservare la testa; è sempre facile essere modernisti, come è facile essere snob. Cadere in uno dei tanti trabocchetti dell'errore e dell'eccesso, che, da una moda all'altra, da una setta all'altra, sono stati aperti lungo il cammino storico del Cristianesimo - questo sarebbe stato semplice. E' sempre semplice cadere; c'è una infinità di angoli a cui si cade, ce n'è uno soltanto a cui ci si appoggia. Perdersi in un qualunque capriccio, dallo Gnosticismo alla Christian Science, sarebbe stato ovvio e banale. Ma averli evitati tutti è l'avventura che conturba; e nella mia visione il carro celeste vola sfolgorante attraverso i secoli, mentre le stolide eresie si contorcono prostrate, e l'augusta verità oscilla ma resta in piedi.


Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia


* qui è inteso nel senso di "non protestante".


Sempre peggio - Gianfranco Amato su La Nuova Bussola quotidiana

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-matrimonio-gay-i-magistrati-lo-impongono-8927.htm

Siamo ad aberrazioni impensabili.

giovedì 10 aprile 2014

Un articolo di Alessandro Gnocchi su Il Foglio del 10.04.2014 cita Chesterton



«Si è persa l'attitudine al rito e, dunque, si è persa l'attitudine al comando, e perciò i sacerdoti hanno rinunciato alla veste talare. "Quando gli uomini vogliono apparire senza fallo solenni" scrive Gilbert Keith Chetserton in "Ciò che non va nel mondo" commentando la stupidità delle donne che preferiscono i pantaloni "come nel caso di giudici, sacerdoti e re, allora indossano la gonna, il lungo frusciante abito della dignità femminile. Il mondo intero è retto dalle sottane, poiché persino gli uomini le indossano, quando desiderano governare"».

Ecco l'esito delle prime votazioni sulla legge contro l'omofobia - "Omofobia, il governo manda Scalfarotto" - di Gianfranco Amato da La Nuova Bussola Quotidiana

E' cominciato in anticipo il dibattito in Commissione Giustizia del Senato sugli emendamenti al disegno di legge Scalfarotto in tema di omofobia. La decisione di anticipare i tempi ha creato le prime scintille. Il senatore Carlo Giovanardi, infatti, ha esordito contestando tale decisione, in quanto nella riunione dell'Ufficio di Presidenza per la programmazione dei lavori si era convenuto di destinare alla votazione di tali proposte la seduta già convocata per mercoledì, 9 aprile. Lo stesso Giovanardi, poi, pur apprezzando la presenza del sottosegretario Scalfarotto, ha lamentato l'assenza di un sottosegretario o Viceministro che potesse esprimere l'orientamento del Dicastero della giustizia, ed ha, infine, precisato di essere consapevole che il provvedimento in esame non deve e non può essere considerato solo dalla prospettiva delle implicazioni di politica giudiziaria, giacché esso implica questioni di particolare rilievo, che sempre si pongono quando si tenta di introdurre reati di opinione nel sistema della repressione penale. Si è, poi, passati alla votazione delle proposte emendative, riferite all'articolo 1 del disegno di legge, sulle quali erano già stati espressi i pareri da parte del relatore e del rappresentante del Governo. Quest'ultimo, in particolare, ha ribadito di rimettersi alla Commissione su tutte le proposte emendative. Ed ecco il resoconto della seduta:
"Per dichiarazione di voto sull'emendamento 1.1 prende la parola il senatore Giovanardi, il quale rileva a nome del proprio Gruppo che l'emendamento  è volto a introdurre definizioni di omofobia e transfobia tanto vaghe da rendere  quanto mai evidente l'inopportunità di proseguire nell'esame di un disegno di legge che, se approvato, si risolverebbe nell'introduzione di una tutela penale rafforzata e particolarmente odiosa contro l'espressione di alcuni orientamenti di pensiero. Dal momento che l'emendamento 1.1 svolge l'implicita funzione di porre in piena luce le contraddizioni insite del disegno di legge nel suo complesso, lo stesso senatore Giovanardi  annuncia il proprio orientamento contrario. Verificata la presenza del numero legale, l'emendamento 1.1 è posto in votazione e risulta non approvato. 
Sulle identiche proposte emendative 1.2, 1.3 e 1.4 interviene in dichiarazione di voto la senatrice leghista Erika Stefani la quale chiarisce che l'intento di sopprimere l'articolo 1 del disegno di legge rende manifesto l'orientamento del suo Gruppo, contrario alla scelta di fondo di rafforzare la tutela penale contro le mere espressioni di orientamento del pensiero, anche se queste si risolvono in contenuti non condivisibili o finiscono per favorire la propalazione di messaggi omofobi o transfobici. Aggiunge, poi, che il ricorso alle modifiche della legge n. 654 del 1975 non possono incontrare il favore della sua parte politica che anche in altre occasioni  ha manifestato la propria contrarietà contro l'impianto generale delle cosiddette leggi Reale e Mancino. Gli identici emendamenti 1.2, 1.3 e 1.4, in seguito ad un'unica votazione, risultano respinti.
Sull'emendamento 1.5 interviene il senatore Giovanardi dichiarando il proprio voto favorevole, ma chiedendo di apporre una correzione al testo della proposta emendativa, sopprimendo il riferimento contenuto nelle lettere a), b) e  c) agli orientamenti pedofili; si tratta infatti di un errore di formulazione che, tuttavia, non sottrae valore all'emendamento volto a migliorare e rendere più coerente la disciplina di tutela della legge Mancino e della legge Reale come risultanti dall'estensione della tutela penale contro la transfobia e l'omofobia. Anche in questo caso, lo stesso senatore Giovanardi rileva che  il disegno di legge così come formulato nel testo proveniente dalla Camera dei deputati presenta incongruenze logiche e determina paradossali effetti discriminatori a rovescio che sono il tipico effetto dell'introduzione, non sufficientemente meditata, di nuovi delitti di opinione solo sulla base di passeggeri e amplificati allarmi sociali. 
Per dichiarazione di voto interviene il senatore Ciro Falanga di Forza Italia, il quale annuncia il suo orientamento contrario sulla proposta emendativa della quale non può condividere la formulazione incerta che potrebbe condurre ad esiti applicativi discordi e non prevedibili. L'emendamento 1.5 (testo 2), come riformulato dal proponente, non è approvato.
Per dichiarazioni di voto sugli emendamenti 1.6 e 1.8, interviene il senatore Sergio Lo Giudice del PD, che oltre ad annunciare il proprio orientamento contrario ne stigmatizza la formulazione, laddove si parla di orientamenti pedofili, il che implica o un grave errore di formulazione o un'imperdonabile tolleranza di condotte penalmente sanzionate. Sugli  emendamenti 1.6, 1.7 e 1.8 interviene il senatore Giovanardi  per dichiarare che il proprio Gruppo intende, con tali proposte di modifica, porre rimedio alle particolari distorsioni applicative che deriverebbero dall'entrata in vigore dell'articolo 1 del disegno di legge così come approvato dalla Camera dei deputati. In particolare, annuncia di voler ritirare l'emendamento 1.8 e dichiara di ritirare la propria sottoscrizione all'emendamento 1.7, sulla cui votazione annuncia di volersi astenere.  Infine, precisa che in nessun caso il testo delle proposte emendative da lui sottoscritte può essere interpretato come tolleranza verso condotte criminali e riprovevoli che ricadono sotto il reato di pedofilia.
La senatrice Laura Bianconi (NCD) interviene per dichiarare il voto favorevole del proprio Gruppo sull'emendamento 1.7, del quale dichiara l'intento di porre rimedio alla particolare incongruenza dell'articolo 1 del disegno di legge, inserendo dei riferimenti alla concreta offensività delle condotte che si intende punire. La stessa senatrice non manca di ribadire, tuttavia, che il disegno di legge nel suo complesso rimane viziato dall'adesione a orientamenti ideologici massimalistici e a una non condivisibile propensione al proliferare delle norme incriminatrici dell'espressione del pensiero. 
Con riguardo all'emendamento 1.7 il senatore Giacomo Caliendo di Forza Italia annuncia il proprio orientamento di astensione, giacché esso sortirebbe l'incongruo effetto di amplificare eccessivamente la qualificazione da parte dei giudici di condotte sfuggenti e non è conforme in alcun modo ai principi di tassatività e determinatezza alle fattispecie penali. Posto in votazione l'emendamento 1.6, esso risulta respinto. Del pari non è approvato l'emendamento 1.7, mentre l'emendamento 1.8 è ritirato. 
Sugli emendamenti 1.9, 1.10 e 1.11 intervengono in dichiarazione di voto la senatrice Erika Stefani della Lega Nord, che ne chiarisce la portata volta ad introdurre un sistema di circostanze aggravanti specifiche piuttosto che a prevedere autonome fattispecie di reato, e il senatore Giovanardi che annuncia l'astensione del proprio Gruppo. Gli emendamenti 1.9, 1.10 e 1.11, posti separatamente in votazione, non sono approvati.
Previa dichiarazione di voto del senatore Giovanardi in senso favorevole agli emendamenti, vengono poste in votazione le proposte emendative 1.12 e 1.13 che sono entrambe respinte. Sull'emendamento 1.14 interviene il senatore Lucio Malan di Forza Italia che dichiara il proprio orientamento favorevole sul testo della proposta; questa tende a punire la condotta di chi esplicitamente istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi etnici, nazionali, religiosi o di discriminazione basata sul sesso. Si tratta, secondo Malan, di una proposta capace di meglio calibrare la condotta incriminata e di far uscire il testo dell'articolo 1 del disegno di legge dall'orbita dei reati di opinione, peraltro di dubbia compatibilità con l'articolo 21 della Costituzione.
Previa dichiarazione di voto favorevole del senatore Giovanardi, l'emendamento 1.14, posto ai voti, non è approvato. Con riguardo all'emendamento 1.15, il senatore Giovanardi annuncia di voler sopprimere la lettera a) prevista nel testo della proposta emendativa e dichiara il proprio voto favorevole sul testo così riformulato; è sua opinione che questo intervento normativo sarebbe in grado di ridurre il danno recato dal provvedimento in esame evitando di prevedere l'incriminazione di condotte ambigue e indefinibili quale l'incitamento alla discriminazione. Posto ai voti l'emendamento 1.15 (testo 2) risulta respinto. Il presidente Nitto Francesco Palma di Forza Italia riformula l'emendamento a sua firma 1.25. Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato".

Tweet da Stuart (@Stuart1927) - La preghiera per la beatificazione di Chesterton in dieci lingue (grazie, Stuart!)

Stuart (@Stuart1927)

mercoledì 9 aprile 2014

Hilaire Belloc ci dà una bella dritta (grazie, Matteo Donadoni!)

«E' un incoraggiamento per noi nella grande lotta che ci sta dinnanzi e che forse è già ingaggiata, è un grande incoraggiamento il sapere che i nostri avversari hanno già perso l'impalcatura su cui si appoggiavano, ossia il sostegno di una dottrina solida. Nelle linee dei nostri nemici vi sono delle incrinature, vi sono dei grandi vuoti prodotti dal cadere degli ultimi avanzi degli antichi sostegni della filosofia anticattolica ai quali erano attaccati tanto i calvinisti ossia i puritani, che i razionalisti».

Hilaire Belloc

Il video dell'intervento di Dale Ahlquist a Dublino

http://youtu.be/p8dMqgREGy4

L'intervista a Gianfranco Amato sulla recente pronuncia della Corte Costituzionale che boccia il divieto della fecondazione eterologa (ci mancava pure questo)

 

Un aforisma (bello scorretto) al giorno

Maometto (...) aveva cercato di creare un cristianesimo semplificato, e creò un mondo fatto di fatalismo e ristagno. Calvino, secoli dopo, cercò di creare un cristianesimo semplificato, e creò un mondo di pessimismo e di devozione diabolica.


Gilbert Keith Chesterton, Chaucer


Un aforisma al giorno

Nella storia ho trovato che il cristianesimo, ben lontano dall'appartenere ai secoli bui, è stato un sentiero non buio attraverso i secoli bui. È stato un ponte splendente che ha collegato due civiltà.


Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia


Un aforisma al giorno

I castelli sono tutti castelli in aria, solo le chiese sono ben piantate a terra.


Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d'Inghilterra


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venerdì 4 aprile 2014

Di ritorno da Beaconsfield - 2

Dear Friends, Carissimi Amici,

ci siamo lasciati con dei ringraziamenti, e giustamente, perché Gilbert dice:

«La misura di ogni felicità è la riconoscenza. Tutte le mie convinzioni sono rappresentate da un indovinello che mi colpì fin da bambino. L'indovinello dice: "che disse il primo ranocchio?" La risposa è questa: "Signore, come mi fai saltare bene". In succinto c'è tutto quello che sto dicendo io. Dio fa saltare il ranocchio e il ranocchio è contento di saltellare».

(da Ortodossia)

Proseguo con il racconto delle tantissime cose che ho potuto grazie a Nostro Signore (vedi che ci risiamo? Dice bene, Lui: in succinto c'è tutto quello che sto dicendo io, e non solo qui...) vedere e conoscere in questo velocissimo viaggio in Inghilterra, il primo della mia vita (a parte uno scalo a Stansted tanti anni fa, ma si sa, gli aeroporti sono tutti uguali, quindi potevo anche trovarmi a Melbourne o a Timbuctu).

Top Meadow, la seconda casa dei Chesterton a Beaconsfield
Ancora Top Meadows. Questa è la parte della casa costruita per prima,
quando Frances e Gilbert abitavano ancora nella casa di fronte,
Overroads
Scendiamo dall'aereo, padre Spencer e io, e prendiamo un taxi guidato da un baffuto signore per andare a Beaconsfield, che non è poi così lontana dall'aeroporto di Heathrow, più o meno a mezza strada tra il centro di Londra e Oxford. Una strada trafficatissima ci porta nel paese di adozione di Gilbert. In realtà divenne proprio la sua patria, Gilbert amava molto questo paesino che oggi avrà dodicimila abitanti, lindo e pinto diremmo noi italiani, fatto di casette inglesissime di mattoni rossi, giardinetti privati e pubblici, negozietti, due chiese anglicane, una metodista e una (Deo gratias) cattolica. Gli divenne così cara sin da subito, un amore a prima vista, tanto che ci andò a vivere nel 1909 al termine di una seconda luna di miele, quando lui e sua moglie salirono sul primo treno che partiva dalla stazione vicino a casa loro a Londra. All'epoca vivevano a Battersea. Gilbert si presentò al bigliettaio dicendo: un biglietto, per favore. Per dove?, fu la risposta del perplesso ferroviere, e la controrisposta fu: per il posto raggiungibile dal primo treno in partenza, che nel caso di specie era Slough. Da lì poi presero la strada per Beaconsfield, si fermarono a mangiare e dormire al White Hart, che sta ancora lì, bello e accogliente, e decisero che lì avrebbero posto il centro della loro vita. Presero in affitto Overroads, la casa presso cui vissero dal 1909 al 1922, anno in cui Gilbert e Frances traslocarono a Top Meadows, la casa che si raggiunge ancora oggi attraversando la strada, dove Gilbert finì lietamente i suoi giorni in questa terra calando dalla finestra con un originale sistema per spingere la sua bara fuori, troppo grossa per passare dalla pur ampia porta, novello Innocenzo Smith pronto a scavalcare il muro di cinta del Paradiso (almeno noi chestertoniani questo crediamo: come ha detto giustamente Stratford Caldecott, se non ci è andato lui in Paradiso, noi come faremo?) nel solito modo poco convenzionale. D'altronde non fu il Nostro Re a dire che “Il regno dei cieli soffre violenza e i violenti lo conquistano” (cf. Mt 11, 12)? Ebbene, Gilbert la intesa così, questa riga del Vangelo, e ne fece una specie di sistema per affrontare ogni cosa. Buon per noi, come avremmo fatto, sennò? Ma non mi fermo subito su queste due belle casette, perché meritano uno spazio più ampio.
Un'altra angolazione di Top Meadows
Finalmente...!

Overroads, la prima casa dei Chesterton a Beaconsfield
Arriviamo davanti al Travel Lodge, la piccola guest house che ci accoglierà per due notti, e osserviamo che è proprio dietro al White Hart, il pub che invece accolse spessissimo Chesterton e i suoi amici. Già un bel po' di emozione c'è: catapultato dall'Italia direttamente a casa di Gilbert, lo zio pazzo d'Inghilterra che ha dato una delle più belle sterzate alla mia vita, insomma, non è proprio come se niente fosse! Posiamo i bagagli e andiamo in cerca di Dale, che è già lì da qualche ora. Tento di chiamarlo al telefono ma lo vedo in mezzo alla rotatoria davanti al White Hart, smanacciamo per farci vedere e lui ci vede, ci incontriamo in mezzo all'incrocio, lui ed io con due cappelli che ci causeranno almeno un paio di avventure, Spencer vestito da prete... Grandi abbracci e convenevoli, non facciamo in tempo ad avviarci verso il cimitero che incontriamo un signore molto anziano e piuttosto... allegro che ci guarda, Dale e me, e ci dice: Are you australians? Faccio: no, I'm italian, e Dale subito attacca il simpaticissimo ritornello (anche questo occasione di un piccolo sketch): My name is Dale, I'm the president of the American Chesterton Society, con uno spettacolare sorriso a quattro ganasce. E poi fa: and he's Marco Sermarini, the president of the Italian Chesterton Society. Al che Ray, ecco il suo nome, attacca un bel discorso che grosso modo dice che sua mamma vedeva tutti i giorni Gi Key Chesterton girare attorno a quell'albero... That tree... fa lo stranito Ray... That tree... e continua così fintanto che non ci giriamo a guardare that tree... e ci dice che appunto Chesterton girava attorno a quell'albero e pensava alle storie di Padre Brown! Allegria alcolica, fai miracoli. Salutiamo il simpaticissimo Ray e proseguiamo per il cimitero cattolico, non lontano dalla Chiesa parrocchiale di Santa Teresa, ma non proprio vicino. Dale e Spencer mi fanno strada ed entro da un cancello di legno in quello che sembra un prato verde ma che è il cimitero dove è sepolto il mio caro "zio". Dale e Spencer mi guardano e mi sfidano a trovare la tomba di Gilbert, io non ci metto neppure tre secondi, guardo a destra e la vedo a venti o trenta metri da me, parto e mi dimentico di loro che ridono, vado da Gilbert, Frances e Dorothy e li saluto, finalmente! E' il tramonto, come forse si vede dalla luce nella foto, e ci raccogliamo in preghiera qualche minuto: abbiamo tante cose da chiedere a Gilbert! Recito la preghiera per la beatificazione in italiano, Spencer mi segue in inglese e Dale segue con la mente, imbambolato dalla mia lingua che è la stessa di sua moglie Laura. Ci spariamo (è il caso di dirlo: i miei cugini americani insistevano a dirmi: shot! shot! Io, pur sembrando armato fino ai denti, avevo solo il cellulare, ma appunto loro mi dicevano di usare proprio quello per... sparare!) una serie epica di foto che in men che non si dica finiscono sul blog, su What'sapp e su Twitter, potenza dei social network, e rimbalzano di qua e di là in America, Italia, Inghilterra e giù di lì.
Dale e Spencer dinanzi alla tomba dei Chesterton
e di Dorothy Collins
Adesso siamo tutti...!
Un bel momento di commozione, cari amici. E' proprio un uomo vivo, Gilbert, non c'è niente da dire, e da quella visuale paradossalmente lo si capisce meglio. 

The gift of a dandelion
Lasciamo il cimitero promettendo di passare di nuovo prima di ripartire, e ci dirigiamo verso la Parrocchia di Saint Theresa of Lisieux, la Chiesa Cattolica a Beaconsfield. Lungo la strada incontriamo un giardinetto davanti alla sede municipale e della polizia locale. Nel giardinetto ci sono delle panchine ed una alle sue spalle trova immortalato il nostro Gilbert nel gesto famoso della foto "Gift of a dandelion". Ci è sembrato il posto giusto, il luogo dove grandi e piccini si incontrano e giocano insieme, e questi ultimi donano ancora una volta lo stupore agli occhi che il mondo vorrebbero cinici, ma che tali non sono proprio grazie a quel dandelion.

La Chiesa di Saint Theresa of Lisieux
a Beaconsfield
La chiesa di mattoncini rossi ha una sala attigua in cui si vede una luce e un po' di movimento: entriamo e veniamo accolti con calore da Martin Thompson, l'organizzatore della conference e presidente del gruppo chestertoniano Chesterton in the Chilterns (le Chilterns sono le collinette tra Beaconsfield e Oxford), un gruppo locale molto attivo che tiene alta la fiaccola di Chesterton in tutta l'Inghilterra. Con Martin ci sono altri amici, tra cui spicca Francis Thompson (amici e non parenti), il braccio armato dei Chilterns Chestertonians, perché tutti i dettagli tecnici passano dalle sue mani. Il calore non sembrerebbe inglese: va detto che, stando con questi nuovi amici, mi sono accorto come non sia vera la diceria della cosiddetta freddezza inglese. Certo, non sono fracassoni come noi, o socievoli come gli americani, ma hanno un animo... romantico. Guardandoli al lavoro mi è sembrato molto più vero quello che disse J. R. R. Tolkien, che sosteneva di aver visto gli hobbit nelle trincee della Prima Guerra Mondiale, umili, dediti e disposti al sacrificio. Forse Francis è proprio un hobbit, con i suoi capelli biondi, il colorito chiaro e quel leggero rossore della pelle che sembra una denominazione di origine protetta: England!
Mi accolgono amichevolmente, davvero, e sinceramente mi sento a casa. Ero un po' preoccupato perché parlo inglese ma non come loro e avevo un po' vergogna. Ora questo primo incontro mi mette più a mio agio. E' come se avessimo capito subito che lavoriamo per lo stesso Re e che seguiamo uno dei suoi migliori Campioni, Gilbert. Martin è quello che ha voluto invitarmi e la sensazione che ho è di una persona che sembra conoscerti da tempo. Bene, molto bene.
Dale è discreto ma deciso, chiede se possiamo andare nell'archivio della Parrocchia e partiamo, lui avanti, Spencer ed io al passo.
Perché l'archivio?
La parrocchia ha in un suo locale una parte dei libri di Chesterton e di sua moglie, e diversi libri appartenuti a Dorothy, per cui un parrocchiano ci fa entrare e ci fa accomodare.
Possiamo vedere i suoi libri, suoi perché posseduti da lui e molti perché scritti proprio da lui.
Dale con in mano una prima edizione
di Greybeards at play, il libro di Gilbert
pubblicato per volere e con i soldi
di suo padre Edward, che lo stimava e sosteneva.
E' un'altra grande emozione. Ci rendiamo conto di quanto fosse buono quest'uomo dai suoi libri e da quelli di Dorothy: molti di quei libri erano il frutto del lavoro di Dorothy che, come scrisse in una dedica Gilbert, era capace di tirare fuori quelle cose dal disordine in cui le concepiva il suo datore di lavoro. Per cui per ogni nuova edizione una copia veniva donata a Dorothy e presentava sempre una dedica simpatica, quasi sempre occasione d'ironia, e l'ironia aveva come bersaglio Gilbert stesso.
Scaviamo, scaviamo, troviamo che le relazioni tra Chesterton e l'Italia erano molto più profonde di quanto non credessimo. Ci capita tra le mani un libro di Decio Pettoello, uno dei suoi primi traduttori, con una discretissima lettera di accompagnamento che chiedeva un giudizio, e dietro la lettera una minuta della risposta di Gilbert, di pugno di Dorothy, in cui si lodava il libro con precisione.
Un uomo buono e umile, nonostante potesse gareggiare per intelligenza con il Bue Muto, San Tommaso d'Aquino.
Il tempo vola e la fatica comincia a farsi sentire: il viaggio è stato lungo e cominciamo a sentire lo stomaco che brontola. Salutiamo ed andiamo a fare una cena quaresimale al White Hart.
Altra emozione.
Il pub era il luogo dove Chesterton aveva il trono, diceva R. Church, vorrei dire io la sua cattedra, una cattedra originale, da cui (è sempre Church che lo dice) Gilbert "gorgogliava umorismo", come una fontana allegra e vivace. Lì incontrava la gente comune che lui amava tanto perché è Dio stesso che la ama avendone fatta molta. Lì si apriva il mondo. Da lì partivano le sue intuizioni per cui finalmente l'Inghilterra parlava, e da lì insegnava come un Padre della Chiesa - diceva Emilio Cecchi, suo primo mentore italiano - costretto dalle difficoltà dei tempi a predicare in modo burlesco, vestito da pagliaccio con il naso tinto di verde; ma questo pagliaccio girandosi lascia intravedere i paramenti di vescovo, cioè di colui che conferma nella fede il suo popolo.
Putroppo non c'è più il busto che fino a qualche anno fa lo ricordava, ma ci siamo noi, e non è poco. Chi se lo scorda più, ormai?
Mangiamo e chiacchieriamo, raccogliamo le idee di questa intensissima giornata e prepariamo quelle per il giorno dopo, il giorno della conference in cui tutti noi tre dobbiamo parlare e far parlare i nostri popoli.
Per cui dopo un ultimo saluto andiamo a dormire, contenti di essere tornati a casa nostra.
Buonanotte, Beaconsfield.