venerdì 31 agosto 2012

Chesterton Review, edizione italiana, volume II - Eccola!

Scheda libro




AUTORE: AA.VV. 

The Chesterton Review volume II. Poesie di Chesterton, Chesterton come giornalista, L'uomo vivo in Chesterton

COLLANA: Altri Editori

PAGINE: pp. 188

ILLUSTRAZIONI: N° 42 b/n

FORMATO: cm. 15x22,3

PREZZO: euro 19,00

ISBN: 978-88-6708-040-3

IL LIBRO

Secondo numero della edizione italiana della Chesterton Review, rivista del G.K. Chesterton Institute for Faith & Culture, in collaborazione con La Civiltà Cattolica.

La rivista raccoglie, oltre alle note introduttive di Gloria Garafulich-Grabois del Chesterton Institute for Faith & Culture e di padre Antonio Spadaro, scrittore de La Civiltà Cattolica e vicedirettore della Chesterton Review, e di Marco Sermarini, presidente della Società Chestertoniana Italiana, due poesie di G.K. Chesterton - sia nel testo inglese che nella traduzione in lingua italiana - tratte dalla prima raccolta poetica tradotta in italiano, gli atti del Convegno su Chesterton a Roma del Maggio 2012, nonché articoli, recensioni e commenti.

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IN LIBRERIA DA GENNAIO 2013
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Nel nuovo numero...
L'indice

@EdizioniLindau, 31/08/12 11:52

Edizioni Lindau (@EdizioniLindau)
31/08/12 11:52
@Sochest Su «Sette» di questa settimana ampia pagina dedicata a #Chesterton. Qui l'articolo firmato da Diego Gabutti lindau.it/news.asp?idNew…

giovedì 30 agosto 2012

Un aforisma al giorno

Nel momento in cui l'io interiore venga volutamente considerato superiore a tutti i doni che esso potrebbe ricevere, ed a tutte le avventure di cui potrebbe godere, compare una specie di divorante scontentezza, ed una costante insoddisfazione, che realizza tutti i tartarei emblemi della sete e della disperazione.

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del drago ed altre serissime storie

Rassegna euroeugeneticoeutanasiche (tristezze a mille, miopia a duemila)

Agosto 2012 - Avvenire
Fecondazione Artificiale
SI PARLA DI NOI :: Da Strasburgo pressioni sulla Consulta 340 KB

29 Agosto 2012 - Avvenire
Fecondazione Artificiale
L'Italia ora deve difendersi 1.6 MB

29 Agosto 2012 - Sole24ore
Fecondazione Artificiale
Sulla legge 40 il freno di Strasburgo 525 KB

29 Agosto 2012 - CorrieredellaSera
Fecondazione Artificiale
Legge incoerente 262 KB

29 Agosto 2012 - Avvenire
Fecondazione Artificiale
Anzani. Il volto cancellato 377 KB

29 Agosto 2012 - Stampa
Fecondazione Artificiale
Fioroni. No al far west della provetta 92 KB

29 Agosto 2012 - Messaggero
Fecondazione Artificiale
Lupi. Il governo presenti ricorso 99 KB

29 Agosto 2012 - Giornale
Fecondazione Artificiale
Roccella. Norme contro l'eugenetica 102 KB

29 Agosto 2012 - Stampa
Fecondazione Artificiale
Marino. Una norma antiscientifica 93 KB

29 Agosto 2012 - Repubblica
Fecondazione Artificiale
Bonino. Un testo fuori dal tempo 89 KB

29 Agosto 2012 - Unita'
Fecondazione Artificiale
Turco. La 194 non si tocca 120 KB

29 Agosto 2012 - Repubblica
Fecondazione Artificiale
Rodota'. Ora liberi dalle ideologie 132 KB

29 Agosto 2012 - Stampa
Fecondazione Artificiale
Veronesi. La rivincita del progresso 132 KB

29 Agosto 2012 - Messaggero
Fecondazione Artificiale
Scaraffia. Non esistino vite indegne 113 KB

29 Agosto 2012 - Repubblica
Fine Vita
MILANO. Ora Pisapia vuole il testamento biologico 99 KB


martedì 28 agosto 2012

Un aforisma al giorno

"L'amore non è cieco, anzi, è tutto tranne che questo. L'amore è un vincolo, e quanto più è stretto, tanto mento è cieco".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Un aforisma al giorno

Non si tratta più di liberarsi da re, capitani e inquisitori, ma il punto fondamentale è riuscire a liberarsi dagli slogan, dai titoli dei giornali, dalle ripetizioni ipnotiche e da tutti gli stereotipi plutocratici imposti dalla pubblicità e dalla stampa.

Gilbert Keith Chesterton, La mia fede

lunedì 27 agosto 2012

Un aforisma al giorno


"Il santo è un farmaco perché è un antidoto. E per vero questo è il motivo per cui spesso il santo è un martire: viene scambiato per un veleno perché è un antidoto. In genere è uno che cerca di ricondurre il mondo alla ragione, mettendo in evidenza le cose che il mondo trascura, che non sono certamente sempre le medesime nelle varie epoche. Eppure ogni generazione cerca istintivamente il proprio santo e non si tratta di quello che la gente vuole, ma di quello di cui ha bisogno".

Gilbert Keith Chesterton, San Tommaso d'Aquino

Uomini e tristezza - Adesso tocca ad Aldo Montano

Solitamente sono i politici con la loro fame di consenso a tenere alta la tensione nella lotta per il premio annuale "Uomini e tristezza".
Le rockstar poi non ne parliamo. Attori, attrici... no comment.
Oggi ci pensa Aldo Montano, olimpionico di scherma italiano, a riaprire la lotta:


"Sposarmi non mi interessa: non ho grande considerazione per il matrimonio e neanche penso sia garanzia di durata di un rapporto. E' solo un contratto che già l'indomani puoi sciogliere. Preferisco convivere nel peccato. Sono religioso, sì, ma non tutti i precetti della chiesa hanno senso oggi. Se in passato ho pensato di sposarmi, comunque, è solo per i figli, come forma di tutela. Se vorrei diventare padre? Sicuramente. Vengo da una famiglia tradizionale: il pranzo domenicale tutti insieme, le vacanze anche. Mi è piaciuto molto vivere così, ed é un modello che vorrei replicare. Tra l'altro sono bravo con i bambini: io sarei pronto".

Aldo Montano, olimpionico di scherma italiano

domenica 26 agosto 2012

La Ballata di Santa Barbara e altre poesie, Edizioni Itacalibri - Recensione

Gilbert Keith Chesterton, La Ballata di Santa Barbara e altre poesie, Edizioni Itacalibri, Castel Bolognese, 2012. € 15,00. ISBN 978-88-526-0300-6
A cura di Marco Antonellini, Marica Ferri, Alessandro Palmonari, Lucia Zardi. Prefazione di padre Ian Boyd, CSSB - saggio introduttivo di Marco Antonellini.

È una bella raccolta, quella che ci ha offerto Itacalibri, la casa editrice di Castel Bolognese che ha in catalogo diverse opere collegate al Meeting per l'Amicizie tra i popoli di Rimini. Itaca è la prima volta che si cimenta con Chesterton.

Non tutte sono poesie inedite: ad esempio è già uscita, circa un anno fa, nella rivista Nova Historica (http://uomovivo.blogspot.it/2011/11/esce-la-traduzione-di-lepanto-epica.html) una traduzione in rima ad opera del nostro Rodolfo Caroselli di Lepanto, una delle maggiori inserite nella raccolta, una sulla quale vale la pena di raccontare un aneddoto: si dice che i soldati inglesi nelle trincee della Prima Guerra Mondiale la cantassero per darsi coraggio, come una specie di inno.

Così pure si potrebbe dire di By the babe unborn (della cui versione del 1894 ha già fornito una traduzione per il nostro blog la nostra Annalisa Teggi, e di cui circolava una traduzione di ignoto autore da tempo): solo che qui si fornisce anche una versione estesa, che faceva parte della raccolta di poesie giovanili The Wild Knight e si dà contezza filologica di entrambe. Il che non è poco, considerato anche che della prima versione (per quanto circolasse da tempo) si è data finalmente una fonte, e cioè i diari del giovane Chesterton, che oggi si trovano presso la National British Library di Londra e che sono stati letti e studiati da Marica Ferri.

Altra poesia che circolava da tempo in rete è A Xmas Carol, anch'essa proveniente da The Wild Knight

La raccolta è curata da alcune vecchie conoscenze (Marco Antonellini, mentore de La ballata del Cavallo Bianco per Raffaelli, curatore de Il soprannaturale è naturale de L'Ancora, de I delitti dell'Inghilterra e de La letteratura inglese e la tradizione latina per Raffaelli; Marica Ferri, traduttrice de I delitti dell'Inghilterra e autrice di una postfazione della seconda edizione de La ballata del cavallo bianco) ed alcune nuove (Lucia Zardi, che ha eseguito la traduzione con Marica Ferri di questo volume, e Alessandro Palmonari, curatore delle ricche note). Antonellini, Ferri e Zardi sono inoltre stati ospiti apprezzati del Chesterton Day lo scorso 1 Luglio 2012, cosa che per noi chestertoniani italiani ha significato.

Al di là della presenza di qualche opera poetica non inedita (che non toglie nulla al valore dell'opera), la raccolta ha diversi pregi che vanno elencati pazientemente.

1) Alla fine, Chesterton poeta è un po' come il Chesterton giornalista: per noi italiani pressoché sconosciuto. Ci si apre non un volto nuovo, ma il volto noto diventa miracolosamente più noto e finalmente completo. Scopriamo dei segreti che dopo, dopo la lettura, pensiamo che invece dovevano esserci evidenti. Il convegno su Chesterton dello scorso maggio a La Civiltà Cattolica ha permesso di scoprire il Chesterton giornalista, la centralità nella sua vita della attività che per prima lo rese noto. Scopriamo l'uomo che irrideva conservatori e progressisti, il distributista, l'agitatore sociale, colui che smascherava il politicamente corretto con paradossi e sane polemiche; colui che smascherò capitalismo e comunismo come due facce della stessa medaglia è uno dei volti ignoti di GKC. L'altro volto ignoto è quello del poeta. In altre parole, ignorare la poesia di Chesterton (ed ignorare la sua monumentale opera giornalistica) significa nella migliore delle ipotesi avere una conoscenza fortemente parziale del Genio Colossale (così lo apostrofò il suo amico - rivale George Bernard Shaw). Allora che bella scoperta che facciamo con quest'opera. Grazie a tutti di questo.

2) L'opera ha un pregio di carattere filologico: poesia dopo poesia, si scoprono le origini (e se volete in qualche caso anche la data di nascita) delle idee, il loro radicarsi nella gioventù, quando Chesterton in nuce era già quello che conosciamo. Le note aiutano molto in questo.
I saggi (quello di padre Boyd, presidente del G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture, editor dell'edizione principale della prestigiosa Chesterton Review, uno dei massimi studiosi di GKC ed amico dei chestertoniani italiani, e quello del bravo Marco Antonellini) gettano una luce sulla poesia di Chesterton che di certo va allargata e portata nel profondo, ma sono un primo passo fondamentale in una direzione che deve essere studiata ed esplorata.

3) La traduzione reca con sé il testo a fronte, il che (oltre a dimostrare il coraggio di chi l'ha eseguita) permette di verificare le scelte dei traduttori e di godere insieme dell'originale, che nel caso di Chesterton ha un grande valore. Chesterton è uno scrittore difficile da tradurre, usa un inglese coltissimo ed affascinante; dico rozzamente: va letto con grande attenzione, egli sembra infatti dire in apparenza delle cose ma poi ti prende per mano e ti porta a comprendere che, mentre diceva qualcosa, nel contempo stava dicendo dell'altro portandoti nelle viscere del Mistero attraverso gli indizi gravi, precisi e concordanti (scusate il gergo penalistico, ma il Mistero è mistero per questo, vuole qualcuno che cerchi il... Colpevole!) sparsi per il mondo, di cui anzi la creazione è il principale. Comunque le traduttrici hanno indicato compiutamente i criteri utilizzati in una nota introduttiva, nonché segnalato come fonte della datazione delle poesie il lavoro del benemerito Aidan Mackey (uno dei volumi, il X, dei ben noti volumi  Collected Works chestertoniani editi da Ignatius Press, editrice di San Francisco che, unica al mondo, ha preso l'impegno di pubblicare tutto di Chesterton).

4) Ci sono due poesie di sapore "bellico" (la cosiddetta title track, per usare il gergo della musica pop, Lepanto...). La cosa con palese evidenza affascina ed ispira Chesterton (vedi La Ballata del cavallo bianco), e forse dà il meglio di sé.

5) C'è una poesia dedicata ai Gesuiti che menziona anche le reducciones del Paraguay, alcune che castigano nazisti e comunisti (Perfections, Gentlemen preferes blondes, Comfort for communists), altre dedicate alla moglie Frances (Epitalamium argentum, Love, we have looked on many shows); una singolarissima, con ironici auguri natalizi indirizzati a un parlamentare inglese anonimo, ai comunisti, a Jix, al suo amico - rivale H. G. Wells, a Winston Churchill e pure a Luigi Pirandello, il Pirandello che ebbe il premio Nobel per la letteratura cui era pure lui candidato (Some wishes at Xmas). Solo per ricordarne alcune. Ma onestamente tutte meritano perché tutte contengono parte dei motivi determinanti del suo pensiero.

6) Tra le altre merita di essere menzionata The Convert (pagg. 130 - 131), la poesia che Chesterton scrisse il giorno della sua conversione al cattolicesimo, nel 1922; essa termina così: The sages have a hundred maps to give / That trace their crawling cosmos like a tree, / They rattle reason out through many a sieve / That stores the sand and lets the gold go free: / And all these things are less than dust to me / Because my name is Lazarus and I live
Ossia: mappe a centinaia distribuiscono i saggi / che disegnano il loro mondo mentre lento si trascina. / Ragionano, come un setaccio che / conserva la sabbia e disperde l'oro: / ma tutto ciò meno della polvere vale per me / perché Lazzaro è il mio nome e sono vivo.

Marco Sermarini

sabato 25 agosto 2012

Da The Coloured Lands, di GKC

«La notte nera si era intrufolata in casa mia e nel mio giardino con panneggi dapprima d'ardesia e poi d'ebano; e io ero affaccendato nella mia stanza, nel vivo cerchio di luce della lampada vicino alla finestra quando credetti di vedere spuntare qualcosa di insolito lì fuori, e uscii a guardare. Nel far ciò sbattei la testa contro un palo e vidi le stelle; le stelle del settimo cielo, le stelle del firmamento più recondito e profondo. E mi sembrò davvero, non appena il dolore si alleviò ma prima che passasse completamente, di aver visto scritto in un alfabeto astrale sul fondo dell'oscurità qualcosa che prima di quel momento non avevo compreso così chiaramente: una verità sui misteri e sui mistici conosciuti solo a metà nel corso della mia vita. Non sarò capace di esprimere bene quell'idea mettendola per iscritto su questa pagina, perché questi bizzarri momenti di vivide intuizioni sono sempre fuggitivi: ma ci proverò. Il palo è ancora lì; ma le stelle nel cervello stanno dissolvendosi.

[…] Da giovane scrissi molte brevi poesie, dedicate soprattutto alla bellezza e alla necessità della Meraviglia; ed era un sentimento genuino in me, e lo è ancora. La capacità di vedere le cose che ci sono e i paesaggi alla viva luce della sorpresa; la capacità di sobbalzare alla vista di un uccellino, quasi fosse un proiettile alato; la capacità di rimanere immobilizzati di fronte a un albero quasi la sua forma fosse il gesto di una mano gigantesca; in breve, la capacità di sbattere poeticamente la testa contro un palo varia di persona in persona, ma posso dire senza presunzione che appartiene alla mia natura umana. […].

"Sogna! Perché non c'è altra verità – dice il signor Yeats – di quella che è nel tuo cuore". Il mistico moderno cerca il palo, non fuori in giardino, ma dentro di sé, nello specchio della sua mente. Ma a me gli specchi non sono mai interessati. A me interessano i pali di legno, che mi lasciano di stucco come i miracoli. Mi interessa il paletto che sta ad aspettarmi fuori dalla porta, per colpirmi in testa, come la mazza del gigante nelle favole. Tutte le mie porte mentali sono aperte su un mondo che non ho fatto io. La mia ultima porta, che è la libertà, si apre su un mondo abitato dal sole e da cose robuste, un mondo di avventure oggettive. Il paletto in giardino è una cosa che io non potrei né creare né aspettarmi: è la solida e chiara luce del giorno che si riflette su un legno rigido e dritto; è l'opera di Dio ed è meravigliosa ai nostri occhi.

Ecco, non ho spiegato proprio bene ciò che intendevo: ma se voi ammetterete che la mia testa e il palo sono ugualmente meravigliosi, acconsentirò a lasciarvi dire che sono entrambidi legno».

giovedì 23 agosto 2012

Lo vedete il secondo numero della Review in anteprima al Meeting di Rimini...?

@Sochest, 23/08/12 20:33

Soc Chestertoniana (@Sochest)
23/08/12 20:33
Paolo Morganti, ovvero #GKC redivivo (guardare per credere).
#meeting pic.twitter.com/ZX47Yhww

I nostri amici chestertoniani al Meeting

@Sochest, 23/08/12 12:33

Soc Chestertoniana (@Sochest)
23/08/12 12:33
Stasera #GKC al #Meeting. Si parla anche de Il ritorno di don Chisciotte col traduttore ed editore Paolo Morganti. pic.twitter.com/rXn4WegT

Stasera Gilbert al Meeting di Rimini

Stasera aspettiamo tutti gli amici al Caffè Letterario del Meeting di Rimini per un caffè con il Nostro amatissimo Gilbert!

mercoledì 22 agosto 2012

Il matrimonio dei nostri amici chestertoniani Vicky e Angelo Bottone!

La sconosciuta tragedia dello sfruttamento degli ovuli. Storie di donne - da Tempi

Dopo la pubblicazione di parte del documentario Eggsploitation "sfruttamento di ovuli",tradotto l'anno scorso in italiano da tempi.it e che sarà presentato questa sera alle 21.45 al Meeting di Rimini, abbiamo intervistato la produttrice Jennifer Lahl, direttrice del network americano Bioethics and Culture.

Il video, che racconta il dramma della fecondazione eterologa e dello sfruttamento delle donatrici di ovuli, ha vinto il premio 2011 del California independent film festival ed è stato presentato in più di trenta paesi e in moltissime e importanti università degli Stati Uniti. Cosa si è mosso nella coscienza degli spettatori? 
Le reazioni sono state principalmente due. Quella dell'industria e quella della gente comune. La prima, ovviamente, ha reagito dicendo che abbiamo mentito ed esagerato e che le storie drammatiche raccontate sono una minoranza rispetto a quelle a lieto fine. Andando anche contro le pubblicazioni scientifiche da noi riportate. Il pubblico, invece, ha reagito con sgomento. Spesso non ha idea di che cosa significhi per la donna la donazione di ovuli: le medicine, i bombardamenti ormonali, le operazioni per rimuovere gli ovuli. Non c'è neanche coscienza dei rischi di breve periodo come le emorragie e le depressioni. Né di quelli di cancro, sterilità o morte. E nemmo dell'enormità del business riproduttivo. Ma, dopo aver guardato il documentario, quasi tutti si chiedevano increduli come fosse possibile permettere una cosa simile e come mai la legge non vieti questa pratica.

La voce del documentario domanda alle donne che vogliono avere un figlio a tutti costi se sia giusto farlo a discapito della salute e della vita di una donatrice.
Tante donne non sanno quello che fanno. Una donna che aveva acquistato ovuli, una volta saputo cosa ci stava dietro, si è pentita amaramente e ora combatte contro l'industria della fecondazione assistita che guadagna mercificando la vita. Molte "donatrici" di ovuli poi raccontano di essere convinte non solo dal facile guadagno ma dall'idea di compiere un atto filantropico.

Quindi non ci si muove solo per egoismo ma anche per ignoranza.
Io credo che l'egoismo e l'avidità siano sopratutto dell'industria. Ci sono anche nelle donne, a cui comunque resta una coscienza, ma l'ignoranza e la mentalità corrente la mette a tacere più facilmente.

Se la stimolazione ovarica fosse una pratica senza rischi, rimarrebbero problemi di carattere etico? 
Resta il sacrificio di molti figli prodotti e morti per generarne uno. Ci sono poi dei rischi anche per i bambini che nascono: sarcomi che si possono sviluppare in futuro e rischi di sterilità. Penso ai figli della fecondazione eterologa nati da donatori anonimi e intervistati nel mio nuovo video a breve in uscita.

Il documentario eggsploitation mostra solo una delle conseguenze della mercificazione della vita. Qual è la radice del problema?
La legalizzazione della fecondazione extracorporea, sia omologa sia eterologa, è un male in sé, per noi, per figli che nascono e per quelli sacrificati per loro. Siamo disposti a tutto pur di avere un figlio anche a farci manipolatori della sua vita e di quella di altri. E non c'è nulla che ce lo vieti. In Usa infatti non c'è una legge che permetta la fecondazione, ma nemmeno una che la vieti. Questo perché la nostra cultura ha l'idolo della tecnologia come se fosse buona in sé. Da quando abbiamo disgiunto l'atto sessuale dalla procreazione, sottomettendola alla tecnica, entrambi sono diventati freddi, disumani e percepiti come pericolosi. Contando che quella rappresentata nel documentario è solo una parte minima del danno che il mito tecnologico sta facendo.

Si sta muovendo qualcosa nella coscienza politica degli Stati Uniti?
Credo sia ancora presto. Finché il popolo non sarà cosciente di quello che sta accadendo sarà difficile che nasca una nuova istanza e che quindi la politica si muova. Per questo il nostro network cerca innanzitutto di educare le persone.

 

Domani Morganti presenta Il ritorno di don Chisciotte

Da Il Giornale:

Uscito a puntate su un giornale nel 1927, «Il ritorno di Don Chisciotte» di Gilbert Keith Chesterton (Londra, 29 maggio 1874 – Beaconsfield, 14 giugno 1936) viene proposto per la prima volta in italiano da Morganti Editori (nelle librerie dal 15 settembre). Tradotto da Paolo Morganti, il romanzo, di cui in questa pagina presentiamo in anteprima uno stralcio, verrà presentato domani al Meeting di Rimini (ore 19, Caffè letterario D5). Il romanzo è inserito nella collana «Chestertoniana», curata e interamente tradotta da Paolo Morganti. Gli altri titoli pubblicati: «Il candore di padre Brown» (2007), «La saggezza di padre Brown» (2008), «L'incredulità di padre Brown» (2010), «Uomovivo» (2009), «La sfera e la croce» (2011).

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/riminidomani-presentazione-meeting-831159.html

STANCHI DI GARDALAND E DISNEYLAND? ECCO IL PARCO DEI DIVERTIMENTI CHE RIVIVE LA STORIA CRISTIANA D'EUROPA

http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2414

martedì 21 agosto 2012

Il cardinale O’Brien sospende il dialogo con la Scozia sulle unioni gay - da Tempi

http://www.tempi.it/il-cardinale-obrien-sospende-il-dialogo-con-la-scozia-sulle-unioni-gay

Giovedì tutti al Meeting di Rimini

Alle 19 ci sarà il Caffè letterario di ENI nel corso del quale parleranno di GKC Ubaldo Casotto, Paolo Morganti e la nostra Annalisa Teggi.

Vi aspettiamo!

Intervista a Tommaso Piffer che ha scritto un interessante saggio sull'eccidio di Porzûs



Inviato da iPhone

L'ultimo articolo di Annalisa Teggi è molto bello e merita di essere riprodotto integralmente

La notte di San Lorenzo molti di noi alzeranno gli occhi al cielo in cerca di stelle cadenti. E non c'è cosa più bella e sana da fare che prendersi il tempo di assistere allo spettacolo del cielo. La Creazione è stata la rivoluzione più grande della storia, ebbe a dire il signor Chesterton e molto di ciò che scrisse, in una forma o nell'altra, fu sempre teso a risvegliare nei suoi lettori e interlocutori l'evidenza che, prima di ogni altra cosa, l'uomo ha bisogno di allenarsi continuamente alla meraviglia per l'esserci del mondo.

È una cosa meno sentimentale di quanto siamo portati a credere, anzi è una faccenda assolutamente pragmatica mettersi a guardare l'essere delle cose attorno a noi con la coscienza che esse sono il giornale quotidiano scritto da Dio per non farci dimenticare che il suo gesto supremo è stato quello di aver sottratto ogni cosa al nulla. E gli indizi che ci mette davanti sono semplici, come una foglia, o clamorosi come le stelle. Sono enormemente buffi, come l'ippopotamo, o microscopicamente perfetti come il fiocco di neve. Allenarci alla meraviglia – e in questo passaggio si coglie la sorprendente ragionevolezza di Chesterton – non è un esercizio di ottimismo per reagire alle tristezze che ci affliggono, ma è anzitutto una naturale vocazione dell'uomo alla battaglia. La nostra nascita somiglia molto a un arruolamento con cui il Creatore ci ha cooptato nel suo progetto di operosa opposizione al nulla.

L'intero universo è il polverone (esplosivo, entusiasmante, drammatico, esilarante) sollevato da Dio contro il nulla. E noi ci siamo finiti in mezzo; talvolta è faticoso vederci chiaro. Quotidianamente siamo affaccendati in piccole e grandi battaglie e diventa ultimamente frustrante fondare l'equilibrio della nostra vita sul bilancio tra esiti positivi e negativi, tra successi e disfatte. Allenarsi alla meraviglia è, perciò, un esercizio – e non una teoria – per ricordaci che il nostro agire è accompagnato da una solida speranza di fondo: ci costringe a vedere il lavoro della vita non misurandolo con una lente d'ingrandimento, ma piuttosto con il binocolo di un progetto universale in cui siamo coinvolti.

La Creazione è il disegno di Dio, e il suo disegno prevede che anche noi ci mettiamo a disegnare. È questo l'orizzonte vero in cui ogni nostra azione trova equilibrio e senso: gli esiti altalenanti delle nostre opere sono solo il fumo di superficie di una battaglia ben più importante che ci tiene davvero tutti in piedi. Perché, in ogni caso e in qualunque circostanza, noi siamo parte e testimonianza di questo operoso spettacolo che è l'essere.

Dunque mettersi a guardare le stelle è un sano e vigoroso esercizio di piena umanità. Ma sarebbe più corretto dire che noi dobbiamo metterci a ritrovare le stelle. Come è accaduto anche a Dante, che non ha semplicemente avuto una trovata accattivante ed esteticamente efficace ripetendo la parola stelle alla fine di ogni cantica: ha fatto, invece, la fatica di ritrovare il vero equilibrio dell'umano dopo aver attraversato ogni sorta di umanità presente all'inferno, nel purgatorio e nel paradiso. Si è allenato alla meraviglia di ricordarsi che l'Essere – come creato – è la bandiera che sventola in ogni remoto angolo dell'universo.

Il signor Chesterton lo spiegò altrettanto efficacemente facendo una battuta, cioè notando che quando si dà una bella botta contro la solida consistenza dell'essere – non a caso – si dice: «Ho visto le stelle!». Lo racconta in un testo intitolato La meraviglia e il palo di legno(da The Coloured Lands), e credo che le sue parole potranno risultare una gradevole compagnia quando – una volta di più – nelle prossime sere alzeremo gli occhi alla volta celeste:

«La notte nera si era intrufolata in casa mia e nel mio giardino con panneggi dapprima d'ardesia e poi d'ebano; e io ero affaccendato nella mia stanza, nel vivo cerchio di luce della lampada vicino alla finestra quando credetti di vedere spuntare qualcosa di insolito lì fuori, e uscii a guardare. Nel far ciò sbattei la testa contro un palo e vidi le stelle; le stelle del settimo cielo, le stelle del firmamento più recondito e profondo. E mi sembrò davvero, non appena il dolore si alleviò ma prima che passasse completamente, di aver visto scritto in un alfabeto astrale sul fondo dell'oscurità qualcosa che prima di quel momento non avevo compreso così chiaramente: una verità sui misteri e sui mistici conosciuti solo a metà nel corso della mia vita. Non sarò capace di esprimere bene quell'idea mettendola per iscritto su questa pagina, perché questi bizzarri momenti di vivide intuizioni sono sempre fuggitivi: ma ci proverò. Il palo è ancora lì; ma le stelle nel cervello stanno dissolvendosi.

[…] Da giovane scrissi molte brevi poesie, dedicate soprattutto alla bellezza e alla necessità della Meraviglia; ed era un sentimento genuino in me, e lo è ancora. La capacità di vedere le cose che ci sono e i paesaggi alla viva luce della sorpresa; la capacità di sobbalzare alla vista di un uccellino, quasi fosse un proiettile alato; la capacità di rimanere immobilizzati di fronte a un albero quasi la sua forma fosse il gesto di una mano gigantesca; in breve, la capacità di sbattere poeticamente la testa contro un palo varia di persona in persona, ma posso dire senza presunzione che appartiene alla mia natura umana. […].

"Sogna! Perché non c'è altra verità – dice il signor Yeats – di quella che è nel tuo cuore". Il mistico moderno cerca il palo, non fuori in giardino, ma dentro di sé, nello specchio della sua mente. Ma a me gli specchi non sono mai interessati. A me interessano i pali di legno, che mi lasciano di stucco come i miracoli. Mi interessa il paletto che sta ad aspettarmi fuori dalla porta, per colpirmi in testa, come la mazza del gigante nelle favole. Tutte le mie porte mentali sono aperte su un mondo che non ho fatto io. La mia ultima porta, che è la libertà, si apre su un mondo abitato dal sole e da cose robuste, un mondo di avventure oggettive. Il paletto in giardino è una cosa che io non potrei né creare né aspettarmi: è la solida e chiara luce del giorno che si riflette su un legno rigido e dritto; è l'opera di Dio ed è meravigliosa ai nostri occhi.

Ecco, non ho spiegato proprio bene ciò che intendevo: ma se voi ammetterete che la mia testa e il palo sono ugualmente meravigliosi, acconsentirò a lasciarvi dire che sono entrambi di legno».

sabato 18 agosto 2012

Chesterton al Meeting di Rimini!

INVITO ALLA LETTURA. Introduce Camillo Fornasieri, Direttore del Centro Culturale di Milano.

giovedì 23 agosto 2012 19.00 - eni Caffè Letterario D5

LA CONGIURA DELLE TORRI Presentazione del libro diFrancesco Fadigati, Insegnante (Ed. Bolis). Partecipano: l'AutoreMaria Teresa Brolis, Storica medievista; Edoardo Rialti, Docente di Letteratura Italiana e Inglese all'Istituto Teologico di Assisi e Visiting Professor presso la Olswa University, Ontario.
A seguire: ALLA RISCOPERTA DI… GILBERT KEITH CHESTERTON Partecipa: Ubaldo Casotto, Giornalista. Intervengono: Paolo Morganti, Curatore e Traduttore della collana Chestertoniana (Morganti Editori);Annalisa Teggi, Saggista e Traduttrice (Edizioni Lindau).

giovedì 16 agosto 2012

Un aforisma al giorno

"La verità è che è un grave errore supporre che l'assenza di convinzioni precise conferisca alla mente libertà e agilità. Un uomo che crede in qualcosa è pronto e arguto, perché ha tutte le sue armi. Può applicare il suo esperimento all'istante".

Gilbert Keith Chesterton, Eretici

Un'immagine dell'inaugurazione del Birrificio dei nostri anici monaci di Norcia

mercoledì 15 agosto 2012

@Sochest, 15/08/12 15:32

Soc Chestertoniana (@Sochest)
15/08/12 15:32
Questo gruppo di chestertoniani ha appena goduto per l'ultimo articolo di @AlisaTeggi sotto il monte Civetta! pic.twitter.com/dWMkVphL


Inviato da iPhone

martedì 14 agosto 2012

Un post didascalico a riguardo della foto di ieri (monaci, birra e Santi Padre)

I nostri amici monaci di Norcia (nella foto: il priore padre Cassian Folsom e il mastro birraio frater Francesco che consegnano la bottiglia al Santo Padre) hanno donato una bottiglia di Birra Nursia al Santo Padre.

Il birrificio, creato dai nostri amici all'interno del loro monastero a Norcia, verrà inaugurato il giorno dell'Assunta alla presenza dell'Arcivescovo di Spoleto - Norcia mons. Renato Boccardo.

È un'opera di carattere sussidiario e distributista cui vogliamo dare affetto e diffusione.

Maggiori informazioni sui due siti.

I monaci hanno un sito: http://osbnorcia.org

ed anche la birra Nursia ha un sito:
http://birranursia.com

Ma soprattutto andate a Norcia, vedete e provate (non solo la birra ma anche la bella vita cattolica dei monaci!).

lunedì 13 agosto 2012

I nostri amici monaci di Norcia consegnano la neonata Birra Nursia a Sua Santità!

Un'introduzione a Chesterton di Dale Ahlquist

http://www.chesterton.org/discover-chesterton/who-was-this-guy/

Qui sopra trovate un'introduzione a Chesterton tratta dal sito della benemerita e attivissima nostra società omologa americana, che ha appena celebrato un'applauditissima conference a Reno.

Dale Ahlquist la firma. Dale è il brillantissimo presidente della Società americana che - vi annunciamo da oggi - sarà nostro ospite a Roma il 16 e il 17 novembre 2012 per un incontro comune tra chestertoniani americani ed italiani.


Sarà una bella cosa e vi aspettiamo (presto daremo tutte le specifiche del caso).

domenica 12 agosto 2012

Leggere? Non leggere? Che leggere? - Attualità - informazione.tv - notizie dal fermano - qui si cita Chesterton

http://www.informazione.tv/index.php?action=index&p=61&art=36223

L'articolo qui sopra cita nel suo finale il nostro Gilbert (e complimenti all'autore):

Io, dunque, per non sbagliare, essendo un lettore scarso e sprovveduto, e privo di tempo, leggo e rileggo principalmente Dante, il più grande tra gli umani; e se poi volete sapere se mi dedico a qualche altro autore, oltre a Dante, ebbene, nei ritagli di tempo, ogni giorno attualmente mi diletto con qualche pagina di Chesterton. Non passa paragrafo, con lui, che non ci si senta liberati da impervi luoghi comuni, da appiccicosi conformismi o da tenaci mentalità inconsistenti e fallaci.
E una qualche riga voglio porgerla al lettore: è tratta da una sua opera su S. Tommaso d'Aquino. È molto istruttivo meditare oggi su quanto aveva ripensato Chesterton del pensiero di Tommaso: "Accennò anche a una verità che era stata ignorata durante il lungo periodo di fanatismo mercantile, e cioè che la qualità delle cose destinate soltanto alla vendita rischia di essere sempre più scadente di quella delle cose destinate al consumo.

Inviato da iPhone

Tremende Bazzecole - Sbattere contro la meraviglia e gridare «Ho visto le stelle!». Non solo a San Lorenzo - la nostra Annalisa Teggi su Tempi.it

http://www.tempi.it/blog/sbattere-contro-la-meraviglia-e-gridare-ho-visto-le-stelle-non-solo-a-san-lorenzo

giovedì 9 agosto 2012

Dal sito di Raffaella (amici di Papa Ratzinger) - A Obama e Romney i cattolici preferiscono il Papa.

Raffaella BlogPapa (@raffaellablog)
09/08/12 13:36
A Obama e Romney i Cattolici preferiscono il Papa. Crescono gli indici di popolarità di Benedetto XVI (Magister) .blogspot.com/2012/08/a-obam…


Inviato da iPad

Fabio Trevisan e il gusto della meraviglia

IMPARIAMO SORRIDENDO

"Tutto sta in una disposizione della mente, e in questo momento io sono in una disposizione molto comoda. Siederò tranquillo e lascerò che prodigi ed avventure si posino su di me come mosche. Ce ne sono molti, ve l'assicuro. Il mondo non morirà mai per assenza di meraviglie, ma solo per assenza di meraviglia".

 

La disposizione della mente evocata in questa splendida frase da Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) non ha a che fare con un mero esercizio intellettuale di controllo ma piuttosto con la capacità naturale di contemplare e godere la bellezza del creato. L'uomo infatti, seppur segnato dal peccato originale, rimane creatura di Dio capax infiniti e quindi conserva questa capacità originaria di meravigliarsi. La disposizione comoda con la quale lo scrittore inglese accompagna l'acuta riflessione non ha nulla a che vedere con un dolce far niente preoccupato solamente dell'inedia di cacciare le fastidiose mosche. Chesterton vuole ricondurci alla sapienza originaria del gustare, dell'apprezzare le cose, le meraviglie ed i prodigi del mondo e ci assicura che ce ne sono davvero tanti. Questa frase, tratta dall'opera Tremendous trifles del 1909, la si può ritrovare completa nel libro: <<La nonna del drago e altre serissime storie>> (Editrice Guerrino Leardini) curata dal Centro Missionario Francescano e dalla Società Chestertoniana Italiana e va letta, imparando sorridendo, con un'altra frase che ne completa il senso: "Molti si lamentano della nostra epoca tumultuosa e dinamica, ma in realtà questo apparente trambusto nasconde l'effettiva pigrizia del pensare (o del contemplare)". In questo stare a guardare non si ha quindi la scaturigine dell'ozio, padre di tutti i vizi, ma esattamente il contrario. In un mondo affannoso e disperato che sembra congiurare contro la contemplazione, l'uomo ha la responsabilità di tener desta la mente, allargare la ragione anche attraverso un sano raccoglimento che gli permetta di valorizzare i prodigi che gli accadano intorno purché si disponga ad accoglierli, ad accettarli.

Falso è quel riposo che scacci, come le mosche, la capacità di meravigliarsi. Dal riconoscimento della bontà divina che si manifesta nel creato sta l'autentica possibilità di rigenerarsi. Con la disposizione rilassata ma ampia della mente si possono cogliere e vedere aspetti della realtà altrimenti ignoti. Un ameno esercizio spirituale che riconosca quindi la centralità di Dio nella vita dell'uomo non significa affatto che sminuisca il valore della persona o ne affievolisca la responsabilità anche rispetto alla cura per il creato, ma piuttosto paradossalmente ne anticipa il suo desiderio ed il suo fine: poter gustare e vedere, anche attraverso le cose, il volto di Dio.

A nulla serve arrabattarsi o trastullarsi miseramente senza alcuno scopo, magari non volendo pensare a niente. Un tuffo nel vasto oceano dell'Essere è imprescindibile per la salvezza del mondo. Impariamo sorridendo ad apprezzare e riconoscere questa facoltà originaria dell'uomo poiché il mondo non perirà per assenza di meraviglie, ma solo per assenza di meraviglia.

Un giornale olandese parla della Chesterton Library di Oxford

http://www.refdag.nl/kerkplein/kerknieuws/nieuwe_bibliotheek_beheert_werk_van_g_k_chesterton_1_665315

Chesterton in Brasile, a Fortaleza



lunedì 6 agosto 2012

La questione dello scopo - Un articolo del nostro amico Stratford Caldecott

La questione dello scopo

A molti sembra che la nostra società, o a dire il vero quel che rimane della civiltà occidentale, stia cadendo a pezzi. La crisi economica, la crisi morale, la crisi ecologica e la crisi politica si combinano per creare una “tempesta perfetta”. Ma tutte hanno origine da un errore fondamentale. Come società abbiamo abbandonato un senso di ordine cosmico e morale a vantaggio di una crescita senza limiti e un progresso verso un universo interamente artificiale.

Un simile processo sta all’origine di un’altra crisi: la quinta, quella dell’educazione. Essa ha la stessa radice delle altre. L’educazione è in crisi non soltanto perché gli standard di alfabetizzazione o di matematica si sono abbassati, ma perché non abbiamo una visione coerente, come società, dello scopo dell’educazione o di ciò che essa intenda perseguire. Abbiamo supposto che, se non è solamente una gabbia per tenere i nostri giovani lontani dalle strade, il suo scopo è di addestrare gli operai alla grande macchina economica, la stessa macchina che speriamo produrrà ricchezza senza fine. Ma non possiamo sapere a cosa serva l’educazione, poiché non abbiamo più idea del perché esista l’uomo, o che cosa sia veramente un essere umano.

 

Come disse una volta Frank Sheed: “Questa domanda di scopo è un punto trascurato nella maggior parte delle discussioni sull’educazione, e tuttavia è piuttosto importante. Come si fa a preparare una mente umana alla vita se non si sa quale sia lo scopo della vita umana?”. Abbiamo bisogno di una filosofia dell’educazione basata su un’adeguata “antropologia” o immagine dell’uomo, se dobbiamo rimettere l’educazione sul giusto binario.

La tradizione cattolica – e più ampiamente la grande tradizione della civiltà occidentale – ha definito l’apprendimento umano nei termini di quello che divenne noto come “Arti Liberali”. Come descritto da S. Agostino e altri, queste consistevano in sette discipline, raggruppate in tre arti di linguaggio e quattro arti cosmologiche. Il primo gruppo del Trivio consisteva nella Grammatica, nella Dialettica e nella Retorica; il secondo, il Quadrivio, era formato da Aritmetica, Geometria, Musica e Astronomia. Entrambi i gruppi erano considerati propedeutici agli studi superiori di Filosofia e Teologia – cioè l’amore della Saggezza (philo-sophia) e la conoscenza di Dio (theo-logos).

Le Arti Liberali erano il nocciolo del curriculum alla cuore del sistema educativo classico e medievale. Io le ho indagate in due libri dedicati al Quadrivio e al Trivio rispettivamente: “Beauty for Truth’s Sake” (“Bellezza per il bene della verità”) and ”Beauty in the Word“ (“Bellezza nella Parola”) per scoprire la loro rilevanza, se esiste, per la nostra crisi educativa. Questo articolo è un tentativo di riassumere le conclusioni dei due libri.

Naturalmente c’è un’ovvia obiezione a qualunque tentativo di far risorgere questa tradizione al giorno d’oggi. Dal Medioevo la scienza ha fatto progressi. Il mondo è cambiato. Perché queste sette  particolari discipline ci interessano ancora? Come possiamo inserirvi altre materie importanti come Biologia, Storia, Geografia, Sociologia, Informatica e il resto, in una cornice così stretta? Perché dovremmo anche solo provarci?

Di certo è vero che tante cose sono cambiate. Sicuramente è cambiata in modo radicale la nostra visione del mondo e di noi stessi. Ciononostante, il vero mondo e la nostra vera natura rimangono quelli che erano un tempo, e le antiche categorie sono ancora importanti. Nel caso del Trivio, anche a un livello superficiale è chiaro che la conoscenza di come funzionano le lingue, come pensare in modo chiaro e come persuadere gli altri, sono tutti talenti oggi rilevanti come lo sono sempre stati. Aggiungere Latino e Grammatica inglese e un po’ di formazione nei principi della logica e dell’eloquenza, senza dimenticare alcuni Grandi Libri, al curriculum delle nostre scuole moderne sarebbe una grande idea. Ma il Trivio ha fondamenta molto più profonde, come pure le Arti Liberali in genere.

Risveglio (Trivio) 

La “Grammatica” tocca la radice stessa della nostra esistenza, la fonte del nostro essere. Nella Caritas in Veritate Papa Benedetto scrive della "grammatica" della creazione che "che indica finalità e criteri per un utilizzo sapiente, non strumentale e arbitrario" (48). Nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2007 scrive di una "grammatica" trascendente iscritta nelle coscienze umane o nei cuori umani, nei quali si rispecchia il progetto sapiente di Dio”. E scrivendo prima della sua elezione a Papa guardò a Platone per aiutarlo a comprendere questo fenomeno della coscienza come “simile ad una originaria memoria del bene e del vero (le due realtà coincidono)” e quindi come una “anamnesi [reminiscenza] del Creatore” (si veda il suo libro Sulla Coscienza). 

La grammatica non è solo l’insieme di regole del linguaggio, ma il primo dono dell’umanità, il legame con la nostra Origine attraverso la memoria, il linguaggio e la tradizione. Nel libro lo connetto con il termine greco Mythos, e il concetto di raccontare storie per definire la nostra identità e quella della nostra nazione e tribù. La parola “grammatica” è stata associata a lungo anche con la magia, perché con la grammatica affrontiamo le radici più profonde della nostra esistenza. Adamo, nel dare i nomi agli animali, divenne il primo grammatico.

Con la Dialettica ci spostiamo dal Mythos al Logos, cercando coscientemente la ragione delle cose. Questa è l’arte di discernere e scoprire la verità, di distinguere tra immaginazione e realtà. I dialoghi di Platone segnano la comparsa del metodo dialettico nella sua portata, la transizione da una verità poetica evocata o espressa simbolicamente in poesia e prosa nella chiarezza e precisione del pensiero logico. Ma dobbiamo mantenere il collegamento con la coscienza poetica – forse è per questo che Platone, anche se sosteneva la messa al bando degli artisti, lo faceva in forma artistica, esprimendosi attraverso il teatro del fantastico.

Il terzo membro del Trivio, la Retorica, deve fare il movimento dal Mythos e dal Logos all’Ethos. Tutt’altro che interessata solamente alle regole dell’eloquenza, essa si occupa della comunicazione delle anime a livello del cuore (“cuore parla a cuore”), e quindi della creazione della comunità. È più che una questione di conoscere le parole giuste. È l’arte della comunione, del creare armonia, del portare voci discordanti all’unisono. La verità o Logos della parola può essere comunicata solo nell’amore. E finché non è comunicata non è conosciuta completamente.

Quindi le tre arti del linguaggio consistevano nella reminiscenza dell’essere attraverso la Grammatica, lo svelamento della verità attraverso la Dialettica, e la comunicazione della comprensione attraverso la Retorica. Con questi tre fondamenti in mente possiamo iniziare a concepire nuovamente il curriculum della scuola. Le materie che scegliamo di insegnare possono essere molto differenti da quelle studiate nel Medioevo, ma ciò non è importante. Il Trivio ha a che fare con le fondazioni sulle quali è costruita l’educazione, le abilità più profonde che ci rendono umani, le vere abilità che l’educazione dovrebbe far emergere da noi. Qualunque cosa noi insegniamo, sia il parlare che la geografia, la storia o la chimica, dobbiamo farlo in un modo che rende la nostra umanità capace di crescere attraverso la memoria (essere), il pensiero (verità) e la comunicazione (amore). 

Ri-incanto (Quadrivio) 

Beauty for Truth’s Sake parla del Quadrivio. Queste quattro materie non sono semplicemente studi “matematici” opposti a quelli “letterari”. Se lo fossero staremmo solo replicando il moderno divorzio delle scienze dalle materie umanistiche. Esse trattano della ricerca continuata, sulla base appena stabilita, del Logos o Intelligibilità delle cose. 

Ogni componente del Quadrivio implica lo studio di modelli nel tempo o nello spazio, portando alla conoscenza della saggezza di fondo del Creatore espresso nella Creazione. Certamente questo è l’inizio dell’avventura scientifica, ma allo stesso modo è l’origine dell’arte. Tutte e due sono maniere di discernere il  Logos. L’arte esercita l’immaginazione, e così fa la scienza in altro modo, dove ogni grossa scoperta implica un salto creative. L’artista cerca la bellezza, e lo stesso fanno lo scienziato e il matematico.
L’abisso tra arti e scienze, che molti hanno rilevato e dibattuto, non è privo di collegamento con l’abisso che si è aperto nella civiltà moderna tra fede e ragione, benché non siano tutte la stessa cosa. La “ragione” che può essere separate dalla fede è una ragione ridotta, rachitica, chiusa alla possibilità del trascendente e quindi della bellezza.
Come scrivo nel libro, il divorzio della fede dalla ragione ha condotto o alla subordinazione della fede alla ragione (nel modernismo, nel positivismo ecc.) o della ragione alla fede (in varie forme di fideismo e nel fondamentalismo biblico estremo). Ma i semi del divorzio stavano nella riduzione della ragione al solo pensiero discorsivo. La cognizione è stata afflitta dalle stesse forze che affliggono la nostra libertà, e così, per riportare di nuovo insieme fede e ragione dobbiamo capire entrambe in maniera diversa, situandole in un mondo più ricco, più profondo e a tre dimensioni.  Dobbiamo capire che la fede non è cieca, ma è una luce che ci rende capaci di vedere più chiaramente anche il mondo naturale. E dobbiamo capire che la ragione è naturalmente aperta a Dio e ha bisogno di Dio. Se chiudiamo la porta al trascendente facciamo violenza alla sua natura. 
La fede non è opposta alla ragione, ma funziona come un costante pungolo, una sfida, una provocazione alla ragione. La fede sostiene di stare al di là della ragione, di parlare dal posto che la ragione cerca. Ma non sostiene di capire quello che sa, e non dovrebbe usurpare il ruolo della ragione in quel senso, non più di quanto dovrebbe contraddirla.
Conclusioni
La ricerca del Logos è la ricerca della verità, della bellezza e del bene. Questa è la ricerca del cuore umano di quello che gli serve per fiorire ed essere felice. Ed è l’unica base adeguata per una filosofia dell’educazione. Con il suo aiuto possiamo costruire una cornice in cui trova posto ogni tipo di ricerca umana, senza perdere di vista né il modo in cui, in ultima istanza, tutte le materie si connettono insieme, né della natura e dei bisogni della persona umana, che è l’oggetto dell’educazione. Invece di adattare il bambino al letto di Procuste dell’economia, adattiamo i nostri sistemi educativi alla natura del bambino, il cui significato e scopo trascendono quello della macchina economica.
Il nostro curriculum moderno è frammentato o frantumato in mille cocci luccicanti. Il segreto della loro unità sta nel Logos che è il principio di unità sia per il mondo che per la persona umana – perché la rottura del curriculum riflette la frammentazione della persona che è l’oggetto stesso dell’educazione.


© Stratford Caldecott, 2012

Traduzione di Gianmaria Spagnoletti


L'articolo nella sua versione originale si trova  in questo collegamento:
http://beauty-in-education.blogspot.it/2012/06/search-for-wisdom-in-education.html

Riceviamo da Piero e volentieri pubblichiamo - Nuove edizioni dell'opera di Chesterton


Il non meglio identificato ma comunque gradito Piero ha lasciato il commento che segue al post che riguardava i commenti di Antonio Socci alla conversione della blogger Leah Libresco di cui ci eravamo occupati diverso tempo fa:

«Non ho trovato il pezzo online di Avvenire, ma in compenso ho trovato che è stato recentemente pubblicato un ebook del Giallo Mondadori intitolato "La logica del delitto", una raccolta di 16 racconti di Chesterton che vanno dai paradossi del signor Pond ai pazzi del poeta Gabriel Gale».

domenica 5 agosto 2012

Gesù Vuole aprire ad un orizzonte dell’esistenza che non è semplicemente quello delle preoccupazioni quotidiane del mangiare, del vestire, della carriera.

Angelus del 5 Agosto 2012

Cari fratelli e sorelle,

Nella Liturgia della Parola di questa Domenica continua la lettura del 6° capitolo del Vangelo di Giovanni. Siamo nella sinagoga di Cafarnao dove Gesù sta tenendo il suo noto discorso dopo la moltiplicazione dei pani. La gente aveva cercato di farlo re, ma Gesù si era ritirato, prima sul monte con Dio, con il Padre, e poi a Cafarnao. Non vedendolo, si era messa a cercarlo, era salita sulle barche per raggiungere l'altra riva del lago e finalmente l'aveva trovato. Ma Gesù sapeva bene il perché di tanto entusiasmo nel seguirlo e lo dice anche con chiarezza: voi «mi cercate non perché avete visto dei segni [perché il vostro cuore è stato impressionato], ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati» (v. 26). Gesù vuole aiutare la gente ad andare oltre la soddisfazione immediata delle proprie necessità materiali, pur importanti. Vuole aprire ad un orizzonte dell'esistenza che non è semplicemente quello delle preoccupazioni quotidiane del mangiare, del vestire, della carriera. Gesù parla di un cibo che non perisce, che è importante cercare e accogliere. Egli afferma: «Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'Uomo vi darà» (v. 27).

La folla non comprende, crede che Gesù chieda l'osservanza di precetti per poter ottenere la continuazione di quel miracolo, e chiede: «Cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?» (v. 28). La risposta di Gesù è chiara: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato» (v. 29). Il centro dell'esistenza, ciò che dà senso e ferma speranza al cammino spesso difficile della vita è la fede in Gesù, l'incontro con Cristo. Anche noi domandiamo: «cosa dobbiamo fare per avere la vita eterna?». E Gesù dice: «credete in me». La fede è la cosa fondamentale. Non si tratta qui di seguire un'idea, un progetto, ma di incontrare Gesù come una Persona viva, di lasciarsi coinvolgere totalmente da Lui e dal suo Vangelo. Gesù invita a non fermarsi all'orizzonte puramente umano e ad aprirsi all'orizzonte di Dio, all'orizzonte della fede. Egli esige un'unica opera: accogliere il piano di Dio, cioè «credere a colui che egli ha mandato» (v. 29). Mosè aveva dato ad Israele la manna, il pane dal cielo, con il quale Dio stesso aveva nutrito il suo popolo. Gesù non dona qualcosa, dona Se stesso: è Lui il «pane vero, disceso dal cielo», Lui, la Parola vivente del Padre; nell'incontro con Lui incontriamo il Dio vivente.

«Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?» (v. 28) chiede la folla, pronta ad agire, perché il miracolo del pane continui. Ma Gesù, vero pane di vita che sazia la nostra fame di senso, di verità, non si può «guadagnare» con il lavoro umano; viene a noi soltanto come dono dell'amore di Dio, come opera di Dio da chiedere e accogliere.

Cari amici, nelle giornate cariche di occupazioni e di problemi, ma anche in quelle di riposo e di distensione, il Signore ci invita a non dimenticare che se è necessario preoccuparci per il pane materiale e ritemprare le forze, ancora più fondamentale è far crescere il rapporto con Lui, rafforzare la nostra fede in Colui che è il «pane di vita», che riempie il nostro desiderio di verità e di amore. La Vergine Maria, nel giorno in cui ricordiamo la dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma, ci sostenga nel nostro cammino di fede.